Gen 31
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Il voto dopo le tre di notte: 24 a favore e 11 contrari. Orsoni: «Molto verde, non è colata di cemento»
Il Corriere del Veneto, 31 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA – Il consiglio comunale di Venezia, a conclusione di una lunga maratona di 13 ore cominciata lunedì e conclusasi in piena notte, ha approvato a maggioranza, con 24 voti a favore e 11 contrari, il piano di assetto del territorio (Pat). Una votazione preceduta da un acceso dibattito attorno a uno strumento che il sindaco Giorgio Orsoni aveva definito importante non solo sul piano urbanistico ma che disegna il futuro della città lagunare e della terraferma veneziana anche sul piano socio-economico.
Tra gli aspetti più significativi l’indicazione della vocazione produttiva e industriale di Marghera e la definizione a Tessera della cittadella dello sport. Orsoni ha più volte contestato che il nuovo Pat sia accompagnato da «una colata di cemento», ricordando il forte investimento anche sul piano degli ettari per il verde. Per la città lagunare, c’è ribadita, tra le altre cose, la scelta del tram per il collegamento con la terraferma, lo sviluppo della nautica, con l’attenzione alle questioni legate al turismo.
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Gen 28
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Manifestazioni di solidarietà per gli incidenti avvenuti in Val di Susa con gli attivisti di No Tav
Il Corriere del Veneto, 28 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA – Un gruppo di una cinquantina di manifestanti ha occupato alcuni uffici di Trenitalia nella stazione ferroviaria di Mestre, esponendo striscioni con la scritta «No Tav né il Val di Susa né in Veneto». A riferire dell’azione è Michele Valentini del Centro Sociale Rivolta di Marghera. Secondo Valentini, si tratta di una iniziativa di solidarietà nei confronti degli attivisti No Tav arrestati per i fatti in Val di Susa e di protesta contro Rfi e il progetto di tracciato che riguarda il Veneto. L’iniziativa non ha comportato al momento alcuna ripercussione nell’attività dei convogli ferroviari.
In mattinata una quarantina di attivisti del centro sociale «Pedro» di Padova aveva occupato la saletta vip «Freccia Rossa» dello scalo ferroviario di Padova in segno di protesta contro gli arresti dei giorni scorsi per gli incidenti avvenuti in Val di Susa. I disobbedienti hanno portato gli arredi, tavoli, sedie e divani, del locale nel grande atrio della stazione «per dar modo – ha spiegato il portavoce Sebastian Kohlscheen – ai pendolari di godere di maggiore comodità e far capire come Trenitalia stia immaginando il futuro del trasporto pubblico». Per ora la situazione è controllata da un gruppo di agenti della Polfer.
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Gen 26
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Cancellata la fermata della Tav all’aeroporto. Il villaggio Laguna e le case dei ferrovieri diventano «centri storici». Il Pdl vota no
Il Corriere del Veneto, 26 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre, di Francesco Bottazzo (ha collaborato Gloria Bertasi)
VENEZIA — E se la Tav non si fermasse all’aeroporto di Tessera e al posto dello stadio Penzo di Sant’Elena ci fossero case? Non è fantascienza, tanto meno fantapolitica, è semplicemente lo scenario che disegna il jumbo- emendamento (come lo ha chiamato l’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli) al Pat. Di cose in quelle sessanta pagine ce ne sono tante, alcune marginali altri un po’ meno. Ne sa qualcosa ad esempio Eni che se mai avesse pensato di fare un grande parco verde, attrezzature sportive e alberghi al posto della raffineria, adesso non lo potrà più fare con l’area «blindata» a riqualificazione e riconversione industriale e produttiva. Il fatto è che la discussione su Tessera city ha oscurato tutto il resto del piano che cerca di disegnare lo sviluppo della città nei prossimi vent’anni. A partire proprio dalla Tav che si fermerà a Mestre e non al Marco Polo.
Ca’ Farsetti ne è convinta tanto da puntare sullo sviluppo dello scalo tra via Piave e Marghera: «Il Pat individua nel nodo della stazione di Mestre l’occasione di creare un altro importante nucleo di polarità urbana, riqualificando il tessuto urbano ed eliminando elementi di degrado che hanno provocato disagio sociale», si legge. È la prima volta che il Comune lo mette nero su bianco, nonostante qualche mese fa nella Via abbia bocciato il tracciato sulla gronda dell’Alta capacità e il presidente di Save Enrico Marchi nel suo master plan dell’aeroporto faccia della stazione della Tav un punto di sviluppo per il Marco Polo. Anche perché come spiega il consigliere di In Comune Beppe Caccia fermare i treni veloci a Tessera significherebbe spostare il baricentro della città. E visto l’accordo sul Quadrante, non è quello che vuole fare la maggioranza. «Doveva essere un piano strategico, invece sembra un vecchio piano regolatore— dice Saverio Centenaro, consigliere comunale del Pdl—Qualcuno mi deve spiegare cosa c’entrano le grandi navi con il piano: è un problema della cittàmanon è il documento dove si può affrontare. Così come i dettagli sugli spazi da usare di Tessera city, quelli vanno stabiliti in un accordo di programma. Doveva darci una prospettiva di sviluppo, ci restituisce molta confusione e basta, non lo voteremo».
In effetti sul Pat è stato inserito il no del Comune alle crociere a San Marco, maanche la possibile trasformazione dello stadio Penzo. D’accordo, bisognerà aspettare l’impianto nuovo (di cui i tempi non sono ancora fissati nonostante le pressioni degli imprenditori russi) ma la strada è segnata, dalla stessa Municipalità di cui la giunta ha fatto proprio il parere. Sant’Elena viene così parificata alle Vaschette dove è in atto un’operazione di riqualificazione. Al posto dello storico stadio lagunare potrà così nascere un parco, un centro sociale ma anche case pubbliche. C’è poi anche l’articolo dell’emendamento che fa verificare la possibilità di aprire all’uso pubblico i giardini della Biennale e un ulteriore accesso ai giardinetti ex Reali dal lato delle Procuratie Nuove di piazza San Marco. E quello che invece di fatto trasforma in una sorta di «centri storici» il villaggio Laguna a Campalto, il villaggio Sartori sul Terraglio e le case dei ferrovieri a Mestre. «È un Pat di transizione tra una città che nonc’è più e una che deve ancora nascere — spiega Caccia — magrazie all’emendamento della giunta si sottraggono le decisioni ad altri e le si riporta in seno all’amministrazione: è la risposta della politica, è la città che vuole governare il suo territorio ».
Il consigliere pensa soprattutto a Tessera e a Marghera. Non a caso l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin (dello stesso partito di Caccia) dice: «L’amministrazione si riprende la guida della trasformazione e fissa dei cardini scegliendo area per area le vocazioni che intende difendere o promuovere: ricerca e innovazione scientifica, cantieristica, portualità e logistica, industria. Una scelta che collegata alla rapida riforma delle procedure sulle bonifiche mette fuorigioco la lobby della speculazione ». Intanto il via libera alla porta di Gehry è sempre più vicino. È dovuto arrivare il sindaco ieri in commissione Ambiente per convincere i consiglieri di maggioranza più refrattari all’accordo che trasferisce a Save i 17 milioni di legge speciale in cambio della nuova viabilità di Tessera City. «L’accordo con Marchi sblocca dopo anni la situazione, è un segnale importante e tutto a regia pubblica», ha detto Orsoni. «Non capisco come un’amministrazione che deve tagliare i servizi, possa regalare 17 milioni a un privato», ha incalzato Gabriele Scaramuzza del Pd.
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Gen 21
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Nel mirino anche l’Autorità portuale. Ogni anno spese ingenti per la manutenzione
Il Corriere del Veneto, 21 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA — Ora, dopo il disastro della Costa Concordia all’Isola del Giglio, l’accelerazione sul tema delle grandi navi in laguna e in tutte le altre aree sensibili d’Italia è stata vertiginosa. Ma già da alcuni mesi, nel più stretto riserbo, sull’argomento aveva puntato lo sguardo il procuratore regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano. Il magistrato contabile ha infatti aperto un fascicolo sui danni delle grandi navi alla città. L’indagine è nata da un esposto arrivato sulla scrivania di Scarano, che ipotizzava un danno erariale causato non solo dalle compagnie i cui «bestioni» solcano quotidianamente le tranquille acque della laguna, ma anche dall’Autorità portuale, che ha permesso in questi anni il passaggio di navi da crociera sempre più mastodontiche e che solo dopo essere stata stretta nella morsa del sindaco Giorgio Orsoni da un lato e del neoministro all’Ambiente Corrado Clini dall’altro ha cominciato ad accelerare fino alle soluzioni diverse che sono oggi sul tavolo.
Scarano ha preso sul serio la denuncia e ha avviato l’indagine. Ha iniziato a raccogliere tutta la documentazione sull’argomento e ha anche già preso dei contatti con un esperto del settore, con l’intenzione di affidargli una consulenza tecnica sulla quantificazione dei danni. Nel mirino ci sarebbero i milioni di metri cubi di acqua che ogni giorno vengono spostati al passaggio di una nave da crociera, nonostante la ridottissima velocità con cui si muovono in laguna, e che poi si abbattono sotto forma di onda sulle rive e sulle fondamenta della città. Proprio il problema del moto ondoso è da sempre uno degli argomenti più «caldi» degli oppositori alle navi, insieme a quello dell’inquinamento ambientale: il rischio di incidenti tipo quello sugli scogli del Giglio era sempre rimasto sullo sfondo, anche perché — come hanno spiegato gli esperti —a Venezia l’«inchino» non è possibile, visto che i percorsi sono ben delineati. E i danni conseguenti sono poi un duro colpo alle casse pubbliche, visti i continui interventi per la riparazione e la manutenzione, tanto più in tempi in cui i finanziamenti di legge speciale sono di fatto spariti. E’ proprio qui che Scarano vuole fare chiarezza, a prescindere dal fatto che nel 2013 ci sia il nuovo canale o nel 2017 il terminal sulla piattaforma del Mose.
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Gen 19
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L’ipotesi di usare la piattaforma di Pellestrina avanzata in commissione Senato. Orsoni: ipotesi interessante ma solo dal 2015, soluzione subito
Il Corriere del Veneto, 19 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA — Adesso il Consorzio Venezia Nuova ci sta costruendo i cassoni del Mose, alla bocca di porto di Malamocco, fra qualche anno potrebbe essere utilizzata per far sbarcare i crocieristi al largo della laguna di Venezia come ha più volte auspicato il ministro all’Ambiente Corrado Clini. Lo ha proposto lunedì scorso durante la visita in centro storico della commissione Ambiente del Senato, Felice Casson, primo firmatario della proposta di nuova Legge speciale. «È un’ipotesi interessante, ma non dipende dal Comune perché è di proprietà di altri: se c’è la possibilità di utilizzarla è una proposta da prendere in considerazione. Peccato però che possa essere attuata solo dopo il 2015 quando sono finiti i lavori del Mose», dice il sindaco. La piattaforma è quella realizzata a Santa Maria del Mare a Pellestrina: quattordici ettari di terrapieno di cemento, sabbia e sassi utilizzato come cantieri per i cassoni di alloggiamento e di spalla delle paratoie. Un’opera provvisoria che dovrà essere smantellata—al costo di svariati milioni — una volta finiti i lavori ripristinando la vecchia spiaggia. Quando fu realizzata non mancarono le polemiche con tanto di voto negativo del ministero all’Ambiente, di un rappresentante del Comune e uno della Regione in commissione di Salvaguardia, contrari all’iter seguito. Adesso proprio da chi criticava le dighe mobili e le opere alle bocche di porto arriva la proposta di utilizzare una di queste per estromettere le grandi navi dal Bacino di San Marco.
«Mi sembra chiaro che le crociere devono sparire dalla laguna — spiega il senatore —È chiaro che la soluzione di utilizzare i lavori del Mose non è immediata, ma l’importante è decidere: se avessimo scelto dieci anni fa il problema adesso non ci sarebbe più». Dell’ipotesi hanno parlato già lunedì in commissione anche il sindaco e il presidente del Porto Paolo Costa («Solo un terzo dei crocieristi sbarca a terra, ma dobbiamo ricordarci che dietro alle navi c’è un mondo economico che va dall’artigiano alle imprese», ha detto ieri a La7) che in queste settimane stanno lavorando per trovare soluzioni alternative al passaggio delle navi a San Marco già nei prossimi mesi. «Una soluzione potrebbe essere trovata presto», dice Giorgio Orsoni seguendo la strada maestra che hanno auspicato anche i parlamentari pd Rodolfo Viola e Andrea Martella. «Senza tralasciare il confronto — hanno detto —si proceda alla realizzazione di un accesso agli accosti e di infrastrutture alternative a San Marco».
Sul tavolo ci sono già varie ipotesi: dal passaggio delle navi per il canale dei petroli e poi sul Vittorio Emaneuele (che ha bisogno di essere scavato e ci vogliono soldi e tempo) alla piattaforma di Pellestrina. L’unica cosa certa è l’allontanamento da San Marco. Lo dice chiaramente anche la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: «Vanno studiate forme diverse di accoglienza nella nostra laguna, meno invasive e a rischio, che da una parte non penalizzare le grandi nave da crociere e l’economia turistica ad esse legata, ma allo stesso tempo non deve essere deturpato il nostro patrimonio ambientale, tra i più ammirati a livello internazionale». E la polemica è arrivata anche a Bruxelles grazie ad Andrea Zanoni dell’Italia dei valori che ha depositato unainterpellanza al Parlamento Europeo sul problema delle grandi navi. Adesso non resta che trovare la soluzione più veloce per togliere le crociere dal Bacino, poi se si troverà un’intesa comune la piattaforma per i cassoni diventerà il nuovo terminal. Con buona pace di Vtp che invece punta dritta sulla Marittima.
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Gen 18
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Il ministro dell’Ambiente: basta a San Marco ma non fermeremo le crociere a Venezia
Il Corriere del Veneto, 18 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA — Da veneziano, anche se da sempre vive a Mirano, nell’entroterra, ha un’ovvia familiarità con Piazza San Marco. Le Procuratie, la Basilica con il suo campanile, il Palazzo Ducale: uno «scrigno » celeberrimo in tutto il mondo. E proprio per questo quando lì davanti passano quei «giganti del mare», lui stesso non nega di soffrire un po’. «Non mi pare che sia uno spettacolo che può favorire il turismo», dice il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Già un mese fa aveva rilanciato l’idea che la nuova piattaforma off-shore petrolifera potesse essere utilizzata anche come sbarco per le crociere. La tragedia della Costa Concordia all’Isola del Giglio ha impresso un’accelerata alla questione e Clini ne ha parlato con il sindaco Giorgio Orsoni e con il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, i quali anche ieri si sono visti per discutere sulla possibilità di aprire alle grandi navi da crociera il Canale dei Petroli, o per il cosiddetto «senso unico »—ingresso dalla bocca di porto di Lido e uscita da Malamocco, con un dimezzamento secco dei passaggi a San Marco — oppure addirittura come unica via di transito.
Ministro, che cosa pensate di fare per evitare che tragedie come quella di venerdì notte si ripetano? «Insieme al ministro dei Trasporti Corrado Passera, stiamo lavorando sull’applicazione dell’articolo 5 della legge 51 del 2001, che prevede che il ministro dei Trasporti e quello dell’Ambiente possano adottare di concerto dei provvedimenti per regolare il flusso di traffico navale nelle zone sensibili, anche per ragioni ambientali. E la laguna di Venezia è di certo una zona sensibile. Prenderemo un provvedimento in tempi brevi».
Questo significa che non vedremo più le grandi navi a Venezia? «Il governo non farà un provvedimento per decidere se le navi passano per il Canal Grande o entrano dalla bocca di Malamocco e passano per il Canale dei Petroli, ma metterà in chiaro e in evidenza che c’è un obbligo, che fa capo alla Capitaneria di Porto e all’Autorità portuale, di regolare il traffico nelle zone considerate sensibili. Richiamiamo una norma che già c’è e chiediamo che vengano adottate delle misure adeguate perché venga rispettata. Un po’ come può accadere per lo smog».
In che senso? «Noi possiamo dire che per limitare l’inquinamento ambientale ogni comune deve prendere delle decisioni: però non diciamo se deve mettere il ticket sulle macchine che entrano in città oppure fare le targhe alterne. Queste sono decisioni che prendere l’ente locale o l’autorità competente».
Ma il Porto e le compagnie devono preoccuparsi? «Non lo credo. Si sta parlando di una misura che non mette a rischio il traffico crocieristico a Venezia. Il problema non è di non far arrivare le navi a Venezia, ma di non farle arrivare nel bacino San Marco. Si tratta di organizzare l’offerta in maniera più razionale».
Questi provvedimenti potranno valere nel breve periodo. Ma sul lungo periodo qual è la sua idea per risolvere la questione? Il porto off-shore? «Quelle considerazioni erano nate a margine di una discussione sul progetto in corso, ma ci possono essere altre ipotesi. L’importante è assicurare che vengono rispettare i criteri di sicurezza».
Molti dicono che navigare a Venezia è sicuro e che non è certo come navigare a poche decine di metri dall’Isola del Giglio. «Ci sono però dei fattori di rischio che altrove non ci sono, a cominciare dal moto ondoso: una massa che si sposta in laguna, per quanto a velocità ridotta, determina un danno che non è ininfluente. Poi ci sono l’effetto estetico-paesaggistico e anche impatti ambientali più complessi che si possono evitare, tipo l’inquinamento dell’aria e dell’ambiente lagunare. Insomma, la laguna non è un oceano».
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Gen 17
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Parla il capo dei piloti che guidano le grandi navi in laguna
Il Corriere del Veneto, 17 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA — Mille manovre di ormeggio in tutte le condizioni, dalla bonaccia alla bora, dalla nebbia all’acqua alta. Tanto ci vuole per imparare che la laguna ha le sue regole, i suoi incanti e le sue insidie e ci sono solo 25 uomini che, grazie a quelle mille manovre, oggi riescono ad attraversarle ad occhi chiusi. I 25 uomini sono i piloti della Corporazione Estuario veneto che ogni giorno si mettono al servizio dei comandanti delle navi per accompagnarli in quell’universo di acqua, fango, meraviglia e vita mercantile spiccia che è laguna di Venezia. Le navi aspettano i loro Caronte alla boa foranea a due miglia dalle bocche di porto, loro arrivano con le pilotine, salgono a bordo, si fanno riconoscere e si mettono al servizio del comandante per guidare navi da crociera o cargo mercantili fino al porto. Intervengono sempre, se c’è un incendio a bordo o anche se la nave è sequestrata da terroristi. Ecco, a questo punto direste che questi piloti di solo porto sono veneziani doc, Nane, Bepi e Toni. E invece si chiamano (anche) Tonino e Ciro. Ciro, per dire, è il loro capo pilota, Ciro Romano, 48 anni, napoletano di Bagnoli, che è come dire la Marghera partenopea. Vive e lavora a Venezia dal 1993, ha lavorato a Chioggia e Manfredonia e subito mette in chiaro che dopo l’incidente al Giglio il dibattito sulle grandi navi in laguna è squilibrato.
Comandante, le grandi navi sono il tema del giorno, c’è pericolo anche in laguna? «Allarme ingiustificato. In laguna non ci sono rocce, solo fango, una situazione infinitamente più sicura che, in caso di incidente, non causa danni allo scafo».
La mente va subito al Mona Lisa, la nave francese che nel 2004 si insabbiò a due passi da piazza San Marco. «Se ancora parliamo di un incidente avvenuto otto anni fa, è perché non ce ne sono stati altri, e già questo depone bene per la sicurezza. Non ci furono feriti, danni alla nave, alla città o ai passeggeri».
Ma la nave si incagliò, nonostante l’aiuto dei piloti giusto? «I piloti non guidano la nave, non possono prenderne il comando perché sarebbe usurpazione nei confronti del comandante. Indicano rotta, velocità, movimenti: in inglese, danno le indicazioni, un marinaio le ripete ad alta voce e il comandante dice “Yes”».
E fila tutto liscio, ma allora cosa accadde? «Fu un problema di valutazione del comandante che diede un ordine inferiore a esigenze del momento sull’accostata. Venezia è un porto sicuro. Tant’è vero che non ci fu un incidente con vere conseguenze».
Pescaggio, eventuali secche, influenza dei venti, i piloti conoscono al centimetro la rotta che dalla boa foranea del Lido passa per Riva sette Martiri e San Basilio. Come si svolge il vostro lavoro? «Il lavoro si programma, adesso si stanno mettendo in calendario gli arrivi delle grandi navi per tutto il 2012, alcune vengono scartate per lunghezza, larghezza o pescaggio: non tutte possono arrivare a porto di Venezia. Per le crociere siamo in bassa stagione, ora si aspetta l’arrivo della Msc Magnifica il 20 gennaio, ci vogliono due rimorchiatori e, in caso di nebbia, due piloti. A bordo le navi hanno quattro radar che indicano la posizione tra otto o dieci minuti, un po’ come camminare al buio mettendo le mani avanti».
Il radar, in questo caso, tocca l’ostacolo virtualmente e lo evita. E se c’è troppo vento? «Oltre i 30 nodi un’ordinanza della capitaneria vieta la navigazione».
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha poroposto di spostare il terminal passeggeri fuori dalle bocche di porto. «Il porto off-shore si può certamente fare e gestire, ma lei s’immagina cosa vuol dire portare una cosa semplice come le bottiglie d’acqua per i crocieristi, o le valigie, fino a fuori Venezia? La città ha bisogno delle navi, Venezia è tale grazie alla sua portualità e limitarla significa limitarne la cultura».
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Gen 17
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Commissione Ambiente del Senato tra Arsenale, Murano e Dogana Casson: segnale importante di attenzione. Molinari: punto di partenza
Il Corriere del Veneto, 17 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA — Se Antonio D’Alì sarà di parola, Venezia avrà presto la sua nuova Legge speciale. E quindi soldi per la salvaguardia e la manutenzione della città oltre a quelli che ormai hanno preso la strada del Mose. Il presidente della commissione Ambiente del Senato— lunedì in laguna per le audizioni — l’ha detto chiaro: «Spero di riuscire a portare la legge in aula a marzo». Lo sprone è arrivato anche dal prefetto Domenico Cuttaia: «La città chiede un impegno preciso per la revisione della norma e un’attenzione maggiore». D’accordo, oltre la proposta di Felice Casson su cui stanno lavorando i senatori ce ne sarà un’altra del Pdl, poi ci sono quelle alla Camera del Pd Andrea Martella e della Lega (quella dell’ex ministro alla Pubblica amministrazione Renato Brunetta è abortita: «Non è nemmeno mai stata approvata dal consiglio dei ministri» precisa D’Alì), ma metà strada sembra essere già stata fatta. Lo dicono gli stessi parlamentari: qualcuno non si sarebbe mai aspettato che arrivassimo fino a qui, ma Venezia ha bisogno di aiuto. Ne sono ancora più convinti oggi dopo che l’ex pm assieme a sindaco, mezza giunta (mancava però l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin) e consiglieri comunali hanno visitato le conterie di Murano, l’Arsenale e Punta della Dogana dove hanno visto la rete antincendio realizzata «che ci ha permesso di evitare altre tragedie », precisa Giorgio Orsoni. Non a caso la pdl Maria Alessandra Gallone dice: «Abbiamo visto quante cose sono state fatte con i soldi della Legge speciale, Venezia ha bisogno di finanziamenti e per questo stiamo lavorando per fargli avere i fondi necessari. Mi auguro che entro la fine della legislatura sia realizzato un nuovo meccanismo ». Il problema — più che mettere d’accordo tutti—sembra essere proprio quello dei fondi e delle competenze.
I primi da trovare con programma di autofinanziamento oltre ai trasferimenti dallo Stato, le seconde da unificare in modo da rendere tutti i processi più rapidi. Il senatore della Lega Nord Riccardo Villari la butta lì, ma alla cosa ci crede eccome: «Anziché ricevere i fondi da Roma potremmo trovare anche un modo per trattenere qui quelli veneti», dice. Del resto è il principio del federalismo fiscale che chiede da tempo il Carroccio: ogni Regione si trattiene le tasse che i propri abitanti pagano. «Mi sembra che per Roma Capitale i soldi si trovino sempre — continua — non vedo perché per Venezia ci debbano essere tutti questi problemi». La speranza del sindaco è che la presenza in centro storico dei senatori sia un punto di non ritorno per riuscire davvere ad avere un canale diretto di finanziamento per far fronte ad almeno i cento milioni che servono ogni anno per la manutenzione della città. L’obiettivo di Ca’ Farsetti è di recuperare maggior potere decisionale sulle scelte per il suo futuro rispetto a quanto avviene oggi in cui il Comune di fatto non ha nessuna voce in capitolo. Ne sono prova gli oltre cinquanta milioni di euro che aspetta ancora (dieci della Legge speciale degli anni scorsi e 42 dell’ultimo Comitatone) nonostante sia l’ex sindaco Massimo Cacciari (prima) che Orsoni (nell’ultimo anno) abbiamo più volte insistito con il governo. «Oggi (ieri, ndr) è stato dato è un segnale importante per Venezia: è la prima volta che la commissione Ambiente viene in sopralluogo— commenta il senatore Casson, primo firmatario, assieme ad altri ventisei colleghi del disegno di legge speciale — La città è patrimonio di tutti che non può essere trascurato».
Lo spiega bene il relatore del documento Claudio Molinari del Terzo Polo: «Siamo in una fase di raccolta e di approfondimento, il disegno di legge Casson si presta ad essere integrato rispetto al lavoro che stiamo facendo». Non a caso lunedì i senatori hanno ascoltato gli interventi degli enti locali (la Provincia ha sottolineato l’importanza di un’area vasta di applicazione della legge che vada al di là della sola Venezia), delle associazioni ambientaliste, del Porto e degli industriali. «L’impostazione generale è ancora troppo ancorata a schemi ormai superati — ha detto ieri il presidente Luigi Brugnaro —. La specialità veneziana ad esempio non può essere concepita come una situazione unicamente emergenziale. Auspichiamo che la nuova Legge speciale valorizzi il riconoscimento a Venezia dello status di Città metropolitana».
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Gen 16
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Zaia: «Grandi navi sono pericolose». Il comitato No grandi navi incontra la commissione ambiente del Senato. Orsoni: maggior potere decisionale alla città
Il Corriere del Veneto, 16 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
VENEZIA – Far passare le navi da crociera lontano da zone di particolare pregio ambientale «è una norma di buonsenso». Lo ha detto il ministro all’Ambiente, Corrado Clini. «Il buonsenso suggerisce che – continua -, se il valore principale da tutelare è quello del nostro patrimonio naturale e paesaggistico, risorsa fondamentale per il nostro turismo, dobbiamo evitare che venga messo a rischio». «Sulle rotte delle navi vicine alla costa è necessario fare una valutazione economica – ha proseguito il ministro – in quanto il turismo è una fonte economica fondamentale del nostro Paese, ma non si può mettere a rischio la sicurezza. Quindi le bellezze dell’Italia potranno essere viste da navi che rimangono a largo e poi i turisti verranno portati sui luoghi del nostro patrimonio turistico».
Sul tema è poi intervenuto il governatore Luca Zaia: «Lo dico da tempi non sospetti: il transito delle grandi navi, veri e propri condomini galleggianti, a Venezia e nel bacino di San Marco è un problema che va affrontato, perché il nostro primo obbligo è quello di salvaguardare l’integrità di una città unica al mondo e la vita delle persone». «Non intendiamo certo boicottare la crocieristica – ha aggiunto Zaia – ma che occorra una riflessione, individuando e valutando soluzioni logistiche alternative è fuor di dubbio. Certo, queste navi a Venezia sono rimorchiate e quindi in qualche modo controllate, ma il pericolo c’è tutto».
Nel pomeriggio intanto il comitato No Grandi Navi lunedì è stato ascoltato dalla Commissione Ambiente del Senato presente a Venezia per una serie di audizioni in vista della riforma della legge speciale. Lo rende noto lo stesso Comitato rilevando che «inizialmente l’audizione non era stata concessa, ma poi il crescente ruolo del Comitato in città e la mediazione del senatore veneziano Felice Casson hanno convinto la Commissione a concedere l’incontro».
«Il nostro obiettivo è di far recuperare alla città il potere decisionale sulle scelte riguardanti il suo territorio e il suo futuro e la proposta di legge presentata dal senatore Casson va proprio in tal senso». E’ questo il pensiero del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, espresso durante la conferenza stampa svoltasi in Prefettura, a conclusione del sopralluogo a Venezia di una delegazione della Commissione Ambiente e Territorio del Senato. «Da un lato – ha concluso Orsoni – è importante eliminare la sovrapposizione attuale di competenze riguardanti le scelte sul territorio e dall’altro garantire alla città i finanziamenti necessari non solo per il completamento del Mose, ma anche per tutti quegli interventi che sono indispensabili per la tutela e manutenzione di Venezia». Il testo della proposta di legge con le integrazioni elaborate dalla Commissione, come ha ricordato il suo presidente, Antonio D’Alì, dovrebbe essere presentato all’intera assemblea del Senato entro la fine di marzo.
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Gen 11
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Quattro anni di studi di 32 ricercatori su Marghera e le altre aree Sin. Bettin: soldi subito per le bonifiche. Sciarrone (Usl): non è più così
Il Corriere del Veneto, 11 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre
MESTRE – Nessuno più respira cloruro di vinile nei capannoni senza la minima sicurezza. L’amianto è bandito da quasi due decenni. Eppure i «killer» di Porto Marghera continuano a essere un pericolo per la salute. Anche oggi che le fabbriche sono chiuse e gli operai in cassa integrazione. Lo mette nero su bianco il ministero della Salute con il progetto «Sentieri» nel primo «Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di insediamento». Tra il 2007 e il 2010 un’equipe di 32 ricercatori ha studiato rapporti medici e vagliato documentazioni di 44 dei 57 siti di interesse nazionale, per un totale di 6 milioni di cittadini di 298 comuni. Nelle 200 fitte pagine di dati e osservazioni, un capitolo è dedicato all’area Sin più grande del Paese: Marghera. «E’ presente un eccesso per tutti i tumori e le malattie dell’apparato digerente, del polmone e della pleura», si legge nella ricerca. Tumori a fegato, polmone, pleura, vescica, mesotelioma e cirrosi epatica sono le patologie con più alta incidenza nel veneziano e i ricercatori non hanno dubbi: sono associate al lavoro.
Tra il 1988 e il 2002 l’incidenza del mesotelioma tra gli uomini è stata del 2,94, un aumento che per i 32 studiosi va «ricondotto all’esposizione nel polo produttivo». Tra il 1995 e il 2005 poi le segnalazioni di malattie professionali all’Usl 12 sono aumentate mentre nel resto d’Italia diminuivano. Non solo: il tasso di mortalità per tutti i carcinoma è al di sopra della media nazionale: l’indicatore del rapporto standardizzato di mortalità sale a 133 contro la base di 121 per il fegato e al 177 per la vescica. Gli esiti della ricerca, che confermano quanto dimostrato in passato dalla stessa Usl, sono stati pubblicati e consegnati all’amministrazione in questi giorni. «Lo studio trae conclusioni di angosciante gravità – dice l’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin — oggi a Marghera la situazione è diversa ma resta l’eredità del passato». Inquinanti nei terreni, discariche prive di qualsiasi sicurezza e cumuli d’amianto che emergono anche in zone dove nessuno se lo aspettava, come al Lido. «Serve con urgenza una riforma del sistema delle bonifiche e un finanziamento straordinario per attuarle », tuona Bettin. Lo studio del progetto «Sentieri» suggerisce di continuare la ricerca.
I dati nelle mani degli studiosi si fermano al 2005, ma l’Usl 12 ha sempre sotto controllo l’andamento dei tumori: tra il 2005 e il 2009 i tumori sono aumentati del 40 per cento, in particolare al colon. Proprio per questo i ricercatori raccomandano «di acquisire dati per valutare lo stato attuale dell’inquinamento ambientale e dell’esposizione occupazionale ». I risultati di «Sentieri » tuttavia non convincono Rocco Sciarrone, responsabile del Servizio di salute pubblica e prevenzione dell’Usl 12. «Condurre ricerche epidemiologiche è complesso, bisogna tenere conto di molti fattori come territorio, ambiente, attività in essere e flussi residenziali – dice – Senza un’analisi elaborata si rischia di creare spavento e allarmismo ». Sciarrone non nega che a Venezia il 50 per cento delle neoplasie al polmone siano dovute dall’amianto ma l’esposizione risale a 30 anni fa. «Quando si legge nello studio che aumentano i tumori si tratta di effetti del passato – conclude – oggi non possiamo assolutamente dire che è ancora così». Ad esempio, per Sciarrone, gli effetti del Passante si vedranno non prima di 15 anni e per quelli delle discariche ci vorranno altri 20 o 30 anni. E anche se di soldi per la ricerca non ce ne sono, «noi continuiamo a raccogliere e analizzare dati».
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