Il ministro Clini ribadisce: «Terminal a Malamocco»

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Ormai in arrivo il decreto, misure anche per la laguna. Distanza di sicurezza e limitazioni di stazza per il Bacino.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 09 febbraio 2012, pagina 5

È in dirittura d’arrivo il decreto “Rotte sicure” promesso dal ministro per l’Ambiente Corrado Clini all’indomani dell’incidente della Costa Concordia. Lo ha ribadito egli stesso ieri, durante l’audizione in commissione Lavori pubblici del Senato. Rispondendo alle domande dei parlamentari, Clini ha confermato l’imminenza del provvedimento, che avrà la forma di decreto interministeriale.
«Lo stiamo predisponendo con il ministero delle Infrastrutture – ha detto Clini – che contiene linee guida e modalità per la navigazione in sicurezza in zone vulnerabili da un punto di vista ambientale. Le norme che conterrà prevedono anche distanze di sicurezza tra le navi in entrata e in uscita dai porti e contestualmente prende in considerazione la situazione della Laguna di Venezia».
Lo schema di decreto prevede essenzialmente due misure normative: la limitazione del passaggio in bacino di San Marco per le navi con stazza lorda superiore ad un certo tonnellaggio (l’ultima misura conosciuta riguarda 40mila tonnellate) e la distanza minima tra due navi in manovra nel porto pari a due miglia. Contrariamente a quanto poteva sembrare in precedenza, non si fa riferimento al porto fuori dalla laguna, da realizzare sulla piattaforma per la costruzione del Mose. Anche l’Autorità portuale preferisce puntare su un orizzonte temporale più ristretto, il 2013 anno in cui si dovrebbe scavare il canale Contorta – Sant’Angelo per bypassare il Bacino attraverso il canale dei Petroli. Sempre che questo sia compatibile con l’equilibrio idraulico e naturalistico della laguna e non arrechi danno alla città. Per questo il Porto ha già avviato una serie di studi.
Con ogni probabilità, le norme restrittive per il passaggio in laguna (soprattutto quella sulla stazza) entrerà in vigore successivamente alla realizzazione di un’alternativa. Alla situazione attuale, infatti, solamente i traghetti e le navi passeggeri più vecchie, come la Costa Allegra, o quelle di lusso come la Seabourn Spirit o la Seabourn Quest, i cui biglietti per una settimana viaggiano tra i 10mila e i 40 mila dollari. I “condomini galleggianti” come la Msc Magnifica, la Costa Fortuna, la Ruby Princess, tanto per fare qualche nome, sarebbero tutti esclusi poiché sono tutte a ridosso delle 100mila tonnellate o le superano.
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Navi Costa in Tribunale contro il gasolio «green»

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Impugnata una sanzione
La Nuova di Venezia, 09 febbraio 2012, sezione CRONACA

Una norma rispettata, ma non amata, quella che obbliga le navi all’ormeggio all’uso del più caro combustibile marittimo green, per ridurre le emissioni inquinanti. Costa Crociere ha impugnato al Tribunale di Venezia un’ammenda da 30 mila euro, comminata nel 2010 dalla Capitaneria di Porto a una nave da crociera della società, trovata non in regola con la documentazione di bordo sull’obbligatorio utilizzo di gasolio marino a basso contenuto di zolfo (0,1%) quando si è agli ormeggi di Marittima e San Basilio. «Il decreto legislativo 205/2007 entrato in vigore il 1 gennaio 2010», spiega l’ammiraglio Tiberio Piattelli, «vieta per le navi all’ormeggio dei porti italiani l’uso di combustibile con tenore di zolfo superiore a 0,1%. Nell’ambito dei controlli a campione del Bunker delivery note, il documento che accerta la percentuale di zolfo reale nel combustibile usato in quel momento, abbiamo elevato 3 sanzioni su 69 controlli tra Porto Marghera e Marittima – due mercantili turchi e uno battente bandiera delle isole Comore – e altrettante nel 2010, in seguito a 93 ispezioni a bordo». Il decreto che recepisce la direttiva europea 33/2005, fissando limiti dell’1,5% per gli oli combustibili da navigazione e dello 0,1% di zolfo per i gasoli marini da usare all’ormeggio. «In quell’occasione, Costa crociere ha presentato ricorso al Tribunale», prosegue il comandante della Capitaneria di porto di Venezia, «ritenendo che la propria nave da crociera non sia “di linea” e che pertanto esuli dalla norma. Noi riteniamo che – sulla base di un chiarimento già dato dalla comunità europea – tutte le navi inserite in un calendario preciso di arrivi/partenze, come lo sono le navi da crociera, effettuino servizio di linea e pertanto debbano rispettare la norma sul combustibile a basso tenore di zolfo». Il decreto prevede da 15 a 150 mila euro d’ammenda, fino all’interdizione all’ormeggio nei porti italiani in caso di recidiva: una sanzione che Costa pare avere impugnato per sondare il terreno, visto che la norma viene poi rispettata. E che fa idealmente il paio con un altro ricorso – simile nella sostanza – che Msc Crociere ha invece presentato al Tribunale di Genova.Causa approdata alla Corte europea, che dovrà esprimersi sul punto. Ma negli approfondimenti Ue on line relativi alla direttiva, – al punto quarto, delle «Domande frequenti» – si chiarisce già che la norma viene applicata a tutte le «unità oltre i 12 passeggeri, incluse le navi da crociera, in regolare servizio verso o da un qualsiasi porto comunitario».
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Porto Tolle: la posizione congiunta di Greenpeace, Legambiente e WWF

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Associazioni: “Assurdo anche riattivarla per fronteggiare l’emergenza energetica”. Le associazioni ambientaliste si sono costituite parte civile nel processo sui danni sanitari e ambientali provocati dalle emissioni inquinanti della centrale
Da Rinnovabili.it, 09 febbraio 2012

ROVIGO – Gravi danni sanitari e ambientali dovuti alle emissioni inquinanti della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle, comune in provincia di Rovigo. È questa la responsabilità, legata al mancato adeguamento degli impianti, per la quale sono stati rinviati a giudizio gli amministratori dell’Enel e gli ex direttori della centrale veneta, un procedimento nel quale Greenpeace, Legambiente e WWF si sono costituiti parte civile. Secondo uno studio epidemiologico condotto dale Asl di Rovigo e Adria, infatti, è stata riscontrata nel periodo 1998-2006 un’insorgenza anomala e fortemente accentuata di patologie respiratorie che hanno colpito principalmente i bambini dagli 0 ai 14 anni. Le 3 associazioni ambientaliste, che si sono pronunciate congiuntamente sulla vicenda, oltre a considerare illegale il modo in cui è stata gestita la centrale, ritengono sconsiderato pensare di riattivarla per fronteggiare l’emergenza energetica di questi giorni. “La gestione miope e conservativa delle risorse energetiche di cui il Paese dispone e che importa – si legge nel comunicato congiunto – non può determinare la riattivazione di un impianto estremamente dannoso, sul quale sono in corso procedimenti penali della massima gravità”. Esse ricordano anche il progetto di conversione a carbone della centrale in questione, bocciato dal Consiglio di Stato, che, se andasse a buon fine, sarebbe un vero e proprio disastro ambientale: 10 milioni di tonnellate di CO2 all’anno (4 volte le emissioni di Milano), 2.800 tonnellate di ossidi di azoto, 3.700 tonnellate di ossidi di zolfo, a cui andrebbe ad aggiungersi anche lo smaltimento di milioni di tonnellate di gesso e di altre sostanze residue.
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Ogm, dopo la Basf anche Monsanto fugge dall’Europa

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Anche il colosso biotech trasferisce i centri ricerca negli Usa. “Non ci sono più le condizioni favorevoli”. Pochi giorni prima blitz di attivisti No-Ogm in un centro di ricerca Monsanto: scoperto mais trattato con pesticida
Il Fatto Quotidiano, 09 febbraio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI

Continuano le defezioni delle grandi corporation del biotech dal mercato europeo, considerato troppo ostile alle coltivazioni Ogm. Dopo la tedesca Basf Plant Science a traslocare fuori dai confini comunitari le proprie coltivazioni è un altro gigante del Frankenstein food: la Monsanto che ha deciso di lasciare la Francia per andare ad investire, come i colleghi tedeschi, in America.

Due settimane fa, durante un blitz all’interno del centro di ricerca della Monsanto a Trèbes-les–Capucins, alcuni attivisti No-Ogm avrebbero trovato sacchi di mais MON810 trattati con il Poncho 2 (un potente pesticida prodotto da Bayer, già sotto accusa per la moria di api). Immediatamente gli ecologisti d’Oltralpe hanno chiesto l’apertura di una inchiesta. “Non ci sono più le condizioni favorevoli” per restare, questa la spiegazione ufficiale dei vertici dell’azienda. Azioni dimostrative a parte, anche qui gli Ogm non sono ben visti da consumatori, agricoltori e neppure dal governo. Il ministro delle Politiche Agricole Bruno Le Maire e quello dell’Ecologia Nathalie Kosciusko-Morizet hanno infatti confermato la moratoria indetta, quattro anni fa, per la coltivazione del mais della controversa azienda (la multinazionale di Saint Louis è stata più volte accusata di negligenza, frode, attentato a persone e cose, disastro ecologico e sanitario, utilizzo di false prove). Una decisione in netta contrapposizione con il parere negativo espresso lo scorso novembre dalla Corte suprema francese, in linea con la Corte di Giustizia europea. “Illegittima” secondo i giudici. Non c’è alcuno studio che possa provare che gli Ogm siano rischiosi.

E’ vero però anche il contrario e cioè che non esiste alcuno studio che provi che gli Ogm siano sicuri. “Il sistema di regolamentazione – dice al fattoquotidano.it il direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici, Fabrizio Fabbri – non ha previsto degli studi preventivi sui rischi. Una delle controversie maggiori legate agli Ogm – spiega Fabbri – è la procedura semplificata, di cui sinora le grandi multinazionali hanno beneficiato, quella cioè fondata sul concetto di “sostanziale equivalenza”. Cioè se il prodotto di una pianta manipolata geneticamente presenta tutte le caratteristiche biochimiche del prodotto di una pianta non manipolata, il primo viene considerato alla stregua di un prodotto di una pianta non manipolata. Di conseguenza – continua l’ex direttore scientifico di Greenpeace Italia – non deve sottostare a vari processi di valutazione. Un concetto assolutamente non scientifico”.

Dopo la Basf, anche Monsanto quindi si trasferirà negli Usa (si tratta per la verità di un ritorno a casa). Dove però poco meno di un anno fa, proprio contro il colosso biotech, è partita una class action di 270mila agricoltori che contestano la validità dei brevetti di Monsanto. La multinazionale ha più volte fatto causa ad agricoltori che avrebbero coltivato le varietà geneticamente modificate (brevettate dall’azienda), senza pagare le dovute royalties.
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L’ultima follia: Roma 2020

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Il Fatto Quotidiano, 09 febbraio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI

L’unica cosa che apprezzo del Governo Monti è quello che non ha fatto, ed in particolare il fatto che fino ad ora non abbia dato l’avallo del governo alla candidatura di Roma come candidata alle Olimpiadi del 2020. Ne ignoro le ragioni, non saranno certo le stesse che avrei io, ma è comunque positivo che finora non abbia avallato.

Certo che ora con tutti i “nostri” atleti schierati in campo per la candidatura, dal Pupone nazionale, al 46 motoristico, alla fiorettista toccata dal premier, a quanti altri, sarà difficile resistere alle lusinghe.

Comitato Promotore di Roma 2020. Oltre ai rappresentanti del mondo sportivo chi c’è? Allora, vediamo, vediamo…Emma Marcegaglia, Luca Cordero di Montezemolo e Diego della Valle (ormai inseparabili da quando hanno realizzato il business dei treni veloci privati sulle spalle della rete pubblica), Azzurra Caltagirone, rampollo della famiglia di costruttori, John Elkann, Giuseppe Recchi, della grande e nota famiglia di costruttori. Almeno avessero avuto il pudore di evitare di mettere nel comitato promotore il gotha dell’imprenditoria italiana, ma forse è meglio così. Per una volta, giocano a carte scoperte, non ci menano per il naso. Roma 2020, come tutti i grandi eventi, sarà (se verrà “premiata”) un’altra, l’ennesima colata di cemento ed asfalto. Ed un gran bel debito per le finanze pubbliche.

Ci siamo già passati qui a Torino. Ci opponemmo con tutte le forze a Torino 2006, intravedendo i disastri futuri. Impianti costati una paccata di soldi, impattanti ed oggi inutilizzati, come i trampolini per il salto a Pragelato o la pista di bob a Cesana. Immobili realizzati in fretta e furia e che ora già necessitano di manutenzioni, grandi strutture di cui non si sentiva alcuna esigenza, ed un debito pubblico che supera i 3000 euro per abitante, contro una media dei capoluoghi di provincia di  1235.

La nostra posizione quanto Torino si candidò fu chiara. Volete fare le grandi manifestazioni, estive, invernali, autunnali, primaverili? Fatele pure, ma non intaccate il territorio. Fatele dove ci sono già le strutture e le infrastrutture, senza cambiare una virgola, ed anzi, approfittatene semmai per risanare. La logica decoubertiniana prevalga su quella cementizia! Non ci illudevamo ovviamente che ci dessero ascolto. Non siamo nati ieri.

A Torino è finita come è finita, ad Atene si dice che la crisi del debito greco sia nata proprio con le Olimpiadi del 2004 (e con i conti gonfiati che addirittura oggi si dice presentò per ottenerle), e comunque anche loro si trovano ad avere a che fare con strutture costose, obsolete, impattanti. E la Cina? La Cina deve ancora pagare i debiti scaturiti dalle olimpiadi del 2008.
Ma è come l’alta velocità. Se fosse gratis non la vorrebbe nessuno, e così pure le grandi manifestazioni, o i grandi eventi in genere (leggasi l’Expo di Milano). Ciò che importa è fare business e depredare di conseguenza il territorio. Poi, quanto risparmi in tempo fra Torino e Lione, o le gare che si svolgono negli impianti sono puri, seppur necessari, corollari della logica da dementi.

Quando vedo che tutto va storto, che tutto va nella direzione esattamente opposta a quella che noi vorremmo, beh, allora mi viene in mente una famosa e, credo, sincera canzone di Marco Masini. Buon ascolto.
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