Feb 04
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Il ministro dell’Ambiente: «Procedure semplificate, può partire la reindustrializzazione»
La Nuova di Venezia, 4 febbraio 2012, sezione CRONACA
Porto Marghera – Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, l’aveva annunciato per la fine di gennaio. Ma ci vorranno ancora «alcune settimane» per concretizzare un accordo per una linea d’azione efficace ed immediata per garantire il riutilizzo delle aree dismesse e inquinate di Porto Marghera che aspettano ancora di essere bonificate e riutilizzate per nuove attività industriali, come prevede il Pat appena approvato, non senza polemiche, dal consiglio comunale. Del resto l’esperienza insegna: da oltre dieci anni si susseguono appelli per sbloccare le bonifiche e riavviare lo sviluppo a Porto Marghera, privata ormai di gran parte delle sue tradizionali industrie chimiche e siderurgiche. Appelli di sindacalisti, amministratori pubblici e imprenditori sono andati a vuoto o si sono impantanati nei duelli tra istituzioni sul tipo di organismo da creare (agenzia o commissario straordinaria), sulla guida e le semplificazioni da realizzare per rendere più rapide e meno costose procedure e metodologie di bonifica o messa in sicurezza della aree. Il ministro Clini però non demorde, a Venezia ci ha lavorato per più di dieci anni – prima come medico dell’Asl 12 e poi come direttore dello stesso ministero dell’Ambiente – e sa come muoversi. Da quando è entrato in carica Clini ha fatto di tutto per sbloccare la situazione. Pochi giorni fa, infatti, ha annunciato che il decreto del governo Monti sulle Semplificazioni ha introdotto «alcune innovazioni sulle bonifiche delle aree industriali dismesse nei siti di interesse nazionale come Porto Marghera».
Si tratta di una norma in base alla quale «nei siti di interesse nazionale da bonificare e reindustrializzazione si potrà intervenire rapidamente sulla base di un progetto e nel rispetto delle regole del codice ambientale, grazie ad una semplificazione che potrà rimettere in moto progetti preziosi di riuso per i siti industriali’ «anche sulla base della loro vocazione territoriale».
Quel che manca ancora è un accordo che metta finalmente d’accordo Comune di Venezia, Regione ed Eni (principale prorietaria delle aree dismessse), impresa non facile, visti i precedenti. Ma il ministro Clini sta mettendo fretta a tutti, tanto che nei prossimi giorni il sindaco Orsoni e l’Eni si rincontreranno per trovare una «soluzione definitiva» per le aree su cui è necessario intervenire subito per garantire, finalmente, il loro riutilizzo.
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Feb 04
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Lo stop alle grandi stazze proposto dal ministro dell’Ambiente non piace a quello dei Trasporti. Alternative al palo
La Nuova di Venezia, 4 febbraio 2012, sezione CRONACA
Niente decreto del governo per togliere le Grandi navi dalla laguna. Il testo già firmato dal ministro per l’Ambiente Corrado Clini è fermo al ministero delle Infrastrutture guidato dall’ex ad di BancaIntesa Corrado Passera. E a quanto pare non sarà approvato in tempi brevi. Diversità di vedute tra i due ministeri. Con il titolare delle Infrastrutture e Trasporti (ma anche Sviluppo economico) contrario a imporre divieti. La proposta di Clini prevede lo stop al passaggio dele navi al di sopra delle 40 mila ronnellate di stazza. Cioè in pratica quasi tutte le navi da crociera che oggi attraversano San Marco. Il problema è che l’alternativa in tempi brevi non c’è. E dunque la situazione, alla faccia delle indignazioni dopo la tragedia della Costa Conordia, rischia di restare com’è. Ieri il ministro Clini era atteso a un convegno in laguna. Ma non è venuto, bloccato dal Consiglio dei ministri e dalla neve. Ha mandato un messaggio ribadendo il suo «no» alle estrazioni di petrolio in Adriatico. E confermando la sua posizione sulle navi fuori dalla laguna. Il progetto alternativo che il ministero «condivide, fatto salvo la compatibilità ambientale», è quello messo nero su bianco dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Scavo del canale Contorta Sant’Angelo da 2 a 10 metri per collegare il canale Malamocco Marghera da Fusina alla Marittima. E nel 2017 spostamento della Stazione passeggeri dove adesso è il cantiere del Mose a Santa Maria del Mare. Progetti che sollevano dubbi di carattere e ambientale e idraulico. Le alternative proposte sono. Quella di Cesare De Piccoli, progetto già depositato e condivoso all’epoca dal sindaco Cacciari come alternativo al Mose per spostare la Marittima a Punta Sabbioni. Pontili galleggianti, trasferimento dei passeggeri con le motonavi, fondali che potrebbero essere rialzati rendendo quasi inutile il Mose. C’è anche chi rilancia l’off shore, già proposto dal Porto come terminale in mare per i petroli e le grandi navi merci portacontainer. Uno studio olandese (Tec consulting) propone di realizzare da lì un oleodotto verso Marghera e un tunnel verso la terraferma per trasportare merci e passeggeri. «Così saremmo competitivi, senza rotture di carico», dice l’architetto Fernando De Simone. Un terminale al Lido è anche la proposta di Ferruccio Falconi, ex capo dei piloti del porto. Banchina in superficie dietro all’isola artificiale, sul bacàn di Sant’Erasmo, che potrebbe ospitare fino a nove grandi navi. Ma il Porto non ci sta. Con due stazioni marittime appena costruite, le alternative sono tutte in salita.
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Feb 03
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La Nuova di Venezia, 3 febbraio 2012, sezione CRONACA
CHIRIGNAGO – E’ ancora il tema immondizie a tenere banco a Chirignago. Solo che stavolta la municipalità, ovvero il delegato ai Lavori pubblici Andrea Mauceri, punta l’indice contro la maleducazione di alcuni cittadini. Tutto nasce da altre tre segnalazioni apparse su Iris, il portale del Comune. La prima, in particolare, arriva da via Umbria, laterale di via Miranese a Chirignago, dove un cittadino della zona evidenzia come nove borse di pattume siano state abbandonate nei pressi dei cassonetti. «Chiediamo che vi sia un pronto intervento per ristabilire l’igiene come vi è stato fino ad oggi – si legge nella segnalazione – Che predisponiate la raccolta di quanto sopra per evitare che gli animali randagi,cani, gatti e ratti facciano sporcizia dove fino ad oggi non c’era. Mi permetto di evidenziare che le “bomboniere” (i cassonetti, ndr) sono troppo piccole: se fossero proporzionate ai sacchetti forse il problema non si porrebbe».
Il secondo problema sempre a Chirignago e sempre lungo l’asse di via Miranese. «Uno dei due cassonetti con chiave elettronica situato tra via Emilia e via Abruzzo – scrive infatti un utente – è da qualche giorno bloccato da un sacchetto».
Il cerchio si chiude con il caso di un’altra laterale di via Miranese, dove “nei due cestini portarifiuti dislocati nei giardini di via Abruzzo è abbandonata da tempo immondizia comune in sacchi. La cosa avviene regolarmente. L’abbandono viene sia da residenti sia da non residenti che parcheggiano in via Abruzzo».
Vista la situazione, Mauceri ha deciso di mettere in chiaro le cose: «Più volte abbiamo chiesto a Veritas di intervenire a fronte delle lamentele dei cittadini. In questo caso ci troviamo di fronte allo scarso senso civico e al non rispetto delle regole da parte di alcuni cittadini».
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Feb 02
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Il ministro dell’Ambiente annuncia la «semplificazione». Esulta Zaia
La Nuova di Venezia, 02 febbraio 2012, sezione CRONACA
Nel decreto Semplificazioni abbiamo introdotto alcune innovazioni sulle bonifiche delle aree industriali dismesse nei siti di interesse nazionale». Lo ha assicurato ieri il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini in audizione in commissione Ecomafie. «Si tratta – ha detto – di una norma in base alla quale nelle aree industriali dismesse all’interno dei siti di interesse nazionale, le reindustrializzazione può avvenire, ferma restando la messa in sicurezza, sulla base di un progetto e nel rispetto delle regole del codice ambientale, fermo restando che il sito deve esser messo in sicurezza. E’ una seplificazione che può mettere in moto progetti preziosi di riuso per i siti industriali, può porre un freno alla speculazione immobiliare e all’illegalità». Il ministro ,durante l’audizione, ha auspicato che Eni, proprietaria di tante aree dismesse «lavori concretamente con le istituzioni, sia a Marghera come negl ialtri siti da bonficiare in Italia, per recuperare i siti a nuove attività». Il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha apprezzato «l’annunciata semplificazione delle procedure di bonifica potrebbe essere la chiave di volta per dare più rapidamente un futuro a Porto Marghera. Auspico quindi che venga definito e sottoscritto in tempi rapidi l’accordo di programma per la reindustrializzazione del polo, conseguente alla sua individuazione come area industriale complessa». «La positiva esperienza maturata da Clini in Veneto – ha aggiunto Zaia – ha fatto in modo che venisse indicata una strada percorribile, auspicata e necessaria, rispetto ad una situazione che rischia altrimenti una battuta d’arresto di fronte alle esigenze di bonificare una zona che è stata oggetto in passato di industrializzazioni intensive e senza controllo».
»A differenza di quando a Roma c’era la Lega qualcosa si muove – ha commentato il consigliere regionale (Udc) Antonio De Poli –. Le parole di Clini sono la dimostrazione che in politica volere è potere. Lo sviluppo di Marghera è legato alla bonifica di un’area che può rinascere e ora può finalmente guardare in faccia il proprio futuro. Ora si acceleri con l’accordo di programma con la Regione Veneto e le altre istituzioni competenti».
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Feb 02
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La proposta di Falconi (piloti) per fermare i transiti in Bacino Disegno di legge di Casson contro i giganti del mare
La Nuova di Venezia, 02 febbraio 2012, sezione CRONACA
Un disegno di legge per dire «no» alle grandi navi. E rilanciare il progetto del porto off shore. Lo ha proposto al Senato Felice Casson (Pd), dopo avere incontrato i rappresentanti del Pd, delle categorie economiche, degli ambientalisti. «Obiettivo anche del governo», dice Casson, «è quello di estromettere le navi troppo grandi dal bacino San Marco. E di puntare sul porto in mare, fuori dalla laguna». Il dibattito riprende vigore, dopo le polemiche seguite alla tragedia della Costa Concordia. Il Comitato «No Grandi Navi» commenta soddisfatto l’approvazione da parte del Consiglio comunale dell’emendamento al Pat che dice «no» alle meganavi a San Marco. «Un atto importante», dice il portavoce Silvio Testa, «che pone per la prima volta la città davanti a una scelta epocale. Senza danneggiare le attività economiche occorre però stabilire una soglia di turismo compatibile con la città e i suoi delicati equilibri». Il nodo è proprio questo. Perché le forze economiche e il Porto si oppongono a divieti immediati. E lanciano alternative che secondo ambientalisti e comitati non sono praticabili, o sono «peggiori del male». Una è lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, per collegare Fusina alla Marittima passando per le isole di Sant’Angelo delle Polveri e San Giorgio in Alga. Scavando il canale da 2 a 10 metri si porterebbe un nuovo canale dei petroli nel cuore della città. «Una follìa, così si sposta anche il partiacque verso Venezia», dice Ferruccio Falconi, ex comandante dei piloti del porto, «provate a immaginare cosa succederebbe con uno sversamento di petroli. Arriverebbero subito in città». Falconi ha pronta un’alternativa che prevede di costruire un molo per le navi passeggeri sul bacàn di Sant’Erasmo, dietro l’isola artificiale del Mose.
Progetti che si incrociano. Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha lanciato l’idea – condivisa in linea di massima dal ministro Clini – di costruire la nuova Stazione passeggeri sui cantieri dei cassoni del Mose, a Santa Maria del Mare. Sembra abbandonata per ora l’idea di attrezzare un nuovo porto in cassa di colmata A: per Marghera e aree collegate il nuovo Pat prevede la destinazione industriale e non logistica. Infine la vecchia idea di Cesare De Piccoli, il progetto allora alternativo al Mose di attrezzare banchine mobili in bocca di Lido, lato Punta Sabbioni. Strutture removibili, da dove i passeggeri che sbarcano possono essere tradotti a Venezia con le motonavi. Idee, progetti, polenmiche. In attesa che Comune, Porto e Magistrato alle Acque completino i loro studi di fattibilità sulla proposta già inviata al ministro.
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Feb 02
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L’impianto di veritas in via porto di cavergnago. Per i cittadini la partita è più ampia e riguarda tutta la zona
La Nuova di Venezia, 02 febbraio 2012, sezione CRONACA
CAMPALTO – Continuano le prove di funzionamento per la centrale a biomasse realizzata da Veritas nella sede di via Porto di Cavergnago. Stando al cronoprogramma che era stato illustrato agli abitanti della zona durante un incontro con la Municipalità, la centrale avrebbe già dovuto essere attivata. Invece non è stata ancora messa in funzione. «Contiamo – spiega Veritas – di accenderla a fine marzo, al massimo aprile, durante questo mese sono previste ancora delle prove».
Il nuovo sistema consentirà di fare riferimento solo all’energia rinnovabile: la sede di Veritas, compresa la palazzina con i nuovi uffici si autoalimenterà grazie al sistema a biomasse vegetale. Collaudi per verificare e testare il funzionamento ne sono già stati fatti.
Il costo dell’impianto nel complesso è di 2,5 milioni, spesa che sarà ammortizzata in 5 anni e che consentirà un risparmio fino a 500 mila euro annui. Per gli abitanti, la centrale rientra all’interno della più ampia partita del quadrante che ricomprende via Porto di Cavergnago, via Orlanda, la regionale 14, via Mandricardo e la nuova zona residenziale in corso di costruzione e che al completo prevede ben 1.400 nuovi residenti. Nei giorni scorsi si è svolto in Municipalità un incontro proprio sulla viabilità della zona e sulla messa in sicurezza di via Porto di Cavergnago.
«Prossimamente verrà convocata un’assemblea – spiega Mara Franco componente del comitato di zona – ma quel che serve è che venga aperto un confronto formale tra Veneto Strade e il Comune, per capire cosa si vuol davvero fare della zona». Sul tappeto c’è l’incrocio tra via Martiri della Libertà e via Porto di Cavergnago, l’ultimo crocevia pericoloso che non è ancora stato messo in sicurezza e c’è la pista ciclabile prevista nel Bicicplan che dovrebbe prosegurie in via della Crusca. «Tra l’altro – prosegue Mara Franco – via Porto di Cavergnago non è collegata in nessun modo con la Vallenari bis nè con via Carlo Martello». «In questa partita – chiarisce – c’è la centrale a biomasse, che non è chiaro come e in che modo venga attività». «Attendiamo risposte – conclude la portavoce – e le istituzioni devono raccordarsi tra di loro, non basta ragionare di pezzetti di viabilità».
Ritornando alla centrale, il nuovo sistema consentirà a Veritas di spendere meno e di dotarsi allo stesso tempo di energia elettrica e calore, sia in inverno che in estate (caldo e freddo). A marzo dell’anno scorso in sopralluogo si era recato il delegato ai Lavori pubblici di Mestre centro, Vincenzo Conte, assieme ai residenti della zona allo stesso amministratore delegato di Veritas, Andrea Razzini, il quale aveva illustrato il funzionamento della centrale. Il grande forno a legna si mangerà per due terzi le «potature» del verde urbano della città, per un terzo il «cippato» che sarà acquistato da colture dedicate, almeno un camion al giorno.
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Feb 01
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Il sindaco: «Possiamo fare poco». Il 26 febbraio domenica senz’auto
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
SPINEA – Migliora leggermente la situazione polveri a Spinea, ma il bilancio di gennaio è da dimenticare. Solo negli ultimi 3 giorni le centraline Arpav hanno rilevato una qualità dell’aria accettabile. Ma fino a sabato scorso la lancetta del Pm10 ha indicato quasi sempre qualità scadenti, in alcuni casi addirittura pessime, anche dopo l’ordinanza del sindaco Silvano Checchin che impone dal 17 gennaio l’abbassamento dei termostati. Dal 20 al 28 gennaio, ad esempio, il livello di polveri sottili è stato costantemente sopra la soglia limite dei 50 microgrammi per metro cubo, valore oltre il quale la qualità dell’aria viene considerata scadente. In tre casi (il 20, il 23 e il 24 gennaio) è stata addirittura sopra i 100 microgrammi per metro cubo, quindi pessima. La situazione emerge a Spinea, perché c’è la centralina, ma è evidente che la situazione dell’aria è pessima in tutto il comprensorio. Negli ultimi giorni la situazione è migliorata nella media, complice anche l’arrivo della bassa pressione, ma sabato di primo mattino ad esempio, i livelli erano di nuovo schizzati fino a 160 microgrammi per metro cubo, salvo poi riabbassarsi nel corso della giornata. Insomma, tra alti e bassi, è comunque allarme: il 2012 per Spinea è iniziato sotto pessimi auspici, tanto da costringere Checchin ad emanare un’ordinanza che obbliga tutti i privati a tenere i termostati di casa sotto i 20 gradi e le attività artigianali sotto i 18. Nei primi 10 giorni di ordinanza però le polveri si sono abbassate solo di pochi microgrammi per metro cubo. A questo punto il Comune punta tutto nei due blocchi del traffico già programmati (e sarà anche quest’anno il solo a farlo) il 26 febbraio e 25 marzo, con lo stop alle auto in centro. Per il resto, come ha ribadito lo stesso Checchin, al Comune resta ben poco da fare: lavaggio continuo delle strade e divieto di circolazione alle auto non catalizzate. «L’ordinanza – spiegano dal municipio – è uno strumento che si integra in una serie più ampia di interventi. La pessima qualità dell’aria è un problema che non ha solo Spinea». Intanto il sindaco promette per il 2012 l’adozione di un piano degli interventi che permetta di agire sui piani particolareggiati per acquisire aree verdi che contrastino le polveri.
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Feb 01
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Il voto alle 3.07: ora il testo pubblicato in Internet, poi la fase delle osservazioni Gli anti-Pat critici, il sindaco: «In malafede chi ci accusa di cementificare»
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
Dopo una maratona di quasi 12 ore in Consiglio, 358 emendamenti e 42 subemendamenti e 103 votazioni, alle 3.07 di ieri notte il Piano di assetto territoriale è stato adottato dal Consiglio comunale con 24 sì e il voto contrario di Bonzio (Federazione della sinistra, che sul Quadrante di Tessera voleva restare sui 27 ettari di stadio e casinò), Renato Boraso (Lista civica), i pdl Centenaro, Costalonga, Lavini, Locatelli, Zuin, i leghisti Giusto e Vianello, Renzo Scarpa del Gruppo misto, il grillino Gavagnin. Tra gli assenti, il pd Carlo Pagan, corso ad accogliere la nascita del primogenito («Volevo chiamarlo Pat, ma mia moglie ha insistito per Pietro», ride, ribadendo il suo sì), i pdl Cavaliere, Campa, Rizzi, Speranzon Assenti al voto anche l’Udc Fortuna, i leghisti Bazzaro e Sottana, il pd Ticozzi, Zecchi (Civica), Funari (Gruppo misto). Tra i 30 emendamenti approvati, quello del Movimento 5 stelle che esclude, nel futuro di Marghera “nuovi inceneritori” e quelli del Pdl per l’ampliamento della Cittadella della salute all’Angelo e polo sanitario con l’università a Venezia).
Adottato il Pat, inizia la fase delle osservazioni: e molti comitati che in questi mesi hanno puntato l’indice sulle dimensioni del Quadrante e la mancata cancellazione dalle mappe del tracciato di sublagunare, si preparano a presentarne a decine. Saranno discusse con gli assessorati nell’ambito dell’Osservatorio, introdotto con un emendamento di In Comune. Tra un paio di settimane tutta la documentazione sarà in Internet.
«Il jumbo-emendamento ha migliorato il Pat nel senso che ha reso esplicito quello che più stava a cuore della città e messo nero su bianco anche in uno strumento di pianificazione generale», commenta l’assessore Ezio Micelli, «così sul Quadrante, stabilendo la quota del 25% anche se certo mai avevamo pensato di creare una piattaforma di 105 ettari di cemento e sulle grandi navi». Il Comitato no Grandi navi plaude all’inserimento del proprio emendamento: navi «incompatibili» con la laguna e studi per individuare entro 18 mesi l’alternativa e stabilire anche una soglia massima di turisti «sostenibile». «Grazie all’emendamento del Comitato», commenta il portavoce Testa, «la città si trova ora davanti a un passaggio epocale, con la possibilità di avviare la decrescita del turismo e di affrontare un vero riequilibrio della laguna». «Su Tessera City la maggioranza silenziosa ha dato il meglio di sè», critica Michel Boato dell’Ecoistituto, «il maxi-emendamento la imbelletta da “città dello sport”, non localizzata e perciò pronta allo scambio di aree che permetteranno alla Save di Marchi di raddoppiare l’area dell’aeroporto». «Abbiamo ridotto di 60 ettari l’area dedicata a palazzi», replica a distanza il sindaco Orsoni, «chi ci accusa di cementificare è solo in malafede».
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Feb 01
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La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
Il Pat non è un Piano regolatore, deve dare solo indirizzi, ripete il sindaco Giorgio Orsoni. Ma su uno dei progetti più controversi, il collegamento sublagunare, resta l’ambiguità. Il maxiemendamento di giunta, presentato dall’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli, prevede una «linea di forza» tra il Lido e San Marco. Che significa «linea di forza»? Secondo i comitati si tratta del vecchio progetto della giunta Bergamo del 1990, il collegamento sott’acqua da Tessera fino al Lido. La giunta smentisce. Ma l’emendamento presentato da Marco Gavagnin (Cinquestelle) che chiedeva di scrivere senza mezzi termini che si tratta di «collegamenti acquei» è stato bocciato, su proposta dello stesso Bergamo, oggi assessore alla Mobilità. Come, peraltro, quello del Pdl che chiedeva invece l’opposto. Cioè che si parlasse di sublagunare. «Non dobbiamo precludere alcuna possibilità», scandisce il sindaco. Vale per la tratta Tessera-Arsenale. Il progetto giudicato «di pubblico interesse» e inserito nel Piano triennale delle opere dalla giunta Costa – di cui Orsoni era assessore – è stato bloccato. Esperti nominati dal committente, la Camera di commercio, hanno sollevato dubbi forse insuperabili sulla convenienza, ambientale ed economica , del futuristico treno sublagunare. Ma c’è chi come la Regione ritiene la sublagunare una grande opera da fare, avendola inserita anche nel Ptrc. Adesso il nuovo Pat, che prevede la grande espansione su Tessera, non vieta la sublagunare. Si dovrà decidere tutto nei Piani di Intervento. Ottocento milioni di euro, costo quasi raddoppiato in pochi anni, per una tratta che non viene ritenuta conveniente e che stravolgerebbe la laguna. La decisione ancora una volta, è stata rinviata.
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Feb 01
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Mirano, esultano comitati e partiti che si erano battuti contro l’impianto Ma la società proponente potrebbe decidere di ripresentare il progetto
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
MIRANO – Decide la Regione, via la centrale da Mirano. Il biogas sparisce dalle carte, bocciato senza appello dalla conferenza dei servizi riunita ieri nel palazzo della Regione in via Torino a Mestre. Vincono i cittadini, le associazioni e i partiti che lo scorso novembre portarono a galla un progetto che fino a quel momento passava di cassetto in cassetto. I terreni di via Porara resteranno agricoli, le strade libere dai rimorchi. Almeno per ora. Perché il vuoto legislativo continua e anche se ieri la Regione ha dato una mano a Mirano, ora è una corsa contro il tempo per far approvare una pianificazione regionale che eviti la presentazione di altri progetti simili in zone improprie. Quello della società Bio 4 Energy di Vigonza non ha trovato sponde: ai no scontati di Comune, Provincia e Sovrintendenza ai beni ambientali, si è aggiunto proprio quello della Regione, tramite la direzione agroambiente, su cui si erano concentrati i pressing degli ultimi giorni. Un parere determinante quello della direzione regionale. No anche dall’Ulss 13, che non ha recepito le integrazioni presentate dalla società. A dare un assenso condizionato al progetto è rimasta solo l’Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, lasciata sola anche dal Ministero dello sviluppo che non ha partecipato alla riunione. Così il peso dei pareri contrari ha schiacciato qualsiasi velleità della Bio 4 Energy: 87 punti su 100 a favore del no. Viva soddisfazione da parte di una dozzina di rappresentanti dei comitati e delle associazioni miranesi presenti in sala, tra cui le Acli e Italia Nostra. Soddisfatta Annamaria Tomaello, Udc, che con sé aveva portato circa 3.500 firme raccolte dai partiti di centrosinistra tra i cittadini. «La vittoria è soprattutto loro – afferma – c’era di mezzo la salute dei cittadini e i miranesi hanno saputo farsi valere». «Un risultato positivo – aggiunge per le Acli Franco Marchiori – frutto della forte opposizione popolare organizzata dai partiti di centrosinistra, a cui si sono aggiunti esponenti del Pdl. È stato evitato un impianto all’interno di un’area agricola in prossimità del centro urbano che avrebbe avuto un forte impatto sul paesaggio e fonte potenziale di inquinamento». «E’ l’esito per il quale ci siamo battuti e per il quale hanno battagliato con grande civiltà tanti cittadini, rimediando agli errori dell’ex sindaco Cappelletto – affermano i consiglieri regionali Bruno Pigozzo, Pd e Pietrangelo Pettenò, Prc – è stata dimostrata l’incompatibilità tra questo tipo di impianto e l’area urbanistica individuata. Rimane l’enorme vuoto normativo dovuto all’assenza di un piano energetico regionale, indispensabile per stabilire a monte quali aree non debbano essere toccate».
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