feb 08
rassegna-stampala Nuova Venezia
La Nuova di Venezia, 08 febbraio 2012, sezione CRONACA
La Commissione Europea ha deciso nei giorni scorsi che, forte delle sue nuove concessioni ferroviarie, il porto veneziano «entra ufficialmente a far parte dei terminal che per legge dovranno essere conformi al sistema ferroviario europeo Ermts (European Rail Traffic Management System/European Train Control System).
«Si tratta – spiega una nota dell’Autorità Portuale –di un avanzato sistema di gestione della rete ferroviaria che consente il controllo automatico del distanziamento dei treni sui binari e assicura al contempo maggiore sicurezza e una maggiore velocità commerciale sulla rete ferroviaria europea permettendo all’infrastruttura ferroviaria Ermts di colloquiare con tutto il materiale rotabile riconosciuto a livello europeo». Il progetto, co-finanziato dall’Unione Europea, prevede 6 corridoi europei dotati di questo sistema che verranno realizzati allo scopo di sostituire i molteplici sistemi di circolazione e sicurezza delle varie Ferrovie Europee e per garantire l’interoperabilità dei treni soprattutto sulle nuove reti ferroviarie ad Alta velocità e Alta capacità. A ciò si aggiunge l’impegno di Rfi e del Governo italiano «a finanziare i lavori di adeguamento della rete ferroviaria, coerentemente con le strategie e i finanziamenti europei», mentre Porto Marghera «è stata inserita grazie nel corridoio Ermts che prevede uno standard unico basato sullo scambio continuo delle informazioni di segnalamento tra gli impianti a terra e i treni, in un linguaggio uniforme che consente la circolazione in sicurezza di treni di diversa nazionalità e l’ottimizzazione della gestione del traffico». L’Autorità Portuale di Venezia punta a garantire nel medio periodo una quota importante di traffico via rotaia, aumentando la capacità del parco ferroviario esistente, arrivando ad un massimo di oltre 50 treni al giorno e progettando un nuovo parco nell’area di sviluppo adiacente a Montefibre, per gli sviluppi futuro del porto. Entro qualche mese – ha assicurato il Porto – il nuovo parco ferroviario di Marghera sarà operativo, con binari fino a 800 metri, di cui due elettrificati dopo tre anni di lavori, con la preventiva bonifica in un’area altamente inquinata di Marghera. «Un esempio concreto della nostra strategia di potenziamento delle infrastrutture feroviarie – conclude l’Autorità Portuale veneziana – è stato la riattivazione della Linea dei Bivi che consente un agevole istradamento delle merci dal porto lungo il corridoio tra Adriatico e Baltico».
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feb 08
rassegna-stampail Gazzettino
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 08 febbraio 2012, pagina 17
MARGHERA – Il porto di Venezia è entrato a far parte del sistema unico europeo che gestirà i flussi delle merci trasportate via treno. Con lo standard unico ERTMS/ETCS si rende possibile lo scambio continuo delle informazioni di segnalamento tra gli impianti a terra e i treni, in un linguaggio uniforme che consente la circolazione in sicurezza di treni di diversa nazionalità. In buona sostanza consente il controllo automatico del distanziamento dei treni sui binari, assicura maggiore sicurezza e una maggiore velocità commerciale sulla rete ferroviaria europea che si svilupperà lungo 6 corridoi principali. Il riconoscimento da parte della Commissione europea è avvenuto lo scorso 25 gennaio e, entro il 2020, il terminal di Venezia dovrà essere conforme al nuovo sistema di controllo.
- Ieri, intanto, la Commissione consultiva dell’Autorità portuale veneziana ha approvato un perfezionamento delle norme sul lavoro portuale, con particolare riguardo all’ordinanza 347 del 22 aprile scorso che assicurava l’autorizzazione preventiva, per terziarizzare parte del lavoro portuale, in uno dei tre segmenti del ciclo di lavoro (a bordo, sottobordo e nel piazzale). Autorizzazione che si affianca alla regola che impone al terminalista di compiere la maggior parte delle operazioni portuali, integrando se del caso la sua manodopera con quella attingibile dal cosiddetto “pool” di lavoro temporaneo (Nuova Compagnia Lavoratori portuali). «La regola del 22 aprile – rigida o applicata rigidamente – aveva reso meno fluido il processo provocando il ricorso alla cassa integrazione per qualche decina di occupati delle imprese portuali non concessionarie» ha spiegato l’Autorità.
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feb 08
rassegna-stampail Gazzettino
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 08 febbraio 2012, pagina 17
La Provincia dà nuovo impulso alla riqualificazione ambientale dell’area di Venezia – Malcontenta – Marghera con la ratifica dell’accordo di programma che prevede l’abbattimento immediato dei tre fabbricati di proprietà di Sifa Spa nell’area “Moranzani A”, e il trasferimento dei volumi edificatori, pari a 8.200 metri cubi, in una nuova area a Malcontenta, di proprietà Syndial, per la creazione di un nuovo complesso residenziale. Ieri il consiglio provinciale, riunito a Ca’ Corner, ha approvato la delibera e la sua immediata esecutività con 27 voti favorevoli e tre non votanti. «Finalmente si completa l’iter dell’area Moranzani – ha affermato il vicepresidente Mario Dalla Tor – L’area verrà liberata a spese della Syndial entro un anno e destinata a discarica per rifiuti speciali non pericolosi, la cui realizzazione è prevista nell’accordo di programma del marzo 2008».
Il consiglio provinciale ha anche deliberato (27 voti favorevoli, un astenuto) di non accertare l’indispensabilità dell’impianto di smaltimento e recupero di polveri di ossidi di ferro che dovrebbe essere realizzato a San Donà di Piave, secondo il progetto della ditta Nekta servizi. Sono state invece approvate le modifiche del regolamento comunale riguardanti il servizio di rimorchio e traino dei natanti che consentiranno ai rimorchi di fare anche servizio traino (26 favorevoli, 3 non votanti) e la modifica del regolamento comunale per il servizio pubblico di gondola, con otto nuove licenze per sistemare in parte la problematica dei sostituti gondolieri. Un voto di ratifica che ha visto però il voto contrario dei consiglieri dell’Idv (26 voti favorevoli e 2 contrari) che hanno contestato la mancanza del rispetto delle leggi. Voto negativo contestato a sua volta dal Pd: «Il nostro è solo un voto di ratifica, non entriamo nel merito delle decisioni comunali – ha detto Maria Grazia Madricardo – Vorrei far notare che tutti i consiglieri dell’Idv erano assenti in consiglio comunale al momento della votazione di questa delibera». Non sono mancate le polemiche con la contestazione della nomina di Giuseppe Panassidi a direttore generale della Provincia. I consiglieri Pd hanno presentato un odg (bocciato con 19 voti contrari, 11 favorevoli e un astenuto) in cui si critica la nomina di un pensionato alla carica di dg e si chiede la nomina di un nuovo segretario generale dell’ente che ricopra anche l’incarico di direttore generale. Lamentele infine da parte dei consiglieri della Lega per la lentezza con cui sono state pulite (due ore) le scritte offensive al loro partito, effettuate nell’ascensore del centro servizi di Mestre. Lentezza determinata dalla necessità di comprare detergenti adeguati.
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feb 08
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Dossier degli ambientalisti all’Unione europea sulla commissione regionale e i conflitti di interesse
La Nuova di Venezia, 08 febbraio 2012, sezione CRONACA
LIDO. Un esposto all’Europa sui «conflitti di interesse» della commissione regionale Via. E sulle modalità di funzionamento di un organisnmo che secondo i denuncianti «elude il dettato della legge nazionale e del Codice dei Beni culturali». Il dossier della Lipu e delle asociazioni ambientaliste ha raccolto un nutrito pacco di documenti. E racconta una verità che adesso dovrà essere esaminata dall’Unione europea di Bruxelles.
Negli ultimi anni quasi tutte le grandi opere approvate sul territorio veneziano e veneto sono passate per la commissione regionale Via. Il Passante di Mestre, i cantieri del Mose, la Pedemontana, la Romea commerciale. E più di recente la sublagunare e la megadarsena da mille posti barca a San Nicolò. Prima osservazione: dei progetti presentati nemmeno uno è stato bocciato. Tutti approvati, al più con una serie di «prescrizioni». Non significa, perché forse erano progetti fatti bene. Ma l’indice dei comitati è puntato proprio sulla composizione dell’organismo giudicante. «Nomine spesso di natura politica», scrivono, «ci sono professionisti privati nominati dalla stessa struttura regionale che presenta i progetti, le Infrastrutture». I componenti della Via regionale sono stati rinnovati pochi mesi fa. Sono in tutto nove: un geologo (Cesare Bagolini, 53 anni, veronese; un chimico, Livio Baracco, padovano, 67 anni; tre ingegneri: Riccardo Zoppellaro, 63 anni di Rovigo, Roberto Penazzi, 61 anni, di San Martino Buon Alberrgo (Verona), Giampietro Gavagnin, 66 anni di Sovramonte (Belluno). Infine quattro architetti liberi professionisti: Mirko Campagnolo, 42 anni di Bassano del Grappa, Gianluca Faoro, 47 anni di Belluno, Cristiano Paro, 42 anni di Casier (Treviso), Antenore Quaglio, 46 anni di Valdagno (Vicenza). Non c’è nemmeno un veneziano, e mancherebbero le «competenze sul paesaggio». Insomma, secondo le associazioni firmatarie dell’espsoto all’Ue, l’iter prescelto per mandare avanti le grandi opere non può produrre che danni. «C’è il grande problema del controllore che dipende dal controllato», si legge nel dossier, «gli esperti vengono nominati e dipendono gerarchicamente dalla segreteria delle Infrastrutture della Regione». Assessorato strategico dove siede da anni Renato Chisso, espoponente Pdl di spicco responsabaile da anni di Ambiente e Lavori pubblici prima con Galan adesso con Zaia. Altro conflitto, secondo i comitati, sarebbe quello della guida della commissionme Via. Il segretario, Silvano Vernizzi, è un dirigente dell’assessorato, già commissario per la realizzazione del Passante e oggi della Pedemontana veneta, amministratore delegato di Veneto Strade. Niente da dire sulle capacità della persona, ma come è possibile che lo stesso soggetto che propone l’opera sia colui che ne firma la compatibilità ambientale? Un problema che adesso potrebbe riguardare anche le nuove grandi opere sul tappeto. La sublagunare – già bocciata da Comune e Provincia ma promossa dalla commissione Via – il nuovo canale per le grandi navi, il Porto. I comitati annunciano battaglia.
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feb 08
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La Nuova di Venezia, 08 febbraio 2012, sezione CRONACA
ROVIGO – Amministratori Enel ed ex direttori della Centrale di Porto Tolle sono stati rinviati a giudizio dal gup di Rovigo per omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro, in concorso, dal ’98 al 2009. Dieci gli imputati. Tra questi, l’attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suoi predecessori, Franco Tatò’, dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni, fino al 2005.
Rinviati a giudizio anche i manager di Enel Produzione Alfredo Inesi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio e Sandro Fontecedro; Leonardo Arrighi, che successivamente ha siglato il progetto di riconversione a carbone per conto di Enel Produzione; Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale.
La decisione e’ stata presa dal Gup del tribunale di Rovigo, Alessandra Testoni, che ha accolto la richiesta del pm Manuela Fasolato. Secondo la Procura rodigina gli imputati, «ciascuno limitatamente ai periodi di rispettiva competenza», avrebbero omesso di collocare e far collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri ambientali e infortuni sul lavoro. In particolare, l’insorgenza o l’accentuarsi di malattie respiratorie, asma e rinite allergica e malattie cardivascolari, legate all’inalazione e ingestione di sostanze inquinanti emesse in atmosfera dal 1998 al 2004 dalla centrale di Porto Tolle. In pratica, la Procura attribuisce la responsabilità agli imputati del mancato adeguamento degli impianti durante il funzionamento della centrale ad olio combustibile per ridurre le sue emissioni; adeguamento che sarebbe stato un obbligo in base alle direttive emesse dalla Unione Europea.
A patire le conseguenze di questo mancato adeguamento e dell’esposizione alle emissioni inquinanti della centrale, secondo la Procura che attinge ad uno studio epidemiologico effettuato dalle Asl di Rovigo ed Adria per il periodo che va dal 1998 al 2006, sarebbero stati soprattutto i bambini, da zero a 14 anni, residenti nei comuni di Porto Tolle, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Rosolina, Mesola.
Questi, secondo lo studio, hanno mostrato patologie legate a malattie respiratorie. «In particolare – scrive la Procura rodigina – per il periodo ’98-2002 è stato calcolato nella misura dell’11% di tutti i ricoveri la percentuale legata alle patologie respiratorie».
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