Terminal crociere ai cantieri del Mose. studio per «cancellare» San Marco

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L’ipotesi di usare la piattaforma di Pellestrina avanzata in commissione Senato. Orsoni: ipotesi interessante ma solo dal 2015, soluzione subito
Il Corriere del Veneto, 19 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre

VENEZIA — Adesso il Consorzio Venezia Nuova ci sta costruendo i cassoni del Mose, alla bocca di porto di Malamocco, fra qualche anno potrebbe essere utilizzata per far sbarcare i crocieristi al largo della laguna di Venezia come ha più volte auspicato il ministro all’Ambiente Corrado Clini. Lo ha proposto lunedì scorso durante la visita in centro storico della commissione Ambiente del Senato, Felice Casson, primo firmatario della proposta di nuova Legge speciale. «È un’ipotesi interessante, ma non dipende dal Comune perché è di proprietà di altri: se c’è la possibilità di utilizzarla è una proposta da prendere in considerazione. Peccato però che possa essere attuata solo dopo il 2015 quando sono finiti i lavori del Mose», dice il sindaco. La piattaforma è quella realizzata a Santa Maria del Mare a Pellestrina: quattordici ettari di terrapieno di cemento, sabbia e sassi utilizzato come cantieri per i cassoni di alloggiamento e di spalla delle paratoie. Un’opera provvisoria che dovrà essere smantellata—al costo di svariati milioni — una volta finiti i lavori ripristinando la vecchia spiaggia. Quando fu realizzata non mancarono le polemiche con tanto di voto negativo del ministero all’Ambiente, di un rappresentante del Comune e uno della Regione in commissione di Salvaguardia, contrari all’iter seguito. Adesso proprio da chi criticava le dighe mobili e le opere alle bocche di porto arriva la proposta di utilizzare una di queste per estromettere le grandi navi dal Bacino di San Marco.

«Mi sembra chiaro che le crociere devono sparire dalla laguna — spiega il senatore —È chiaro che la soluzione di utilizzare i lavori del Mose non è immediata, ma l’importante è decidere: se avessimo scelto dieci anni fa il problema adesso non ci sarebbe più». Dell’ipotesi hanno parlato già lunedì in commissione anche il sindaco e il presidente del Porto Paolo Costa («Solo un terzo dei crocieristi sbarca a terra, ma dobbiamo ricordarci che dietro alle navi c’è un mondo economico che va dall’artigiano alle imprese», ha detto ieri a La7) che in queste settimane stanno lavorando per trovare soluzioni alternative al passaggio delle navi a San Marco già nei prossimi mesi. «Una soluzione potrebbe essere trovata presto», dice Giorgio Orsoni seguendo la strada maestra che hanno auspicato anche i parlamentari pd Rodolfo Viola e Andrea Martella. «Senza tralasciare il confronto — hanno detto —si proceda alla realizzazione di un accesso agli accosti e di infrastrutture alternative a San Marco».

Sul tavolo ci sono già varie ipotesi: dal passaggio delle navi per il canale dei petroli e poi sul Vittorio Emaneuele (che ha bisogno di essere scavato e ci vogliono soldi e tempo) alla piattaforma di Pellestrina. L’unica cosa certa è l’allontanamento da San Marco. Lo dice chiaramente anche la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: «Vanno studiate forme diverse di accoglienza nella nostra laguna, meno invasive e a rischio, che da una parte non penalizzare le grandi nave da crociere e l’economia turistica ad esse legata, ma allo stesso tempo non deve essere deturpato il nostro patrimonio ambientale, tra i più ammirati a livello internazionale». E la polemica è arrivata anche a Bruxelles grazie ad Andrea Zanoni dell’Italia dei valori che ha depositato unainterpellanza al Parlamento Europeo sul problema delle grandi navi. Adesso non resta che trovare la soluzione più veloce per togliere le crociere dal Bacino, poi se si troverà un’intesa comune la piattaforma per i cassoni diventerà il nuovo terminal. Con buona pace di Vtp che invece punta dritta sulla Marittima.
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