«Così salviamo il Porto»
Feb 02
Costa: «Grazie a commerciale e crociere garantiremo un futuro allo scalo». Una quindicina di cantieri e investimenti per 600 milioni.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 02 febbraio 2012, pagina 13
Il porto di Venezia aveva davanti a sè due strade: seguire il declino della zona industriale o reinventarsi e tornare alle sue origini di scalo commerciale e turistico. «Noi abbiamo scelto la seconda e oggi i numeri ci premiano» ha spiegato ieri mattina Paolo Costa, il presidente dell’Autorità portuale veneziana (Apv) nel corso di un sopralluogo ai cantieri aperti, o in procinto di essere avviati, partendo dal cuore storico del porto per arrivare fino a Fusina dove il prossimo anno aprirà il primo lotto del terminal delle autostrade del mare: da quel momento tutti i traghetti si trasferiranno dalla Marittima a Fusina e quasi 500 Tir al giorno spariranno dal ponte della Libertà.
Tra un lavoro e l’altro, impegnati in una quindicina di cantieri, sono in movimento 322 milioni di euro, dei quali 200 milioni investiti da privati e il resto dall’Autorità portuale veneziana. E stiamo parlando solo dei cantieri a terra, perché se ci si aggiungono i 250 milioni di euro impegnati nei lavori di scavo dei canali per raggiungere i 12 metri di profondità praticabile, e quindi aumentare il numero di navi e la quantità di merci che possono essere sbarcate o imbarcate a Marghera, si arriva quasi a 600 milioni di euro.
Perseguendo questa politica Marghera ha battuto il record di container tra i porti dell’Alto Adriatico, con 458 mila unità nel 2011, secondi solo a Capodistria che ne ha prodotte 580 mila.
Tra qualche mese partirà la campagna per la nomina del nuovo presidente dell’Apv, e Paolo Costa potrebbe aspirare ad un secondo mandato per altri quattro anni ma ieri ha preferito non commentare: «Vedremo se me lo chiedono e per fare cosa». Il “cosa”, per il presidente, è chiaro: «Ora, dopo aver fatto lavorare assieme i porti dell’Alto Adriatico e aver avviato la ristrutturazione delle aree portuali, servono gli adeguamenti infrastrutturali superiori – ha continuato Costa, che era accompagnato dal segretario generale Franco Sensini e dal direttore tecnico Nicola Torricella -. In primo luogo dobbiamo arrivare entro il 2013 a dodici metri di profondità dei canali portuali, e non un centimetro di più come previsto dai programmi; poi dobbiamo aumentare le aree a disposizione di portualità e logistica, oltre ai 91 ettari acquistati da Montefibre e da Syndial; terzo, costruire il porto off shore in mare aperto, per ospitare le navi che hanno bisogno di fondali ben oltre i 12 metri di profondità».
Girando per l’isola portuale e per le aree limitrofe, e arrivando fino a Fusina, effettivamente salta all’occhio che la grande zona industriale di Porto Marghera è un ricordo per nostalgici. Aziende, sia chiaro, ce ne sono ancora molte e parecchie in buona salute ma è l’aspetto globale che, ormai, è profondamente mutato: il manifatturiero è inglobato dal porto, e il porto è la prima cosa che si vede, è l’entità che dà la forma ai 2 mila ettari. Una forma nuova.
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L’ANALISI. Con le grandi navi la vera ricchezza arriva dalle forniture.
Commerciale e turistico, dunque, sono i due capisaldi dello sviluppo del porto veneziano del terzo millennio. Per turistico si intende, naturalmente, il settore crociere che il presidente del Porto, Paolo Costa, definisce irrinunciabile, paradossalmente non tanto per i turisti trasportati quanto per il comparto delle forniture: «Due milioni di passeggeri l’anno sono tanti ma non tantissimi rispetto agli oltre 20 milioni di turisti che ogni anno arrivano a Venezia. Oltretutto, di quei 2 milioni trasportati dalle navi crociera, solo 600 mila fanno turismo in città. Da questo punto di vista, quindi, potremmo al limite anche rinunciare al settore. Non è vero ma parliamo per ipotesi».
Sono le centinaia di aziende artigiane, di servizi, piccole e medie imprese, enti e altri soggetti economicamente coinvolti nel mondo delle crociere che non si possono pensare di cancellare. «Ogni volta che arriva una nave alla Marittima, è come se ci fossero 4 mila camere d’albergo da sistemare, rifornire, assistere. È il settore della fornitura il vero elemento cui non possiamo rinunciare, cui Venezia non può permettersi di rinunciare. È il mondo che si occupa della manutenzione di una città che cammina e che garantisce l’integrazione con l’altro grande motore dell’economia veneziana, l’aeroporto». Ecco perché, per il Porto, è impossibile dire addio alle grandi navi a Venezia. Ed ecco perché è di vitale importanza studiare con la massima attenzione soluzioni alternative alla Marittima.
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