Mar 19
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DA OGGI DUE QUESTIONARI
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 19 marzo 2012, pagina 7
Al via un’indagine sulle attività economiche presenti nell’area industriale di Porto Marghera. Inizierà quest’oggi l’indagine promossa da Autorità Portuale di Venezia, Comune di Venezia e Ente della Zona Industriale di Porto Marghera.
L’indagine mira ad esplorare e comprendere le trasformazioni fisiche e funzionali che stanno interessando il polo industriale nonché le esigenze e le necessità delle aziende localizzate nell’area.
I dati e le informazioni raccolte forniranno utili indicazioni anche per la definizione di strategie e politiche di sviluppo finalizzate al consolidamento delle attività industriali e portuali in essere e all’attivazione di processi di trasformazione industriale e di valorizzazione delle potenzialità del settore logistico-portuale e delle specificità del polo industriale al fine di garantire il mantenimento della sua vocazione produttiva, nonchè la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Le attività di indagine sul territorio, che saranno curate dalla società Impact srl, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, prevedono l’utilizzo di due questionari, caratterizzati da due diversi livelli di approfondimento che saranno proposti, in due momenti temporalmente successivi, a tutte le imprese localizzate nell’area industriale di Porto Marghera.
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Mar 18
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SPINEA. Bocciata la richiesta alla Regione presentata dalla Federazione della sinistra
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 18 marzo 2012, pagina 22
Il Consiglio regionale nega i fondi per la bonifica delle ex cave di via Luneo e per la messa in sicurezza della discarica di via Prati. Bocciato l’emendamento presentato dalla Federazione della Sinistra che avrebbe destinato 2 milioni di euro al Comune di Spinea per la bonifica del sito.
Nelle cave di via Luneo sono stati scaricati, nel corso degli anni ben ottanta fanghi di depuratori industriali e rifiuti solidi urbani provenienti da Porto Marghera. Le analisi hanno confermato che nel terreno sono presenti diossina, benzene, zinco e arsenico in grandi quantità, tanto che la magistratura ne aveva disposto il sequestro giudiziario. «Negli ultimi dieci anni sono morti quattro trentenni per patologia neoplastica, giovani che negli anni ’80 giocavano in quelle cave – commenta Pietrangelo Pettenò, consigliere regionale della Federazione della Sinistra -. Lo stato di contaminazione del substrato e delle falde acquifere è preoccupante. La maggioranza Lega-Pdl, ancora una volta, non ha dato ascolto alle istanze dei residenti, che da anni chiedono una soluzione per questi siti».
Anche nella discarica di via Prati negli anni ’90 sono state portate tonnellate di rifiuti, tanto che il fondo della discarica rischia di cedere, facendo filtrare il percolato e inquinando la falda acquifera. «Le ex cave di via Luneo e la discarica di via Prati rappresentano dei seri problemi ambientali – conclude Pettenò -. Perchè si negano i fondi per la loro bonifica e messa in sicurezza?».
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Mar 18
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SALVAGUARDIA & LAGUNA. Entro il 2013 le compagnie potenzieranno gli arrivi. Il sindaco: «Non mi rassegno all’aumento dei transiti». LA ZTL: «Ho chiesto al Governo la competenza sul Bacino». IL RAGIONAMENTO. «Ben vengano le grandi navi ma non passino per San Marco».
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 18 marzo 2012, pagina 5
Entro il 2013 100 navi in più arriveranno in Marittima, ha detto ieri il presidente di Vtp, Sandro Trevisanato. Dunque, il temuto effetto “Costa Concordia” e l’effetto “Decreto rotte sicure” al momento non si sente. Il sindaco Giorgio Orsoni, però, non intende subire questa preannunciata invasione.
Sindaco, fino a quando non ci sarà l’alternativa per passare attraverso il canale dei petroli con il contestuale divieto al passaggio delle grandi navi in bacino la città dovrà rassegnarsi?
«Io dico chiaro e tondo che non mi rassegno. Non è nel mio carattere. Sono convinto che sia da fare qualcosa nel più breve tempo possibile. Sto valutando questo tema della Ztl, che purtroppo non posso decidere da solo, ma sto cercando di promuovere. Non bisogna leggere questo in senso riduttivo, cioè prendere dei soldi e lasciar passare le navi, ma deve essere un segnale per disincentivare i passaggi e di farle andare da altre parti, ad esempio a Marghera o nel porto in mare che dovrebbe essere realizzato.Ben vengano le grandi navi a Venezia, ma non passino per San Marco. Nessuno vuole mortificare l’attività del porto, anzi, credo che possa essere anche potenziata ma nel rispetto della città».
Si dice che lei abbia chiesto al Governo una norma che dia alla città la competenza sui canali marittimi, che finora è stata anche alla base dell’equivoco dei taxi cosiddetti abusivi.
«È vero, l’ho chiesta, e spero che arrivi presto una bella notizia».
Tempi? Sicuramente se ne parlerà, se va bene nel 2013.
«Ma no, spero di accelerare il più possibile, magari anche in questa stagione».
Ma non ha paura che Trieste possa approfittare di questa nuova situazione attrezzandosi ad accogliere le navi “respinte” da Venezia?
«Questo pericolo non lo vedo. Noi comunque dobbiamo pensare a cosa è bene per la città. Venezia ha bisogno dell’industria turistica, ma non deve essere schiava del turismo e basta. Deve proporsi per quella che è».
C’è anche il “fuoco amico” del Pd, che con l’ultimo disegno di legge presentato in Senato, vorrebbe vietare l’ingresso alle navi da più di 2mila tonnellate di stazza lorda.
«I firmatari della proposta sono animati delle migliori intenzioni. Si tratta di capire se quella misura sia una cosa sensata oppure no. A me sembra che sia eccessivamente riduttiva e rischia di bloccare anche il passaggio di “barche” compatibili con il bacino. Non ha senso bloccare quelli che invece sono una ricchezza per il turismo della città. Anzi, dovremmo far passare anche le navi di medio tonnellaggio, ma non tutte».
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Mar 18
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Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 18 marzo 2012, pagina 14
La Giunta Orsoni approva il piano di intervento di iniziativa privata “Bandiera 27″. Il “sì” è giunto durante la seduta di venerdì ed è stato commentato con favore dall’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli. «Siamo soddisfatti della conclusione di un iter che ha portato all’approvazione, di competenza della Giunta, del piano attuativo. Si tratta – spiega l’assessore – di un intervento che porterà alla riqualificazione di una parte dell’asse compreso tra via Fratelli Bandiera e via dell’Elettricità chiamato a rapportarsi, nelle nostre intenzioni, con la Marghera urbana». L’area, cosiddetta “Bandiera 27″ si affaccia su via Fratelli Bandiera, appunto, al civico 27, di fronte all’incrocio con via Rossarol: fino al 2007, vi ha operato la Telecom con depositi ed uffici. I 10mila metri quadri sono stati suddivisi in due unità minime di intervento (le cosiddette Umi) che potranno essere realizzate anche in tempi diversi: la prima, di poco più grande, destinata ad accogliere un insediamento direzionale con l’edificazione di stabili non più alti di trenta metri ovvero di nove piani. Nella seconda unità i privati (”Figura 11″, srl di Verona) potranno avviare una media superficie di vendita alimentare di 998 metri quadri. “Bandiera 27″ rappresenta uno dei molti piani previsti sull’asse di via Fratelli Bandiera: piani per cui la Municipalità chiede una visione di insieme. «Siamo in sintonia. Ci è nemica la scarsità delle risorse, ma – conclude Micelli – siamo intenzionati a restituire quest’area strategica alla città».
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Mar 17
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Il Comune presenta ricorso al Tar per bloccare il progetto. «Abbiamo buone possibilità»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 17 marzo 2012, pagina 24
La battaglia contro Veneto City non finisce qui: come ipotizzato nei giorni scorsi, anche il Comune di Mirano ha deciso di fare ricorso al Tar impugnando l’accordo di programma contro il Comune di Dolo e la società che sta portando avanti il progetto.
La gestione commissariale ha atteso fino all’ultimo per capire se c’era la possibilità di passare la questione al prossimo sindaco. Ma, appurato che il termine per fare ricorso scade proprio oggi, ha depositato l’atto ufficiale. Il progetto è stato infatti pubblicato nel Bollettino Ufficiale Regionale il 17 gennaio, e quindi il ricorso può essere presentato entro 60 giorni, cioè entro il 17 marzo. La battaglia tra Mirano e Dolo è iniziata l’estate scorsa: il 2 agosto 2011 l’allora commissario prefettizio del Comune di Mirano, Vittorio Capocelli, presentò al Comune di Dolo una lunga serie di osservazioni, sottolineando la contrarietà a molti aspetti del progetto, dall’inquinamento al traffico, dallo stravolgimento di alcune strade di Vetrego e Ballò (con il conseguente spostamento della stazione ferroviaria) alla necessità di salvaguardare il graticolato romano e il suo paesaggio. «Tali osservazioni non furono ufficialmente respinte, ma nemmeno mai prese in considerazione» fanno sapere ora dal Comune di Mirano. E così l’attuale commissario Gulletta, che nel frattempo ha sostituito Capocelli, ha deciso di procedere per vie legali. «È stata una decisione cautelativa, per consentire al prossimo sindaco di aver voce in capitolo sull’accordo di programma, altrimenti Mirano sarebbe stata definitivamente tagliata fuori» spiega Gulletta. Anche in caso di verdetto negativo, infatti, la prossima Giunta in teoria potrebbe decidere di ricorrere al Consiglio di Stato.
L’udienza si terrà di sicuro quando a Mirano ci sarà già la nuova amministrazione e il verdetto non arriverà dunque prima di qualche mese. Ma quanti margini ci sono di vincere questo ricorso? «Ho chiesto un parere legale e mi è stato risposto che ci sono molte possibilità perché il Tar prenda in seria considerazione la nostra posizione» conclude Gulletta.
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Mar 17
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MANIFESTAZIONE A PIAZZALE ROMA. Mobilitazione contro la liberalizzazione dei servizi. VERITAS. «Favorevoli a far rispettare il referendum del 2011».
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 17 marzo 2012, pagina 9
Doveva essere una manifestazione di protesta del “Comitato Acqua bene comune” davanti alla sede di Veritas a Piazzale Roma per chiedere il rispetto del risultato dei referendum. Invece per una volta manifestanti e contestati sono stati tutti d’accordo: il risultato del referendum deve essere applicato al più presto. E bisogna anche cercare di bloccare la liberalizzazione del servizio di smaltimento delle immondizie per impedire che a Venezia succeda quello che capita a Napoli.
Una quarantina di aderenti al comitato, e tra questi il consigliere comunale Beppe Caccia, hanno manifestato ieri mattina in fondamenta Sant’Andrea per chiedere una gestione pubblica, trasparente e partecipata del servizio pubblico e l’eliminazione dalle bollette dei profitti. «Con la vittoria del referendum, votato da 27 milioni di cittadini – ha spiegato Francesco Penzo – è stata abrogata la norma che prevede la remunerazione del capitale, pari al 7 per cento del capitale investito. Nonostante siano trascorsi otto mesi i gestori del servizio idrico italiano, tra cui l’Aato veneziano, non hanno tolto questa voce dalle bollette». «Abbiamo lanciato – hanno detto Tommaso Cacciari e Luigi Lazzaro – una campagna di “obbedienza civile” perché diventi effettivo il principio che sulla gestione dell’acqua non si può fare profitto. Siamo pronti a invitiare i cittadini a non pagare la quota remunerazione e chiediamo a Veritas a una maggiore chiarezza e trasparenza sulle modalità in cui investe e gestisce queste risorse finanziarie». Pronti al dialogo i dirigenti di Veritas, scesi in campo per incontrare i manifestanti. «L’azienda non è padrona delle tariffe – hanno sottolineato l’amministratore delegato Andrea Razzini e il vicepresidente Alberto Ferro – da parte nostra siamo favorevoli a rispettare il referendum, l’abbiamo sostenuto dall’inizio. La nostra azienda è l’unica che non ha mai applicato il 7 per cento perché abbiamo un credito nella tariffa totale. È anche la meno costosa in Italia, se si considera che gestiamo 3.600 km di rete fognaria e 6 depuratori. L’esito del referendum ha messo lo stop al concetto di privatizzazione ma, a causa delle leggi europee, c’è ancora il rischio che alla scadenza della gestione l’azienda non sia più data in affidamento a una municipalizzata. E questa incertezza si sente già con il sistema delle banche che hanno smesso di dare credito alle aziende pubbliche, rendendoci difficili le manutenzioni della rete. E un altro grave problema si porrà a fine anno con la liberalizzazione del servizio delle immondizie: la mafia è dietro l’angolo, pronta a prenderlo, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti nel sud d’Italia».
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Mar 17
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PORTO. Alla fiera di Miami le compagnie hanno annunciato aumenti dal 25 al 40% su Venezia. Venezia Terminal Passeggeri rilancia e prevede un incremento di circa 400mila passeggeri.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 17 marzo 2012, pagina 6
Da qui al 2013 la Marittima ospiterà circa 400 mila passeggeri in più, vale a dire oltre cento navi da crociera più di quelle che arrivano oggi. Miami è stata una grossa sorpresa per i vertici della Vtp, la Venezia terminal passeggeri: guidati dall’amministratore delegato, Roberto Perocchio, sono negli Strati Uniti per partecipare alla “Seatrade Conference”, la più importante fiera mondiale della crocieristica. Tra gli stand europei, quello della Vtp è stato il più visitato. «Nel corso del 2013, oltre alla conferma della programmazione del 2012, è prevista una frequentazione ancor più rilevante delle compagnie di crociera, come ad esempio il raddoppio della presenza della compagnia Aida Cruises, un incremento del 40% di Carnival e una crescita del 25% di MSC – spiega Perocchio -. Nel 2013, inoltre, ospiteremo per la prima volta la nave Disney Magic in un’ottica di diversificazione dell’offerta che stiamo da tempo perseguendo». La Disney Magic è un nuovo acquisto, ed è una compagnia di livello mondiale, come Carnival e Msc.
«Non sono ancora contratti formalizzati – commenta il presidente di Vtp, Sandro Trevisanato – ma la strada è segnata, anzi è riaperta». Era stato proprio Trevisanato poco tempo fa ad annunciare che, per la prima volta da dieci anni a questa parte, nel 2012 i traffici a Venezia sarebbero cresciuti solo del 6%.
«Una settimana fa non potevamo immaginare una ripresa simile per il 2013. I segnali erano tutti negativi, soprattutto dopo la tragedia della Costa Concordia al Giglio e le proteste scoppiate a Venezia. Il decreto Clini-Passera ha fatto passare timori e dubbi alle compagnie che hanno ripreso a chiedere la nostra destinazione».
Proprio in questi giorni Marina Monassi, presidente dell’Autorità portuale di Trieste (porto da 70 mila passeggeri l’anno) ha dichiarato che Trieste diventerà il primo scalo dell’Adriatico. Quasi una dichiarazione di guerra per Venezia che, ad ogni modo, nel 2011 ha totalizzato 1 milione e 800 mila passeggeri, senza contare quelli dei traghetti.
«Per questo insistiamo che la Regione deve essere più presente nelle politiche portuali» continua Trevisanato.
Dagli States arriva anche la notizia che Venezia, il 26 aprile, ospiterà la Conferenza mondiale sul sistema del Cold Ironing, ossia del sistema di alimentazione elettrica delle navi da banchina «che consente quindi di spegnere i motori ausiliari delle navi attraccate, eliminando le emissioni» spiega Perocchio. Nel Porto di Venezia, in seguito ad un accordo del 2012 tra Autorità Portuale e Enel si prevede di installarne uno in grado di alimentare contemporaneamente 4 navi.
«È l’unico grande intervento che riteniamo necessario e indispensabile per attenuare l’impatto sull’ambiente, visto che abbiamo un porto in centro città. E l’abbiamo proposto noi parecchi mesi fa, come nel 2007 abbiamo proposto i carburanti puliti – conclude Trevisanato -. Tutto il resto è destituito di fondamento scientifico».
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Mar 15
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Pneumatici dismessi, wc, cassette: rimpallo di responsabilità sulla rimozione dell’immondizia
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 15 marzo 2012, pagina 19
Nonostante le proteste, i rifiuti sono ancora lì. A distanza di un anno dall’appello del presidente dell’Apt Lucio Carisi, che aveva segnalato la situazione di estremo degrado regnante lungo il tratto translagunare della Romea, non si è fatto nulla. Carisi se la pigliava senza mezzi termini con le condizioni in cui versano le piazzole panoramiche sul ponte translagunare della Romea, che somigliano a discariche abusive. Vi si trova di tutto: dai rottami di legno ai materassi vecchi, alle bottiglie vuote, agli pneumatici di scarto. C’è perfino un water. Oltre alle immondizie abbandonate dagli automobilisti e dai camionisti di passaggio, abbondano pure i rifiuti scaraventati sulla strada dal vento e dalle onde, in concomitanza con le acque alte. Create allo scopo di consentire ai viaggiatori di potersi fermare per ammirare lo splendido panorama della laguna, da sud verso Venezia, le piazzole adesso sono letteralmente impraticabili.
Nessuno, infatti, ha tolto di mezzo le immondizie semplicemente perché la pulizia di quei luoghi non rientra negli obblighi specifici di alcun ente o azienda. Veritas non ne vuol sapere perché i proventi della tassa d’igiene ambientale (Tia) non possono essere impiegati per l’eliminazione dei rifiuti non direttamente prodotti dalla città. L’ufficio legale dell’Anas, interpellato dall’Associazione albergatori, ha invece, preso le distanze asserendo di non potersi affatto sobbarcare costi per la rimozione di oggetti non relativi alla manutenzione stradale intesa nel senso stretto. Secondo l’ente, il servizio graverebbe sul Comune, il quale, però, a sua volta ha delegato la nettezza a Veritas.
Il presidente degli albergatori Renzo Bonivento è desolato. «Siamo alle prese – dice – con una situazione paradossale. Recentemente Chioggia ha fatto da palcoscenico in occasione di tante manifestazioni che hanno reso fior di quattrini agli organizzatori. È mai possibile – aggiunge – che, nel frattempo, nessuno abbia provveduto all’eliminazione di quello scempio?».
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Mar 15
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Il Gruppo Basso presenta un ricorso al Tar contro l’accordo di programma. «Una fetta dell’area interessata ai lavori è nostra: stravolte le norme sui diritti»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 15 marzo 2012, pagina 20
Una nuova bufera si abbatte su Veneto City. E anche stavolta si tratta di un ricorso al Tar, che rischia di mettere in serio pericolo la fattibilità dell’opera. Perché a presentarlo non sono stati privati cittadini o comitati ambientalisti; bensì il Gruppo Basso, proprietario di parte dei terreni dove dovrebbe andare ad insistere l’opera. Questo è il secondo ricorso che il Gruppo Basso presenta al Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto. Ad inizi gennaio, infatti, l’azienda, che ha sede a Treviso, impugnò gli indirizzi di sviluppo proposti dall’amministrazione comunale sempre su Veneto City, costringendo il comune di Dolo a dare incarico all’avvocato Bruno Barel per resistere in giudizio. Stavolta il Gruppo Basso ha impugnato l’accordo di programma sottoscritto da Veneto City spa, Provincia di Venezia, Regione del Veneto e comuni di Dolo e Pianiga sul finire dello scorso anno. Ed ha dato mandato all’avvocato straense Ivone Cacciavillani, uno dei maggiori esperti in materia, per presentare una memoria in cui viene chiesto l’annullamento di quell’accordo, ritenuto lesivo per gli interessi del gruppo. Il Gruppo Basso sottolinea che «l’area interessata dall’accordo di programma non riguarda solo l’area di proprietà controllata dalla cordata di imprenditori conosciuta come Veneto City (circa 300mila metri quadrati), bensì anche l’area di sua proprietà (circa 250mila metri quadrati)». Il Gruppo Basso, esaminati i documenti ufficiali «ha infatti appreso che l’accordo di programma Veneto City ha di fatto stravolto i propri diritti sulle aree di proprietà imponendo, tra l’altro, opere di urbanizzazione complessive per circa 70 milioni di euro, tempi di realizzazione legati alle priorità della società Veneto City e ponendo il gruppo Basso in una situazione di subordine ed accettazione passiva di decisioni e valutazioni altrui. Gruppo Basso si sente quindi ostaggio di scelte ed accordi concordate con gli enti da parte della sola società Veneto City».
Non solo, lo stesso gruppo «si ritrova – si legge ancora nel comunicato – fortemente penalizzato, con una chiara lesione dei propri diritti di proprietario, in quanto nell’accordo di programma sottoscritto il soggetto proponente Veneto City ha ottenuto una sorta di diritto all’inizio dei lavori». Il gruppo ha deciso di rivolgersi al Tar perché si esprima a riguardo.
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Dopo la “denuncia” dell’Udc. Presunti errori nella cartografia, si profila uno scontro tra Comuni
Il Comune di Mirano potrebbe far ricorso contro il Comune di Dolo? Per ora è solo una possibilità, avanzata dal circolo locale dell’Udc. Allo scudo crociato non sono mai andati giù i presunti errori nell’uso della cartografia relativa a VenetoCity.
«Strade comunali sono state individuate come strade provinciali e regionali provocando uno stravolgimento della viabilità e del paesaggio – è l’accusa -. Avevamo presentato delle osservazione, ma a Dolo non ne hanno mai tenuto conto». A spiegarlo è la segretaria miranese del partito, Anna Maria Tomaello. «Chiediamo alla gestione commissariale di affidare la questione a un legale – sottolinea -, permettendo poi al prossimo sindaco di proseguire sulla strada che riterrà più idonea». L’Udc è stato tra i primi ad opporsi al progetto Veneto City, e proprio questa opposizione ha portato alla prese di distanza dal Pdl miranese e dal conseguente allontanamento anche in vista delle prossime elezioni. Molte le incognite per il territorio miranese. «Mirano – conclude la Tomaello – subirà tutto il traffico da nord, ma anche l’inquinamento e la devastazione della centuriazione romana». Il 17 gennaio il progetto è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale, e dopo 60 giorni scadrà il termine per un eventuale ricorso. Se il comune di Mirano accogliesse la richiesta dell’Udc avrebbe tempo fino a sabato per formalizzare gli atti.
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Mar 14
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PORTOGRUARO. Il circolo di Rifondazione chiede chiarezza a Bertoncello. Buffon: «Per l’assessore Simonella è un disastro, per la maggioranza no»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 14 marzo 2012, pagina 27
«Sulla Tav il Comune deve chiarire in modo certo ed inequivocabile la sua posizione». Dopo le polemiche sollevate dall’opposizione in merito al patrocinio concesso dall’amministrazione comunale all’iniziativa dei No Tav, è il Circolo di Rifondazione Comunista Lemene-Tagliamento a mettere nuovamente in discussione la posizione della maggioranza consiliare sull’alta velocità. E lo fa riprendendo le dichiarazioni dell’assessore all’Ambiente, Ivo Simonella, rese durante l’assemblea pubblica del 9 marzo scorso. Simonella, in quell’occasione, aveva sottolineato «che in consiglio comunale si sta lavorando affinché passi l’idea che si potenzi la linea attuale e non si costruiscano altri tracciati ferroviari» e che «la Tav, così come è prevista oggi, è solo un disastro per il nostro territorio, dovunque passi». Dichiarazioni che secondo Rifondazione sarebbero in contrasto con quanto approvato dalla maggioranza con l’ordine del giorno del 15 febbraio 2011 e con quanto va affermando in questi giorni sulla stampa il sindaco Antonio Bertoncello.
«Nell’ordine del giorno – ha detto il segretario del Circolo, Andrea Buffon – non si dice che il Comune di Portogruaro è contrario alla costruzione di una nuova linea ferroviaria ma si limita a respingere il progetto presentato da Italferr sul tracciato basso, e non si propone nemmeno di valutare in prima istanza l’ipotesi di potenziamento dell’attuale linea a due binari. A questo punto è bene che si fughino dubbi e ambiguità. Se la posizione di Ivo Simonella è condivisa dalla coalizione di cui fa parte, – ha aggiunto – ci aspettiamo a breve un atto ufficiale da parte della giunta e della maggioranza consiliare che si esprima contro la costruzione di una nuova linea ferroviaria ed esclusivamente per il potenziamento ed il miglioramento di quella attuale a due binari».
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LETTERA APERTA AL SINDACO DEI COMITATI CONTRO L’ALTA VELOCITÀ. «Serve un processo partecipato che coinvolga i cittadini»
PORTOGRUARO – Lettera aperta del Gruppo No Tav di Portogruaro al sindaco Antonio Bertoncello perché si faccia promotore del processo partecipativo sulla realizzazione dell’alta velocità/alta capacità ferroviaria. Una richiesta che è in sintonia con quanto sostiene il Governo Monti, dopo le violenze di Val di Susa, sulla necessità di avviare un reale processo democratico per questa grande opera. Dopo la lettera al Governo del Wwf che ha messo in evidenza l’incompatibilità del commissario straordinario Bortolo Mainardi, ad un tempo promotore dell’opera e controllore del suo impatto ambientale, i No Tav chiedono «al Sindaco Bertoncello di convocare nei prossimi due mesi, associazioni, comitati, partiti, forze politiche e tutte le realtà del territorio portogruarese interessate ad affrontare la questione Tav, per proporre loro la partecipazione». Ovvero di utilizzare un metodo che è l’esatto contrario di quello utilizzato dal Commissario Mainardi che non ascolta neppure i sindaci. «Per realizzare solo una parte del Progetto Tav – scrive la portavoce dei No Tav, Anna Rosa Falcomer – siamo arrivati a spendere o impegnare 90 miliardi di euro (dati 2010), tutti usciti o che usciranno dalle casse pubbliche, cioè dalle tasche dei cittadini. Questo è forse il motivo più evidente per cui il Tav è un problema che non esclude nessuno. Anche qui a Portogruaro i cittadini stanno continuando ad organizzarsi per dire no all’ennesimo scempio del territorio, all’annullamento di ogni processo decisionale democratico e per pretendere un piano di mobilità sostenibile». «In queste settimane di intensa attività No Tav conclude la Falcomer – abbiamo attraversato le vie, le piazze, i mercati, negozi, centri aggregativi, luoghi pubblici del nostro Comune e di quelli limitrofi, molti sono stati i momenti di dialogo con la cittadinanza e proprio da questo nostro modo di fare attività abbiamo iniziato a percepire quanto sia fondamentale intensificare i momenti di confronto serio e di informazione vera».
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