Biogas, tutti contrari

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Acceso dibattito sull’impianto progettato a Caselle de’ Ruffi.
Alla fine anche il parroco, don Lucio, si schiera con i cittadini

Il Gazzettino di Venezia e Mestre,  21 Agosto 2010, pagina 19
Alla fine, l’attesissima riunione sull’impianto di produzione di energia elettrica alimentato a biogas,progettato per via Rivale a Caselle dé Ruffi, ha dato il seguente risultato: favorevoli 4, i tecnici venuti ad illustrare il progetto, contrari tutti i circa trecento intervenuti. Il risultato è stato sottolineato da un caloroso applauso, poiché i contrari sono riusciti, al termine di questa lunga e infuocata assemblea, a strappare anche la «perplessità» al sindaco, di Santa Maria di Sala, Paolo Bertoldo. Una perplessità non «strappata» dai contrari all’impianto, ha fatto intendere Bertoldo, ma già espressa, unitamente alle ASL, anche in una riunione in Provincia il 25 giugno scorso. Ciò che importava in effetti agli abitanti la zona interessata all’impianto, via Rivale nel tratto tra le vie Cognaro e Volpin, era quello di ottenere l’appoggio del sindaco nella Conferenza di servizi che si terrà in Regione il 25 agosto prossimo. Netta anche la contrarietà dell’assessore all’urbanistica Tino Testolina: Biogas si. In quel sito no! Certo che la determinazione dimostrata dalle opposizioni in consiglio comunale, Beatrice Damin (Uniti per Santa Maria di Sala), Pierluigi Masiero (Lega) e Nicola Fragomeni (Per Crescere), ha del merito. Al termine della riunione c’è stato un intervento anche del parroco di Caselle, don Lucio, il quale ha voluto portare la sua solidarietà agli abitanti della sua comunità dicendo tra l’altro che ciò che conta è il bene comune. Alla riunione hanno partecipato i tecnici della Seko Spa progettista dell’impianto, i quali hanno tentato in tutti i modi di illustrare il progetto, ma inutilmente, poichè a nessuno interessava conoscere come avviene il processo di trasformazione delle biomasse in gas per la produzione di energia elettrica o come fosse costruito l’impianto, si voleva solo sentirsi dire che questo impianto, in questo sito, non verrà mai costruito. A ribadire questo concetto, sono stati Stefano Pistore, cofondatore del comitato che ha raccolto le 500 firme, presentate ai sindaci di Santa Maria di Sala e di Pianiga e Sergio Favero, portavoce dello stesso comitato.

Biomasse, è scontro aperto

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 Si infiamma la polemica sul progetto della centrale prevista a Lugugnana.
Rodriquez la vuole e critica duramente il “no” di Bertoncello

Il Gazzettino di Venezia e Mestre,  21 Agosto 2010, pagina 22
È scontro politico, in riva al Lemene, sul tema caldo dell’estate: le centrali a biomasse. Il consigliere del Pdl Riccardo Rodriquez, dichiarandosi favorevole all’insediamento delle centrali, ha stigmatizzato la «politica populista dei comitati» e l’atteggiamento a due facce del sindaco Bertoncello «il quale è il primo a lanciare minacce contro la centrale di Summaga per poi andare a chiedere alla proprietà di elargire una sponsorizzazione in favore della squadra di calcio». «Non basta andare in piazza e spaventare la gente – ha detto – quando si sa che se i privati sono in regola hanno il sacrosanto diritto di investire e lavorare. Quanto poi all’obiezione sul poco ritorno occupazionale, in questo momento fossero anche cinque le nuove assunzioni si tratterebbe sempre di nuovi posti di lavoro. È finito il tempo della proposta inutile e fine a se stessa. È arrivato il momento di far crescere Portogruaro». Critiche al centrodestra sono invece arrivate dai consiglieri della lista civica «Cittadini per Antonio Bertoncello», che hanno espresso il loro disappunto per l’ennesima decisione, «contraria agli interessi del portogruarese», presa nelle scorse settimane da Regione Veneto e Provincia di Venezia sul via libera alla costruzione della centrale Sigeco a Lugugnana. «Ci corre l’obbligo – hanno detto, riferendosi in particolare al consigliere comunale e provinciale Gianmarco Corlianò – rilevare il singolare silenzio da parte di alcuni consiglieri comunali della minoranza. Rimaniamo confusi e disorientati nel vedere in quale modo si possa essere presenti sui quotidiani per sventolare il “fiuto e la lungimiranza” dell’amministrazione provinciale, ma non si è minimamente intervenuti per ribadire il proprio dissenso su questioni evidentemente ritenute di poco conto, quali appunto opinabili ed estemporanee scelte di politica energetica calate dall’alto contro il volere della popolazione che si è scelto di rappresentare”.

Il Cat: adesso Zaia fermi Terna

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ELETTRODOTTO. Gli ambientalisti si appellano al governatore e ribattono alle dichiarazioni della società. «Non vogliono l’interramento? Allora si faccia un bando europeo per la linea Dolo-Camin»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre,  20 Agosto 2010, pagina 17
«Terna si arroga il diritto di essere interlocutore della comunità locali quando invece è semplicemente una società privata e gestore di una linea elettrica».
      Adone Doni, portavoce dei Cat, i Comitati Ambienti e Territorio che da anni si battono contro la linea aerea dell’elettrodotto ma anche contro altre infrastrutture particolarmente impattanti per la Riviera come Veneto City e la Romea Commerciale, replica a muso duro alla società elettrica. Nei giorni scorsi il Cat aveva sottolineato quanto il ricorso al Tar per l’interramento dell’elettrodotto Dolo-Camin non fosse in contrapposizione con il progetto Vallone Moranzani. Ieri le dichiarazioni di Terna, che ha ribadito l’intenzione di realizzare l’elettrodotto su linea aerea e non interrata, come invece chiedono comitati e comuni della Riviera hanno sollevato le proteste di sindaci e comitati. «Terna è solo un gestore, non certo un interlocutore dei Comuni – replica il Cat -. Quando parla di accordo tra Regione, Provincia e Comuni sul Vallone Moranzani in realtà dovrebbe sottolineare che l’unico Comune con cui ha interloquito è quello di Venezia».
      Per il Cat l’alternativa alla realizzazione dell’elettrodotto aereo sarebbe un bando europeo. «Proprio perché Terna è gestore di una linea elettrica – ribadisce Doni per il Cat -, ma non è previsto che sia anche il costruttore, noi lanciamo la proposta che sull’elettrodotto Dolo-Camin venga fatto un bando europeo e che Terna, al pari di altri competitors europei, possa partecipare valutando anche l’ipotesi di interramento. Per questo motivo inoltre chiediamo che il presidente della Regione Luca Zaia non accetti la nomina del commissario governativo per gli elettrodotti, ma dimostri con i fatti la reale autonomia della Regione di fronte ai problemi che riguardano il proprio territorio».
      Quando alle dichiarazioni di Terna sulla zona di “asservimento” per il cavo interrato che dovrebbe prevede «l’occupazione di terreno fino a 20 metri sui quali è interdetta qualsiasi attività», il Cat ha le idee chiare. «Motivazioni pretestuose – ribatte il comitato -. Terna deve dimostrare che la superficie asservita riguarda 22 metri, e non regge neppure la tesi sui tempi di ripristino della linea in caso di eventuali problemi, superiori, secondo Terna, a interventi sulla linea aerea. Sarebbe sufficiente dotarsi di un magazzino con il cavo adatto all’elettrodotto interrato nei pressi della zona. Quanto alle dichiarazioni rese da Terna circa i 100 chilometri di linea rispetto ai 33 nuovi, la società dimentica di dire che 53 km riguardano il Vallone Moranzani e 45 km la Riviera del Brenta che, tra l’altro, non ha mai visto un elettrodotto di queste dimensioni nel suo territorio».

Energia solare, un parco da record

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JESOLO.  I benefici che ne deriveranno saranno a beneficio della comunità
Già tre gli impianti fotovoltaici autorizzati dal Comune

Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 19 Agosto 2010, pagina 21
JESOLO – Jesolo è la città che presenta uno dei parchi fotovoltaici più importanti d’Italia. «Con l’entrata in vigore della nuova legge regionale – spiega il vicesindaco Valerio Zoggia – sono passate dalla Regione ai Comuni le competenze per l’autorizzazione degli impianti fotovoltaici fino ad una potenza di 1 megawatt ciascuno. La nostra città ha assunto da subito il ruolo di “capofila” nella nuova disciplina ed ha già rilasciato tre autorizzazioni uniche per la realizzazione di altrettanti impianti fotovoltaici della potenza complessiva di circa 3 megawatt. Altre domande similari sono già state presentate agli uffici competenti del Comune e sono tuttora in fase di istruttoria in attesa di essere anch’esse rilasciate».
      Questo fa di Jesolo una delle realtà più importanti d’Italia su questo tema. «Ciascuno dei tre impianti rilasciati, della potenza di picco pari ad 1 megawatt – continua Zoggia – si compone di circa seimila pannelli fotovoltaici su un’area di circa 20mila metri quadri. Sono uno dei più grandi ad oggi ideati nel nostro Paese».
      Un progetto dunque di grande rilievo sia per le aziende che per la comunità locale. Anche i numeri parlano chiaro: la produzione annuale di energia attesa sarà superiore a 3 milioni di chilowattora elettrici, pari al fabbisogno di circa 1.200 famiglie. I benefici non finiscono qui: l’impianto garantirà una riduzione di emissioni in atmosfera di circa 2.400 tonnellate di Biossido di carbonio ed un risparmio energetico di circa 750mila Tep (tonnellate equivalenti di petrolio). Con questi nuovi impianti vengono evitate le emissioni dirette di inquinanti quali ossidi di azoto monossido di carbonio, pari rispettivamente a 5.700 kg/anno e a 480 kg/anno.

Stasera il biogas della discordia

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CASELLE DE RUFFI. Primo incontro sul nuovo impianto per l’energia elettrica
Cittadini schierati contro. I privati: «Nessun pericolo»

Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 19 Agosto 2010, pagina 19
SANTA MARIA DI SALA – Monta la protesta a Caselle De Ruffi contro il nuovo impianto di biogas che la Bio4Energy vorrebbe costruire per produrre energia elettrica sfruttando, appunto, i gas prodotti da vari generi di rifiuti organici.
      Già questa sera, alle 20,30 nella sala teatro di Villa Farsetti, ci sarà la prima occasione per una discussione pubblica che si annuncia piuttosto accesa; all’incontro pubblico è stata invitata la stessa azienda che avrà modo di illustrare il piano. Lunedì prossimo, 23 agosto, inoltre il Consiglio comunale si riunirà in seduta straordinaria, nella sede della barchessa di villa Farsetti. Sabato 28 agosto, infine, in Regione si riunirà la Conferenza dei servizi. Nei giorni scorsi alcuni cittadini si sono già mobilitati esponendo cartelli di protesta contro l’impianto ritenuto «altamente inquinante», e contro il sito scelto «inadatto a sopportare il traffico che causerà il trasporto dei materiali necessari per alimentare l’impianto»; e hanno raccolto anche 500 firme da presentare ai sindaci di Santa Maria di Sala e di Pianiga. L’opera dovrebbe sorgere in via Rivale, nell’angusto tratto racchiuso tra le vie Cognaro e Volpin, tutto intorno all’abitazione di Achille Testa. «Questo impianto – ribattono i privati che chiedono le autorizzazioni – usa sostanze di origine agricola, non emanerà nessun odore sgradevole, ed il traffico sarà limitato al trasporto di materiali inerenti l’attività, ma non al trasporto di liquami provenienti da stalle, e non avrà neppure l’impatto che hanno causato gli altri tre capannoni vicini». «La nostra attività – aggiunge Alessandro Carraro, amministratore della Bio4Energy – è tipica delle zone agricole e quindi è qui che dobbiamo insediarci, non possiamo andare con un impianto del genere in zone industriali. Inoltre dobbiamo stare vicino ai centri urbani per essere comodi a portare la corrente elettrica a chi lo desidera».

Elettrodotto, tutto per aria

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Sul “Dolo-Camin” Terna gela cittadini e sindaci della Riviera del Brenta
Il gestore delle linee elettriche sostiene che è impossibile costruirlo interrato

Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 19 Agosto 2010, pagina 16
«La soluzione in aereo dell’elettrodotto “Dolo-Camin” è la migliore». Poche sintetiche dichiarazioni da parte di Terna, e il lavoro di questi anni tra amministrazioni comunali della Riviera, provincie e Ragione, ma soprattutto dei Comitati, il Cat in primis, per osteggiare il progetto rischia di essere vanificato.
      «La capacità di trasporto di una linea interrata è di gran lunga inferiore a quella di una linea aerea – dichiara Terna – per questo è necessario aumentare il numero dei cavi, e di conseguenza la superficie di territorio interessata dall’utilizzo dei cavi interrati. La zona di “asservimento” per il cavo interrato prevede infatti l’occupazione di terreno fino a 20 metri sui quali è interdetta qualsiasi attività. In caso di guasto i cavi interrati hanno tempi di ripristino notevolmente più lunghi rispetto alle linee aeree, anche diverse settimane. Inoltre – aggiunge Terna – la razionalizzazione della rete elettrica associata al progetto in aereo del collegamento Fusina-Dolo-Camin, che prevede l’eliminazione di 100 km di vecchie linee a fronte di 33 chilometri di nuove, potrà essere effettuata solo nel caso la linea venga realizzata in aereo».
      Terna ribadisce il rispetto delle normative sui rischi per la salute e ricorda che «gli interventi per l’area del Vallone Moranzani a Malcontenta, secondo quanto stabilito dall’accordo con Comuni interessati, Regione e Provincia sono coessenziali al rispetto della realizzazione del nuovo elettrodotto Dolo-Camin, della stazione elettrica di Mirano e del nuovo elettrodotto in doppia terna Malcontenta-Mirano».
      Una doccia fredda per quei sindaci che da anni si battono contro l’elettrodotto aereo tanto più che lo scorso marzo proprio l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, aveva chiesto, con una lettera a Terna, l’interramento dell’elettrodotto tra Vigonovo e Stra dichiarandosi «certo di un favorevole riscontro».
      «Siamo nel 2010, la tecnologia ci permette molte cose – è il commento a caldo del sindaco di Pianiga, Massimo Calzavara. – Se si vogliono fare le cose si fanno, se invece si cercano palliativi inutili, nascondendosi dietro motivazioni tecniche, allora Terna dica realmente quali sono le sue intenzioni».
      Anche il sindaco di Vigonovo Leonardo Galenda non ha gradito la notizia. «È curioso questo intervento di Terna in pieno agosto – dichiara – forse a seguito della pubblicazione del Decreto sulla nomina dei commissari, e che prevede l’obbligo di concordare con la Regione la loro nomina. Comunque – conclude Galenda – ogni decisione spetta alle istituzioni pubbliche che, a nostro avviso, non debbono tener conto solo delle logiche di Terna».

LE NOVITÀ SALIENTI DEL CONTO ENERGIA 2011

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 Da Energheia magazine, 18 agosto 2010

Il nuovo Conto Energia
Per quanto riguarda il Conto Energia, le Regioni hanno espresso la loro intesa senza apportare ulteriori indicazioni allo schema del decreto ministeriale. Il risultato ottenuto è che non sono stati accordati grandi “sconti” rispetto alla bozza inizialmente presentata lo scorso febbraio, se non, come si dirà, qualche minimo aggiustamento in rialzo delle tariffe incentivanti, già pesantemente compromesse rispetto alle previsioni del precedente D.M. del 2007.
Purtroppo, come preannunciato dal Governo, gli incentivi sono stati notevolmente ridotti rispetto agli attuali, con tagli fra il 18 e il 20% nel 2011, e ulteriormente decurtati del 6% all’anno nel 2012 e nel 2013.
In riferimento alle novità normative, evidenziamo alcuni aspetti fondamentali che emergono ad una prima lettura dalle bozze dei due provvedimenti.
 
Le bozze di decreto a confronto
La bozza di D.M. del Conto Energia, come detto, accoglie solo in parte le richieste dei produttori di sistemi fotovoltaici riducendo drasticamente nel complesso le tariffe incentivanti rispetto alle attuali.Ricordiamo, infatti, che dopo il primo annuncio di drastica riduzione del 20-25% delle tariffe reso pubblico a febbraio di quest’anno, non si sono fatte attendere le proteste dei produttori, concretamente preoccupati per gli eccessivi tagli agli incentivi oltre che per i ritardi nell’emanazione del nuovo decreto.Successivamente, a maggio, il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, Stefano Saglia, ha annunciato l’imminente varo del nuovo Conto Energia, confermando tuttavia a sua volta la riduzione delle tariffe incentivanti. Dopo un ulteriore mese, l’inerzia delle istituzioni ha spinto il GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) a chiedere direttamente al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio di procedere con urgenza all’emanazione del nuovo Conto Energia.”Rispetto alle indicazioni di febbraio infatti, la nuova bozza di decreto (che risale a giugno) rivede leggermente al rialzo le tariffe incentivanti per gli impianti che entreranno in esercizio dal 1° gennaio al 31 agosto 2011. In soldoni: le nuove tariffe aumenterebbero tra 1 e 15 millesimi di euro per kilowattora prodotto, rispetto a quelle previste a febbraio, con un picco di 24 millesimi per gli impianti a terra tra 200 e 1000 kW di potenza che entreranno in esercizio tra il 30 aprile e il 31 agosto 2011 (da 0,285 euro/kWh di febbraio si passerebbe a 0,309). Le tariffe per gli impianti che inizieranno a produrre energia tra il 31 agosto e il 31 dicembre 2011 resterebbero quelle indicate nella bozza precedente, con lievissimi aumenti per gli impianti più grandi (da 0,295 a 0,302 euro/kWh). Per gli impianti che entreranno in esercizio nel 2012 e nel 2013 le tariffe saranno decurtate del 6% all’anno.
Oltre alla decurtazione delle tariffe incentivanti, il D.M. ha operato apportando una semplificazione delle tipologie installative riducendo a solo due le tipologie di impianti: gli “impianti fotovoltaici realizzati sugli edifici” e gli “altri impianti fotovoltaici”, eliminando la categoria della parziale integrazione; gli impianti sono poi suddivisi in 5 classi di potenza: tra 1 e 3 kW; tra 3 e 20 kW; tra 20 e 200 kW; tra 200 e 1000 kW; oltre i 1000 kW (è stato eliminato l’intervallo tra i 1000 e i 5000 e oltre i 5000 kW).
L’altra saliente novità è costituita dall’introduzione della categoria “impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative” specificatamente trattate dal D.M. al Titolo III agli art. 11 e seguenti, che beneficeranno di tariffe incentivanti più alte rispetto alle altre due tipologie secondo tre intervalli di potenza. È evidente il favor riservato a questa categoria dal legislatore per la quale le tariffe saranno decurtate solamente del 2% all’anno (anziché del 6%) nel 2012 e 2013, per gli impianti che entreranno in esercizio in tali anni, mentre per quelli che entreranno in esercizio entro il 31 dicembre 2011 valgono le tariffe (sempre di maggior favore) della tabella B del predetto titolo II del D.M. L’art. 12 precisa inoltre che gli impianti entranti in esercizio a seguito di potenziamento possono accedere alle tariffe incentivanti limitatamente alla produzione aggiuntiva ottenuta a seguito dell’intervento di potenziamento. Il D.M. rinvia inoltre alle nuove linee guida sugli impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative e alle schede di dettaglio che il soggetto attuatore (GSE) dovrà predisporre entro il 1 gennaio 2011 e che entreranno nello specifico delle singole applicazioni e delle modalità costruttive sulla base delle indicazioni e prescrizioni già ora contenute nell’allegato 4 dello stesso decreto.
Per il resto, la tariffa incentivante è incrementata del 5% per gli impianti diversi da quelli realizzati sugli edifici, che si trovino in aree industriali, commerciali, cave esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati. Il premio aggiuntivo per gli impianti in regime di scambio sul posto, realizzati sugli edifici e che riducano di almeno il 10% l’indice di prestazione energetica dell’edificio da dimostrarsi con certificazione energetica, può raggiungere il 30% della tariffa incentivante. Per gli impianti a concentrazione, le tariffe incentivanti saranno divise in due intervalli di potenza e decurtate del 2% all’anno nel 2012 e 2013.
Il D.M. non modifica inoltre gli 8.000 MW già previsti a febbraio quale obiettivo nazionale della potenza da installare entro il 2020. Il tetto della potenza incentivabile è di 3.000 MW, a cui si aggiungono 200 MW per gli impianti integrati e 150 MW per gli impianti a concentrazione. Sono confermate anche le condizioni per la cumulabilità delle tariffe incentivanti, la riduzione dell’Iva e resta il divieto di cumulo con le detrazioni fiscali. (continua…)
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Il Cat respinge le accuse di voler bloccare la riqualificazione dell’area tra Malcontenta e Mira

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«Il nostro ricorso al Tar riguarda solo l’elettrodotto». «No all’elettrodotto,  sì al Vallone Moranzani»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 17 Agosto 2010, pagina 17
«Sbagliano quanti affermano che il ricorso al Tar di Cat per l’interramento dell’elettrodotto Dolo-Camin sia in contrapposizione con il progetto Vallone-Moranzani. È invece proprio l’Accordo di Programma siglato dalla Giunta di Davide Zoggia (assessore Ezio Da Villa) ma con l’esclusione dei Comuni Rivieraschi, ad essere viziato in partenza: infatti quelli che dovevano essere degli interventi di riqualificazione ambientale obbligati, sono poi diventati delle gentili concessioni di Terna spa e dell’Autorità Portuale di Venezia, che da questo accordo trarranno enormi vantaggi economici». A sostenerlo sono i portavoce di Cat, Adone Doni e Mattia Donadel, che vogliono fugare ogni possibile dubbio sul fatto che il loro ricorso al tribunale amministrativo possa in qualche modo bloccare i lavori di riqualificazione del «Vallone Moranzani». E spiegano: «Secondo il patto siglato, Terna dovrà si interrare i cavi nell’area di Malcontenta, ma potrà realizzare un elettrodotto aereo (molto meno costoso) lungo uno dei tratti più significativi della Riviera del Brenta tra Dolo e Camin. Allo stesso modo l’Autorità Portuale finanzierà buona parte degli interventi di ripristino, ma a fronte di costi di stoccaggio dei fanghi letteralmente stracciati rispetto a quelli di mercato (95 euro/mc invece che 170 euro/mc)». Ribadendo: «Il ricorso al TAR di CAT per l’interramento dell’elettrodotto non è quindi un atto contro l’accordo Vallone-Moranzani, ma piuttosto l’estremo tentativo di riaffermare il principio sacrosanto che se le onde elettromagnetiche fanno male agli abitanti di Malcontenta, allora sono dannose anche per i cittadini rivieraschi o di qualsiasi altro Comune d’Italia. Le compensazioni ambientali previste nel progetto Vallone-Moranzani sono giuste e risarciscono solo in parte le comunità che da anni subiscono le pesanti ricadute del vicino Polo industriale, ma queste non possono essere in alcun modo realizzate a scapito di altri territori». Accusando: «Il tentativo di mettere una contro l’altra le comunità della Riviera-Miranese e della terraferma veneziana viene fomentato da più parti anche sulla questione Romea Commerciale, rimpallando l’innesto dell’autostrada a Villabona, Roncoduro o Codevigo (si veda ad esempio l’ultimo odg presentato al Consiglio Comunale di Venezia da alcuni esponenti della maggioranza). Si tratta di un indecoroso gioco allo “scaricabarile” fra diverse fazioni politiche che nulla ha a che vedere con le reali esigenze della popolazione”.

Sui tetti delle scuole pannelli fotovoltaici?

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Tratto da GENTE VENETA, n.30/2010, 16 Agosto 2010, sezione ECONOMIA
Sui tetti delle scuole veneziane tante centrali elettriche tutte gratis. In data 21 luglio la giunta provinciale ha approvato la delibera che prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli istituti scolastici superiori di competenza dell’ente.
Un progetto pensato dalla Provincia per promuovere le energie rinnovabili ma anche per risparmiare e, forse forse, per riuscire a guadagnare anche un po’ arginando, in parte, gli ultimi tagli statali. Un buon progetto che coinvolge aziende private, istituti scolastici e che contribuisce a limitare l’inquinamento. Ma per quanto riguarda l’attuabilità è meglio andare per gradi.
Secondo quanto previsto dalla delibera, si mira ad installare pannelli fotovoltaici, scelti in linea con le indicazioni ambientali del Protocollo di Kyoto del 2002, per una superficie pari a circa 40 mila metri quadrati distribuiti sui tetti di 38 istituti scolastici, sfruttando le loro coperture piane. L’obiettivo è di non spendere un soldo pubblico; anzi, di guadagnare qualcosa (e sarà ancor più vero se ci si spiccerà: l’attuale tariffa incentivata viene pagata per chi installa impianti entro il 30 giugno 2011; poi calerà).
Si stima che, a opera completata, il risparmio sui costi energetici ammonterà a circa 800.000 euro l’anno, le spese per la manutenzione dei tetti in questione verranno azzerate e, se tutto andrà bene, si riuscirà anche ad incassare circa il 20% dell’incentivo “conto energia” elargito dal Gse (cifra prevista, 1.600.000 euro ogni dodici mesi) sull’energia prodotta dagli impianti. Per reinvestirli, poi, in sicurezza scolastica.
Tutto questo sarà possibile grazie ad aziende disposte ad investire sul mercato delle energie rinnovabili. Non disponendo di fondi da destinare direttamente alla realizzazione degli impianti, infatti, la Provincia promuove un bando europeo diviso per tre zone (zona nord, Mestre centro e l’area di Chioggia-Mirano-Dolo) che prevede il ricorso allo strumento del leasing. Le aziende, infatti, si impegneranno per l’acquisto e l’installazione degli impianti, nonché per la manutenzione degli stessi oltre a quella dei tetti. Loro vantaggio sarà quello di poter godere della tariffa incentivata del Gse per vent’anni; così potranno rientrare dalle spese e successivamente guadagnare grazie alla produzione di energia. La gara si baserà soprattutto sulla percentuale di contributo che il privato sarà disposto a concedere alla Provincia la quale, al termine del ventennio, sarà titolare degli impianti installati.
Secondo le previsioni di spesa redatte dal settore edilizia dell’ente, la spesa prevista per il settore C (Mestre centro) è pari a poco più di 11.500.000 euro. Ora, prevedendo in maniera molto approssimativa un contributo zonale dal Gse pari ad 1.500.000 di euro annuali, escludendo gli eventuali interessi bancari nel caso in cui il privato ricorra all’apertura di un mutuo per finanziare il lavoro oltre che la percentuale da destinare alla Provincia, l’azienda installatrice ci dovrebbe mettere 7-8 anni per ammortizzare la spesa iniziale. Insomma, una buona idea per la collettività che però risulterà praticabile solo nel caso in cui si trovi qualcuno disposto ad un investimento così importante a lungo termine. Si spera.

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Al Lido tutto è fin troppo chiaro

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la Nuova di Venezia — 15 agosto 2010   pagina 11   sezione: ALTRE

Che abbiano frequentato le lezioni di estetica del prof. Massimo Cacciari, i relatori del progetto della società Est Capital di demolizione del monoblocco o padiglioni Rossi del Lido? O piuttosto «la necessità di riqualificare – ora le chiamano così, le speculazioni edilizie – l’offerta sanitaria del Lido eliminando il Padiglione Rossi che altera l’impianto morfologico originario e lo skyline del complesso edilizio dell’Ospedale al Mare consiglia lo spostamento dell’attuale Distretto ospedaliero in altra area del Lido ad esempio in prossimità del San Camillo» non rappresenta altro che un piano ben congegnato per una colossale operazione speculativa che ha visto troppi protagonisti distratti?  Mettiamo in fila alcuni elementi. La costruzione di un nuovo Palazzo del Cinema che finora è costato un bel po’ di verde pubblico, un bel casino a livello di viabilità e che in mancanza di fondi chissà quando sarà finito, rappresenta il prologo. Le dichiarazioni del direttore generale dell’Asl 12 che già anni fa prospettò lo spostamento al San Camillo è il primo atto. L’inerzia fatalistica (o la condivisione?) del sindaco Cacciari sulle trasparenti operazioni della Est Capital e sul ruolo del Commissario Spaziante che in base ai suoi poteri eccezionali poteva agire indisturbato fregandosene, come lo stesso sindaco, delle proteste dei cittadini e agendo ben aldilà della questione Palazzo del Cinema, che mi pare rappresenti solo il grimaldello per portare in porto altre remunerative operazioni, è il secondo atto.  La mancata comunicazione da parte dell’Asl 12 al Comune della possibilità di inquinamento nell’area dell’ex Ospedale e l’accettazione del Comune di una clausola inserita nel contratto per cui Est Capital, molto preveggente, non avrebbe pagato le spese di una eventuale bonifica delinea l’atto finale della farsesca messa in scena.  Ora il Comune ha bisogno dei soldi dell’operazione, altrimenti non potrà rispettare il patto di stabilità, e così dovrà dare l’assenso alle richieste dell’ex assessore Mossetto. Una darsena fronte spiaggia e l’utilizzo o l’abbattimento con ricostruzione ad uso residenziale del monoblocco.  Complimenti, bella operazione. Che messa assieme alle altre della Est Capital, alla riqualificazione del Parco delle Rose e chissà a quante altre il commissario, forte dei poteri straordinariamente democratici che ha, autorizzerà cambiando la faccia del Lido.  E poi, nessuno si è mai chiesto da dove arrivi tutta questa disponibilità economica di capitali? «Le carte cantano – dichiarò Cacciari al Lido durante un dibattito pubblico – e che mi si venga a contraddire»

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