Laboratorio diossine a rischio chiusura
Gen 11
MARGHERA. Il consorzio interuniversitario Inca lo ha messo in vendita per fare cassa
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 11 gennaio 2011, pagina 16
Il laboratorio microinquinanti organici, specialista in diossine e affini, dell’Inca è in vendita. E se nessuno si farà avanti, verrà chiuso, come è appena accaduto per il laboratorio di chimica verde dello stesso Inca, il consorzio interuniversitario per la chimica per l’ambiente, di cui fa parte anche Ca’ Foscari, che anni fa aveva scelto Marghera per impiantare questi suoi due laboratori all’avanguardia, che dovevano avere un futuro sicuro. E invece… Nel giro di pochi mesi, uno ha già chiuso e l’altro rischia grosso.
Un’altra perdita per Marghera, oltretutto in un settore “pulito” come quello della ricerca, che dovrebbe rappresentare il futuro di quest’area industriale in declino. Ma una perdita più generale per il Veneto, e per la sua «sicurezza alimentare», come denuncia il responsabile del laboratorio microinquinanti, Stefano Raccanelli. «Dal momento che l’Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie non è attrezzato per eseguire questo tipo di analisi – premette il chimico – è dal ’98 che siamo a noi a farle. Ora, se chiuderemo, verrà a mancare una struttura fondamentale per il controllo sulla sicurezza alimentare. Per qualsiasi analisi ci si dovrà rivolgere al laboratorio nazionale di Teramo, che è già intasato. É impensabile che una regione agricola come la nostra perda questa possibilità di controllo».
Per ora, quella della chiusura, è ancora solo un’eventualità. L’unica certezza è che l’Inca, in affanno economico, ha deciso di vendere i suoi laboratori di Marghera, valutati, tutto compreso, un paio di milioni. Quanto basta a rimettere in sesto i conti del consorzio che riunisce una trentina d’atenei. Ebbene, quello della chimica verde, dove lavoravano di fatto solo borsisti, di fatto ha già chiuso. Resta quello dei microinquinanti, il più attivo, noto a Venezia, tra l’altro, per le sue denunce, dati alla mano, sull’inquinamento da diossine delle vongole. Un patrimonio di laboratori e professionalità (vi lavorano sette chimici) che ha anche un suo parco clienti.
«L’ideale sarebbe che venisse acquistato dalla Regione Veneto» si auspica Raccanelli che, per questo, ha scritto un’accorata lettera ai dirigenti regionali, che prende spunto dall’ultimo scandalo di polli e uova tedesche alla diossina. «É arrivato il momento di dotare la Regione Veneto di una struttura in grado di prevenire la contaminazione delle basi stesse dell’alimentazione» scrive il chimico. E la soluzione potrebbe essere proprio la trasformazione del laboratorio microinquinanti «in centro di eccellenza regionale per la sanità e per la sicurezza alimentare e animale».