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Medicina Democratica contro il decreto Monti sui depositi di scorie nucleari

Gennaio 31, 2012

COMUNICATO STAMPA DI MEDICINA DEMOCRATICA – movimento di lotta per la salute Onlus:

Un piccolo comma, di un articolo del decreto MONTI, contiene anche la possibilità di instaurare i depositi radioattivi in qualsiasi luogo, senza ottenere le dovute autorizzazioni da parte dei comuni interessati. Ovvero un coinvolgimento della popolazione al seguito di una corretta e diffusa, aperta alla critica e alla discussione di tutti.

Sotterrare rifiuti non ci va bene, e ancora di più se si tratta di rifiuti nucleari che resistono centinaia di anni.

1. Non è accettabile inserire in un testo legislativo onnicomprensivo “piccole” norme che risultano di difficile comprensione ed hanno una vasta portata;

2. E’ inaccettabile, come è stato inaugurato in Val Susa, adottare provvedimenti di extraterritorialità della democrazia.

La salute è un bene assoluto, costituzionalmente garantito, che non può essere messo in discussione per presunte necessità “comuni”.

Sono i soggetti che subiscono o possono subire un attentato certo o presunto alla loro salute che devono avere la possibilità di decidere.

Una decisione che va rivista e sostanzialmente modificata.

Le amministrazioni locali, i movimenti, i cittadini organizzati , i cui territori sono a rischio, devono mobilitarsi.

MEDICINA DEMOCRATICA, che si batte dal suo inizio contro il nucleare e i suoi effetti deleteri non farà mancare il suo apporto sul piano della solidarietà umana, non meno, sul piano scientifico.

IL DIRETTIVO NAZIONALE di Medicina Democratica

Milano, 27 gennaio 2011

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Gavioli e la STE

Novembre 24, 2011

Comunicato stampa dell’Assemblea Permanente contro il rischio chimico Marghera

La vicenda giudiziaria, che ha portato agli arresti il sig. Gavioli per evasione fiscale e violazione delle norme ambientali legate al traffico di rifiuti, pone in primo piano anche gli interessi legati a società e progetti che Gavioli ha nel nostro territorio, STE (Servizi Tecnologici per l’Ecologia con sede a Marghera) in testa.
Ricordiamo che Gavioli dirige questa società con il socio Jaroncic e che ambedue sono già stati in passato inquisiti per traffico illecito di rifiuti.
Nel 2009 STE ha presentato il progetto di stoccare e trattare nell’area petrolchimico – inceneritore Sg31 oltre 100.000 t/a di rifiuti tossico-nocivi provenienti da tutta Italia.
La forte mobilitazione popolare unita ad un’incisiva presa di posizione del comune di Venezia fino ad oggi hanno impedito che questo progetto, che avrebbe trasformato Marghera nella pattumiera d’Italia, si avverasse. Il congelamento di questo progetto ha permesso agli enti pubblici di ripensare all’uso dell’Sg31, legandolo ad un nuovo piano rifiuti che utilizzi transitoriamente l’Sg31 per i fanghi industriali di Porto Marghera e per la combustione di CDR.
Gavioli, però, non ha mai ritirato il suo progetto tanto che l’iter burocratico sta continuando in commissione VIA, che questa estate ha iniziato ad esaminarlo.
I reati contestati a Gavioli confermano che, se passa questo progetto, anche Marghera subirà lo sporco businnes dei rifiuti con impianti in mano a professionisti della truffa pronti a tutto pur di asservire ambiente e salute al proprio profitto.
Dopo la chiusura della Sirma operata da Gavioli non possiamo ridare in mano parti importanti di Porto Marghera a chi ormai, a detta di cittadini e lavoratori, è persona indesiderata a Venezia.
A fronte di queste considerazioni chiediamo alla Regione e alla Commissione VIA di bloccare per sempre il progetto STE.

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ECOLOGIA ED ECONOMIA DEL RICICLO DEI RIFIUTI

Dicembre 2, 2010

di Michele Boato

Dopo il convegno “Riciclo dei rifiuti speciali–buone pratiche ed esperienze venete”,  organizzato da Rete Ambiente Veneto-Comitati Rifiuti Zero con la Provincia di Venezia, in aprile 2010, il 26 novembre 2010 abbiamo partecipato alla seconda tappa di una svolta culturale, economica ed ecologica, per passare dalla logica di smaltimento (discarica/incenerimento) a quella di prevenzione, riduzione e riciclo totale dei Rifiuti, non solo Urbani, ma anche Speciali.

Si tratta del Convegno “Verso il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali” che Rete Ambiente Veneto – Comitati Rifiuti Zero ha organizzato con Regione Veneto e le Province di Treviso e Venezia venerdì 26 novembre 2010 nella sede di S.Artemio a Treviso.    Ecco la relazione introduttiva che ho svolto a nome dei Comitati Rifiuti Zero di Treviso e Venezia.

Contrariamente allo stereotipo che dipinge tutti i Comitati ambientalisti come un miope “fronte del no”, i Comitati riuniti Rifiuti Zero di Tv e Ve vogliono contribuire alla formulazione di Idee guida per un Piano dei Rifiuti Speciali, che non si limiti a fotografare la situazione esistente e fare una lista degli impianti di smaltimento, ma punti a regolare e indirizzare il mercato, incidendo sui sistemi produttivi e distributivi, per ridurre quantità e pericolosità dei Rifiuti Speciali e aumentare riuso e riciclo dei rifiuti sia nelle  fasi produttive che di “consumo”.

Sfida 3 R – Riduzione, Riuso e Riciclo – anche per i Rifiuti Speciali

Il Veneto è all’avanguardia in Italia e in Europa per raccolta differenziata e riciclo dei Rifiuti Urbani (56,3% nel 2009, con il 71% in provincia di Treviso, e oltre 80% in decine di comuni).

Ora la sfida dei Rifiuti zero-Riciclo totale si deve portare anche nel settore, molto più vasto e complicato, dei Rifiuti speciali: gli urbani nel Veneto sono circa 2,3 milioni di tonnellate/anno, gli speciali, sommano a circa 17 milioni di tonn. (8,2 milioni di R.S. non Pericolosi, un milione di R.S. Pericolosi e 8 di inerti da Costruzioni e Demolizioni).

I dati dell’Osservatorio Regionale Rifiuti ci dicono che, a fronte di una produzione di 8,2 milioni di tonn./a di RS non Pericolosi, in Veneto, nel 2008, se ne sono gestiti addirittura 9 milioni (cioè non c’è carenza di impianti);

di questi ben il 62% come recupero di materia, ovvero riciclo, e solo 0,3% con incenerimento.

E’ già una buona base di partenza, a cui si aggiunge il 90% di riciclo dei 7 milioni di tonn. inerti e il 17% delle 800mila tonn. di Pericolosi, che sono la tipologia su cui concentrarsi, soprattutto per prevenirli e ridurli con le BAT, le migliori tecnologie disponibili., come ci spiega Marco Caldiroli di Medicina Democratica.

In totale in Veneto ci sono oltre 1200 impianti di riciclo, per 12 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

Anche il trend di gestione, dal 2004 al 2008, è positivo: 37% di aumento del riciclo, 25% di riduzione di discarica e diminuzione del 49% dell’incenerimento.

Con il riciclo si riducono nettamente i danni ambientali e sanitari

Puntare su prevenzione, riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti, è una scelta rispettosa delle priorità dettate dalle direttive europee, per ridurre:

-  l’occupazione di suolo,

-  l’estrazione e l’utilizzo di risorse non rinnovabili,

- le emissioni di gas serra

-  i consumi idrici.

Inoltre il riciclo dei materiali, con la loro trasformazione in “materie seconde”, elimina quasi totalmente i danni provocati ad ambiente e salute dallo smaltimento rifiuti. Danni che, in un recente studio, l’Unione Europea si è spinta a quantificare economicamente: i danni eco-sanitari da discarica possono variare (secondo i tipi di impianti e di materiali) da 10 a 13 euro per  tonnellata smaltita; quelli da incenerimento da 4 a 21 euro per tonnellata bruciata.

Riciclo e Green Economy

Il riciclo ha, inoltre, una grandissima valenza economica, anche per le sue ricadute occupazionali e di risparmio energetico; non a caso è uno dei pilastri della cosiddetta Green Economy.

“Il riciclo dei rifiuti è stato considerato per anni un’attività a basso contenuto di valore aggiunto e di innovazione tecnologica”: così inizia Il riciclo ecoefficiente, volume curato da Duccio Bianchi, che presenta i risultati di uno studio molto approfondito, finanziato da Comieco ed altri consorzi di filiera del riciclo, eseguito dall’Istituto Ambiente Italia e presentato nell’ottobre 2008 al Senato.

Ecco alcuni dati dello studio: in Italia e in Europa si è verificata una rivoluzione, l’industria del riciclo è diventata un settore fondamentale dell’economia, caratterizzato da una forte innovazione tecnologica, ed è ora una fonte indispensabile di approvvigionamento per una parte significativa del sistema industriale: per la produzione di alluminio, piombo e di carta, ad esempio, oltre il 50% degli input produttivi è costituito da materie seconde.

Inoltre l’industria del riciclo e delle materie seconde ha grandi margini di ulteriore sviluppo sia nel settore dei rifiuti industriali (pre consumo), che in quelli urbani (post consumo).

Industria del riciclo: una crescita impetuosa della produzione

Il settore del riciclo è cresciuto a ritmi ben superiori a quelli dell’industria nel suo insieme:

in Italia tra il 2000 e il 2007 la produzione industriale si è contratta del 4%, mentre l’attività di riciclo è cresciuta del 17,2%.

In Europa  la produzione industriale è cresciuta del 13%, il riciclo del 50%.

Tra il 2000 e il 2005 le imprese di riciclo sono aumentate del 13% e gli addetti del 47%.

Quanto al valore della produzione del settore riciclo, esso è raddoppiato dal 2000 al 2005 e triplicato in 10 anni: nel 2005 era di 4,2 miliardi di euro, 2 dei quali derivante dal riciclo di metalli, settore in cui opera il 55% delle imprese, col 39% di occupati.

Nei 10 anni che vanno dal 1997 al 2006 il settore cartario è passato da 4,3 milioni di tonnellate di riciclo (con quasi un milione di tonn. di importazione di carta da macero) a 5,6 milioni di tonn. riciclate (con addirittura un’esportazione di quasi mezzo milione di tonn.).

Nello stesso periodo, il settore delle materie plastiche è passato da 840.000 a 1,3 milioni di tonn. di riciclo.

Una grande fonte di nuova occupazione: il riciclo

Secondo il Rapporto naz. sull’Altra Economia, presentato dalla Regione Lazio nell’ottobre scorso:

- le imprese che operano in Italia nel Riuso e Riciclo sono circa 65.000,

- con un valore aggiunto (differenza tra il valore dei fattori di produzione e quello finale del prodotto) di 23 miliardi di euro annui (1,4% del prodotto interno lordo)

- e con 546.000 occupati.

Nel luglio del 2009 il Consorzio nazionale recupero imballaggi, Conai, al Convegno “Il sistema dei rifiuti in Italia” ha reso pubblici i seguenti dati:

- in 10 anni il settore del riciclo ha riciclato 38,8 milioni di tonnellate di materiale (carta, alluminio, plastiche, vetro, legno, ferrosi, ecc.);

- ha così evitato l’apertura di 325 nuove discariche,

- e creato 76.000 nuovi posti di lavoro,

E’ ovvio che puntare invece sullo smaltimento in discarica o in forni ad alta tecnologia comporta una bassissima ricaduta occupazionale, con investimenti concentrati essenzialmente in tecnologia e  non nel fattore lavoro. Perciò non sorprende che il rapporto tra posti di lavoro creati dal riciclo e quelli relativi a discarica o incenerimento sia normalmente valutato nell’ordine di 15 a 1: in altre parole, a parità di rifiuti trattati, ad ogni posto di lavoro creato con discariche o inceneritori ne corrispondono, in media, 15 nel settore del riciclo.

Ma da uno studio che ho personalmente curato, in collaborazione con Roberto Cavallo di Erica Cooperativa di Alba, per stendere l’appello “ Cambiamo aria per non incenerire il futuro”, risultano dati ancora più significativi:

- per servire con la raccolta “porta a porta” i 45 milioni di italiani che ancora ne sono esclusi, servirebbe un investimento di circa un miliardo di euro, che creerebbe circa 200.000 posti di lavoro(nella raccolta e nel riciclo);

- gestire lo stesso numero di utenti, e la stessa quantità di rifiuti con inceneritori (e loro discariche di servizio) costerebbe circa 15 miliardi di euro, che creerebbero circa 3.000 occupati.

La ricaduta occupazionale del riciclo, rispetto all’incenerimento sarebbe di 200.000 occupati contro 200 ogni miliardo di investimento, un rapporto di mille a uno. In tempi di disoccupazione non sono cifre da sottovalutare

Riciclo e risparmio energetico

Da non sottovalutare anche il risparmio energetico derivante dal riciclo dei materiali.

Il prof. Paul Connet, nella sua ultima tournet di conferenze in Italia, illustrava questi dati:

riciclare una tonnellata di plastica di tipo PET (invece che ripartire dal granulo vergine) fa recuperare una quantità di energia pari a 85,16 Giga Joule; la stessa tonnellata bruciata per fare energia elettrica in un inceneritore (o come CDR in una centrale) produce 3,22 GJ.

Il rapporto tra energia recuperata col riciclo e quella prodotta bruciando il PET è 26 a 1.

Se facciamo lo stesso confronto col Polietilene ad alta densità (HDPE) troviamo un rapporto 10,2 a 1 tra riciclarlo e bruciarlo, e 10,9 a 1 è l’equivalente rapporto per altre plastiche.

Per la carta, il rapporto è 4,2 a 1 : se si ricicla una tonnellata, il recupero è di 9,49 GJ, se si brucia si producono 2,25 GJ di energia elettrica.

Ecco perchè l’UE ci sanziona se usiamo il termine “termo-valorizzatori”: bruciando non si valorizza energeticamente il PET ma, al contrario, si sprecano circa 82 GJ a tonn. rispetto al suo riciclo.

La parola “valorizzazione” vale solo nel confronto con la preistorica discarica.

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Verso il piano regionale di smaltimento dei rifiuti speciali

Novembre 28, 2010

Venerdì 26 novembre 2010 abbiamo partecipato ad un convegno di studi organizzato dalla Rete Ambiente Veneto e dai comitati Riuniti Rifiuti Zero e patrocinato dalla Regione Veneto e dagli assessorati all’Ambiente delle provincie di Treviso e Venezia. Tema del convegno era lo smaltimento dei rifiuti speciali. Tale momento era volto alla raccolta e condivisione di informazioni riguardanti le attività svolte e da considerare per la redazione di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti speciali e industriali. I in sala erano presenti molti gruppi, per citarne alcuni: il movimento a 5 stelle, i comitati contro gli inceneritori di Mogliano e Silea, i comitati “rifiuti zero”, ecc., persone che hanno a cuore il rispetto dell’ambiente in cui vivono e che vogliono evitare che interessi commerciali riescano a devastare il nostro territorio, come succede quando il processo produttivo non considera che il cambio di strumenti necessario all’innovazione tecnologica significa produzione di rifiuti.
Il convegno si teneva presso il recuperatissimo e restauratissimo ex-ospedale psichiatrico provinciale; un opera bellissima, dove le strutture esistenti sono state collegate con delle passerelle  metalliche coperte e finestrate, pitturate di verde, che facevano ben risaltare il rosso dei mattoni degli edifici. Un’opera davvero notevole, degna dei piani di recupero che solo in alcune realtà all’avanguardia come Parigi o Chicago abbiamo avuto il piacere di ammirare. Come abitante di Marghera mi piacerebbe contattare l’architetto per conoscere che idee potrebbe avere per il recupero della nostra zona industriale ove si sta vedendo il progressivo abbandono delle fabbriche e che, è dibattito di questi giorni, dovrà essere recuperata.
Nel convegno si sono susseguiti parecchi autorevoli relatori: dagli assessori all’ambiente delle provincie di Treviso e Venezia (Fanton e Dalla Vecchia) che hanno illustrato quello che già viene fatto per il riciclaggio dei rifiuti urbani, all’avvocato Calisse, esperto in legislazione ambientale italiana ed europea, che ha spiegato che il piano regionale dei rifiuti non è un’invenzione geniale ma un obbligo di legge, alla dottoressa Franz dell’ARPAV che ha analizzato i dati di partenza per la formulazione di un Piano Regionale per i Rifiuti speciali.
Da semplice cittadino ho giudicato più interessanti, per contributo di idee, gli interventi di Michele Boato della Rete Ambiente Veneto, dell’Ing. Caldiroli, tecnico della prevenzione della ASL Provinciale di Milano 1 e infine dell’Ing. Franco Rigosi dell’Associazione Medicina Democratica. Il primo ha posto l’accento sul fatto che il riciclaggio dei rifiuti non è solo necessario per il rispetto per l’ambiente, per evitare conseguenze sulla nostra salute, ma rappresenta anche una provata e consistente opportunità economica. L’ing. Caldiroli ha illustrato alcuni metodi di bonifica attualmente disponibili (e sottolineo ATTUALMENTE DISPONIBILI) per la separazione dei materiali inquinanti. Infine l’amico Rigosi  ha praticamente illustrato una bozza di piano di smaltimento rifiuti, evidenziando le criticità e le possibili soluzioni.
Invitato speciale è stato l’assessore all’ambiente della nuova giunta regionale, Maurizio Conte, colui che si troverà ad affrontare i molti aspetti delicati (quando si parla di materiali inquinanti) che si presenteranno quando dovrà gestire un progetto così importante, in grado di cambiare il corso dell’economia: è infatti provato che l’inquinamento, oltre che sottrarre il territorio alle produzioni agricole, è anche responsabile di malattie che devono essere curate nelle strutture sanitarie che sono di competenza della Regione stessa.
L’assessore è stato molto attento, si è annotato molti appunti, e ha concluso la conferenza con un discorso che ha toccato vari punti:
1.    Raccogliendo le idee enunciate durante il pomeriggio si potrebbe redarre il piano regionale rifiuti, ma è necessaria una funzione di mediazione con tutte le forze protagoniste del processo produttivo;
2.    Il piano regionale dovrà prevedere funzioni di controllo, mettendo anche in atto sanzioni che incidano nell’operatività delle ditte;
3.    Si è dichiarato contrario all’autorizzare nuovi impianti: deve essere pensato un riordino che valorizzi l’aspetto produttivo temporale e del rifiuto;
4.     il “Km. Zero” proposto per i rifiuti urbani deve essere imitato anche per i rifiuti industriali, garantendo l’operatività dei nuclei di controllo per il rispetto della legge;
5.    incrementare il recupero degli inerti con incentivi.
L’assessore ha poi voluto porre l’accento sul fatto che, come genitore, c’è necessità di ascoltare voci diverse in un momento così importante ed è suo desiderio creare un piano che pensi alle esigenze future: l’aspetto ambientale riguarda tutti noi, al di là del colore politico. Ha ribadito la presa di posizione del consiglio regionale circa il blocco delle autorizzazioni di nuovi inceneritori fino alla definizione del piano regionale dei rifiuti e ha espresso la contrarietà dell’incenerimento “tal-quale”. Ha altresì riconosciuto l’opera delle associazioni di cittadini che ha contribuito a formare una coscienza. Ha ammesso che ci sono poche risorse da investire per la pianificazione, che a volte anche in Veneto queste risorse sono state spese male e che forse si è in ritardo per cercare di sistemare le cose, ma ha chiuso l’intervento infondendo speranza: che proprio in questo momento si possa cominciare a sviluppare un discorso che tenda ad ottimizzare le risorse, partendo dal fatto che  durante la conferenza abbiamo appreso che il riciclaggio di materiali ha un costo energetico (e quindi commerciale) minore della produzione di materiali nuovi, e quindi far sì che le aziende stesse traggano vantaggio dal riciclaggio dei rifiuti.
E noi, prendendo queste sue parole come una reale presa di coscienza, ci aspettiamo un piano regionale che sia coerente con quanto detto oggi……

CM

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COMBUSTIONE zero – RICICLO totale della materia

Ottobre 29, 2010

Da CO.RE.Ri – Coordinamento Regionale Rifiuti Campania – 29 ottobre 2010

ALLA REDAZIONE ANNO ZERO

c/a Michele Santoro

Abbiamo seguito con attenzione la trasmissione di ieri, 28 ottobre 2010.

Purtroppo il messaggio è stato ancora una volta parziale, e di parte, ed ha perpetuato l’immagine ormai ammuffita del sud che si lamenta. Contestualmente si è affermata l’apologia incontrastata del ciclo integrato dei rifiuti.

Bertolaso ha potuto difendere la scelta del Governo di costruire 4 inceneritori in Campania, ha potuto addirittura lodare la disponibilità di De Luca ad accogliere un impianto sul territorio del suo Comune o della Provincia di Salerno.

La trasversalità a favore della combustione si è conclamata. De Luca ha potuto evocare il Sindaco di Pontecagnano, sottolineando l’estraneità delle amministrazioni dalla partita economico finanziaria dell’inceneritore salernitano. Ha detto con orgoglio: “..sarà in mano ai privati”. Come fosse un vanto! La provincia di Salerno, in balia di nuovi potentati privati! Quali privati? Il business dei rifiuti si sposta dalle discariche alla combustione.

Un chiaro allarme parte da Terzigno: non sono stati i comitati di cittadini a bruciare camion di rifiuti, tantomeno sono stati i cittadini a devastare le isole ecologiche, ma, probabilmente chi è contro la raccolta differenziata e sa che si guadagna dalle discariche come dalla combustione.

Noi siamo gruppi responsabili di persone schiacciate tra interessi paralleli e contrapposti, di fronte ad uno Stato che sembra arrendersi a troppe difficoltà. Di tutto questo non si è discusso ieri sera. Si è, piuttosto, parlato dell’efficienza dell’inceneritore di Brescia, come se a Brescia non ci fossero problemi simili a quelli di Acerra, compresa la pregressa contaminazione del sito. Castelli ha potuto evidenziare che la Toscana è al vertice nella produzione di rifiuti pro capite. In barba alla riduzione di un piccolo paesello: Capannori. Si è ascoltata la protesta di un “singolo” Sindaco, “l’unico” ha detto Santoro, che viene “castigato” per aver promosso la raccolta differenziata. Non è l’unico, e sono tanti i cittadini penalizzati per il mancato riciclo della materia raccolta separatamente. In molti subiscono le conseguenze della scelta pro incenerimento che si sta affermando nel consorzio CONAI:  la raccolta differenziata non viene remunerata e le tariffe non scendono. Dunque i cittadini collaborano e gli amministratori si rivelano incapaci di promuovere o fare mercato.

Anche di questo non si è parlato. Largo spazio a Sodano, senza contraddittorio, solo per dire che Acerra dovrebbe bruciare il CDR, non per altro, così si è ribadito che la raccolta differenziata deve essere fatta, ma non si può fare il porta a porta, quasi fosse impossibile puntare davvero ad un modello economico alternativo! Secondo ANNO ZERO dobbiamo accettare l’ineludibilità della combustione dei rifiuti, solo perché  si è deciso di fermare il vero riciclo-riuso dei materiali. Anche il tema della provincializzazione è stato declinato in maniera scorretta: non si deve guardare il problema solo dal punto di vista dei Comuni, la provincializzazione non danneggia solo perché impone percorsi e aziende centralizzate, ma soprattutto perché deresponsabilizza il governo della Regione dal ruolo fondamentale di indirizzo e di programmazione che potrebbe produrre veri cambiamenti nell’organizzazione del territorio e delle priorità ambientali, sociali, agricole e industriali, che costituiranno, o dovrebbero costituire, il nostro futuro.

ANNO ZERO ha, dunque, replicato un rimpallo di responsabilità senza dare voce alla proposta costruttiva dei cittadini. Il CO.RE.Ri. ha proposto da anni soluzioni fattibili. Ribadiamo COMBUSTIONE ZERO – RICICLO TOTALE DELLA MATERIA perché sappiamo che è fattibile: la raccolta porta a porta si può fare, l’economia del riciclo e della valorizzazione del territorio è in linea con l’attuale crisi globale che richiede un ritorno a logiche di mercato reale. Di questo vorremmo parlare. Il tema è nazionale e non limitato alla Campania.

Traiamo spunto dalla frase pronunciata da Santoro in chiusura di trasmissione: “di questo parleremo con Napoli”, ed evidenziamo che Napoli sta già discutendo; stampa e media dovrebbero dare a Napoli, al CoReri e alla Campania la possibilità di affermare le proprie ragioni, affinché possano diventare fatti e contagiare in positivo il resto del Paese, dove molti comitati, insieme a noi, si stanno preoccupando per l’attuale aggressione a territori, potenzialità di crescita e, soprattutto, salute e diritti dei cittadini.

A nostro avviso, censurare oltre la visibilità dei cittadini, che hanno le risposte e che potrebbero inchiodare politici e industriali alle loro responsabilità, costituisce un grave danno all’evoluzione delle regole democratiche nel nostro Paese.

I salotti televisivi non hanno alcun credito laddove pianificano le parti in commedia ed antepongono la dimostrazione dell’ipotesi preconcetta alla reale contrapposizione delle tesi. Invertendo questa tendenza si potrà sviluppare un vero  dibattito e recuperare quella credibilità dei media, che oggi è fortemente in discussione; solo così i media svolgeranno il loro ruolo primario, evitando di ripetersi quali vetrine e sponsor di interessi di parte alimentando confusione e disinformazione e contribuendo a tenere il Paese fermo al palo.

Napoli, 29/10/2010

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Attivato un sito dedicato all’imbroglio della combustione delle biomasse

Agosto 12, 2010

Da AmbienteFuturo – agosto 2010

Il suo indirizzo è

http://truccobiomasse.altervista.org/

Esso contiene un KIT per difendersi dal DRAMMATICO PROLIFERARE DI INCENERITORI A BIOMASSE. Troverete la MAPPA degli impianti di taglia superiore al MW elettrico presenti in Italia e risposte ai quesiti più frequenti in merito. Consultatelo…può esservi utile. Ricordiamo inoltre che su www.ambientefuturo.org è consultabile la “MAPPA DELLE VITTORIE” CONTRO L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI DAL 1996 AD OGGI.

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In Italia, con la scusa delle “rinnovabili”, si sono incentivate le industrie sporche e assistite: ora basta!

Giugno 21, 2010

Da AmbienteFuturo – giugno 2010 – Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi, Pier Felice Ferri

IN ITALIA, CON LA SCUSA DELLE “RINNOVABILI” SI SONO INCENTIVATE LE INDUSTRIE SPORCHE E ASSISTITE: ORA BASTA!

Il Governo con l’articolo 45 della manovra finanziaria “lacrime e sangue” taglia i “certificati verdi”.

Come al solito alcune associazioni ambientaliste (Legambiente in testa ma anche WWF) “levano pianti strazianti” perché si ripristini il sistema precedente perorando la causa addirittura  alla Confindustria di Emma Marcegaglia. Il risultato è che un “partito trasversale” sta cercando di ritornare “ai vecchi santi” per continuare a “far bisboccia” con  circa il 7% delle nostre bollette elettriche che “storicamente” anziché incentivare le energie rinnovabili è andato a far la fortuna di Moratti e dei gestori di inceneritori e combustioni varie. NOI VOGLIAMO ANDARE IN CONTROTENDENZA. E non tanto perché riteniamo “buona” questa manovra finanziaria che è socialmente iniqua e negativa per le complessive politiche del territorio (con condoni edilizi più o meno espliciti). MA SUL CASO SPECIFICO E’ STORICAMENTE SBAGLIATO EQUIPARARE GLI INCENTIVI FAVORITI SUL PIANO NORMATIVO ALLE ENERGIE RINNOVABILI CON LO SVILUPPO EFFETTIVO DELLE STESSE. Al contrario, e noi che nel silenzio totale dei mass media (dalla stampa ufficiale al Manifesto) stiamo promuovendo la VERTENZA CONTRO I CIP6 ne siamo sempre più consapevoli, i “famigerati” CIP6 e poi i successivi “certificati verdi”HANNO FAVORITO L’INDUSTRIA SPORCA DELLA COMBUSTIONE DEI CASCAMI PETROLIFERI (“assimilata” illegalmente a “fonte di energia rinnovabile”) E DEI RIFIUTI. Non è cambiato niente, allorché continuando a persistere la “truffa dei cip6”si è varato (dopo la approvazione della direttiva UE 2001/77) i “certificati verdi” con il Decreto Bersani 79/99 che in barba alla stessa normativa UE hanno continuato a foraggiare addirittura la combustione del CDR (Combustibile da Rifiuti) contenente plastiche di origine petrolifera. Il risultato è stato quello di “far da tappo” allo sviluppo dell’energia solare in primis il cui sviluppo (nel Paese del sole!) è praticamente meno che marginale. Ma i “nostri” (Legambiente che in genere è favorevole agli inceneritori la capiamo ma francamente ci stupisce  il WWF…) “ambientalisti in versione Marcegaglia” tenteranno di dire che dal 2007 “il sistema è cambiato”e che quindi ora, con l’art. 45 sarebbero davvero a rischio le energie rinnovabili.

MA QUALE FILM HANNO VISTO! O hanno gli occhi a forma di dollaro come Paperone? Se i numeri hanno una qualche rilevanza si è fatto di tutto per indirizzare il sistema di incentivazione A FAVORE DELLA COMBUSTIONE DELLE BIOMASSE che  gode di incentivi che arrivano a triplicare i ricavi derivanti dalla produzione di energia elettrica. E non solo: almeno si fosse incentivata la produzione di calore attraverso il teleriscaldamento (in genere più facile con i piccoli impianti)! No, gli incentivi stanno premiando i grandi impianti (dei soliti gruppi industriali dell’industria assistita e sporca  italiana) finalizzati a produrre solo energia elettrica provocando non occasioni di risparmio energetico MA DI VERA E PROPRIA DISSIPAZIONE ENERGETICA!

Le somme andate alla incentivazione della combustione delle biomasse sono circa 50 volte superiori a quelle che hanno incentivato l’ energia solare. Non a caso mentre il contributo energetico nazionale  derivante dalla combustione delle biomasse risulta del 2,7% quello derivante dal solare (dati fotografati dal “Biomass Report 2009” redatto dal Politecnico di Milano) rimane dello 0,05%, mentre quello dell’eolico si attesta sullo 0,6%). DIFENDERE UN SISTEMA DEL GENERE DEL TUTTO SQUILIBRATO NON DIFENDE NE’ SALUTE, NE’ L’AMBIENTE ED E’ IPOCRITA perché  è funzionale a favorire operazioni industriali assistite e con i soldi dei cittadini e ancor più intollerabili in un periodo in cui agli stessi cittadini si chiedono pesanti sacrifici.

Non è casuale che l’affare degli “incentivi”  si sia spostato verso la combustione delle biomasse. Infatti non solo risulta appetibile bruciare legno cippato e/o olii vegetali ( a partire dall’olio di palma che ha significato la deforestazione di intere aree dell’Indonesia) grazie ai generosi “coefficienti” attribuiti per legge che innalzano la “resa” dei “certificati verdi”ma che, comunque,  hanno un rilevante costo di approvvigionamento. L’affare sta NEL BRUCIARE LA BIOMASSA CONTENUTA NEI RIFIUTI INDUSTRIALI (dal comparto agro-alimentare a quello del mobile e del legno trattato e della produzione di carta) e della parte biodegradabile dei rifiuti urbani incamerando  i ghiotti  costi di conferimento  oltre ai certificati verdi. Pur per inciso, ribadiamo che la biomassa PUO’ E DEVE ESSERE COMPOSTATA o nel caso del “cippato” può essere utilizzata in almeno 5 modalità alternative alla sua combustione (dal pannello per la bioedilizia alla strutturazione dei processi aerobici di compostaggio e alla realizzazione dei relativi biofiltri).

NOI SIAMO QUINDI PER AZZERARE TUTTA LA PARTITA DEGLI INCENTIVI riscrivendola dopo aver smascherato una truffa che è già costata OLTRE 50 MILIARDI DI EURO a noi tutti. Truffa che mentre ha beneficiato (danno e beffa!) i “soliti noti” a scapito di salute ed ambiente ha lasciato al palo riciclaggio ed energie pulite per davvero (a partire da quella solare).

Inoltre appare sempre più chiaro che mentre gli “inceneritori dedicati” vengono quasi sempre bloccati e comunque combattuti la “COMBUSTIONE DELLE BIOMASSE” DIVIENE LA “NUOVA FRONTIERA” PER  PROMUOVERE L’INCENERIMENTO.

Anche per questo acquista ulteriore rilevanza sostenere la VERTENZA  CONTRO I SUSSIDI ALL’INCENERIMENTO che l’Associazione DIRITTO AL FUTURO www.dirittoalfuturo.org sta portando avanti da circa un anno.

…ED ALLORA LA DISFIDA DI BARLETTA

Si potrebbe chiamare cosi’la “vertenza nazionale” che occorre aprire contro l’imbroglio della combustione delle biomasse. Infatti gli scorsi 15,16, 17 giugno  proprio nella città della DISFIDA si è tenuto un importante forum in alternativa ad un raduno di industriali favorevoli a nuove trivellazioni petrolifere, nucleare, combustione di rifiuti e biomasse ecc. A questo appuntamento ben organizzato dal Coordinamento NO BIOMASSE- NO INCENERITORI   è stato invitata la Rete Italiana Rifiuti Zero che è intervenuta con Rossano Ercolini anche riportando l’esperienza del Comune di Capannori e l’Associazione dell’ISDE che è intervenuta con il dottor FERDINANDO LAGHI oltre ad altri autorevoli esperti, attivisti e giornalisti. Ma la rilevanza di questo appuntamento è stata data anche dal fatto che la Puglia è il contesto  dove hanno preso corpo le iniziative del GRUPPO MARCEGAGLIA (e delle sue quattro partecipate) che ha già al suo attivo l’INCENERITORE DI MASSAFRA (TA) che partito come “centrale a biomasse” ha ben presto iniziato a bruciare i rifiuti urbani ed industriali. Ed è proprio tra la Puglia e la Calabria che stanno prendendo corpo (ed in alcuni casi come a Cutro in provincia di Crotone è partito un altro grosso impianto Marcegaglia che brucia biomasse e dove a Rende in provincia di Cosenza ne è partito un altro targato GRUPPO FALK) altri impianti come a Manfredonia in provincia di Foggia e a Modugno in provincia di Bari (entrambi Marcegaglia) e a Canosa. Intanto si ha notizia di un grosso impianto a combustione di biomasse in dirittura di arrivo per le autorizzazioni in provincia di Agrigento a Contrada San Benedetto. Per fortuna vi sono anche buone notizie: nel Salento E’ STATO DEFINITIVAMENTE CHIUSO A MAGLIE (LE) il “famigerato” sansificio della “Coopersalento” grazie alla mobilitazione delle popolazioni avvelenate da anni da questo impianto.

IL CENTRO DI RICERCA RIFIUTI ZERO DEL COMUNE DI CAPANNORI E’ PARTITO

La prima riunione si è svolta giovedì 17 presso il proprio ufficio nella sede comunale. Presto verrà fatto un sopralluogo per analizzare il residuo (successivo alla efficace raccolta porta a porta) e da qui partiranno i primi progetti PER RIDURRE ALLA FONTE I RIFIUTI SENSIBILIZZANDO NEI FATTI I PRODUTTORI (e non solo i consumatori). Presto il Centro, dotato di un team operativo che si è diviso i compiti e di un Comitato Scientifico presieduto dal Professor Paul Connett avrà un indirizzo di posta elettronica ed un sito web nonché un numero di telefono a cui, anche da fuori il Comune, sarà possibile rivolgersi. Per consultare il verbale della riunione www.ambientefuturo.org

SEPARIAMOLI…

Aderiamo convintamene all’appello lanciato da un gruppo di amministratori e di semplici cittadini dell’Emilia Romagna  che chiedono un “disaccoppiamento” di compiti tra il gestore che si occupa dello svolgimento e della implementazione della Raccolta Differenziata e chi  gestisce lo smaltimento. Infatti vi è un oggettivo e funzionale “conflitto di interessi” tra chi  deve ALIMENTARE L’INCENERITORE (dovendo, in forza del “sistema”, tenere bassa la RD) ma che è attualmente ( ed è non solo il caso di HERA) anche responsabile della gestione della raccolta differenziata. Per consultare il testo www.ambientefuturo.org per aderire all’appello separiamoli@gmail.com .

LA VERTENZA CONTRO LA TRUFFA DEI CIP6 CONTINUA E PREPARA NUOVE MOSSE

Nonostante il “silenzio stampa” (che, lo ripetiamo, coinvolge anche Il Manifesto e Liberazione alla faccia della “stampa indipendente” ) continuano in tutta Italia le iniziative di raccolta delle richieste di rimborso del “maltolto”. La vertenza è partita a Bolzano grazie alla Associazione AMBIENTE E SALUTE; a SASSOFERRATO (AN)  dove l’11 giugno si è svolto un incontro organizzato dalla Amministrazione comunale che HA ADERITO ALLA VERTENZA sotto la spinta dell’assessore MARCO GIULIETTI www.ctasassoferrato.it . Il 25 sarà la volta di una iniziativa a Viterbo vedi www.ambientefuturo.org e per il 30 è segnalata un’altra iniziativa a Bagni di Lucca  Intanto anche il consiglio comunale di CASTROVILLARI (CS) ha aderito alla vertenza sotto la spinta del dottor Ferdinando Laghi che ricopre la carica di consigliere comunale.

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A Monselice, contro il cementificio che vuol bruciare i rifiuti

Maggio 28, 2010

Da Carta – 27/05/2010 – Giulio Todescan – www.carta.org

Sabato 29 maggio a Monselice si gioca una partita importante nella battaglia contro il «revamping» dell’Italcementi, il progetto di ristrutturare l’esistente cementificio con una nuova torre alta 122 metri e l’apertura a nuovi materiali da bruciare, compreso il cdr, ovvero i rifiuti. La manifestazione [partenza alle 16.30 da piazza Mazzini] di sabato nella cittadina della bassa padovana arriva in un momento di forti contrapposizioni: negli ultimi giorni c’è stato il voto a sorpresa del consiglio comunale che ha bocciato il progetto Italcementi, spaccando la maggioranza del sindaco di centrodestra Francesco Lunghi; c’è stata poi la presa di posizione dei consigli pastorali di alcune parrocchie, contrarie; e infine il parere della commissione tecnica del Parco dei colli Euganei, che ha definito il nuovo cementificio «incompatibile» con le finalità del Parco stesso. Ma è esplosa anche la contraddizione più grande, quella fra la necessità di liberarsi di un modello di sviluppo insostenibile e la difesa dei posti di lavoro.

La posizione dei sindacati e dei cento [duecento con l'indotto] lavoratori dei tre cementifici di Monselice si è andata polarizzando in favore del progetto, che prevede altri trent’anni di lavorazione del cemento. Ne parliamo con Francesco Miazzi, consigliere comunale di Città Futura, lo scorso anno sfidante al ballottaggio dell’attuale sindaco, e anima dei comitati che si oppongono al revamping. «Questa è fra le quattro aree più inquinate del Veneto insieme a Porto Marghera, Porto Tolle e la valle del Chiampo. Fra chi verrà alla manifestazione ci sono anche i consigli pastorali del quartiere vicino al cementificio, con i figli di chi ci lavora. Sono ragioni ben radicate quelle del territorio stanco di vivere in un ambiante inquinato – dice Miazzi -. Chiediamo di venire qui sabato perché qui si gioca una battaglia fra le più difficili, dove la contraddizione tra ambiente e lavoro si esprime in modo più doloroso, ma apre anche lo spiraglio per un dibattito finalmente serio sul modello di sviluppo. L’unico parallelo in Veneto si può fare con Porto Marghera, più in grande».

La piccola Marghera della bassa è fatta di tre inceneritori in cinque km quadrati [un record], con emissioni di polveri e diossine superiori in media del 30 per cento rispetto agli inceneritori, perché per fare il cemento si brucia un po’ di tutto: sabbie di fonderia ricche di residui di metalli, gessi chimici provenienti da Marghera, tonnellate di ceneri da tutto il nord Italia. Il nostro paese ha una produzione annua di cemento di 800 kg per abitante, il Veneto 1200. La media europea 400. La crisi e l’aumento dei costi hanno comunque abbattuto la produzione negli ultimi anni, e la risposta per abbattere i costi è il revamping, che aprirebbe alla possibilità di usare il redditizio cdr, i rifiuti da bruciare per fare il cemento. Nel 1996 Italcementi provò ad usare i copertoni esausti, nel 2001 fu la volta delle farine animali, ipotesi sempre respinte. Bruciando i rifiuti, i cementifici ci guadagnerebbero e potrebbero «stare sul mercato» ancora per anni. «Uno dei cementifici di Monselice sta per siglare un accordo con centro trattamento rifiuti di Sarzano [Rovigo] che tratta i rifiuti meccanicamente e li porterà nel cementificio – spiega Miazzi -. Portare i rifiuti in discarica costa 100 euro a tonnellata. Portarla in cementificio solo 50 euro di tonnellata. Invece di usare carbone e pet coke il cementificio riceverebbe soldi per ogni tonnellata smaltita. Per sostituire una tonnellata di carbone servono 2 tonnellate di cdr: doppio guadagno al posto di una spesa».

I 27 comuni della zona, il Parco, le parrocchie, alcune categorie economiche e ora anche il consiglio comunale di Monselice pensano invece che questa crisi sia l’occasione per uscire dalla monocoltura del cemento, anche affrontando il ricatto dei posti di lavoro. «In paese si respira un clima di scontro sociale fortissimo. Ma c’è anche molta partecipazione: il consiglio comunale è stato seguito da 700 persone in in video da un’aula magna, ed è stato trasmesso in diretta tv su Tele Estense – prosegue Miazzi -. Tre quarti della sala era popolazione contraria al revamping, un quarto erano sindacalisti, operai e i loro familiari. L’unico strumento democratico sarebbe il referendum ma nessuno si è sognato di concederlo. D’altra parte nessuno vuole chiudere i cementifici da un giorno all’altro: il documento dei sindaci [di tutti i partiti] pone con forza il discorso di aprire un tavolo e verificare cosa si può fare per l’occupazione. Le mobilitazioni di questi giorni chiedono di sospendere l’iter del progetto per discutere togliendo la pistola dal tavolo».

Dall’altra parte però il sindacato, partendo da posizioni dialoganti, si è irrigidito negli ultimi tempi, appoggiando senza riserve il progetto Italcementi. «Ci sono parti del sindacato meno rigide, ma non si sono ancora evidenziate. Ora c’è un appiattimento tra Cisl e Cgil, che prima facevano dei distinguo, la Cgil è stata contraria all’uso combustibili alternativi, negli anni scorsi. Ma chi era contro copertoni e farine animali ora appoggia il cdr. Le persone però vivono un disagio pesante: quando in una via a ridosso del cementificio hai tre bambini con shock anafilattico, quando la gente chiude le finestre perché arrivano zaffate di aria irrespirabile, il discorso di salvare cento posti di lavoro passa in secondo piano».

La torre di 122 metri che campeggia nei rendering dei progetti Italcementi sarebbe più alta della casa del Petrarca ad Arquà, che si staglia sui colli poco lontani. La torre – che si propone elegante e «firmata» – è percepita da molti come la croce sopra alle speranze del Parco, che negli anni ha costruito una piccola economia di agriturismi, agricoltura di qualità e turismo. L’ultima parola sulla questione la dirà la giunta provinciale di Padova, fra tre mesi. Francesco Miazzi ricorda come trent’anni fa furono chiuse le cave, a Monselice, fra le proteste, e come ora nessuno si sognerebbe di riaprirle.

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