feb 01
rassegna-stampaIl fatto quotidiano
Il Fatto Quotidiano, 01 febbraio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI
Consiglio a tutti di leggere con assiduità il sito Eddyburg, dell’urbanista Edoardo Salzano. Ce ne fossero di urbanisti come lui ben lontani dalla logica oggi imperante del consumo di territorio a tutti i costi. Ebbene, proprio in un suo editoriale del 25 gennaio scorso trovo questa acuta considerazione:
Pensavo che fosse uno scherzo quando ho letto il primo articolo del decreto sulle liberalizzazioni, inviatomi qui a Kigali (Rwanda) da un amico dall’Italia. Poi ho capito che era vero: si trattava dei provvedimenti per consentire la ripresa della “crescita” del paese. Tra questi mi ha particolarmente colpito l’abolizione, di fatto, della “pianificazione autoritaria: il colpo che non era riuscito a Maurizio Lupi e ai suoi alleati di destra e di sinistra.
Il decreto Monti dispone infatti l’abrogazione delle norme «che pongono divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati o non proporzionati alle finalità pubbliche perseguite, nonché le disposizioni di pianificazione e programmazione territoriale o temporale autoritativa con prevalente finalità economica o prevalente contenuto economico, che pongono limiti, programmi e controlli non ragionevoli, ovvero non adeguati ovvero non proporzionati rispetto alle finalità pubbliche dichiarate e che in particolare impediscono, condizionano o ritardano l’avvio di nuove attività economiche o l’ingresso di nuovi operatori economici ponendo un trattamento differenziato rispetto agli operatori già presenti sul mercato, operanti in contesti e condizioni analoghi».
Il significato di questa abrogazione (deregolamentazione) è chiaro. La pianificazione e programmazione degli enti pubblici elettivi (“autoritativa”) deve avere quale suo obiettivo principale, cui tutti gli altri sono subordinati, lo sviluppo delle attività economiche. Poiché (e finché) “le finalità pubbliche perseguite” (la “crescita”, l’aumento del Pil, la produzione di maggiore valore di scambio) non saranno raggiunte, ogni altro obiettivo sarà ad esso sacrificabile. La tutela dei beni culturali e del paesaggio, il benessere degli abitanti delle città e dei territori, la salute, l’equità nell’accesso ai beni comuni, quindi un’organizzazione dello spazio che consenta di soddisfare queste esigenze, tutto ciò diventerà, insieme al lavoro, variabile subordinata della “crescita”.
Domandiamoci qual è, nell’Italia di oggi, la “crescita” che trova ostacoli nella pianificazione e programmazione “autoritative”. E’ forse quella caratterizzata dall’innovazione e dalla ricerca, dal perseguimento del migliore valore d’uso del prodotto? Certamente no. L’attività economica più redditizia, quella alla quale si sono pesantemente convertite, fin dagli ani Settanta del secolo scorso, le stesse aziende capitalistiche “moderne e avanzate”, è quelle del mattone: dell’incremento e della massima valorizzazione della rendita fondiaria urbana.
Mi riconosco il piccolissimo merito di non essermi unito al coro di coloro che inneggiavano a Monti, come al salvatore della patria, ed anzi di aver evidenziato che dal punto di vista ambientale, con le banche al governo, la situazione in Italia non poteva che peggiorare. I fatti mi stanno dando ragione, come evidenzia Salzano in questo suo breve commento. Purtroppo, questo decreto non fa che dare un’ulteriore accelerazione ad un processo già in atto da anni, e cioè quello della abbreviazione delle procedure volte ad autorizzare le opere private (o pubbliche) sul territorio, e dell’abdicazione della mano pubblica dal controllo su di esse. In pratica, tradotto: costruire perché costruire significa crescita. Un tempo si diceva che al capitalismo non importava delle sorti dell’umanità. Direi più propriamente che oggi al capitalista non importa neppure del futuro dei propri figli.
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feb 01
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Il sindaco: «Possiamo fare poco». Il 26 febbraio domenica senz’auto
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
SPINEA – Migliora leggermente la situazione polveri a Spinea, ma il bilancio di gennaio è da dimenticare. Solo negli ultimi 3 giorni le centraline Arpav hanno rilevato una qualità dell’aria accettabile. Ma fino a sabato scorso la lancetta del Pm10 ha indicato quasi sempre qualità scadenti, in alcuni casi addirittura pessime, anche dopo l’ordinanza del sindaco Silvano Checchin che impone dal 17 gennaio l’abbassamento dei termostati. Dal 20 al 28 gennaio, ad esempio, il livello di polveri sottili è stato costantemente sopra la soglia limite dei 50 microgrammi per metro cubo, valore oltre il quale la qualità dell’aria viene considerata scadente. In tre casi (il 20, il 23 e il 24 gennaio) è stata addirittura sopra i 100 microgrammi per metro cubo, quindi pessima. La situazione emerge a Spinea, perché c’è la centralina, ma è evidente che la situazione dell’aria è pessima in tutto il comprensorio. Negli ultimi giorni la situazione è migliorata nella media, complice anche l’arrivo della bassa pressione, ma sabato di primo mattino ad esempio, i livelli erano di nuovo schizzati fino a 160 microgrammi per metro cubo, salvo poi riabbassarsi nel corso della giornata. Insomma, tra alti e bassi, è comunque allarme: il 2012 per Spinea è iniziato sotto pessimi auspici, tanto da costringere Checchin ad emanare un’ordinanza che obbliga tutti i privati a tenere i termostati di casa sotto i 20 gradi e le attività artigianali sotto i 18. Nei primi 10 giorni di ordinanza però le polveri si sono abbassate solo di pochi microgrammi per metro cubo. A questo punto il Comune punta tutto nei due blocchi del traffico già programmati (e sarà anche quest’anno il solo a farlo) il 26 febbraio e 25 marzo, con lo stop alle auto in centro. Per il resto, come ha ribadito lo stesso Checchin, al Comune resta ben poco da fare: lavaggio continuo delle strade e divieto di circolazione alle auto non catalizzate. «L’ordinanza – spiegano dal municipio – è uno strumento che si integra in una serie più ampia di interventi. La pessima qualità dell’aria è un problema che non ha solo Spinea». Intanto il sindaco promette per il 2012 l’adozione di un piano degli interventi che permetta di agire sui piani particolareggiati per acquisire aree verdi che contrastino le polveri.
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feb 01
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Il voto alle 3.07: ora il testo pubblicato in Internet, poi la fase delle osservazioni Gli anti-Pat critici, il sindaco: «In malafede chi ci accusa di cementificare»
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
Dopo una maratona di quasi 12 ore in Consiglio, 358 emendamenti e 42 subemendamenti e 103 votazioni, alle 3.07 di ieri notte il Piano di assetto territoriale è stato adottato dal Consiglio comunale con 24 sì e il voto contrario di Bonzio (Federazione della sinistra, che sul Quadrante di Tessera voleva restare sui 27 ettari di stadio e casinò), Renato Boraso (Lista civica), i pdl Centenaro, Costalonga, Lavini, Locatelli, Zuin, i leghisti Giusto e Vianello, Renzo Scarpa del Gruppo misto, il grillino Gavagnin. Tra gli assenti, il pd Carlo Pagan, corso ad accogliere la nascita del primogenito («Volevo chiamarlo Pat, ma mia moglie ha insistito per Pietro», ride, ribadendo il suo sì), i pdl Cavaliere, Campa, Rizzi, Speranzon Assenti al voto anche l’Udc Fortuna, i leghisti Bazzaro e Sottana, il pd Ticozzi, Zecchi (Civica), Funari (Gruppo misto). Tra i 30 emendamenti approvati, quello del Movimento 5 stelle che esclude, nel futuro di Marghera “nuovi inceneritori” e quelli del Pdl per l’ampliamento della Cittadella della salute all’Angelo e polo sanitario con l’università a Venezia).
Adottato il Pat, inizia la fase delle osservazioni: e molti comitati che in questi mesi hanno puntato l’indice sulle dimensioni del Quadrante e la mancata cancellazione dalle mappe del tracciato di sublagunare, si preparano a presentarne a decine. Saranno discusse con gli assessorati nell’ambito dell’Osservatorio, introdotto con un emendamento di In Comune. Tra un paio di settimane tutta la documentazione sarà in Internet.
«Il jumbo-emendamento ha migliorato il Pat nel senso che ha reso esplicito quello che più stava a cuore della città e messo nero su bianco anche in uno strumento di pianificazione generale», commenta l’assessore Ezio Micelli, «così sul Quadrante, stabilendo la quota del 25% anche se certo mai avevamo pensato di creare una piattaforma di 105 ettari di cemento e sulle grandi navi». Il Comitato no Grandi navi plaude all’inserimento del proprio emendamento: navi «incompatibili» con la laguna e studi per individuare entro 18 mesi l’alternativa e stabilire anche una soglia massima di turisti «sostenibile». «Grazie all’emendamento del Comitato», commenta il portavoce Testa, «la città si trova ora davanti a un passaggio epocale, con la possibilità di avviare la decrescita del turismo e di affrontare un vero riequilibrio della laguna». «Su Tessera City la maggioranza silenziosa ha dato il meglio di sè», critica Michel Boato dell’Ecoistituto, «il maxi-emendamento la imbelletta da “città dello sport”, non localizzata e perciò pronta allo scambio di aree che permetteranno alla Save di Marchi di raddoppiare l’area dell’aeroporto». «Abbiamo ridotto di 60 ettari l’area dedicata a palazzi», replica a distanza il sindaco Orsoni, «chi ci accusa di cementificare è solo in malafede».
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feb 01
rassegna-stampala Nuova Venezia
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
Il Pat non è un Piano regolatore, deve dare solo indirizzi, ripete il sindaco Giorgio Orsoni. Ma su uno dei progetti più controversi, il collegamento sublagunare, resta l’ambiguità. Il maxiemendamento di giunta, presentato dall’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli, prevede una «linea di forza» tra il Lido e San Marco. Che significa «linea di forza»? Secondo i comitati si tratta del vecchio progetto della giunta Bergamo del 1990, il collegamento sott’acqua da Tessera fino al Lido. La giunta smentisce. Ma l’emendamento presentato da Marco Gavagnin (Cinquestelle) che chiedeva di scrivere senza mezzi termini che si tratta di «collegamenti acquei» è stato bocciato, su proposta dello stesso Bergamo, oggi assessore alla Mobilità. Come, peraltro, quello del Pdl che chiedeva invece l’opposto. Cioè che si parlasse di sublagunare. «Non dobbiamo precludere alcuna possibilità», scandisce il sindaco. Vale per la tratta Tessera-Arsenale. Il progetto giudicato «di pubblico interesse» e inserito nel Piano triennale delle opere dalla giunta Costa – di cui Orsoni era assessore – è stato bloccato. Esperti nominati dal committente, la Camera di commercio, hanno sollevato dubbi forse insuperabili sulla convenienza, ambientale ed economica , del futuristico treno sublagunare. Ma c’è chi come la Regione ritiene la sublagunare una grande opera da fare, avendola inserita anche nel Ptrc. Adesso il nuovo Pat, che prevede la grande espansione su Tessera, non vieta la sublagunare. Si dovrà decidere tutto nei Piani di Intervento. Ottocento milioni di euro, costo quasi raddoppiato in pochi anni, per una tratta che non viene ritenuta conveniente e che stravolgerebbe la laguna. La decisione ancora una volta, è stata rinviata.
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feb 01
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Mirano, esultano comitati e partiti che si erano battuti contro l’impianto Ma la società proponente potrebbe decidere di ripresentare il progetto
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
MIRANO – Decide la Regione, via la centrale da Mirano. Il biogas sparisce dalle carte, bocciato senza appello dalla conferenza dei servizi riunita ieri nel palazzo della Regione in via Torino a Mestre. Vincono i cittadini, le associazioni e i partiti che lo scorso novembre portarono a galla un progetto che fino a quel momento passava di cassetto in cassetto. I terreni di via Porara resteranno agricoli, le strade libere dai rimorchi. Almeno per ora. Perché il vuoto legislativo continua e anche se ieri la Regione ha dato una mano a Mirano, ora è una corsa contro il tempo per far approvare una pianificazione regionale che eviti la presentazione di altri progetti simili in zone improprie. Quello della società Bio 4 Energy di Vigonza non ha trovato sponde: ai no scontati di Comune, Provincia e Sovrintendenza ai beni ambientali, si è aggiunto proprio quello della Regione, tramite la direzione agroambiente, su cui si erano concentrati i pressing degli ultimi giorni. Un parere determinante quello della direzione regionale. No anche dall’Ulss 13, che non ha recepito le integrazioni presentate dalla società. A dare un assenso condizionato al progetto è rimasta solo l’Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, lasciata sola anche dal Ministero dello sviluppo che non ha partecipato alla riunione. Così il peso dei pareri contrari ha schiacciato qualsiasi velleità della Bio 4 Energy: 87 punti su 100 a favore del no. Viva soddisfazione da parte di una dozzina di rappresentanti dei comitati e delle associazioni miranesi presenti in sala, tra cui le Acli e Italia Nostra. Soddisfatta Annamaria Tomaello, Udc, che con sé aveva portato circa 3.500 firme raccolte dai partiti di centrosinistra tra i cittadini. «La vittoria è soprattutto loro – afferma – c’era di mezzo la salute dei cittadini e i miranesi hanno saputo farsi valere». «Un risultato positivo – aggiunge per le Acli Franco Marchiori – frutto della forte opposizione popolare organizzata dai partiti di centrosinistra, a cui si sono aggiunti esponenti del Pdl. È stato evitato un impianto all’interno di un’area agricola in prossimità del centro urbano che avrebbe avuto un forte impatto sul paesaggio e fonte potenziale di inquinamento». «E’ l’esito per il quale ci siamo battuti e per il quale hanno battagliato con grande civiltà tanti cittadini, rimediando agli errori dell’ex sindaco Cappelletto – affermano i consiglieri regionali Bruno Pigozzo, Pd e Pietrangelo Pettenò, Prc – è stata dimostrata l’incompatibilità tra questo tipo di impianto e l’area urbanistica individuata. Rimane l’enorme vuoto normativo dovuto all’assenza di un piano energetico regionale, indispensabile per stabilire a monte quali aree non debbano essere toccate».
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feb 01
rassegna-stampala Nuova Venezia
L’ultima denuncia dei rangers. La Municipalità: «Bisogna abbattere gli ultimi edifici e completare il risanamento»
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
MARGHERA – Televisori abbandonati, quasi centocinquanta metri quadri nel verde adibiti a discarica e pericolo imminente di arrivo di topi o della presenza di materiale pericoloso. Così, ad un controllo effettuato dai Rangers d’Italia negli ultimi giorni, si presenta l’area delle Vaschette, proprio in prossimità delle prime costruzioni già abbattute o murate, in attesa di interventi risolutori che tardano a trovare il definitivo completamento. I Rangers d’Italia continuano a «colpire» a Marghera, purtroppo mettendo alla luce ad ogni controllo situazioni di discariche abusive e a cielo aperto, pericolose per la possibile presenza di materiale altamente inquinante.
Questa volta, l’ultima segnalazione in ordine di tempo del Nucleo Operativo Ambientale Provinciale dei Rangers, capitanato da Davide Formentello, riguarda una zona che sta subendo una forte trasformazione urbana ma che, evidentemente, ancora presenta grosse difficoltà: via Leonardo Murialdo, proprio nell’area adiacente alle abitazioni delle Vaschette già in parte abbandonate, in alcuni casi anche murate ma comunque in forte degrado. Il controllo, effettuato il 29 gennaio scorso, ha portato alla scoperta di una discarica in un’area totale di quasi 150 metri quadri. Tra i materiali segnalati, con le foto inviate immediatamente ai responsabili dell’Ufficio Suolo e Rifiuti della Direzione Ambientale e Sicurezza del Territorio dei Comune, televisioni, materassi, mobilia praticamente intatta, frigoriferi e materiale plastico e sanitario. L’ipotesi formulata dai Rangers è che si tratti di materiale proveniente dalle vicine case che qualcuno sta svuotando illecitamente.
«Purtroppo – commenta il presidente della Municipalità Flavio Dal Corso – la situazione attuale dell’intera area ci è ben nota. Come in altre zone di Marghera che diventano discariche abusive,vedi ad esempio via Parco Ferroviario, interveniamo costantemente con delle pulizie straordinarie effettuate da Veritas e interamente in carico a Comune e Municipalità, con l’esportazione di tutto il materiale. Purtroppo la maleducazione di alcuni porta all’utilizzo costante di queste aree di evidente difficoltà come delle vere e proprie pattumiere, rendendo ancora pi disagevole la vita di chi ancora ci abita». L’area delle Vaschette, dopo l’abbattimento delle prime palazzine e le nuove case consegnate ai primi otto proprietari, è ora in attesa del chiarimento della situazione tra il Comune e i quindici proprietari rimanenti, prima di poter procedere a restanti abbattimenti. «Il fatto è – continua Dal Corso – che i tempi si stanno allungando oltre le prospettive, ho già chiesto un riunione urgente per verificare tempistiche e soluzioni».
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feb 01
rassegna-stampala Nuova Venezia
La Nuova di Venezia, 01 febbraio 2012, sezione CRONACA
NOVENTA. Legambiente chiede alla Provincia e al presidente Francesca Zaccariotto di togliere l’autorizzazione al trattamento dei rifiuti alla Eco-Energy. Il circolo di Noventa “La Piave”, con Giosuè Orlando, ha già scritto a Prefetto, Regione, Provincia e sindaco di Noventa denunciando la totale mancanza di sicurezza e un sistema non in grado di garantire il corretto espletamento delle operazioni di stoccaggio e smaltimento dei materiali tossici e speciali trattati nel sito.
Non solo. Orlando e Legambiente hanno evidenziato le carenze tecnologiche dei dipositivi di allarme e sicurezza. «Solo per fortuite coincidenze atmosferiche- spiega Orlando- ovvero che le fiamme siano divampate la notte e soffiasse un forte vento di bora, è stata favorita la dispersione nell’aria dei fumi nocivi. Per questo non siamo arrivati all’emergenza ambientale e al panico collettivo».
Legambiente chiede ora al sindaco di Noventa, Alessandro Nardese, di istituire un tavolo tecnico con degli esperti per valutare i rischi reali cui sono esposti i residenti nel territorio, inserendo nel protocollo di pronto intervento della protezione civile comunale un modello comunicativo che superi quel deficit informativo che si è verificato a seguito dell’incendio in via Majorana, creando tensione e ansia tra la popolazione.
Gli ambientalisti lasciano insomma intendere che poteva trattarsi di un disastro ambientale di vaste proporzioni. «Chiediamo al presidente della Provincia – conclude Orlando al nome del circolo- in quanto titolare del rilascio dell’autorizzazione, di sospenderla almeno per il tempo necessario alle indagini disposte dalla Procura di Venezia che ha posto sotto sequestro l’impianto in attesa della relazione dell’Arpav e dei vigili del fuoco che vanno ringraziati per il tempestivo intervento».
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feb 01
rassegna-stampail Gazzettino
Presentato il progetto della Sisare per migliorare gli arenili dell’alto Adriatico. Lo “spiaggiato” verrà lavorato in un silos a Centa Taglio e poi tornerà dov’era
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 27
Sabbia purissima per le spiaggie dell’alto Adriatico, trattata nell’impianto di Centa-Taglio a Portogruaro. È il progetto che si sta completando tra l’azienda dei servizi del Veneto orientale e la Exe di Udine. Le due società pubbliche hanno infatti costituito la Sisare che a regime sarà in grado di gestire migliaia di tonnellate di spiaggiato. Il tutto sarà gestito nella ex discarica di Centa-Taglio, con un impianto che pulirà la sabbia di Lignano, Bibione, Caorle e con ogni probabilità in futuro anche di Jesolo, Eraclea e Grado. «Riusciremo a recuperare tonnellate di sabbia che altrimenti sarebbe finita in discarica – spiega Luca Michelutto, presidente di Asvo – in questo modo il ripascimento dei nostri litorali costerà decisamente meno alla collettività». Già, perchè le due società ambientali, hanno presentato alle rispettive province di Venezia e Udine e ai sindaci del territorio, il rivoluzionaro progetto che permette di pulire la sabbia. «Si tratta di un semplice silos – ribadisce Michelutto – in cui sarà inserito lo spiaggiato, preventivamente ripulito dei rifiuti con apposite attrezzature. Il nuovo sistema ci permetterà di ripulire quei micro organismi che lasciano altrimenti una sabbia ancora sporca. All’interno del silos la temperatura salirà infatti a circa 90 gradi, consegnando una sabbia di elevata qualità». Un progetto che al momento è pronto per i litorali di Lignano, Bibione e Caorle, che presentano una sabbia del tutto identica, sia nel colore che nella granularità. «Anche Jesolo ha le stesse caratteristiche, quindi in futuro potremmo ampliare il progetto – conclude Michelutto – con costi decisamente inferiori per le rispettive società». Con il vecchio sistema infatti rifiuti e sabbia venivano portati tutti indiscarica, con il peso che faceva lievitare i costi, ora la sabbia viene ripulita con il gas, per altro recuperato dalla vecchia discarica.
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feb 01
rassegna-stampaIl fatto quotidiano
Sull’atomo francese si sono abbattute prima le stime dell’Agenzia per la sicurezza (spesa aggiuntiva di 15 miliardi di euro per adeguarsi agli standard post Fukushima) e oggi quelle della procura contabile: per mantenere l’attuale livello di produzione bisognerà duplicare gli investimenti
Il Fatto Quotidiano, 01 febbraio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI
Le spese che il governo francese dovrà sostenere, nell’immediato e nei prossimi decenni, per la manutenzione delle proprie centrali nucleari, per lo smantellamento di quelle troppo vecchie e per la gestione dei rifiuti radioattivi presentano numerosi elementi di «incertezza». A dichiararlo è la Corte dei Conti transalpina, che in un rapporto sui costi del nucleare pubblicato oggi ha spiegato che occorrerà «raddoppiare gli investimenti» se si vorrà mantenere in futuro l’attuale livello di produzione.
Nel corposo rapporto redatto dei magistrati contabili francesi (380 pagine) si sottolinea che il costo per la costruzione, per ciascun Megawattora installato, non ha fatto che crescere negli ultimi anni. Ciò soprattutto perché si è reso necessario rispondere a norme di sicurezza sempre più stringenti. Così, si è passati (a costi attualizzati) dagli 1,07 milioni di euro per MWh della centrale di Fassenheim nel 1978 agli 1,37 milioni dell’impianto di Civaux, in servizio dal 2000. Costi altissimi, ma che non hanno nulla a che vedere con quelli necessari per realizzare i reattori di “terza generazione”: l’EPR di Flamville costerà 6 miliardi, ovvero 3,7 milioni per MWh. E questo sulla carta, perché, ammonisce la Corte dei Conti, «è assolutamente troppo presto per fornire un calcolo completo del costo di produzione di un impianto EPR».
Al contrario, il costo della sola manutenzione per tutti i 58 reattori di Edf (società pubblica, leader in Francia nella fornitura di energia elettrica) è «ben identificato». E gigantesco: il costo stimato che l’azienda dovrà sostenere per mantenere gli impianti sarà pari a 55 miliardi di euro tra il 2011 e il 2025. Ossia 3,7 miliardi all’anno, contro gli 1,5 miliardi pagati nel trienno 2008-2010. Ciò a causa delle nuove norme imposte dalle autorità dopo il disastro di Fukushima, ma anche dell’età media degli impianti francesi: prolungare l’attività di un reattore oltre i 40 anni costa infatti estremamente caro. Ancora, alla lista delle spese vanno aggiunti i capitali che lo Stato sborsa per finanziare la ricerca sugli impianti di quarta generazione. E quelli stanziati per la gestione delle scorie, che sono stati stimati in 28,4 miliardi alla fine del 2010 e che, secondo il rapporto, potrebbero schizzare a 36 miliardi. Tutto ciò equivarrà, prosegue la Corte, a un «rincaro nell’ordine del 10%» del costo di ciascun MWh. Che sarà pagato dai cittadini, nella bolletta.
Il suggerimento della Corte al governo parigino, perciò, è di agire «con prudenza, lavorando a soluzioni alternative, perché l’utilizzo della quarta generazione su larga scala potrebbe risultare irrealizzabile». E la strada sembra già tracciata: «La mancanza di decisioni sugli investimenti – spiega il presidente della Corte dei Conti, Didier Migaud, in un’intervista al quotidiano Le Monde – costituisce una scelta implicita. Per ora saremo costretti a far durare le nostre attuali centrali al di là dei quarant’anni. Ma dovremo necessariamente e rapidamente far evolvere il sistema verso un mix energetico che preveda lo sfruttamento di altre fonti». O sborsare cifre stratosferiche, dunque, o scegliere le energie rinnovabili: conti alla mano, anche i nuclearisti potrebbero convincersi.
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feb 01
rassegna-stampail Gazzettino
PARERE NEGATIVO. La Conferenza dei servizi si è espressa per il no. LA MOTIVAZIONE. La zona è di notevole interesse paesaggistico.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 01 febbraio 2012, pagina 22
La centrale a biogas di via Porara non si farà. A decretarlo è stata la conferenza dei servizi convocata ieri mattina dalla Regione. Decisivo il parere negativo espresso da comune di Mirano, Provincia, Regione, Asl e Sovrintendenza ai Beni ambientali. La società agricola di Vigonza «Bio 4 Energy» aveva presentato domanda per la realizzazione di un impianto nell’area verde compresa tra via Porara e il canale Taglio, a pochi metri dal passante autostradale, ma anche a pochi km dai quartieri residenziali Moro e Gramsci. E proprio la localizzazione è stato il nodo cruciale che ha portato alla bocciatura del progetto. Pur essendo favorevoli a questi tipi di impianti, gli enti hanno sottolineato l’incompatibilità con l’area urbanistica individuata, sottoposta a vincolo ambientale. Secondo l’accordo di programma firmato nel 2008, inoltre, nella stessa zona dovrebbero sorgere altre opere di mitigazione complementari al Passante. Un altro problema evidenziato dal Comune è stato quello dell’intenso traffico che mezzi agricoli avrebbero provocato non solo nell’area circostante, ma anche in via Caltana e via Scaltenigo. Comune, Provincia e Sovrintendenza hanno ribadito i «no» già espressi nei precedenti tavoli tecnici, a cui si sono aggiunti quelli di Asl e Regione. «Il progetto è in contrasto con il nostro piano regolatore perché stiamo parlando di una zona di notevole interesse paesaggistico e ambientale», spiega l’architetto Bortolato in rappresentanza del Comune. L’unico parere positivo, strettamente attinente all’aspetto tecnico e agro-economico, è stato quello dell’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa).
Alla conferenza hanno assistito anche l’associazione Italia Nostra e il circolo locale dell’Acli. La sensazione è che ieri sia stato dato un chiaro segnale anche per il futuro, in vista di altre proposte simili che potrebbero nuovamente riguardare il territorio di Mirano. Le manifestazioni di protesta organizzate in questi mesi dai partiti di centro e centrosinistra e le oltre 3mila firme raccolte hanno dunque avuto il loro peso, come le interrogazioni in Regione dei consiglieri Pigozzo (Pd) e Pettenò (Federazione della sinistra), che allargano il concetto: «Con il nostro impegno abbiamo rimediato agli errori dell’ex giunta di centrodestra che aveva ricevuto la proposta, ma bypassato il parere dei cittadini. Nonostante questa vittoria, resta un inaccettabile vuoto normativo: bisogna approvare il prima possibile un Piano regionale energetico per evitare che capitino nuovamente queste situazioni di incertezza».
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IN UN ANNO. Dal progetto alla bocciatura dell’impianto
MIRANO Il progetto arrivò l’anno scorso sulla scrivania dell’ex sindaco Cappelletto, che decise di far valutare il progetto ai tecnici comunali. Dopo mesi di silenzio la questione approda in Regione e viene risollevata dai partiti di centro e centrosinistra che portano in strada un centinaio di cittadini. Il primo tavolo tecnico si svolge il 30 novembre: decisione rimandata al 20 gennaio. Nel frattempo partono le petizioni e altri due cortei, l’ultimo il 14 gennaio con oltre 300 cittadini. Al secondo tavolo tecnico ancora un rinvio, fino alla decisione definitiva di ieri.
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REAZIONI. «Una vittoria che premia tutto le forze del territorio»
MIRANO – Esultano i partiti che avevano organizzato sfilate di protesta e dibattiti pubblici. Udc, Pd, Prc, Idv e socialisti la considerano una grande vittoria. «Questo risultato è merito di quelle forze politiche che hanno a cuore il territorio e hanno portato in piazza i cittadini. Alle prossime elezioni bisognerà tenerlo a mente», sottolinea Gasparini per la Federazione della Sinistra. «È la dimostrazione che il centrosinistra se resta unito può ottenere risultati importanti», dichiarano i segretari dei partiti. Il rischio di cadere nel calderone della campagna elettorale è alto, ma la segretaria dell’Udc Anna Maria Tomaello tiene a precisare: «Ci siamo impegnati a fondo. Più che dei politici questa è una vittoria di tutti i miranesi che si sono mobilitati. Le loro firme sono state premiate e questa è una bella notizia per tutta Mirano», commenta a caldo pochi minuti dopo il verdetto. Festeggiano anche i Comitati Uniti: «Questa è la vittoria di tutti, è importante che i cittadini partecipino alla tutela del territorio».
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