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A Monselice, contro il cementificio che vuol bruciare i rifiuti

Maggio 28, 2010

Da Carta – 27/05/2010 – Giulio Todescan – www.carta.org

Sabato 29 maggio a Monselice si gioca una partita importante nella battaglia contro il «revamping» dell’Italcementi, il progetto di ristrutturare l’esistente cementificio con una nuova torre alta 122 metri e l’apertura a nuovi materiali da bruciare, compreso il cdr, ovvero i rifiuti. La manifestazione [partenza alle 16.30 da piazza Mazzini] di sabato nella cittadina della bassa padovana arriva in un momento di forti contrapposizioni: negli ultimi giorni c’è stato il voto a sorpresa del consiglio comunale che ha bocciato il progetto Italcementi, spaccando la maggioranza del sindaco di centrodestra Francesco Lunghi; c’è stata poi la presa di posizione dei consigli pastorali di alcune parrocchie, contrarie; e infine il parere della commissione tecnica del Parco dei colli Euganei, che ha definito il nuovo cementificio «incompatibile» con le finalità del Parco stesso. Ma è esplosa anche la contraddizione più grande, quella fra la necessità di liberarsi di un modello di sviluppo insostenibile e la difesa dei posti di lavoro.

La posizione dei sindacati e dei cento [duecento con l'indotto] lavoratori dei tre cementifici di Monselice si è andata polarizzando in favore del progetto, che prevede altri trent’anni di lavorazione del cemento. Ne parliamo con Francesco Miazzi, consigliere comunale di Città Futura, lo scorso anno sfidante al ballottaggio dell’attuale sindaco, e anima dei comitati che si oppongono al revamping. «Questa è fra le quattro aree più inquinate del Veneto insieme a Porto Marghera, Porto Tolle e la valle del Chiampo. Fra chi verrà alla manifestazione ci sono anche i consigli pastorali del quartiere vicino al cementificio, con i figli di chi ci lavora. Sono ragioni ben radicate quelle del territorio stanco di vivere in un ambiante inquinato – dice Miazzi -. Chiediamo di venire qui sabato perché qui si gioca una battaglia fra le più difficili, dove la contraddizione tra ambiente e lavoro si esprime in modo più doloroso, ma apre anche lo spiraglio per un dibattito finalmente serio sul modello di sviluppo. L’unico parallelo in Veneto si può fare con Porto Marghera, più in grande».

La piccola Marghera della bassa è fatta di tre inceneritori in cinque km quadrati [un record], con emissioni di polveri e diossine superiori in media del 30 per cento rispetto agli inceneritori, perché per fare il cemento si brucia un po’ di tutto: sabbie di fonderia ricche di residui di metalli, gessi chimici provenienti da Marghera, tonnellate di ceneri da tutto il nord Italia. Il nostro paese ha una produzione annua di cemento di 800 kg per abitante, il Veneto 1200. La media europea 400. La crisi e l’aumento dei costi hanno comunque abbattuto la produzione negli ultimi anni, e la risposta per abbattere i costi è il revamping, che aprirebbe alla possibilità di usare il redditizio cdr, i rifiuti da bruciare per fare il cemento. Nel 1996 Italcementi provò ad usare i copertoni esausti, nel 2001 fu la volta delle farine animali, ipotesi sempre respinte. Bruciando i rifiuti, i cementifici ci guadagnerebbero e potrebbero «stare sul mercato» ancora per anni. «Uno dei cementifici di Monselice sta per siglare un accordo con centro trattamento rifiuti di Sarzano [Rovigo] che tratta i rifiuti meccanicamente e li porterà nel cementificio – spiega Miazzi -. Portare i rifiuti in discarica costa 100 euro a tonnellata. Portarla in cementificio solo 50 euro di tonnellata. Invece di usare carbone e pet coke il cementificio riceverebbe soldi per ogni tonnellata smaltita. Per sostituire una tonnellata di carbone servono 2 tonnellate di cdr: doppio guadagno al posto di una spesa».

I 27 comuni della zona, il Parco, le parrocchie, alcune categorie economiche e ora anche il consiglio comunale di Monselice pensano invece che questa crisi sia l’occasione per uscire dalla monocoltura del cemento, anche affrontando il ricatto dei posti di lavoro. «In paese si respira un clima di scontro sociale fortissimo. Ma c’è anche molta partecipazione: il consiglio comunale è stato seguito da 700 persone in in video da un’aula magna, ed è stato trasmesso in diretta tv su Tele Estense – prosegue Miazzi -. Tre quarti della sala era popolazione contraria al revamping, un quarto erano sindacalisti, operai e i loro familiari. L’unico strumento democratico sarebbe il referendum ma nessuno si è sognato di concederlo. D’altra parte nessuno vuole chiudere i cementifici da un giorno all’altro: il documento dei sindaci [di tutti i partiti] pone con forza il discorso di aprire un tavolo e verificare cosa si può fare per l’occupazione. Le mobilitazioni di questi giorni chiedono di sospendere l’iter del progetto per discutere togliendo la pistola dal tavolo».

Dall’altra parte però il sindacato, partendo da posizioni dialoganti, si è irrigidito negli ultimi tempi, appoggiando senza riserve il progetto Italcementi. «Ci sono parti del sindacato meno rigide, ma non si sono ancora evidenziate. Ora c’è un appiattimento tra Cisl e Cgil, che prima facevano dei distinguo, la Cgil è stata contraria all’uso combustibili alternativi, negli anni scorsi. Ma chi era contro copertoni e farine animali ora appoggia il cdr. Le persone però vivono un disagio pesante: quando in una via a ridosso del cementificio hai tre bambini con shock anafilattico, quando la gente chiude le finestre perché arrivano zaffate di aria irrespirabile, il discorso di salvare cento posti di lavoro passa in secondo piano».

La torre di 122 metri che campeggia nei rendering dei progetti Italcementi sarebbe più alta della casa del Petrarca ad Arquà, che si staglia sui colli poco lontani. La torre – che si propone elegante e «firmata» – è percepita da molti come la croce sopra alle speranze del Parco, che negli anni ha costruito una piccola economia di agriturismi, agricoltura di qualità e turismo. L’ultima parola sulla questione la dirà la giunta provinciale di Padova, fra tre mesi. Francesco Miazzi ricorda come trent’anni fa furono chiuse le cave, a Monselice, fra le proteste, e come ora nessuno si sognerebbe di riaprirle.

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RIFIUTI SPECIALI – La gestione

Maggio 24, 2010

L’approccio comunitario e, di riflesso, quello nazionale e regionale sulle politiche di gestione dei rifiuti adotta un principio gerarchico che segue i seguenti criteri di priorità:

* prevenzione: riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti prodotti;
* massimizzazione del recupero di materia e di energia dai rifiuti;
* limitazione del ricorso allo smaltimento, visto come la fase residuale del ciclo di gestione dei rifiuti.

Per raggiungere questi obiettivi la gestione dei rifiuti deve essere effettuata in sicurezza garantendo che:

* le operazioni di recupero e di smaltimento non creino rischi per la salute e non danneggino l’ambiente;
* si raggiunga l’autosufficienza nello smaltimento, al fine di ridurre la movimentazione dei rifiuti, realizzando idonei impianti in vicinanza del luogo di produzione.

La problematica più importante relativa alla gestione dei rifiuti è di evitare il trasferimento degli impatti ad essi correlati ad altre matrici ambientali e, nello stesso tempo, di impedire che gli effetti negativi delle attività di gestione si protraggano nel tempo con inevitabili danni per le generazioni future.

Anche nell’industrializzato Veneto, grazie alla normativa nazionale e regionale di settore e alle politiche ambientali, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un profondo cambiamento nell’approccio al problema della gestione dei rifiuti speciali.
La Regione infatti risulta avviata al raggiungimento dell’autosufficienza nella gestione di tale tipologia di rifiuti e in particolare si colloca in ambito nazionale in posizione di eccellenza per quanto riguarda le operazioni di recupero. Permangono invece alcune situazioni di criticità, legate soprattutto allo smaltimento dei rifiuti pericolosi.

ARPAV – rifiuti speciali

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La salute in cenere

Aprile 17, 2010

da Terra -  17/4/2010 – Rossella Anitori - www.terranews.it

INTERVISTA.
Oggi a Parma la manifestazione nazionale contro gli impianti di incenerimento dei rifiuti. Ne parliamo con Patrizia Gentilini, oncoematologo e responsabile Isde dei rapporti con i comitati dei cittadini.
«Le alternative all’incenerimento dei rifiuti esistono e vanno immediatamente attuate». Non ha dubbi Patrizia Gentilini, responsabile dei rapporti con i comitati dei cittadini dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde). Oggi, a Parma, il Comitato per la corretta gestione dei rifiuti ha convocato una manifestazione nazionale contro tutti gli inceneritori. Per ribadire, ancora una volta e in maniera unitaria, che l’ultima cosa che bisogna fare con i nostri rifiuti è bruciarli.

Quali sono i pericoli associati a questa tecnica di smaltimento?
Incenerire i rifiuti significa provocare danni alla salute e all’ambiente. Nessuna tecnologia, neanche le migliori possono evitarli.
Vivere in aree inquinate comporta conseguenze gravi, basti pensare all’aumento dei tumori. Negli Stati Uniti l’incremento è dello 0.6 per cento annuo, in Europa  dell’1.1, in Italia invece è del 2 per cento all’anno. Se poi parliamo dei bambini la situazione peggiora: i linfomi per la fascia di età compresa tra 0 e 14 anni crescono nel nostro Paese del 4 per cento all’anno contro una media europea dello 0,9 per cento.

Uno scenario che non può che suscitare inquietudine.
Non possiamo ancora pensare che il problema del cancro sia un problema dello stile di vita. I bambini non bevono né fumano. Il problema è legato alle sostanze cancerogene con cui ogni giorno entriamo in contatto, sostanze che la madre trasmette al feto. Un rischio che in un Paese corrotto come l’Italia aumenta. Ogni giorno si sente parlare di un nuovo inceneritore sotto inchiesta, di controlli non eseguiti e forni alimentati con materiale pericoloso.

Come invertire la rotta?
Bisogna puntare al riciclo completo della materia. Il tumore che guarisce al centro per cento è quello che non viene: la prevenzione primaria non è la cenerentola della medicina. È necessario quindi smettere di bruciare l’immondizia e implementare tutte le pratiche di riduzione dei rifiuti alla fonte, ridurre gli imballaggi, introdurre il vuoto a rendere e i prodotti alla spina, sistemi che in altri Paesi del mondo si stanno già affermando e che i cittadini sono pronti ad accogliere.

È vero che una parte dei rifiuti selezionati dai cittadini attraverso la raccolta differenziata finisce comunque negli inceneritori?
Assolutamente sì. D’altronde in Italia mancano quegli impianti di riciclaggio che servono per il recupero dei rifiuti. Motivo per cui fare la raccolta differenziata o dire sì ad un sistema porta a porta non basta, i cittadini devono verificare qual è il destino dei materiali selezionati, perché spesso è proprio lì che casca l’asino.

Quale strada bisogna percorrere?
Quella della riduzione dei rifiuti alla fonte, del riuso, del riciclaggio, di impianti per il recupero della frazione secca come quello inaugurato da Carla Poli a Vedelago. Bisogna smetterla anche di parlare di gestione integrata, perché è un sistema che accanto agli impianti di riciclaggio prevede pur sempre quelli di incenerimento. Dobbiamo spezzare con forza questa logica.  Gli inceneritori servono solo a procurare danni all’uomo e all’ambiente.

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“La verità è che l’unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”

Aprile 16, 2010

Dalla ciminiera di un inceneritore escono sostanze come ossidi di azoto, ossidi di zolfo e composti volatili diversi che reagiscono in condizioni di temperatura ed insolazione generando altri inquinati come l’ozono (un ossidante che rende difficile la respirazione) e le polveri sottili. Queste ultime, per le loro caratteristiche fisiche e tossicologiche, sono ritenute essere uno degli inquinanti più impattanti dal punto di vista sanitario e biologico: le polveri di diametro inferiore a 10 micron, le cosiddette PM10, sono in grado di superare la laringe e depositarsi nelle vie aeree; un sottoinsieme delle PM10 è costituito dalle PM2,5, polveri con diametro inferiore a 2,5 micron, in grado di penetrare nei bronchi. Più che un fattore chimico di inquinamento, le polveri sono da considerarsi un vettore fisico in grado di introdurre nell’organismo gli inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo che, sotto forma di nitrati e solfati, si combinano in acidi che attaccano il sistema respiratorio, ed i residui tossico-cancerogeni della combustione, come gli idrocarburi policiclici aromatici.

La provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori, soprattutto nel periodo 1972-1986. Nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che alla intensità dell’esposizione. Il rischio appare particolarmente concentrato nei comuni di Dolo, Stra, Vigonovo e Fiesso d’Artico che vengono interessati da venti prevalenti di Nord Ovest.
Gli inceneritori con più alto livello di emissioni in atmosfera sono stati quelli che bruciavano rifiuti urbani. Nell’ordine sono seguiti quelli per rifiuti ospedalieri e quelli industriali, ricordando però come per quest’ultimi i problemi d’inquinamento storicamente rilevati riguardino in particolare una diversa matrice (acqua).
Tra ubicazione geografica delle fonti inquinanti esaminate in questo studio ed aree di ricaduta della loro emissioni esisteva una grande distanza e di ciò dovrebbero tenere conto le valutazioni di impatto ambientale di questi impianti.
L’indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell’incenerimento, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule bersaglio, sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione. Un fenomeno difficilmente evitabile da misure di prevenzione basate sul solo contenimento di concentrazioni di inquinante ammesse per singole fonti di emissione in atmosfera.
Le politiche ambientali dovrebbero porre al centro delle proprie strategie la riduzione della produzione dei rifiuti come necessario obiettivo di prevenzione primaria. (*)

(…) i sistemi di incenerimento dei rifiuti (così come la loro tumulazione in discarica) vanno respinti perchè intrinsecamente pericolosi per la salute pubblica e l’ambiente e perchè rappresentano gli anelli di una tossica catena che autoperpetua un sistema produttivo e sociale fortemente inquinante. Va demistificato il luogo comune che questi problemi sono risolvibili con il miglioramento tecnologico degli impianti. Sia chiaro, nessuno vuole negare i possibili miglioramenti, ma altro è il problema.
Infatti nessun sistema è in grado di far scomparire i contaminanti, ma solo di trasformarli e trasferirli nell’ambiente, in misura più o meno elevata, con le emissioni. Per non dire dell’inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle falde idriche causato dalle scorie e dalle ceneri originate dai processi di combustione e tumulate in discarica.
(…) l’inaccettabilità della pratica dell’incenerimento dei rifiuti si fonda anche su ragioni socio-economiche in quanto la pratica dell’incenerimento autoperpetua il ciclo dell’inquinamento e dello spreco dei materiali.
Va detto che una delle principali difficoltà per realizzare una efficace politica di riciclaggio dei materiali è costituita dall’opposizione palese ed occulta condotta dalla lobby economica legata direttamente o indirettamente all’incenerimento dei rifiuti . Al riguardo sono di estrema attualità le lucide parole dello studioso americano Barry Commoner : “La verità è che l’unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”. Infatti è facilmente intuibile che ciò che si può bruciare si può anche riciclare (e ciò che – alla fine della sua vita di merce – non potrebbe che essere smaltito rende solo evidente non l’ineluttabilità della pratica dell’incenerimento e delle discariche ma piuttosto la necessità di efficaci interventi sul modo di produzione delle merci). (**)

(*) Da “I quaderni della salute del Comune di Venezia, pubblicazione n° 4/2010, a cura di Nicoletta Benatelli, pagine 40 e 41.
Titolo:”Registro tumori, registro mesoteliomi, ordine dei medici, comune di Venezia ed ARPAV. Dati ed analisi per la prevenzione della salute pubblica.

(**) Da “Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti” (parte IV) di Marco Caldiroli per Medicina Democratica

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Perchè abbiamo presenziato al Consiglio Comunale straordinario

Marzo 25, 2010

In questo video sono spiegati i motivi per i quali, come Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico e come privati cittadini, abbiamo voluto assistere e far sentire la nostra opinione al Consiglio Comunale straordinario tenutosi il giorno 18 marzo scorso.

Nella rassegna stampa (qui e qui) il resoconto della giornata.

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Mosaici veneziani

Marzo 5, 2010

Venezia è famosa, oltre che per il vetro e per la particolarità della sua conformazione, anche per i mosaici: rinomati e bellissimi quelli della basilica di San Marco, migliaia di tessere colorate e dorate a rappresentare scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Anche in terra ferma ultimamente ci stiamo stiamo specializzando nell’arte musiva: tesserine grigio fumo che stanno componendo un disegno di cui non riusciamo ancora ad individuare i tratti (ma forse ci riesce benissimo la Giunta Regionale che ci governa). Con una singolare coincidenza si stanno concentrando negli ultimi mesi progetti di potenziamento e riattivazione di impianti di trattamento di rifiuti chimici tossico-nocivi, varie società stanno chiedendo di poter trattare quantità sempre maggiori e tipologie sempre più ampie di scarti velenosi:

  • ALLES: intende aumentare il trattamento dei rifiuti passando da 100.000 tonnellate annue a 300.000
  • ALLES: intende aumentare il numero delle sostanze trattate passanto da 18 tipologie di rifiuto a 113
  • SIMAR: intende aumentare il trattamento dei rifiuti passando da 18.00 tonnellate annue a 45.000
  • STE: intende stoccare 100.000 tonnellate di rifiuti annue
  • SIMAGEST: gestirà l’inceneritore SG31 che verrà riattivato passando da zero a 100.000 tonnellate annue di rifiuti

Quale sarà il quadro finale che emergerà dalla composizione di questo mosaico? Marghera, e Venezia poco più in là, come sfondo di un’enorme filiera per il trattamento dei rifiuti tossici provenienti da tutta Italia e, forse, da altre zone d’Europa?

intervista a Franco Rigosi – Medicina Democratica

la Nuova di Venezia — 03 marzo 2010   pagina 17   sezione: CRONACA

CENTRALE DELLO SMALTIMENTO IN AREA INDUSTRIALE

100 mila tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e tossici per l’inceneritore SG31 che sarà dato in gestione alla Simagest (del gruppo Mantovani). Altre 300 mila tonnellate di rifiuti di ben 118 tipologie diverse, tutte pericolose, da trattare nell’impianto, potenziato, di trattamenti di fanghi pericolosi di proprietà di Alles spa (Gruppo Mantovani) e altre 45 tonnellate di rifiuti metallici pericolosi (rame) nell’impianto, potenziato, di Simar. Totale dei tre progetti: 450 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, tossici, speciali e nocivi provenienti in gran parte dal resto del Veneto e dell’Italia, che saranno trattati, smaltiti o inceneriti tra Marghera e Fusina, ai bordi della laguna, dove già esistono discariche tossiche, terreni e fanghi dei canali inquinati.

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Alles in Giunta Provinciale

Marzo 2, 2010

Avrebbe dovuto essere discussa oggi, ma è stata rinviata a martedì prossimo, la richiesta di Alles S.p.A. di ampliamento dell’impianto di via dell’Elettronica a Marghera attualmente utilizzato esclusivamente per il trattamento dei fanghi degli escavi lagunari.

Riportiamo il contenuto del documento presentato da
PD – IDV – UDC – PRC
in merito alla questione e invitiamo alles (“tutti”in tedesco, ndr) a manifestare il proprio dissenso presenziando alla riunione della Giunta Provinciale

martedì 10 marzo, ore 15.00, presso Ca’ Corner, Venezia.

_________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Provincia di Venezia – Protocollo numero 6011160 del 02/03/1010

DOCUMENTO ALLEGATO ALLA DELIBERA DI ESPRESSIONE DI PARERE VIA REGIONALE EX ART.24 DLGS 152/2006
ALLES SPA – Revamping dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi

Il Consiglio Provinciale di Venezia

PREMESSA
L’assenza di una attualizzata legislazione regionale volta a pianificare di concerto con le istituzioni locali l’avviamento e/o il potenziamento di impianti di stoccaggio, trattamento e smaltimento di rifiuti speciali compatibili con la vigente normativa ambientale ed urbanistica

CONSIDERATO CHE
Le competenze istituzionalmente riservate alla Provincia in materia di procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) regionale si limitano all’espressione di un parere consultivo sulla sostenibilità ambientale dei progetti oggetto di istruttoria oltre che sulla coerenza dello strumento pianificatorio dell’ente medesimo.

CONSTATATO CHE
La Giunta Comunale di Venezia in virtù delle competenze attribuitele dalla L.R.10/99 con delibera del 25.02 u.s. ha formalizzato il proprio parere negativo all’intervento oggetto di istruttoria ai senti della L.R. 10/99, stante le incompatibilità dell’intervento con la destinazione urbanistica del sito, soggetto ad un procedimento di bonifica dei suoli e delle falde ai sensi del D.Lgs 22/97 nell’ambito del sito di interesse nazionale (SIN) di Porto Marghera

L’ammodernamento dell’impianto oggetto di istruttoria risulterebbe in particolare in contrasto con il combinato disposto degli artt. 14-26-27 della variante al PRG di Porto Marghera approvata con delibera comunale del 22-23 luglio 1996

Le previsioni ivi contenute “escludono quali destinazioni incompatibili le industrie insalubri di I classe e le attività basate su produzioni e lavorazioni e stoccaggio di sostanze cancerogene” salvo si configuri la fattispecie di miglioramento di produzioni esistenti, contemplando per l’area suddetta esclusivamente “attività di destinazione portuale o industriale” ed “attività di raccolta e di trattamento di rifiuti da parte di enti pubblici ovvero relativi ai soli rifiuti prodotti dalla propria attività in sito da parte di soggetti privati”

RILEVATO CHE
Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, al quale sono attribuite le procedure di bonifica del SIN ha preso atto nella Conferenza dei servizi del 28.07.09 del superamento dei limiti di concentrazione soglia di contaminazione di cui alle tabelle 1 e 2 dell’allegato 5 del D.Lgs 152/96 per l’area in oggetto e ha “diffidato l’azienda” …dal realizzare qualsiasi intervento che interferisca con le matrici ambientali (suolo, sottosuolo, acque di falda) potenzialmente contaminate e/o contaminate fino all’approvazione del progetto di bonifica.

Ad oggi non risulta essere intervenuta alcuna approvazione di progetti di bonifica riguardanti l’area in parola

RITIENE
di dover manifestare la propria preoccupazione per la crescente richiesta di ammodernamenti e nuovi insediamenti nell’area suddetta di aziende operanti in un settore che non si concilia con l’auspicata riqualificazione complessiva del territorio legata a produzioni non inquinanti ed allo sviluppo potenziale di comparti strategici quali logistica e portualità.

IMPEGNA
La Presidente della Giunta Provinciale di Venezia ad esprimere pertanto tramite il proprio rappresentante in commissione VIA regionale parere negativo al suddetto progetto di “revamping” dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali presentato dalla ditta Alles spa sito in Comune di Venezia e ad attivarsi presso il Consiglio Regionale del Veneto affinché in coerenza con le proprie recenti deliberazioni in tema di rifiuti sospenda ogni procedimento autorizzativo in materia di nuovi avviamenti e/o adeguamenti di impianti in attesa dell’approvazione del Piano Regionale dei rifiuti speciali.

PD      Partito Democratico
IDV     Italia dei Valori
UDC    Unione di Centro
PRC    Partito della Rifondazione Comunista

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Il progetto Alles in Provincia, in Giunta regionale l’SG31

Marzo 2, 2010

Dalla Nuova di Venezia — 02 marzo 2010   pagina 21   sezione: CRONACA

IL PROGETTO ALLES IN PROVINCIA, IN GIUNTA REGIONALE L’ SG31

MARGHERA. Il Consiglio provinciale esprime oggi il suo parere sul progetto di Alles spa che vuol trattare a Marghera 300 mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi. Intanto, l’ex assessore Da Villa denuncia: «La Regione si prepara a dare l’ok al riavvio dell’inceneritore SG31».  L’esame del progetto di Alles spa – già bocciato dalla Giunta comunale – torna oggi in Consiglio provinciale dopo la presa di posizione dell’assessore provinciale Paolo Dalla Vecchia – contrario al progetto di Alles spa – che aveva spaccato il centrodestra al Governo a Ca’ Corner e fatto saltare la votazione nella seduta precedente. Il fatto nuovo dovrebbero essere la presentazione di un emendamento «politico» alla delibera – messo a punto dal capogruppo del Pdl, Piero Bortoluzzi – in cui si esprime un parere negativo, seppur di natura consultiva, all’ennesimo progetto che, in assenza di «un piano regionale» vuole portare ancora rifiuti pericolosi a Marghera. «Non posso che rallegrarmi – dice Andrea Ferrazzi, capogruppo del Pd – se la maggioranza ha deciso di non nascondersi più dietro un dito e votare contro questo progetto che la giunta regionale vuole imporci, al pari di quello dell’SG31 e di un terzo per l’ampliamento dell’impianto di Simar, che prospettano per Porto Marghera l’arrivo di un totale di quasi 500 mila tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno e altre decine di migliaia di camion».  Intanto l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio Da Villa, denuncia che oggi la Giunta regionale «potrebbe deliberare il riavvio dell’inceneritore SG31 del Petrolchimico, in barba alla salute pubblica e all’impegno alla trasparenza e al coinvolgimento della partecipazione, attraverso l’Agenda 21 adottata per il Moranzani, su un progetto che è moralmente e ambientalmente inaccettabile». (g.fav.)

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