Il Pat ferma i treni veloci a Mestre. Parco e case al posto del Penzo

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Cancellata la fermata della Tav all’aeroporto. Il villaggio Laguna e le case dei ferrovieri diventano «centri storici». Il Pdl vota no
Il Corriere del Veneto, 26 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre, di Francesco Bottazzo (ha collaborato Gloria Bertasi)

VENEZIA — E se la Tav non si fermasse all’aeroporto di Tessera e al posto dello stadio Penzo di Sant’Elena ci fossero case? Non è fantascienza, tanto meno fantapolitica, è semplicemente lo scenario che disegna il jumbo- emendamento (come lo ha chiamato l’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli) al Pat. Di cose in quelle sessanta pagine ce ne sono tante, alcune marginali altri un po’ meno. Ne sa qualcosa ad esempio Eni che se mai avesse pensato di fare un grande parco verde, attrezzature sportive e alberghi al posto della raffineria, adesso non lo potrà più fare con l’area «blindata» a riqualificazione e riconversione industriale e produttiva. Il fatto è che la discussione su Tessera city ha oscurato tutto il resto del piano che cerca di disegnare lo sviluppo della città nei prossimi vent’anni. A partire proprio dalla Tav che si fermerà a Mestre e non al Marco Polo.

Ca’ Farsetti ne è convinta tanto da puntare sullo sviluppo dello scalo tra via Piave e Marghera: «Il Pat individua nel nodo della stazione di Mestre l’occasione di creare un altro importante nucleo di polarità urbana, riqualificando il tessuto urbano ed eliminando elementi di degrado che hanno provocato disagio sociale», si legge. È la prima volta che il Comune lo mette nero su bianco, nonostante qualche mese fa nella Via abbia bocciato il tracciato sulla gronda dell’Alta capacità e il presidente di Save Enrico Marchi nel suo master plan dell’aeroporto faccia della stazione della Tav un punto di sviluppo per il Marco Polo. Anche perché come spiega il consigliere di In Comune Beppe Caccia fermare i treni veloci a Tessera significherebbe spostare il baricentro della città. E visto l’accordo sul Quadrante, non è quello che vuole fare la maggioranza. «Doveva essere un piano strategico, invece sembra un vecchio piano regolatore— dice Saverio Centenaro, consigliere comunale del Pdl—Qualcuno mi deve spiegare cosa c’entrano le grandi navi con il piano: è un problema della cittàmanon è il documento dove si può affrontare. Così come i dettagli sugli spazi da usare di Tessera city, quelli vanno stabiliti in un accordo di programma. Doveva darci una prospettiva di sviluppo, ci restituisce molta confusione e basta, non lo voteremo».

In effetti sul Pat è stato inserito il no del Comune alle crociere a San Marco, maanche la possibile trasformazione dello stadio Penzo. D’accordo, bisognerà aspettare l’impianto nuovo (di cui i tempi non sono ancora fissati nonostante le pressioni degli imprenditori russi) ma la strada è segnata, dalla stessa Municipalità di cui la giunta ha fatto proprio il parere. Sant’Elena viene così parificata alle Vaschette dove è in atto un’operazione di riqualificazione. Al posto dello storico stadio lagunare potrà così nascere un parco, un centro sociale ma anche case pubbliche. C’è poi anche l’articolo dell’emendamento che fa verificare la possibilità di aprire all’uso pubblico i giardini della Biennale e un ulteriore accesso ai giardinetti ex Reali dal lato delle Procuratie Nuove di piazza San Marco. E quello che invece di fatto trasforma in una sorta di «centri storici» il villaggio Laguna a Campalto, il villaggio Sartori sul Terraglio e le case dei ferrovieri a Mestre. «È un Pat di transizione tra una città che nonc’è più e una che deve ancora nascere — spiega Caccia — magrazie all’emendamento della giunta si sottraggono le decisioni ad altri e le si riporta in seno all’amministrazione: è la risposta della politica, è la città che vuole governare il suo territorio ».

Il consigliere pensa soprattutto a Tessera e a Marghera. Non a caso l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin (dello stesso partito di Caccia) dice: «L’amministrazione si riprende la guida della trasformazione e fissa dei cardini scegliendo area per area le vocazioni che intende difendere o promuovere: ricerca e innovazione scientifica, cantieristica, portualità e logistica, industria. Una scelta che collegata alla rapida riforma delle procedure sulle bonifiche mette fuorigioco la lobby della speculazione ». Intanto il via libera alla porta di Gehry è sempre più vicino. È dovuto arrivare il sindaco ieri in commissione Ambiente per convincere i consiglieri di maggioranza più refrattari all’accordo che trasferisce a Save i 17 milioni di legge speciale in cambio della nuova viabilità di Tessera City. «L’accordo con Marchi sblocca dopo anni la situazione, è un segnale importante e tutto a regia pubblica», ha detto Orsoni. «Non capisco come un’amministrazione che deve tagliare i servizi, possa regalare 17 milioni a un privato», ha incalzato Gabriele Scaramuzza del Pd.
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