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		<title>ricorso del Comune di Venezia al TAR contro l&#8217;inceneritore SG31</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 18:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">L&#8217;ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO organizza con le associazioni ambientaliste (Ass. Bortolozzo, Medicina democratica, Ambiente Venezia, Ecoistituto, WWF, Greenpeace, Comitati contro inceneritori Silea e Mogliano) per giovedi 29 luglio alle 9,30 un presidio davanti al TAR in strada Nuova a Venezia (Cannaregio 2277) in occasione della udienza del TAR in merito alla richiesta del Comune di Venezia sulla sospensione dei lavori al forno inceneritore SG31, autorizzato dalla Regione a bruciare 100.000 tonellate all&#8217;anno di rifiuti pericolosi provenienti da fuori Marghera.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il presidio del 1 luglio e il rinvio della sentenza al 29, ora i cittadini in rappresentanza delle associazioni, malgrado le vacanze, saranno presenti in un “happening” per ricordare  questo importante momento e la contrarietà della popolazione (ricordiamo che sono state raccolte  e consegnate in Regione 12.000 firme contro questo progetto e che i Consigli Comunale e Provinciale si sono espressi contro questo riavvio del forno inceneritore). Si invita la cittadinanza a partecipare e sono stati sollecitati a presenziare il Sindaco, l&#8217;Assessore all&#8217;ambiente e il Presidente della Municipalità di Marghera.</p>
<p style="text-align: justify">Un provvedimento giudiziale che intanto ordinasse la sospensione dei lavori sarebbe già un grande passo in avanti per fermare l&#8217;abominio dell&#8217;inceneritore, che con le sue emissioni peggiorerebbe sicuramente la qualità della vita del nostro territorio, e potrebbe segnare un primo freno alla nascita di un “polo rifiuti” a Marghera (ricordiamo che in commissione VIA sono in discussione le richieste di impianto di stoccaggio rifiuti speciali pericolosi STE per 100.000 t/a, di potenziamento dell&#8217;impianto trattamento rifiuti speciali pericolosi Alles, di aumento di volumi del trattamento di rifiuti speciali pericolosi Simar, di potenziamento dell&#8217;inceneritore rifiuti urbani di Fusina di Veritas).</p>
<p style="text-align: justify">Si riportano le motivazioni sostanziali addotte dal Comune per il ricorso :<br />
-    l&#8217;area dell&#8217;SG31 non è stata ancora bonificata come imposto dal Ministero dell&#8217;Ambiente nel 2008<br />
-    il Piano Regolatore comunale vieta impianti di trattamento rifiuti privati in conto terzi e industrie insalubri di prima classe, cioè con  sostanze cancerogene e tossiche come quelle che tratterebbe  l&#8217;SG31. La Regione, con la propria delibera, ha violato queste norme ampliando i codici di rifiuti conferibili e espandendo il bacino di utenza oltre il petrolchimico.<br />
-    Le opere edilizie nuove autorizzate sono variante allo strumento urbanistico vigente ed è competenza della Provincia , e non della Regione, autorizzare queste varianti in base alla Legge Regionale 11/04.<br />
-    la Regione ha giudicato non sostanziali le varianti all&#8217;impianto esistente, mentre le nuove strutture ricettive per i fanghi (vasche e serbatoi), l&#8217;essicatore di fanghi, il traffico di mezzi indotto dall&#8217;arrivo di rifiuti dal nord Italia, la nuova tipologia di rifiuti (non solo solidi ma anche liquidi) implicano modifiche sostanziali alle emissioni in aria e al rumore prodotto; la variante sostanziale avrebbe dovuto quindi seguire un iter di screening di VIA. Inoltre, se la modifica è sostanziale ricade anche nell&#8217;art. 16 della legge finanziaria regionale 11/10 che vieta ogni nuova autorizzazione finchè non venga approvato il Piano regionale rifiuti speciali.<br />
-    il Comune è già ampliamente fuori norma rispetto ai limiti di PM10 in aria, se partirà anche l&#8217;SG31 ci saranno nuove emissioni e un peggioramento dell&#8217;aria con diffusione di sostanze cancerogene e tossiche e ciò non è ammissibile per la tutela della salute pubblica. Oltretutto la Regione stessa, al termine della indagine epidemiologica condotta nel veneziano sugli effetti della diossina, conclude dicendo che bisogna cercare alternative all&#8217;incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute.</p>
<p style="text-align: justify">Assemblea Permanente contro il rischio chimico</p>
<p style="text-align: justify">F. Rigosi</p>
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		<title>A Monselice, contro il cementificio che vuol bruciare i rifiuti</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 18:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>
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		<description><![CDATA[Da Carta &#8211; 27/05/2010 &#8211; Giulio Todescan &#8211; www.carta.org
Sabato 29 maggio a Monselice si gioca una partita importante nella battaglia contro il «revamping» dell&#8217;Italcementi, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Da Carta &#8211; 27/05/2010 &#8211; Giulio Todescan &#8211; <a href="http://www.carta.org/campagne/ambiente/19588">www.carta.org</a></p>
<p style="text-align: justify">Sabato 29 maggio a Monselice si gioca una partita importante nella battaglia contro il «revamping» dell&#8217;Italcementi, il progetto di ristrutturare l&#8217;esistente cementificio con una nuova torre alta 122 metri e l&#8217;apertura a nuovi materiali da bruciare, compreso il cdr, ovvero i rifiuti. La manifestazione [partenza alle 16.30 da piazza Mazzini] di sabato nella cittadina della bassa padovana arriva in un momento di forti contrapposizioni: negli ultimi giorni c&#8217;è stato il voto a sorpresa del consiglio comunale che ha bocciato il progetto Italcementi, spaccando la maggioranza del sindaco di centrodestra Francesco Lunghi; c&#8217;è stata poi la presa di posizione dei consigli pastorali di alcune parrocchie, contrarie; e infine il parere della commissione tecnica del Parco dei colli Euganei, che ha definito il nuovo cementificio «incompatibile» con le finalità del Parco stesso. Ma è esplosa anche la contraddizione più grande, quella fra la necessità di liberarsi di un modello di sviluppo insostenibile e la difesa dei posti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">La posizione dei sindacati e dei cento [duecento con l'indotto] lavoratori dei tre cementifici di Monselice si è andata polarizzando in favore del progetto, che prevede altri trent&#8217;anni di lavorazione del cemento. Ne parliamo con Francesco Miazzi, consigliere comunale di Città Futura, lo scorso anno sfidante al ballottaggio dell&#8217;attuale sindaco, e anima dei comitati che si oppongono al revamping. «Questa è fra le quattro aree più inquinate del Veneto insieme a Porto Marghera, Porto Tolle e la valle del Chiampo. Fra chi verrà alla manifestazione ci sono anche i consigli pastorali del quartiere vicino al cementificio, con i figli di chi ci lavora. Sono ragioni ben radicate quelle del territorio stanco di vivere in un ambiante inquinato – dice Miazzi -. Chiediamo di venire qui sabato perché qui si gioca una battaglia fra le più difficili, dove la contraddizione tra ambiente e lavoro si esprime in modo più doloroso, ma apre anche lo spiraglio per un dibattito finalmente serio sul modello di sviluppo. L&#8217;unico parallelo in Veneto si può fare con Porto Marghera, più in grande».</p>
<p style="text-align: justify">La piccola Marghera della bassa è fatta di tre inceneritori in cinque km quadrati [un record], con emissioni di polveri e diossine superiori in media del 30 per cento rispetto agli inceneritori, perché per fare il cemento si brucia un po&#8217; di tutto: sabbie di fonderia ricche di residui di metalli, gessi chimici provenienti da Marghera, tonnellate di ceneri da tutto il nord Italia. Il nostro paese ha una produzione annua di cemento di 800 kg per abitante, il Veneto 1200. La media europea 400. La crisi e l&#8217;aumento dei costi hanno comunque abbattuto la produzione negli ultimi anni, e la risposta per abbattere i costi è il revamping, che aprirebbe alla possibilità di usare il redditizio cdr, i rifiuti da bruciare per fare il cemento. Nel 1996 Italcementi provò ad usare i copertoni esausti, nel 2001 fu la volta delle farine animali, ipotesi sempre respinte. Bruciando i rifiuti, i cementifici ci guadagnerebbero e potrebbero «stare sul mercato» ancora per anni. «Uno dei cementifici di Monselice sta per siglare un accordo con centro trattamento rifiuti di Sarzano [Rovigo] che tratta i rifiuti meccanicamente e li porterà nel cementificio – spiega Miazzi -. Portare i rifiuti in discarica costa 100 euro a tonnellata. Portarla in cementificio solo 50 euro di tonnellata. Invece di usare carbone e pet coke il cementificio riceverebbe soldi per ogni tonnellata smaltita. Per sostituire una tonnellata di carbone servono 2 tonnellate di cdr: doppio guadagno al posto di una spesa».</p>
<p style="text-align: justify">I 27 comuni della zona, il Parco, le parrocchie, alcune categorie economiche e ora anche il consiglio comunale di Monselice pensano invece che questa crisi sia l&#8217;occasione per uscire dalla monocoltura del cemento, anche affrontando il ricatto dei posti di lavoro. «In paese si respira un clima di scontro sociale fortissimo. Ma c&#8217;è anche molta partecipazione: il consiglio comunale è stato seguito da 700 persone in in video da un&#8217;aula magna, ed è stato trasmesso in diretta tv su Tele Estense – prosegue Miazzi -. Tre quarti della sala era popolazione contraria al revamping, un quarto erano sindacalisti, operai e i loro familiari. L&#8217;unico strumento democratico sarebbe il referendum ma nessuno si è sognato di concederlo. D&#8217;altra parte nessuno vuole chiudere i cementifici da un giorno all&#8217;altro: il documento dei sindaci [di tutti i partiti] pone con forza il discorso di aprire un tavolo e verificare cosa si può fare per l&#8217;occupazione. Le mobilitazioni di questi giorni chiedono di sospendere l&#8217;iter del progetto per discutere togliendo la pistola dal tavolo».</p>
<p style="text-align: justify">Dall&#8217;altra parte però il sindacato, partendo da posizioni dialoganti, si è irrigidito negli ultimi tempi, appoggiando senza riserve il progetto Italcementi. «Ci sono parti del sindacato meno rigide, ma non si sono ancora evidenziate. Ora c&#8217;è un appiattimento tra Cisl e Cgil, che prima facevano dei distinguo, la Cgil è stata contraria all&#8217;uso combustibili alternativi, negli anni scorsi. Ma chi era contro copertoni e farine animali ora appoggia il cdr. Le persone però vivono un disagio pesante: quando in una via a ridosso del cementificio hai tre bambini con shock anafilattico, quando la gente chiude le finestre perché arrivano zaffate di aria irrespirabile, il discorso di salvare cento posti di lavoro passa in secondo piano».</p>
<p style="text-align: justify">La torre di 122 metri che campeggia nei rendering dei progetti Italcementi sarebbe più alta della casa del Petrarca ad Arquà, che si staglia sui colli poco lontani. La torre – che si propone elegante e «firmata» &#8211; è percepita da molti come la croce sopra alle speranze del Parco, che negli anni ha costruito una piccola economia di agriturismi, agricoltura di qualità e turismo. L&#8217;ultima parola sulla questione la dirà la giunta provinciale di Padova, fra tre mesi. Francesco Miazzi ricorda come trent&#8217;anni fa furono chiuse le cave, a Monselice, fra le proteste, e come ora nessuno si sognerebbe di riaprirle.</p>
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		<title>RIFIUTI SPECIALI &#8211; La gestione</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 17:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;approccio comunitario e, di riflesso, quello nazionale e regionale sulle politiche di gestione dei rifiuti adotta un principio gerarchico che segue i seguenti criteri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;approccio comunitario e, di riflesso, quello nazionale e regionale sulle politiche di gestione dei rifiuti adotta un principio gerarchico che segue i seguenti criteri di priorità:</p>
<p>* prevenzione: riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti prodotti;<br />
* massimizzazione del recupero di materia e di energia dai rifiuti;<br />
* limitazione del ricorso allo smaltimento, visto come la fase residuale del ciclo di gestione dei rifiuti.</p>
<p>Per raggiungere questi obiettivi la gestione dei rifiuti deve essere effettuata in sicurezza garantendo che:</p>
<p>* le operazioni di recupero e di smaltimento non creino rischi per la salute e non danneggino l’ambiente;<br />
* <strong>si raggiunga l’autosufficienza nello smaltimento, al fine di ridurre la movimentazione dei rifiuti, realizzando idonei impianti in vicinanza del luogo di produzione.<br />
</strong><br />
La problematica più importante relativa alla gestione dei rifiuti è di evitare il trasferimento degli impatti ad essi correlati ad altre matrici ambientali e, nello stesso tempo, di impedire che gli effetti negativi delle attività di gestione si protraggano nel tempo con inevitabili danni per le generazioni future.</p>
<p>Anche nell’industrializzato Veneto, grazie alla normativa nazionale e regionale di settore e alle politiche ambientali, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un profondo cambiamento nell’approccio al problema della gestione dei rifiuti speciali.<br />
La Regione infatti risulta avviata al raggiungimento dell’autosufficienza nella gestione di tale tipologia di rifiuti e in particolare si colloca in ambito nazionale in posizione di eccellenza per quanto riguarda le operazioni di recupero. Permangono invece alcune situazioni di criticità, legate soprattutto allo smaltimento dei rifiuti pericolosi.</p>
<p><a href="http://L"></a><a href="http://www.arpa.veneto.it/rifiuti/htm/r_rs_gestione.asp">ARPAV &#8211; rifiuti speciali</a></p>
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		<title>Inceneritori, ora basta</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 17:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>

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da Terra &#8211; 18/4/2010 &#8211; Rossella Anitori &#8211; www.terranews.it
Riuscita la manifestazione a Parma
MOBILITAZIONE.
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<p>da Terra &#8211; 18/4/2010 &#8211; Rossella Anitori &#8211; <a href="http://www.terranews.it/news/2010/04/inceneritori-ora-basta">www.terranews.it</a></p>
<h2>Riuscita la manifestazione a Parma</h2>
<p style="text-align: justify">MOBILITAZIONE.<br />
Ieri a Parma la prima manifestazione nazionale contro gli impianti di incenerimento dei rifiuti. Alla giornata di protesta hanno aderito centinaia di comitati provenienti da ogni parte d’Italia.<br />
La loro è una lotta impopolare. Non incontra il favore della politica e le istituzioni preferiscono non sentirne parlare. Portarla avanti è difficile e richiede un grande impegno. Una presenza costante, caparbietà, competenza e coraggio. Eppure, il numero di cittadini disposti a mobilitarsi contro gli inceneritori cresce di giorno in giorno. Ieri, a Parma c’è stata la prima manifestazione nazionale, un appuntamento convocato dal coordinamento locale a cui hanno risposto le tante realtà attive sul territorio. Da Aosta a Palermo i comitati cittadini contro gli impianti di incenerimento rifiuti si contano a centinaia.   E la dinamica con cui entrano in scena è sempre la stessa: in difesa del territorio dove abitano, minacciato dalla mire affaristiche dell’imprenditore di turno, interessato a realizzare l’ennesimo forno in cui bruciare i rifiuti. Del resto <strong>in Italia questo tipo di impianti assorbe la maggior parte dei fondi destinati alle energie rinnovabili</strong> (Cip 6). Chi investe nella costruzione di un inceneritore è destinato a guadagnare: basti pensare che il proprietario di un impianto può rivendere al Gestore dei servizi elettrici l’energia prodotta a un costo maggiore rispetto a quello di mercato. Usufruendo di tutte le agevolazioni previste per le fonti rinnovabili, anche se di alternativo ha ben poco.   Anzi disincentivano la prevenzione nella produzione dei rifiuti e la raccolta differenziata: per funzionare hanno bisogno, infatti, di un apporto di immondizia costante e, insieme al resto, per facilitare la combustione, bruciano anche carta, legno e plastica, proprio quella parte di rifiuti che i cittadini selezionano a monte pensando di contribuire alla catena del riciclaggio. <strong>E se nell’ottica della riduzione e del risparmio questo tipo di impianti, il cui costo rimane estremamente alto, risulta a dir poco sconveniente, se si considerano anche i danni alla salute e all’ambiente, appare difficile capire perché ci si ostini a percorrere questa strada.</strong> Gli impianti di incenerimento rifiuti emettono, infatti, sostanze altamente contaminanti, mettendo in serio pericolo la salute dei cittadini.   Diossine, furani, piombo, cadmio, mercurio e una miriade di altri inquinanti che i dispositivi preposti al controllo neanche riescono a monitorare. <strong>La maggior parte dei composti dispersi nell’aria sono persistenti, rimangono nei tessuti degli animali e si trasferiscono da un organismo all’altro accumulandosi nella catena alimentare</strong>. Sono causa di numerose patologie, dai disturbi respiratori ai tumori più comuni, nel nostro Paese in aumento. In Italia di impianti del genere ce ne sono oltre 50.   La Regione con il numero più alto è la Lombardia, poi vengono l’Emilia Romagna e la Toscana. Nel Lazio è prevista la costruzione dell’inceneritore più grande. Ma il fronte del dissenso continua a crescere, le realtà locali non smettono di incontrarsi e ieri, da Parma è arrivato unitario un nuovo “basta”.</p>
<p style="text-align: justify">
<p><a href="http://margheraonline.it/files/inceneritore_pinocchio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-330" title="inceneritore_pinocchio" src="http://margheraonline.it/files/inceneritore_pinocchio.jpg" alt="inceneritore_pinocchio" width="420" height="336" /></a></p>
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		<title>La salute in cenere</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 18:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>

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		<description><![CDATA[da Terra -  17/4/2010 &#8211; Rossella Anitori - www.terranews.it
INTERVISTA.
Oggi a Parma la manifestazione nazionale contro gli impianti di incenerimento dei rifiuti. Ne parliamo con Patrizia Gentilini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da Terra -  17/4/2010 &#8211; Rossella Anitori - <a href="http://www.terranews.it/news/2010/04/la-salute-cenere-0">www.terranews.it</a></p>
<p style="text-align: justify">INTERVISTA.<br />
Oggi a Parma la manifestazione nazionale contro gli impianti di incenerimento dei rifiuti. Ne parliamo con Patrizia Gentilini, oncoematologo e responsabile Isde dei rapporti con i comitati dei cittadini.<br />
«Le alternative all’incenerimento dei rifiuti esistono e vanno immediatamente attuate». Non ha dubbi Patrizia Gentilini, responsabile dei rapporti con i comitati dei cittadini dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde). Oggi, a Parma, il Comitato per la corretta gestione dei rifiuti ha convocato una manifestazione nazionale contro tutti gli inceneritori. Per ribadire, ancora una volta e in maniera unitaria, che l’ultima cosa che bisogna fare con i nostri rifiuti è bruciarli.</p>
<p>Quali sono i pericoli associati a questa tecnica di smaltimento?<strong><br />
Incenerire i rifiuti significa provocare danni alla salute e all’ambiente. Nessuna tecnologia, neanche le migliori possono evitarli. </strong>Vivere in aree inquinate comporta conseguenze gravi, basti pensare all’aumento dei tumori. Negli Stati Uniti l’incremento è dello 0.6 per cento annuo, in Europa  dell’1.1, in Italia invece è del 2 per cento all’anno. <strong>Se poi parliamo dei bambini la situazione peggiora: i linfomi per la fascia di età compresa tra 0 e 14 anni crescono nel nostro Paese del 4 per cento all’anno contro una media europea dello 0,9 per cento.<br />
</strong><br />
Uno scenario che non può che suscitare inquietudine.<br />
Non possiamo ancora pensare che il problema del cancro sia un problema dello stile di vita.<strong> I bambini non bevono né fumano.</strong> Il problema è legato alle sostanze cancerogene con cui ogni giorno entriamo in contatto, <strong>sostanze che la madre trasmette al feto.</strong> Un rischio che in un Paese corrotto come l’Italia aumenta. Ogni giorno si sente parlare di un nuovo inceneritore sotto inchiesta, di controlli non eseguiti e forni alimentati con materiale pericoloso.</p>
<p>Come invertire la rotta?<br />
Bisogna puntare al riciclo completo della materia. Il tumore che guarisce al centro per cento è quello che non viene: la prevenzione primaria non è la cenerentola della medicina. <strong>È necessario quindi smettere di bruciare l’immondizia e implementare tutte le pratiche di riduzione dei rifiuti alla fonte,</strong> ridurre gli imballaggi, introdurre il vuoto a rendere e i prodotti alla spina, sistemi che in altri Paesi del mondo si stanno già affermando e che i cittadini sono pronti ad accogliere.</p>
<p>È vero che una parte dei rifiuti selezionati dai cittadini attraverso la raccolta differenziata finisce comunque negli inceneritori?<br />
Assolutamente sì. D’altronde in Italia mancano quegli impianti di riciclaggio che servono per il recupero dei rifiuti. Motivo per cui fare la raccolta differenziata o dire sì ad un sistema porta a porta non basta, i cittadini devono verificare qual è il destino dei materiali selezionati, perché spesso è proprio lì che casca l’asino.</p>
<p>Quale strada bisogna percorrere?<br />
<strong>Quella della riduzione dei rifiuti alla fonte, del riuso, del riciclaggio, di impianti per il recupero della frazione secca</strong> come quello inaugurato da Carla Poli a Vedelago. Bisogna smetterla anche di parlare di gestione integrata, perché è un sistema che accanto agli impianti di riciclaggio prevede pur sempre quelli di incenerimento. Dobbiamo spezzare con forza questa logica.  Gli inceneritori servono solo a procurare danni all’uomo e all’ambiente.</p>
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		<title>&#8220;La verità è che l&#8217;unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore&#8221;</title>
		<link>http://margheraonline.it/blog/inquinamento/la-verita-e-che-lunico-ostacolo-insuperabile-sulla-via-del-riciclaggio-e-la-costruzione-di-un-inceneritore/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 17:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla ciminiera di un inceneritore escono sostanze come ossidi di azoto, ossidi di zolfo e composti volatili diversi che reagiscono in condizioni di temperatura ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Dalla ciminiera di un inceneritore escono sostanze come ossidi di azoto, ossidi di zolfo e composti volatili diversi che reagiscono in condizioni di temperatura ed insolazione generando altri inquinati come l&#8217;ozono (un ossidante che rende difficile la respirazione) e le polveri sottili. Queste ultime, per le loro caratteristiche fisiche e tossicologiche, sono ritenute essere uno degli inquinanti più impattanti dal punto di vista sanitario e biologico: le polveri di diametro inferiore a 10 micron, le cosiddette PM10, sono in grado di superare la laringe e depositarsi nelle vie aeree; un sottoinsieme delle PM10 è costituito dalle PM2,5, polveri con diametro inferiore a 2,5 micron, in grado di penetrare nei bronchi. Più che un fattore chimico di inquinamento, le polveri sono da considerarsi un vettore fisico in grado di introdurre nell&#8217;organismo gli inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo che, sotto forma di nitrati e solfati, si combinano in acidi che attaccano il sistema respiratorio, ed i residui tossico-cancerogeni della combustione, come gli idrocarburi policiclici aromatici.</p>
<p style="text-align: justify">La provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori, soprattutto nel periodo 1972-1986. <strong>Nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che alla intensità dell&#8217;esposizione.</strong> Il rischio appare particolarmente concentrato nei comuni di Dolo, Stra, Vigonovo e Fiesso d&#8217;Artico che vengono interessati da venti prevalenti di Nord Ovest.<br />
Gli inceneritori con più alto livello di emissioni in atmosfera sono stati quelli che bruciavano rifiuti urbani. Nell&#8217;ordine sono seguiti quelli per rifiuti ospedalieri e quelli industriali, ricordando però come per quest&#8217;ultimi i problemi d&#8217;inquinamento storicamente rilevati riguardino in particolare una diversa matrice (acqua).<br />
Tra ubicazione geografica delle fonti inquinanti esaminate in questo studio ed aree di ricaduta della loro emissioni esisteva una grande distanza e di ciò dovrebbero tenere conto le valutazioni di impatto ambientale di questi impianti.<br />
<strong>L&#8217;indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell&#8217;incenerimento</strong>, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule bersaglio, sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione. Un fenomeno difficilmente evitabile da misure di prevenzione basate sul solo contenimento di concentrazioni di inquinante ammesse per singole fonti di emissione in atmosfera.<br />
Le politiche ambientali dovrebbero porre al centro delle proprie strategie la riduzione della produzione dei rifiuti come necessario obiettivo di prevenzione primaria. (*)</p>
<p style="text-align: justify">(&#8230;) i sistemi di incenerimento dei rifiuti (così come la loro tumulazione in discarica) vanno respinti perchè intrinsecamente pericolosi per la salute pubblica e l&#8217;ambiente e perchè rappresentano gli anelli di una tossica catena che autoperpetua un sistema produttivo e sociale fortemente inquinante. Va demistificato il luogo comune che questi problemi sono risolvibili con il miglioramento tecnologico degli impianti. Sia chiaro, nessuno vuole negare i possibili miglioramenti, ma altro è il problema.<br />
Infatti <strong>nessun sistema è in grado di far scomparire i contaminanti, ma solo di trasformarli e trasferirli nell’ambiente, in misura più o meno elevata, con le emissioni. Per non dire dell’inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle falde idriche causato dalle scorie e dalle ceneri originate dai processi di combustione e tumulate in discarica.<br />
</strong>(&#8230;) l&#8217;inaccettabilità della pratica dell&#8217;incenerimento dei rifiuti si fonda anche su ragioni socio-economiche in quanto la pratica dell’incenerimento autoperpetua il ciclo dell&#8217;inquinamento e dello spreco dei materiali.<br />
Va detto che una delle principali difficoltà per realizzare una efficace politica di riciclaggio dei materiali è costituita dall&#8217;opposizione palese ed occulta condotta dalla lobby economica legata direttamente o indirettamente all&#8217;incenerimento dei rifiuti . Al riguardo sono di estrema attualità le lucide parole dello studioso americano Barry Commoner : &#8220;La verità è che l&#8217;unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore&#8221;. Infatti è facilmente intuibile che ciò che si può bruciare si può anche riciclare (e ciò che – alla fine della sua vita di merce – non potrebbe che essere smaltito rende solo evidente non l’ineluttabilità della pratica dell’incenerimento e delle discariche ma piuttosto la necessità di efficaci interventi sul modo di produzione delle merci). (**)</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">(*) Da &#8220;I quaderni della salute del Comune di Venezia, pubblicazione n° 4/2010, a cura di Nicoletta Benatelli, pagine 40 e 41.<br />
Titolo:&#8221;Registro tumori, registro mesoteliomi, ordine dei medici, comune di Venezia ed ARPAV. Dati ed analisi per la prevenzione della salute pubblica.</p>
<p style="text-align: justify">(**) Da &#8220;Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti&#8221; (parte IV) di Marco Caldiroli per Medicina Democratica</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perchè abbiamo presenziato al Consiglio Comunale straordinario</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 17:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo video sono spiegati i motivi per i quali, come Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico e come privati cittadini, abbiamo voluto assistere e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9JCK9I46AbA">video</a> sono spiegati i motivi per i quali, come Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico e come privati cittadini, abbiamo voluto assistere e far sentire la nostra opinione al Consiglio Comunale straordinario tenutosi il giorno 18 marzo scorso.</p>
<p>Nella rassegna stampa (<a href="http://margheraonline.it/rassegna-stampa/il-gazzettino/marghera-due-volte-no-ai-veleni/">qui</a> e <a href="http://margheraonline.it/rassegna-stampa/la-nuova-venezia/bocciato-linceneritore-di-rifiuti-tossici/">qui</a>) il resoconto della giornata.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Appello dei pediatri di famiglia di Mestre e Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 10:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo il testo dell&#8217;appello firmato dai pediatri del nostro territorio; come professionisti constatano in prima persona gli effetti deleteri dell&#8217;avvelenamento dell&#8217;aria sui bambini e sono, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Riportiamo il testo dell&#8217;appello firmato dai pediatri del nostro territorio; come professionisti constatano in prima persona gli effetti deleteri dell&#8217;avvelenamento dell&#8217;aria sui bambini e sono, giustamente, preoccupati sia dall&#8217;aumento dell&#8217;inquinamento che  dalla  riattivazione dell&#8217;inceneritore di rifiuti tossico-nocivi SG31.</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Apprendiamo con preoccupazione la notizia della decisione della Regione Veneto di autorizzare il potenziamento dell&#8217;inceneritore SG31 nella zona ­­ industriale di Marghera.<br />
Come pediatri ci permettiamo di porre in evidenza come i bambini siano, per la durata di esposizione, le caratteristiche somatiche, le peculiarità metabolico-nutrizionali, i soggetti che in modo più marcato e duraturo sono esposti agli effetti dannosi dell&#8217;inquinamento, sin dal concepimento nel grembo materno.<br />
Tenendo conto dei numerosi studi scientifici che indagano  il possibile collegamento tra l&#8217;esposizione ai prodotti dell&#8217;incenerimento di rifiuti e lo sviluppo di gravi patologie, sentiamo il dovere di chiedere ai nostri Amministratori di porre in atto una approfondita valutazione scientifica sui rischi che il potenziamento di tale impianto può comportare  per la salute della nostra popolazione prima di avviarne la definitiva messa in funzione.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Francesco Baldin<br />
Cinzia Cecchinato<br />
Enrico Ferrara<br />
Silvia Girotto<br />
Lucia Magagnato<br />
Gabriella Medico<br />
Enrico Paradiso<br />
Andrea Passarella<br />
Maria Pellosio<br />
Monica Penzo<br />
Gianna Pettenà<br />
Paolo Regini<br />
Andrea Schiavon<br />
Flavio Semenzato<br />
Annarosa Tessari</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://margheraonline.it/rassegna-stampa/la-nuova-venezia/sos-dei-pediatri-%C2%ABcancro-e-allergie-in-aumento-nei-bimbi%C2%BB/">SOS dei pediatri</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://margheraonline.it/rassegna-stampa/la-nuova-venezia/sos-dei-pediatri-%C2%ABcancro-e-allergie-in-aumento-nei-bimbi%C2%BB/"> </a><a href="http://margheraonline.it/rassegna-stampa/la-nuova-venezia/sos-dei-pediatri-%C2%ABcancro-e-allergie-in-aumento-nei-bimbi%C2%BB/"><span style="text-decoration: underline"></span></a><a href="http://margheraonline.it/rassegna-stampa/il-gazzettino/anche-i-pediatri-contro-linceneritore/">Anche i pediatri contro l&#8217;inceneritore</a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
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		<title>Interpellanza del Senatore F. Casson in merito a Vinyls</title>
		<link>http://margheraonline.it/blog/marghera/interpellanza-del-senatore-f-casson-in-merito-a-vinyls/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 18:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ssaturnini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marghera]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
AL MINISTRO  DELLO SVILUPPO ECONOMICO
AL MINISTRO DELL&#8217;AMBIENTE
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
PREMESSO CHE:
La Vinyls Italia Spa deriva dalla Ineos Vinyls Italia spa, ex EVC [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA</p>
<p>AL MINISTRO  DELLO SVILUPPO ECONOMICO<br />
AL MINISTRO DELL&#8217;AMBIENTE<br />
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA</p>
<p>PREMESSO CHE:</p>
<p>La Vinyls Italia Spa deriva dalla Ineos Vinyls Italia spa, ex EVC Italia Spa, che possedeva impianti italiani per la produzione di cloruro di vinile monomero (CVM) e polimero (PVC) negli stabilimenti di Porto Marghera, Ravenna e Porto Torres, nonchè di PVC Compounds  in altri quattro stabilimenti (Argenta, Marghera, Pavia, Frosinone), oltre ad ulteriori due  stabilimenti di produzione di PVC Film.<br />
Fino al 30 giugno 2005 la società è stata controllata dalla EVC International NV e dalla EVC (UK) Ltd.<br />
In data 1 luglio 2005 la Ineos Vinyls Holdings Ltd ha provveduto a conferire tutte le attività e le passività alla Ineos Vinyls Newco Ltd e a porre in liquidazione la EVC International NV.<br />
Inoltre, sempre in tale data, tutte le società ex EVC hanno cambiato la propria ragione Sociale in Ineos. Conseguentemente, la EVC (Italia) SpA è divenuta Ineos Vinyls Italia SpA, determinando i connessi cambiamenti di proprietà delle azioni e di denominazione.<br />
Si giungeva così al 28 dicembre 2005, data in cui Ineos Vinyls Uk Ltd cedeva le azioni della Ineos Vinyls Italia SpA alla Ineos Vinyls Ltd, che ne è quindi divenuta socio unico; sempre in pari data Ineos Vinyls Ltd ha ceduto, con effetto immediato, l’intero pacchetto azionario detenuto in Ineos Vinyls Italia SpA alla controllata, costituita in data 15 dicembre 2005 e denominata Ineos Vinyls Holdings Italia Srl. Tale Società è quindi divenuta unica detentrice del pacchetto azionario di Ineos Vinyls Italia SpA.<br />
La Società è divenuta  soggetta alla Direzione e coordinamento di INEOS Vinyls Ltd.<br />
A partire dal 1 gennaio 2006, la Società  ha conferito  le attività e passività che facevano capo alle Divisioni Compounds, Rigid Film e Packaging Film  alle Società di nuova costituzione  Ineos Compounds Italia Srl e Ineos Films Italia Srl.<br />
Il 24 gennaio 2006 ha ceduto tali partecipazioni alla sua controllante Ineos Vinyls Holdings Italia Srl.<br />
In data  26/7/2006 la Ineos Vinyls Holdings Italia Srl ha ceduto l’intero pacchetto azionario, detenuto nella INEOS Vinyls Italia Spa, alle  Società di diritto Inglese  Vinyls Italia Ltd e Vinyls Italia 2 Ltd.</p>
<p>CONSIDERATO  CHE:</p>
<p>1.la nuova società Ineos Vinyls Italia spa, ha presentato nei successivi anni, bilanci negativi. Ma nonostante ciò il Consiglio di Amministrazione della Ineos Italia e l’ ”azionista” di riferimento non hanno ritenuto di prendere significative iniziative per una differente gestione delle attività italiane miranti alla riduzione delle perdite e al contenimento dei costi di gestione. Nel 2006 la società Ineos Italia, aveva conferito alla società di gestione aziendale Proudfood uno studio, in seguito al quale alcune cariche aziendali venivano ridimensionate, tra cui quella di un amministratore delegato.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">2.In un periodo immediatamente successivo, la stessa funzione veniva riabilitata.   Notizie di stampa parlano di documenti che attesterebbero la decisione da parte di Ineos Vinyls Italia, già nel 2006, di chiudere gli impianti italiani nel gennaio 2009, come poi è avvenuto, e che i costi di uscita “regolare” sarebbero stati stimati bel oltre i 100 ml di euro. (Progetto Phoenix).</p>
<p>3.Nel 2007 è stato ceduto da Ineos Group alla società Vinnolit il business del PVC Emulsione, incluse le produzioni provenienti dall’impianto di Porto Torres, per il quale veniva stipulato un contratto di produzione in conto lavorazione. La stessa società Vinnolit ha poi annullato tale accordo di conto lavorazione nel novembre 2008. Dopo solo un anno così la Ineos Vinyls Italia si è vista tornare indietro un impianto, che era già di sua proprietà, con una minor quota di mercato (meno del 50% del mercato posseduto prima della cessione in conto lavorazione eroso dalla stessa  Vinnolit). In aggiunta l’accordo commerciale prevedeva una serie di vincoli contrattuali che consentivano di vendere il prodotto solo in aree economicamente poco interessanti impedendo la vendita in aree di maggior remunerazione,  quali l’Europa.</p>
<p>4.Contemporaneamente la società ha deciso di appoggiare sulla sua società italiana, la Ineos Vinyls Italia, le cosiddette “vendite a row” della Ineos Group, che erano e sono prevalentemente tese a fornire mercati del Medio Oriente / Oriente che prevede vendite espresse in dollari a prezzi nettamente più bassi del mercato europeo; non è chiaro se le conseguenti perdite siano state ripartite equamente tra le altre società che producono PVC della Ineos Group o se sono state allocate tutte sul bilancio della sola  Ineos Vinyls Italia, aggravandone di conseguenza il bilancio economico.</p>
<p>5.Secondo quanto riportato dalla stampa, almeno una grande parte del debito di circa 80 ml € che Ineos Vinyls Italia aveva, e Vinyls Italia ha con il gruppo ENI,  principalmente Syndial/PolimeriEuropa, è relativo al periodo successivo ad agosto 2008. Quindi tale debito risalirebbe sostanzialmente al periodo successivo alla dichiarazione di Ineos Group di uscire dall’Italia, dichiarazione resa ufficiale  nel periodo aprile-maggio 2008, e quindi di chiudere gli impianti di produzione di CVM/PVC in Italia. E’ evidente che tale aumento significativo del debito ha reso la società molto “meno appetibile” da parte di chi avrebbe potuto essere interessato a rilevarne la proprietà.</p>
<p>6. Il 31 marzo 2009 è avvenuta la vendita della Ineos Vinyls Italia a due Società del   cav. Sartor,  la Sartor Investiment srl e  la Sartor Holding Srl (società con capitale sociale, da quanto apparso sulla stampa, di poche decine di migliaia di euro) che così sono diventate proprietarie degli impianti di produzione di CVM e PVC situati a Porto Marghera, Porto Torres e Ravenna. La nuova società ha preso il nome di Vinyls Italia SpA. Dopo solo 20 giorni dall’acquisizione, la nuova proprietà ed il nuovo CdA hanno prima comunicato ufficiosamente e poi ufficialmente che, a causa di non ben chiare insolvenze contrattuali, la società non poteva continuare ad operare e che quindi era stata presentata richiesta di fallimento in proprio, peraltro poi sfociata nell’Amministrazione Straordinaria.<br />
La strada della richiesta di Amministrazione Straordinaria al Tribunale sarebbe stata suggerita alla Vinyls Italia direttamente dall’Avv. Mauro Pizzigati.</p>
<p>7.In precedenza lo stesso cav. Sartor aveva acquistato sempre da Ineos Vinyls Italia (i giornali hanno riportato  una cifra non particolarmente elevata di 8,5 ml €) anche gli impianti di produzione di PVC Compounds. Ma l’istanza di fallimento in proprio è stata presentata per la sola Vinyls Italia proprietaria degli impianti di produzione PVC resina di P. Marghera, P. Torres e Ravenna.</p>
<p>8.In riferimento ai suddetti impianti Compounds, inoltre la ex Ineos Vinyls  Italia  Spa aveva ereditato, acquisendo la EVC Compounds, un contenzioso fiscale con l’Agenzia delle Entrate per un valore di 25 ml €. Al fine di facilitare la negoziazione tra Ineos Vinyls Italia ed il cav. Sartor, nonostante la vittoria nei giudizi di primo e secondo grado, è stata effettuata una transazione con l’Agenzia delle Entrate per un importo di circa 10 ml €, il cui valore però e’ stato scritto a carico della Ineos Vinyls Italia, peggiorando così ulteriormente il bilancio 2008 e di conseguenza il debito della nuova società Vinyls Italia. Non è chiaro per quale ragione la Ineos Vinyls Italia abbia accettato di farsi carico di tale debito con l’Agenzia delle Entrate di pertinenza di un’altra società.</p>
<p>9.Tra le motivazioni addotte, per quanto riportato dalla stampa, ci sarebbe il mancato rispetto dei contratti di fornitura delle Materie Prime con l’applicazione di prezzi diversi da quelli concordati. Sembra però che negli stessi contratti firmati non fossero stati definiti i prezzi di acquisto e le tempistiche di fornitura delle Materie Prime, come avrebbe dovuto essere fatto per assicurare la consegna delle  stesse a prezzi di acquisto convenienti, in particolare tenuto conto  della  debolezza  economico/finanziaria della società e del  mercato.</p>
<p>10.In merito poi alla nomina degli attuali Commissari giudiziari, quindi  straordinari, è singolare il fatto che uno dei tre commissari nominati (l&#8217;avvocato Pizzigati) fosse stato ingaggiato a fine anno 2008, prima da Ineos e poi dal gruppo Sartor, in qualita’ di consulente legale. Un&#8217;altra singolarità consiste nel fatto che un altro dei tre Commissari, l&#8217;ingegnere Appeddu, si sarebbe licenziato in qualita’ di dirigente di questa Società per essere nominato Commissario.</p>
<p>11.A Luglio 2009 i Commissari giudiziari danno la delega della gestione aziendale all’Amministratore Delegato in carica. Su esplicito suggerimento dello stesso AM,  la manutenzione straordinaria degli impianti,  necessaria a fronte di scadenze di legge prestabilite ed in previsione di una allora imminente ripartenza produttiva, è stata affidata alla  Videa srl, società del gruppo del cav. Sartor.   Affidamento in realtà veramente singolare, in quanto non sarebbe stata bandita alcuna gara d’appalto, ma l&#8217;affidamento sarebbe stato disposto d’ufficio ad una società del gruppo del cav. Sartor, la quale ha, a sua volta, appaltato ad altre società gli interventi manutentivi. Tale intervento di manutenzione, pari a ca. 2,5/3 milioni di Euro e’ stato saldato (alcune ultime tranche in questi ultimi mesi) completamente, malgrado la lista di numerosi fornitori ancora in attesa di liquidazione.</p>
<p>12.Tra  ottobre 2008 e novembre 2008 sarebbero state movimentate circa 5.000 tonnellate  di prodotto su Porto Marghera in maniera virtuale, verso una società del gruppo Sartor,  per  aumentare il fatturato e poi essere successivamente stornato.</p>
<p>13.Non ci si spiega perché, a fronte di un grosso indebitamento e l’impossibilità di acquistare le materie prime per far ripartire gli impianti, a settembre 2009 si sarebbe rifiutata una transazione con il Gruppo Sirci, cliente Vinyls debitore per un totale di oltre 4.500 milioni e di cui ne offriva circa 3.8, in conseguenza delle perdite subite dal non ricevimento merci.</p>
<p>14.Dopo 8 mesi di amministrazione straordinaria, il debito della Vinyls è continuato ad aumentare, i fornitori continuano a non essere pagati e le perdite aumentano a fronte di un fatturato aziendale vicino allo zero. Non ci si spiega come mai sia stata rifiutata la proposta di “lavorazione in conto terzi” da parte del gruppo chimico Bertolini di Bologna, che avrebbe quanto meno garantito una ripartita degli impianti. Ad ottobre era stato comunicato che, successivamente alla presentazione del piano industriale al  Ministero, sarebbe stata aperta la gara d’acquisto internazionale, mentre ad oggi, a fronte delle 5 ipotetiche aziende interessate, si tratta unicamente con un gruppo arabo. (RAMCO,  tra l’altro già in affari con Sartor con la Raimondi SPA)</p>
<p>15.   Il decreto legge 270/1999 che disciplina la procedura di amministrazione straordinaria di una società &#8211; come Vinyls Italia, sottoposta alla citata procedura dall&#8217;estate 2009 &#8211; prevede che entro quindici giorni dalla nomina dei commissari straordinari di un’azienda in fallimento, il ministro dello Sviluppo nomini con decreto un Comitato di Sorveglianza, composto da tre o cinque membri.  Nel caso di Vinyls il ministero ha nominato i 5 membri del Comitato che dovrebbero &#8220;sorvegliare&#8221; i commissari di Vinyls, con un decreto che porta la data del 22 dicembre 2009, ben quattro mesi dopo la nomina dei tre commissari (gli avvocati veneziani Mauro Pizzigati e Giorgio Simeone e l’ingegnere Francesco Appeddu) avvenuta con decreto del tribunale di Venezia il 13 agosto del 2009.  La notifica della nomina è arrivata ai membri del Comitato solo agli inizi del febbraio 2010. Il presidente del Comitato è il commercialista di Portogruaro , Mario Salvador, e gli altri membri sono: il commercialista di Benevento, Carlo Conte; il dottor Attilio Fiore già rappresentante del ministero nell’Osservatorio Nazionale del settore chimico; e due avvocati in rappresentanza delle società di creditori chirografari, Polimeri Europa (Eni) e Del Corona e Scardigli autotrasporti di Livorno. Il primo incontro con i commissari straordinari del Comitato è stato fissato per il 17 marzo, senza che ci sia stata  prima nessuna riunio<strong>ne del   Comitato stesso.</strong></p>
<p><strong>16.Di recente, sarebbe stato presentato un esposto alla procura della Repubblica di Venezia da parte di SYNDIAL, società del gruppo ENI, relativamente alla carenza di manutenzione e alla sicurezza degli impianti gestiti da Vynils.  Poiché, all&#8217;interno dello stabilimento petrolchimico di Porto Marghera, esistono diverse situazioni teoricamente a rischio di incidenti rilevanti, (&#8221;legge Seveso&#8221;), riveste un carattere di interesse pubblico e di urgenza sapere come in realtà stiano i fatti e se i lavoratori e la popolazione corrano veramente dei rischi.<br />
</strong>Ciò si sostiene in quanto, soprattutto in una fase di grave crisi economica o addirittura di dismissione degli impianti, invece che assistere ad una diminuzione dei controlli e delle verifiche, nonché degli investimenti, dovremmo assistere ad una maggiore sensibilità e attenzione da parte di tutte le autorità pubbliche preposte.</p>
<p>RITENUTO CHE:</p>
<p>i fatti e le circostanze esposti destino numerose e rilevanti perplessità sotto diversificati profili, di competenza rispettivamente dei Ministri che si intendono interrogare;</p>
<p>SI CHIEDE AI MINISTRI INDICATI IN INTESTAZIONE, nell&#8217;ambito delle rispettive competenze, DI SAPERE:</p>
<p>se siano a conoscenza dei fatti e delle circostanze così come esposti e se i medesimi corrispondano a realtà;<br />
quali siano le previsioni di carattere economico-finanziario;<br />
quali siano i motivi dei ritardi segnalati per la nomina del comitato di sorveglianza;<br />
come si intendano tutelare i lavoratori;<br />
se le circostanze relative al segnalato rischio di incidente siano già stati portati a loro conoscenza e se corrisponda al vero una diminuzione del numero del personale e dei vigili interni allo stabilimento addetti alla prevenzione e alla sicurezza;<br />
se sia pendente procedimento penale per ipotesi di violazione di norme sia della &#8220;legge fallimentare&#8221; sia in materia di tutela dell&#8217;ambiente e della sicurezza collettiva;<br />
quale sia lo stato delle eventuali indagini in questione.</p>
<p>Senatore Felice Casson</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Per i candidati &#8230; domanda N.3 &#8211; Gestione dell’emergenza PM10</title>
		<link>http://margheraonline.it/blog/politica/per-i-candidati-domanda-n-3/</link>
		<comments>http://margheraonline.it/blog/politica/per-i-candidati-domanda-n-3/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 22:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>anthony</dc:creator>
				<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Gent. Candidato,
 
 in qualità di  candidato Sindaco del Comune di Venezia riteniamo  opportuno rivolgerle  alcune specifiche domande sulle sue  proposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gent. Candidato,</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> in qualità di  candidato Sindaco del Comune di Venezia riteniamo  opportuno rivolgerle  alcune <strong>specifiche domande</strong> sulle sue  proposte che riguardano la  relazione tra la <strong>salute</strong> ed il critico  contesto <strong>ambientale</strong> del territorio veneziano. </em></p>
<p><em>Per quanto riguarda il quadro  complessivo delle interazioni  salute ambiente con un focus specifico sul  nostro Comune la rimandiamo  agli approfondimenti di autorevoli esperti  medici riportati sui  Quaderni della Salute N.1, 4 e 5. Gli aspetti  critici di tali  interazioni, su scala locale e globale sono riportati  nel contributo  “La sfida politica. Inquinamento e danni alla salute. Un  cambiamento è  urgente nel nostro modello di vita”, nel Quaderno N.5;  un’analisi  puntuale delle fonti di impatto è invece presente nel  contributo “La  mappa dell’inquinamento veneziano. Dal ciclo del cloro  allo smog.”, nel  Quaderno N.1.</em></p>
<p><em>Di seguito sono riportate  le domande che le poniamo.  Cordialmente,  Anthony Candiello</em></p>
<p><strong>Domanda n.3 – Gestione dell’emergenza PM10</strong></p>
<p>L’inquinante più evidente nell’intera Pianura Padana, in Veneto ed in particolare a Venezia, è rappresentato dalle <strong>polveri fini</strong>. Tra queste, la frazione pm10 è sotto attenzione per via dei gravi impatti sulla popolazione.</p>
<p>Le centraline di Arpav riportano medie annuali di pm10 che oscillano tra <strong>43</strong> e <strong>57</strong> μg/mc, che si sono tradotti nel superamento delle soglie di legge in quasi metà dei giorni negli ultimi anni. Similmente avviene per le centraline di Marghera dell’Ente Zona Industriale, che oscillano tra 31 e 63, con picchi di 123 μg/mc. Valori mediamente elevati sono presenti da tempo nel veneziano: le concentrazioni medie giornaliere di pm10 nel territorio veneziano sono <strong>mediamente prossime</strong> al valore limite di <strong>50 μg/mc</strong> ed associate ad alti valori di ozono.  Non sono solo le medie, ma anche i valori assoluti a preoccupare.</p>
<p><strong>Dati scientifici</strong> indicano che agli attuali valori di <strong>50</strong><strong>mg/mc</strong> si ha un <strong>3%</strong> di mortalità generale da attribuirsi alle polveri sottili nel <em>breve termine</em>, ovvero nel giorno stesso o entro qualche giorno dall’esposizione. Studi sistematici di <em>lungo termine</em> hanno invece stimato che i livelli correnti di polveri sottili in aree urbane comporterebbero un aumento della mortalità generale di circa il (!!!) <strong>15%</strong>.</p>
<p>Il dato in sé potrebbe suggerire i soliti interventi palliativi quali le (pur meritevoli) domeniche ecologiche, che si traducono in 2-3 giornate l’anno nel quale si fermano i veicoli leggeri in transito urbano, o in interventi leggermente più ampi che coinvolgono i mezzi leggeri meno ecologici. L’analisi del dato fornito da Arpav nel 2007 sulle responsabilità emissive da pm10 nel Comune di Venezia suggerisce però interventi di tutt’altra tipologia: valori <strong>residuali</strong>, prossimi al 3% del pm10 sono attribuibili ai <strong>mezzi leggeri</strong>.</p>
<p>Mentre si trascurano percentuali che <strong>sfiorano il 50% </strong>per quanto riguarda le <strong>centrali a carbone</strong>, percentuali <strong>a due cifre</strong> per quanto riguarda gli <strong>inceneritori</strong> e responsabilità per circa <strong>un terzo</strong> del totale per le attività industriali. Di qui la proposta: non è che sia il caso, nelle domeniche ecologiche, di fermare invece le centrali a carbone?</p>
<p><em>D3. Quali sono gli <strong>interventi immediati</strong> che propone per la futura Amministrazione al fine di <strong>incidere</strong> con <strong>efficacia</strong> nel merito delle alte concentrazioni presenti tutto l’anno a Venezia di <strong>pm10</strong>? Avete in programma interventi a riduzione della produzione di pm10 di <strong>centrali elettriche</strong>, <strong>inceneritori</strong> ed <strong>attività industriali</strong>?</em></p>
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