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ricorso del Comune di Venezia al TAR contro l’inceneritore SG31

Luglio 27, 2010

L’ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO organizza con le associazioni ambientaliste (Ass. Bortolozzo, Medicina democratica, Ambiente Venezia, Ecoistituto, WWF, Greenpeace, Comitati contro inceneritori Silea e Mogliano) per giovedi 29 luglio alle 9,30 un presidio davanti al TAR in strada Nuova a Venezia (Cannaregio 2277) in occasione della udienza del TAR in merito alla richiesta del Comune di Venezia sulla sospensione dei lavori al forno inceneritore SG31, autorizzato dalla Regione a bruciare 100.000 tonellate all’anno di rifiuti pericolosi provenienti da fuori Marghera.

Dopo il presidio del 1 luglio e il rinvio della sentenza al 29, ora i cittadini in rappresentanza delle associazioni, malgrado le vacanze, saranno presenti in un “happening” per ricordare  questo importante momento e la contrarietà della popolazione (ricordiamo che sono state raccolte  e consegnate in Regione 12.000 firme contro questo progetto e che i Consigli Comunale e Provinciale si sono espressi contro questo riavvio del forno inceneritore). Si invita la cittadinanza a partecipare e sono stati sollecitati a presenziare il Sindaco, l’Assessore all’ambiente e il Presidente della Municipalità di Marghera.

Un provvedimento giudiziale che intanto ordinasse la sospensione dei lavori sarebbe già un grande passo in avanti per fermare l’abominio dell’inceneritore, che con le sue emissioni peggiorerebbe sicuramente la qualità della vita del nostro territorio, e potrebbe segnare un primo freno alla nascita di un “polo rifiuti” a Marghera (ricordiamo che in commissione VIA sono in discussione le richieste di impianto di stoccaggio rifiuti speciali pericolosi STE per 100.000 t/a, di potenziamento dell’impianto trattamento rifiuti speciali pericolosi Alles, di aumento di volumi del trattamento di rifiuti speciali pericolosi Simar, di potenziamento dell’inceneritore rifiuti urbani di Fusina di Veritas).

Si riportano le motivazioni sostanziali addotte dal Comune per il ricorso :
-    l’area dell’SG31 non è stata ancora bonificata come imposto dal Ministero dell’Ambiente nel 2008
-    il Piano Regolatore comunale vieta impianti di trattamento rifiuti privati in conto terzi e industrie insalubri di prima classe, cioè con  sostanze cancerogene e tossiche come quelle che tratterebbe  l’SG31. La Regione, con la propria delibera, ha violato queste norme ampliando i codici di rifiuti conferibili e espandendo il bacino di utenza oltre il petrolchimico.
-    Le opere edilizie nuove autorizzate sono variante allo strumento urbanistico vigente ed è competenza della Provincia , e non della Regione, autorizzare queste varianti in base alla Legge Regionale 11/04.
-    la Regione ha giudicato non sostanziali le varianti all’impianto esistente, mentre le nuove strutture ricettive per i fanghi (vasche e serbatoi), l’essicatore di fanghi, il traffico di mezzi indotto dall’arrivo di rifiuti dal nord Italia, la nuova tipologia di rifiuti (non solo solidi ma anche liquidi) implicano modifiche sostanziali alle emissioni in aria e al rumore prodotto; la variante sostanziale avrebbe dovuto quindi seguire un iter di screening di VIA. Inoltre, se la modifica è sostanziale ricade anche nell’art. 16 della legge finanziaria regionale 11/10 che vieta ogni nuova autorizzazione finchè non venga approvato il Piano regionale rifiuti speciali.
-    il Comune è già ampliamente fuori norma rispetto ai limiti di PM10 in aria, se partirà anche l’SG31 ci saranno nuove emissioni e un peggioramento dell’aria con diffusione di sostanze cancerogene e tossiche e ciò non è ammissibile per la tutela della salute pubblica. Oltretutto la Regione stessa, al termine della indagine epidemiologica condotta nel veneziano sugli effetti della diossina, conclude dicendo che bisogna cercare alternative all’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute.

Assemblea Permanente contro il rischio chimico

F. Rigosi

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Perchè abbiamo presenziato al Consiglio Comunale straordinario

Marzo 25, 2010

In questo video sono spiegati i motivi per i quali, come Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico e come privati cittadini, abbiamo voluto assistere e far sentire la nostra opinione al Consiglio Comunale straordinario tenutosi il giorno 18 marzo scorso.

Nella rassegna stampa (qui e qui) il resoconto della giornata.

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Appello dei pediatri di famiglia di Mestre e Venezia

Marzo 24, 2010

Riportiamo il testo dell’appello firmato dai pediatri del nostro territorio; come professionisti constatano in prima persona gli effetti deleteri dell’avvelenamento dell’aria sui bambini e sono, giustamente, preoccupati sia dall’aumento dell’inquinamento che  dalla  riattivazione dell’inceneritore di rifiuti tossico-nocivi SG31.

“Apprendiamo con preoccupazione la notizia della decisione della Regione Veneto di autorizzare il potenziamento dell’inceneritore SG31 nella zona ­­ industriale di Marghera.
Come pediatri ci permettiamo di porre in evidenza come i bambini siano, per la durata di esposizione, le caratteristiche somatiche, le peculiarità metabolico-nutrizionali, i soggetti che in modo più marcato e duraturo sono esposti agli effetti dannosi dell’inquinamento, sin dal concepimento nel grembo materno.
Tenendo conto dei numerosi studi scientifici che indagano  il possibile collegamento tra l’esposizione ai prodotti dell’incenerimento di rifiuti e lo sviluppo di gravi patologie, sentiamo il dovere di chiedere ai nostri Amministratori di porre in atto una approfondita valutazione scientifica sui rischi che il potenziamento di tale impianto può comportare  per la salute della nostra popolazione prima di avviarne la definitiva messa in funzione.”

Francesco Baldin
Cinzia Cecchinato
Enrico Ferrara
Silvia Girotto
Lucia Magagnato
Gabriella Medico
Enrico Paradiso
Andrea Passarella
Maria Pellosio
Monica Penzo
Gianna Pettenà
Paolo Regini
Andrea Schiavon
Flavio Semenzato
Annarosa Tessari

SOS dei pediatri

Anche i pediatri contro l’inceneritore

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Laggiù in mezzo al Mar(ghera) ci son camin che fumano…

Marzo 14, 2010

…è la mia salute che si consumano!!!

Il nostro territorio, la zona in cui viviamo, paga da decenni un tributo pesantissimo all’inquinamento: tangenziale e passante, grandi navi ed aeroporto, centrali elettriche, polo chimico di Marghera. Porto Marghera, in particolare, è stata la prima zona industriale costruita in Italia nel dopoguerra e la prima a dotarsi di inceneritori di rifiuti industriali (due nel 1960) e urbani (due nel 1962).

Oggi a Porto Marghera sono attivi, oltre agli impianti chimici:

  • 3 centrali elettriche a gas

  • 1 centrale elettrica a nafta

  • 1 centrale elettrica a carbone

  • 1 centrale elettrica a carbone + CDR (combustibile derivato dai rifiuti)

  • 1 inceneritore di sfiati e prodotti gassosi

  • 1 inceneritore per clorurati liquidi

  • 1 inceneritore di RSU (rifiuti solidi urbani)

  • 1 impianto di inertizzazione di RTN (rifiuti tossico nocivi)

  • 1 raffineria (4 milioni di tonnellate di petrolio processati e movimentati ogni anno)

  • 1 impianto per la lavorazione del cloro-soda con stoccaggio di cloro e CVM

  • 1500 camini che emettono sostanze tossiche risultato di sfiati industriali o fumi di combustione.

Alcuni di questi impianti sono attivi fin dagli anni ’60 e nel corso del tempo, a volte per inconsapevolezza a volte per dolo, sono stati riversati in acqua, aria e terra composti chimici altamente tossici con gli immaginabili impatti sull’ambiente e sulla nostra salute.

A fronte di un così desolante scenario ogni cittadino di buon senso si augura che si inizi quanto prima a bonificare il territorio e che si cerchi di sostituire le lavorazioni più impattanti con attività meno nocive: la zona di Porto Marghera, infatti, potrebbe essere sfruttata per fieristica (ci sono spazi enormi), cantieristica, darsene per barche di ogni misura (in laguna c’è carenza di posti), centri per lo studio di energie alternative, come ad esempio la produzione di energie da moto ondoso o flussi di masse acquee, che affianchino il centro per lo studio applicativo dell’idrogeno già presente al Vega, eliminazione del ciclo del cloro e sostituzione con la lavorazione di plastiche senza cloro.

Quando, si può chiedere a buon diritto ogni abitante di Marghera, Mestre, Venezia e tutte le zone limitrofe, cominceranno le bonifiche? Quando si inizierà a dare un volto nuovo a questo territorio? Certo, la strada è lunga e complessa, ma quando si comincerà a percorrerla?

Purtroppo la risposta che giunge dai nostri amministratori va nella direzione opposta. La Giunta Regionale uscente sta “coronando” il proprio mandato con una serie di azioni che sembrano voler istituire proprio in casa nostra una filiera del trattamento del rifiuto industriale tossico nocivo, facendo arrivare rifiuti da tutta Italia (e domani chissà, forse anche da altre parti d’Europa). In pochi mesi sono state infatti concesse autorizzazioni per l’aumento di lavorazioni a diverse aziende che trattano rifiuti industriali: vedi qui

Noi non vogliamo “rifilare” ad altri i nostri rifiuti ma parallelamente non vogliamo diventare la discarica dei rifiuti del resto della nazione: ogni territorio deve gestire gli scarti che produce ed esserne responsabile, anche perché fino a quando sarà possibile portare i propri rifiuti “in un altro posto”, lontano da casa propria, non ci sarà mai la volontà di attivarsi per crearne il meno possibile. L’inceneritore SG31 ha lavorato dal 1972 proprio in quest’ottica: costruito e predisposto per trattare i fanghi di Porto Marghera, è stato in funzione fino a circa un anno fa; è stato poi disattivato perché il nostro polo industriale non produce più sufficiente materiale di scarto per giustificare economicamente il funzionamento dell’inceneritore. I nostri amministratori, la Giunta Regionale presieduta da Galan, anziché cogliere quest’occasione come il primo passo verso una nuova Marghera, hanno ben pensato di incatenare una volta di più questo territorio al ruolo di pattumiera, di fogna chimica, e questa volta a disposizione di chiunque, in Italia, vorrà scaricare da noi i propri scarti industriali tossico-nocivi. Ci ritroveremo quindi ad avere nel nostro territorio, oltre a tutto quello che già c’è, anche l’inquinamento da sostanze non prodotte qui, sostanze per le quali l’inceneritore SG31, è bene ricordarlo, non era stato predisposto.

Oltre al maggior inquinamento da rifiuto tossico si scaricherà nel nostro Comune anche l’aumento di PM10 prodotte dal traffico dei mezzi che porteranno qui i rifiuti dalle altre regioni.

Ognuno di questi fattori (inceneritori, traffico, trattamento rifiuti industriali tossico-nocivi) ha sulla salute effetti devastanti. Le diossine, prodotto dell’incenerimento, non vengono metabolizzate dal nostro organismo e si cumulano nelle nostre cellule; già col latte materno, il primo alimento, le diossine vengono passate al neonato. Sono in aumento costante le patologie infantili: oltre alle problematiche respiratorie (allergia, asma, broncospasmo) sono in costante aumento del 2% annuo i tumori infantili; l’incremento più consistente riguarda proprio i bimbi sotto l’anno di età: + 3,2%. Le polveri sottili, combinandosi con inquinanti quali ossidi di azoto e ossi di zolfo, veicolano all’interno del nostro corpo acidi che attaccano il sistema respiratorio e residui tossico/cancerogeni delle combustioni; questo incide sulla mortalità sia a breve termine (+ 3%) che a lungo termine per cause cardiovascolari, respiratorie e per tumore polmonare. Nel veneziano sono stati rilevati aumenti significativi dell’incidenza delle neoplasie maligne dei tessuti molli e dei sarcomi con sedi viscerali.

I nostri amministratori conoscono questi fatti: la Regione ha pubblicato un documento intitolato “ESPOSIZIONE AMBIENTALE A DIOSSINE EMESSE DAGLI INCENERITORI – STUDIO DEI SARCOMI NELLA PROVINCIA DI VENEZIA”, la stessa Regione che sta ora concedendo le autorizzazioni ad emettere ancora più diossine! I nostri amministratori, che in teoria dovrebbero lavorare per il nostro bene, stanno svendendo la nostra salute per il profitto dei pochi (forse i soliti “amici degli amici”?). Questo gli amministratori di oggi.

E quelli di domani? Brunetta e Zaia (candidati rispettivamente alle cariche di Sindaco di Venezia e Governatore del Veneto) hanno già rilasciato dichiarazioni sulla presunta “vocazione” di Porto Marghera ad ospitare lavorazioni chimiche pericolose, tutto ciò a 6,4 km da piazza Ferretto a Mestre, a 4 km dal parco San Giuliano, a 5 km da piazza Mercato a Marghera, a 6,2 km da piazza San Marco a Venezia.

Sappiano anche, questi amministratori, che noi cittadini di Venezia, Mestre, Marghera, di Malcontenta, della Riviera del Brenta, della provincia tutta vogliamo poter dire

“IL TERRITORIO IN CUI VIVIAMO”

e non

“IL TERRITORIO IN CUI MORIAMO DI TUMORE”.

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Mosaici veneziani

Marzo 5, 2010

Venezia è famosa, oltre che per il vetro e per la particolarità della sua conformazione, anche per i mosaici: rinomati e bellissimi quelli della basilica di San Marco, migliaia di tessere colorate e dorate a rappresentare scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Anche in terra ferma ultimamente ci stiamo stiamo specializzando nell’arte musiva: tesserine grigio fumo che stanno componendo un disegno di cui non riusciamo ancora ad individuare i tratti (ma forse ci riesce benissimo la Giunta Regionale che ci governa). Con una singolare coincidenza si stanno concentrando negli ultimi mesi progetti di potenziamento e riattivazione di impianti di trattamento di rifiuti chimici tossico-nocivi, varie società stanno chiedendo di poter trattare quantità sempre maggiori e tipologie sempre più ampie di scarti velenosi:

  • ALLES: intende aumentare il trattamento dei rifiuti passando da 100.000 tonnellate annue a 300.000
  • ALLES: intende aumentare il numero delle sostanze trattate passanto da 18 tipologie di rifiuto a 113
  • SIMAR: intende aumentare il trattamento dei rifiuti passando da 18.00 tonnellate annue a 45.000
  • STE: intende stoccare 100.000 tonnellate di rifiuti annue
  • SIMAGEST: gestirà l’inceneritore SG31 che verrà riattivato passando da zero a 100.000 tonnellate annue di rifiuti

Quale sarà il quadro finale che emergerà dalla composizione di questo mosaico? Marghera, e Venezia poco più in là, come sfondo di un’enorme filiera per il trattamento dei rifiuti tossici provenienti da tutta Italia e, forse, da altre zone d’Europa?

intervista a Franco Rigosi – Medicina Democratica

la Nuova di Venezia — 03 marzo 2010   pagina 17   sezione: CRONACA

CENTRALE DELLO SMALTIMENTO IN AREA INDUSTRIALE

100 mila tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e tossici per l’inceneritore SG31 che sarà dato in gestione alla Simagest (del gruppo Mantovani). Altre 300 mila tonnellate di rifiuti di ben 118 tipologie diverse, tutte pericolose, da trattare nell’impianto, potenziato, di trattamenti di fanghi pericolosi di proprietà di Alles spa (Gruppo Mantovani) e altre 45 tonnellate di rifiuti metallici pericolosi (rame) nell’impianto, potenziato, di Simar. Totale dei tre progetti: 450 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, tossici, speciali e nocivi provenienti in gran parte dal resto del Veneto e dell’Italia, che saranno trattati, smaltiti o inceneriti tra Marghera e Fusina, ai bordi della laguna, dove già esistono discariche tossiche, terreni e fanghi dei canali inquinati.

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Le firme di 10.000 cittadini bruceranno nell’SG31?

Marzo 3, 2010

Ieri mattina la Giunta Regionale ha concesso le autorizzazioni per il riavvio dell’inceneritore di rifiuti chimico-nocivi SG31. Immaginiamo che le firme dei 10.000 e più cittadini che hanno espresso la propria contrarietà al progetto verranno bruciate nell’inceneritore in quanto rifiuto estremamente tossico, tossico per i nostri amministratori in quanto prova dello scollamento ormai esistente tra gli amministratori stessi ed i cittadini amministrati.

Oltre ad esprimere tristezza e sdegno di fronte all’evidenza che la Giunta Regionale abbia ignorato l’opinione di una parte non trascurabile della popolazione, popolazione che si respirerà i fumi venefici dell’inceneritore SG31, utilizziamo questo canale per effettuare delle osservazioni su alcune dichiarazioni apparse sulla stampa (vedi articolo sottostante):

  • giudicare l’atto di volontà di oltre 10.000 cittadini una strumentalizzazione politica significa nel migliore dei casi miopia e nel peggiore voler ostinatamente negare quello che i cittadini stanno esprimendo
  • la piattaforma ambientale SG31 esiste e funziona da tempo ma l’inceneritore è fermo da oltre un anno per carenza di materiale da bruciare; avere la fortuna di non dover più smaltire sostanze tossico-nocive dopo che ce le siamo respirate per quarant’anni e andare ora a cercarcele in giro ci pare quanto meno “darsi la zappa sui piedi”
  • vorremmo sapere a che percentuale corrisponda l’espressione “prioritariamente fanghi biologici” e da quali sostanze sarà costituita la percentuale rimanente; vorremmo inoltre capire se il fatto che un fango sia biologico escluda automaticamente che possa essere inquinato o radioattivo
  • oltre alla quantità dei rifiuti che verranno inceneriti nell’SG31 (e, in ogni caso, passare da 0 a 100.000 tonnellate di veleni all’anno non ci pare così indifferente) la questione che si pone è quella della “qualità”: crediamo che nessuno di noi, avendo in casa un caminetto e trovandosi senza legna, andrebbe mai dai vicini a farsi dare della spazzatura per alimentare il fuoco…


Dalla Nuova di Venezia — 03 marzo 2010   pagina 17   sezione: CRONACA

SI’ DELLA REGIONE AL MEGA-INCENERITORE

Vigilia elettorale infuocata, all’insegna di un tema scottante come la gestione di grandi quantità di rifiuti pericolosi da incenerire o trattare in un’area già martoriata dal punto di vista ambientale e sanitario come Marghera.

Con due delibere presentate dagli assessori Renzo Marangon e Giancarlo Conta, la Giunta regionale – riunita ieri per una delle ultime volte – ha dato il via libera all’acquisizione, da parte della concessionaria della Regione (Sifa), della piattaforma ambientale del Petrolchimico e al riavvio del forno inceneritore SG31 da 100 mila tonnellate che sarà interessato anche da un «revamping» per ottimizzare il controllo dal punto di vista delle emissioni inquinanti. Sarà gestita da una società privata (Simagest).

L’assessore alla Tutela del Territorio, Renzo Marangon – che ha presentato la delibera relativa alla convenzione Sifa/Regione – parla di un «atto dovuto e previsto dalle già esistenti autorizzazioni, concesse dalle conferenze di servizio a cui hanno partecipato e deliberato anche Comune e Provincia di Venezia». «Non capisco le critiche che ci vengono fatte se non come una strumentalizzazione politica in periodo elettorale – dice Marangon – Abbiamo semplicemente permesso il pieno riutilizzo della piattaforma ambientale dell’SG31, che già esisteva ed operava con tanto di autorizzazione e gestione privata, per ottimizzare il ciclo dei rifiuti in laguna nell’ambito del Progetto integrato di Fusina». «E per chi si preoccupa che possano arrivare rifiuti pericolosi da fuori, abbiamo aggiunto nella delibera l’indicazione che nell’SG31 dovranno essere prioritariamente inceneriti fanghi biologici, con opportuni controlli per garantirne il rispetto». La delibera, infatti, dà il via libera all’adeguamento della convenzione tra la Regione e la sua concessionaria, Sifa – che gestisce il Pif (piano integrato di Fusina per la depurazione delle acque civili e industriali) – per l’acquisto della piattaforma ambientale SG31 del Petrolchimico di proprietà del consorzio privato Spm controllato da Eni.

Gli ambientalisti parlano, invece, di una «scelta scellerata sulla pelle dei cittadini». Per l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio Da Villa, si tratta di una scelta «indecente e non discussa con la popolazione interessata, fatta dalla Giunta regionale di centrodestra che resuscita e potenzia il più grande inceneritore del Veneto già in perdita economica e che costa ben 15 milioni di euro, cedendolo in gestione ad una ditta privata che fa capo al Gruppo Mantovani per fare il loro business a scapito di un ambiente già compromesso e della popolazione già esposta ad alte quantità di emissioni nocive in atmosfera emesse da camini e fumaioli di Porto Marghera». Anche per Gianfranco Bettin, consigliere regionale dei Verdi, la decisione della Regione «presa con il sostegno diretto del candidato della Lega, Zaia, è un colpo violento all’ambiente e alla salute della popolazione e un colpo altrettanto duro all’evoluzione economica e industriale dell’intero polo di Marghera e di Venezia perché ne riporta indietro la storia di decenni».  «Ma l’operazione non passerà ugualmente – avverte Bettin – Con il ricorso alla magistratura e con la disobbedienza civile bloccheremo sia le entrate all’inceneritore che gli automezzi che porteranno le decine di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici da bruciare nell’aria e da riversare, in cenere, nei nostri polmoni e nell’ambiente».  Protestano contro la delibera il fronte ambientalista (Vas, Assemblea Permanente di Marghera, Ecoistituto Veneto, Medicina Democratica, Associazione Bortolozzo, NoMose) e anche il Pd che per bocca di Alessandro Maggioni dice: «Gli amici di Brunetta vogliono ammazzare il futuro di Venezia». Andrea Ferrazzi, capogruppo Pd in Provincia, fa notare che il riavvio dell’SG31 era stato bocciato da Comune e Provincia in occasione della valutazione del progetto della Ste». Gianni Favarato

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Il progetto Alles in Provincia, in Giunta regionale l’SG31

Marzo 2, 2010

Dalla Nuova di Venezia — 02 marzo 2010   pagina 21   sezione: CRONACA

IL PROGETTO ALLES IN PROVINCIA, IN GIUNTA REGIONALE L’ SG31

MARGHERA. Il Consiglio provinciale esprime oggi il suo parere sul progetto di Alles spa che vuol trattare a Marghera 300 mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi. Intanto, l’ex assessore Da Villa denuncia: «La Regione si prepara a dare l’ok al riavvio dell’inceneritore SG31».  L’esame del progetto di Alles spa – già bocciato dalla Giunta comunale – torna oggi in Consiglio provinciale dopo la presa di posizione dell’assessore provinciale Paolo Dalla Vecchia – contrario al progetto di Alles spa – che aveva spaccato il centrodestra al Governo a Ca’ Corner e fatto saltare la votazione nella seduta precedente. Il fatto nuovo dovrebbero essere la presentazione di un emendamento «politico» alla delibera – messo a punto dal capogruppo del Pdl, Piero Bortoluzzi – in cui si esprime un parere negativo, seppur di natura consultiva, all’ennesimo progetto che, in assenza di «un piano regionale» vuole portare ancora rifiuti pericolosi a Marghera. «Non posso che rallegrarmi – dice Andrea Ferrazzi, capogruppo del Pd – se la maggioranza ha deciso di non nascondersi più dietro un dito e votare contro questo progetto che la giunta regionale vuole imporci, al pari di quello dell’SG31 e di un terzo per l’ampliamento dell’impianto di Simar, che prospettano per Porto Marghera l’arrivo di un totale di quasi 500 mila tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno e altre decine di migliaia di camion».  Intanto l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio Da Villa, denuncia che oggi la Giunta regionale «potrebbe deliberare il riavvio dell’inceneritore SG31 del Petrolchimico, in barba alla salute pubblica e all’impegno alla trasparenza e al coinvolgimento della partecipazione, attraverso l’Agenda 21 adottata per il Moranzani, su un progetto che è moralmente e ambientalmente inaccettabile». (g.fav.)

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Corteo acqueo contro l’inceneritore di Marghera

Febbraio 17, 2010

Dalla Nuova di Venezia — 16 febbraio 2010

Venezia, corteo acqueo contro l’inceneritore di Marghera

I manifestanti erano a bordo di tre imbarcazioni con striscioni contro il trattamento dei rifuti tossico-nocivi e una finta ciminiera da cui usciva fumo grigio. Alla sede della giunta regionale sono state portate oltre 10.000 firme di cittadini di Marghera, Mestre e Venezia che chiedono alla Regione di rinunciare al progetto sull’inceneritore Sg31

VENEZIA. Corteo acqueo a Venezia di una delegazione dell’Assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera e di esponenti delle associazioni ambientaliste per protestare contro il progetto della Regione sull’inceneritore Sg31. Il corteo è partito da piazzale Roma e ha raggiunto palazzo Balbi, sede della Regione.

I manifestanti erano a bordo di tre imbarcazioni con striscioni contro il trattamento dei rifuti tossico-nocivi provenienti da tutta Italia nell’impianto di Marghera e una finta ciminiera da cui usciva fumo grigio. Fra musica e slogan contrari alla riapertura dell’Sg31, sono state portate alla sede della giunta regionale oltre 10.000 firme di cittadini di Marghera, Mestre e Venezia – sottolineano i promotori – che chiedono alla Regione di rinunciare al progetto. “Farebbe del nostro territorio la pattumiera dell’intero Veneto”, dicono infatti gli ambientalisti.

Assente l’assessore Marangon, trattenuto a Rovigo da impegni istituzionali, una piccola delegazione è stata ricevuta dal capo di gabinetto della giunta Regionale e da un dirigente del settore Ambiente, ai quali, dopo aver espresso soddisfazione per il nuovo rinvio della delibera che avrebbe dato il via libera al riavvio dell’SG 31, i manifestanti hanno presentato due richieste:

la prima, che la Regione si presenti a Marghera per illustrare pubblicamente le proprie intenzioni sull’SG 31, confrontandosi con la popolazione, prima di approvare qualsiasi atto;

la seconda, che in ogni caso la convenzione contenga l’obbligo di trattare a Marghera esclusivamente fanghi biologici provenienti dal ciclo integrato delle acque del bacino locale, vietando esplicitamente la possibilità di alimentare la piattaforma SG 31 con fanghi o altri rifiuti speciali e tossico-nocivi provenienti dall’esterno.

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