Gas e petrolio dalle rocce: Europa disunita sul fracking

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Europa divisa sulla tecnica estrattiva che rovina l’ambiente. No di Francia, Irlanda e Bulgaria, incerta la Germania, okay di Polonia e Ucraina.
Dal portale di Virgilio, cartella GoGreen, 31 gennaio 2012

Si chiama shale gas e ora che il prezzo del petrolio tende spesso ad andare sopra il livello di guardia è tornata d’attualità per le grandi compagnie energetiche internazionali la ricerca in giro per il globo di permessi per estrarlo. Molti Paesi dicono no; la nuclearista Francia, ad esempio, e la verdissima Irlanda l’hanno messo al bando. E in Germania ora Angela Merkel è sotto attacco duro degli ambientalisti per avere concesso qualche licenza in Bassa Sassonia e Westfalia a soggetti americani.

E la Ue? fin qui si è pronunciato contro scisto, shale gas e fracking il rapporto commissionato dalla Commissione Ambiente. In Italia, aveva manifestato un più che tiepido interesse a vagliare le potenzialità del fracking nel nostro Paese il governo Berlusconi, mentre non si è pronunciato il nuovo esecutivo.

Ma non mancano le zone in cui le resistenze dei governanti sono più labili. A est, in particolare, ci si muove in ordine sparso ed in generale l’Europa non coordina le scelte su un aspetto ed un’opzione che assumono un peso sempre più rilevante nelle politiche energetiche nazionali.

In discussione c’è quindi il fracking, la tecnica con cui, pompando acqua mista a sabbia ad altissima pressione all’interno di rocce presenti nel sottosuolo, si ottengono gas e petrolio. Secondo gli ambientalisti però in questa maniera – oltre a turbare l’equilibrio paesaggistico di aree spesso selvagge e incontaminate – si rischia di inquinare la falda acquifera e, specie in certi Paesi, questo rischio è considerato altissimo e inaccettabile da correre.

Senza contare che nei territori in cui il fracking ha una storia più lunga – come gli Usa, in cui si è iniziata la sperimentazione più di 70 anni fa – sono stati avvertiti, causa fracking, anche piccoli sismi di assestamento.

E senza contare che l’impatto dell’estrazione dello shale gas quasi sempre si va ad aggiungere ad altre situazioni onerose per l’integrità dell’ambiente e la salute degli abitanti.

Le scelte degli stati nazionali, inevitabilmente, sono spesso orientate da motivi geopolitici. La Bulgaria ha messo al bando l’estrazione di gas naturale con il metodo “fracking” per gravi rischi ambientali. Il Parlamento di Sofia ha negato il permesso alla Chevron e accolto le proteste di diverse associazioni ambientaliste, nonostante la Bulgaria sia fortemente dipendente dalla Russia per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.

In Ucraina e Polonia, invece, i rischi ambientali stanno per passare in secondo piano di fronte alla possibilità di emanciparsi energeticamente da Mosca. Kiev ha dato il via alla ricerca dello shale gas dai Carpazi al Mar Nero e anche Varsavia non si sta tirando indietro. Una quarantina di gruppi e multinazionali hanno ottenuto oltre 120 licenze di perforazione in quasi la metà del Paese, dalla Pomerania sino al confine con l’Ucraina.
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Le rinnovabili record spingono le smart grids

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La produzione elettrica da rinnovabili intermittenti in Baviera, ma anche in Italia, supera la soglia del 10%. Una crescita che pone problemi ai distributori. Alcuni stanno investendo nell’accumulo elettrochimico, altri pensano di gestire la situazione dal lato della domanda. Serve un’azione per la gestione intelligente delle reti. L’editoriale di Silvestrini.
Da Qualenergia.it, 31 gennaio 2012

Cinque anni fa brindavamo perché nella Baviera, il più grande Land tedesco con 12,5 milioni di abitanti, il fotovoltaico era arrivato a coprire l’1% della domanda elettrica. Quest’anno è probabile che il solare superi il 10% della richiesta della regione tedesca. Gli impianti fotovoltaici sono infatti ormai più di 300.000 per una potenza complessiva che ha superato i 7.000 MW. L’obiettivo della Baviera era di soddisfare con il solare il 16% della domanda entro il 2020, ma tutto fa pensare che questo traguardo sarà superato. Intanto, già ora, nelle ore centrali delle giornate dei week-end estivi la produzione fotovoltaica arriva a superare l’intera domanda. Nel grafico la quota della domanda elettrica della Baviera coperta dal fotovoltaico che nel 2011 si stima possa essere stata dell’8%.

Il grande flusso di energia solare inizia a comportare qualche problema ai distributori che stanno attrezzandosi per gestire la situazione. Ecco quindi che il tema delle smart grids diventa di grande attualità.

Questa situazione non riguarda solo la Germania, ma anche l’Italia, che a fine anno avrà una potenza eolica e solare di 23.000 MW e dovrà gestire una produzione elettrica intermittente in quantità superiore al 10% della richiesta del paese. Le linee d’azione che si stanno delineando sono diversificate. Enel e Terna stanno già spendendo mezzo miliardo di euro per dotarsi di sistemi avanzati di accumulo elettrochimico, svolgendo così un ruolo di punta a livello europeo.

Ma presto vedremo soluzioni che agiscono anche sul lato della domanda. Diverse sono le esperienze in atto a livello internazionale. Nella contea di Mason nello Stato di Washington, ad esempio, si sta sperimentando l’utilizzo di boilers elettrici per favorire l’immissione in rete di energia eolica. Le resistenze elettriche degli scaldabagni vengono attivate in funzione delle esigenze della rete. A parità di servizio reso, nel piccolo campione esaminato si è registrata una riduzione del 90% della richiesta di energia di picco e un aumento del 78% dell’assorbimento di energia rinnovabile. Un’altra esperienza viene dal Texas, stato leader dell’eolico negli Usa con oltre 10.000 MW installati, dove l’Austin Energy sta sperimentando il controllo degli impianti di climatizzazione.

Insomma, si apre l’era del governo intelligente della rete. Si tratta di un’area in cui Italia, Germania e alcuni Stati degli Usa potranno acquisire una preziosissima esperienza come apripista di un mercato che crescerà in maniera impetuosa con la diffusione su larga scala delle rinnovabili.
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Il Pat “inchioda” il Consiglio di notte

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La discussione è stata segnata da decine di emendamenti. Via libera in tarda serata alle correzioni della giunta.

LA PROTESTA. Pane e soppressa in sala consiliare. Il presidente ordina lo sgombero. Quadrante per lo sport, Marghera industriale e navi fuori dalla laguna. Tra il pubblico i vigili controllano che la protesta della “soppressa” inscenata ieri pomeriggio non degeneri. I lavori del Consiglio sono proseguiti fino a notte.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 2

Nonostante i tentativi estremi del sindaco di riportare Sebastiano Bonzio nell’alveo tracciato dalla Giunta e accolto in linea di massima dalla maggioranza, il consigliere della Federazione della sinistra è rimasto irremovibile dalla sua posizione. Non ha desistito dal suo proposito di votare contro l’adozione del Pat, con l’impegno però ad affrontare fin da oggi un dibattito con la cittadinanza per capire se le scelte del Comune per il Quadrante di Tessera sono condivise dalla gente oppure no. Nel primo caso, Bonzio ha assicurato che voterà a favore quando il Consiglio sarà chiamato ad esprimersi sull’approvazione definitiva. Nel frattempo, come è noto, saranno aperti i termini per le osservazioni durante i quali sarà possibile depositare richieste di modifica nello specifico.
Questo però non toglie il fatto che si è aperta una frattura nella maggioranza su un tema cruciale, quale è la pianificazione urbanistica dei prossimi lustri. Con ogni probabilità gli altri partiti della maggioranza chiederanno al sindaco di aprire una verifica. A Bonzio, infatti, il sindaco ha affidato la delega ai problemi del lavoro, incarico assai delicato soprattutto di questi tempi.
«Per me – ha commentato Bonzio – la verifica non è necessaria, ma se ritengono di farla, la faremo. Così anche noi potremo dire la nostra su certi settori dell’amministrazione che come minimo dovrebbero essere più aggressivi. Non credo che mi ritireranno la delega, perché mi sembra di aver assolto ai miei compiti con diligenza e per questo servono motivazioni istituzionali più che politici. In ogni caso, non sono mai stato attaccato ad una sedia».
Era ampiamente previsto che il dibattito sarebbe stato lungo e così è stato. Era anche previsto che sarebbe stato disturbato dal pubblico. Il gruppo più agguerrito, una delegazione di studenti di Ca’ Tron, è intervenuto pesantemente più volte e alle 16 il consigliere Beppe Caccia è sceso dallo scranno per affrontare apertamente uno di loro. Verso le 18 sono stati tirati fuori pane, soppressa e vino e i lavori sono diventati incontrollabili. Il presidente Roberto Turetta ha dato l’ordine di sgomberare l’aula e solo in quel momento gli animi si sono calmati. La soppressa volava da una persona all’altra come un pallone di rugby per evitare di essere requisita dai vigili.
Pesante anche il lavoro dell’assessore all’Urbanistica, Ezio Micelli, che ha dovuto motivare il parere negativo di giunta a decine di emendamenti presentati dalle forze di opposizione.
L’ordine era di proseguire ad oltranza e i lavori sono andati avanti in modo abbastanza scorrevole tra gli emendamenti della Lega e poi i subemendamenti al maxi emendamento di giunta che aveva messo d’accordo un ragionevole numero di consiglieri. Sufficienti ad assicurare sindaco e giunta che il Pat sarebbe passato senza sorprese.
È cominciata così attorno alle 19 la maratona dei subemendamenti al maxiemendamento di giunta, quello della città dello sport a Tessera, che ha mantenuto la vocazione industriale per Marghera, che ha posto il problema delle grandi navi in laguna mettendo nero su bianco l’impegno ad estromettere quelle che gli studi commissionati dal Comune entro 18 mesi riterranno non compatibili.
Alle 22 il Pdl non ha votato per saggiare la consistenza della maggioranza: 26 presenti e 23 votanti. Quindi, considerato che c’erano i numeri si è proseguito a oltranza. Alle 22.15 è cominciata la discussione sul maxiemendamento, con il parere contrario delle opposizioni. Molina (Pd) ha chiesto di sgomberare il campo dall’equivoco della sublagunare e poi ha evidenziato le “maglie troppo larghe” sulla città dello sport a Tessera, perché con l’accordo di programma con la Save al consiglio non resterebbe che un potere di ratifica. Bonzio ha sollevato l’unico punto in cui ha manifestato distanza dalla giunta, annunciando voto contrario: «Dovremmo inserire quelle parole che ci consentano appieno di governare le trasformazioni in termine di risparmio di suolo consumato». L’emendamento è passato alle 23.15 ma i lavori sono proseguiti fino a tarda notte.
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«Il canale per le navi è una bufala»

«Il canale che si vorrebbe fare per portare le navi fuori dal bacino è una bufala». Non ha mezzi termini il capogruppo del gruppo Misto, Renzo Scarpa. «Il canale Sant’Angelo, profondo due metri, è intersecato da quattro grandi impianti: un elettrodotto, l’acquedotto che porta acqua a Chioggia, il depuratore tra Lido e Fusina e un oleodotto. Eppure il presidente Costa ci dice che sarà fatto tutto in un anno. Ma va là, la gente merita rispetto».
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La bora spazza le polveri sottili, rientra l’allarme

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SMOG. Ma le centraline segnalano che nel mese di gennaio il limite è stato superato 25 volte
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 12

Rientra l’allarme Pm10. A ripulire l’aria dalle famigerate polveri sottili, responsabili di danni anche gravi all’apparato respiratorio, è il vento dovuto alla bora che in queste ore a Trieste sta arrivando a soffiare anche a 90-100 chilometri all’ora. Nei giorni scorsi le rilevazioni dell’Arpav erano state preoccupanti registrando un quasi costante sforamento del limite massimo di 50 microgrammi a metro cubo di concentrazione. Complice la situazione meteorologica, ora la situazione è migliorata, invertendo la tendenza di un gennaio apparso piuttosto critico a causa, soprattutto, della mancanza di pioggia che ha favorito l’addensarsi degli inquinanti nell’aria. Basti soltanto dire che dall’inizio dell’anno è andato esaurito gran parte del bonus dei 35 giorni in cui è possibile andare sopra la soglia, ammesso però per tutti i 12 mesi. Stando ai dati validati fino a domenica scorsa compresa, la centralina di Sacca Fisola, in centro storico, è andata sopra alla soglia di tolleranza 20 volte mentre le due di terraferma, quella del parco Bissuola e quella più recente di via Da Verrazzano, hanno registrato rispettivamente 25 e 19 sforamenti. Situazione del tutto analoga anche in provincia, con 26 volte nella stazione di Spinea, 20 a Chioggia e 24 a Mira. Quello che si conclude oggi è stato mese nero in cui più volte la qualità dell’aria è stata definita pessima da parte degli esperti visto e considerato che in più di una circostanza il dato registrato ha addirittura oltrepassato i 100 microgrammi a metro cubo anche per più giorni di seguito. L’altro ieri finalmente la situazione è migliorata con la centralina di Sacca Fisola che ha registrato, in media, quota 38 e quella di parco Bissuola 41, stime più o meno in linea pure con l’andamento buono di tutta ieri. Oltre alla cittadinanza il rientro dei valori del Pm10 fa tirare un sospiro di sollievo anche alle amministrazioni locali che, nel perdurare della criticità, avrebbero potuto vedersi costrette a ragionare su misure d’emergenza almeno per limitare il problema.
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«Basta bruciare i rifiuti»

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SALZANO. Lettera dei vigili ai residenti di via Milano: «È pericoloso». Troppe segnalazioni e cattivi odori, ora si passa alle sanzioni.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 23

La denuncia sporta da una donna ad un cittadino reo di aver gettato vari sacchi dell’immondizia in un fossato ha riportato l’attenzione su un problema che da mesi caratterizza Salzano. Dopo il racconto della donna e le conferme da parte del comandante dei vigili Enio Zanon, è un’altra ragazza del posto a portare la propria testimonianza. Anche lei è una residente di via Villetta, anche lei da mesi convive con l’inciviltà di molte persone, probabilmente concittadini. «Purtroppo quello dei rifiuti abbandonati in strada è diventato ormai un problema all’ordine del giorno – spiega -, io e altri residenti dobbiamo pulire continuamente il fossato davanti a casa nostra, dove di sera viene lasciato di tutto. Una volta abbiamo perfino trovato un sacchetto di plastica con dentro una testa di mucca». Nei giorni scorsi la Polizia Locale aveva spiegato come l’abbandono dei rifiuti sia un fenomeno molto diffuso, ma ancor più grave è la consuetudine di bruciare l’immondizia nelle campagne o nei caminetti dentro casa. Nei giorni scorsi l’amministrazione ha inviato una lettera a tutti i residenti di via Milano, poco distante dal confine con Mirano. «È stata segnalata in quell’area la presenza di odori sgradevoli attribuiti a rifiuti bruciati. Bruciare rifiuti è un atto grave che costituisce pericolo per la salute dei cittadini, ai responsabili saranno applicate le relative sanzioni. Chiediamo collaborazione, segnalateci i nominativi dei responsabili» scrive il sindaco Quaresimin. E recenti modifiche al decreto legge hanno portato la sanzione per chi brucia rifiuti da un minimo di 50 euro a un massimo di ben 600 euro con conseguenze penali per inquinamento dell’aria con sostanze pericolose e cancerogene. Ma i residenti non ci stanno: «Il comune dovrebbe sapere di chi si tratta. Invece di inviare una lettera a tutti, i vigili vadano sul posto a prendere provvedimenti». In tutto il 2011 a Salzano gli ispettori Veritas hanno comminato solo una sanzione, a fronte delle 215 di Mirano. Ma di queste 215 ben 180 riguardano conferimenti illeciti di rifiuti fatti da cittadini provenienti da fuori comune. Molti di loro erano proprio salzanesi.
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Pat alla volata finale voto tra urla e proteste

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Tensione in Consiglio comunale: lavori sospesi, i vigili sgomberano l’aula Il Piano approvato dalla maggioranza, voto contrario di Bonzio (Fed)
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2012, sezione CRONACA

Piano di assetto del territorio in dirittura finale tra le contestazioni dei comitati. Con il voto favorevole della maggioranza (Pd, Idv, In Comune, Psi, Udc), contrario delle opposizioni Lega e Pdl ma anche di Marco Gavagnin (Cinquestelle), Sebastiano Bonzio (Federazione della sinistra), Nicola Funari e Renzo Scarpa (Gruppo Misto). Via libera allo stadio nel Quadrante di Tessera (50 ettari di nuova edificazione per impianti sportivi, alberghi e strutture collegate), «collegamenti veloci» tra Tessera e Fondamente Nuove – anche se la sublagunare non è nominata – sviluppo industriale a Marghera. E «uno sviluppo degno di una città moderna, che riduce il consumo di suolo».

Soppressa e vino rosso hanno bloccato il dibattito sul Pat per una mezz’ora. Qualche decina di manifestanti dei comitati hanno srotolato manifesti e la locandina del film «La grande abbuffata». Tagliando in mezzo all’aula di Ca’ Loredan una «coppa» portata da casa. Qualche attimo di panico, poi il presidente Roberto Turetta ha sospeso i lavori e chiesto ai vigili e Digos, presente in forze in aula, di far sgomberare la sala. «Clima intimidatorio», protestano i comitati, «abbiamo solo espresso il dissenso».

Momenti di tensione ripetuti a sera, con una nuova sospens ione. Il Piano di assetto del territorio (Pat) ha avuto un iter molto travagliato, e ieri è arrivato in aula per il voto. Un centinaio di emendamenti presentati dalla Lega e dal Pdl. In parte accolti dal «maxiemendamento» di giunta presentato dall’assessore Ezio Micelli. E molte contestazioni e urla del pubblico all’indirizzo della giunta («cementificatori») e dell’ex verde Beppe Caccia,. che è venuto alle mani con un paio di ragazzi del movimento di Ca’ Tron. Liti anche verbali con il leghista Giovanni Giusto, che si è visto respingere buona parte dei venti emendamenti presentati. Riguardavano il divieto di costruire in aree a rischio idraulico, i cambi d’uso da residenziale a turistico, la riduzione dell’uso del cemento per i parcheggi. Un Pat che adesso diventerà esecutivo, e traccerà le linee di intervento nel territorio per i prossimi anni. I singoli progetti saranno definiti dai cosiddetti «Piani di Intervento» (P.I.) dove saranno discussi i particolari dei singoli progetti. Ma le linee guida sono tracciate. Due i poli di sviluppo per la città del futuro, ha ribadito ieri il sindaco Giorgio Orsoni. A marghera viene confermata la vocazione industriale, puntando dunque sul lavoro ed escludendo in qualche modo la «speculazione sulle aree dismesse». I progetti dovranno essere coordinati da una società pubblica guidata dal Comune. A Tessera il nuovo Quadrante, ha spiegato l’assessore Ezio Micelli, riduce di un bel po’ le cubature previste dal primo accordo di tre anni fa tra Comune, Regione e Save. Tra le novità più importanti, l’acoglimento dell’emendamento proposto dai comitati e fatto proprio dalla maggioranza dei consiglieri sul «no» al passaggio in Bacino San Marco di navi non compatibili con l’ambiente. Non è ancora un’0indicazione progettuale alternativa sulle strutture per il trafficio passeggeri. Ma una linea di tendenza contenuta nel Piano che dunqyue avrà valore di legge per le sclete future. Grande la soddisfazione su questo punto dei Comitati, presenti in buon numero in sala.

Dibattito andato avanti fino a tarda sera. Con gli emendamenti illustrati da Vianello e Giusto (Lega), Gavagnin (Cinquestelle), Zuin, Campa e Costalonga (Pdl). Battibecco tra Giusto e Caccia sulla necessità di spostare le industrie di Murano nella parte nord dell’isola per le emissioni inquinati dei camini e delle acque. «Una nave inquina come decine di fabbriche», ha detto Giusto. Numerosi gli interventi favorevoli al Piano. Come quelli del presidente della commissione Urbanistica Giuseppe Capogrosso, del capogruppo del Pd Giuseppe Borghello, di Luigi Giordani del Psi, Giacomo Guzzo di Italia dei Valori. Maggioranza compatta, a parte la defezione della Fed e di due consiglieri ex Pd e Idv.
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Nuova discarica a cielo aperto

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Via Moranzani, lastre con amianto vicino alla fermata del bus
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2012, sezione CRONACA

FUSINA – Ennesima discarica a cielo aperto scoperta dagli agenti della sezione veneziana dei Rangers d’Italia che hanno subito provveduto a recintare l’area con nastro rosso e bianco e a piazzare un cartello con l’avviso di pericolo. Nei giorni scorsi, durante un controllo di vigilanza ittico-ambientale, sono stati trovati a Fusina pezzi di lastre presumibilmente di fibro-cemento ondulato, in parte frantumate a terra che molto probabilmente contengono fibre di amianto, sostanza tossica molto pericolosa che, se ridotta in polvere e dispersa nell’aria, può risultare letale per i polmoni delle persone che la respirano. Il materiale era abbandonato vicino ad un cassonetto in via Moranzani, una strada che già in passato ha conosciuto episodi del genere. Per quanto riguarda il caso specifico, la nota ulteriormente negativa è che il materiale era a ridosso della strada e vicino alla salita della fremata dell’Actv dove passano gli autobus delle linee 10 e 16.

Visto che lungo via Moranzani passano centinaia di auto al giorno, i Rangers, dei quali è responsabile provinciale Davide Formentello, chiedono una bonifica immediata perché le polveri delle lastre, con il passaggio delle auto, potrebbero essere spostate vicino alle zone abitate. I Rangers stanno controllando se in zona, contraddistinda dalla presenza di vegetazione, non esistano altri nascondigli dove depositare materiale tossico.
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Rifiuti, regole non rispettate e campane da svuotare

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SEGNALAZIONI A CHIRIGNAGO.
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2012, sezione CRONACA

E’ ancora il tema immondizie a tenere banco sul web. Sul portale Iris, infatti, spuntano altre due segnalazioni che riguardano disservizi o usi distorti dei cassonetti, con richiesta di intervento.

Il primo caso riguarda la via Miranese a Chirignago, nella zona compresa tra gli incroci con le vie Emilia e Abruzzo. Un residente, infatti, segnala il non rispetto delle regole del conferimento rifiuti, con una richiesta di intervento indirizzata a Veritas. «Tutte le mattine ci sono persone che scaricano i loro rifiuti nei cassonetti della carta e della plastica anziché nel cassonetto del secco – scrive il cittadino – Ma chi sono queste persone? I soliti furbetti di altri comuni? Cittadini maleducati? Commercianti maleducati? Era da immaginare che si verificasse una situazione del genere ma, a detta di vostri funzionari e statistiche alla mano, sembrava che la situazione fosse sotto controllo. Il differenziato contaminato verrà suddiviso e riciclato o finirà tutto in discarica? Non pensate che la situazione possa degenerare?».

L’altro caso riguarda Trivignano, in via Vicentino, con due campane per rifiuti speciali che stanno “scoppiando”, come segnala un residente. «Da circa un mese alla fine di via Vicentino, a Trivignano, sono state collocate due campane (una per il vetro e una per la carta) a seguito del posizionamento dei bidoni con chiavetta – viene sottolineato nella segnalazione – A tutt’oggi le due campane risultano strapiene ma Veritas non ha mai provveduto al loro svuotamento : vengono infatti pulite solo le due campane che si trovano all’inizio di via Vicentino».

La rivoluzione delle chiavette, insomma, pare non avere risolto tutti i problemi legati alle immondizie.
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Francia, l’allarme Corte dei Conti: “Costi del nucleare destinati a raddoppiare”

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Sull’atomo francese si sono abbattute prima le stime dell’Agenzia per la sicurezza (spesa aggiuntiva di 15 miliardi di euro per adeguarsi agli standard post Fukushima) e oggi quelle della procura contabile: per mantenere l’attuale livello di produzione bisognerà duplicare gli investimenti
Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI

Le spese che il governo francese dovrà sostenere, nell’immediato e nei prossimi decenni, per la manutenzione delle proprie centrali nucleari, per lo smantellamento di quelle troppo vecchie e per la gestione dei rifiuti radioattivi presentano numerosi elementi di «incertezza». A dichiararlo è la Corte dei Conti transalpina, che in un rapporto sui costi del nucleare pubblicato oggi ha spiegato che occorrerà «raddoppiare gli investimenti» se si vorrà mantenere in futuro l’attuale livello di produzione.

Nel corposo rapporto redatto dei magistrati contabili francesi (380 pagine) si sottolinea che il costo per la costruzione, per ciascun Megawattora installato, non ha fatto che crescere negli ultimi anni. Ciò soprattutto perché si è reso necessario rispondere a norme di sicurezza sempre più stringenti. Così, si è passati (a costi attualizzati) dagli 1,07 milioni di euro per MWh della centrale di Fassenheim nel 1978 agli 1,37 milioni dell’impianto di Civaux, in servizio dal 2000. Costi altissimi, ma che non hanno nulla a che vedere con quelli necessari per realizzare i reattori di “terza generazione”: l’EPR di Flamville costerà 6 miliardi, ovvero 3,7 milioni per MWh. E questo sulla carta, perché, ammonisce la Corte dei Conti, «è assolutamente troppo presto per fornire un calcolo completo del costo di produzione di un impianto EPR».

Al contrario, il costo della sola manutenzione per tutti i 58 reattori di Edf (società pubblica, leader in Francia nella fornitura di energia elettrica) è «ben identificato». E gigantesco: il costo stimato che l’azienda dovrà sostenere per mantenere gli impianti sarà pari a 55 miliardi di euro tra il 2011 e il 2025. Ossia 3,7 miliardi all’anno, contro gli 1,5 miliardi pagati nel trienno 2008-2010. Ciò a causa delle nuove norme imposte dalle autorità dopo il disastro di Fukushima, ma anche dell’età media degli impianti francesi: prolungare l’attività di un reattore oltre i 40 anni costa infatti estremamente caro. Ancora, alla lista delle spese vanno aggiunti i capitali che lo Stato sborsa per finanziare la ricerca sugli impianti di quarta generazione. E quelli stanziati per la gestione delle scorie, che sono stati stimati in 28,4 miliardi alla fine del 2010 e che, secondo il rapporto, potrebbero schizzare a 36 miliardi. Tutto ciò equivarrà, prosegue la Corte, a un «rincaro nell’ordine del 10%» del costo di ciascun MWh. Che sarà pagato dai cittadini, nella bolletta.

Il suggerimento della Corte al governo parigino, perciò, è di agire «con prudenza, lavorando a soluzioni alternative, perché l’utilizzo della quarta generazione su larga scala potrebbe risultare irrealizzabile». E la strada sembra già tracciata: «La mancanza di decisioni sugli investimenti – spiega il presidente della Corte dei Conti, Didier Migaud, in un’intervista al quotidiano Le Monde – costituisce una scelta implicita. Per ora saremo costretti a far durare le nostre attuali centrali al di là dei quarant’anni. Ma dovremo necessariamente e rapidamente far evolvere il sistema verso un mix energetico che preveda lo sfruttamento di altre fonti». O sborsare cifre stratosferiche, dunque, o scegliere le energie rinnovabili: conti alla mano, anche i nuclearisti potrebbero convincersi.
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Elettricità sempre più cara, rinnovabili sotto accusa

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Nel 2011 la spesa media per l’elettricità dell’utente medio è stata di 437 euro. Nel 2012 sarà di 467 euro, avvicinandosi al record del 2008. Dal ‘97 la bolletta media è aumentata di oltre il 52%. Le stime di Federconsumatori su dati Aeeg fonriscono la scusa per tornare ad accusare gli incentivi alle rinnovabili, ma in bolletta pesano anche altre voci.
Da Qualenergia.it, 31 gennaio 2012

Cresce ancora la bolletta elettrica. Se infatti nel 2011 la spesa annua si è attestata a 436,86 €, l’ulteriore aumento registrato a gennaio 2012 di +22 € porterà a una spesa annua di 467,23 € (ben +31 rispetto all’anno scorso, pari al +6,9%). È quanto emerge dalle stime del C.R.E.E.F. – Centro Ricerche Economiche Educazione e Formazione della Federconsumatori – sulla spesa annua per una famiglia tipo che consuma 2.700 kWh annui.

L’elaborazione del CREEF su dati Aeeg evidenzia che, dal 1997, la bolletta elettrica è aumentata del 52,8%: in quell’anno la famiglia tipo pagava 275,19 euro all’anno.

I dati danno l’occasione all’associazione consumerista per muovere l’ennesima accusa agli incentivi alle rinnovabili. “Per alleviare questi costi, spiega il comunicato, è necessario che il Governo intervenga modificando il meccanismo di sostegno alle fonti rinnovabili, che incide per il 14% sulla bolletta elettrica delle famiglie.”

Per Federconsumatori, che riprende quanto proposto più volte in passato da altri, tra cui la stessa Autortià per l’Energia, gli aiuti alle rinnovabili dovrebbero venire dalla fiscalità generale. “È assurdo, infatti, che le famiglie siano chiamate a pagare per finanziare un miglioramento ambientale, che è di interesse generale, ad esempio, in base al numero dei figli e non in base al proprio reddito, come sarebbe più equo.”

L’associazione dimentica però come anche l’Europa abbia indicato chiaramente che il costo delle rinnovabili debba essere a carico dei consumatori di energia e non della fiscalità, per evitare effetti stop and go. Già ora lo sviluppo delle energie pulite è messo a rischio dall’instabilità di sistemi incentivanti continuamente rivisti, si immagini cosa succederebbe se per far quadrare i conti dello Stato i governi potessero intervenire sulle rinnovabili.

Federconsumatori però almeno si ricorda di come sulla bolletta pesino assieme alle rinnovabili costi ben più difficili da giustificare: “occorre attuare ulteriore pulizia negli oneri di sistema per le voci impropriamente annoverate tra le fonti rinnovabili”.

Come su queste pagine abbiamo denunciato più volte più della metà degli oneri generali in bolletta vanno a pagare il nucleare (per lo smantellamento delle vecchie centrali) o l’energia convenzionale (ad esempio attraverso il Cip 6 alle raffinerie) o condizioni di fornitura particolari (come lo sconto a 120 grandi consumatori per il servizio di interrompibilità). Per dare una quantificazione, nel 2009 nucleare, assimilate e interrompibilità sono costate circa 2,24 miliardi di euro, contro i 2,1 mld di € per i contributi alle rinnovabili. Anche se è chiaro che ora il peso delle rinnovabili è in crescita.
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