Allarmi ingiustificati qui niente scogli e pianifichiamo tutto»
Gen 17
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Parla il capo dei piloti che guidano le grandi navi in laguna
Il Corriere del Veneto, 17 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA — Mille manovre di ormeggio in tutte le condizioni, dalla bonaccia alla bora, dalla nebbia all’acqua alta. Tanto ci vuole per imparare che la laguna ha le sue regole, i suoi incanti e le sue insidie e ci sono solo 25 uomini che, grazie a quelle mille manovre, oggi riescono ad attraversarle ad occhi chiusi. I 25 uomini sono i piloti della Corporazione Estuario veneto che ogni giorno si mettono al servizio dei comandanti delle navi per accompagnarli in quell’universo di acqua, fango, meraviglia e vita mercantile spiccia che è laguna di Venezia. Le navi aspettano i loro Caronte alla boa foranea a due miglia dalle bocche di porto, loro arrivano con le pilotine, salgono a bordo, si fanno riconoscere e si mettono al servizio del comandante per guidare navi da crociera o cargo mercantili fino al porto. Intervengono sempre, se c’è un incendio a bordo o anche se la nave è sequestrata da terroristi. Ecco, a questo punto direste che questi piloti di solo porto sono veneziani doc, Nane, Bepi e Toni. E invece si chiamano (anche) Tonino e Ciro. Ciro, per dire, è il loro capo pilota, Ciro Romano, 48 anni, napoletano di Bagnoli, che è come dire la Marghera partenopea. Vive e lavora a Venezia dal 1993, ha lavorato a Chioggia e Manfredonia e subito mette in chiaro che dopo l’incidente al Giglio il dibattito sulle grandi navi in laguna è squilibrato.
Comandante, le grandi navi sono il tema del giorno, c’è pericolo anche in laguna? «Allarme ingiustificato. In laguna non ci sono rocce, solo fango, una situazione infinitamente più sicura che, in caso di incidente, non causa danni allo scafo».
La mente va subito al Mona Lisa, la nave francese che nel 2004 si insabbiò a due passi da piazza San Marco. «Se ancora parliamo di un incidente avvenuto otto anni fa, è perché non ce ne sono stati altri, e già questo depone bene per la sicurezza. Non ci furono feriti, danni alla nave, alla città o ai passeggeri».
Ma la nave si incagliò, nonostante l’aiuto dei piloti giusto? «I piloti non guidano la nave, non possono prenderne il comando perché sarebbe usurpazione nei confronti del comandante. Indicano rotta, velocità, movimenti: in inglese, danno le indicazioni, un marinaio le ripete ad alta voce e il comandante dice “Yes”».
E fila tutto liscio, ma allora cosa accadde? «Fu un problema di valutazione del comandante che diede un ordine inferiore a esigenze del momento sull’accostata. Venezia è un porto sicuro. Tant’è vero che non ci fu un incidente con vere conseguenze».
Pescaggio, eventuali secche, influenza dei venti, i piloti conoscono al centimetro la rotta che dalla boa foranea del Lido passa per Riva sette Martiri e San Basilio. Come si svolge il vostro lavoro? «Il lavoro si programma, adesso si stanno mettendo in calendario gli arrivi delle grandi navi per tutto il 2012, alcune vengono scartate per lunghezza, larghezza o pescaggio: non tutte possono arrivare a porto di Venezia. Per le crociere siamo in bassa stagione, ora si aspetta l’arrivo della Msc Magnifica il 20 gennaio, ci vogliono due rimorchiatori e, in caso di nebbia, due piloti. A bordo le navi hanno quattro radar che indicano la posizione tra otto o dieci minuti, un po’ come camminare al buio mettendo le mani avanti».
Il radar, in questo caso, tocca l’ostacolo virtualmente e lo evita. E se c’è troppo vento? «Oltre i 30 nodi un’ordinanza della capitaneria vieta la navigazione».
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha poroposto di spostare il terminal passeggeri fuori dalle bocche di porto. «Il porto off-shore si può certamente fare e gestire, ma lei s’immagina cosa vuol dire portare una cosa semplice come le bottiglie d’acqua per i crocieristi, o le valigie, fino a fuori Venezia? La città ha bisogno delle navi, Venezia è tale grazie alla sua portualità e limitarla significa limitarne la cultura».
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