Sì alla legge anti inceneritori

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SAN MARTINO BUON ALBERGO. Il Consiglio comunale approva una mozione per portare in Regione lo stop a Ca’ del Bue. La proposta di Braggion passa con i voti della maggioranza Avesani: «Affrontare il problema con delle soluzioni propositive»
L’Arena di Verona, 13 maggio 2011, sezione PROVINCIA
 
Basterà che altri 4 Consigli comunali votino la stessa delibera perché in Consiglio regionale possa essere proposto un progetto di legge per lo stop a Ca’ del Bue e lo smantellamento degli inceneritori attivi in Veneto. La proposta è stata presentata come mozione nel Consiglio sanmartinese da Marco Braggion (Uniti) e accolta all’unanimità dopo alcuni aggiustamenti.
Tre gli articoli previsti dal testo: nel primo si afferma che «la Regione vieta la costruzione di nuovi inceneritori, il potenziamento di quelli esistenti in Veneto e riconverte quegli funzionanti fino alla loro definitiva chiusura». Il secondo articolo abroga le norme contenute nella legge regionale e nella delibera di Consiglio che fanno riferimento «alla realizzazione di nuovi inceneritori, al potenziamento e al mantenimento di quelli esistenti». Infine nel terzo articolo si invitano la giunta e il Consiglio regionale a operare affinché entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge siano modificate le normative del piano regionale dei rifiuti, «prevedendo la tipologia e la quantità degli impianti sostitutivi degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti».
Fin qui la mozione presentata da Braggion, che ha dato il via alla discussione invitando tutto il Consiglio a esprimersi al di là dell’appartenenza politica. Il sindaco Valerio Avesani ha ribadito «la contrarietà sua e dell’intera giunta al progetto di Ca’ del Bue», ma ha fatto osservare «che non basta dire no, occorre affrontare il problema con delle soluzioni propositive. Il 19 maggio ci sarà in quinto incontro fra sindaci dei tre paesi più direttamente coinvolti (San Giovanni, San Martino e Zevio) con un’altra decina di sindaci per formalizzare un accordo sul Piano ambientale integrato, perché non resti più nulla da portare all’inceneritore dopo una severa selezione dei rifiuti. Per questo accetto il testo della mozione, ma propongo di integrarlo con il riferimento al piano ambientale integrato», è stato il senso del suo intervento.
Giovanni Galvani (Forza delle libertà) ha chiesto che ci sia anche da parte della Regione l’impegno a far produrre in modo più ecologico contribuendo a ridurre o a eliminare la necessità di smaltire rifiuti non riciclabili.
Dopo cinque minuti di sospensione del Consiglio e di confronto fra i capigruppo ha preso corpo la mozione votata all’unanimità che inserisce alla fine del terzo articolo del progetto di legge l’aggiunta della trasformazione degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti «in poli ambientali integrati per migliorare ulteriormente la differenziazione dei rifiuti raccolti, affinché non ci sia nessuna forma di conferimento per l’incenerimento o il trasferimento in discarica. Inoltre la Regione si impegna a sensibilizzare le aziende a produrre in modo ecologico, riconvertendo gli imballaggi non riciclabili in riciclabili». Un lungo applauso del numeroso pubblico ha accolto la votazione della mozione e la sua integrazione.
«Sono soddisfatto perché la votazione è un esempio di quello che potrebbe essere la politica del futuro, quando si agisce in sintonia con tutti», ha commentato Braggion ricordando che già il Comune di San Zeno di Montagna si è espresso a favore di questo progetto di legge regionale e che nella riunione dei sindaci la proposta può essere estesa ad altri Comuni. «L’ambiente non ha colore politico e mi batterò per cercare condizioni di vita migliori per tutti», ha aggiunto Galvani.
Positiva anche la riflessione del sindaco: «Su questo tema la maggioranza ha dimostrato di aver sempre cercato dialogo e massima apertura al confronto, perché l’obiettivo resta il bene di tutti i cittadini».
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Monselice, il Tar boccia il revamping Italcementi: niente cementifici nel Parco Colli

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Accolto il ricorso di comitati e residenti: la struttura non è compatibile con il piano ambientale dell’area protetta. Colpo di spugna sul mega-progetto da 160 milioni. Si attende ora l’esito dei ricorsi dei Comuni di Baone ed Este
Il mattino di Padova, 10 maggio 2011, sezione CRONACA

MONSELICE. Il Tar del Veneto boccia il revamping degli impianti di Italcementi. Accolto il ricorso di comitati e residenti: i cementifici non sono compatibili con il piano ambientale del Parco Colli. Colpo di spugna sul mega progetto Italcementi da 160 milioni di euro, Parco condannato a pagare le spese processuali.

La notizia ha iniziato a circolare nella serata di ieri. Le prime indiscrezioni hanno trovato una granitica conferma nel dispositivo della sentenza, emessa ieri dalla terza sezione del Tar. Sentenza che annulla l’autorizzazione paesaggistica rilasciata il 13 dicembre 2010 dal Parco e la delibera di giunta provinciale del 29 dicembre scorso, che sanciva la compatibilità ambientale del progetto. Condanna inoltre il Parco a pagare 4 mila euro ai ricorrenti.

«La sentenza del Tar del Veneto – riassumono i comitati “Lasciateci Respirare” ed “E Noi?”- riconosce la piena incompatibilità del progetto con la legge del Parco. Afferma il ruolo e la rappresentatività dei comitati cittadini, accogliendo le obiezioni sollevate sin dall’inizio sulla legittimità del progetto dai comitati stessi e da alcuni sindaci, in particolare quelli dei comuni di Este e di Baone. Questa sentenza – continuano i comitati – richiama gli amministratori del Parco, del Comune di Monselice e della Provincia di Padova alle proprie responsabilità: con ogni mezzo consentito dalla legge, infatti, i cittadini hanno cercato di evidenziare quanto il Tribunale ha sentenziato».

Segue un appello al dialogo. «Indipendentemente dagli ulteriori possibili sviluppi giudiziari, riteniamo ora quanto mai necessario che sia finalmente inaugurata la fase della concertazione fra tutte le parti interessate – auspicano i comitati – che porti nella direzione stabilita dal piano ambientale del Parco Colli. Oggi questa sentenza segna l’inizio di una pagina storica per la città di Monselice e per tutto il territorio del Parco». 

Di fatto il Tar accoglie in pieno le tesi dei comitati. Il revamping non è una mera ristrutturazione. «L’autorizzazione impugnata – scrivono i giudici – si riferisce ad un nuovo impianto (…) che apre un nuovo ciclo produttivo destinato a durare 28 anni e che sostituisce un impianto in fase di dismissione». E’ quindi violato l’articolo 19 del piano ambientale.

Cosa dovevano fare le amministrazioni secondo il Tar? Solo azioni di sostegno volte alla riconversione o rilocalizzazione. E «non ci sono ragioni di pubblica utilità che impongono l’allocazione di una cementeria all’interno, anziché all’esterno, del perimetro del Parco». Annullando la delibera provinciale di via libera al revamping, il Tar ha annullato anche tutti i documenti autorizzativi che la delibera richiamava, riconoscendone l’illegittimità.

Per ora, invece, non si conosce ancora l’esito dell’altro ricorso, quello presentato dai Comuni di Este e Baone contro la convenzione tra Italcementi, comune di Monselice e Parco. E adesso? Italcementi farà probabilmente appello al Consiglio di Stato, come aveva già preannunciato. Ma nel frattempo, il revamping è all’anno zero.
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Greenpeace scala balcone Palazzo Venezia

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Striscione con foto premier, Italiani vostro futuro lo decido io
Da ANSA.it, 9 maggio 2011, sezione NOTIZIE

Attivisti di Greenpeace hanno scalato il balcone di Palazzo Venezia a Roma ed hanno aperto uno striscione per protestare contro le recenti affermazioni di Berlusconi sul ritorno all’energia nucleare in Italia. Sullo striscione, accanto all’immagine del premier, la scritta: ‘Italiani, il vostro futuro lo decido io’. ‘Le dichiarazioni di Berlusconi sul nucleare sono in chiaro contrasto con la volonta’ degli Italiani’ dice Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace
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A Ponte delle Alpi e dintorni il comune promuove i Gruppi di acquisto solare

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Da Carta EstNord, 4 Maggio 2011, sezione AMBIENTE

Tra le valli il modello sta prendendo piede rivestendo di pannelli gli spioventi tetti dei bellunesi: parliamo del progetto PubblichEnergie, promosso dal comune di ponte nelle Alpi e dal suo vulcanico assessore Ezio Orzes.
«Un progetto, a costo zero per le amministrazioni, che dà concretezza all’eco-economia del futuro – racconta Orzes -, la formula è quella del Gruppo di Acquisto Solidale e quindi cittadini che acquistano insieme pannelli fotovoltaici, serramenti o sistemi d’isolamento termico per la propria casa o impresa, ridisegnata dai comuni». Attraverso sportelli di consulenza e incontri informativi i comuni favoriscono l’incontro tra la domanda di energie rinnovabile, interventi di risparmio energetico e l’offerta delle imprese locali.

Complessivamente sono state coinvolte 15 tra imprese, professionisti e artigiani, per un movimento complessivo di “economia responsabile” indotto dal progetto è di circa 2,9 milioni di euro.
Il progetto, coordinato dal Comune di Ponte nelle Alpi, è promosso dai comuni di  Mel, Trichiana, Lentiai, Alano di Piave, Pedavena, La Valle Agordina e Agordo e patrocinato dalla Comunità Montana Belluno Ponte.
A PubblichEnergie, che ha il patrocinio della Comunità montana Belluno-Ponte, collabora anche Alleanza nelle Alp, la rete sovranazionale dei Comuni alpini per lo sviluppo sostenibile. A metà aprile ha aderito anche il comune di Valle di Cadore e si sono aggiunti due sponsor quali Manzotti Automobili e Veneto Banca. Interessanti le motivazioni che hanno condotto il concessionario Manzotti ad aderire al progetto: «La nostra politica aziendale è orientata a incentivare il risparmio energetico e lo facciamo a partire dai nostri stessi edifici – spiega l’amministratore Antonio Manzotti – noi investiamo nell’offerta come il car sharing, l’intermodalità, i mezzi a zero emissione perchè siamo convinti che l’azienda autoconcessionaria debba evolversi in questa forma».

I numeri di PubblichEnergie nel 2010:
I Gruppi di Acquisto Solidale per il fotovoltaico hanno portato alla realizzazione di complessivi 177 impianti fotovoltaici su abitazioni di famiglie e di alcune piccole imprese di 24 Comuni bellunesi.
La potenza complessiva installata è stata di 724,62 Kwp per una produzione stimata annua di circa 800.000 Kwh e un risparmio di CO2 di almeno 400 ton/anno.
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Le Regioni bocciano il decreto incentivi per il fotovoltaico. Il governo lo vara lo stesso

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Il Sole 24 ore, 28 aprile 2011, sezione ENERGIA

Disco rosso delle Regioni al decreto sugli incentivi al fotovoltaico, ma il Governo tira dritto e Paolo Romani annuncia la firma del provvedimento «domani». E il parere negativo delle Regioni? Un fatto «non vincolante», ha tagliato corto il titolare dello Sviluppo economico. A rassicurare sul via libera al decreto è stato anche il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

Il No delle regioni è arrivato «unanime», ha rilanciato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.

Saglia: il decreto si può modificare
«Il provvedimento si può modificare oppure farne uno ex novo», ha replicato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che ha comunque confermato per domani 29 aprile la firma di Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo sul testo. «Avremo molti altri decreti da fare – ha aggiunto Saglia – e quindi ci saranno molte occasioni per correggere le norme in corso d’opera e ritrovare la condivisione piena con le Regioni». Saglia ha poi ribadito che il Terzo Conto Energia sarà prorogato al 31 agosto 2011: «Le imprese potranno concludere gli investimenti
programmati, guadegneranno un pò meno, ma il giusto».

I punti controversi
La delicata trattativa Governo-Regioni sul decreto Romani si era aperta in mattinata con la precisazione delle richieste di correzione al testo avanzate dalle autonomie territoriali: «abbiamo raggiunto una posizione unanime e oggi 28 aprile chiederemo al governo due modifiche «per correggere il provvedimento».

Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine di una seduta straordinaria della Conferenza, ha parlato chiaro: servono due cambiamenti, uno «per salvaguardare gli investimenti in corso e garantire la produzione e la filiera e un altro per valorizzare gli investimenti nel fotovoltaico anche in presenza di un decalage degli incentivi».

Errani ha poi sottolineato l’importanza delle energie rinnovabili, che a suo dire deve crescere di pari passo con un processo di bonifica dall’amianto, «e dico questo significativamente nella giornata mondiale che si celebra oggi sulle problematiche relative all’amianto». Sul fronte delle rinnovabili, ha ricordato Errani, con il Governo finora si è tenuto soltanto un incontro di tipo tecnico.

Anci: ok al decreto
Disco verde invece al decreto da parte dei Comuni. «Prendiamo atto del mantenimento di elementi premiali per tutti i Comuni e in particolare per i piccoli, dell’estensione della soglia dimensionale per i piccoli impianti, e di una apertura del Governo sul periodo transitorio», ha sottolineato Enrico Borghi vicepresidente Anci e presidente Uncem al termine della Conferenza. Per Borgi è fondamentale ora «che si aprirà la discussione sui decreti per le altre fonti rinnovabili (come biomasse, eolico ed idroelettrico), a cui i Comuni sono particolarmente interessati».
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GIAPPONE, CONTAMINATA LA CARNE, “FUKUSHIMA CHIUDE”

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Da Leggo, 31 marzo 2011                        

TOKYO – Livelli «abnormi» di cesio sono stati rilevati nella carne di manzo proveniente dall’area di Fukushima. Lo ha reso noto la Tepco, il gestore dell’impianto nucleare, sugli ultimi aggiornamenti del rischio radioattività, secondo quanto riporta la Kyodo. Per la prima volta, le tracce di cesio nella carne sono oltre la norma fissata dalle normative del ministero della Sanità, ha spiegato la Tepco. L’operatore del disastrato impianto, inoltre, ha anche fatto sapere di aver individuato acque sotterranee intorno al reattore n.1 con valori di radioattività pari a 10.000 volte il tetto massimo consentito.

Intanto oggi il premier Naoto Kan ha annunciato che la centrale nucleare di Fukushima sarà smantellata e che sulle politiche energetiche del Giappone si imporrà una profonda revisione. Kan ha rassicurato sul futuro del disastrato impianto a circa 220 km a nord di Tokyo, dove i tecnici del gestore Tepco lavorano senza sosta alla stabilizzazione del sistema di raffreddamento. «Non ci sono altre soluzioni su Fukushima», ha rilevato il premier, nel resoconto del numero uno del partito Comunista giapponese, Kazuo Shii, al termine del loro faccia a faccia. «C’è l’obiettivo di rivedere da zero» il piano del 2010, basata sul crescente utilizzo del nucleare per contribuire a combattere l’effetto serra, della costruzione di nuovi impianti che al 2020 sarebbero dovute essere 14, al totale di 68. «Una volta che l’incidente sarà circoscritto, abbiamo bisogno di valutare il sistema in base al quale è lasciata la gestione degli impianti al settore privato», ha notato il premier, per il quale la «priorità ora è portare» Fukushima in sicurezza. Altri 20 supertecnici sono in arrivo da Areva, il colosso nucleare francese, per risolvere il nodo dei liquidi radioattivi attraverso un annuncio fatto quasi in contemporanea rispetto alla conferenza stampa di Kan e Sarkozy. «Il mondo ha bisogno dell’energia nucleare, che mantiene tutta la sua validità, al fine di tagliare le emissioni di Co2», ha ribadito il capo dell’Eliseo, che ha proposto di tenere a maggio un summit G8-G20 sulla sicurezza nucleare. «Nuove norme devono essere messe a punto», ha spiegato, ipotizzando un ruolo naturale dell’Aiea, l’Agenzia per l’energia atomica dell’Onu.

Lo iodio radioattivo, intanto, ha continuato a crescere nelle acque marine appena fuori dalla centrale, fino a raggiungere 4.385 volte i limiti legali (ieri era a 3.355), ai massimi mai segnati finora, mentre è di oltre 10.000 volte nelle acque sotto il reattore n.1. Per la prima volta, tracce «abnormi» di cesio sono state riscontrate nella carne di manzo, ha fatto sapere il ministero della Sanità. Una squadra di 140 militari Usa, specializzata nel controllo delle radiazioni, sarà presto in Giappone nell’ambito degli sforzi per risolvere l’emergenza e definire una strategia di contenimento. Tepco, intanto, alle prese con la difficoltà di raccolta dell’acqua tossica intorno a reattori ed edifici delle turbine, ha dovuto sospendere a causa del maltempo i piani sulla dispersione di resina sintetica nella zona vicino ai reattori n.4 e n.6, per evitare la dispersione di polveri. L’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare ha ritenuto che «non ci sia necessità immediata di evacuare» gli abitanti del villaggio di Iitate, a 40 km dalla centrale di Fukushima, dove l’Aiea ha segnato radiazioni oltre i limiti di guardia. «La dose di una persona che è in casa per 16 ore e fuori per otto ore – e che ha continuato un simile stile di vita – sarebbe di circa 25 millisievert, che è circa la metà della soglia che richiede l’evacuazione sulla base di criteri della Commissione nucleare del Giappone», ha motivato Hidehiko Nishiyama, portavoce dell’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, confermando l’orientamento del governo. L’Agenzia dell’Onu, ha invece invitato le autorità di Tokyo ad affrontare la questione. Il capo di gabinetto, Yukio Edano, da parte sua, si è limitato a osservare che il governo «rafforzerà i controlli sulle radiazioni al suolo». Iitate si trova oltre la linea di evacuazione a 20 km dalla centrale, cui si aggiunge un’area di rispetto a 30 km, per il rischio delle perdite radioattive dal disastrato impianto nucleare.
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Centrale a biomasse di Treglio, «inquinamento incentivato con danaro pubblico».

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Nonostante la centrale a biomasse di Treglio sia cosa praticamente fatta continuano gli interventi contro il progetto, osteggiato da partiti politici ed associazioni ambientaliste.
Da PrimaDaNoi.it, quotidiano on-line per l’Abruzzo, 29 marzo 2011

(Treglio, Abruzzo). L’ultimo parere che si registra, segnalato dall’associazione Nuovo Senso Civico, è quello di Federico Valerio, direttore del Servizio chimica ambientale presso l’Istituto nazionale di ricerca sul cancro di Genova.

«I numeri parlano chiaro, bruciare biomasse per produrre elettricità è la peggiore scelta che possiamo fare se si vuole mantenere buona la qualità dell’aria che respiriamo. Non fa eccezione la centrale alimentata a cippato di legno e sansa disoleata che entrerà in funzione a Lanciano».

Questa la dichiarazione che ha fatto Valerio e che non fa che incrementare ulteriormente il clima di preoccupazione che già si registra in tutta l’area frentana.

Valerio spiega che in base alle dichiarazioni della ditta che ha realizzato l’impianto, in ogni metro cubo di fumi emessi ci saranno 18 milligrammi di polveri e 300 milligrammi di ossidi di azoto. Nei fumi di una centrale elettrica alimentata a metano gli inquinanti sono presenti a concentrazioni nettamente inferiori: le polveri, in un metro cubo di fumi, sono inferiori a 0,6 milligrammi e gli ossidi di azoto sono compresi tra 30 e 50 milligrammi.

Quindi, affermare che le biomasse sono una fonte di energia “pulita”, secondo il chimico è falso. «Le biomasse – specifica Valerio – inquinano molto di più del metano e in alcuni casi di più del carbone e il motivo è banale: le biomasse hanno un basso potere calorifico e, come solidi, bruciano male, rispetto ad un combustibile gassoso come il metano».

Se poi il confronto con i diversi combustibili disponibili si fa tra la quantità di inquinanti immessi in atmosfera a parità di energia utile prodotta, il bilancio ambientale delle biomasse legnose peggiorerebbe ancora di più, in quanto parte del calore deve essere utilizzato per essiccare il cippato e parte dell’energia elettrica serve per sminuzzare il legno da immettere in caldaia.

Una situazione già grave di per sé ma che per l’impianto di Treglio assume conseguenze ancora peggiori perché, denuncia Valerio, «gran parte del calore residuale alla produzione di energia elettrica sarà letteralmente buttato all’aria, invece di essere utilizzato per il teleriscaldamento e il teleraffreddamento».

Un enorme spreco (tra il  60 e il 70% del potere calorifico della biomassa bruciata non utilizzato) che dipenderebbe dal fatto che gli incentivi pubblici, ricavati dalle tasse sulle bollette elettriche di tutti gli italiani, sono dati solo alla produzione di elettricità.

Valerio è netto: «Pertanto, un giudizio oggettivo della situazione che si è venuta a creare, con la scelta di incentivare la combustione delle biomasse, è che chi, pur rispettando i limiti di legge, contribuisce ad un peggioramento della qualità dell’aria intorno a questi impianti, evento evitabile ricorrendo al metano, riceve lauti contributi di danaro pubblico».

Inoltre, il chimico fa notare che alcuni studi hanno verificato che nei fumi prodotti dalla combustione della legna è presente anche metano, probabile sotto prodotto della combustione, e il metano ha un potere clima-alterante, dieci volte superiore all’anidride carbonica e le piante per crescere non hanno utilizzato il metano.

Infine, nel caso specifico di Treglio, Valerio conclude che la sansa disoleata che si vuole bruciare contiene anche tracce di esano, solvente usato per estrarre l’olio, e questo idrocarburo fossile, che può essere presente nella sansa fino al 30% in peso, una volta bruciato produce nuova anidride carbonica fossile, destinata ad aumentare la concentrazione di questo gas nell’atmosfera del nostro Pianeta.

«E anche questo inquinamento – conclude Federico Valerio – è incentivato con danaro “preso dalle tasche dei cittadini”».
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«Un convegno sul turismo e l’ambiente senza dire una parola sul revamping»

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Dal Mattino di Padova, 21 marzo 2011, sezione CRONACA

 MONSELICE. Stavolta hanno evitato la polemica e affidato le loro considerazioni a un comunicato. Ma per i comitati E Noi? e Lasciateci Respirare, il convegno sulla qualità rurale nella borsa del turismo, ieri a Monselice, ha taciuto sul nodo del dibattito politico dell’ultimo anno: «Come si può conciliare il turismo rurale, che comprende sia l’accoglienza, sia la tutela delle produzioni locali, con la confermata presenza nei prossimi 30 anni (salvo accoglimento dei ricorsi pendenti al Tar) dei cementifici e di altre strutture ad alto impatto ambientale sul territorio del Parco Colli?» «E’ inutile che l’amministrazione promuova iniziative a favore del turismo e dell’ambiente – affermano i comitati – se non affronta il nodo politico e tecnico essenziale della compatibilità delle diverse attività». Non è una questione teorica: «Gli agricoltori del territorio dei cementifici, soprattutto coloro che praticano culture biologiche e necessitano di certificazioni, sono seriamente preoccupati – sostengono le due associazioni – e non si può risolvere il problema evitandolo o persino tenendolo nascosto. Gli operatori del turismo e del commercio dovrebbero sollevare le stesse preoccupazioni e schierarsi esplicitamente con i comitati a difesa del territorio, dell’occupazione del settore e della salute dei cittadini. Questo noi chiediamo oggi in occasione di quest’iniziativa che altrimenti diventa solo una passerella e non affronta i problemi essenziali su cui si chiede una riflessione seria ed esplicita». Anche il consigliere leghista Emanuele Rosina commenta: «Mi ha lasciato perplesso sentir parlare di turismo rurale e biodiversità i principali artefici del via libera al revamping».
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Confermata in appello l’assoluzione di dirigenti dell’Enichem e “esperti”.

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A Manfredonia gli operai sono morti non per tumori da Arsenico,ma per…..caso..!
L’operaio Nicola Lovecchio deceduto per tumore aveva e ha ragione: in questo pezzo di Italia
“ il prioritario diritto alla  salute è stato subordinato al profitto.”
La verità di Nicola è la verità e la Giustizia che vogliamo continuare ad affermare!!

Comunicato di Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute, 18 marzo 2011, del Dr. Tonino d’Angelo-Presidente nazionale di Medicina Democratica

San Severo (FG) – Dicevamo nel 2007 sulla sentenza di assoluzione di  primo grado,diciamo oggi sulla sentenza di assoluzione in appello,che è scandaloso affermare di fatto che  i morti da Arsenico del  petrolchimico di Manfredonia  “ non sussistono”.
 Forse che gli abitanti e i lavoratori dell’Enichem di Manfredonia,esposti  alla massiva esposizione ad arsenico nel 1976 in un disastro industriale prevedibile e prevenibile,sono stati colpiti all’epoca da allucinazioni,vivendo un film e non la dura,cruda realtà del dispiegarsi della conseguenze della ricerca di profitto sulla pelle dei lavoratori e della popolazione??
  Nicola Lovecchio, morto per adenocarcinoma polmonare,che prima di morire  con la sua “indagine” e denuncia insieme a Medicina Democratica  aprì di fatto il processo alla Enichem di Manfredonia, affermava: ”Questa vicen-da mi ha dato la forza di reagire a tutto quello che ho subito in fabbrica.Il senso della mia vita è quello di continuare a lottare:voglio vivere,non voglio andarmene così.Non posso stare seduto,aspettare .. che questa malattia mi consuma del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo.Dirò ai miei tre figli: vedete nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti.Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore…Il male un po’ mi ha cambiato,nel senso che mi ha aperto; ora non ho più niente da perdere.Parecchi compagni di lavoro si sono fatti vivi e c’è un movimento che si sta diffondendo: chi è sopravvissuto, si sente leso nella dignità della propria persona perché l’azienda ci ha maltrattati nel vero senso della parola.C’è grande solidarietà e consapevolezza che il PRIORITARIO DIRITTO alla SALUTE non deve essere MAI SUBORDINATO AL PROFITTO.”
L’assoluzione in appello non fermerà la ricerca di verità e fa ancor più campeggiare la nobile figura dell’operaio  Lovecchio sulla miseria di chi ha sacrificato vite umane e territori sull’altare del profitto.
   Ancora una volta viene lacerato,colpito alle fondamenta  il diritto,volendo quasi cancellare dalla memoria le devastazioni,i morti,i malati,i danni ambientali permanenti in un territorio tra i più belli di Italia, ora condannato ancora una volta a piangere non solo i suoi morti ma a assistere al funerale della Giustizia.
  Non deve restare nel nulla il lavoro certosino,tecnicamente e umanamente di alto spessore, svolto dal sostituto procuratore Lidia Giorgio della Procura della Repubblica di Foggia, dai consulenti suoi e delle parti civili, da Medicina Democratica, così come dalla Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.), rappresentate e difese dall’Avv. Giuseppe Mattina del Foro di Roma, dell’avvocato Umberto Liguori,a sostegno dei Famigliari delle vittime operaie, che consegna in ogni caso alla storia i particolari di una vicenda industriale  tra le più tragiche del nostro paese che Medicina Democratica continuerà a far conoscere.
Questa sentenza di assoluzione in Appello ci fa dire con Giulio Di Luzio (nel libro “ I Fantasmi dell’Enichem”) che la vicenda Enichem : è’ la storia di un territorio  scippato delle sue vocazioni naturali, colonizzato dalla chimica di Stato e poi abbandonato”. In verità non è stato abbandonato…; forse se fosse stato abbandonato (dai poteri “forti”)….gli uomini e le donne di Manfredonia avrebbero avuto la capacità e il tempo per riappopriarsene….;invece è diventato territorio di “scorribande”, oggetto,come su un cadavere, di “autopsie”,”prelievi” ulteriori per nuove sperimentazioni politiche ed economiche ,cosa che Nicola voleva che non accadesse più, come con il contratto d’Area ..facendo cadere una pioggia di miliardi di vecchie lire (oltre 1500)…vere e proprie nuove regalie e ciò nel corso degli anni novanta-inizio 2000 e a seguire,ad imprenditori speculatori,cui vengono dati contributi statali (leggasi soldi dei cittadini) per circa 2/3 dei fondi previsti per la realizzazione di nuovi impianti e nuove produzioni di morte..,alcuni abbandonati dopo aver preso soldi, tutto sulla pelle dei cittadini.
Questa sentenza ci dice ancora una volta  che occorre che dal territorio di Manfredonia, e non solo, parta un grande movimento di cittadine e cittadini impegnati a restituire memoria e giustizia a Nicola, alle altre vittime e  ai disoccupati, ai lavoratori, ai giovani di Manfredonia .
  Saremo sempre con te Nicola e con  le tante vittime dell’Enichem…  per amore della giustizia,perché come dicevi tu,caro Nicola, ”il prioritario diritto alla salute non deve essere mai subordinato al profitto ..

Per il referendum, perché non vogliamo altre Fukushima, né in Veneto, né altrove

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Centocinquanta persone in assemblea al Pala PLIP di Mestre. E’ nato il Comitato veneziano “Vota SI’ per fermare il nucleare”
Dal sito “Patto di difesa dei beni comuni” 17 marzo 2011

Con una assemblea pubblica svoltasi in un salone del  PalaPLIP di Mestre, affollato da oltre centocinquanta persone, si è dato vita mercoledì sera, 16 marzo, al Comitato provinciale veneziano “Vota Sì per fermare il nucleare”, costituito da un vasto e trasversale schieramento di associazioni, movimenti, organizzazioni sociali e singoli cittadini.

Tutti mobilitati per sostenere il referendum come fondamentale strumento di partecipazione democratica e convinti della necessità di non riportare l’Italia nel campo minato del nucleare, perché l’energia dell’atomo non è economica né pulita.

Il Comitato è subito passato alla fase operativa ed ha deciso un calendario di iniziative territoriali per dire basta alla follia nucleare.

“La drammatica situazione di Fukushima in Giappone ci preoccupa incredibilmente e ribadisce quanto il nucleare sia pericoloso per la vita. E siamo indignati per la scellerata votazione di ieri con cui la Camera dei deputati ha bocciato, per un solo voto, l’accorpamento dei referendum con le prossime elezioni amministrative di maggio.”

Dal Comitato annunciano: “di fronte a tutto ciò, metteremo in atto iniziative specifiche nei prossimi giorni, a partire da un presidio a Venezia sotto le finestre di Palazzo Balbi, in occasione della prima riunione della Giunta regionale il prossimo martedì 22 marzo, per chiedere al governatore Zaia di ritirare ufficialmente, e non solo di fronte alle telecamere, il suo parere positivo sul decreto legislativo all’esame del Parlamento, chiedendo la cancellazione della norma, che scavalca il parere delle comunità locali nella scelta dei siti degli impianti nucleari. E, visto l’ormai irrimediabile pasticcio del non accorpamento che costerà 400 milioni di euro di soldi pubblici, lo inviteremo quantomeno a farsi promotore della partecipazione al voto nel referendum di giugno, nel rispetto di un modello di democrazia, che sembra stia un po’ sfuggendo di mano”.

Nel frattempo, il primo appuntamento sarà sabato 19 marzo dalle 16 alle 18 in piazza Ferretto a Mestre, con un presidio che si svolgerà in occasione dell’inaugurazione alla Torre civica della mostra fotografica “Il male invisibile” dedicata alla situazione in Bielorussia a venticinque anni dal disastro di Chernobyl. Per lanciare un appello ai cittadini a non dimenticare, per informare  e spiegare le ragioni del no al nucleare ed i gravi rischi per la nostra salute. Per dire, con forza, che non vogliamo altre Chernobyl e altre Fukushima, né in Veneto, né altrove.

Il Comitato infine, in collaborazione con il Comitato referendario “2 SI’ per l’acqua bene comune” sta organizzando la partecipazione alla manifestazione di sabato 26 marzo a Roma, per l’acqua bene comune, per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia.

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