Normativa rinnovabili: da Senato ok a tutte le mozioni

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In attesa della Conferenza Stato-Regioni. Nella seduta antimeridiana di oggi l’Aula di Palazzo Madama ha approvato alcune mozioni sulla normativa relativa rinnovabili elettriche e al V Conto Energia
Da Rinnovabili.it, 17 maggio 2012

ROMA – E’ un sì a tutta la linea, quello pronunciato oggi a Palazzo Madama in tema di energie rinnovabili e decreti attuativi del D.lgs. n. 28/2011. L’assemblea del Senato ha infatti approvato oggi tutte le mozioni presentate in questi giorni sulla normativa riguardante le green energy italiane e i loro sistemi di incentivazione.

Un sì multiplo (erano in tutte otto le proposte presentate), chiaro sintomo di una visione diffusa della necessità di modificare i testi sul V Conto Energia e le rinnovabili elettriche. In realtà nel corso degli interventi in aula è stata evidenziata da una parte la soddisfazione per la chiara correzione di rotta operata dal Governo in materia energetica e dall’altra la preoccupazione per la perdurante assenza di una strategia energetica nazionale. Contestualmente le mozioni evidenziano sia la necessità di colmare questo ritardo che l’impatto positivo che una decisa azione in direzione dello sviluppo verde potrà avere in termini di occupazione e di attrazione di investimenti nazionali ed esteri. L’approvazione richiede così al Governo un impegno su una serie di punti, più o meno condivisi dai diversi gruppi firmatari e che possono virtualmente essere così riassunti:

1) istituire un tavolo di confronto aperto e strutturato tra Governo ed operatori, che possa avvalersi anche di componenti delle Commissioni parlamentari competenti, sul tema degli incentivi, finalizzato a calibrare i sistemi di sostegno tenendo conto anche delle ricadute sulla filiera industriale nazionale, sull’ambiente, sul riequilibrio del mix degli approvvigionamenti energetici, sull’occupazione, sulla gestione del territorio, oltre che sulla componente A3 della bolletta elettrica;

2) assumere iniziative al fine di garantire una proroga per l’applicazione dei nuovi sistemi incentivanti tale da garantire lo stesso arco temporale tra approvazione dei decreti e l’attivazione delle nuove modalità previste dal decreto legislativo n. 28 del 2011;

3) rendere ancor più trasparente l’impatto delle agevolazioni sui costi dell’energia elettrica di famiglie e imprese;

4) introdurre un bonus fiscale sugli utili reinvestiti in impianti fotovoltaici con tecnologia italiana, in particolare con un sistema che, tramite la detassazione dell’utile realizzato dai titolari di impianti ammessi ai conti energia precedenti, consenta a tali soggetti di autofinanziare la realizzazione di nuovi impianti, impiegando il risparmio d’imposta di cui essi beneficiano nell’ambito della realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici, realizzati con componentistica e tecnologia nazionale;

5) riconfermare la premialità nella sostituzione delle coperture in amianto con impianti fotovoltaici in quanto i buoni risultati finora conseguiti sono da sviluppare ulteriormente per dare una certezza di tutela della salute a tutti i cittadini, che questa norma sta realizzando nel concreto e su vasta scala;

6) ripristinare il meccanismo dello scambio sul posto fino a 200 kWp, che consente la vendita dell’energia prodotta da fonti rinnovabili sul libero mercato dell’energia nell’ambito dello schema di decreto recante il “V Conto Energia”.
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RAI: Energia verde al servizio dell’Agricoltura

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Ospite della trasmissione RAI UnoMattina, il direttore di Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo. Si parla di Agroenergia e di agrovoltaico, durante la puntata odierna di UnoMattina, illustrando i vantaggi di un sistema capace di generare energia pulta, guadagno economico e posti di lavoro.
Da Rinnovabili.it, 17 maggio 2012

Nonostante sul V Conto Energia non si sia ancora raggiunto un accordo soddisfacente, il mercato delle rinnovabili nel nostro Paese procede la sua marcia, con qualche difficoltà iniziale, ma grande soddisfazione finale. “Le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica sono alla base della corsa del nostro Paese contro le emissioni di gas climalteranti”, esordisce così Mauro Spagnolo direttore di Rinnovabili.it, durante la puntata di oggi della trasmissione RAI UnoMattina, sottolineando l’importanza di questo settore, protagonista positivo dello scorso anno. Nel solo 2011 infatti il 14% della produzione energetica nazionale è stata prodotta grazie a fonti rinnovabili e di questa percentuale oltre il 26% è stata destinata alla produzione di energia elettrica: un capitolo da non sottovalutare, soprattutto in considerazione dei continui rincari sulle bollette e dell’aumento dei livelli d’inquinamento.

“Se prima avevo paura del buio oggi ho paura della luce!“, afferma ironicamente l’attore Diego Parassola, ospite della trasmissione accanto a Mauro Spagnolo e protagonista dello spettacolo teatrale “Che BIO ce la mandi buona“, una rilettura in chiave comica del mondo delle rinnovabili. Un settore in continua crescita dunque e che ha riscosso interessa a 360°, arrivando a coinvolgere settori prima lontani da questo mondo.

E’ questo il caso del comparto agricolo, dove le energie rinnovabili si sono affermate a grande richiesta e con grandi risultati: “Un matrimonio indispensabile per le strategie future del nostro Paese“, prosegue Mauro Spagnolo, mostrando in trasmissione l’esito tecnologico di questo interessante connubio tra agricoltura e rinnovabili. Si tratta di due differenti applicazioni che incrementano il settore agricolo permettendogli di raggiungere una produttività anche dal punto di vista energetico.

CAMPI PIU’ VERDI GRAZIE ALL’AGROVOLTAICO

Un felice esito di queste teorie è stato messo in pratica in Toscana, dove l’imprenditore Andrea Pannocchieschi d’Elci ha sfruttato le tecnologie fotovoltaiche per la produzione agricola intensiva, guadagnando in termini ambientali ed economici. La prima applicazione di questo progetto vede 22.000 mq di serre coperte al 33% da pannelli fotovoltaici, affiancate da un impianto geotermico che garantisce la temperatura ottimale agli spazi interni, senza costi aggiuntivi e semplicemente sfruttando l’energia della terra. A pochi chilometri di distanza, lo stesso imprenditore ha realizzato un altro interessante esempio di convivenza tra fotovoltaico ed agricoltura, sostituendo ad un campo di 22 mila mq prima destinato alla produzione di grano duro, con una “campo fotovoltaico”. Questa scelta gli ha permesso di raggiungere una produttività di 1 MW, resa possibile dai 7.000 mq di pannelli fotovoltaici, in grado di coprire i fabbisogni energetici di 600 famiglie senza alcuna emissione nociva. Visibile solo da 7 km di distanza e mascherato dalla rigogliosa vegetazione della zona, questo campo fotovoltaico è stato oggetto di numerosi studi preliminari per determinare il luogo in cui inserirlo, mettendo in evidenza un problema ancora in discussione che accusa questi campi fotovoltaici dalle grandi estensioni, di avere un eccessivo impatto ambientale e di sottrarre terreno all’agricoltura.

Se il dibattito sull’agrovoltaico è ancora acceso, le soluzioni esistono già. E’ il caso dell’impianto presentato da Mauro Spagnolo durante la trasmissione e prodotto dalla ditta Rem -Revolution Energy Maker, dove i pannelli fotovoltaici sono “sospesi” sopra i campi grazie ad una struttura di pali isolati, che consente al terreno sottostante di essere coltivato senza interruzioni e nello stesso tempo produce energia pulita, grazie ai pannelli fotovoltaici ad inseguimento solare che ottimizzano al massimo l’apporto energetico.

“Casi come questo non devono rimanere isolati” prosegue Spagnolo, sottolineando che il livello di efficienza raggiunto ad esempio dalle “serre fotovoltaiche” prodotte da BioDefender del Gruppofor e mostrate in trasmissione, è di grande qualità, permettendo simultaneamente la produzione energetica, l’ombreggiamento degli ambienti interni grazie ai moduli orientabili e la “generazione di occupazione”. “In pochi infatti sanno che un impianto di questo tipo è in grado di generare da 6 a 10 posti di lavoro” un dettaglio tutt’altro che trascurabile nell’attualità politica del nostro Paese.
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Decreti rinnovabili, la Conferenza rinvia l’esame

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GSE: “gli incentivi del IV conto energia ancora validi per 3-6 mesi”. Per il fotovoltaico le Regioni chiedono che il Governo accetti delle proposte di modifica: incrementare il tetto economico a 1 miliardo di euro ed escludere dal registro gli impianti di <20 kW e tutti quelli pubblici
Da Rinnovabili.it, 11 maggio 2012

VERONA – I due decreti ministeriali inerenti i nuovi incentivi a fotovoltaico e rinnovabili elettriche contengono ancora troppe criticità. E’ quanto viene a galla dalla Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni che ha deciso di rinviare l’esame delle due norme. Stando a quanto riferito da Massimo Giordano, assessore all’Energia del Piemonte e coordinatore della Commissione, le Regioni sarebbero pronte a dare il proprio parere positivo almeno al V Conto Energia se il Governo si mostrasse disposto ad accogliere alcune proposte presentate in sede tecnica. Nel dettaglio si chiede di incrementare il tetto economico fino ad un miliardo di euro rispetto a quello di 500 milioni suggerito dal Ministero dello Sviluppo e di escludere dall’inscrizione al Registro Impianti quelli privati di potenza inferiore a 20 kW, quelli pubblici (qualsiasi potenza), quelli con caratteristiche innovative e quelli a concentrazione. “Abbiamo anche ribadito – ha spiegato Giordano – la necessità di reintrodurre le premialità per l’eliminazione dell’amianto dai tetti e per la riqualificazione ambientale della produzione energetica degli edifici, privilegiando l’uso di tecnologie e materiali prodotti nell’Unione Europea”.

Intanto c’è chi fa i conti sul IV Conto Energia e sul tempo rimasto per l’acquisizione della tariffa incentivante. Gerardo Montanino, direttore della Divisione operativa del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) intervenuto a Solarexpo ha comunicato che il tetto di spesa fissato dal Decreto Romani del 2011 potrebbe essere raggiunto tra la metà di agosto e la metà di novembre. Per gli operatori dunque si potrebbe aprire una finestra di tempo di sei mesi per richiedere gli incentivi dell’attuale FiT.
Ad oggi il “contatore solare” del GSE segna una cifra intorno ai 5,6 miliardi di euro annuali, ma come ha evidenziato dagli analisti dell’Italian PV Summit e spiegato ieri da Montanino “la crescita della spesa sta rallentando e in alcuni casi a certi grandi impianti vengono riconosciuti incentivi minori di quelli richiesti”. A frenare l’aumento sono, da un lato i ritardi che gli operatori incontrano nel rispettare i tempi di completamento degli impianti, dall’altro la difficoltà di accesso ai finanziamenti delle banche.
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Le sfide a breve termine del fotovoltaico: il rapporto EPIA

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Italia prima in Europa, seguita dalla Germania. La crescita del comparto ha raggiunto il record in termini di installato a livello globale e, con le giuste politiche, continuerà la sua ascesa verso la competitività
Da Rinnovabili.it, 11 maggio 2012

VERONA – Continua il trend positivo dei mercati del solare fotovoltaico, cresciuti più rapidamente di quanto chiunque avesse previsto in Europa e nel resto del mondo. Nel corso del 2011, infatti, è stata registrata una crescita record, nonostante la crisi finanziaria ed economica e il periodo di consolidamento che l’industria fotovoltaica ha dovuto sopportare. A rivelarlo è il rapporto “Global Market Outlook for Photovoltaics Until 2016”, presentato nel corso di Solarexpo dall’European Photovoltaic Industry Association (EPIA).

Da un’analisi dei dati provenienti dagli operatori e dalle associazioni del settore, dalle agenzie governative e dale compagnie elettriche, il rapporto riporta che nel corso del 2011:

a essere collegati alla rete sono stati 29,7 GW di impianti fotovoltaici (nel 2010, 16,8 GW);
il fotovoltaico è la terza fonte di energia rinnovabile, dopo l’idroelettrico e l’eolico, con 70 GW di capacità installata a livello globale;
l’Europa rappresenta la quota predominante del mercato mondiale, con 21,9 GW di impianti collegati alla rete;
con 9,3 GW connessi alla rete, l’Italia si è conquistata il primato europeo, seguita dalla Germania (insieme, i 2 Paesi rappresentano quasi il 60% della crescita del mercato globale);
a livello mondiale, emerge la Cina, con 2,2 GW installati, seguita dagli USA, con 1,9 GW.

Nonostante la crescita, però, il comparto dovrà prepararsi ad affrontare un periodo di incertezza nel breve termine, ma, come ha dichiarato il Presidente dell’EPIA, Winfried Hoffmann: “Le prospettive per i prossimi anni mostrano che, con le giuste condizioni politiche, il fotovoltaico potrà continuare la sua ascesa verso la competitività e diventare una fonte chiave nell’approvvigionamento energetico”.
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Stati Generali delle Rinnovabili: le proposte di modifica

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I “decreti alternativi” sono stati elaborati in vista della prossima Conferenza Stato-Regioni. Oltre 20 associazioni di settore si sono riunite oggi per presentare le loro proposte di modifica ai Decreti Rinnovabili e al V Conto Energia
Da Rinnovabili.it, 08 maggio 2012

ROMA – Mentre il tempo continua a scorrere drammaticamente verso la possibile scelta di un quadro normativo che, attraverso i nuovi decreti sulle FER e il V Conto Energia, metterà duramente a repentaglio l’intero comparto delle energie rinnovabili, più di 20 associazioni di settore, si sono incontrate oggi a Roma per presentare le loro contro-proposte in vista della prossima Conferenza Stato-Regioni.

Tanto per essere chiari: ridefinendo le modalità di incentivazione alle rinnovabili, si rischierà, molto probabilmente, di affossare un settore che, in controtendenza con la crisi, conta 100.000 posti di lavoro e che ha coperto il 26% della produzione elettrica nazionale nel 2011. Secondo fonti dell’Adnkronos, gli Stati Generali delle Rinnovabili hanno quindi esposto con urgenza le seguenti richieste:

Una rapida emanazione da parte del Governo, (previa consultazione con le parti interessate), di un nuovo decreto sulle rinnovabili termiche, insieme alla definizione degli obiettivi dei certificati bianchi al 2020 e delle norme per l’immissione in rete con incentivazioni sul biometano.
Produzione elettrica da FER: abbandono del sistema dei registri e dei limiti annui allo sviluppo delle diverse tecnologie, da sostituire con un meccanismo di riduzione della tariffa che si autoregoli in funzione del volume di installazioni. Per il fotovoltaico in particolare, la richiesta è quella di tornare al limite di 7 miliardi (già indicato nel IV conto energia).
Introduzione di un “periodo transitorio” di 3 mesi, prima dell’attuazione del nuovo quadro regolatorio,  dalla data di raggiungimento del tetto di spesa previsto e possibilità di usufruire, per il FV, dello scambio sul posto anche agli impianti sopra i 200 kW come percorso alternativo agli incentivi.
Produzione elettrica da FER non fotovoltaiche: innalzamento delle soglie per l’accesso alle aste ad almeno 10 MW (e 50 MW per l’eolico) ed  aumento del tempo consentito per la costruzione degli impianti più complessi.

Per Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, intervenuto oggi durante l’assemblea degli Stati Generali: – “Quella di oggi è una giornata importante perché l’intero mondo delle rinnovabili termiche, elettriche e dell’efficienza energetica, ha parlato con una sola voce, per esprimere proposte precise che verranno consegnate alla conferenza Stato-Regioni che si apre domani”.
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Sostenibilità dei sistemi produttivi

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Strumenti e Tecnologie verso la Green Economy. E’ stato presentato stamane il libro curato dall’Unità Tecnica Tecnologie Ambientali dell’Enea
Da Rinnovabili.it, 07 maggio 2012

ROMA – Tra circa un mese, nel giugno 2012, a venti anni di distanza dalla Prima Conferenza di Rio, si svolgerà la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, denominata “Rio+20”; un importante appuntamento che ha lo scopo e l’obiettivo di rinnovare l’impegno dei Governi nel nostro Pianeta alla piena attuazione dei principi, sanciti e sempre confermati, dello Sviluppo Sostenibile. Oltre alle ben note emergenze climatica ed energetica, la lista delle priorità globali contiene anche l’emergenza, recente ed ultima, ma non meno importante, ovvero quella economica! Non è quindi un caso che al centro della Conferenza Rio+20 si collochi il tema delle economie verdi, quali strumenti per uscire dalla crisi economica mondiale che ha caratterizzato gli anni più recenti, e unitamente alla governante, quale strumento di lotta alla povertà. Quando si parla di energie verdi – afferma il Commissario Enea Ing. Giovanni Lelli – ci si riferisce ad un processo già in atto da qualche anno in tutte le economia mondiali, e in primo luogo in quelle della Unione Europea; oggetto di grande attenzione mediatica, in quanto il cambiamento verde dei modi di progettare e produrre è sempre più spesso visto come principale via d’uscita dalla crisi economica mondiale che stiamo vivendo. Il libro presentato qui in Enea – continua Giovanni Lelli – curato dall’Unità Tecnica Tecnologie Ambientali dell’Enea, testimonia come il ruolo assegnato al nostro Ente costituisca un valido riferimento per il nostro Paese sui temi della sostenibilità dei sistemi produttivi e delle economia verdi; l’Enea, con le attività di ricerca e sviluppo e di trasferimento tecnologico alle imprese, e di supporto tecnico-scientifico alle Amministrazioni Centrali e Periferiche dello Stato Italiano, si propone tra i principali attori in grado di indirizzare il nostro Paese sui percorsi virtuosi necessari al sistema della produzione e dei servizi per dare piena attuazione ai principi delle economie verdi. Il libro nasce dalle riflessioni e dalle attività progettuali e di ricerca portate avanti negli ultimi anni dalla Unità Uttamb dell’Enea, e si avvale anche di competenze esterne all’Enea; il volume, che è stato curato da Roberto Morabito, responsabile della Uttamb Enea, presenta in maniera precisa e dettagliata gli strumenti integrati che, ciascuno con le proprie specificità e finalità, possono contribuire alla transizione verso le economie verdi (green economy); alla stesura dei nove capitoli del libro hanno contribuito vari autori oltre allo stesso Roberto Morabito, che firma anche la Premessa del volume. Da segnalare la particolare enfasi, contenuta nel libro, data al concetto di simbiosi industriale, ovvero l’insieme degli scambi di risorse, inclusi scarti e sottoprodotti, tra due o più industrie con relativi benefici ambientali ed economici: la simbiosi industriale può essere considerata tra gli strumenti più innovativi che oggi si possano mettere  in campo sui percorsi delle energie verdi e dello sviluppo sostenibile.
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Il Giappone spegne l’ultimo reattore nucleare

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J. Sato (Greenpeace Giappone): “Non corriamo rischi, le alternative sono a portata di mano”. La decisione del Governo nipponico di spegnere l’ultimo dei 54 reattori presenti sull’isola lascia sperare in una denuclearizzazione del Paese a favore delle rinnovabili
Dal sito Rinnovabili.it, 4 maggio 2012
TOMARI – “Un Giappone senza nucleare è un Giappone più sicuro. Per garantirsi un futuro di prosperità, il nostro Paese deve rottamare il nucleare a vantaggio delle rinnovabili”. Sono queste le parole con cui il Direttore Esecutivo di Greenpeace Giappone, Junichi Sato, si è rivolto al Governo giapponese, affinché punti a un Paese denuclearizzato in cui efficienza energetica e fonti rinnovabili facciano da padrone. L’appello di Greenpeace arriva proprio in concomitanza dello spegnimento, domani, dell’ultimo reattore nucleare ancora funzionante, quello di Tomari, l’ultimo dei 54 presenti sull’isola.

Sato rammenta le conseguenze a cui sono ancora oggi sottoposte le centinaia di migliaia di persone colpite dal disastro di Fukushima e impegnate in prima linea a chiedere alle istituzioni che il Paese abbandoni definitivamente l’atomo per rivolgersi al mondo più pulito e sicuro delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Come dimostrato anche dal rapporto che Greenpeace ha pubblicato poco dopo l’incidente di Fukushima, Energy Revolution Japan, il Paese può tranquillamente fare a meno del nucleare migliorando la gestione della domanda energetica e puntando su FER ed efficienza energetica. Sato ha, infatti, spiegato che sul piano della produzione elettrica, il picco di domanda estivo può essere gestito aumentando l’efficienza e gestendo in maniera oculata il risparmio energetico. “Il disastro di Fukushima – ha detto – ha dimostrato che i reattori nucleari giapponesi e le istituzioni che li gestiscono non sarebbero in grado di sopportare un altro grosso terremoto, che gli esperti ci predicono per i prossimi anni. Semplicemente, non vale la pena di correre questi rischi quando sappiamo con certezza che le alternative sono a portata di mano”.
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Sfruttare il vento con il Naso di Gatto

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I 25.000 MWh prodotti ogni anno copriranno il fabbisogno di circa 8.000 famiglie. È in programma domenica prossima l’inaugurazione del parco eolico realizzato da FERA, che oltre a un ridottissimo impatto sul territorio, apporterà anche numerosi benefici ambientali
Da Rinnovabili.it, 03 maggio 2012

SAVONA – Si chiama Naso di Gatto ed è il parco eolico installato da Fabbrica Energie Rinnovabili e Alternative (FERA), che sarà inaugurato domenica prossima nel savonese. Quattro le torri eoliche operative che, con una potenza nominale di 2,3 MW per complessivi 9,2 MW installati, produrranno 25.000 MWh all’anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 8.000 famiglie. La prerogativa dell’impianto è la sua integrazione con il paesaggio che lo ospita: installato in un’aerea boschiva dell’entroterra ligure, infatti, il parco eolico è stato progettato per essere inserito al meglio nel paesaggio, minimizzando eventuali impatti ambientali. Si tratta di un’operazione che rispecchia appieno la filosofia di FERA, tra l’altro impegnata anche a ripristinare il valore paesaggistico, migliorandone al contempo la percorribilità, dell’Alta Via dei Monti Liguri, in parte toccata dal parco e fino a oggi in cattive condizioni di manutenzione, con ristagni idrici, deviazioni ed erosione del fondo.

Ospitato da ben 3 Comuni (Savona, Cairo Montenotte e Albisola Superiore) e finanziato dalle 2 più grandi banche d’Italia, Naso di Gatto apporterà al territorio anche ingenti vantaggi ambientali dato che eviterà l’immissione in atmosfera di 10.700 tonnellate annue di CO2 e 4.500 TEP annui di idrocarburi; gli installatori stimano che per l’intero ciclo di vita, il parco possa riuscire a risparmiare l’equivalente di quanto emesso da 4 superpetroliere Haven.
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La transizione energetica è già in atto

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La transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è già in atto nel nostro Paese, anche se i nostalgici del nucleare non lo vogliono ammettere…
Da Rinnovabili.it, 02 maggio 2012, di Vincenzo Balzani – Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna

In una intervista del 2008 riportata su Rinnovabili.it, un noto economista sosteneva che per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto arriverà prima il nucleare di IV generazione delle rinnovabili; e alla domanda “Chi frena di più le fonti rinnovabili: la politica, la lobby del petrolio o quella del gas?” rispose: “Io darei la colpa principale al Secondo principio della termodinamica; è solo una speranza che la quota di rinnovabili “nuove” nei prossimi anni possa raggiungere il 5%”.

Si è sbagliato, capita. Il nucleare tradizionale è moribondo, i progetti per il nucleare di IV generazione continuano a giacere nei cassetti degli scienziati in attesa di un’improbabile messa in opera che in ogni caso richiederebbe decine di anni di sviluppo, mentre in pochi anni le rinnovabili sono decollate. La transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è già in atto nel nostro Paese, anche se i nostalgici del nucleare non lo vogliono ammettere, le lobby dei combustibili fossili cercano di opporsi e molti politici e amministratori non sembrano esserne consapevoli. La transizione è in atto e proseguirà lungo la strada ormai tracciata dalle direttive della Unione Europea: entro il 2020, i paesi membri della UE dovranno  ridurre le emissioni di anidride carbonica (-20%), ridurre il consumo d’energia (-20%) e aumentare la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili (+20%), per poi raggiungere il più ambizioso obiettivo di ottenere l’80% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2050.

Nella classifica della potenza fotovoltaica installata a fine 2011, l’Italia (12,5 GW) è al secondo posto preceduta dalla Germania (23,8 GW), ma davanti a Giappone (4,7 GW), Stati Uniti (4,2 GW), Spagna (4,2 GW) e Cina (2,9 G W). Il fotovoltaico installato in Italia durante il 2011 è in grado di generare, su base annua, 12 miliardi kWh, pari all’energia che avrebbe prodotto una delle quattro centrali nucleari da 1.600 MW che il precedente governo intendeva costruire. In altre parole, col fotovoltaico in un solo anno abbiamo costruito l’equivalente di una centrale nucleare, senza aspettare i 10-15 anni, che sarebbero stati necessari per costruirla davvero e, soprattutto, senza creare i numerosi e gravi problemi che il nucleare comporta. Alla fine del 2011 il fotovoltaico da solo copriva il 4,1% della domanda elettrica italiana e da molti mesi la sua immissione in rete ha fatto scendere di almeno il 10% il costo dell’elettricità nelle ore di punta, permettendo di evitare l’accensione delle centrali a gas utilizzate per coprire i picchi di consumo. Ed è proprio la lobby del gas che ora cerca di opporsi alla crescita del fotovoltaico. Indagini economiche hanno anche dimostrato che gli incentivi per il fotovoltaico pesano solo marginalmente nelle bollette elettriche, mentre generano investimenti privati molto elevati che fanno entrare nelle casse dello Stato un introito Iva quasi doppio rispetto agli incentivi stessi.

Sempre nel 2011, l’eolico da solo ha generato il 4,2% dei consumi elettrici italiani. In questo settore, tuttavia, siamo lontani dai primi della classe: Danimarca (26%), Portogallo (17%), Spagna (15,9%), Irlanda (12%)  e Germania (11%). C’è spazio, quindi, per fare di più. Possibilità ancora maggiori di crescita ci sono nel settore del solare termico, visto che alla fine del 2010 avevamo installato soltanto 34 m2 di collettori ogni mille abitanti, quasi 15 volte in meno rispetto all’Austria (512  m2/mille abitanti). Lo sviluppo di questo settore potrebbe farci risparmiare il 10% del consumo di gas, una quantità pari a quella che importiamo dalla Libia, ed anche per questo la sua diffusione trova ostacoli.

Possiamo fare molto di più anche nella produzione di biogas, da immettere nella rete di distribuzione del metano, nel mini-idroelettrico e nel geotermico. Nel 2011 gli occupati nel settore delle rinnovabili erano 86 mila, rispetto a 41 mila del 2010 e a questa forte crescita si contrappone un calo dell’occupazione nei settori dei combustibili fossili e dell’energia elettrica tradizionale. Infine, un’analisi dell’Istituto Althesys (Irex Annual Report 2012) prevede che lo sviluppo di eolico, fotovoltaico, mini-idro, biomasse e geotermico porterà a risparmiare da 22 a 38 miliardi di euro entro il 2030. Ecco su cosa si deve puntare per una vera crescita del Paese!

Facendo parte della UE, anche il nostro paese è tenuto ad adottare la strategia basata su risparmio, efficienza e sviluppo delle energie rinnovabili. Il Governo ha suddiviso il compito da svolgere fra le Regioni che, a loro volta, lo ripartiscono fra i loro Comuni. Ciascun Comune deve formulare una propria strategia energetica integrata, redigere un bilancio energetico annuale e mettere in atto un piano per capire chi consuma, dove si consuma, come si può risparmiare e quanta energia da fonti rinnovabili si può produrre nel territorio. Il sindaco e la cittadinanza, dunque, diventano i protagonisti e, allo stesso tempo, i responsabili della transizione energetica attraverso un agire locale che deve contribuire a raggiungere obiettivi su più ampia scala: regionali, nazionali e, infine, europei. In questo contesto si incardina quello che l’Unione Europea ha chiamato “Patto dei Sindaci”, attualmente su base volontaria, firmando il quale un sindaco si impegna a raggiungere obiettivi precisi entro il 2020.

La politica energetica adottata dalla UE è conveniente per il nostro Paese? Certamente. L’Italia ha tutto l’interesse a ridurre i consumi di combustibili fossili che deve importare ed a sviluppare l’utilizzo delle energie rinnovabili, in particolare dell’energia solare, di cui abbonda. Il precedente governo, che puntava allo sviluppo del nucleare, non aveva colto questa opportunità, ma anche oggi ci sono ostacoli di vario tipo che rallentano lo sviluppo delle energie rinnovabili e il raggiungimento di una maggiore efficienza nei consumi energetici. Occorre stabilire con chiarezza un piano per gli incentivi, sveltire le pratiche burocratiche, eliminare gli incomprensibili (o forse fin troppo comprensibili) ritardi negli allacciamenti alla rete elettrica, ammodernare la rete stessa e, cosa molto ardua, contrastare le azioni messe in atto da lobby che vedono minacciate le loro posizioni di rendita fondate sull’uso dei combustibili fossili e sullo spreco.
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L’energia sostenibile viene dal mare

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Da ‘Equimar’ a ‘Coconet’. Due progetti coordinati dall’istituto Ismar del Cnr, per valutare l’efficienza e l’impatto delle FER nel Mediterraneo e nel Mar Nero
Da Rinnovabili.it, 02 maggio 2012

VENEZIA – Oggigiorno l’opinione pubblica percepisce il mare anche come risorsa di energia rinnovabili, associando spesso questo settore delle scienze applicate al mare del Nord, dove da qualche decennio sono in esercizio numerosi parchi eolici off-shore.

Non tutti sanno che anche l’Italia è attiva in questo settore, e che in particolare il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) si è occupato e tuttora si occupa di tecnologie innovative per la produzione di energia elettrica legate al mare.

In questo ambito, l’Istituto di Scienze Marine del CNR ha recentemente concluso la propria esperienza nel Progetto Europeo EQUIMAR, dove ricercatori della sede di Venezia (unitamente a partner britannici, tedeschi, norvegesi, francesi, portoghesi e francesi) hanno messo a punto protocolli per la valutazione dell’efficienza di impianti per la produzione di energia da onde e correnti.

In generale, però, il mare Mediterraneo offre anche la possibilità di produrre quote significative di energia elettrica sfruttando i venti. In questa direzione il CNR-ISMAR focalizzerà i proprio sforzi nel periodo 2012-2015 all’interno del progetto CoCoNet (Towards COast to COast NETworks of marine protected areas coupled with sea-based wind energy potential), finanziato con circa 11 milioni di Euro dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro e coordinato dal Prof. Nando Boero (Univ. del Salento e associato CNR-ISMAR), che vede come principali attori anche l’unità di ricerca del CoNISMa, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, al quale hanno aderito circa 30 Università italiane.

Il progetto si concentrerà quindi sulla necessità di conciliare la costituzione di reti di Aree Marine Protette (AMP) con la futura installazione di Parchi Eolici Offshore (PEO), nelle zone del Mediterraneo e del Mar Nero. In particolare, i ricercatori ISMAR della Sede di Venezia porteranno il loro know-how all’interno del Progetto per ottimizzare il posizionamento di PEO in aree dove i venti siano adeguati per la produzione di energia e, al tempo stesso, rendano minimi gli impatti significativi sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi.

Uno degli studi pilota del progetto sarà centrato nel “nostro” mare Adriatico, dove alcune zone (come ad esempio il canale di Otranto) sembrano fornire promettenti requisiti per un “posizionamento” di successo: venti intensi, profondità dalla costa non eccessive e minimizzazione dell’impatto visivo. Un valore aggiunto di CoCoNet sarà inoltre quello di mettere a sistema tutte le aree marine protette nell’area “Mediterraneo – Mar Nero”, per creare una rete trans-nazionale, che vada oltre i limiti delle regole e vincoli tipici di ogni paese. Il tutto all’insegna della più recente tecnologia (offshore) nel campo della produzione elettrica e di dati scientifici che verranno condivisi e raccolti da 39 partner in rappresentanza di 22 nazioni (tra cui Egitto, Tunisia, Russia, Turchia).
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