«Grandi navi, non c’è alternativa al Porto».

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Sandro Trevisanato, presidente del Terminal passeggeri: «Noi creiamo ricchezza, le ipotesi avanzate costano troppo. Non ci sono tanti milioni per realizzare certe opere».
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 10

«Io penso che il porto di Venezia sarà salvato dalla mancanza di soldi». In giro non c’è un centesimo bucato, l’Autorità portuale è piena di debiti per pagare gli investimenti fatti (195 milioni e mezzo di euro di mutui), il Governo sta tagliando con una furia quasi iconoclasta, «mi dovrebbero proprio spiegare dove pensano di tirar fuori centinaia di milioni di euro per le alternative alla Marittima» si chiede Sandro Trevisanato, presidente della Vtp, la Venezia terminal passeggeri che gestisce il settore passeggeri del porto veneziano.
Paolo Costa, il presidente dell’Apv, l’Autorità portuale veneziana, dice che si possono trovare con un po’ di fantasia.
«Ce ne vuole una dose da cavallo, di fantasia. Si tratta di opere che non possono essere realizzate in project financing con gruppi privati, perché non hanno redditività. La Vtp nel 2011, con due milioni di passeggeri, ha raggiunto un fatturato di 30 milioni di euro con un utile dopo le tasse di 3 milioni. È la società più redditizia del porto. Gli utili della crocieristica, dunque, non consentirebbero investimenti sull’ordine di centinaia di milioni di euro».
E come vorreste pagare, allora, il nuovo porto per navi da crociera di Dogaletto, la famosa Marittima 2 per accogliere le navi più lunghe di 300 metri che non ci stanno a Venezia?
«Costa 90 milioni di euro ma temo che per un bel pezzo non saremo in grado di realizzarlo. Il piano finanziario prevede che noi mettiamo 30 o 40 milioni di euro per costruire le infrastrutture, e l’Apv il resto per scavare la darsena. Apv, però, non ha soldi».
E l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, lo ha bocciato come un disastro per la laguna Sud perché sorgerebbe su una cassa di colmata, area rinaturalizzata che ormai è diventata un parco.
«È chiaro che qualunque intervento fai in laguna turbi un equilibrio, ma i tecnici della Capitaneria di porto e di Vtp, assieme a professionisti esterni, hanno valutato dopo un anno di studi che, sotto il profilo urbanistico, idrogeologico e logistico il sito più adatto è quello e sfrutterebbe i collegamenti viari previsti per Vallone Moranzani e autostrade del mare».
Cosa ne dice delle altre soluzioni proposte? Qualcuno ipotizza ancora, ad esempio, di portare le navi da crociera a Porto Marghera.
«La stessa Capitaneria di porto lo ha escluso categoricamente perché sarebbe pericolosissimo incrociare il taffico delle navi da crociera con quello del resto del porto».
Un nuovo porto a Santa Maria del mare, fuori delle bocche di Malamocco, dove oggi il Consorzio Venezia Nuova sta costruendo i cassoni del Mose?
«Il carico si può spezzare, in alcuni casi, per le merci ma diventa inattuabile per un grande porto passeggeri perché avresti il problema di 4 o 5 mila persone, senza contare gli approvvigionamenti, da trasferire a terra su lancioni, o sulle motonavi come dice Bettin, invece di avere una nave singola che le porta tutte assieme nel cuore della città, da dove poi si muovono a piedi. Risultato? Una grande quantità di mezzi che si muovono in laguna, disagi per i passeggeri, meno attrattività del sito per le compagnie, e sicuramente maggiore inquinamento e moto ondoso in laguna».
E, invece, costruire un nuovo porto in mezzo al mare, come quello progettato per container e petroliere?
«L’off shore ha gli stessi problemi del porto a Malamocco ma aumentati esponenzialmente per costi e disagi».
Rimangono le altre due proposte: una sublagunare che colleghi Pellestrina al Lido e un nuovo canale da Fusina alla Marittima.
«Non entro nelle questioni ambientali, già bastano quelle economiche. Ripeto: dove li trovano i soldi?».
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ALTOLA’. «Se passa il decreto di Clini noi siamo costretti a chiudere».

Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha preparato una bozza di decreto per impedire alle navi superiori a 40 mila tonnellate di stazza di passare per il bacino di San Marco. «Le navi più moderne e, quindi, più sicure e che noi ospitiamo, vanno dalle 60 mila alle 150 mila tonnellate – risponde Trevisanato -. Più sotto ci sono solo alcune navi fluviali e carrette del mare, molto inquinanti e pericolose». Se il decreto diventasse realtà? «Saremmo costretti a chiudere il porto, una delle prime realtà economiche del territorio, in un panorama di chiusure di aziende e di fallimento delle alternative per Marghera. Mi sembra, ad ogni modo, che la competenza non sia del ministro Clini ma del ministro dei Trasporti e della Regione che non ho ancora sentito esprimersi tecnicamente su questo argomento».
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IL COMITATO NO GRANDI NAVI. «Ora una soglia massima di sostenibilità del turismo».

Il comitato No Grandi Navi canta vittoria per l’approvazione dell’emendamento al Pat che prevede l’estromissione dalla laguna delle navi incompatibili. Lo fa con un articolato comunicato a firma del portavoce, Silvio Testa, in cui si sottolinea come il «corollario» all’estromissione sarà la «cancellazione di Porto Marghera come possibile futuro terminal croceristico». Testa sottolinea poi come «grazie all’emendamento del comitato, per la prima volta il Comune dovrà anche determinare la soglia massima di sostenibilità turistica giornaliera, assegnandone una quota al crocerismo». Un doppio successo per la sua «valenza generale: bisogna fermare la deriva della città verso la trasformazione in un parco tematico» e per quella «contingente: il crocerismo non può crescere a dismisura ma essere riportato a livelli di compatibilità». E sempre grazie all’emendamento sul crocerismo, la «città si trova ora davanti a un passaggio epocale – conclude Testa -, con la possibilità di avviare la decrescita del turismo e di affrontare un vero riequilibrio morfologico della laguna. Se ciò finora non è avvenuto è perchè sul bene comune sono prevalsi gli interessi di parte, e non c’è ragione di pensare che ciò non avverrà anche in futuro, come dimostra il piano per estromettere il crocerismo da Bacino San Marco proposto dal presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, e accolto dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e dal sindaco, Giorgio Orsoni. L’idea di portare il canale dei Petroli nel cuore della città è la reiterazione ossessiva della stessa logica che in cento anni ha devastato la laguna. Dunque, la battaglia del comitato è appena all’inizio».
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