Il Pat “inchioda” il Consiglio di notte

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La discussione è stata segnata da decine di emendamenti. Via libera in tarda serata alle correzioni della giunta.

LA PROTESTA. Pane e soppressa in sala consiliare. Il presidente ordina lo sgombero. Quadrante per lo sport, Marghera industriale e navi fuori dalla laguna. Tra il pubblico i vigili controllano che la protesta della “soppressa” inscenata ieri pomeriggio non degeneri. I lavori del Consiglio sono proseguiti fino a notte.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 2

Nonostante i tentativi estremi del sindaco di riportare Sebastiano Bonzio nell’alveo tracciato dalla Giunta e accolto in linea di massima dalla maggioranza, il consigliere della Federazione della sinistra è rimasto irremovibile dalla sua posizione. Non ha desistito dal suo proposito di votare contro l’adozione del Pat, con l’impegno però ad affrontare fin da oggi un dibattito con la cittadinanza per capire se le scelte del Comune per il Quadrante di Tessera sono condivise dalla gente oppure no. Nel primo caso, Bonzio ha assicurato che voterà a favore quando il Consiglio sarà chiamato ad esprimersi sull’approvazione definitiva. Nel frattempo, come è noto, saranno aperti i termini per le osservazioni durante i quali sarà possibile depositare richieste di modifica nello specifico.
Questo però non toglie il fatto che si è aperta una frattura nella maggioranza su un tema cruciale, quale è la pianificazione urbanistica dei prossimi lustri. Con ogni probabilità gli altri partiti della maggioranza chiederanno al sindaco di aprire una verifica. A Bonzio, infatti, il sindaco ha affidato la delega ai problemi del lavoro, incarico assai delicato soprattutto di questi tempi.
«Per me – ha commentato Bonzio – la verifica non è necessaria, ma se ritengono di farla, la faremo. Così anche noi potremo dire la nostra su certi settori dell’amministrazione che come minimo dovrebbero essere più aggressivi. Non credo che mi ritireranno la delega, perché mi sembra di aver assolto ai miei compiti con diligenza e per questo servono motivazioni istituzionali più che politici. In ogni caso, non sono mai stato attaccato ad una sedia».
Era ampiamente previsto che il dibattito sarebbe stato lungo e così è stato. Era anche previsto che sarebbe stato disturbato dal pubblico. Il gruppo più agguerrito, una delegazione di studenti di Ca’ Tron, è intervenuto pesantemente più volte e alle 16 il consigliere Beppe Caccia è sceso dallo scranno per affrontare apertamente uno di loro. Verso le 18 sono stati tirati fuori pane, soppressa e vino e i lavori sono diventati incontrollabili. Il presidente Roberto Turetta ha dato l’ordine di sgomberare l’aula e solo in quel momento gli animi si sono calmati. La soppressa volava da una persona all’altra come un pallone di rugby per evitare di essere requisita dai vigili.
Pesante anche il lavoro dell’assessore all’Urbanistica, Ezio Micelli, che ha dovuto motivare il parere negativo di giunta a decine di emendamenti presentati dalle forze di opposizione.
L’ordine era di proseguire ad oltranza e i lavori sono andati avanti in modo abbastanza scorrevole tra gli emendamenti della Lega e poi i subemendamenti al maxi emendamento di giunta che aveva messo d’accordo un ragionevole numero di consiglieri. Sufficienti ad assicurare sindaco e giunta che il Pat sarebbe passato senza sorprese.
È cominciata così attorno alle 19 la maratona dei subemendamenti al maxiemendamento di giunta, quello della città dello sport a Tessera, che ha mantenuto la vocazione industriale per Marghera, che ha posto il problema delle grandi navi in laguna mettendo nero su bianco l’impegno ad estromettere quelle che gli studi commissionati dal Comune entro 18 mesi riterranno non compatibili.
Alle 22 il Pdl non ha votato per saggiare la consistenza della maggioranza: 26 presenti e 23 votanti. Quindi, considerato che c’erano i numeri si è proseguito a oltranza. Alle 22.15 è cominciata la discussione sul maxiemendamento, con il parere contrario delle opposizioni. Molina (Pd) ha chiesto di sgomberare il campo dall’equivoco della sublagunare e poi ha evidenziato le “maglie troppo larghe” sulla città dello sport a Tessera, perché con l’accordo di programma con la Save al consiglio non resterebbe che un potere di ratifica. Bonzio ha sollevato l’unico punto in cui ha manifestato distanza dalla giunta, annunciando voto contrario: «Dovremmo inserire quelle parole che ci consentano appieno di governare le trasformazioni in termine di risparmio di suolo consumato». L’emendamento è passato alle 23.15 ma i lavori sono proseguiti fino a tarda notte.
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«Il canale per le navi è una bufala»

«Il canale che si vorrebbe fare per portare le navi fuori dal bacino è una bufala». Non ha mezzi termini il capogruppo del gruppo Misto, Renzo Scarpa. «Il canale Sant’Angelo, profondo due metri, è intersecato da quattro grandi impianti: un elettrodotto, l’acquedotto che porta acqua a Chioggia, il depuratore tra Lido e Fusina e un oleodotto. Eppure il presidente Costa ci dice che sarà fatto tutto in un anno. Ma va là, la gente merita rispetto».
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La bora spazza le polveri sottili, rientra l’allarme

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SMOG. Ma le centraline segnalano che nel mese di gennaio il limite è stato superato 25 volte
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 12

Rientra l’allarme Pm10. A ripulire l’aria dalle famigerate polveri sottili, responsabili di danni anche gravi all’apparato respiratorio, è il vento dovuto alla bora che in queste ore a Trieste sta arrivando a soffiare anche a 90-100 chilometri all’ora. Nei giorni scorsi le rilevazioni dell’Arpav erano state preoccupanti registrando un quasi costante sforamento del limite massimo di 50 microgrammi a metro cubo di concentrazione. Complice la situazione meteorologica, ora la situazione è migliorata, invertendo la tendenza di un gennaio apparso piuttosto critico a causa, soprattutto, della mancanza di pioggia che ha favorito l’addensarsi degli inquinanti nell’aria. Basti soltanto dire che dall’inizio dell’anno è andato esaurito gran parte del bonus dei 35 giorni in cui è possibile andare sopra la soglia, ammesso però per tutti i 12 mesi. Stando ai dati validati fino a domenica scorsa compresa, la centralina di Sacca Fisola, in centro storico, è andata sopra alla soglia di tolleranza 20 volte mentre le due di terraferma, quella del parco Bissuola e quella più recente di via Da Verrazzano, hanno registrato rispettivamente 25 e 19 sforamenti. Situazione del tutto analoga anche in provincia, con 26 volte nella stazione di Spinea, 20 a Chioggia e 24 a Mira. Quello che si conclude oggi è stato mese nero in cui più volte la qualità dell’aria è stata definita pessima da parte degli esperti visto e considerato che in più di una circostanza il dato registrato ha addirittura oltrepassato i 100 microgrammi a metro cubo anche per più giorni di seguito. L’altro ieri finalmente la situazione è migliorata con la centralina di Sacca Fisola che ha registrato, in media, quota 38 e quella di parco Bissuola 41, stime più o meno in linea pure con l’andamento buono di tutta ieri. Oltre alla cittadinanza il rientro dei valori del Pm10 fa tirare un sospiro di sollievo anche alle amministrazioni locali che, nel perdurare della criticità, avrebbero potuto vedersi costrette a ragionare su misure d’emergenza almeno per limitare il problema.
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«Basta bruciare i rifiuti»

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SALZANO. Lettera dei vigili ai residenti di via Milano: «È pericoloso». Troppe segnalazioni e cattivi odori, ora si passa alle sanzioni.
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 31 gennaio 2012, pagina 23

La denuncia sporta da una donna ad un cittadino reo di aver gettato vari sacchi dell’immondizia in un fossato ha riportato l’attenzione su un problema che da mesi caratterizza Salzano. Dopo il racconto della donna e le conferme da parte del comandante dei vigili Enio Zanon, è un’altra ragazza del posto a portare la propria testimonianza. Anche lei è una residente di via Villetta, anche lei da mesi convive con l’inciviltà di molte persone, probabilmente concittadini. «Purtroppo quello dei rifiuti abbandonati in strada è diventato ormai un problema all’ordine del giorno – spiega -, io e altri residenti dobbiamo pulire continuamente il fossato davanti a casa nostra, dove di sera viene lasciato di tutto. Una volta abbiamo perfino trovato un sacchetto di plastica con dentro una testa di mucca». Nei giorni scorsi la Polizia Locale aveva spiegato come l’abbandono dei rifiuti sia un fenomeno molto diffuso, ma ancor più grave è la consuetudine di bruciare l’immondizia nelle campagne o nei caminetti dentro casa. Nei giorni scorsi l’amministrazione ha inviato una lettera a tutti i residenti di via Milano, poco distante dal confine con Mirano. «È stata segnalata in quell’area la presenza di odori sgradevoli attribuiti a rifiuti bruciati. Bruciare rifiuti è un atto grave che costituisce pericolo per la salute dei cittadini, ai responsabili saranno applicate le relative sanzioni. Chiediamo collaborazione, segnalateci i nominativi dei responsabili» scrive il sindaco Quaresimin. E recenti modifiche al decreto legge hanno portato la sanzione per chi brucia rifiuti da un minimo di 50 euro a un massimo di ben 600 euro con conseguenze penali per inquinamento dell’aria con sostanze pericolose e cancerogene. Ma i residenti non ci stanno: «Il comune dovrebbe sapere di chi si tratta. Invece di inviare una lettera a tutti, i vigili vadano sul posto a prendere provvedimenti». In tutto il 2011 a Salzano gli ispettori Veritas hanno comminato solo una sanzione, a fronte delle 215 di Mirano. Ma di queste 215 ben 180 riguardano conferimenti illeciti di rifiuti fatti da cittadini provenienti da fuori comune. Molti di loro erano proprio salzanesi.
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Pat alla volata finale voto tra urla e proteste

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Tensione in Consiglio comunale: lavori sospesi, i vigili sgomberano l’aula Il Piano approvato dalla maggioranza, voto contrario di Bonzio (Fed)
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2012, sezione CRONACA

Piano di assetto del territorio in dirittura finale tra le contestazioni dei comitati. Con il voto favorevole della maggioranza (Pd, Idv, In Comune, Psi, Udc), contrario delle opposizioni Lega e Pdl ma anche di Marco Gavagnin (Cinquestelle), Sebastiano Bonzio (Federazione della sinistra), Nicola Funari e Renzo Scarpa (Gruppo Misto). Via libera allo stadio nel Quadrante di Tessera (50 ettari di nuova edificazione per impianti sportivi, alberghi e strutture collegate), «collegamenti veloci» tra Tessera e Fondamente Nuove – anche se la sublagunare non è nominata – sviluppo industriale a Marghera. E «uno sviluppo degno di una città moderna, che riduce il consumo di suolo».

Soppressa e vino rosso hanno bloccato il dibattito sul Pat per una mezz’ora. Qualche decina di manifestanti dei comitati hanno srotolato manifesti e la locandina del film «La grande abbuffata». Tagliando in mezzo all’aula di Ca’ Loredan una «coppa» portata da casa. Qualche attimo di panico, poi il presidente Roberto Turetta ha sospeso i lavori e chiesto ai vigili e Digos, presente in forze in aula, di far sgomberare la sala. «Clima intimidatorio», protestano i comitati, «abbiamo solo espresso il dissenso».

Momenti di tensione ripetuti a sera, con una nuova sospens ione. Il Piano di assetto del territorio (Pat) ha avuto un iter molto travagliato, e ieri è arrivato in aula per il voto. Un centinaio di emendamenti presentati dalla Lega e dal Pdl. In parte accolti dal «maxiemendamento» di giunta presentato dall’assessore Ezio Micelli. E molte contestazioni e urla del pubblico all’indirizzo della giunta («cementificatori») e dell’ex verde Beppe Caccia,. che è venuto alle mani con un paio di ragazzi del movimento di Ca’ Tron. Liti anche verbali con il leghista Giovanni Giusto, che si è visto respingere buona parte dei venti emendamenti presentati. Riguardavano il divieto di costruire in aree a rischio idraulico, i cambi d’uso da residenziale a turistico, la riduzione dell’uso del cemento per i parcheggi. Un Pat che adesso diventerà esecutivo, e traccerà le linee di intervento nel territorio per i prossimi anni. I singoli progetti saranno definiti dai cosiddetti «Piani di Intervento» (P.I.) dove saranno discussi i particolari dei singoli progetti. Ma le linee guida sono tracciate. Due i poli di sviluppo per la città del futuro, ha ribadito ieri il sindaco Giorgio Orsoni. A marghera viene confermata la vocazione industriale, puntando dunque sul lavoro ed escludendo in qualche modo la «speculazione sulle aree dismesse». I progetti dovranno essere coordinati da una società pubblica guidata dal Comune. A Tessera il nuovo Quadrante, ha spiegato l’assessore Ezio Micelli, riduce di un bel po’ le cubature previste dal primo accordo di tre anni fa tra Comune, Regione e Save. Tra le novità più importanti, l’acoglimento dell’emendamento proposto dai comitati e fatto proprio dalla maggioranza dei consiglieri sul «no» al passaggio in Bacino San Marco di navi non compatibili con l’ambiente. Non è ancora un’0indicazione progettuale alternativa sulle strutture per il trafficio passeggeri. Ma una linea di tendenza contenuta nel Piano che dunqyue avrà valore di legge per le sclete future. Grande la soddisfazione su questo punto dei Comitati, presenti in buon numero in sala.

Dibattito andato avanti fino a tarda sera. Con gli emendamenti illustrati da Vianello e Giusto (Lega), Gavagnin (Cinquestelle), Zuin, Campa e Costalonga (Pdl). Battibecco tra Giusto e Caccia sulla necessità di spostare le industrie di Murano nella parte nord dell’isola per le emissioni inquinati dei camini e delle acque. «Una nave inquina come decine di fabbriche», ha detto Giusto. Numerosi gli interventi favorevoli al Piano. Come quelli del presidente della commissione Urbanistica Giuseppe Capogrosso, del capogruppo del Pd Giuseppe Borghello, di Luigi Giordani del Psi, Giacomo Guzzo di Italia dei Valori. Maggioranza compatta, a parte la defezione della Fed e di due consiglieri ex Pd e Idv.
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Nuova discarica a cielo aperto

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Via Moranzani, lastre con amianto vicino alla fermata del bus
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2012, sezione CRONACA

FUSINA – Ennesima discarica a cielo aperto scoperta dagli agenti della sezione veneziana dei Rangers d’Italia che hanno subito provveduto a recintare l’area con nastro rosso e bianco e a piazzare un cartello con l’avviso di pericolo. Nei giorni scorsi, durante un controllo di vigilanza ittico-ambientale, sono stati trovati a Fusina pezzi di lastre presumibilmente di fibro-cemento ondulato, in parte frantumate a terra che molto probabilmente contengono fibre di amianto, sostanza tossica molto pericolosa che, se ridotta in polvere e dispersa nell’aria, può risultare letale per i polmoni delle persone che la respirano. Il materiale era abbandonato vicino ad un cassonetto in via Moranzani, una strada che già in passato ha conosciuto episodi del genere. Per quanto riguarda il caso specifico, la nota ulteriormente negativa è che il materiale era a ridosso della strada e vicino alla salita della fremata dell’Actv dove passano gli autobus delle linee 10 e 16.

Visto che lungo via Moranzani passano centinaia di auto al giorno, i Rangers, dei quali è responsabile provinciale Davide Formentello, chiedono una bonifica immediata perché le polveri delle lastre, con il passaggio delle auto, potrebbero essere spostate vicino alle zone abitate. I Rangers stanno controllando se in zona, contraddistinda dalla presenza di vegetazione, non esistano altri nascondigli dove depositare materiale tossico.
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Rifiuti, regole non rispettate e campane da svuotare

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SEGNALAZIONI A CHIRIGNAGO.
La Nuova di Venezia, 31 gennaio 2012, sezione CRONACA

E’ ancora il tema immondizie a tenere banco sul web. Sul portale Iris, infatti, spuntano altre due segnalazioni che riguardano disservizi o usi distorti dei cassonetti, con richiesta di intervento.

Il primo caso riguarda la via Miranese a Chirignago, nella zona compresa tra gli incroci con le vie Emilia e Abruzzo. Un residente, infatti, segnala il non rispetto delle regole del conferimento rifiuti, con una richiesta di intervento indirizzata a Veritas. «Tutte le mattine ci sono persone che scaricano i loro rifiuti nei cassonetti della carta e della plastica anziché nel cassonetto del secco – scrive il cittadino – Ma chi sono queste persone? I soliti furbetti di altri comuni? Cittadini maleducati? Commercianti maleducati? Era da immaginare che si verificasse una situazione del genere ma, a detta di vostri funzionari e statistiche alla mano, sembrava che la situazione fosse sotto controllo. Il differenziato contaminato verrà suddiviso e riciclato o finirà tutto in discarica? Non pensate che la situazione possa degenerare?».

L’altro caso riguarda Trivignano, in via Vicentino, con due campane per rifiuti speciali che stanno “scoppiando”, come segnala un residente. «Da circa un mese alla fine di via Vicentino, a Trivignano, sono state collocate due campane (una per il vetro e una per la carta) a seguito del posizionamento dei bidoni con chiavetta – viene sottolineato nella segnalazione – A tutt’oggi le due campane risultano strapiene ma Veritas non ha mai provveduto al loro svuotamento : vengono infatti pulite solo le due campane che si trovano all’inizio di via Vicentino».

La rivoluzione delle chiavette, insomma, pare non avere risolto tutti i problemi legati alle immondizie.
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Francia, l’allarme Corte dei Conti: “Costi del nucleare destinati a raddoppiare”

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Sull’atomo francese si sono abbattute prima le stime dell’Agenzia per la sicurezza (spesa aggiuntiva di 15 miliardi di euro per adeguarsi agli standard post Fukushima) e oggi quelle della procura contabile: per mantenere l’attuale livello di produzione bisognerà duplicare gli investimenti
Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI

Le spese che il governo francese dovrà sostenere, nell’immediato e nei prossimi decenni, per la manutenzione delle proprie centrali nucleari, per lo smantellamento di quelle troppo vecchie e per la gestione dei rifiuti radioattivi presentano numerosi elementi di «incertezza». A dichiararlo è la Corte dei Conti transalpina, che in un rapporto sui costi del nucleare pubblicato oggi ha spiegato che occorrerà «raddoppiare gli investimenti» se si vorrà mantenere in futuro l’attuale livello di produzione.

Nel corposo rapporto redatto dei magistrati contabili francesi (380 pagine) si sottolinea che il costo per la costruzione, per ciascun Megawattora installato, non ha fatto che crescere negli ultimi anni. Ciò soprattutto perché si è reso necessario rispondere a norme di sicurezza sempre più stringenti. Così, si è passati (a costi attualizzati) dagli 1,07 milioni di euro per MWh della centrale di Fassenheim nel 1978 agli 1,37 milioni dell’impianto di Civaux, in servizio dal 2000. Costi altissimi, ma che non hanno nulla a che vedere con quelli necessari per realizzare i reattori di “terza generazione”: l’EPR di Flamville costerà 6 miliardi, ovvero 3,7 milioni per MWh. E questo sulla carta, perché, ammonisce la Corte dei Conti, «è assolutamente troppo presto per fornire un calcolo completo del costo di produzione di un impianto EPR».

Al contrario, il costo della sola manutenzione per tutti i 58 reattori di Edf (società pubblica, leader in Francia nella fornitura di energia elettrica) è «ben identificato». E gigantesco: il costo stimato che l’azienda dovrà sostenere per mantenere gli impianti sarà pari a 55 miliardi di euro tra il 2011 e il 2025. Ossia 3,7 miliardi all’anno, contro gli 1,5 miliardi pagati nel trienno 2008-2010. Ciò a causa delle nuove norme imposte dalle autorità dopo il disastro di Fukushima, ma anche dell’età media degli impianti francesi: prolungare l’attività di un reattore oltre i 40 anni costa infatti estremamente caro. Ancora, alla lista delle spese vanno aggiunti i capitali che lo Stato sborsa per finanziare la ricerca sugli impianti di quarta generazione. E quelli stanziati per la gestione delle scorie, che sono stati stimati in 28,4 miliardi alla fine del 2010 e che, secondo il rapporto, potrebbero schizzare a 36 miliardi. Tutto ciò equivarrà, prosegue la Corte, a un «rincaro nell’ordine del 10%» del costo di ciascun MWh. Che sarà pagato dai cittadini, nella bolletta.

Il suggerimento della Corte al governo parigino, perciò, è di agire «con prudenza, lavorando a soluzioni alternative, perché l’utilizzo della quarta generazione su larga scala potrebbe risultare irrealizzabile». E la strada sembra già tracciata: «La mancanza di decisioni sugli investimenti – spiega il presidente della Corte dei Conti, Didier Migaud, in un’intervista al quotidiano Le Monde – costituisce una scelta implicita. Per ora saremo costretti a far durare le nostre attuali centrali al di là dei quarant’anni. Ma dovremo necessariamente e rapidamente far evolvere il sistema verso un mix energetico che preveda lo sfruttamento di altre fonti». O sborsare cifre stratosferiche, dunque, o scegliere le energie rinnovabili: conti alla mano, anche i nuclearisti potrebbero convincersi.
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Il Consiglio approva il Pat dopo maratona di 13 ore

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Il voto dopo le tre di notte: 24 a favore e 11 contrari. Orsoni: «Molto verde, non è colata di cemento»
Il Corriere del Veneto, 31 gennaio 2012, cronaca di Venezia e Mestre

VENEZIA – Il consiglio comunale di Venezia, a conclusione di una lunga maratona di 13 ore cominciata lunedì e conclusasi in piena notte, ha approvato a maggioranza, con 24 voti a favore e 11 contrari, il piano di assetto del territorio (Pat). Una votazione preceduta da un acceso dibattito attorno a uno strumento che il sindaco Giorgio Orsoni aveva definito importante non solo sul piano urbanistico ma che disegna il futuro della città lagunare e della terraferma veneziana anche sul piano socio-economico.

Tra gli aspetti più significativi l’indicazione della vocazione produttiva e industriale di Marghera e la definizione a Tessera della cittadella dello sport. Orsoni ha più volte contestato che il nuovo Pat sia accompagnato da «una colata di cemento», ricordando il forte investimento anche sul piano degli ettari per il verde. Per la città lagunare, c’è ribadita, tra le altre cose, la scelta del tram per il collegamento con la terraferma, lo sviluppo della nautica, con l’attenzione alle questioni legate al turismo.
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Green economy, ecco cosa sbaglia l’Europa

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Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI

L’Unione Europea è l’unica area del pianeta dove sono stati presi impegni vincolanti di lotta alle emissioni di gas serra. Ma le politiche dei paesi membri si fondano su incentivi ai consumi di energia verde. Nella produzione di tecnologie e prodotti i protagonisti sono Stati Uniti e Cina. Servirebbe una politica industriale comune che promuova le esportazioni europee, eviti la frammentazione delle iniziative e intraprenda un’azione più decisa sulla tassazione di beni importati da paesi che hanno legislazioni ambientali, e costi, meno stringenti di quella europea.

In tempo di crisi, sembrano vacillare gli accordi, spesso raggiunti a fatica, per la lotta alle emissioni di gas serra. Anche la 17ª conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Durban 28 novembre-9 dicembre 2011) ha confermato che l’Unione Europea è l’unica area del pianeta convinta della necessità degli impegni vincolanti del protocollo di Kyoto e dell’estensione alla seconda fase successiva al 2012 (Così l’Europa ha salvato Durban). Nel 2009, poi, l’Unione ha anticipato i negoziati internazionali approvando unilateralmente un impegno di riduzione dei gas serra del 20 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Il Consiglio ha tra l’altro annunciato l’intenzione di aumentare l’impegno al 30 per cento in caso di allargamento degli accordi internazionali sul clima e di intraprendere una strada virtuosa verso una riduzione maggiore dell’80 per cento entro il 2050. (1)

Le politiche degli incentivi ai consumi

L’altra faccia della medaglia sono le politiche nazionali in difesa della nuova economia della sostenibilità. Le politiche industriali dei governi a favore delle green technologies restano infatti solide anche nella crisi e cominciano a emergere i primi scontri tra potenze nella competizione globale.
Il modello iniziale di promozione dell’industria, nelle maggiori aree economiche, ha utilizzato come leva principale l’incentivazione della domanda. Tariffe e sussidi sui consumi energetici “green” favoriscono l’acquisto delle tecnologie più mature e per questa via lo sviluppo di un’industria nazionale, ma anche una maggiore competitività internazionale.

Cosa è cambiato

L’incentivazione dei consumi e la conseguente attrazione di investimenti industriali è un fenomeno generalizzato nelle tre principali aree mondiali (Usa, Cina, Europa), ma negli ultimi cinque anni qualcosa è cambiato nello scenario economico mondiale.
Nel periodo 2005-2009 l’Europa è l’area a maggiore domanda, seguita dagli Stati Uniti con livelli  relativamente modesti negli anni del boom 2006-2009. Invece, la Cina, che nel 2005 realizzava progetti per un valore di oltre tre volte inferiore rispetto all’Europa e di oltre due volte rispetto agli Stati Uniti, registra nel 2010 investimenti in green technologies superiori del 40 per cento rispetto all’Europa e del 60 per cento nei confronti degli Stati Uniti.
Alla domanda interna corrisponde una crescita della produzione di tecnologie e prodotti delle imprese cinesi destinata al mercato interno, ma anche e in misura considerevole delle esportazioni verso l’Europa e gli Stati Uniti. La pressione concorrenziale delle aziende cinesi cambia pertanto l’assetto del mercato globale dei produttori. Le imprese americane, leader mondiali nella produzione dell’intera gamma di tecnologie green, sono scavalcate da quelle cinesi e perdono quote significative del mercato interno a favore delle importazioni asiatiche (figura 1), tanto da spingere associazioni industriali e sindacali a presentare ricorso per pratiche commerciali scorrette al Wto. (2)

Una politica industriale comune e verde

L’Europa sembra essere fuori dai grandi giochi globali, mentre i mercati ne registrano gli effetti. Le imprese europee vedono ridursi le quote di mercato interno a favore delle cinesi e al tempo stesso subiscono azioni di scalata e acquisizione da parte di imprese asiatiche in misura maggiore rispetto a quelle statunitensi, a motivo della loro minore dimensione.
In attuazione della politica comune di incentivazione della domanda (20 per cento rinnovabili; 20 per cento efficienza energetica; 20 per cento di minori emissioni di gas serra), gli Stati membri si concentrano su incentivi e sussidi ai consumi, tralasciando spesso politiche di offerta e di innovazione. Anche la green economy lancia dunque un appello a favore del rafforzamento dell’euro e dell’eurozona: una politica industriale comune è infatti necessaria per la competitività dell’industria europea nel mercato delle clean technologies, questo sì globalizzato rispetto all’assunzione invece circoscritta di impegni low carbon,.

Una politica industriale comune dovrebbe intervenire su quattro aree principali:
1) la promozione delle esportazioni di prodotti e tecnologie green europei attraverso azioni mirate al potenziamento delle strategie commerciali del brand “Green Tech made in Europe”;
2) il rafforzamento delle dimensioni delle imprese europee attraverso strumenti di sostegno alla cooperazione e alla crescita, anche al fine di evitare la frammentazione delle iniziative e la dispersione delle competenze;
3) politiche di ripartizione del rischio in mercati caratterizzati da forti spinte all’innovazione di prodotto attraverso strumenti diretti (capitale pubblico) e azioni che favoriscano iniziative di partecipazione del mercato privato dei capitali;
4) una presa di posizione unitaria e più forte nell’ambito delle istituzioni internazionali come il Wto sulla questione della cosiddetta “compensazione”, ovvero l’imposizione di tasse su beni importati da paesi che non sostengono un costo interno della CO2 equivalente a quello sostenuto dai produttori europei per effetto dell’imposizione di obblighi nei paesi di origine.

(1) Sforzo per estendere l’adesione al protocollo dei paesi sviluppati o a sottoscrivere impegni finanziari per sostenere il fondo progetti nei Pvs.
(2) Forse un paradosso in un settore – quello delle green tecnologie – che in tutti i paesi industrializzati è ancora retto fortemente da sussidi e aiuti di Stato sui consumi.
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I veleni dell’Alta Velocità

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Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI

Leggere il bel pezzo di Paolo Ferrero sul blog del Fatto.it mi ha fatto capire come fosse il momento di gettare la maschera. Ebbene sì, lo scrivente è un pericoloso attivista NoTav. Da tempo sono consulente gratuito della Comunità Montana Valle di Susa e Valsangone per i problemi ambientali legati al progetto di Ferrovia Alta Velocità / Alta Capacità fra Torino e Lione. In tempi poco sospetti, anni fa, ultimai il mio Rapporto che riguardava in particolare il problema della presenza di Uranio nelle mineralizzazioni attraversate dal tunnel proposto dal Progetto. Ritorneremo sulle questioni dell’Alta Velocità molte volte, temo, e ne esploreremo i dettagli e i risvolti sin nelle sue pieghe più profonde e ripugnanti. Dovremo smontare una ad una tutte le varie approssimazioni sulle quali si regge l’opinione, magari legittimamente disinformata, di molti italiani in buona fede, positivamente prevenuti nei confronti delle facce assolutamente rispettabili e bipartisan che dichiarano la Tav obiettivo strategico nazionale. Va da sé che molti di loro erano anche degli irriducibili innamorati del Ponte sullo Stretto di Messina, ora velocemente passato da Opera Strategica Irrinunciabile ad anticaglia e curiosità dello stupidario storico italiano.

Sono però un supposto esperto in energetica, e allora inizierei ad occuparmi proprio di questo. Una delle principali giustificazioni “ecologiste” dell’Alta Velocità , sarebbe la scelta di trasferire merci e passeggeri dalla strada alla rotaia, con una riduzione di emissioni climalteranti e inquinanti associata al risparmio energetico ottenibile dal mezzo ferroviario rispetto a quello su gomma azionato da motore termico.

Ce ne siamo occupati in un Congresso al Politecnico di Torino, il 6 ottobre 2011, i cui atti – disponibili in rete – verranno fra breve pubblicati in un numero speciale di MD, la Rivista scientifica dell’Associazione Medicina Democratica. I dati che citerò sono tutti inclusi nelle relazioni di quel giorno, in particolare in quelle di Luca Mercalli ed Angelo Tartaglia.

La supposta virtuosità del treno non è sempre vera, e dipende fortemente dall’investimento di energia utilizzata per la costruzione dell’infrastruttura, comprensiva di quella inglobata nei materiali e di quella necessaria alla gestione e manutenzione. Nel caso di un progetto pervaso da ingiustificato gigantismo infrastrutturale come la linea Torino-Lione, si rischia che la cura sia peggiore del male, e si richiede comunque un’accurata analisi del ciclo di vita dell’opera.

Il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Ma ciò è vero solo se si utilizza e/o si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. I calcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California.

Per quanto riguarda il trasporto passeggeri, possiamo valutare l’energia globale spesa per trasportare un passeggero per un chilometro, espressa in unità MegaJoule (MJ/p-km). L’Autobus ha il minor impatto ambientale in assoluto, con 0.33 MJ/p-km. L’auto con una persona a bordo è invece la peggiore soluzione, con 1.87 MJ/p-km. Mentre il treno classico mostra rispetto all’auto un consumo di energia globale pari alla metà (fra 0.62 e 0.77 MJ/p-km, a seconda dell’utilizzo), la Tav mostra consumi doppi rispetto al treno e paragonabili alle auto (fra 1.02 e 1.44 MJ/p-km). Questo significa che se un Tav dovesse trasportare meno di 300 persone, diventerebbe più energivoro di un’auto con 2 persone a bordo.

Per il trasporto merci, la miglior soluzione dal punto di vista energetico e quindi anche di emissioni inquinanti globali è rappresentata dai Camion (1.25 MJ/p-km). Il treno mostra consumi che possono variare a seconda se viaggi a pieno carico o semi vuoto (1.79-2.5 MJ/p-km); Il Tav mostra consumi che vanno invece dal doppio al triplo dei Camion (2.17 – 3.09 MJ/p-km).

So che questi discorsi di energetica possono risultare ostici, aggiungo allora un dato più concreto: sull’autostrada del Frejus transitano circa 3000 Tir al giorno. Il cantiere Tav aggiungerebbe oltre 2300 passaggi al giorno di camion, a fronte di un beneficio futuro che abbiamo visto difficile da valutare e non conveniente.

Molti dicono – e lo dicono da 20 anni – che senza il Tav saremo tagliati fuori dall’Europa. A parte che ultimamente non mi pare che dall’Europa ci giunga molto di buono, un risultato concreto il Tav lo otterrebbe subito: allontanarci ulteriormente dal Protocollo di Kyoto.
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