Regione, via libera agli interventi per «mitigare» il Mose

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Lavori chiesti anche dall’Unione Europea, scompare la riapertura delle valli da pesca, troppo complicata
La Nuova di Venezia, 12 maggio 2012, sezione CRONACA

Via libera dalla Regione agli interventi di compensazione e riqualificazione ambientale legati al Mose, concepiti dal Magistrato alle Acque e dal Consorzio Venezia Nuova anche dopo la procedura di infrazione aperta dall’Unione Europea e poi rientrata e ora definitivamente aggiornati. Interventi in parte già finanziati dallo Stato tramite il Cipe (il Comitato per la programmazione economica) e che dovrebbero esserlo poi interamente con l’ultima “tranche” di un miliardo e 400 milioni di euro legata al completamento del sistema di dighe mobili.

Ma tra le misure non ci sarà più la riapertura delle valli da pesca, inizialmente prevista e sostituita da altri interventi. Tra quelli direttamente collegati a quanto richiesto dall’Unione Europea, la ricostituzione di barene nell’area del Canale Cenesa e del Canale Bastia, e di velme nell’area di Valle di Millecampi, del Canale Passaora e in quella vicina dell’isola del Lazzaretto Nuovo. Già attuati i trapianti di fanerogame marine in varie aree lagunari e prevista la costituzione di nuovi habitat litoranei alle tre bocche di porto, con la prevista riqualificazione delle aree di cantiere. Ancora, interventi di valorizzazione ambientale dei litorali veneziani e delle aree costiere vicine alle bocche di porto, ampliando le aree protette a Santa Maria del Mare, presso la spiaggia di Ca’ Roman, e vicino il Bacan e la spiaggia del Cavallino.

Vi è poi una serie di interventi che non rientrano tra quelli compensativi richiesti, ma con forte valenza ambientale. Tra di essi, la riqualificazione naturalistica del Bacino del Lusenzo, il recupero del Forte di San Felice, la riqualificazione ambientale dell’area lagunare vicina a Porto Marghera, la realizzazione del parco nell’area del forte diSan Pietro, gli interventi nelle aree della Laguna Sud con i sistemi di fitodepurazione di acque salmastre immesse nel bacino lagunare.

Il Magistrato alle Acque rileva la forte crescita delle aree interessate alle misure compensative sia richieste dall’Unione Europea (da circa 35 a circa 392 ettari) sia aggiunte (da circa 32 a circa 232 ettari). Un aumento che giustificherebbe – sentito anche il Ministero dell’Ambienta – la rinuncia all’apertura a sud delle valli da pesca, anche per possibili contenziosi con i proprietari, che non permetterebbero di prevederne i tempi di realizzazione.
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La Regione indica i siti off limits per il fotovoltaico

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Difesa dell’ambiente e dell’agricoltura
La Nuova di Venezia, 11 maggio 2012, sezione CRONACA

VENEZIA. Come a coniugare l’interesse della tutela del paesaggio e dell’ambiente, del territorio rurale e delle tradizioni agroalimentari locali con quello dello sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili? La risposta è venuta ieri dal provvedimento della Giunta regionale approvato dalla Commissione Industria, presieduta da Luca Baggio (LN), che ha individuato i siti non idonei all’installazione di impianti solari fotovoltaici, con moduli collocati a terra. Il provvedimento passa ora all’esame del Consiglio regionale che dovrà provvedere con propria deliberazione.

Il grado di inidoneità è stato modulato in relazione alla potenza degli impianti ed in funzione dello specifico valore che la Regione ha inteso tutelare. Ecco, in sintesi, i siti che vengono tutelati dal provvedimentointeressati.

Siti inseriti nella lista mondiale dell’Unesco: Venezia e la sua Laguna, limitatamente all’ambito definito dal perimetro “Sito Unesco”. L’Orto Botanico di Padova. La città di Vicenza e le ville di Palladio del Veneto. La città di Verona. Le Dolomiti, limitatamente agli ambiti definiti “Core area”.

Zone umide di importanza internazionale in base alla Convenzione di Ramsar: Valle Averto. Vincheto di Cellarda. Palude del Busatello. Palude del Brusà. Le Vallette.

Siti ricompresi nella Rete Natura 2000. La Rete Natura 2000 del Veneto conta 102 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e 67 Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Aree naturali protette in base alla legge n.349/91, limitatamente alle aree classificate come “Zona di Riserva Naturale”. Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi; Parco Regionale della Lessinia; Parco Regionale del Sile; Parco Regionale dei Colli Euganei; Parco Regionale Dolomiti D’Ampezzo; Parco Regionale del Delta del Po.

Aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità (produzioni biologiche, DOP, IGP, DOC, DOCG, produzioni tradizionali). Limitatamente alle superfici agricole effettivamente destinate alla coltura che la denominazione e l’indicazione intendono salvaguardare, e i terreni interessati da coltivazioni biologiche.

Aree ad elevata utilizzazione agricola, individuate dal PTRC adottato con DGR n. 372 del 17/02/09. Queste aree sono salvaguardate in quanto qualificate dalla presenza di un’agricoltura consolidata e caratterizzate da contesti figurativi di valore dal punto di vista paesaggistico e dell’identità locale. A queste ultime è stato attribuito un grado di inidoneità che comunque consentirà l’installazione di impianti di dimensioni che non pregiudichino la specificità della zona.
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Progetto Tav sul sito del Comune

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Il nuovo tracciato è consultabile, servono proposte e osservazioni
La Nuova di Venezia, 11 maggio 2012, sezione CRONACA

QUARTO D’ALTINO. Con lo scopo di garantire la massima trasparenza e partecipazione nel percorso decisionale degli interventi sul sistema ferroviario dell’alta velocità-alta capacità Venezia Trieste, l’amministrazione comunale altinate ha pubblicato in una apposita sezione della home page del sito internet comunale, tutti gli elaborati grafici e la documentazione relativa al Progetto Tav in affiancamento alla linea ferroviaria storica. Dunque il nuovo progetto sul quale si è aperto il percorso partecipato. Scopo? «Consentire a tutte le comunità locali, a tutti portatori di interessi pubblici diffusi e a ciascun cittadino e cittadina di conoscere compiutamente il progetto anche al fine di presentare le proprie proposte e osservazioni», spiega la sindaca Silvia Conte. «È questa», prosegue, «la ragione per la quale abbiamo voluto pubblicare nel sito internet comunale tutta la documentazione inerente allo studio di fattibilità della Av-Ac. Ritengo che queste grandi opere debbano essere valutate dalla collettività non solo in termini di infrastrutture ma anche di servizi reali e di concreta necessità per il trasporto pubblico, garantendo la massima trasparenza sulle loro conseguenze sia ambientali che finanziarie». E ancora: «Mi rammarica e preoccupa che ad oggi non sia ancora stato reso disponibile un documento esplicativo sull’intervento ma dei semplici elaborati tecnici e che non sia stata predisposta l’analisi dei costi-benefici. Mi auguro che presto chi di dovere provveda». La documentazione è consultabile dal sito internet comunale all’indirizzo www.comunequartodaltino.ve.it e sarà a breve disponibile in copia cartacea per la consultazione anche nella biblioteca comunale.
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«Torre di Cardin, deve intervenire Monti»

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Lo stilista ha fretta, due docenti universitari chiedono al premier un decreto legge ad hoc
La Nuova di Venezia, 10 maggio 2012, sezione CRONACA

MARGHERA. La vicenda della torre di Pierre Cardin resta d’attualità. Dopo il referendum proposto dai socialisti che ha raccolto una vasta maggioranza di favorevoli al progetto, il Cirga, Centro italiano di ricerca giuridico amministrativa, interviene sulla vicenda con una sollecitazione del suo presidente Gianfranco Perulli e di Flavio Leardini, docenti di diritto amministrativo allo Iuav di Venezia. I due rilevano che «l’ingente investimento economico garantito dallo stilista Cardin non può andare perduto e va fatto ogni sforzo per superare gli schemi e le consuetudini operative nell’ambito dell’urbanistica e dell’edilizia, e dello stato dei luoghi».

Il fatto che Pierre Cardin abbia prospettato tempi brevissimi per la decisione, pena lo spostamento in altri paesi (ma finora al Comune e all’Autorità Portuale non è arrivato il progetto), «rende problematico utilizzare gli unici schemi di semplificazione amministrativa che attualmente il nostro ordinamento prevede quali l’accordo di programma o il Commissario». Perulli e Leardini, visti l’eccezionalità della situazione e l’enorme vantaggio economico che si profila, chiedono un intervento del premier Monti che in Consiglio dei Ministri può approvare un decreto legge ad hoc. «Monti nel decreto legge può superare tutte le procedure di previsione urbanistica», spiegano, «e prevedere la creazione di un fondo con destinazione sociale utilizzando il cospicuo versamento degli oneri di urbanizzazione che Cardin dovrà fare per realizzare la torre, sulla scorta delle indicazioni sindacali».
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Ambiente, multe per più di mezzo milione

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La Provincia ha comminato sanzioni alle aziende per la gestione dei rifiuti e gli scarichi idrici
La Nuova di Venezia, 10 maggio 2012, sezione CRONACA

Oltre 110 atti di diffida per la non ottemperanza delle autorizzazioni nel campo del ciclo dei rifiuti e degli scarichi idrici; 394 ordinanze di ingiunzione e 537.807 euro incassati dalle sanzioni. E’ questo il bilancio dei controlli della sezione Ambiente della Provincia di Venezia nel corso del 2011.

«Le infrazioni più rilevanti» spiega Massimo Gattolin, dirigente del Servizio Politiche Ambientali della Provincia, «riguardano soprattutto la gestione dei rifiuti: in generale si tratta di violazioni sulla tenuta dei documenti di accompagnamento dei rifiuti, i cosiddetti formulari, e sui registri di carico e scarico. Tutte violazioni che possono nascondere comportamenti anche sanzionati penalmente: ad esempio violazioni sui quantitativi superiori all’autorizzato e la tipologia dei rifiuti pericolosi e non pericolosi. Negli ultimi tempi la frontiera delle violazioni si è spostata verso l’errata classificazione di rifiuti come materie prime secondarie, modalità per cui molte migliaia di tonnellate di rifiuti di vario genere come plastiche e metalli di diverse tipologie, vetro, terre e altri materiali che vengono destinati a nuove produzione, sempre più spesso all’estero, senza che siano stati effettivamente sottoposte a tutti i necessari trattamenti previsti dalla legge».

La Provincia rilascia ogni anno circa 450 provvedimenti di autorizzazione in materia di emissioni in atmosfera da piccole e grandi aziende, di scarichi idrici nei corsi d’acqua locali, nelle fogne e in laguna, la gestione dei rifiuti catalogati come pericolosi e valutazioni di impatto ambientale di progetti sottoposti a tale procedura di autorizzazione. Su queste attività di grande complessità e sempre a rischio di illeciti, la Sezione Politiche Ambientali svolge le verifiche direttamente e in piena autonomia con il suo personale ma anche e in collaborazione con le autorità di controllo di altri enti. «Proprio da questa collaborazione», spiega Massimo Gattolin, «è nato e funziona il Tavolo tecnico previsto dai protocolli di intesa con le forze di polizia».

A questo Tavolo partecipano i rappresentanti dell’Arpav, della Polizia Provinciale, del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, del Corpo della Guardia Forestale, delle Capitanerie di Porto di Venezia e di Chioggia, della Polizia Ferroviaria, della la Polizia Stradale, dell’Agenzia delle Dogane, delle Polizie Municipali e della Guardia di Finanza. Lo scorso anno il Tavolo di coordinamento si è riunito ben cinque volte che hanno permesso altrettanti interventi di controllo «interforze su strada, nelle aree portuali o in impianti di vario genere che in alcuni casi hanno consentito di individuare nuovi filoni di indagine». I proventi delle sanzioni comminate e pagate vengono usati dalla Provincia «per mantenere il sistema di controllo e in particolare per fornire alle autorità di controllo mezzi e attrezzature per aumentare e qualificare sempre più la tipologia di controlli».
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Monitoraggio sulla qualità dell’aria con Arpav e Comune

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La Nuova di Venezia, 09 maggio 2012, sezione CRONACA

VIGONOVO. «Assieme all’Arpav abbiamo iniziato un’indagine sulla qualità dell’aria nel territorio comunale al fine di verificare lo stato generale ed evidenziare la presenza di eventuali criticità». Ad annunciarlo è Filippo Fogarin, assessore all’Ambiente di Vigonovo, che annuncia lo svolgimento di due campagne di monitoraggio: una estiva (maggio-giugno) e una invernale (ottobre e novembre) della durata di 45 giorni ciascuna. «Il monitoraggio sarà realizzato con l’ausilio di un laboratorio mobile», prosegue Fogarin, «abilitato alla misurazione continua degli inquinanti convenzionali come il monossido di carbonio o il biossido di zolfo e non convenzionali come benzene e polveri fini. Questi ultimi sono definiti non convenzionali perché la misura della loro concentrazione nei centri urbani è abbastanza recente. Questi controlli sono necessari al fine di tutelare la salute dei cittadini. A seconda della qualità dell’aria e delle criticità rilevate si provvederà ad eventuali provvedimenti». Il laboratorio mobile è posto in via Veneto, nel centro del Comune, tra la biblioteca e la sala polivalente, in prossimità della strada più trafficata di Vigonovo. I costi per il Comune sono molto ridotti: «Gli oneri che l’amministrazione comunale dovrà sostenere sono quelli derivanti dalla fornitura di energia elettrica necessaria per alimentare il laboratorio mobile per la durata del monitoraggio».
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Notte Verde con polemiche, Brugnaro attacca il ministro Clini

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Al convegno sulle bonifiche e sul futuro di Porto Marghera il presidente di Confindustria accusa «Troppi politici decidono quel che gli imprenditori devono fare». Il tecnico: «A ciascuno il suo ruolo»
La Nuova di Venezia, 06 maggio 2012, sezione CRONACA

Il ministro per l’Ambiente Corrado Clini, ieri dal centro Le Grazie, ha rilanciato l’accordo di programma per le bonifiche di Porto Marghera che ha firmato il 16 aprile insieme alle istituzioni locali. L’ex funzionario del ministero è stato ospite del convegno della Fondazione Pellicani sul tema: «Green: il futuro di Porto Marghera», iniziativa coordinata da Nicola Pellicani all’interno della Notte Verde. Presenti anche gli assessori comunali Gianfranco Bettin (Ambiente) e Antonio Paruzzolo (Attività produttive), Michele Vianello presidente del Vega e Luigi Brugnaro presidente di Confindustria.

«L’accordo ci darà finalmente il modo di ridurre drasticamente i tempi di attesa per le autorizzazioni per le bonifiche», ha detto il ministro, «e di diminuire i costi in vista dello sviluppo di nuove attività legate alla chimica verde e alle energie rinnovabili. Il primo caso di applicazione del patto potrebbe essere con l’acquisizione di Vinyls da parte dell’Oleificio Medio Piave, dipende però dai privati».

La conferenza dei servizi a Roma, il 16 maggio, dovrebbe chiudere i processi autorizzativi per una quarantina di progetti di bonifiche che sono fermi alcuni anni, sarà veramente tutto risolto in un giorno?

«Non so dire se tutte le procedure saranno chiuse in un giorno solo», ha risposto Clini, «ma certo faremo in fretta. L’accordo pone le basi per superare le pastoie della burocrazia che è come una muraglia cinese che stiamo cominciando ad abbattere». La Cgil sostiene che l’accordo non contempla la necessaria partecipazione del ministero dello Sviluppo economico. «Per siglare in fretta l’accordo», sostiene Clini, «non siamo riusciti a includere il Mise, ma sto lavorando con Passera per inserire Marghera nelle aree per la reindustrializzazione». Il ministro dell’Ambiente poi affermato che «presto potrebbero essere ridimensionati o superati i limiti del patto di stabilità agli investimenti degli enti locali dedicati allo sviluppo con ricadute importanti per Marghera».

Il convegno è stato movimentato da un intervento polemico di Brugnaro che ha detto: «A questo tavolo ci sono cinque persone e solo uno è un imprenditore, gli altri sono politici. E’ singolare», ha continuato il presidente di Confindustria, «che sinora tutti abbiano detto le cose che bisogna fare e che in sostanza dovrei fare io o meglio le persone che rappresento. Bisognerebbe coinvolgere gli imprenditori». Clini si è limitato a dire: «La amministrazioni pubbliche e le imprese hanno compiti difficili, ma diversi».

Di bonifiche però si è parlato anche ieri mattina nel corso del convegno del Pdl all’hotel Management di Marghera. Il sindaco Giorgio Orsoni ha detto: «Nei mesi scorsi fui costretto a minacciare di espropriare le aree all’Eni e con l’accordo che firmeremo, il 16 maggio, otterremo più o meno quel risultato perché ci saranno ceduti 120 ettari del Petrolchimico a un prezzo che oggettivamente è equo». «Quando avremo le aree», ha sottolineato l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, «le dovremo dare a un’agenzia internazionale perché le piazzi sul mercato globale ad aziende che abbiano intenzione di realizzare attività innovative a Marghera».
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«Il Comune si decida su torre Cardin»

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La Nuova di Venezia, 06 maggio 2012, sezione CRONACA

«Quella del Palais Lumière di Pierre Cardin è un’occasione di sviluppo fondamentale per Porto Marghera che non possiamo permetterci di perdere. Regione e Provincia hanno espresso chiaramente la loro volontà, ora tocca al Comune togliersi da ogni ambiguità». È quanto ha affermato l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, ieri a Marghera, nel corso del convegno organizzato dal consigliere comunale Antonio Cavaliere. «Siamo sicuri che sulla questione», si è chiesto Chisso, «vogliamo tutti la stessa cosa? Il sindaco dice che vuole il Palais Lumière, ma siamo sicuri che tutti i suoi assessori siano d’accordo? L’assessore Antonio Paruzzolo, ad esempio, mi sembra contrario».

Abbiamo rivolto la questione all’interessato. «Per mia formazione», ha detto Paruzzolo, «non potrei mai essere contrario a una proposta simile. Al contrario, la vorrei capire meglio, affrontando tutte le questioni, a cominciare dalla mobilità. Spero, comunque, che quello di Cardin non sia il solito annuncio destinato a sgonfiarsi come una bolla di sapone». Il vicepresidente della Provincia Mario Dalla Tor, invece, ha dichiarato: «Il Comune deve dire se vuole o meno il Palais Lumière, ma lo deve fare prima che Cardin se ne scappi da un’altra parte. La minoranza di centrodestra del consiglio comunale dia la sveglia alla maggiorana e pretenda che l’assemblea si pronunci in tempi brevi sulla questione, come anche sul porto d’altura, un’altra occasione di sviluppo che non possiamo permetterci di perdere».

Dalla Tor poi ha affermato che per lui sarebbe necessario semplificare la governance dell’accordo sulle bonifiche, dando tutto il potere decisionale a tre commissari per evitare i passaggi delle giunte e dei consigli di Comune, Provincia e Regione.
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Grandi navi davanti a San Marco Il Porto: «Pronti all’alternativa»

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La Nuova di Venezia, 06 maggio 2012, sezione CRONACA

Dal ponte più alto della Fascinosa, ormeggiata in stazione Marittima a Venezia, a quasi 60 metri sopra il livello del mare, si possono vedere chiaramente all’orizzonte più vicino gli scheletri di impianti e fumaioli del Petrolchimico spenti per sempre per la chiusura di molte aziende chimiche.

Niente di meglio che consolarsi visitando in lungo e in largo il nuovissimo gioiello costruito da Fincantieri a Porto Marghera per Costa Crociera che ha chiuso il 2011 con un 3,1 miliardi di euro di fatturato e 2,3 milioni di ospiti totali nelle sue navi.

La costruzione di questa nave ha impegnato a Marghera complessivamente circa 3.000 addetti tra dipendenti diretti e dell’indotto. Delle imprese che hanno partecipato alla costruzione, circa 500, molte sono italiane e venete.

Il sindaco Giorgio Orsoni, presente alla cerimonia di consegna della nave, con il sorriso in bocca ha commentato: «Siamo soddisfatti nel vedere navi così belle costruite nei cantieri della nostra città: un segno evidente che non va poi tutto così male nel campo del lavoro. Mi auguro che si continuino a costruire navi come questa nel segno dello sviluppo». Ieri a bordo c’era anche il prefetto, Domenico Cuttaia che, rispondendo alle nostre domande sul fenomeno del lavoro in appalto che nei cantieri navali imperversa (spesso e volentieri con la l’odiosa pratica della “paga globale” e dei licenziamenti facili), ha assicurato che «la situazione è sotto la nostra massima attenzione. Insieme a Fincantieri e ai sindacati dei lavoratori abbiamo attivato un sistema di confronto e monitoraggio continuo per assicurare la massima sicurezza per chi lavora e contrastare qualsiasi illegalità».

Non poteva mancare alla cerimonia il presidente dell’Autorità Portuale veneziana, Paolo Costa che, commentando le parole di Foschi (che ieri non ha nascosto di essere favorevole al passaggio delle grandi navi in bacino di San Marco) ha ammesso che c’è una «sproporzione estetica tra la piazza più celebre di Venezia e le gigantesche navi che passano in bacino, ma ciò, ricordiamolo, avviene nella massima sicurezza e con mille controlli. In ogni caso, se ci deciderà di costruire un passaggio alternativo dalla bocca di Malamocco per le navi con oltre 40 mila tonnellate di stazza, noi siamo pronti a scavare il canale Contorta per arrivare comunque in Marittima».
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I «No Tav» con i «No Brennero»

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Sfilata pacifica a Trento contro il tunnel della linea ferroviaria Verona-Monaco
La Nuova di Venezia, 06 maggio 2012, sezione CRONACA

TRENTO. I No Tav della Val di Susa si sono spinti fino a Trento. Solidarietà e corteo in appoggio ai “colleghi” che protestano contro il tunnel del Brennero della linea Verona-Monaco. Gli avversari dell’”alta velocità” hanno sfilato per il centro di Trento. Con loro i sud tirolesi di “Kein Bbt” (no al tunnel di base del Brennero). In circa 700 si sono trovati alle 14.30 in piazza Dante, davanti alla stazione ferroviaria, per sfilare, senza tensioni, fino alla centralissima piazza Duomo. Molta l’autodisciplina: niente tracce del loro passaggio sul percorso, né scritte, né volantini a terra. Erano i comitati Kein Bbt e No Tav del Trentino e dell’Alto Adige, insieme anche a una delegazione di No Tav della Val di Susa, esponenti del centro sociale di Trento, anarchici di Rovereto, Collettivo universitario di Trento, infine mamme ambientaliste. Ma anche gente comune, comprese famiglie intere. A controllare il pacifico andamento della manifestazione polizia, carabinieri e polizia municipale, lungo tutto il percorso. Ad aprire il corteo c’era lo striscione “No Tav-Kein Btb”, seguito dai comitati trentini nati quattro anni fa. «Sono decenni – è stato detto a inizio percorso – che assistiamo a un processo di costante devastazione del territorio, ostaggio della voracità delle lobby economiche e dei poteri forti. L’alta velocità del Brennero è dannosa all’ambiente e alla vita di tutti noi. Metterà a rischio 30 sorgenti e saranno 130 i fiumi che spariranno dal Trentino». Il corteo si è fermato poi davanti al Tribunale di Trento per chiedere la liberazione «dei compagni ancora in carcere» da parte di esponenti di area anarchica, per proseguire in modo pacifico tra musica e slogan verso piazza Duomo. Qualche malumore è venuto dai commercianti, che si sono visti chiedere di eliminare i tavolini nelle vie centrali e in piazza Duomo, per l’arrivo dei manifestanti in un sabato pomeriggio che in genere procura buoni incassi. Decisamente arrabbiati alcuni automobilisti che già in mattinata si sono visti portare via i mezzi, perché avevano parcheggiato, ignari, lungo il percorso vietato per il corteo.
http://nuovavenezia.gelocal.it/2012/05/06/news/i-no-tav-con-i-no-brennero-1.4470533

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