La chimica scopre la seconda vita. Addio colossi, crescono le nicchie

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Piccoli e medi trainano la rinascita dell’ export e dell’ occupazione I protagonisti italiani L’ esempio virtuoso della Mapei di Giorgio Squinzi con 56 stabilimenti, i prodotti Intercos, i grandi marchi internazionali del lusso, la crescita della Zobele fino a tremila addetti e i gas tecnici della Sol, della Siad e della Sapio L’ evoluzione Spiega Gianpaolo Vitali del Ceris-Cnr: «C’ è stata dagli anni 80 una profonda evoluzione, la grande chimica di base è quasi scomparsa ma la chimica fine adesso è all’ avanguardia». La scelta di prodotti per esigenze specifiche dei clienti
Il Corriere della Sera, 15 febbraio 2011, pagina 15

Trevira è un marchio di poliestere giudicato il più importante d’ Europa e pochi giorni fa è diventato italiano grazie a Paolo Piana, un imprenditore biellese che guida la Sinterama, 120 milioni di euro di fatturato. Quello di Piana è sicuramente un blitz ma fa parte di una mutazione della chimica italiana che vede protagonisti tanti industriali medi, o addirittura piccoli, diventati decisivi in un business tradizionalmente dominato dai colossi. I nomi delle new entry dicono poco al grande pubblico, si chiamano Endura, Coim, Intercos, Zobele, Sapio, Acs-Dobfar, Clerici Sacco e P&R. Producono vernici, adesivi, cosmetici, detergenti e rappresentano la seconda vita dell’ industria chimica, la vittoria della specializzazione sulla dimensione. Quando in Italia si parla del settore, il pensiero di tutti corre ai grandi impianti petrolchimici del Novecento industriale, a cattedrali dell’ impresa come Montedison, Enimont, Snia, Caffaro, fino al disgraziatissimo impianto di Marghera (oggi Vinyls), e il giudizio che se ne trae è uno solo: siamo fuori gioco. Abbiamo sciupato le carte migliori negli anni 80, si dice, e da allora abbiamo assistito a un lento e inesorabile declino, se non addirittura a una deindustrializzazione. Persino la bibliografia accademica che analizza il comparto è rimasta nostalgicamente ferma agli anni che furono. I fornitori del made in Italy Ma è davvero così? Le nostre fortune si sono giocate cinque o sei lustri orsono e da allora non abbiamo toccato più palla? Tutt’ altro, sostiene il professor Giampaolo Vitali, economista industriale del Ceris-Cnr, che ha pubblicato di recente una mappa-analisi aggiornata della chimica italiana. Spiega Vitali: «C’ è stata dagli anni 80 ad oggi una profonda evoluzione del business che ha visto la quasi scomparsa della grande chimica di base, ma intanto si è affermata una nuova leva di medie imprese che hanno fatto della chimica fine un’ industria all’ avanguardia e capace di produrre profitti». Un numero fotografa il trend: le imprese che hanno saputo darsi una nuova specializzazione produttiva occupano il 63% degli addetti del settore contro il 37% degli occupati nella chimica di base. Ma non è solo il contributo in posti di lavoro a rendere orgogliosi piccoli e medi: le loro aziende sono stati capaci anche di diventare i fornitori più importanti di tutti i comparti industriali del made in Italy. L’ abbigliamento, le piastrelle, l’ industria del mobile, l’ occhialeria vanno avanti anche grazie all’ innovazione che arriva dai prodotti intermedi (chimici), a quei nuovi materiali decisivi per rinnovare il mito dell’ eleganza e della creatività italiano. In Federchimica spiegano i progressi fatti nel campo dell’ innovazione dalle aziende associate anche con un altro numero chiave: 1 su 4 dei neoassunti nelle aziende del settore è laureato, contro una media dell’ industria italiana che si ferma a 1 su 10. E nelle classifiche europee dell’ innovazione i piccoli della chimica italiana vengono al secondo posto, dietro solo agli invincibili tedeschi. «Probabilmente anche la chimica risente del modello tipico del nostro sistema industriale, in cui si fa innovazione senza ricerca, grazie all’ uso della conoscenza tacita e dell’ innovazione incrementale» annota Vitali. In molti casi, l’ innovazione di prodotto viene realizzata semplicemente modificando le fasi standard del ciclo chimico. Anticipando o posticipando alcune lavorazioni e utilizzando macchinari modificati ad hoc, le molecole si materializzano in un risultato diverso da quello tradizionale ottenendo così un prodotto che risponde alle esigenze del cliente. Le specialità dalle vernici ai cosmetici Sembra l’ uovo di Colombo ma come è stato possibile che, nel giro tutto sommato di pochi anni, avvenisse una (silenziosa) rivoluzione di questa portata? La spiegazione è duplice. Da una parte è cambiato il business. Mentre una volta era decisiva l’ integrazione tra la chimica di base e quella a valle, oggi è diventato più importante il valore aggiunto del prodotto finale. E quindi non c’ è più bisogno di avere alle spalle i megaimpianti petrolchimici per muoversi con successo, non è più la condicio sine qua non. Di conseguenza anche in un settore in cui i grandi hanno fatto la storia e le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo si è cominciato a parlare correntemente di nicchie di mercato. E qui arriviamo alla seconda motivazione della piccola rivoluzione italiana: i nostri medi imprenditori sono stati bravissimi a cavalcare queste novità, hanno fatto di necessità virtù e le nicchie sono diventate centinaia, creando via via dei leader nazionali capaci poi di affermarsi anche sui mercati internazionali. Del resto l’ export della chimica italiana è cresciuto del 20% in 15 anni e la performance più significativa è merito proprio di adesivi e ausiliari per l’ edilizia, vernici, cosmetica, la nouvelle vague della chimica di specialità. Grazie a questa trasformazione nel 2010 la chimica made in Italy ha fatto segnare +8% di ricavi, un risultato ancora una volta inferiore ai colleghi tedeschi ma migliore della media del manifatturiero italiano. Se depuriamo i dati dal (debole) mercato interno viene fuori che le esportazioni sono riuscite addirittura ad azzerare le conseguenze della Grande Crisi e ci sono imprese che hanno ripreso a produrre elevate redditività. Spiega Vitali: «La domanda per la chimica di specialità è tendenzialmente in aumento nelle economie mature, dove la qualità dell’ industria manifatturiera richiede prodotti chimici a elevato contenuto innovativo e che rispettino i vincoli ambientali ed energetici». Le previsioni di Federchimica per il 2011 parlano di un più contenuto +2,2% perché è finito l’ effetto rimbalzo, la domanda mondiale è in rallentamento, ci sarà da scontare il rincaro delle materie prime e il mercato italiano rimarrà debole. Concorrenti di Basf e Dow Ma come fanno i piccoli a coltivare persino una leadership internazionale anche senza possedere una dimensione elevata? Quando le Pmi italiane affrontano la concorrenza di giganti come Basf o Dow in realtà fronteggiano una singola divisione dei grandi colossi multinazionali, quella attiva nel loro business. È così che si sono create le condizioni per storie di successo come la Mapei, impresa leader a livello mondiale, che fa vernici ed esprime anche il presidente della Federchimica italiana ed europea (Giorgio Squinzi) con quasi 1.700 milioni di euro di fatturato e ben 56 stabilimenti; mentre nella cosmetica il nome da ricordare è Intercos che produce conto terzi per le grandi marche internazionali. Ma non vanno dimenticati gli antizanzara della Zobele che hanno contribuito a creare un gruppo da 3 mila addetti e 200 milioni di fatturato, i gas tecnici della Sol, della Siad e della Sapio, gli antibiotici della P&R, la penicillina della Acs-Dobfar, il Pet della Mossi & Ghisolfi. A differenza dei settori di tradizionale forza della nostra industria le Pmi della chimica non hanno adottato il modello distrettuale, non sono cresciuti sistemi territoriali diffusi. Ma nonostante ciò, secondo Federchimica, si tratta di un made in Italy «rafforzato» perché più difendibile dal punto di vista dei vantaggi competitivi e meno delocalizzabile proprio perché trae spunto dai tradizionali valori della piccola e media impresa familiare: flessibilità produttiva, personalizzazione del prodotto, qualificazione della manodopera e presidio delle nicchie emergenti. Ed è diventato un fattore di successo persino il fatto che i nostri piccoli si basino su strategie di crescita che massimizzano lo sviluppo di medio-lungo periodo e non di breve, come i mercati borsistici richiedono alle multinazionali. La rimonta nella «catena globale» Appresa la lezione che viene dalla nuova chimica resta sotto traccia una domanda finale: il mutamento di pelle di uno dei bastioni della grande impresa ci dice qualcosa sulle trasformazioni dell’ industria italiana che va al di là delle dinamiche di un singolo settore? A leggere quanto ha scritto recentissimamente il capo del servizio studi della Banca d’ Italia, Salvatore Rossi, in un paper («Le imprese italiane tra crisi e globalizzazione») realizzato assieme ad Antonio Accetturo e Anna Giunta, sembrerebbe proprio di sì. Le sorprese non sono finite. Scrive infatti Rossi: «Numerose imprese italiane si sono orientate da anni a fornire input intermedi ad altre imprese, piuttosto che a produrre beni finali. In origine poteva essere un segno di debolezza, ma negli anni più recenti le esperienze si sono diversificate». E sono emerse storie di successo. «In una catena globale del valore ci si può stare da locomotore o da vagone di coda». Per cui, a giudizio degli economisti di via Nazionale, «le sorti del nostro sistema produttivo dipenderanno anche dalla capacità delle imprese intermedie di affrancarsi dal singolo grande committente e proporre i propri prodotti sul mercato globale dei beni intermedi». I piccoli chimici sembrano essere più avanti in questa scommessa e comunque per gli imprenditori di taglia medium & small l’ apertura di credito che arriva da Palazzo Koch è una novità da festeggiare. Dario Di Vico ddivico@rcs.it generazionepropro.corriere.it.
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Il compost abbatte la Tia

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JESOLO. Il sindaco: «Così ripagheremo i cittadini del disagio».
Tassa dei rifiuti meno cara per i residenti di Passarella e Ca’ Pirami

Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 15 febbraio 2011, pagina 25

Nuovo impianto di compostaggio, il sindaco Francesco Calzavara annuncia una graduale esenzione dalla Tia (Tariffa d’igiene ambientale) in cambio dei disagi reali che dovrà sopportare la cittadinanza.
      È una prima risposta ai cittadini di Passarella di Sotto e Ca’ Pirami, preoccupati per la realizzazione di un nuovo impianto di compostaggio nella discarica di via Piave Nuovo. La paura è per le possibili conseguenze del nuovo impianto, ma anche per la vita della discarica che potrebbe avere una nuova proroga di altri 25 anni quando la prima chiusura era stata prevista ancora il 31 dicembre del 2000.
      «Nel prossimo bilancio valuteremo una graduale esenzione dei residenti dal pagamento della Tia – spiega il sindaco -, un provvedimento che terrà conto dei reali disagi. Proponiamo quindi un’esenzione che possa essere il più possibile effettiva».
      Rassicurazioni vengono inoltre dal primo cittadino sull’assenza di sostanze inquinanti: «L’Arpav ha compiuto tutti gli accertamenti del caso – conclude Calzavara – e non ci ha segnalato la presenza di sostanze inquinanti. Ovviamente non autorizzeremo mai impianti che potrebbero creare problemi agli abitanti, compromettendo la salute. L’impianto sarà compatibile con il territorio, puntiamo a creare dei vantaggi per la collettività».
      Dalle file del Pd, Roberto Rugolotto però continua a sollecitare la realizzazione delle opere di mitigazione: «In particolare la fascia boschiva perimetrale alla discarica – dice – senza dimenticare la realizzazione della pista ciclabile di collegamento al lido. Chiediamo anche che vengano sanate tutte quelle aree che ancora oggi, per svariate ragioni, possono rappresentare un rischio per la salute dei residenti e la qualità dell’ambiente, tenendo conto che già prima dell’accordo per il nuovo impianto avevamo chiesto accertamenti nel sottosuolo».

Il “porta a porta” si allarga a Mira

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Il Comune ha deciso di estendere il servizio anche in via Brentelle, Rosa Agazzi e Baccini
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 15 febbraio 2011, pagina 21

La raccolta dei rifiuti «porta a porta» a Mira si allarga.
      Considerati i buoni successi del servizio introdotto in alcune zone di Mira dallo scorso luglio, il Comune ha deciso di estendere la raccolta anche nelle zone di via Brentelle, via Rosa Agazzi e via Baccini.
      Il servizio con i cassonetti a calotta verrà, invece, introdotto anche a Porto Menai, in via Sambruson e nelle strade laterali.
      «Nel 2009 del rifiuto secco arrivava al 69,2% col sistema tradizionale ed è crollato al 27,2% con i sistemi a calotta e porta a porta – ha spiegato l’assessore all’ambiente Maurizio Barberini. – Per contro, sono saliti i valori percentuali del multimateriale (dal 10,3% al 23,3%), della carta (dall’8,6% al 23,1%), dell’umido (dall’11,9 al 26,4%). Tutto ciò ci conforta e ci permettono di procedere con il potenziamento del servizio di raccolta differenziata».
      Dalla prossima settimana, il «porta a porta» sarà esteso alle famiglie della zona Brentelle mentre dal 26 febbraio lungo via Sambruson a Porto Menai verranno i cassonetti con calotta per il recupero del secco non riciclabile.
      Lunedì 21 febbraio, nella Sala Consiliare in municipio, alle 20.30, ci sarà una riunione informativa e la consegna delle chiavi elettroniche per l’azionamento delle calotte.

«Lo sviluppo non passa per le grandi opere»

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Crotti, della “Salvaguardia idraulica”
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 15 febbraio 2011, pagina 20

Uno diverso sviluppo infrastrutturale del Nord Italia e la cancellazione immediata dal PTRC delle Grandi Opere. È questa la proposta lanciata da Carlo Crotti, presidente dell’associazione «Salvaguardia idraulica del territorio padovano e veneziano». «A prima vista temi come il terminal a Dogaletto, la TAV tra Venezia e Portogruaro, la Nuova Romea e la camionabile sull’idrovia, possono apparire distinti e distanti- spiega Crotti – ma in realtà non lo sono». Ed evidenzia: «In comune hanno l’idea di accentrare sul porto lagunare le vie di comunicazione, ferroviarie e stradali. Chi a vari livelli amministrativi la sostiene, pare non rendersi conto di quanto il Terminal off Shore (TOS) abbia cambiato le prospettive, dal momento che è lui il punto focale dell’interfaccia mare-terra, non Marghera o i moli di S. Marta». Domandando: «Perchè trasportare merci e containers via terra fino a Marghera, quando possiamo raggiungere dal TOS con battelli fluvio-marittimi qualsiasi scalo portuale compreso tra Ancona a Monfalcone? Perché non immaginare città dell’interno della valle padana collegate all’Adriatico, qualora venisse reso navigabile il Po? Già oggi 4-5 battelli fluviali, spostandosi lungo il Canale di Valle (Chioggia) raggiungono il Fissero Tartaro Canal Bianco e arrivano a Mantova provenienti da Venezia, togliendo dalle strade in un anno 17.000 viaggi su camion». In pratica l’associazione lancia l’idea di sfruttare l’Adriatico per riconfigurare il Veneto.

Sit-in contro il Polo logistico

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Mira, protesta dei comitati domani al Consiglio straordinario
La Nuova di Venezia, 15 febbraio 2011, sezione CRONACA

 MIRA. «Faremo un sit-in all’inizio del consiglio comunale straordinario in programma domani a Teatro Villa dei Leoni a Mira per manifestare tutta la nostra contrarietà al Polo logistico che dovrebbe sorgere nell’area di Giare». Ad annunciarlo, per i Cat, i comitati ambiente e territorio, è il portavoce Mattia Donadel, che assicura l’arrivo di decine di attivisti.  Donadel invita anche il gruppo Sel, Sinistra Ecologia e Libertà in maggioranza a Mira, a non appiattirsi sulle posizioni del sindaco Michele Carpinetti. «Dopo il convegno sul polo logistico di sabato scorso in villa Widmann – dice Mattia Donadel – siamo sempre più convinti che si tratti di una operazione speculativa e cementificatoria portata avanti da Alba srl. Il porto logistico di Giare non ha alcuna ragione di esistere se a Marghera si sfruttassero le aree dismesse e da bonificare. Ho apprezzato la posizione del consigliere ambientalista Francesco Vendramin che propone la realizzazione di un Parco Naturale per bloccare qualsiasi operazione di cementificazione».  Donadel annuncia che contro le grandi opere (Veneto City, Romea Commerciale, Camionabile, elettrodotto) ci sarà una grande manifestazione in programma il prossimo 12 marzo che si terrà a Dolo. Sulla questione del parco in laguna ritorna Francesco Vendramin. «Nonostante il parere contrario del mio partito a Mira (Sel) – ribadisce – resto convinto della necessità di vincolare tutta l’area e proporre la creazione di un parco naturalistico. Farò la proposta in consiglio straordinario». Intanto sulla questione del Porto di Giare gli appuntamenti non mancano. Stasera, al centro civico, di Dogaletto i Cat e le forze politiche contro l’opera incontreranno dalle 20.30 i cittadini. Come successo a Piazza Vecchia lo scorso venerdì i comitati stanno sensibilizzando la popolazione con assemblee per mobilitare la gente in vista di un referendum contro l’opera proposta dall’autorità Portuale. Domani, dalle 18, il consiglio comunale straordinario.
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Sì alla stangata sulla tariffa rifiuti

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Passa il piano finanziario Veritas, a breve gli aumenti della «bolletta»
La Nuova di Venezia, 15 febbraio 2011, sezione CRONACA

 Via libera al prossimo aumento della Tia, la tariffa di igiene ambientale. Ieri sera, alle 19.40, il Consiglio comunale, a maggioranza, ha approvato il piano finanziario di Veritas, con il passaggio da 61 a 81 milioni di euro, 20 milioni in più non coperti dal Comune e che porteranno di conseguenza la giunta Orsoni a decidere ora l’aumento della Tia. Si parla di incrementi dal 25 al 30 per cento «ma anche di aumenti di poco meno del 10 per cento», avverte il vicesindaco Sandro Simionato con delega al bilancio, parlando di «una diversificazione per categorie». Al voto si è arrivati dopo «sei sedute di commissione ed un lavoro partecipato e condiviso dalle forze politiche di maggioranza», spiega il presidente della decima commissione Carlo Pagan che spiega come il nuovo piano finanziario 2011 sia stato «costruito con il gestore per la prima volta dal 1999». Ma è stato l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin a difendere davanti al Consiglio un piano finanziario che mira, ha spiegato, «ad un cambiamento della politica per rendere conveniente la riduzione dei rifiuti» e la creazione di un Polo a Fusina che può portare a nuovi posti di lavoro con il termovalorizzatore. Arriveranno così novità per la raccolta di rifiuti: il porta a porta in centro storico, i cassonetti a chiave in terraferma «che dove sono stati utilizzati hanno portato al raddoppio della raccolta differenziata», dice l’assessore. Oggi siamo al 35%, una percentuale in linea con altre grandi città ma siamo anche «primi a livello nazionale per il minor conferimento in discarica». Ma pesano i rifiuti prodotti dal turismo in centro storico con oltre 22 milioni di visitatori. Ci sarà anche un forte controllo sull’operato di Veritas, promette l’assessore. Uno scenario che non convince l’opposizione di centrodestra che ha votato contro il piano e che ha criticato i mancati risparmi chiesti a Veritas e ricordato l’incognita futura, la gara per l’affidamento del servizio prevista per il prossimo anno. Ventidue voti favorevoli, quattordici contrari e l’astensione dell’Idv Lastrucci, il voto finale. Nella maggioranza non sono mancati i mal di pancia evidenti contro una manovra che rincara i costi del servizio a carico del cittadino. E così dopo la protesta solitaria contro gli aumenti di un cittadino, il titolare di una pasticceria di viale San Marco, si è fatto sentire Maurizio Baratello (Pd) che ha invitato a limitare il peso del balzello sulle fasce più deboli della popolazione. Bocciato l’ordine del giorno di Renzo Scarpa che invitava a tagliare del 50% i costi aggiuntivi proposti da Veritas, portandoli a due soli milioni. Passa invece la mozione di maggioranza, tacciata come «acqua fresca» dal Pdl Michele Zuin, che impegna la giunta a presentare alle commissioni la delibera di determinazione della Tia, prima della sua approvazione, e di stabilire una verifica con Veritas sui costi «provvedendo a stornare dalla tariffa in corso d’anno i recuperi di spesa ottenuti» con l’obiettivo di ridurre il più possibile il peso degli aumenti.
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La raccolta «porta a porta» si allarga a Mira

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Dal 26 febbraio interessate altre 200 famiglie, il 21 incontro pubblico
La Nuova di Venezia, 15 febbraio 2011, sezione CRONACA

 MIRA. Il sistema di raccolta dei rifiuti «porta a porta» si allarga, dalla prossima settimana, nel Comune di Mira. Sarà esteso nel capoluogo anche nelle zone di via Brentelle, via Rosa Agazzi e via Baccini. Dal 26 febbraio i cassonetti a calotta saranno in funzione anche a Porto Menai, in via Sambruson e strade laterali. In tutto quasi 200 famiglie in più interessate che si aggiungono alle migliaia di persone già coinvolte. Per spiegare le novità ai cittadini ci sarà un incontro il 21, organizzato dal comune.  Intanto in questi giorni gli addetti di Veritas stanno già consegnando i bidoncini per la frazione umida e i bidoni per la separazione di vetro, lattine, carta e plastica per avviare il servizio di raccolta a domicilio a partire da lunedì 21 febbraio. La raccolta «porta a porta» è in funzione da oltre sei mesi nei centri di Mira e Oriago e lungo la Brentana dove i cassonetti sono stati tolti per lasciare spazio ai parcheggi. Soddisfatto l’assessore all’ambiente Maurizio Barberini. «I dati dei primi mesi di sperimentazione – dice l’assessore – ci permettono di potenziare il servizio di raccolta differenziata. Oltre all’allargamento della zona di raccolta “porta a porta”, nelle prossime settimane ci sarà l’introduzione dei cassonetti a calotta a Porto Menai, nell’area di via Sambruson e strade limitrofe(una decina). Il servizio prenderà il via da sabato 26 febbraio. La decisione di estendere il servizio “a calotta” è stata presa tra Veritas e Comune, per contrastare, nelle aree periferiche e di confine con comuni vicini (ad esempio proprio a Porto Menai), il conferimento di rifiuti da parte di non residenti. Dopo queste aree infatti sono in programma a Marano e Gambarare». Per illustrare le novità ci sarà un incontro con tutte le famiglie interessate per lunedì 21, nella Sala Consiliare in municipio, alle 20.30, qui saranno consegnate le chiavi elettroniche per l’azionamento delle calotte. Barberini ricorda i dati che hanno fatto registrare, nel 2010, una impennata nella differenziazione dei rifiuti, proprio con il porta a porta e cassonetti a calotta. «Il dato che balza agli occhi è l’aumento della percentuale di differenziata – dice – che è passata da livelli attorno al 40% a inizio 2010 (e il 43% medio del 2009) al 52,5% di settembre e 52% di ottobre. I nuovi sistemi aumentano l’attenzione a differenziare: il dato medio 2009 del rifiuto secco arrivava al 69,2% col sistema tradizionale, è crollato al 27,2% con i sistemi a calotta e porta a porta. Sono saliti i valori percentuali del multimateriale (dal 10,3% al 23,3%), della carta (dall’8,6% al 23,1%), dell’umido (dall’11,9 al 26,4%)».
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Centrali, i comitati in Procura

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«Sforati già i limiti di inquinamento, via alla battaglia legale»
La Nuova di Venezia, 15 febbraio 2011, sezione CRONACA

 PORTOGRUARO. «Nessuno ci ascolta, ed intanto il territorio e la nostra salute sono sempre più compromessi. Le istituzioni sono asservite ad interessi economici. E’ ora di iniziare una battaglia legale». I comitati contro la proliferazione delle centrali alzano la voce, allarmati dai sempre più frequenti sforamenti dei PM 10 nel territorio. «E con le centrali a biomassa cosa succederà?».  «In queste ultime settimane – afferma Fabio Pupulin, delegato del coordinamento dei comitati – è scattato l’allarme rosso in tutta la pianura padana per lo sforamento continuo della soglia di rischio consentita delle micro polveri. Da Milano a Pordenone le amministrazioni corrono ai ripari con ordinanze e provvedimenti per contenere l’inquinamento entro i limiti. E nel portogruarese? Qua tutto tace. A Portogruaro, solo nei primi 11 giorni di febbraio, la concentrazione di PM 10 ha superato il limite di 50 microgrammi per metro cubo di aria per ben 7 giorni (dati Arpav), e l’anno è appena iniziato».  Il comitato ricorda poi l’autorizzazione da parte della giunta regionale, alla costruzione di un’altra centrale a biomasse a Lugugnana (la Sigeco), oltre a quelle già ultimate (Cereal Docks di Summaga) o in via di ultimazione (Zignago Power di Villanova), e la vicina Latisana. «Inoltre – continua Pupulin – si sta attendendo il via libera dalla Conferenza dei Servizi un’altra centrale a biogas che sorgerà sempre a Lugugnana, nei terreni adiacenti alla già autorizzata Sigeco, e tutto fa presagire che anche in questo caso saranno gli interessi economici di pochissimi a prevalere sulla salute e sul rispetto della dignità di tutti. Ci chiediamo – conclude Pupulin – come sarà la qualità dell’aria e la percentuale delle pericolosissime polveri sottili una volta messe in funzione tutte queste centrali? Ci chiediamo poi, visto i danni che provocheranno all’ambiente e, di conseguenza, alla salute dei cittadini, chi pagherà per questo? Stando così le cose, a tempo debito, ce lo dirà la magistratura».
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Incentivi alle rinnovabili. Ora serve più chiarezza

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Elisabetta Zamparutti (deputata radicale eletta nel Pd, Commissione Ambiente)
Da Terra, 15 febbraio 2011, sezione AMBIENTE

Vi è un risultato che come Radicali abbiamo conseguito nell’ambito del parere al decreto di recepimento della direttiva UE sulle fonti rinnovabili votato congiuntamente dalle Commissioni Ambiente ed Attività Produttive alla Camera dei Deputati. è quello della condizione, per il GSE, a rendere pubblici i dati sugli impianti ad energia rinnovabile presenti sul territorio nazionale, distinti per area geografica, tipologia e taglia degli impianti, proprietà e società di gestione, autorizzazione unica o altro titolo abilitativi, previa tempestiva trasmissione da parte delle regioni e dei comuni, attraverso canali telematici, dei titoli abilitativi finali rilasciati.
 
Uno strumento di monitoraggio che considero importante anche alla luce dei dati impressionanti esposti da Presidente uscente dell’Autority per l’energia ed il gas, Alessandro Ortis, nella sua ultima relazione per quanto riguarda gli incentivi alle rinnovabili ed il crescente fenomeno della speculazione. è vero che con voce molto più flebile rispetto a quella del Ministro Tremonti in occasione della manovra estiva, si conferma l’intenzione di procedere ad una sensibile riduzione degli incentivi unitari per le rinnovabili elettriche.
 
Tuttavia permane la sperequazione fra gli incentivi per le rinnovabili elettriche rispetto a quelli per le termiche e per le tecnologie di efficienza energetica che costituiscono, come ampiamente documentato dagli Amici della Terra, le fonti più promettenti, utilizzabili dalla nostra industria (particolarmente forte nei settori della termo-idraulica) ed adatte per il nostro territorio, a differenza dell’eolico industriale e del fotovoltaico di potenza su terreni agricoli che, in questi anni, grazie a incentivi tra più profittevoli del mondo, hanno danneggiato gravemente il paesaggio e il territorio agricolo, con effetti economici pesanti sullo sviluppo del turismo rurale e sulle produzioni locali di qualità, che non tarderanno a farsi sentire.
 
Ora spetta al Senato emettere il suo parere e c’è da augurarsi che il quella sede possa definirsi il riequilibrio auspicato. Perché va detto che nessuno intende mettere in discussione gli obiettivi di produzione da rinnovabili ma ricordo che l’Unione Europea lascia liberi gli Stati membri su come raggiungere tali obiettivi. Resta poi il nodo irrisolto dell’intrusione dei rifiuti negli impianti a biomasse con tutta la serie di abusi che ne consegue. Abbiamo cercato, come Radicali, di porre un limite a questo, introducendo nel parere la necessità di individuare, per ogni centrale a biomassa, un bacino di approvvigionamento, vale a dire chi e con cosa ne alimenta il funzionamento e la perdita degli incentivi nel caso di incenerimento, appunto, di “altro”.
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Veneto, è emergenza smog

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AMBIENTE. Anche quest’anno la Pianura padana è nella morsa delle polveri sottili. E i dati peggiorano.
Da Terra, 15 febbraio 2011, sezione AMBIENTE

Ogni anno, ad inizio anno, si ricomincia a fare i conti. I conti di quanti superamenti dei limiti normativi (rispetto ai 35 consentiti) si sono verificati nelle nostre città. E purtroppo, ogni volta, ci si rende conto che nulla è cambiato per la nostra salute. Nessun significativo progresso in termini di miglioramento della qualità dell’aria, nessun provvedimento minimamente strutturato che possa generare delle ricadute positive e misurabili per ridurre le concentrazioni in aria di polveri sottili. Tutto il Veneto, ma più in generale tutta la pianura padana, sono strette nella morsa delle polveri sottili, ma quest’anno forse più che negli anni precedenti, i superamenti dei limiti di legge sembrano preoccupanti con picchi anche di 4 volte superiori ai limiti normativi.
 
Complice certo una situazione meteorologica molto stabile che non favorisce il rimescolamento dell’aria che risulta quindi impregnata di sostanze nocive. La stessa Arpav ha diramato pochi giorni fa un comunicato stampa per informare la popolazione delle elevate concentrazioni di polveri sottili nell’aria delle nostre città «in particolare le concentrazioni di PM10 tra i giorni 7 e 8 febbraio hanno superato in tutti i capoluoghi di provincie della pianura i 100 microgrammi/m3 come media giornaliera (il limite di legge è 50 microg/m3)». La qualità della nostra aria è inoltre tra le peggiori di tutta Europa. Come riportato infatti nell’ultimo dossier di Legambiente, in Europa per respirare aria più inquinata della nostra c’è solo un altro Stato: la Bulgaria.
 
Tra le peggiori 30 città europee per superamenti di polveri sottili, biossido di azoto e ozono, ben 17 sono italiane. I cittadini, ormai stanchi di aspettare soluzioni che non arrivano, stanno cominciando ad organizzarsi con esposti e denunce  per tutelare la propria salute. D’altronde, gli studi scientifici e le indagini epidemiologiche sugli effetti dell’inquinamento da polveri sottili sulla salute sono ormai molti e tutti concordi: negli ultimi 40 anni le malattie respiratorie allergiche (asma, riniti, bronchiti) sono aumentate notevolmente e sono soprattutto i bambini a farne le spese, basta parlare con qualsiasi pediatra per averne la conferma.
 
Pochi giorni fa a Padova, l’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori) ha annunciato l’avvio di un’azione legale civile per il risarcimento del danno alla salute provocato dall’inerzia del comune di Padova e della Regione Veneto. «Da 12 giorni consecutivi Padova – spiega una nota dell’associazione – non ha ossigeno. Una mole di studi scientifici attesta che in queste situazioni di grave inquinamento i danni alla salute si possono contabilizzare, ed è tanto più grave che a fronte di questa situazione il sindaco di Padova non senta il dovere di informare la popolazione…». Anche a Treviso alcuni cittadini hanno sporto formale querela per verificare se sussistano ipotesi di reato in questa mancanza di interventi volti alla tutela della salute pubblica.
 
Nel frattempo il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo dichiara di avere pronto il Piano nazionale Antismog ma senza la necessaria copertura finanziaria per renderlo operativo e i sindaci lasciati soli e senza una regia che coordini i loro interventi non potranno mai farcela. Anche quest’anno nulla di nuovo.
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