La bomba vicina ai fusti radioattivi

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Sono quelli dei fosfogessi depositati da 10 anni a poche decine di metri di distanza dall’ordigno

Il Gazzettino di Venezia e Mestre, Sabato 20 Marzo 2010, pagina 10

Chissà se una delle tre bombe che si vedono in caduta libera sul cielo di Marghera è quella, fabbricata in America, che domani mattina sarà nelle mani dei sei artificieri del terzo Reggimento genio guastatori di Udine. La foto che pubblichiamo è un documento eccezionale per la sua chiarezza: è stata scattata da un bombardiere americano o inglese che stava sganciando gli ordigni con obiettivo i depositi petroliferi e le fabbriche. Si vedono chiaramente il canale Brentella (quello più a Nord), che separa la più grande concentrazione industriale dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale dall’area dei serbatoi di carburanti; più a destra si vede il canale Vittorio Emanuele III che porta a Venezia, mentre a sinistra c’è il canale industriale Nord dove si affaccia anche Fincantieri, oltre all’area delle ex fabbriche di fertilizzanti nella quale è stata trovata la bomba da 500 libbre (226 chilogrammi) che, assieme a quelle da 1100 libbre, era tra gli ordigni più grandi sganciati dagli aerei, in grado di distruggere un intero quartiere. In quello che dall’alto sembra uno spicchio di pizza, a poche decine di metri dalla bomba ci sono anche i 67 fusti radioattivi che avrebbero dovuto essere rimossi ancora anni fa: nei contenitori c’è fosforite con un fondo naturale di emissioni, ossia gli scarti di lavorazione dell’ex impianto di acido fosforico nell’area Complessi dell’Agrimont, la fabbrica che produceva fertilizzanti, e sono sistemati lì “provvisoriamente” sin dal 2000 quando il terreno era ancora di Syndial (oggi invece è dell’Imobiliare Veneziana del Comune) e per questioni burocratiche non sono mai stati spostati; prima di chiudere le fabbriche di fertilizzanti questi fosfogessi venivano scaricati in mare.
Tornando alla foto: sotto al canale Nord si vede il bacino del molo A e, più sotto, una piccola rientranza che diventerà l’attuale bacino del molo B; infine più sotto ancora un primo abbozzo del canale industriale Ovest, mentre a sinistra c’è il canale delle Tresse.
La foto è dell’archivio del Laboratorio “Mestre 900″ creato da Giorgio Sarto, e proviene dalla collezione di Massimo Orlandini, un mestrino con la passione di tutto quel che riguarda la storia di Mestre. «Da quando l’architetto Sarto si occupa di Mestre 900 ho capito che quello è il posto giusto per digitalizzare le cose più interessanti che ho raccolto, è una delle più belle operazioni che siano state fatte in città».
«Anch’io vado ai mercatini, ma Orlandini non si perde una domenica, così l’ho indirizzato sulla contemporaneità – commenta Sarto -. Quasi tutti i collezionisti locali si fissano sull’Ottocento e invece la memoria più a rischio è proprio quella contemporanea perché, ad esempio, quando una fabbrica viene chiusa, tutti gli archivi vengono buttati via».

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