Feb 05
rassegna-stampail Gazzettino
Comitato del no e Italia Nostra: «Alla fine avremo ancora più traffico»
Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 5 febbraio 2012, pagina 7
È passata meno di una settimana dal voto sul Pat e dall’approvazione dell’impegno del Comune a verificare la possibilità di estromettere le navi da crociera dal bacino di San Marco e dalla laguna e già arrivano i primi segnali in questa direzione. L’Autorità portuale ha, infatti, dato il via al primo studio di fattibilità per lo scavo e l’allargamento del canale Contorta – Sant’Angelo e del conseguente interramento del “vecchio” Vittorio Emanuele.
Lo scopo è capire in via preliminare se la vecchia idea – lanciata una decina di anni fa quando Paolo Costa, attuale presidente del Porto, era sindaco – di alleggerimento del bacino di San Marco sia percorribile dal punto di vista dell’idraulica anche tenendo conto di tutte le interazioni connesse al traffico marittimo.
Un altro studio è stato invece avviato dal Magistrato alle Acque (come referente locale del Ministero delle Infrastrutture), e riguarda le opere di protezione dal mare che dovrebbero circondare il progettato terminal offshore a nove miglia dalla costa.
Il senso di questo ragionamento sta nel fatto che Venezia, dotandosi di uno scalo con 30 metri di profondità, potrebbe attirare le gigantesche portacontainer che oggi si servono dei porti del Nord Europa (Rotterdam, Anversa, Amburgo) e fare una seria concorrenza puntando sul fatto che scaricando in Adriatico si risparmia una settimana di navigazione dall’Estremo Oriente.
Il costo previsto oscilla tra i tre e i quattro miliardi di euro e c’è stato anche il coinvolgimento di un pool di banche per garantirne la finanziabilità.
Il nuovo canale navigabile, frutto di un accordo tra il sindaco Giorgio Orsoni e Costa, con la benedizione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, continua a non piacere né al Comitato No grandi navi né a Italia Nostra.
«Non ci piace il fatto che lo studio non sarà realizzato – affermano dalla sezione veneziana di Italia Nostra – da scienziati indipendenti ma dallo stesso Porto. Questo canale darà il colpo di grazia al regime idrodinamico, già compromesso dal canale dei Petroli. Così alla fine avremo molte più navi di quante ne abbiamo oggi e una laguna sempre più erosa. E – concludono – due isole, Lido e Pellestrina, vulnerate nel tessuto sociale e nella salute degli abitanti nel caso in cui si vorrà dar corso al terminal crociere nell’area del Mose a Santa Maria del Mare».
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Feb 05
rassegna-stampaIl fatto quotidiano
I giudici che hanno conferito l’Innovation Awards 2012, non si accorgono che non è mai entrato in funzione. Di più: la procura di Napoli indaga per associazione a delinquere il numero uno di Selex società di Finmeccanica
Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2012, sezione AMBIENTE & VELENI
Vince il Sistri. Il sistema di tracciabilità dei rifiuti, progettato da Selex Se.ma. (service management), società del gruppo Finmeccanica, si è aggiudicato l’Innovation Awards 2012, sezione ‘Most society impacting network of the year’, premio assegnato da Cisco, colosso dell’informatica. Un orgoglio italiano, anzi mondiale, il Sistri che ha un solo piccolo problema non è mai entrato in funzione e la gara per l’assegnazione è oggetto di una inchiesta della Procura di Napoli.
Nonostante tutto è riuscito a battere, riporta il sito di Cisco, gli altri due finalisti della sezione un progetto spagnolo e uno della Repubblica Ceca. Proprio in questi giorni il Sistri, sulla carta, rivoluzionario sistema che dovrebbe seguire i rifiuti dalla nascita alla morte, è stato oggetto di un nuovo rinvio nel decreto milleproroghe. L’inizio della sperimentazione è stato posticipato al 30 giugno prossimo, con la previsione di diverse variazioni nell’utilizzo, ma gran parte del mondo industriale è per la sua cancellazione.
Al momento gli unici ad aver pagato sono stati proprio gli imprenditori che hanno versato la quota annuale di iscrizione, i costi per l’apparecchiatura, senza aver mai utilizzato il servizio, oggetto di continue e numerose proroghe dopo il terribile maggio 2011. Il giorno di prova, il click day, si trasformò in un incubo per l’impossibilità di accedere al sistema, il cattivo funzionamento delle usb in dotazione, il cervellone di Selex andò in avaria, così come la credibilità dell’allora ministra dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che aveva più volte assicurato la partenza del Sistri.
Un sistema definito dagli esperti ‘anacronistico’ nel contrasto alle ecomafie. Non c’è solo la falsa partenza e le continue proroghe, sull’assegnazione dell’appalto alla Selex Sema di Finmeccanica è in corso un’inchiesta della Procura di Napoli, pm Marco Del Gaudio e Catello Maresca. Un’inchiesta ancora nella fase di indagine preliminare, ma non si escludono possibili colpi di scena dopo le perquisizioni effettuate tra giugno e luglio dello scorso anno nella sede di Selex a Roma e i riscontri trovati alle ipotesi formulate dalla pubblica accusa. I pm procedono per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’abuso d’ufficio, alle false fatturazioni a carico di Sabatino Stornelli, numero uno di Selex Sema (ancora al suo posto), il fratello Maurizio Stornelli, Luigi Pelaggi, già capo segreteria del ministero dell’ambiente e l’imprenditore Francesco Paolo Di Martino. Secondo l’accusa l’affidamento del Sistri e la relativa gestione “sono avvenuti con affidamento diretto, pertanto, in violazione della normativa sui contratti pubblici”. Sul progetto, affidato a Selex, l’allora governo Prodi pose il segreto di stato.
Non solo. Il filone di indagine che potrebbe riservare novità è quello relativo al flusso di denaro girato da Selex a una società che avrebbe affittato fittiziamente edifici e a altre imprese con l’ipotesi della creazione di fondi neri attraverso false fatturazioni. Partite contabili anomale nei rapporti tra Selex e Di Martino così come “appare fin da ora macroscopico – si legge nel decreto di sequestro – l’effetto provocato dall’interposizione fittizia di società, come la Advast srl, la Via com srl e l’istituto Santa Croce nell’aumento ingiustificato dei costi di aggiudicazione dei beni e gestione della attività connesse”. Il giro di denari è consistente.
In ballo ci sono quasi cento milioni (circa 60 milioni all’anno) che il Ministero ha ricevuto dagli imprenditori che hanno pagato il sistema in questi due anni, in attesa dell’entrata in funzione, e che dovrebbe girare a Selex con un ruolo giocato dalle banche attraverso il factoring. In attesa dei soldi del ministero Selex ha fatturato le proprie spese e ogni anno versa il 6-7% alle banche che anticipano il contante. I pm hanno spiegato in commissione ecomafie, nello scorso settembre, che sono in corso valutazioni per capire: “Se questa spesa ulteriore, che incide sui costi di gestione, possa aver danneggiato la qualità del servizio o dei prodotti offerti”. Le imprese hanno avviato anche azioni legali per la restituzione dei soldi spesi senza aver mai ricevuto un servizio.
Anche nella mega inchiesta P4 è spuntato il Sistri con l’interessamento del faccendiere Luigi Bisignani. Nulla da dire il sistema di tracciabilità dei rifiuti ha le carte in regola per mettere un premio in bacheca.
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Feb 04
rassegna-stampala Nuova Venezia
Il ministro dell’Ambiente: «Procedure semplificate, può partire la reindustrializzazione»
La Nuova di Venezia, 4 febbraio 2012, sezione CRONACA
Porto Marghera – Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, l’aveva annunciato per la fine di gennaio. Ma ci vorranno ancora «alcune settimane» per concretizzare un accordo per una linea d’azione efficace ed immediata per garantire il riutilizzo delle aree dismesse e inquinate di Porto Marghera che aspettano ancora di essere bonificate e riutilizzate per nuove attività industriali, come prevede il Pat appena approvato, non senza polemiche, dal consiglio comunale. Del resto l’esperienza insegna: da oltre dieci anni si susseguono appelli per sbloccare le bonifiche e riavviare lo sviluppo a Porto Marghera, privata ormai di gran parte delle sue tradizionali industrie chimiche e siderurgiche. Appelli di sindacalisti, amministratori pubblici e imprenditori sono andati a vuoto o si sono impantanati nei duelli tra istituzioni sul tipo di organismo da creare (agenzia o commissario straordinaria), sulla guida e le semplificazioni da realizzare per rendere più rapide e meno costose procedure e metodologie di bonifica o messa in sicurezza della aree. Il ministro Clini però non demorde, a Venezia ci ha lavorato per più di dieci anni – prima come medico dell’Asl 12 e poi come direttore dello stesso ministero dell’Ambiente – e sa come muoversi. Da quando è entrato in carica Clini ha fatto di tutto per sbloccare la situazione. Pochi giorni fa, infatti, ha annunciato che il decreto del governo Monti sulle Semplificazioni ha introdotto «alcune innovazioni sulle bonifiche delle aree industriali dismesse nei siti di interesse nazionale come Porto Marghera».
Si tratta di una norma in base alla quale «nei siti di interesse nazionale da bonificare e reindustrializzazione si potrà intervenire rapidamente sulla base di un progetto e nel rispetto delle regole del codice ambientale, grazie ad una semplificazione che potrà rimettere in moto progetti preziosi di riuso per i siti industriali’ «anche sulla base della loro vocazione territoriale».
Quel che manca ancora è un accordo che metta finalmente d’accordo Comune di Venezia, Regione ed Eni (principale prorietaria delle aree dismessse), impresa non facile, visti i precedenti. Ma il ministro Clini sta mettendo fretta a tutti, tanto che nei prossimi giorni il sindaco Orsoni e l’Eni si rincontreranno per trovare una «soluzione definitiva» per le aree su cui è necessario intervenire subito per garantire, finalmente, il loro riutilizzo.
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Feb 04
rassegna-stampala Nuova Venezia
Lo stop alle grandi stazze proposto dal ministro dell’Ambiente non piace a quello dei Trasporti. Alternative al palo
La Nuova di Venezia, 4 febbraio 2012, sezione CRONACA
Niente decreto del governo per togliere le Grandi navi dalla laguna. Il testo già firmato dal ministro per l’Ambiente Corrado Clini è fermo al ministero delle Infrastrutture guidato dall’ex ad di BancaIntesa Corrado Passera. E a quanto pare non sarà approvato in tempi brevi. Diversità di vedute tra i due ministeri. Con il titolare delle Infrastrutture e Trasporti (ma anche Sviluppo economico) contrario a imporre divieti. La proposta di Clini prevede lo stop al passaggio dele navi al di sopra delle 40 mila ronnellate di stazza. Cioè in pratica quasi tutte le navi da crociera che oggi attraversano San Marco. Il problema è che l’alternativa in tempi brevi non c’è. E dunque la situazione, alla faccia delle indignazioni dopo la tragedia della Costa Conordia, rischia di restare com’è. Ieri il ministro Clini era atteso a un convegno in laguna. Ma non è venuto, bloccato dal Consiglio dei ministri e dalla neve. Ha mandato un messaggio ribadendo il suo «no» alle estrazioni di petrolio in Adriatico. E confermando la sua posizione sulle navi fuori dalla laguna. Il progetto alternativo che il ministero «condivide, fatto salvo la compatibilità ambientale», è quello messo nero su bianco dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Scavo del canale Contorta Sant’Angelo da 2 a 10 metri per collegare il canale Malamocco Marghera da Fusina alla Marittima. E nel 2017 spostamento della Stazione passeggeri dove adesso è il cantiere del Mose a Santa Maria del Mare. Progetti che sollevano dubbi di carattere e ambientale e idraulico. Le alternative proposte sono. Quella di Cesare De Piccoli, progetto già depositato e condivoso all’epoca dal sindaco Cacciari come alternativo al Mose per spostare la Marittima a Punta Sabbioni. Pontili galleggianti, trasferimento dei passeggeri con le motonavi, fondali che potrebbero essere rialzati rendendo quasi inutile il Mose. C’è anche chi rilancia l’off shore, già proposto dal Porto come terminale in mare per i petroli e le grandi navi merci portacontainer. Uno studio olandese (Tec consulting) propone di realizzare da lì un oleodotto verso Marghera e un tunnel verso la terraferma per trasportare merci e passeggeri. «Così saremmo competitivi, senza rotture di carico», dice l’architetto Fernando De Simone. Un terminale al Lido è anche la proposta di Ferruccio Falconi, ex capo dei piloti del porto. Banchina in superficie dietro all’isola artificiale, sul bacàn di Sant’Erasmo, che potrebbe ospitare fino a nove grandi navi. Ma il Porto non ci sta. Con due stazioni marittime appena costruite, le alternative sono tutte in salita.
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Feb 04
rassegna-stampaGente Veneta
Tratto da GENTE VENETA, n.5/2012, 4 Febbraio 2012
Inizia il 3 marzo il viaggio dei cassoni che ospiteranno le paratoie contro l’“acqua granda”. Prende il via una fase nuova dell’operazione Mose. Una fase che inizierà dalla bocca di porto del Lido.
All’inizio del prossimo mese, infatti, l’enorme cantiere realizzato nella conca di navigazione sul lato di Treporti comincerà ad essere allagato. Passeranno nove settimane e a quel punto comincerà il viaggio vero e proprio di questi alloggiamenti in cemento armato verso la loro destinazione definitiva.
Il punto sui lavori condotti dal Consorzio Venezia Nuova è stato fatto sabato scorso durante un dibattito promosso dalla parrocchia dei Frari. Una delle molte e partecipate iniziative che la comunità parrocchiale realizza nel teatro-patronato.
Flavia Faccioli, responsabile della comunicazione del Consorzo Venezia Nuova, scandisce le prossime tappe e le loro modalità. I cassoni, ad uno ad uno a partire da quello di spalla da collocare accanto all’isola artificiale da poco terminata, saranno trainati da un catamarano, che si sposterà tramite un sistema di cavi nel canale di bocca.
Il mezzo li trasporterà fino al punto di posa dove ogni elemento sarà zavorrato e calato all’interno della trincea, creata sul fondo del canale. Attraverso delle guarnizioni sarà comunque garantita l’impermeabilità della galleria che unirà il sistema degli alloggiamenti e che consentirà il percorso in asciutto da una parte all’altra della bocca di porto.
A quel punto, nel maggio del 2013, cominceranno ad essere installate le paratoie, cui è collegato l’elemento maschio della cerniera, mentre l’elemento femmina è solidale al cassone posto nel fondale.
La previsione è che a metà del prossimo anno la bocca di porto del Lido possa essere pronta per le prime prove di funzionamento delle dighe mobili.
L’intero sistema di barriere alle tre bocche di porto dovrebbe essere ultimato entro il 2015 per essere funzionante in maniera ordinaria nel 2016: il tutto se i finanziamenti statali non si faranno attendere: l’ultima tranche da 380 milioni, da poco arrivata, ha permesso di non rallentare i lavori. Ma si tratta di soldi stanziati nell’ormai lontano 2008. E l’imperativo, oggi, è chiudere – bene e in tempi ragionevoli – quest’opera fondamentale per Venezia.
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Feb 03
rassegna-stampala Nuova Venezia
La Nuova di Venezia, 3 febbraio 2012, sezione CRONACA
CHIRIGNAGO – E’ ancora il tema immondizie a tenere banco a Chirignago. Solo che stavolta la municipalità, ovvero il delegato ai Lavori pubblici Andrea Mauceri, punta l’indice contro la maleducazione di alcuni cittadini. Tutto nasce da altre tre segnalazioni apparse su Iris, il portale del Comune. La prima, in particolare, arriva da via Umbria, laterale di via Miranese a Chirignago, dove un cittadino della zona evidenzia come nove borse di pattume siano state abbandonate nei pressi dei cassonetti. «Chiediamo che vi sia un pronto intervento per ristabilire l’igiene come vi è stato fino ad oggi – si legge nella segnalazione – Che predisponiate la raccolta di quanto sopra per evitare che gli animali randagi,cani, gatti e ratti facciano sporcizia dove fino ad oggi non c’era. Mi permetto di evidenziare che le “bomboniere” (i cassonetti, ndr) sono troppo piccole: se fossero proporzionate ai sacchetti forse il problema non si porrebbe».
Il secondo problema sempre a Chirignago e sempre lungo l’asse di via Miranese. «Uno dei due cassonetti con chiave elettronica situato tra via Emilia e via Abruzzo – scrive infatti un utente – è da qualche giorno bloccato da un sacchetto».
Il cerchio si chiude con il caso di un’altra laterale di via Miranese, dove “nei due cestini portarifiuti dislocati nei giardini di via Abruzzo è abbandonata da tempo immondizia comune in sacchi. La cosa avviene regolarmente. L’abbandono viene sia da residenti sia da non residenti che parcheggiano in via Abruzzo».
Vista la situazione, Mauceri ha deciso di mettere in chiaro le cose: «Più volte abbiamo chiesto a Veritas di intervenire a fronte delle lamentele dei cittadini. In questo caso ci troviamo di fronte allo scarso senso civico e al non rispetto delle regole da parte di alcuni cittadini».
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Feb 02
rassegna-stampala Nuova Venezia
Il ministro dell’Ambiente annuncia la «semplificazione». Esulta Zaia
La Nuova di Venezia, 02 febbraio 2012, sezione CRONACA
Nel decreto Semplificazioni abbiamo introdotto alcune innovazioni sulle bonifiche delle aree industriali dismesse nei siti di interesse nazionale». Lo ha assicurato ieri il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini in audizione in commissione Ecomafie. «Si tratta – ha detto – di una norma in base alla quale nelle aree industriali dismesse all’interno dei siti di interesse nazionale, le reindustrializzazione può avvenire, ferma restando la messa in sicurezza, sulla base di un progetto e nel rispetto delle regole del codice ambientale, fermo restando che il sito deve esser messo in sicurezza. E’ una seplificazione che può mettere in moto progetti preziosi di riuso per i siti industriali, può porre un freno alla speculazione immobiliare e all’illegalità». Il ministro ,durante l’audizione, ha auspicato che Eni, proprietaria di tante aree dismesse «lavori concretamente con le istituzioni, sia a Marghera come negl ialtri siti da bonficiare in Italia, per recuperare i siti a nuove attività». Il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha apprezzato «l’annunciata semplificazione delle procedure di bonifica potrebbe essere la chiave di volta per dare più rapidamente un futuro a Porto Marghera. Auspico quindi che venga definito e sottoscritto in tempi rapidi l’accordo di programma per la reindustrializzazione del polo, conseguente alla sua individuazione come area industriale complessa». «La positiva esperienza maturata da Clini in Veneto – ha aggiunto Zaia – ha fatto in modo che venisse indicata una strada percorribile, auspicata e necessaria, rispetto ad una situazione che rischia altrimenti una battuta d’arresto di fronte alle esigenze di bonificare una zona che è stata oggetto in passato di industrializzazioni intensive e senza controllo».
»A differenza di quando a Roma c’era la Lega qualcosa si muove – ha commentato il consigliere regionale (Udc) Antonio De Poli –. Le parole di Clini sono la dimostrazione che in politica volere è potere. Lo sviluppo di Marghera è legato alla bonifica di un’area che può rinascere e ora può finalmente guardare in faccia il proprio futuro. Ora si acceleri con l’accordo di programma con la Regione Veneto e le altre istituzioni competenti».
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Feb 02
rassegna-stampala Nuova Venezia
La proposta di Falconi (piloti) per fermare i transiti in Bacino Disegno di legge di Casson contro i giganti del mare
La Nuova di Venezia, 02 febbraio 2012, sezione CRONACA
Un disegno di legge per dire «no» alle grandi navi. E rilanciare il progetto del porto off shore. Lo ha proposto al Senato Felice Casson (Pd), dopo avere incontrato i rappresentanti del Pd, delle categorie economiche, degli ambientalisti. «Obiettivo anche del governo», dice Casson, «è quello di estromettere le navi troppo grandi dal bacino San Marco. E di puntare sul porto in mare, fuori dalla laguna». Il dibattito riprende vigore, dopo le polemiche seguite alla tragedia della Costa Concordia. Il Comitato «No Grandi Navi» commenta soddisfatto l’approvazione da parte del Consiglio comunale dell’emendamento al Pat che dice «no» alle meganavi a San Marco. «Un atto importante», dice il portavoce Silvio Testa, «che pone per la prima volta la città davanti a una scelta epocale. Senza danneggiare le attività economiche occorre però stabilire una soglia di turismo compatibile con la città e i suoi delicati equilibri». Il nodo è proprio questo. Perché le forze economiche e il Porto si oppongono a divieti immediati. E lanciano alternative che secondo ambientalisti e comitati non sono praticabili, o sono «peggiori del male». Una è lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, per collegare Fusina alla Marittima passando per le isole di Sant’Angelo delle Polveri e San Giorgio in Alga. Scavando il canale da 2 a 10 metri si porterebbe un nuovo canale dei petroli nel cuore della città. «Una follìa, così si sposta anche il partiacque verso Venezia», dice Ferruccio Falconi, ex comandante dei piloti del porto, «provate a immaginare cosa succederebbe con uno sversamento di petroli. Arriverebbero subito in città». Falconi ha pronta un’alternativa che prevede di costruire un molo per le navi passeggeri sul bacàn di Sant’Erasmo, dietro l’isola artificiale del Mose.
Progetti che si incrociano. Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha lanciato l’idea – condivisa in linea di massima dal ministro Clini – di costruire la nuova Stazione passeggeri sui cantieri dei cassoni del Mose, a Santa Maria del Mare. Sembra abbandonata per ora l’idea di attrezzare un nuovo porto in cassa di colmata A: per Marghera e aree collegate il nuovo Pat prevede la destinazione industriale e non logistica. Infine la vecchia idea di Cesare De Piccoli, il progetto allora alternativo al Mose di attrezzare banchine mobili in bocca di Lido, lato Punta Sabbioni. Strutture removibili, da dove i passeggeri che sbarcano possono essere tradotti a Venezia con le motonavi. Idee, progetti, polenmiche. In attesa che Comune, Porto e Magistrato alle Acque completino i loro studi di fattibilità sulla proposta già inviata al ministro.
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Feb 02
rassegna-stampala Nuova Venezia
L’impianto di veritas in via porto di cavergnago. Per i cittadini la partita è più ampia e riguarda tutta la zona
La Nuova di Venezia, 02 febbraio 2012, sezione CRONACA
CAMPALTO – Continuano le prove di funzionamento per la centrale a biomasse realizzata da Veritas nella sede di via Porto di Cavergnago. Stando al cronoprogramma che era stato illustrato agli abitanti della zona durante un incontro con la Municipalità, la centrale avrebbe già dovuto essere attivata. Invece non è stata ancora messa in funzione. «Contiamo – spiega Veritas – di accenderla a fine marzo, al massimo aprile, durante questo mese sono previste ancora delle prove».
Il nuovo sistema consentirà di fare riferimento solo all’energia rinnovabile: la sede di Veritas, compresa la palazzina con i nuovi uffici si autoalimenterà grazie al sistema a biomasse vegetale. Collaudi per verificare e testare il funzionamento ne sono già stati fatti.
Il costo dell’impianto nel complesso è di 2,5 milioni, spesa che sarà ammortizzata in 5 anni e che consentirà un risparmio fino a 500 mila euro annui. Per gli abitanti, la centrale rientra all’interno della più ampia partita del quadrante che ricomprende via Porto di Cavergnago, via Orlanda, la regionale 14, via Mandricardo e la nuova zona residenziale in corso di costruzione e che al completo prevede ben 1.400 nuovi residenti. Nei giorni scorsi si è svolto in Municipalità un incontro proprio sulla viabilità della zona e sulla messa in sicurezza di via Porto di Cavergnago.
«Prossimamente verrà convocata un’assemblea – spiega Mara Franco componente del comitato di zona – ma quel che serve è che venga aperto un confronto formale tra Veneto Strade e il Comune, per capire cosa si vuol davvero fare della zona». Sul tappeto c’è l’incrocio tra via Martiri della Libertà e via Porto di Cavergnago, l’ultimo crocevia pericoloso che non è ancora stato messo in sicurezza e c’è la pista ciclabile prevista nel Bicicplan che dovrebbe prosegurie in via della Crusca. «Tra l’altro – prosegue Mara Franco – via Porto di Cavergnago non è collegata in nessun modo con la Vallenari bis nè con via Carlo Martello». «In questa partita – chiarisce – c’è la centrale a biomasse, che non è chiaro come e in che modo venga attività». «Attendiamo risposte – conclude la portavoce – e le istituzioni devono raccordarsi tra di loro, non basta ragionare di pezzetti di viabilità».
Ritornando alla centrale, il nuovo sistema consentirà a Veritas di spendere meno e di dotarsi allo stesso tempo di energia elettrica e calore, sia in inverno che in estate (caldo e freddo). A marzo dell’anno scorso in sopralluogo si era recato il delegato ai Lavori pubblici di Mestre centro, Vincenzo Conte, assieme ai residenti della zona allo stesso amministratore delegato di Veritas, Andrea Razzini, il quale aveva illustrato il funzionamento della centrale. Il grande forno a legna si mangerà per due terzi le «potature» del verde urbano della città, per un terzo il «cippato» che sarà acquistato da colture dedicate, almeno un camion al giorno.
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Feb 02
rassegna-stampaVirgilio GoGreen
La domanda di energia è destinata a crescere del 39% entro il 2030. Tuttavia le fonti tradizionali continueranno a fare la parte del leone e a incidere sugli equilibri geopolitici mondiali. L’apporto delle rinnovabili – in continua crescita – potrà aiutare a uscire da questo circolo vizioso. Le imprese hanno già cominciato ad accorgersene.
Dal portale di Virgilio, cartella GoGreen, 02 febbraio 2012
Partiamo da un dato: secondo l’Energy Outlook 2030 della British Petroleum, «la domanda globale di energia è destinata a crescere del 39% entro il 2030, quasi interamente in paesi non Ocse, paesi in cui invece il consumo si prevede aumenterà di appena il 4%».
In Europa, lo sviluppo del mercato energetico è soggetto al pacchetto 20-20-20: in pratica, entro il 2020, l’apporto delle rinnovabili al mix energetico dovrà essere del 20% e in questa direzione si stanno muovendo i paesi dell’Ue, Italia compresa.
Ma se si considera questo dato da un altro punto di vista si evidenzia che l’altro 80% dell’energia non proverrà da fonti rinnovabili. I grandi operatori come General Electric, Shell e Bp sono concordi nel sostenere che i combustibili fossili avranno un ruolo preminente nel settore energetico per almeno i prossimi venti anni.
Nell’Energy Outlook si prevede che, a livello globale, «i fossili rappresenteranno l’81% della domanda mondiale di energia al 2030». Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) per il 2012 si prevede una richiesta di 90,5 milioni di barili al giorno di geggio, domanda che è destinata a crescere ancora e a raggiungere fra vent’anni i 103 milioni di barili/giorno (+18% rispetto al 2010).
Dal momento che il petrolio è una risorsa scarsa e non inesauribile ben si possono comprendere le criticità a cui si andrà incontro a partire da tutti questi presupposti: il mondo – come già accade – sarà sempre più segnato dalla lotta per il controllo di queste fonti energetiche. Luoghi come lo stretto di Hormuz nel Golfo Persico – dove transitano ogni giorno circa 17 milioni di barili di greggio (il 20% del fabbisogno mondiale quotidiano) -, il mar Caspio, ricco di gas, e la zona artica, di cui molti paesi rivendicano lo sfruttamento, sono zone già molto calde. Lì si combattono lotte per la supremazia mondiale e dagli equilibri che si definiscono in queste zone dipende l’aumento o la diminuzione del costo del greggio.
Anche per questo sarebbe di grande importanza trovare delle alternative. La Commissione Europea ha pubblicato una roadmap che disegna diversi scenari energetici per arrivare a un 2050 low carbon e tutte le diverse possibilità evidenziate prevedono un ruolo cruciale per le rinnovabili. Secondo le previsioni europee, ponendo al centro dei giochi la decarbonizzazione dell’Europa, le rinnovabili guadagneranno sempre più terreno. Se si considera lo scenario “alta efficienza energetica” nel settore elettrico, le fonti pulite contribuiranno a fornire il 64% di elettricità; mentre nello scenario “alte rinnovabili” potrebbero addirittura raggiungere il 97%.
Del resto, di questo trend se ne stanno accorgendo anche le aziende attive nel settore dei combustibili fossili: il rapporto Bp, infatti, conferma che in futuro, «fonti rinnovabili, nucleare e idroelettrico dovrebbero rappresentare più della metà della crescita nella produzione di energia». E, sull’onda di tale nuova consapevolezza, molte di queste compagnie stanno diversificando i loro business e a hanno cominciato a puntare sulle rinnovabili. Nel 2010, ad esempio, General Electric ha investito 5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo di tecnologie pulite e ha venduto prodotti e soluzioni “eco” per 85 miliardi di dollari.
Una riconversione lenta, forse, ma che è già cominciata.
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