Feb 05
rassegna-stampail Gazzettino
Comitato del no e Italia Nostra: «Alla fine avremo ancora più traffico»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 5 febbraio 2012, pagina 7
È passata meno di una settimana dal voto sul Pat e dall’approvazione dell’impegno del Comune a verificare la possibilità di estromettere le navi da crociera dal bacino di San Marco e dalla laguna e già arrivano i primi segnali in questa direzione. L’Autorità portuale ha, infatti, dato il via al primo studio di fattibilità per lo scavo e l’allargamento del canale Contorta – Sant’Angelo e del conseguente interramento del “vecchio” Vittorio Emanuele.
Lo scopo è capire in via preliminare se la vecchia idea – lanciata una decina di anni fa quando Paolo Costa, attuale presidente del Porto, era sindaco – di alleggerimento del bacino di San Marco sia percorribile dal punto di vista dell’idraulica anche tenendo conto di tutte le interazioni connesse al traffico marittimo.
Un altro studio è stato invece avviato dal Magistrato alle Acque (come referente locale del Ministero delle Infrastrutture), e riguarda le opere di protezione dal mare che dovrebbero circondare il progettato terminal offshore a nove miglia dalla costa.
Il senso di questo ragionamento sta nel fatto che Venezia, dotandosi di uno scalo con 30 metri di profondità, potrebbe attirare le gigantesche portacontainer che oggi si servono dei porti del Nord Europa (Rotterdam, Anversa, Amburgo) e fare una seria concorrenza puntando sul fatto che scaricando in Adriatico si risparmia una settimana di navigazione dall’Estremo Oriente.
Il costo previsto oscilla tra i tre e i quattro miliardi di euro e c’è stato anche il coinvolgimento di un pool di banche per garantirne la finanziabilità.
Il nuovo canale navigabile, frutto di un accordo tra il sindaco Giorgio Orsoni e Costa, con la benedizione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, continua a non piacere né al Comitato No grandi navi né a Italia Nostra.
«Non ci piace il fatto che lo studio non sarà realizzato – affermano dalla sezione veneziana di Italia Nostra – da scienziati indipendenti ma dallo stesso Porto. Questo canale darà il colpo di grazia al regime idrodinamico, già compromesso dal canale dei Petroli. Così alla fine avremo molte più navi di quante ne abbiamo oggi e una laguna sempre più erosa. E – concludono – due isole, Lido e Pellestrina, vulnerate nel tessuto sociale e nella salute degli abitanti nel caso in cui si vorrà dar corso al terminal crociere nell’area del Mose a Santa Maria del Mare».
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Feb 02
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Costa: «Grazie a commerciale e crociere garantiremo un futuro allo scalo». Una quindicina di cantieri e investimenti per 600 milioni.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 02 febbraio 2012, pagina 13
Il porto di Venezia aveva davanti a sè due strade: seguire il declino della zona industriale o reinventarsi e tornare alle sue origini di scalo commerciale e turistico. «Noi abbiamo scelto la seconda e oggi i numeri ci premiano» ha spiegato ieri mattina Paolo Costa, il presidente dell’Autorità portuale veneziana (Apv) nel corso di un sopralluogo ai cantieri aperti, o in procinto di essere avviati, partendo dal cuore storico del porto per arrivare fino a Fusina dove il prossimo anno aprirà il primo lotto del terminal delle autostrade del mare: da quel momento tutti i traghetti si trasferiranno dalla Marittima a Fusina e quasi 500 Tir al giorno spariranno dal ponte della Libertà.
Tra un lavoro e l’altro, impegnati in una quindicina di cantieri, sono in movimento 322 milioni di euro, dei quali 200 milioni investiti da privati e il resto dall’Autorità portuale veneziana. E stiamo parlando solo dei cantieri a terra, perché se ci si aggiungono i 250 milioni di euro impegnati nei lavori di scavo dei canali per raggiungere i 12 metri di profondità praticabile, e quindi aumentare il numero di navi e la quantità di merci che possono essere sbarcate o imbarcate a Marghera, si arriva quasi a 600 milioni di euro.
Perseguendo questa politica Marghera ha battuto il record di container tra i porti dell’Alto Adriatico, con 458 mila unità nel 2011, secondi solo a Capodistria che ne ha prodotte 580 mila.
Tra qualche mese partirà la campagna per la nomina del nuovo presidente dell’Apv, e Paolo Costa potrebbe aspirare ad un secondo mandato per altri quattro anni ma ieri ha preferito non commentare: «Vedremo se me lo chiedono e per fare cosa». Il “cosa”, per il presidente, è chiaro: «Ora, dopo aver fatto lavorare assieme i porti dell’Alto Adriatico e aver avviato la ristrutturazione delle aree portuali, servono gli adeguamenti infrastrutturali superiori – ha continuato Costa, che era accompagnato dal segretario generale Franco Sensini e dal direttore tecnico Nicola Torricella -. In primo luogo dobbiamo arrivare entro il 2013 a dodici metri di profondità dei canali portuali, e non un centimetro di più come previsto dai programmi; poi dobbiamo aumentare le aree a disposizione di portualità e logistica, oltre ai 91 ettari acquistati da Montefibre e da Syndial; terzo, costruire il porto off shore in mare aperto, per ospitare le navi che hanno bisogno di fondali ben oltre i 12 metri di profondità».
Girando per l’isola portuale e per le aree limitrofe, e arrivando fino a Fusina, effettivamente salta all’occhio che la grande zona industriale di Porto Marghera è un ricordo per nostalgici. Aziende, sia chiaro, ce ne sono ancora molte e parecchie in buona salute ma è l’aspetto globale che, ormai, è profondamente mutato: il manifatturiero è inglobato dal porto, e il porto è la prima cosa che si vede, è l’entità che dà la forma ai 2 mila ettari. Una forma nuova.
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L’ANALISI. Con le grandi navi la vera ricchezza arriva dalle forniture.
Commerciale e turistico, dunque, sono i due capisaldi dello sviluppo del porto veneziano del terzo millennio. Per turistico si intende, naturalmente, il settore crociere che il presidente del Porto, Paolo Costa, definisce irrinunciabile, paradossalmente non tanto per i turisti trasportati quanto per il comparto delle forniture: «Due milioni di passeggeri l’anno sono tanti ma non tantissimi rispetto agli oltre 20 milioni di turisti che ogni anno arrivano a Venezia. Oltretutto, di quei 2 milioni trasportati dalle navi crociera, solo 600 mila fanno turismo in città. Da questo punto di vista, quindi, potremmo al limite anche rinunciare al settore. Non è vero ma parliamo per ipotesi».
Sono le centinaia di aziende artigiane, di servizi, piccole e medie imprese, enti e altri soggetti economicamente coinvolti nel mondo delle crociere che non si possono pensare di cancellare. «Ogni volta che arriva una nave alla Marittima, è come se ci fossero 4 mila camere d’albergo da sistemare, rifornire, assistere. È il settore della fornitura il vero elemento cui non possiamo rinunciare, cui Venezia non può permettersi di rinunciare. È il mondo che si occupa della manutenzione di una città che cammina e che garantisce l’integrazione con l’altro grande motore dell’economia veneziana, l’aeroporto». Ecco perché, per il Porto, è impossibile dire addio alle grandi navi a Venezia. Ed ecco perché è di vitale importanza studiare con la massima attenzione soluzioni alternative alla Marittima.
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Feb 01
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Presentato il progetto della Sisare per migliorare gli arenili dell’alto Adriatico. Lo “spiaggiato” verrà lavorato in un silos a Centa Taglio e poi tornerà dov’era
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 27
Sabbia purissima per le spiaggie dell’alto Adriatico, trattata nell’impianto di Centa-Taglio a Portogruaro. È il progetto che si sta completando tra l’azienda dei servizi del Veneto orientale e la Exe di Udine. Le due società pubbliche hanno infatti costituito la Sisare che a regime sarà in grado di gestire migliaia di tonnellate di spiaggiato. Il tutto sarà gestito nella ex discarica di Centa-Taglio, con un impianto che pulirà la sabbia di Lignano, Bibione, Caorle e con ogni probabilità in futuro anche di Jesolo, Eraclea e Grado. «Riusciremo a recuperare tonnellate di sabbia che altrimenti sarebbe finita in discarica – spiega Luca Michelutto, presidente di Asvo – in questo modo il ripascimento dei nostri litorali costerà decisamente meno alla collettività». Già, perchè le due società ambientali, hanno presentato alle rispettive province di Venezia e Udine e ai sindaci del territorio, il rivoluzionaro progetto che permette di pulire la sabbia. «Si tratta di un semplice silos – ribadisce Michelutto – in cui sarà inserito lo spiaggiato, preventivamente ripulito dei rifiuti con apposite attrezzature. Il nuovo sistema ci permetterà di ripulire quei micro organismi che lasciano altrimenti una sabbia ancora sporca. All’interno del silos la temperatura salirà infatti a circa 90 gradi, consegnando una sabbia di elevata qualità». Un progetto che al momento è pronto per i litorali di Lignano, Bibione e Caorle, che presentano una sabbia del tutto identica, sia nel colore che nella granularità. «Anche Jesolo ha le stesse caratteristiche, quindi in futuro potremmo ampliare il progetto – conclude Michelutto – con costi decisamente inferiori per le rispettive società». Con il vecchio sistema infatti rifiuti e sabbia venivano portati tutti indiscarica, con il peso che faceva lievitare i costi, ora la sabbia viene ripulita con il gas, per altro recuperato dalla vecchia discarica.
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Feb 01
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PARERE NEGATIVO. La Conferenza dei servizi si è espressa per il no. LA MOTIVAZIONE. La zona è di notevole interesse paesaggistico.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 22
La centrale a biogas di via Porara non si farà. A decretarlo è stata la conferenza dei servizi convocata ieri mattina dalla Regione. Decisivo il parere negativo espresso da comune di Mirano, Provincia, Regione, Asl e Sovrintendenza ai Beni ambientali. La società agricola di Vigonza «Bio 4 Energy» aveva presentato domanda per la realizzazione di un impianto nell’area verde compresa tra via Porara e il canale Taglio, a pochi metri dal passante autostradale, ma anche a pochi km dai quartieri residenziali Moro e Gramsci. E proprio la localizzazione è stato il nodo cruciale che ha portato alla bocciatura del progetto. Pur essendo favorevoli a questi tipi di impianti, gli enti hanno sottolineato l’incompatibilità con l’area urbanistica individuata, sottoposta a vincolo ambientale. Secondo l’accordo di programma firmato nel 2008, inoltre, nella stessa zona dovrebbero sorgere altre opere di mitigazione complementari al Passante. Un altro problema evidenziato dal Comune è stato quello dell’intenso traffico che mezzi agricoli avrebbero provocato non solo nell’area circostante, ma anche in via Caltana e via Scaltenigo. Comune, Provincia e Sovrintendenza hanno ribadito i «no» già espressi nei precedenti tavoli tecnici, a cui si sono aggiunti quelli di Asl e Regione. «Il progetto è in contrasto con il nostro piano regolatore perché stiamo parlando di una zona di notevole interesse paesaggistico e ambientale», spiega l’architetto Bortolato in rappresentanza del Comune. L’unico parere positivo, strettamente attinente all’aspetto tecnico e agro-economico, è stato quello dell’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa).
Alla conferenza hanno assistito anche l’associazione Italia Nostra e il circolo locale dell’Acli. La sensazione è che ieri sia stato dato un chiaro segnale anche per il futuro, in vista di altre proposte simili che potrebbero nuovamente riguardare il territorio di Mirano. Le manifestazioni di protesta organizzate in questi mesi dai partiti di centro e centrosinistra e le oltre 3mila firme raccolte hanno dunque avuto il loro peso, come le interrogazioni in Regione dei consiglieri Pigozzo (Pd) e Pettenò (Federazione della sinistra), che allargano il concetto: «Con il nostro impegno abbiamo rimediato agli errori dell’ex giunta di centrodestra che aveva ricevuto la proposta, ma bypassato il parere dei cittadini. Nonostante questa vittoria, resta un inaccettabile vuoto normativo: bisogna approvare il prima possibile un Piano regionale energetico per evitare che capitino nuovamente queste situazioni di incertezza».
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IN UN ANNO. Dal progetto alla bocciatura dell’impianto
MIRANO Il progetto arrivò l’anno scorso sulla scrivania dell’ex sindaco Cappelletto, che decise di far valutare il progetto ai tecnici comunali. Dopo mesi di silenzio la questione approda in Regione e viene risollevata dai partiti di centro e centrosinistra che portano in strada un centinaio di cittadini. Il primo tavolo tecnico si svolge il 30 novembre: decisione rimandata al 20 gennaio. Nel frattempo partono le petizioni e altri due cortei, l’ultimo il 14 gennaio con oltre 300 cittadini. Al secondo tavolo tecnico ancora un rinvio, fino alla decisione definitiva di ieri.
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REAZIONI. «Una vittoria che premia tutto le forze del territorio»
MIRANO – Esultano i partiti che avevano organizzato sfilate di protesta e dibattiti pubblici. Udc, Pd, Prc, Idv e socialisti la considerano una grande vittoria. «Questo risultato è merito di quelle forze politiche che hanno a cuore il territorio e hanno portato in piazza i cittadini. Alle prossime elezioni bisognerà tenerlo a mente», sottolinea Gasparini per la Federazione della Sinistra. «È la dimostrazione che il centrosinistra se resta unito può ottenere risultati importanti», dichiarano i segretari dei partiti. Il rischio di cadere nel calderone della campagna elettorale è alto, ma la segretaria dell’Udc Anna Maria Tomaello tiene a precisare: «Ci siamo impegnati a fondo. Più che dei politici questa è una vittoria di tutti i miranesi che si sono mobilitati. Le loro firme sono state premiate e questa è una bella notizia per tutta Mirano», commenta a caldo pochi minuti dopo il verdetto. Festeggiano anche i Comitati Uniti: «Questa è la vittoria di tutti, è importante che i cittadini partecipino alla tutela del territorio».
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Feb 01
rassegna-stampail Gazzettino
Sandro Trevisanato, presidente del Terminal passeggeri: «Noi creiamo ricchezza, le ipotesi avanzate costano troppo. Non ci sono tanti milioni per realizzare certe opere».
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 10
«Io penso che il porto di Venezia sarà salvato dalla mancanza di soldi». In giro non c’è un centesimo bucato, l’Autorità portuale è piena di debiti per pagare gli investimenti fatti (195 milioni e mezzo di euro di mutui), il Governo sta tagliando con una furia quasi iconoclasta, «mi dovrebbero proprio spiegare dove pensano di tirar fuori centinaia di milioni di euro per le alternative alla Marittima» si chiede Sandro Trevisanato, presidente della Vtp, la Venezia terminal passeggeri che gestisce il settore passeggeri del porto veneziano.
Paolo Costa, il presidente dell’Apv, l’Autorità portuale veneziana, dice che si possono trovare con un po’ di fantasia.
«Ce ne vuole una dose da cavallo, di fantasia. Si tratta di opere che non possono essere realizzate in project financing con gruppi privati, perché non hanno redditività. La Vtp nel 2011, con due milioni di passeggeri, ha raggiunto un fatturato di 30 milioni di euro con un utile dopo le tasse di 3 milioni. È la società più redditizia del porto. Gli utili della crocieristica, dunque, non consentirebbero investimenti sull’ordine di centinaia di milioni di euro».
E come vorreste pagare, allora, il nuovo porto per navi da crociera di Dogaletto, la famosa Marittima 2 per accogliere le navi più lunghe di 300 metri che non ci stanno a Venezia?
«Costa 90 milioni di euro ma temo che per un bel pezzo non saremo in grado di realizzarlo. Il piano finanziario prevede che noi mettiamo 30 o 40 milioni di euro per costruire le infrastrutture, e l’Apv il resto per scavare la darsena. Apv, però, non ha soldi».
E l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, lo ha bocciato come un disastro per la laguna Sud perché sorgerebbe su una cassa di colmata, area rinaturalizzata che ormai è diventata un parco.
«È chiaro che qualunque intervento fai in laguna turbi un equilibrio, ma i tecnici della Capitaneria di porto e di Vtp, assieme a professionisti esterni, hanno valutato dopo un anno di studi che, sotto il profilo urbanistico, idrogeologico e logistico il sito più adatto è quello e sfrutterebbe i collegamenti viari previsti per Vallone Moranzani e autostrade del mare».
Cosa ne dice delle altre soluzioni proposte? Qualcuno ipotizza ancora, ad esempio, di portare le navi da crociera a Porto Marghera.
«La stessa Capitaneria di porto lo ha escluso categoricamente perché sarebbe pericolosissimo incrociare il taffico delle navi da crociera con quello del resto del porto».
Un nuovo porto a Santa Maria del mare, fuori delle bocche di Malamocco, dove oggi il Consorzio Venezia Nuova sta costruendo i cassoni del Mose?
«Il carico si può spezzare, in alcuni casi, per le merci ma diventa inattuabile per un grande porto passeggeri perché avresti il problema di 4 o 5 mila persone, senza contare gli approvvigionamenti, da trasferire a terra su lancioni, o sulle motonavi come dice Bettin, invece di avere una nave singola che le porta tutte assieme nel cuore della città, da dove poi si muovono a piedi. Risultato? Una grande quantità di mezzi che si muovono in laguna, disagi per i passeggeri, meno attrattività del sito per le compagnie, e sicuramente maggiore inquinamento e moto ondoso in laguna».
E, invece, costruire un nuovo porto in mezzo al mare, come quello progettato per container e petroliere?
«L’off shore ha gli stessi problemi del porto a Malamocco ma aumentati esponenzialmente per costi e disagi».
Rimangono le altre due proposte: una sublagunare che colleghi Pellestrina al Lido e un nuovo canale da Fusina alla Marittima.
«Non entro nelle questioni ambientali, già bastano quelle economiche. Ripeto: dove li trovano i soldi?».
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ALTOLA’. «Se passa il decreto di Clini noi siamo costretti a chiudere».
Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha preparato una bozza di decreto per impedire alle navi superiori a 40 mila tonnellate di stazza di passare per il bacino di San Marco. «Le navi più moderne e, quindi, più sicure e che noi ospitiamo, vanno dalle 60 mila alle 150 mila tonnellate – risponde Trevisanato -. Più sotto ci sono solo alcune navi fluviali e carrette del mare, molto inquinanti e pericolose». Se il decreto diventasse realtà? «Saremmo costretti a chiudere il porto, una delle prime realtà economiche del territorio, in un panorama di chiusure di aziende e di fallimento delle alternative per Marghera. Mi sembra, ad ogni modo, che la competenza non sia del ministro Clini ma del ministro dei Trasporti e della Regione che non ho ancora sentito esprimersi tecnicamente su questo argomento».
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IL COMITATO NO GRANDI NAVI. «Ora una soglia massima di sostenibilità del turismo».
Il comitato No Grandi Navi canta vittoria per l’approvazione dell’emendamento al Pat che prevede l’estromissione dalla laguna delle navi incompatibili. Lo fa con un articolato comunicato a firma del portavoce, Silvio Testa, in cui si sottolinea come il «corollario» all’estromissione sarà la «cancellazione di Porto Marghera come possibile futuro terminal croceristico». Testa sottolinea poi come «grazie all’emendamento del comitato, per la prima volta il Comune dovrà anche determinare la soglia massima di sostenibilità turistica giornaliera, assegnandone una quota al crocerismo». Un doppio successo per la sua «valenza generale: bisogna fermare la deriva della città verso la trasformazione in un parco tematico» e per quella «contingente: il crocerismo non può crescere a dismisura ma essere riportato a livelli di compatibilità». E sempre grazie all’emendamento sul crocerismo, la «città si trova ora davanti a un passaggio epocale – conclude Testa -, con la possibilità di avviare la decrescita del turismo e di affrontare un vero riequilibrio morfologico della laguna. Se ciò finora non è avvenuto è perchè sul bene comune sono prevalsi gli interessi di parte, e non c’è ragione di pensare che ciò non avverrà anche in futuro, come dimostra il piano per estromettere il crocerismo da Bacino San Marco proposto dal presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, e accolto dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, e dal sindaco, Giorgio Orsoni. L’idea di portare il canale dei Petroli nel cuore della città è la reiterazione ossessiva della stessa logica che in cento anni ha devastato la laguna. Dunque, la battaglia del comitato è appena all’inizio».
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Feb 01
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COSA PREVEDE IL PIANO. I punti principali che segneranno lo sviluppo della città. A Porto Marghera solo industrie che non inquinano.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 9
Il Piano di assetto del territorio (Pat) non si riferisce solo al cosiddetto Quadrante di Tessera, vale a dire a buona parte dei terreni a nord della Triestina che circondano la bretella dell’aeroporto. Il Pat è un documento di programmazione molto generale, che si limita a dare una funzione al territorio del Comune, mentre che cosa effettivamente ci andrà lo deciderà l’amministrazione con i Piani degli interventi. Ecco i punti salienti.
MESTRE – Il Pat cancella la stazione della Tav all’aeroporto e rimarca la necessità di una più forte integrazione con il sistema ferroviario metropolitano. La città si rafforza sotto l’aspetto culturale e si circonda di una cintura verde formata dal parco di San Giuliano e il bosco di quasi 150 ettari.
AEROPORTO – Il Pat si propone di realizzare gli interventi sul Quadrante di Tessera su terreni di sua proprietà, procastinando l’ipotesi della nuova pista, pur affermando la centralità dell’aeroporto e di Tessera come uno dei tre accessi alla città.
TESSERA – A Tessera la funzione principale saranno sport e tempo libero, mentre il commerciale e il direzionale saranno funzioni secondarie e accessorie. Stadio e palazzetto saranno un polo di attrazione metropolitano anche per concerti ed eventi e nella stessa zona insisterà il nuovo casinò, dotato di albergo. Come ha detto il sindaco, «È scandaloso che a Venezia quadre di eccellenza debbano emigrare altrove per poter giocare il loro campionato».
MARGHERA – Il Pat, confermando la vocazione industriale dell’area, ammette solo gli insediamenti conformi alla direttiva Ue 105/2003, la cosiddetta Seveso Ter, cioè attività pienamente compatibili con il contesto.
VENEZIA – Viene stabilito l’obiettivo dell’estromissione delle navi incompatibili con la città e la laguna e vengono promossi gli studi per definirne le soglie. Viene disposto uno studio per definire la soglia massima sostenibile di turisti al giorno nel centro storico.
SUBLAGUNARE – Non c’è nel Pat, dove si fa cenno ai collegamenti tra aeroporto e il centro storico. Per il sindaco Orsoni, la sublagunare è una delle ipotesi in campo, al momento non è stata scartata nessuna possibilità.
EDILIZIA – Ai bandi per la realizzazione di nuovi alloggi potranno prendere parte, oltre al pubblico e privato anche il cosiddetto “terzo settore”, cioè le cooperative edilizie no-profit. Vengono inoltre previste incentivazioni alla riqualificazione energetica di edifici esistenti.
LIDO – Il Pat dà il via libera al secondo terminal acqueo del Lido in riva Corinto, a Città Giardino, nella zona del campo da rugby delle Quattro Fontane. La proposta di Maurizio Baratello (Pd) è stata, infatti, inserita nel maxiemendamento di giunta. Sulla seconda linea diretta San Marco-Lido sono d’accordo sia l’assessore Ugo Bergamo, che il presidente di Pmv, Antonio Stifanelli, il quale vuole puntare, non solo su una nuova infrastruttura, ma anche sul potenziamento della linea 20, e si inserirebbe in una zona considerata strategica, per il futuro del Lido, come il Palazzo dei congressi. Il nuovo terminal servirebbe, prevalentemente, la parte sud del Lido, lasciando il piazzale Santa Maria Elisabetta per la zona nord, da San Nicolò al ponte delle Quattro Fontane.
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L’ASSESSORE EZIO MICELLI. «I cittadini saranno chiamati a partecipare anche alla seconda fase».
«Massì, aveva ragione chi diceva che lo strumento era troppo generico. Abbiamo forzato la norma e sono contento di averlo fatto perchè così abbiamo tolto di mezzo i fraintendimenti e il Pat è diventato uno strumento utile per la città. Non solo, ho capito che lo strumento della partecipazione attiva va salvaguardato anche in fase di accettazione delle osservazioni, cioè nella fase che comincia adesso, dopo l’adozione del Consiglio comunale. Con il sindaco stiamo pensando ad un meccanismo di partecipazione diretta dei cittadini alla discussione sulle osservazioni cioè sulle correzioni al Pat che vengono proposte dai cittadini. Questa è la prima vera discussone che è stata fatta in tanti anni sul futuro della città, dobbiamo continuare sulla strada della partecipazione». Così l’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli. Il voto sul Pat premia il suo lavoro. «L’impianto è rimasto quello di prima, ma sono cambiati molti dettagli e, soprattutto, man mano ho capito che dovevo essere sempre più preciso. La città ne aveva diritto. E così abbiamo fatto. Grazie alle sollecitazioni di tante associazioni che hanno discusso nel merito, magari senza clamore, senza alzare la voce. Sul Quadrante di Tessera ho capito che era giusto precisare nei dettagli quello che volevamo fare, anche se la norma dice che è sufficiente indicare le linee programmatiche di massima. E invece i cittadini hanno diritto di capire, di sapere quanto spazio occupa lo stadio e quanto il casinò, altrimenti sono autorizzati a pensare chissàchè. E dunque quando abbiamo spiegato meglio, è stato subito chiaro a tutti che cos’è il Pat e come trasforma la città. A Tessera e a Marghera, ma anche in laguna nord. Sul serio penso che sia stato fatto un dibattito molto utile in città, penso alle grandi navi, ad esempio. Un dibattito chiarificatore sulla vocazione di questo territorio.» E adesso che succede? Ci saranno pure una valanga di dettagli che sono sfuggiti. «Una valanga no, ma le aree che sono state meno sotto i riflettori sicuramente hanno bisogno di essere riguardate. Adesso il Piano verrà pubblicato e poi ci sono 60 giorni di tempo per le osservazioni dei cittadini e le controdeduzioni.»
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Feb 01
rassegna-stampail Gazzettino
VOTO IN NOTTURNA. Solo alle 3.07 di notte l’approvazione del docimento in Consiglio. GLI SCHIERAMENTI. Contrari Pdl e Bonzio. Su 46 consiglieri erano 12 gli assentiLA VERIFICA. In maggioranza si apre il caso del consigliere di Rifondazione.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 8
Alla fine sono rimasti sorpresi tutti per la resistenza dimostrata. Inchiodati agli scranni, i consiglieri comunali hanno tenuto duro fina alle 3 e 7 minuti di ieri e hanno dato il via libera all’adozione del Pat. Tutto è andato più o meno come era stato previsto, eccezione fatta per il Pdl che ha votato compatto contro mentre alla vigilia c’era la possibilità concreta che gli ex Forza Italia non partecipassero per non fare uno sgarbo alla Provincia che aveva dato preventivamente il suo ok allo strumento urbanistico. L’esito è stato 35 presenti, 24 favorevoli, 11 contrari. Tra questi ultimi Sebastiano Bonzio, che fa parte della maggioranza ed è anche affidatario della delega ai problemi del lavoro. Stanti i fatti (voto contrario al bilancio e voto contrario al Pat, le due delibere più importanti) è certa la sua messa in discussione da parte della maggioranza. Lui, però, non si scompone: «Ho detto che il Pat è il migliore possibile, ma su Tessera proprio non ci siamo. Se vogliono fare la verifica, sono pronto».
Hanno votato contro Renato Boraso (civica Impegno), Saverio Centenaro, Sebastiano Costalonga, Lorenza Lavini, Marta Locatelli, Michele Zuin (Pdl), Marco Gavagnin (Cinquestelle-Beppe Grillo), Giovanni Giusto, Alessandro Vianello (Lega), Renzo Scarpa (Gruppo Misto).
Tra gli assenti, 12, più dei contrari, c’è probabilmente anche qualcuno che non voleva prendere posizione contro il Pat. C’è chi se n’è andato per motivi familiari come Carlo Pagan del Pd, che proprio ieri sera alle 22 è diventato papà di Pietro (2.62 kg per 45.5 centimetri), ma che sul Pat è stato uno dei consiglieri più impegnati. «Avrei dovuto chiamarlo Pat – scherza – ma mia moglie ha insistito per Pietro e l’ho assecondata. Con questa questa votazione la maggioranza ha dato una grande prova di solidità».
Al Pdl la giunta e la maggioranza hanno accolto una dozzina di emendamenti e 5 o 6 subemendamenti. Tra questi, l’istituzione di una “cittadella della salute” nell’area dell’ospedale dell’Angelo, nei 6 ettari appartenenti a Ive e per Venezia un “polo sanitario” in collaborazione con l’Università all’ospedale Civile come prospettiva di sviluppo futuro. A Mestre i consiglieri del Pdl hanno ottenuto di cassare, fino a che la Vallenari bis non sarà pronta, il bypass di Favaro in via Altinia. Il capogruppo del Pd, Borghello è soddisfatto e segnala: «Sono stati respinti 4 emendamenti pro sublagunare del Pdl». Più possibilista, invece su Bonzio: «Non è detto che si debbano buttare via le cose buone».
Alla Lega sono stati accolti solo un paio di subemendamenti tecnici. Si tratta del concetto di “precauzione” nella progettazione del territorio da sommare al principio di ragionevolezza, e dell’obbligo obbligo di utilizzo di materiale drenante per i parcheggi. «Siamo a disposizione dei cittadini – conclude Vianello – che vorranno presentare osservazioni e magari non sanno come fare».
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Gen 31
rassegna-stampail Gazzettino
La discussione è stata segnata da decine di emendamenti. Via libera in tarda serata alle correzioni della giunta.
LA PROTESTA. Pane e soppressa in sala consiliare. Il presidente ordina lo sgombero. Quadrante per lo sport, Marghera industriale e navi fuori dalla laguna. Tra il pubblico i vigili controllano che la protesta della “soppressa” inscenata ieri pomeriggio non degeneri. I lavori del Consiglio sono proseguiti fino a notte.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 2
Nonostante i tentativi estremi del sindaco di riportare Sebastiano Bonzio nell’alveo tracciato dalla Giunta e accolto in linea di massima dalla maggioranza, il consigliere della Federazione della sinistra è rimasto irremovibile dalla sua posizione. Non ha desistito dal suo proposito di votare contro l’adozione del Pat, con l’impegno però ad affrontare fin da oggi un dibattito con la cittadinanza per capire se le scelte del Comune per il Quadrante di Tessera sono condivise dalla gente oppure no. Nel primo caso, Bonzio ha assicurato che voterà a favore quando il Consiglio sarà chiamato ad esprimersi sull’approvazione definitiva. Nel frattempo, come è noto, saranno aperti i termini per le osservazioni durante i quali sarà possibile depositare richieste di modifica nello specifico.
Questo però non toglie il fatto che si è aperta una frattura nella maggioranza su un tema cruciale, quale è la pianificazione urbanistica dei prossimi lustri. Con ogni probabilità gli altri partiti della maggioranza chiederanno al sindaco di aprire una verifica. A Bonzio, infatti, il sindaco ha affidato la delega ai problemi del lavoro, incarico assai delicato soprattutto di questi tempi.
«Per me – ha commentato Bonzio – la verifica non è necessaria, ma se ritengono di farla, la faremo. Così anche noi potremo dire la nostra su certi settori dell’amministrazione che come minimo dovrebbero essere più aggressivi. Non credo che mi ritireranno la delega, perché mi sembra di aver assolto ai miei compiti con diligenza e per questo servono motivazioni istituzionali più che politici. In ogni caso, non sono mai stato attaccato ad una sedia».
Era ampiamente previsto che il dibattito sarebbe stato lungo e così è stato. Era anche previsto che sarebbe stato disturbato dal pubblico. Il gruppo più agguerrito, una delegazione di studenti di Ca’ Tron, è intervenuto pesantemente più volte e alle 16 il consigliere Beppe Caccia è sceso dallo scranno per affrontare apertamente uno di loro. Verso le 18 sono stati tirati fuori pane, soppressa e vino e i lavori sono diventati incontrollabili. Il presidente Roberto Turetta ha dato l’ordine di sgomberare l’aula e solo in quel momento gli animi si sono calmati. La soppressa volava da una persona all’altra come un pallone di rugby per evitare di essere requisita dai vigili.
Pesante anche il lavoro dell’assessore all’Urbanistica, Ezio Micelli, che ha dovuto motivare il parere negativo di giunta a decine di emendamenti presentati dalle forze di opposizione.
L’ordine era di proseguire ad oltranza e i lavori sono andati avanti in modo abbastanza scorrevole tra gli emendamenti della Lega e poi i subemendamenti al maxi emendamento di giunta che aveva messo d’accordo un ragionevole numero di consiglieri. Sufficienti ad assicurare sindaco e giunta che il Pat sarebbe passato senza sorprese.
È cominciata così attorno alle 19 la maratona dei subemendamenti al maxiemendamento di giunta, quello della città dello sport a Tessera, che ha mantenuto la vocazione industriale per Marghera, che ha posto il problema delle grandi navi in laguna mettendo nero su bianco l’impegno ad estromettere quelle che gli studi commissionati dal Comune entro 18 mesi riterranno non compatibili.
Alle 22 il Pdl non ha votato per saggiare la consistenza della maggioranza: 26 presenti e 23 votanti. Quindi, considerato che c’erano i numeri si è proseguito a oltranza. Alle 22.15 è cominciata la discussione sul maxiemendamento, con il parere contrario delle opposizioni. Molina (Pd) ha chiesto di sgomberare il campo dall’equivoco della sublagunare e poi ha evidenziato le “maglie troppo larghe” sulla città dello sport a Tessera, perché con l’accordo di programma con la Save al consiglio non resterebbe che un potere di ratifica. Bonzio ha sollevato l’unico punto in cui ha manifestato distanza dalla giunta, annunciando voto contrario: «Dovremmo inserire quelle parole che ci consentano appieno di governare le trasformazioni in termine di risparmio di suolo consumato». L’emendamento è passato alle 23.15 ma i lavori sono proseguiti fino a tarda notte.
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«Il canale per le navi è una bufala»
«Il canale che si vorrebbe fare per portare le navi fuori dal bacino è una bufala». Non ha mezzi termini il capogruppo del gruppo Misto, Renzo Scarpa. «Il canale Sant’Angelo, profondo due metri, è intersecato da quattro grandi impianti: un elettrodotto, l’acquedotto che porta acqua a Chioggia, il depuratore tra Lido e Fusina e un oleodotto. Eppure il presidente Costa ci dice che sarà fatto tutto in un anno. Ma va là, la gente merita rispetto».
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Gen 31
rassegna-stampail Gazzettino
SMOG. Ma le centraline segnalano che nel mese di gennaio il limite è stato superato 25 volte
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 12
Rientra l’allarme Pm10. A ripulire l’aria dalle famigerate polveri sottili, responsabili di danni anche gravi all’apparato respiratorio, è il vento dovuto alla bora che in queste ore a Trieste sta arrivando a soffiare anche a 90-100 chilometri all’ora. Nei giorni scorsi le rilevazioni dell’Arpav erano state preoccupanti registrando un quasi costante sforamento del limite massimo di 50 microgrammi a metro cubo di concentrazione. Complice la situazione meteorologica, ora la situazione è migliorata, invertendo la tendenza di un gennaio apparso piuttosto critico a causa, soprattutto, della mancanza di pioggia che ha favorito l’addensarsi degli inquinanti nell’aria. Basti soltanto dire che dall’inizio dell’anno è andato esaurito gran parte del bonus dei 35 giorni in cui è possibile andare sopra la soglia, ammesso però per tutti i 12 mesi. Stando ai dati validati fino a domenica scorsa compresa, la centralina di Sacca Fisola, in centro storico, è andata sopra alla soglia di tolleranza 20 volte mentre le due di terraferma, quella del parco Bissuola e quella più recente di via Da Verrazzano, hanno registrato rispettivamente 25 e 19 sforamenti. Situazione del tutto analoga anche in provincia, con 26 volte nella stazione di Spinea, 20 a Chioggia e 24 a Mira. Quello che si conclude oggi è stato mese nero in cui più volte la qualità dell’aria è stata definita pessima da parte degli esperti visto e considerato che in più di una circostanza il dato registrato ha addirittura oltrepassato i 100 microgrammi a metro cubo anche per più giorni di seguito. L’altro ieri finalmente la situazione è migliorata con la centralina di Sacca Fisola che ha registrato, in media, quota 38 e quella di parco Bissuola 41, stime più o meno in linea pure con l’andamento buono di tutta ieri. Oltre alla cittadinanza il rientro dei valori del Pm10 fa tirare un sospiro di sollievo anche alle amministrazioni locali che, nel perdurare della criticità, avrebbero potuto vedersi costrette a ragionare su misure d’emergenza almeno per limitare il problema.
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Gen 31
rassegna-stampail Gazzettino
SALZANO. Lettera dei vigili ai residenti di via Milano: «È pericoloso». Troppe segnalazioni e cattivi odori, ora si passa alle sanzioni.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 23
La denuncia sporta da una donna ad un cittadino reo di aver gettato vari sacchi dell’immondizia in un fossato ha riportato l’attenzione su un problema che da mesi caratterizza Salzano. Dopo il racconto della donna e le conferme da parte del comandante dei vigili Enio Zanon, è un’altra ragazza del posto a portare la propria testimonianza. Anche lei è una residente di via Villetta, anche lei da mesi convive con l’inciviltà di molte persone, probabilmente concittadini. «Purtroppo quello dei rifiuti abbandonati in strada è diventato ormai un problema all’ordine del giorno – spiega -, io e altri residenti dobbiamo pulire continuamente il fossato davanti a casa nostra, dove di sera viene lasciato di tutto. Una volta abbiamo perfino trovato un sacchetto di plastica con dentro una testa di mucca». Nei giorni scorsi la Polizia Locale aveva spiegato come l’abbandono dei rifiuti sia un fenomeno molto diffuso, ma ancor più grave è la consuetudine di bruciare l’immondizia nelle campagne o nei caminetti dentro casa. Nei giorni scorsi l’amministrazione ha inviato una lettera a tutti i residenti di via Milano, poco distante dal confine con Mirano. «È stata segnalata in quell’area la presenza di odori sgradevoli attribuiti a rifiuti bruciati. Bruciare rifiuti è un atto grave che costituisce pericolo per la salute dei cittadini, ai responsabili saranno applicate le relative sanzioni. Chiediamo collaborazione, segnalateci i nominativi dei responsabili» scrive il sindaco Quaresimin. E recenti modifiche al decreto legge hanno portato la sanzione per chi brucia rifiuti da un minimo di 50 euro a un massimo di ben 600 euro con conseguenze penali per inquinamento dell’aria con sostanze pericolose e cancerogene. Ma i residenti non ci stanno: «Il comune dovrebbe sapere di chi si tratta. Invece di inviare una lettera a tutti, i vigili vadano sul posto a prendere provvedimenti». In tutto il 2011 a Salzano gli ispettori Veritas hanno comminato solo una sanzione, a fronte delle 215 di Mirano. Ma di queste 215 ben 180 riguardano conferimenti illeciti di rifiuti fatti da cittadini provenienti da fuori comune. Molti di loro erano proprio salzanesi.
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