feb 11
rassegna-stampail Gazzettino
Il ministro all’Ambiente: «Nelle aree in sicurezza gli insediamenti possono partire subito». Grandi navi: «Decreto in arrivo entro pochi giorni, le proposte del Porto vanno bene». IL NUOVO CANALE. Nel decreto tempi e modi per consentirne lo scavo. Una notizia storica per un’area che da tempo attende il rilancio. LA SVOLTA. Accordo di programma per gestirle a livello locale e attirare nuovi investitori.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 11 febbraio 2012, pagine 2 e 3
Sulle aree già messe in sicurezza di Porto Marghera sarà possibile insediare nuove attività industriali senza fare alcuna bonifica. La notizia ha una portata storica, perché aprirebbe un orizzonte completamente nuovo per una zona che da decenni di declino e abbandono attende il rilancio. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, ieri a Venezia nell’ambito della settimana che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sta dedicando all’esame delle politiche ambientali italiane.
«Su Porto Marghera – ha detto Clini – parliamo di sue cose. La prima è una norma che inseriamo nel Decreto legge sulle semplificazioni, che prevede come nei siti industriali dismessi, inclusi nei siti di interesse nazionale per le bonifiche come Porto Marghera, nel caso di reindustrializzazione sia sufficiente che il sito sia stato messo in sicurezza, ovvero per la reindustrializzazione non è necessario procedere alla bonifica. E, i siti in sicurezza a Porto Marghera sono la maggior parte».
La filosofia cui si rifà il provvedimento si basa su un presupposto: un sito in sicurezza che viene abbandonato è un sito pericoloso, mentre un sito che viene riutilizzato, essendo un sito gestito ha molte più garanzie per l’ambiente.
Quanto alle bonifiche vere e proprie, Clini ha tirato fuori dal cappello un accordo di programma (annunciato ieri dal Gazzettino) con Comune e Regione.
«La politica di gestione di un sito contaminato – ha aggiunto – deve essere finalizzata agli usi: se vogliamo farci un campo di grano abbiamo un obiettivo di bonifica di un certo tipo, se ci facciamo una banchina portuale ne abbiamo un altro e ancora un altro se ci mettiamo un impianto industriale. Questo è ciò che cerchiamo di fare: bloccare una situazione che si trascina da anni attraverso un accordo di programma tra Regione, Ministero e Comune proprio per fare in modo che ci sia un coinvolgimento diretto e responsabile delle amministrazioni locali. Spero di chiuderlo rapidamente e, se funziona, diventerà un modello nazionale. Saremo pronti molto presto, anche perché so che ci sono molte imprese che vogliono insediarsi. Porto Marghera è una zona infrastrutturata e quindi molto appetibile alle industrie della chimica “verde” e della logistica».
L’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha valutato molto bene questa svolta.
«L’occasione che abbiamo di fronte è rara – ha commentato – data la convergenza della politica su questo governo e non dobbiamo lasciarcela sfuggire. Se si riesce a sbloccare l’autorizzazione integrata con questo accordo di programma si potrà restituire alla produzione questo territorio».
GRANDI NAVI – L’altro tema sul piatto riguarda la limitazione delle grandi navi in bacino di San Marco. Su questo il ministro è stato molto più vago e non ha anticipato esattamente il contenuto delle disposizioni “veneziane” contenute nel decreto interministeriale che sarà pubblicato a giorni.
«Stiamo lavorando – ha detto Clini – con il ministro Passera per un provvedimento comune. Abbiamo anche avuto un incontro molto positivo dall’Associazione armatori italiani e anche dall’Associazione europea delle compagnie crocieristiche. Direi che ci si muove sulla linea già indicata».
All’orizzonte c’è un accordo con le compagnie per cercare di limitare i passaggi e di renderli più sicuri.
«Il divieto di transito per San Marco – ha confermato – è una delle ipotesi su cui stiamo lavorando, tenendo conto della proposta dell’autorità portuale, che mi vede d’accordo, di realizzare in tempi diversi un nuovo canale per raggiungere la Marittima passando per il canale dei Petroli e poi una nuova stazione passeggeri al posto del cantiere del Mose. La tempistica è quella della realizzazione delle infrastrutture necessarie. Nel frattempo – ha concludo – dovremo adottare delle misure cautelative che consentano progressivamente di ridurre i rischi, la cui responsabilità sarà di Capitaneria e Autorità portuale. Quali sono, non lo dico ancora, ma le abbiamo prese in esame tutte».
Il ministro ha assicurato che il decreto (con le tempistiche relative anche allo scavo del nuovo canale) arriverà entro pochi giorni, ma al momento il testo da lui predisposto è all’esame del collega dei Trasporti (Corrado Passera) il quale, se la misura fosse preventiva alla realizzazione del canale Contorta – Sant’Angelo, potrebbe mettere mano ai limiti di stazza (portandolo almeno a 80-90mila tonnellate). Difficilmente, infatti, si potrebbe assistere ad un provvedimento eccessivamente punitivo nei confronti delle crociere, la cui stagione è tra l’altro già ben definita e programmata.
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Costa: «Canale pronto in 10 mesi». L’Autorità portuale punta a salvare l’indotto. Il sindaco: «Evitare un forte danno economico»
Il decreto che arriverà a giorni, stando al ministro Clini, conterrà misure valide per tutti i mari ma anche un “capitolo” particolare per Venezia, dove saranno fissate misure specifiche, in gran parte responsabilità di Capitaneria e Autorità portuale. Si tratta della distanza minima tra una nave e l’altra di due miglia invece degli attuali 700 metri, e l’uso di carburante “pulito” sin dall’entrata in porto.
«Bisogna fare attenzione – ha commentato il presidente dell’Autorità portuale – Paolo Costa – a non gettare via il bambino con l’acqua sporca. Le grandi navi portano a Venezia un indotto veramente notevole, fanno lavorare migliaia di persone. E non mi riferisco ai crocieristi che visitano la città, ma al business delle forniture. In ogni caso, non credo che la gente non verrà più a Venezia perché si fa un giro diverso. Venezia è incomparabile e lo sanno bene».
Quanto ai tempi del canale, Costa ha confermato: «I tempi tecnici sono 8-10 mesi, ciò che non conosciamo sono i tempi autorizzativi».
Anche il sindaco Giorgio Orsoni ha concordato su questo: «Bisogna pensare che l’uscita delle navi dal bacino non causi un forte danno economico».
Al momento è in corso uno studio sull’apertura del nuovo canale per valutare quanta acqua nuova porterà in Marittima e quindi a Venezia e quanta ne metterà in circolazione a nord del ponte della Libertà».
Intanto, Italia Nostra boccia categoricamente ciò che hanno in mente i ministri Clini e Passera, bollando le scelte come inaccettabili. Con una nota diramata ieri, le presidenti nazionale, Alessandra Mottola Molfino, e di Venezia, Lidia Fersuoch, hanno rivolto un appello all’Unesco affinché fermi la “devastazione”.
«Gli interventi proposti – dicono – darebbero il colpo di grazia al fragile ambiente lagunare e marino veneziano e apporterebbero un grave danno alle isole del Lido e Pellestrina e alla salute dei loro abitanti. Italia nostra – concludono – chiede di estromettere dalla laguna le navi di stazza lorda superiore alle 30mila tonnellate e di instaurare al più presto un numero chiuso per i visitatori della città per limitare lo sfruttamento turistico».
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feb 11
rassegna-stampala Nuova Venezia
Il ministro in città per un convegno dell’Ocse, pronte anche nuove procedure per accelerare le bonifiche di Porto Marghera
La Nuova di Venezia, 11 febbraio 2012, sezione CRONACA
Procedure accelerate per il riutilizzo industriale delle aree di Porto Marghera (senza più bonifica obbligatoria, ma solo messa in sicurezza) e decreto grandi navi (con norme più rigide di circolazione, ma probabilmente non limiti di stazza immediati per i transiti in Bacino): sono le due notizie con le quali il ministero per l’Ambiente Corrado Clini si è presentato a Venezia, in occesione del saluto alla delegazione Ocse in città per valutare lo stato degli interventi sul fronte «emergenza acqua».
Grandi Navi.A giorni, il decreto che introdurrà nuove regole per la circolazione delle grandi navi sarà firmato dai ministri Clini e Passera. Nella proposta presentata dal ministro dell’Ambiente e ora al vaglio delle Attività produttive, c’è una distanza di sicurezza di 2 miglia tra navi in entrata/uscita (oggi è 700 metri), l’uso di carburante con 0,1% di zolfo fin dall’ingresso in laguna, ma anche il limite delle 40 mila tonnellate di stazza per le navi in transito davanti San Marco. Quest’ultimo, però, pare destinato a saltare – o ad essere rinviato a dopo l’escavo del nuovo canale d’ingresso in Marittima, dal Canale dei Petroli – o manderebbe subito all’aria il porto crociere: Vtp ha stimato il blocco del 60% dei transiti e un crollo del 90% del giro d’affari legato allo scalo, con la perdita di 1 milione di passeggeri. «Firmeremo il decreto a giorni», osserva Clini, «porre un limite di stazza per Venezia è una delle ipotesi valutate. Ho letto di presunte tensioni tra me e Passera, ma non è vero: insieme lavoriamo al decreto, d’intesa. Per Venezia si tratta di normare una fase di passaggio: Autorità portuale, Comune, Magistrato alle acque stanno lavorando allo scavo del canale dell’Angelo come ingresso alternativo al Bacino in vista della prossima realizzazione di un porto off shore e io sostengo entrambi i progetti». Piani che Italia Nostra bolla invece come «inaccettabili soluzioni che arrecano comunque gravissimi danni al Bacino», ricordando come «la piattaforma provvisoria a Pellestrina, oggetto di ispezioni da parte di Commissari europei, dopo l’ultimazione del Mose dovesse venire distrutta e l’ambiente ripristinato». «Non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca», commenta il presidente del Porto, Paolo Costa, «Venezia deve restare scalo crociere o si distrugge un’ecomonia dell’indotto fatta di migliaia di persone: l’iter per lo scavo del canale dell’Angelo è avviato. Servirà un anno di lavori: il rischio in Italia sono i tempi delle autorizzazioni».
Bonifiche industriali. Importantissime novità sul fronte Porto Marghera: nel decreto legge sulle semplificazionin- annuncia Clini – c’è una norma che prevede che le zone industriali dismesse, inclusi siti di interesse nazionale come Marghera, in caso di reindustrializzazione possano essere messe in sicurezza senza bisogno di bonifiche. Questo snellimento della procedura – ha spiegato Clini, al termine di un incontro con il sindaco Orsoni che ha più volte sollecitato quest’opzione – è stato voluto per «favorire la reindustrializzazione: siti industriali abbandonati comportano rischio ambientale, siti industriali gestiti danno molte più garanzie. Le bonifiche dipendono dall’uso e per un riuso industriale non sono necessarie: l’autorizzazione ambientale che comprovi la messa in sicurezza sarà data da un accordo di programma Regione e Comune, secondo un protocollo che definiremo rapidamente, che accelererà le autorizzazioni e potrà essere un modello su scala nazionale. Vogliamo sbloccare una situazione che si trascina da anni, con effetto che non si fa nulla. So che c’è una lista importante di aziende che vogliono investire qui: per Marghera vedo un futuro di tecnologie innovative, chimica verde, fonti rinnovabili e logistica a basso impatto ambientale». «E’ quello che ci siamo posti come obiettivo con il Pat, quando abbiamo ribadito la destinazione industriale e produttiva di Porto Marghera: questa norma è finalmente benvenuta», commenta Orsoni.
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feb 11
rassegna-stampaVarie
IL MINISTRO A VENEZIA. «Questo caso diverrà un modello nazionale». Clini: «Nel decreto legge sulle semplificazioni abbiamo dato il via alla messa in sicurezza Senza bonifiche: le faranno le nuove imprese»
Il Giornale di Vicenza, 11 febbraio 2012, sezione REGIONE
VENEZIA – Obiettivo riconversione di Porto Marghera. Il futuro del polo industriale si avvicina a una svolta che riporterà il sereno sull’economia del Veneto candidando il territorio veneziano a “modello nazionale”. A cominciare dal dipanarsi della matassa sull’annoso tema delle bonifiche. Nel decreto legge sulle semplificazioni, varato recentemente dal governo, c’é una norma che prevede che le zone industriali dismesse, inclusi siti di interesse nazionale come Marghera, siano messe in sicurezza senza bisogno di bonifiche, che spetteranno alle imprese che si insedieranno nell’area. Ad annunciarlo a Venezia è stato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini che ha partecipato ai lavori della delegazione Ocse sul ciclo dell’acqua che si sono svolti a Ca’ Farsetti. «SBLOCCHEREMO L’EMPASSE». Clini si è detto pronto a “sbloccare” l’impasse di Marghera, «una situazione che si trascina ad anni» e che, a detta del ministro, troverà una soluzione anche in virtù della collaborazione tra Regione Veneto e Comune di Venezia. Secondo l’esponente del governo è cruciale «favorire la reindustrializzazione, poiché i siti industriali abbandonati e non utilizzati, ancorché messi in sicurezza, comportano un rischio dal punto di vista ambientale». Per la reindustrializzazione dell’area, ha chiarito Clini, è sufficiente la messa in sicurezza, poiché la bonifica sarà a cura dell’impresa che deciderà di stabilirsi nella zona industriale, e questo aspetto in qualche modo, “semplifica” e rende molto più rapidi i processi di reinsediamento di imprese nell’area veneziana. L’INTESA. Il titolare dell’Ambiente è al lavoro su un accordo di programma tra Regione, Ministero e Comune «per fare in modo che ci sia un coinvolgimento diretto e responsabile delle amministrazioni regionali e locali». È un accordo, ha proseguito, «che intanto facciamo su Porto Marghera»: l’auspicio dell’esponente dell’esecutivo é di chiudere il protocollo “rapidamente” per fare del progetto Marghera “un modello nazionale”, alla luce del fatto che «c’è un testo quasi definitivo». Il futuro di Marghera sarà la green economy e le tecnologie pulite. Per Marghera il ministro Clini vede un futuro “verde”, fatto di «tecnologie innovative, chimica verde, fonti rinnovabili e logistica a basso impatto ambientale». Questa è la piattaforma sulla quale sta lavorando il ministro e il governo. VIA LE NAVI DA SAN MARCO. Ad accogliere Clini, oltre al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, c’era anche il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Un’occasione in più, quella di essere a Venezia per il ministro, di ribadire l’intenzione di arrivare entro pochi giorni al varo del decreto sulle Grandi navi e le rotte “sensibili”, liberando finalmente Venezia dal transito delle grandi navi da crociera nel Bacino San Marco e lungo il canale della Giudecca. «Stiamo lavorando col ministro Passera su un provvedimento comune. Abbiamo avuto il contributo positivo dalle compagnie degli armatori di Confitarma e dell’associazione europea delle compagnie crocieristiche». In effetti, dall’entrata in vigore del decreto le navi passeggeri continueranno a transitare in bacino San Marco fino a che non sarà disponibile la via alternativa del canale Sant’Angelo di Contorta di fronte a Fusina. Sarà vietato il passaggio in Bacino e Giudecca per le navi che abbiano una stazza superiore alle 40 mila tonnellate.
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