Gen 24
rassegna-stampaVarie
L’articolo 25 del Pacchetto liberalizzazioni del Governo Monti facilita l’iter di smaltimento delle scorie nucleari. Scatta la rabbia degli ambientalisti
Da CorriereWeb, 24 gennaio 2012, sezione AMBIENTE
Ancora una volta il Pachetto liberalizzazioni del governo Monti desta non poche perplessità circa la congruità del piano con gli obiettivi prefissati.
Le tempistiche del decreto vanno sicuramente elogiate, sebbene stiano emergendo quasi quotidianamente pesanti falle nel piano varato.
Questa vota é l’articolo 25 del dereto a finire sul banco d’acccusa.
L’articolo 25 permetterebbe infatti lo smantellamento e smaltimento dei rifiuti dei vecchi siti nucleari italiani in deroga alla procedura ordinaria.
Scavalcare l’iter autorizzativo comporta l’annullamento delle procedure d’impatto ambientale, urbanistico e di sicurezza.
Da una presunta liberalizzazione sembra ovvio invece pensare a un rafforzamento del ruolo dominante della Sogin (Società gestione impianti nucleari) che vedrebbe la possibilità di scegliere il sito di deposito senza il parere delle amministrazioni locali.
Questi siti, definiti in via “temporanea”, interessano numerose zone italiane. Prima fra tutte é Saluggia in provincia di Vercelli.
Qui infatti sono attualmente stoccate scorie nucleari pari all’85% del totale delle scorie certificate in Italia.
Il pericolo é dunque elevatissimo per questo comune, i cui cittadini potranno potenzialmente vedere trasportata la totalità delle scoorie nucleari italiane.
A sostegno di Saluggia e a denuncia di questo lascia passar si é lanciato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza:
“Questa norma appare assurdamente pericolosa perché cancellerebbe l’obbligo di ottenere le autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste per tutte le nuove infrastrutture e sarebbe fortemente antidemocratica perché toglierebbe il diritto di intervento al riguardo ai cittadini e agli Enti locali coinvolti”.
Link all’articolo e approfondimenti
vai all’intervista su Rainews24
Gen 17
rassegna-stampaVarie
Idrometeora che può avere luogo nei mesi invernali in condizioni di marcata inversione termica, presenza di nebbia, temperature sotto zero e emissioni inquinanti di origine antropica.
Da MeteoLine News, 17 gennaio 2012
Da decenni moltissimi ricercatori si sono scervellati per trovare un sistema che permettesse di produrre la pioggia in modo artificiale. Questo per risolvere il problema della siccità che affligge alcune parti del mondo. Recentemente i Cinesi hanno fatto sapere di aver procurato intense nevicate artificali nei dintorni di Pechino, situazione che poi si rivelò quantomeno dubbia in relazione all’effettiva situazione meteorologica, già nevosa di suo.
Pensate che la neve artificiale però esiste davvero ed è un fenomeno assolutamente non voluto nè cercato. Il fenomeno avviene sotto strette condizioni atmosferiche e trae origine dalla microfisica delle nubi, anzi della nebbia in questo caso.
Ingredente numero uno infatti è la presenza di uno spesso strato nebbioso dovuto a marcata inversione termica invernale. Ci troviamo dunque in zone di pianura e in condizioni di alta pressione. Ciononostante il fattore scatenante per la formazione della precipitazione è la presenza in sospensione nell’aria umida di particelle inquinanti che fungono da nuclei di congelamento.
Le emissioni da parte dei comparti industriali fungono ottimamente allo scopo. Quali sono queste sostanze: soprattutto i silicati, il solfuro e l’ossido di rame, gli ioduri di piombo, mercurio, e cadmio, la cui struttura ricorda vagamente quella di un fiocco di neve e risultano dunque inneschi perfetti.
Le goccioline della nebbia, immerse in ambiente rigorosamente sotto zero (fenomeno della sopraffusione), si aggregano a questa caligine sospesa e, per via del fenomeno detto nucleazione, si trasformano microscopici cristalli di ghiaccio che, una volta raggiunto un peso sufficiente, iniziano a cadere verso il suolo.
E’ la neve, si ma la neve chimica.
Il fenomeno trova condizioni ottimali di formazione sulla pianura Padana, nel periodo più freddo del’inverno e durante periodi caratterizzati da forti campi di alta pressione. Un esempio di tale fenomeno lo vediamo ritratto in questa interessante sequenza, riferita alla città di Verona all’alba del 16 gennaio 2012 e subito dopo a Sedriano (MI) all’alba del 17 gennaio con misto di galaverna e accumuli chimici.
Link all’articolo
Giu 14
rassegna-stampaVarie
NO AL NUCLEARE,
NO ALL’ACQUA PRIVATA (E INQUINATA),
NO ALLA ILLEGALITA’.
SIAMO SODDISFATTI PER IL RISULTATO RAGGIUNTO DOVUTO IN GRAN PARTE AL LAVORO PUNTUALE E DAL BASSO DI TANTI MOVIMENTI DI LOTTA E DI OPINIONE.
ALLA FINE ANCHE ALCUNI PARTITI HANNO SEGUITO.
UN DISCORSO SIMILE SI E’ VERIFICATO CON LE RECENTI PARZIALI ELEZIONI AMMINISTRATIVE.
IL MOVIMENTO SI E’ MOSSO IN TANTI MODI SCONFIGGENDO I GRANDI MEZZI DI COMUNICAZIONE DEL SISTEMA DI POTERE NONOSTANTE IL LORO ENORME DISPENDIO ECONOMICO INTRISO PURE DI MENZOGNE E DI INGANNI.
LA SALUTE, NEL PENSIERO DELLA GRAN PARTE DEI CITTADINI, VIENE PRIMA, VENGONO PRIMA I BENI COMUNI, NON SOLO L’ACQUA E IL NUCLEARE, MA IL COMPLESSO DEI SERVIZI PUBBLICI E SOCIALI.
LA SANITA’ E’ UNO DI QUESTI: ABBIAMO RECENTEMENTE VISTO, ANCHE PER ALCUNI PROCESSI CELEBRATI, COME QUESTA POSSA DIVENTARE UNA MERCE ED ESSERE PER MOLTI UN AFFARE.
MEDICINA DEMOCRATICA CHE PERSEGUE L’OBIETTIVO FONDAMENTALE E COSTITUZIONALE DEL DIRITTO ALLA SALUTE CHIAMA I CITTADINI DEMOCRATICI, I MOVIMENTI, LE ASSOCIAZIONI, I PARTITI DELLA SINISTRA CHE RITENGONO DI SERVIRE PIUTTOSTO CHE DI SERVIRSI, ALLA LOTTA CONTRO LA MERCIFICAZIONE DELLA SALUTE E LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SANITA’: PER FARE CESSARE I MORTI SUL LAVORO, PER RIDURRE L’INQUINAMENTO AMBIENTALE A PARTIRE DALL’ELIMINAZIONE DELLE PRODUZIONI DI MORTE, PER UN’ ORGANIZZAZIONE DI SERVIZI SOCIALI E SANITARI PUBBLICI E PARTECIPATI, PER UNISTEMA SANITARIO CHE PAGHI LA SALUTE, PIUTTOSTO DI QUELLO (ATTUALE) CHE PAGA LA MALATTIA.
MEDICINA DEMOCRATICA NAZIONALE
Giu 01
rassegna-stampaVarie
Dal sito della Associazione Italiana di Oncologia Medica, 1 giugno 2011, sezione News
ROMA – Gli oncologi dicono no al nucleare e si schierano nettamente per il “si” al referendum. “La nostra posizione è chiara: non c’è niente di più cancerogeno delle radiazioni. Quindi bene che si faccia il referendum sul nucleare e speriamo che si raggiunga il quorum”. E’ quanto ha affermato il presidente Aiom Carmelo Iacono, commentando il via libera della Cassazione al quesito referendario sul ritorno dell’energia atomica nel nostro paese. “Il nucleare è un rischio enorme – sottolinea Iacono – e meno centrali ci sono meglio è per la salute, non vale la pena correre rischi così grandi. Basta vedere cosa succede in caso d’incidente: chi si avvicina alle centrali muore e nei decenni si registrano picchi di casi di tumori, soprattutto del sangue, davvero preoccupanti. Ci sono tanti modi meno inquinanti, e meno cancerogeni, per produrre energia. Un oncologo non può essere pro-nucleare, noi andremo convintamente a votare sì”. Un’eccezione importante c’è, quella di Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per il nucleare. “Si tratta di scelte – sostiene il presidente Aiom – dettate da un animus politicus: Veronesi ha preso questa decisione da politico, non da oncologo”.
Link all’articolo
Mag 17
rassegna-stampaVarie
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Sabato 11 giugno è stato convocato un Consiglio comunale aperto nel Parco dell’Adige
Invitati i primi cittadini interessati all’impianto di riciclaggio rifiuti Brunelli conferma il no della Lega. Filippi: «Massima informazione»
L’Arena di Verona, 17 maggio 2011, sezione PROVINCIA
Nuova manifestazione contro l’inceneritore di Ca’ del Bue. Dopo la marcia delle mamme di sabato scorso, il Consiglio comunale lupatotino si riunirà sabato 11 giugno alle 10 del mattino nell’area del parco dell’Adige, nella zona del Porto. Lo ha reso noto il presidente del Consiglio comunale Daniele Turella comunicando una decisione assunta dai capigruppo che, per conto dell’assemblea consiliare, coordinano le iniziative contro l’inceneritore.
Ha detto Turella: «Faremo una riunione di consiglio aperto per ribadire la nostra contrarietà all’impianto. Alla seduta inviteremo a partecipare non solo i sindaci di San Martino Buon Albergo e Zevio, amministrazioni comunali con le quali condividiamo da anni la battaglia contro Ca’ del Bue, ma anche i primi cittadini dei circa venti Comuni che a Zevio, alcune settimane fa, hanno manifestato interesse per l’impianto di riciclaggio e di compostaggio che dovrebbe smaltire i rifiuti in alternativa a Ca’ del Bue».
Ha aggiunto Turella: «Abbiamo avuto notizia che è stato respinto dal Tar il ricorso di una delle ditte che volevano fare l’inceneritore. La cosa non ci inquieta in quanto noi non contestiamo la ditta incaricata di costruire e gestire l’impianto, ma l’impianto stesso. Lo riteniamo infatti potenzialmente dannoso per la salute e inutile per lo smaltimento dei rifiuti».
L’amministrazione comunale lupatotina spera che al consiglio aperto ci sia una forte partecipazione di residenti e dei comitati che contrastano l’impianto di Ca’ del Bue e temono per i suoi effetti sulla salute e sull’ambiente. A preoccupare è la quantità di rifiuti trattati e di fumi e polveri emessi.
In questo senso si sono registrati alcuni interventi in Consiglio dopo l’annuncio di Turella. «Ho sentito qualche sera fa», ha spiegato il consigliere del Partito democratico Aldo Marcolongo, «una intervista alla tv dove il presidente della società che gestisce l’inceneritore di Padova ha spiegato che loro smaltiscono i rifiuti di Napoli. Noi siamo preoccupati che il futuro impianto di Ca’ del Bue lavori i rifiuti di Vicenza. Per effetto della legge che obbliga a livelli di smaltimento minimi del 65 per cento ci chiediamo da dove altro saranno fatti arrivare i rifiuti. Restiamo pertanto fermi nella nostra ferma opposizione a Ca’ del Bue».
Pieno sostegno alla linea di durissima contrarietà all’inceneritore è venuta anche dal capogruppo leghista Alberto Brunelli: «La nostra posizione non cambia di una virgola. Diamo pertanto mandato al sindaco Zerman di procedere sulla direttrice tracciata, come ha confermato la conferenza dei capigruppo».
Il capogruppo di Forza Italia Paolo Pasqualini ha affermato: «Siamo preoccupati dalle dichiarazioni pubbliche del direttore generale di Agsm sulle quantità di rifiuti che saranno trattati dall’impianto e su quelle che dovranno arrivare da altre province. E’ inammissibile che si realizzi un inceneritore di quelle dimensioni considerando le criticissime condizioni dell’aria nel territorio veronese e che, per di più, si pensi anche di bruciare i rifiuti di altri».
Il consigliere civico Stefano Filippi ha concluso: «Ritengo oltremodo necessario e indifferibile diffondere tra la popolazione il massimo di informazioni su Ca’ del Bue e sulla qualità dell’aria. Chiedo pertanto che siano da subito resi pubblici i dati disponibili sulla qualità dell’aria e poi quello del “punto zero”, ovvero delle rilevazioni precedenti l’entrata in funzione dell’inceneritore. Dobbiamo farlo con qualsiasi mezzo, anche con le bacheche fisiche municipali».
Nella passata riunione di Consiglio una simile richiesta era venuta dal consigliere leghista Pino Poli, il quale aveva chiesto l’installazione di una bacheca elettronica per informare la cittadinanza delle varie iniziative municipali e dei dati sull’aria. Il sindaco aveva però risposto che il costo non risultava compatibile con le possibilità delle casse municipali.
Link all’articolo
Mag 16
rassegna-stampaVarie
MARANO. Il tradizionale appuntamento in difesa del territorio si è svolto solo a metà. Per dire no agli scavi della Cementirossi verrà fissata una nuova data L’area è apprezzata anche dagli appassionati di orchidee spontanee
L’Arena di Verona, 16 maggio 2011, sezione PROVINCIA
Duecento persone circa, sabato sera, hanno testimoniato la loro solidarietà per salvare la collina di Marezzane dagli scavi della Cementirossi, in occasione della edizione primaverile della manifestazione “Marezzane non si tocca”, articolata quest’anno in due giorni. La consueta camminata dentro l’oasi, programmata per ieri mattina, a causa del maltempo non si è svolta, ed è stata spostata a data da destinarsi, mentre il ritrovo di sabato, invitati 70 tra associazioni e comitati, ha visto il pienone.
Oltre a molti rappresentanti di diversi comitati del veronese e del Veneto, erano presenti 15 persone da Monselice per festeggiare la sentenza del Tar del Veneto, che ha accettato il ricorso contro Italcementi. Una sentenza simile a quella emessa contro il progetto di ammodernamento e ampliamento dello stabilimento di Fumane e contro l’uso di rifiuti da mescolare all’impasto del cemento. È stata l’occasione per riflettere attorno al significato delle due sentenze, un momento di incontro in cui si è brindato, offrendo agli ospiti i prodotti tipici di Marezzane. Degni di essere ricordati alcuni rappresentanti di comuni virtuosi, primo fra tutti il sindaco del comune di Berlingo nel bresciano, Dario Ciapetti, la cui amministrazione si sta impegnando per la valorizzazione e il recupero del territorio. «A differenza di quanto fanno gli amministratori dei comuni della Valpolicella», ha detto Daniele Todesco, presidente dell’associazione Valpolicella 2000, «questo comune bresciano ha scelto di dire stop al cemento e al consumo del territorio trasformando i problemi in risorse: discariche che diventano parchi cittadini ed aree bonificate, bioedilizia nelle scuole con consumo 0 e risparmio per le amministrazioni. È stato ribadito anche il gemellaggio con Monselice, per la vicinanza dei problemi». Momento suggestivo è stato, subito dopo cena, «c’è silenzio e silenzio»: il percorso di due ore e mezza attorno alla collina di Marezzane in cui si sono impegnate 90 persone in fila indiana, in silenzio, in segno di rispetto verso un paesaggio che corre il rischio di sparire. C’erano giovani, famiglie con bambini al buio dentro al bosco, a riscoprire il fascino della natura. Ospiti di rilievo sono giunti dalla Francia e dalla Toscana per apprezzare le orchidee spontanee che fioriscono a Marezzane: Remy Souche, da Montpellier, della Società occitana delle orchidee e Rolando Romolini di Fiesole (FI) socio fondatore e nel direttivo di Giros (Gruppo italiano ricerca orchidee spontanee), che da 30 anni ricercano le varie specie di orchidee in tutto il Mediterraneo occidentale. «Abbiamo rilevato nell’oasi un habitat particolarissimo e una biodiversità unici, dagli insetti alle piante», ha detto Souche che ha già pubblicato tre libri, «vuol dire che l’ambiente è naturale. Sono rari i luoghi dove si possono trovare tante specie come qui, ne sono state rilevate più di 30». In provincia di Verona l’oasi di Marezzane è il sito più abbondante di orchidee per specie e numero di particolari. «Abbiamo molto apprezzato le varietà esistenti, nonostante il tempo inclemente», ha aggiunto Romolini, accompagnato da Ennio Agrezzi e Massimino Ovatoli di Giros. «Siamo preoccupati di quello che potrebbe succedere con gli scavi, finora qui le colture biologiche hanno rispettato l’ambiente».
Link all’articolo
Mag 13
rassegna-stampaVarie
SAN MARTINO BUON ALBERGO. Il Consiglio comunale approva una mozione per portare in Regione lo stop a Ca’ del Bue. La proposta di Braggion passa con i voti della maggioranza Avesani: «Affrontare il problema con delle soluzioni propositive»
L’Arena di Verona, 13 maggio 2011, sezione PROVINCIA
Basterà che altri 4 Consigli comunali votino la stessa delibera perché in Consiglio regionale possa essere proposto un progetto di legge per lo stop a Ca’ del Bue e lo smantellamento degli inceneritori attivi in Veneto. La proposta è stata presentata come mozione nel Consiglio sanmartinese da Marco Braggion (Uniti) e accolta all’unanimità dopo alcuni aggiustamenti.
Tre gli articoli previsti dal testo: nel primo si afferma che «la Regione vieta la costruzione di nuovi inceneritori, il potenziamento di quelli esistenti in Veneto e riconverte quegli funzionanti fino alla loro definitiva chiusura». Il secondo articolo abroga le norme contenute nella legge regionale e nella delibera di Consiglio che fanno riferimento «alla realizzazione di nuovi inceneritori, al potenziamento e al mantenimento di quelli esistenti». Infine nel terzo articolo si invitano la giunta e il Consiglio regionale a operare affinché entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge siano modificate le normative del piano regionale dei rifiuti, «prevedendo la tipologia e la quantità degli impianti sostitutivi degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti».
Fin qui la mozione presentata da Braggion, che ha dato il via alla discussione invitando tutto il Consiglio a esprimersi al di là dell’appartenenza politica. Il sindaco Valerio Avesani ha ribadito «la contrarietà sua e dell’intera giunta al progetto di Ca’ del Bue», ma ha fatto osservare «che non basta dire no, occorre affrontare il problema con delle soluzioni propositive. Il 19 maggio ci sarà in quinto incontro fra sindaci dei tre paesi più direttamente coinvolti (San Giovanni, San Martino e Zevio) con un’altra decina di sindaci per formalizzare un accordo sul Piano ambientale integrato, perché non resti più nulla da portare all’inceneritore dopo una severa selezione dei rifiuti. Per questo accetto il testo della mozione, ma propongo di integrarlo con il riferimento al piano ambientale integrato», è stato il senso del suo intervento.
Giovanni Galvani (Forza delle libertà) ha chiesto che ci sia anche da parte della Regione l’impegno a far produrre in modo più ecologico contribuendo a ridurre o a eliminare la necessità di smaltire rifiuti non riciclabili.
Dopo cinque minuti di sospensione del Consiglio e di confronto fra i capigruppo ha preso corpo la mozione votata all’unanimità che inserisce alla fine del terzo articolo del progetto di legge l’aggiunta della trasformazione degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti «in poli ambientali integrati per migliorare ulteriormente la differenziazione dei rifiuti raccolti, affinché non ci sia nessuna forma di conferimento per l’incenerimento o il trasferimento in discarica. Inoltre la Regione si impegna a sensibilizzare le aziende a produrre in modo ecologico, riconvertendo gli imballaggi non riciclabili in riciclabili». Un lungo applauso del numeroso pubblico ha accolto la votazione della mozione e la sua integrazione.
«Sono soddisfatto perché la votazione è un esempio di quello che potrebbe essere la politica del futuro, quando si agisce in sintonia con tutti», ha commentato Braggion ricordando che già il Comune di San Zeno di Montagna si è espresso a favore di questo progetto di legge regionale e che nella riunione dei sindaci la proposta può essere estesa ad altri Comuni. «L’ambiente non ha colore politico e mi batterò per cercare condizioni di vita migliori per tutti», ha aggiunto Galvani.
Positiva anche la riflessione del sindaco: «Su questo tema la maggioranza ha dimostrato di aver sempre cercato dialogo e massima apertura al confronto, perché l’obiettivo resta il bene di tutti i cittadini».
Link all’articolo
Mag 10
rassegna-stampaVarie
Accolto il ricorso di comitati e residenti: la struttura non è compatibile con il piano ambientale dell’area protetta. Colpo di spugna sul mega-progetto da 160 milioni. Si attende ora l’esito dei ricorsi dei Comuni di Baone ed Este
Il mattino di Padova, 10 maggio 2011, sezione CRONACA
MONSELICE. Il Tar del Veneto boccia il revamping degli impianti di Italcementi. Accolto il ricorso di comitati e residenti: i cementifici non sono compatibili con il piano ambientale del Parco Colli. Colpo di spugna sul mega progetto Italcementi da 160 milioni di euro, Parco condannato a pagare le spese processuali.
La notizia ha iniziato a circolare nella serata di ieri. Le prime indiscrezioni hanno trovato una granitica conferma nel dispositivo della sentenza, emessa ieri dalla terza sezione del Tar. Sentenza che annulla l’autorizzazione paesaggistica rilasciata il 13 dicembre 2010 dal Parco e la delibera di giunta provinciale del 29 dicembre scorso, che sanciva la compatibilità ambientale del progetto. Condanna inoltre il Parco a pagare 4 mila euro ai ricorrenti.
«La sentenza del Tar del Veneto – riassumono i comitati “Lasciateci Respirare” ed “E Noi?”- riconosce la piena incompatibilità del progetto con la legge del Parco. Afferma il ruolo e la rappresentatività dei comitati cittadini, accogliendo le obiezioni sollevate sin dall’inizio sulla legittimità del progetto dai comitati stessi e da alcuni sindaci, in particolare quelli dei comuni di Este e di Baone. Questa sentenza – continuano i comitati – richiama gli amministratori del Parco, del Comune di Monselice e della Provincia di Padova alle proprie responsabilità: con ogni mezzo consentito dalla legge, infatti, i cittadini hanno cercato di evidenziare quanto il Tribunale ha sentenziato».
Segue un appello al dialogo. «Indipendentemente dagli ulteriori possibili sviluppi giudiziari, riteniamo ora quanto mai necessario che sia finalmente inaugurata la fase della concertazione fra tutte le parti interessate – auspicano i comitati – che porti nella direzione stabilita dal piano ambientale del Parco Colli. Oggi questa sentenza segna l’inizio di una pagina storica per la città di Monselice e per tutto il territorio del Parco».
Di fatto il Tar accoglie in pieno le tesi dei comitati. Il revamping non è una mera ristrutturazione. «L’autorizzazione impugnata – scrivono i giudici – si riferisce ad un nuovo impianto (…) che apre un nuovo ciclo produttivo destinato a durare 28 anni e che sostituisce un impianto in fase di dismissione». E’ quindi violato l’articolo 19 del piano ambientale.
Cosa dovevano fare le amministrazioni secondo il Tar? Solo azioni di sostegno volte alla riconversione o rilocalizzazione. E «non ci sono ragioni di pubblica utilità che impongono l’allocazione di una cementeria all’interno, anziché all’esterno, del perimetro del Parco». Annullando la delibera provinciale di via libera al revamping, il Tar ha annullato anche tutti i documenti autorizzativi che la delibera richiamava, riconoscendone l’illegittimità.
Per ora, invece, non si conosce ancora l’esito dell’altro ricorso, quello presentato dai Comuni di Este e Baone contro la convenzione tra Italcementi, comune di Monselice e Parco. E adesso? Italcementi farà probabilmente appello al Consiglio di Stato, come aveva già preannunciato. Ma nel frattempo, il revamping è all’anno zero.
Link all’articolo
Mag 09
rassegna-stampaVarie
Striscione con foto premier, Italiani vostro futuro lo decido io
Da ANSA.it, 9 maggio 2011, sezione NOTIZIE
Attivisti di Greenpeace hanno scalato il balcone di Palazzo Venezia a Roma ed hanno aperto uno striscione per protestare contro le recenti affermazioni di Berlusconi sul ritorno all’energia nucleare in Italia. Sullo striscione, accanto all’immagine del premier, la scritta: ‘Italiani, il vostro futuro lo decido io’. ‘Le dichiarazioni di Berlusconi sul nucleare sono in chiaro contrasto con la volonta’ degli Italiani’ dice Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace
Link all’articolo
Mag 04
rassegna-stampaVarie
Da Carta EstNord, 4 Maggio 2011, sezione AMBIENTE
Tra le valli il modello sta prendendo piede rivestendo di pannelli gli spioventi tetti dei bellunesi: parliamo del progetto PubblichEnergie, promosso dal comune di ponte nelle Alpi e dal suo vulcanico assessore Ezio Orzes.
«Un progetto, a costo zero per le amministrazioni, che dà concretezza all’eco-economia del futuro – racconta Orzes -, la formula è quella del Gruppo di Acquisto Solidale e quindi cittadini che acquistano insieme pannelli fotovoltaici, serramenti o sistemi d’isolamento termico per la propria casa o impresa, ridisegnata dai comuni». Attraverso sportelli di consulenza e incontri informativi i comuni favoriscono l’incontro tra la domanda di energie rinnovabile, interventi di risparmio energetico e l’offerta delle imprese locali.
Complessivamente sono state coinvolte 15 tra imprese, professionisti e artigiani, per un movimento complessivo di “economia responsabile” indotto dal progetto è di circa 2,9 milioni di euro.
Il progetto, coordinato dal Comune di Ponte nelle Alpi, è promosso dai comuni di Mel, Trichiana, Lentiai, Alano di Piave, Pedavena, La Valle Agordina e Agordo e patrocinato dalla Comunità Montana Belluno Ponte.
A PubblichEnergie, che ha il patrocinio della Comunità montana Belluno-Ponte, collabora anche Alleanza nelle Alp, la rete sovranazionale dei Comuni alpini per lo sviluppo sostenibile. A metà aprile ha aderito anche il comune di Valle di Cadore e si sono aggiunti due sponsor quali Manzotti Automobili e Veneto Banca. Interessanti le motivazioni che hanno condotto il concessionario Manzotti ad aderire al progetto: «La nostra politica aziendale è orientata a incentivare il risparmio energetico e lo facciamo a partire dai nostri stessi edifici – spiega l’amministratore Antonio Manzotti – noi investiamo nell’offerta come il car sharing, l’intermodalità, i mezzi a zero emissione perchè siamo convinti che l’azienda autoconcessionaria debba evolversi in questa forma».
I numeri di PubblichEnergie nel 2010:
I Gruppi di Acquisto Solidale per il fotovoltaico hanno portato alla realizzazione di complessivi 177 impianti fotovoltaici su abitazioni di famiglie e di alcune piccole imprese di 24 Comuni bellunesi.
La potenza complessiva installata è stata di 724,62 Kwp per una produzione stimata annua di circa 800.000 Kwh e un risparmio di CO2 di almeno 400 ton/anno.
Link all’articolo
Older Entries
Commenti Recenti