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Diario incidenti e fatti a Porto Marghera – 1997-1998

Febbraio 18, 2011

03/03/1997    Aula Bunker di Mestre – Prima udienza del processo preliminare per la strage e disastro ambientale ai 27 manager del Petrolchimico di Marghera. Per convocare le persone offese e danneggiate il gip Gioacchino Termini ha affittato pagine intere di giornali locali e nazionali per pubblicare i nomi dei 119 morti e dei 377 lavoratori ammalati per aver lavorato a contatto del CVM e PVC.
L’aula è gremitissima oltre che dalle parti danneggiate anche da folte delegazioni di associazioni ambientaliste.

14/08/1997    Medicina Democratica, Allca-Cub, Agenzia Coorlach, AmbienteVenezia, Scrivono alla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e del Ministero Beni Ambientali contro il progetto  di potenziamento di aumento produttivo dell’impianto EVC del Petrolchimico CV 22/23; si chiede di esprimere un parere contrario alla Valutazione di impatto ambientale per :
essere impianti a rischio e localizzati nel cono di atterraggio dell’aeroporto di Tessera; perché gli effetti sulle popolazioni di cancerogeni come CVM e DCE che vengono rilevati per ricaduta nel territorio in quantità non trascurabili.

14/10/1997    Camini del Petrolchimico sotto sequestro. Sui quotidiani locali esce con molta evidenza questa notizia; il gip Ramacci ha emesso un provvedimento di sequestro condizionato (senza fermata dell’impianto) nei confronti di 22 camini dello stabilimento multisocietario nell’ambito di un’inchiesta  sull’inquinamento atmosferico. Dagli articoli traspare un giudizio del gip che in pratica afferma che quasi tutti gli stabilimenti sono fuori norma rispetto alle leggi. Come la mettiamo con le dichiarazioni delle industrie che da anni affermano di essere sotto i limiti per le emissioni atmosferiche?

08/11/1997    Medicina Democratica, Allca-Cub, Agenzia Coorlach, AmbienteVenezia, Scrivono alla commissione tecnica regionale opponendosi al progetto di potenziamento di aumento produttivo dell’impianto EVC del Petrolchimico CV 22/23; si chiede di esprimere un parere contrario alla Valutazione di impatto ambientale per :
essere impianti a rischio e localizzati nel cono di atterraggio dell’aeroporto di Tessera; perché gli effetti sulle popolazioni di cancerogeni come CVM e DCE che vengono rilevati per ricaduta nel territorio in quantità non trascurabili.

14/11/1997   Il Giudice delle indagini preliminari Gioacchino Termini chiude la fase di un lunga serie di udienze iniziate il 3/3/97 con una sentenza storica di rinvio a giudizio di 31 dirigenti e manager di Montedison ed Enichem per i reati di strage e disastro ambientale. Il lavoro di denuncia di Gabriele Bortolozzo, di Medicina Democratica, di pochi altri lavoratori e del duro lavoro del giudice Casson finalmente è stato premiato e riconosciuto.
Il giorno successivo il Manifesto esce con il titolo di prima pagina: Banditi Chimici

16/11/1997     Le reazioni e le dichiarazioni alla sentenza del giudice Termini sono molte, ma quelle del responsabile regionale della CGIL Luciano De Gasperi sollevano una polemica che vede il sindacato dei chimici contro le associazioni ambientaliste, Medicina Democratica e Rifondazione Comunista. La polemica dura con toni sempre più accesi qualche settimana.
Le affermazioni di De Gasperi contestate sono : “ Questo processo riguarda il passato, il presente è un’altra cosa. Porto Marghera è oggi il posto d’eccellenza dell’industria chimica italiana” “ Oggi al petrolchimico si applicano le leggi nazionali e internazionali che tutelano ambiente e salute.” “E’ un cattivo servizio alla causa ambientalista dipingere l’industria chimica come un nemico”
I sindacalisti che hanno fatto di tutto per delegittimare, fermare Gabriele Bortolozzo attaccandolo personalmente ora che sono stati battuti assieme ai loro padroni tentano di modificare il senso del processo tentando di relegarlo a cosa che si riferisce a cose vecchie ed abbondantemente superate. Non le giuste polemiche e contraccuse ma i fatti contenuti in questo diario dimostreranno quanto false e fuorvianti siano le affermazioni del sindacato dei chimici.

27/01/1998    Ore 12 – Reparto CV23 – Fuoriservizio dell’analizzatore in continuo del termocombustore (manutenzione)

05/03/1998    Ore 10 – Reparto CV23 – Fuori servizio del termocombustore (E79) blocco e ripristino alle ore 18. Utilizzato nel frattempo il forno del CS28.

13/03/1998    Aula Bunker di Mestre – Prima udienza del Processo Petrolchimico per strage e disastro ambientale. Gli imputati sono il gotha della chimica italiana accusati di essere responsabili della morte di 119 lavoratori e della malattia di altri 377.
L’aula è gremita all’inverosimile, presenti anche i rappresentanti di molte associazioni ambientaliste e dei centri sociali.

13/03/1998    Processo Petrolchimico – durante lo svolgimento del processo emergeranno documenti e notizie estremamente importanti che smentiscono la versione del sindacato dei chimici che in sintesi dice: “ Questo processo riguarda il passato, il presente è un’altra cosa. Porto Marghera è oggi il posto d’eccellenza dell’industria chimica italiana” “ Oggi al petrolchimico si applicano le leggi nazionali e internazionali che tutelano ambiente e salute.”
Emerge infatti che: tra i lavoratori che si sono costituito come parti lese e parti civili ci sono lavoratori che assunti negli anni ‘70 hanno lavorato solo sugli impianti nuovi del ciclo CVM/PVC e che hanno subito danni accertati da documentazione medica .
Problematiche ambientali rilevate nella bozza di Rapporto ( 16/10/1988) della società  America Appraisal incaricata di una valutazione degli impianti nel 1988 in vista della costituzione della Joint Venture Enimont
“…. Relativamente alle emissioni in atmosfera si evidenziano per le alte concentrazioni di inquinanti gli impianti  CV6, CV22, CV23, CV24, ……)
Il rapporto affronta anche altre problematiche ambientali  alle quali però i responsabili degli impianti forniscono  documentazione “insufficiente” , non vengono fornite analisi relative alle acque clorurate inviate  all’impianto CS30 per strippaggio e alle acque di processo inviate al depuratore biologico; vengono rilevati problemi anche nella gestione dei  “ i rifiuti solidi vengono inviati in parte a discarica non caratterizzata, in parte all’inceneritore Monteco, in parte vengono stoccati provvisoriamente all’interno dello stabilimento……… si raccomanda un’indagine più approfondita sui terreni interni agli stabilimenti Enichem e Montedison  utilizzati in passato per lo smaltimento dei rifiuti, onde accertare eventuali pericoli di contaminazione delle falde sottostanti……      ( il documento America Appraisal è stato sequestrato dalla GdF nel corso delle indagini che hanno portato al maxiprocesso Petrolchimico di Porto Marghera)
Fino all’agosto  1995 non fu presentato alcun progetto di bonifica delle aree interne dello stabilimento, e appunto nell’agosto del 1995 Enichem si limitò a denunciare alle autorità competenti l’esistenza delle sole aree n.31 e n.32 come siti contaminati da rifiuti tossico nocivi omettendo ancora una volta di segnalare l’esistenza di tutti gli altri luoghi utilizzati come discariche in passato  e accettando che le aree contaminate continuassero a inquinare il terreno e le  falde acquifere sottostanti…..  ( pag 66 Cronache dalla chimica di Paolo Rabitti)
Inquinamento della laguna
Alla luce degli accertamenti e studi effettuati alla fine del 1996  sia dall’Autorità Giudiziaria che da diverse Autorità Amministrative (Istituto Superiore di Sanità, Comune di Venezia, Magistrato alle Acque di Venezia) hanno tutti confermato il grave inquinamento causato nella zona industriale della laguna di Venezia, inquinamento che accenna a diminuire man mano che ci si allontana dalla “fascia” industriale lagunare. Tale discorso vale anche per l’inquinamento determinato dalla lavorazione e dalla trattazione (in qualsiasi maniera ) del cloro. Negli elaborati tecnici si riportano dei grafici estremamente significativi che costituiscono una sorta di “DNA” o impronta genetica del cloro. Si parla di “ contaminazione della zona industriale dovuta, come risulta dalla caratteristica impronta del cloro che accompagna tutti i sedimenti analizzati in tale zona e dalle verifiche dirette effettuate recentemente sugli scarichi del petrolchimico, all’immissione non controllata di reflui contenenti PCDD(Diossine) e PCDF (Furani) provenienti dagli impianti di produzione del cloruro di vinile e dei composti organici clorurati”
Questi scarichi hanno avuto carattere continuativo fino al 1978 anno nel quale è stato avviato impianto di abbattimento dei composti clorurati organici volatili, che però era inefficace per le emissioni di PCDD e PCDF, che solo nel 1995 l’Enichem ha provveduto a limitare mediante installazione di impianti di filtrazione dei reflui a seguito di un intervento della magistratura penale.
La contaminazione industriale da PCDD e PCDF si è trasmessa dagli scarichi ai sedimenti  e dai sedimenti agli organismi viventi ( molluschi e pesci)  con gravi contaminazioni della catena alimentare; infatti è da ricordare che molluschi e pesci vengono tutt’ora abusivamente pescati e commercializzati.
Sicurezza nei luoghi di lavoro – Monitoraggio e rilevazione del CVM nei reparti di produzione.  Su questo argomento è interessante leggere quanto descritto da Paolo Rabitti nel Libro “Cronache dalla chimica” da pag 98 a pag 103  in reazione alle verifiche effettuate su incarico del gip Casson  a giugno e luglio del 1996 negli impianti CV 22/23 e CV24/25  l’impianto automatico di rilevazione risulta starato e modificato e non è in grado di rilevare la reale concentrazione del CVM in aria nei vari punti di rilevamento …… solo dopo queste verifiche della magistratura viene installato nuovo sistema di rilevazione del CVM nei luoghi di lavoro.

E’ questa l’eccellenza e la chimica compatibile certificata dal sindacato dei chimici?

20/05/1998    Al Processo Petrolchimico le aziende offrono 60 miliardi di lire come risarcimento per i lavoratori morti ed ammalati. Nel frattempo in questi giorni ci sono manifestazioni dei lavoratori del petrolchimico in difesa dei loro posti di lavoro e per il 6 e 7 giugno un referendum autogestito con 60 gazebo/urne in città contro le produzioni cancerogene organizzato da ambientalisti e centri sociali; al referendum parteciperanno 20.000 cittadini .

26/06/1998    Ore 4 e 48 – Reparto CV 24 – Fuga di CVM per rottura della guardia idraulica a protezione di una autoclave nella fase di scarico e lavaggio.
E’ uno dei tanti incidenti dei quali l’azienda tenta di non comunicare, ma dei quali veniamo a sapere e che denunciamo con esposto alla Magistratura. Mazzolin e Mara come Medicina Democratica consegnano a Casson esposto durante seduta del processo all’aula Bunker.

28/06/1998    Ore 0 .50 – Reparto CV 22 – Blocco dei reattori di ossiclorurazione , scarico di Mix di reazione dalla candela fredda dopo lo sfondamento della guardia idraulica.

02/07/1998    Reparto CV22/23 – Mille metri cubi di acido cloridrico e azoto escono da un camino dell’EVC in seguito ad un guasto all’impianto CV22/23. Di questo incidente nelle comunicazioni ufficiali non si trova notizia ,che però si acquisisce dalle pagine dei giornali (riepilogo incidenti Gazzettino 10/3/2001 pag II)

03/08/1998    Ore 20 e 26 – Reparto CV24 – Fuga di CVM per rottura della guardia idraulica di protezione di una autoclave nella fase di scarico e lavaggio.

15/08/1998    Ore 4 e 24 – Reparto CV24 – Fuga di CVM per rottura della guardia idraulica di protezione di una autoclave nella fase di scarico e lavaggio.

20/08/1998    Ore 4 e 30 – Reparto CV22 -  Si blocca il termocombustore B502 (E79) per 10 ore e per  10 ore si hanno sfiati in atmosfera . Cosa e quanto non viene indicato (CVM? DCE? …?) .

09/09/1998    Ore 16 e 35 – Reparto CV22 – Apertura di una valvola di sicurezza a protezione di una colonna di distillazione con mancato intervento immediato del termocombustore. Dai giornali emerge che è fuoriuscito CVM e viene dichiarato l’errore umano.

22/09/1998    EVC rinuncia al progetto di raddoppio della produzione di PVC e CVM e lancia la proposta di un Bilanciamento delle produzioni; si vuole portare la produzione di CVM a 280.000 tonn/anno e PVC a 260.000 tonn/anno da fare all’interno di un progetto di miglioramenti di sicurezza e impatto ambientale.

13/10/1998    Ore 14 e 5 -  Reparto CV24 – Spanto di acqua contaminata da CVM (50 litri).  Durata dello spandimento circa due minuti.

17/10/1998    Ore 14 e 20 – Reparto CV23 – Fuori servizio del termocombustore (E79), blocco e ripristino alle ore 15 e 30.  Rilascio Dicloroetano e ossido di carbonio.

21/10/1998    I Ministri Lavori Pubblici e Ambiente firmano Accordo sulla Chimica – 1.575 miliardi di lire solo a Porto Marghera

05/11/1998     Ore 12 e 55 – Reparto CV23 -  Fuori servizio del termocombustore (E79), blocco e ripristino alle ore 20 e 30.  Emissione dichiarata di 65 kg di Composti Organici Volatili (  di cui 3,6 di CVM )

31/12/1998    Ore 16 e 40 – Reparto CV24 -  Scatta l’allarme interno per una fuga di CVM di “modestissima concentrazione” a detta dell’azienda, l’allarme rientra alle ore 17 e 12. Le Autorità esterne vengono avvertite con un’ora e un quarto di ritardo e sui giornali è polemica aperta.

Diario incidenti e fatti a Porto Marghera – 1999

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Diario incidenti e fatti a Porto Marghera – 1991-1996

Febbraio 18, 2011

Inizio Giugno 1991    In pochi giorni si verificano due incidenti:
Il primo avviene all’interno del magazzino PVC, un operaio dell’impresa Transped, mentre stava pulendo un macchinario perde tre dita.
Il secondo, durante lavori di manutenzione in banchina, vede coinvolto un lavoratore della manutenzione che, colpito da un carico riporta la frattura di un braccio.

02/08/1991    Incidente presso il reparto CV23 che produce CVM. Un operaio mentre si stavano facendo lavori di manutenzione ad un serbatoio di reparto appena bonificato con azoto, entra a contatto con il gas. Perde immediatamente i sensi e cade all’interno del serbatoio. Viene ricoverato in stato di coma all’ospedale; alcuni giorni dopo le sue condizioni iniziano a migliorare.

Fine Febbraio primi Marzo 1992    Dai camini del CV 22/24 fuoriesce quantità imprecisata di PVC (solo questo o altra sostanza?) che si rapprendono sulle carrozzerie  delle macchine ferme nel parcheggio della portineria 4, danneggiandole.
Pochi giorni dopo si accorgono che la tubazione aerea che porta il CVM dal CV 22/24 al camino di sfiato, lunga parecchie centinaia di metri, é un vero colabrodo; le molte falle  vengono tamponate con fascette.

03/04/1992    Durante lavori di manutenzione al reparto DL2 a causa della rottura di una manichetta  fuoriescono 200 litri di una miscela di cloro-dicloroetano, due lavoratori vengono ricoverati presso l’infermeria interna e dopo un aerosol vengono dimessi.

03/04/1992    Stessa zona DL2 o CV23, viene segnalato un caso massiccio di inquinamento delle acque con intervento dei vigili del fuoco interni. Non si conoscono altri particolari dell’episodio visto il clima di omertà che regna in stabilimento.

22/05/1992    Reparto Dicloroetano, i lavoratori del turno 6-14 entrano in sciopero per protestare contro la situazione insostenibile in cui operano. Sono costretti a lavorare in un ambiente in cui la presenza del benzene è evidenziata dal particolare odore. Nonostante le loro proteste l’azienda non interviene e di fronte all’ennesima fuga scatta lo sciopero.

1992 e 1993    L’Agenzia di Informazione Coorlach con diversi dossier e tramite il giornale di fabbrica “Residuo” informa e parla dei molti problemi  per lavoratori, cittadini e ambiente causati dalle lavorazioni del Petrolchimico di Porto Marghera, inoltre viene pubblicata a puntate all’interno di Residuo l’indagine che Gabriele Bortolozzo sta facendo sulle morti da tumore di molti lavoratori del ciclo CVM PVC – i giornali locali riprendono molte volte le notizie che Coorlach diffonde.

24/01/1994    Gazzettino – articolo “Un killer in fabbrica” – si parla della sentenza di una causa civile che riconosce l’incidenza dell’ambiente di lavoro, reparti PVC CVM, tra le cause del decesso di un lavoratore. All’interno dell’articolo si parla anche dell’indagine penale del gip Casson partita dal Dossier Denuncia di Gabriele Bortolozzo e Medicina Democratica sulla morte da tumore di 84 lavoratori dei reparti PVC tra il 1967 e il 1994.

26/08/1994    La Nuova Venezia intervista il segretario della Filcea CGIL Bruno Filippini- nell’intervista dice  di condividere le accuse rivolte da Medicina Democratica  a Montedison ed Enichem “colpevoli” di aver tenuto nascosti i forti rischi cancerogeni delle lavorazioni del CVM – PVC. Secondo lui però le associazioni ambientaliste come Greenpeace e Medicina Democratica fanno “il gioco degli industriali” quando continuano a contestare la continuazione di queste produzioni al Petrolchimico di Porto Marghera, “da più di dieci anni non esistono più pericoli, poiché gli impianti più pericolosi sono stati chiusi e quelli in funzione sono dotati di tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza -  Questo è in sintesi la tesi del sindacato che continuerà in per anni in questa versione –  il 28/08/94 segue una replica di Gabriele Bortolozzo –Medicina Democratica

13/10/1994    Emergenza pompieri per incendio di Perossido al reparto CV 24

29/10/1994    Dopo una serie di articoli nei quali si parla di diversi incidenti e fuori servizi successi al Petrolchimico il gip Casson che sta indagando sulla denuncia fatta da Medicina Democratica e G.Bortolozzo chiede alle forze dell’ordine e ai tecnici USL di essere informato di qualunque evento anomalo, incidente o fuori servizio accada al Petrolchimico di Porto Marghera.

05/11/1994    Incontro dibattito presso il Municipio di Marghera sul tema: Mortalità da CVM e PVC a P.Marghera – presentazione del dossier di Medicina Democratica.
Partecipano :
Gabriele Bortolozzo di Medicina Democratica
Fulvio Aurora Medicina Democratica; Giorgio Duca Univ.di Milano ; Fabrizio Fabbri Geenpeace; Angelo Mancone Legambiente, Annamaria Marin Procuratore Legale; Gianfranco Bettin assessore Comune di Venezia; Paolo Cacciari Consigliere Regionale; Luciano Mazzolin Assessore Provinciale; Franco Rigosi tecnico ULSS; etc….

Gennaio 1995     Escono molti articoli e i molti interventi che accompagnano l’evolversi dell’indagine Casson sul CVM  PVC
Ricordiamo in sintesi che per tutto gennaio ma anche dopo ci fu un gran lavoro di Gabriele Bortolozzo per mettere assieme il gruppo di parenti e vittime, per fare incontri con il gruppo di avvocati che per primi si resero disponibili a tutelarli (Marin – Farinea- Pozzan – Saltzer), furono fatte assemblee incontri. Gabriele riuscì a costituire il primo nucleo che si costituì parte civile contro le aziende che avevano gestito il petrolchimico di P.Marghera.
Sempre a gennaio iniziano in fabbrica le prime visite della Guardia di Finanza mandata da Casson a sequestrare documentazione.
Dopo i primi sequestri l’azienda clandestinamente inizia a distruggere tutta la documentazione possibile perché non cada nelle mani della magistratura.
Notizie di queste operazioni confermate sottobanco anche da personale della vigilanza interna circolano tra i giri ristretti dei ben informati.

09/02/1995     Convegno nazionale di Medicina Democratica a Perugia. Nel corso del convegno Gabriele Bortolozzo illustra il suo lavoro e spiega l’evolversi dell’indagine sul CVM PVC

17/02/1995    Hotel Ramada, la FULC veneziana organizza un convegno intitolato “La chimica tra ambiente sviluppo e ricerca” megaconvegno con moltissimi invitati : sindacati nazionali e locali, il sindaco Massimo Cacciari, associazione industriali Carrado, Clini per il Ministero Ambiente, Paolo Costa per l’Università di Venezia, l’amministratore delegato di Enichem Patron, Federchimica Venturini, dell’Isola Presidente EVC international, Cesare Maltoni, etc, etc Naturalmente apre i lavori Bruno Filippini. L’obiettivo dichiarato è quello di dimostrare che molto si è fatto nel settore ambientale e che il Petrolchimico oggi è del tutto compatibile con Venezia, la Laguna e che gli attuali sistemi produttivi non devono essere messi in discussione.
Naturalmente come è facilmente intuibile chi da dietro le quinte tiene la regia della cosa è l’azienda. I materiali che vengono preparati e distribuiti sono stati messi a disposizione, elaborati, riprodotti e stampati da Enichen ed EVC,  al convegno partecipano oltre che i delegati centinaia di lavoratori in permesso retribuito dall’azienda, chi ha pagato le spese del Ramada, azienda o Fulc? Anche questo tipo di sponsorizzazione e comunicazione preattiva era prevista nelle norma dettate da Cuomo il 19/01/1995.
Il convegno filo aziendale viene criticato da: tutte le associazioni Ambientaliste, Rifondazione Comunista, il Comitato dei familiari .
Anche il Gazzettino lo stesso giorno esce con un articolo con il titolo “SINDACATO, CON CHI STAI ?

18/11/1995    Black out alla centrale Edison Selm  a causa  di un temporale.  Paralisi  degli impianti CR e di quelli dell’EVC con relativi fuoriservizi e sfiaccolate.

31/01/1996    Gli scarichi  dei reflui liquidi di CV 22 e CV 23 vengono messi sotto sequestro. Ordinanza emessa dalla Procura della Repubblica, il provvedimento nasce dagli accertamenti fatti dal Magistrato alle Acque  in relazione alla presenza di diossina nelle acque di scarico.

02/02/1996    Scoperto da ispezione del Magistrato alle Acque troncone di condotta di scarico non autorizzata dei reparti CV22/23 . Viene sigillata.

18/02/1996    La Provincia di Venezia scopre che gli sfiati dell’ impianto pilota dell’ EVC non hanno alcuna autorizzazione e diffida l’azienda a chiudere il reparto ed aprirlo solo se verranno convogliati gli scarichi ed installati analizzatori in continuo. Fino ad oggi le emissioni di CVM di questo reparto sono state del tutto incontrollate.

18/06/1996    Si incendia un reattore del CV22, il Dicloroetano prende fuoco provocando un nuvolone sicuramente tossico e fiamme alte 20 metri.

20/06/1996    Il gip Casson nell’ambito delle indagini sul Petrolchimico decide di  avviare una serie di controlli sugli impianti di rilevazione automatici del CVM all’interno dei reparti di Produzione CV 22/23 e CV24/25  gli ispettori effettuano più visite a giugno e luglio  e accertano che  l’impianto automatico di rilevazione risulta starato e modificato e non è in grado di rilevare la reale concentrazione del CVM in aria nei vari punti di prelievo …… solo dopo queste verifiche della magistratura viene installato nuovo sistema di rilevazione del CVM nei luoghi di lavoro.  ( da libro Cronache dalla chimica di Paolo Rabitti)

18/10/1996    Incendio al  CV22 dove si produce CVM, la serpentina di un forno cede  perché sottomisura di spessore e 450 kg di dicloroetano si incendiano con la produzione di acido cloridrico.  I lavoratori della vicina centrale Enel di Fusina fuggono dallo stabilimento.

18/10/1996    I giornali riportano con la massima evidenza la notizia della richiesta del pm Felice Casson di rinviare a giudizio 27 tra amministratori e dirigenti con l’accusa di strage e disastro per i 119 morti e per 377 lavoratori ammalati. Si chiude con questo importantissimo atto un’ indagine lunga e travagliata partita dalla denuncia presentata nel 1994 da Gabriele Bortolozzo e da Medicina Democratica sulle morti sospette avvenute tra i lavoratori di Porto Marghera addetti agli impianti che lavoravano il CVM e DCE per produrre il PVC. L’indagine in questi due anni si è arricchita di un capitolo dedicato ai disastri ambientali prodotti dalle lavorazioni del petrolchimico. Bellissimi alcuni titoli di articoli dei giorni successivi: “ Morte a Venezia; L’assassino è il Petrolchimico; Petrolkiller ; Venezia avvelenata e lacerata; La Laguna dei veleni ; “Benvenuti al Petrolchimico”; Petrolchimico sotto tiro; Una strage lunga vent’anni”

22/12/1996    Il Tribunale di Venezia acquista una pagina intera in diversi quotidiani, verrà riempita delle centinaia di nomi più di 400 tra malati e morti per convocare la prima udienza del Processo preliminare contro i 31 dirigenti di Montedison ed Enichem imputati dei delitti di strage e disastro ambientale  il 3 marzo 1997 presso l’aula bunker di Mestre

Diario incidenti e fatti a Porto Marghera – 1997-1998

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Diario incidenti e fatti a Porto Marghera – premessa e anni 80

Febbraio 18, 2011

DIARIO DI INCIDENTI, FUORI SERVIZIO E MALFUNZIONAMENTI VARI ACCADUTI AL PETROLCHIMICO DI P.MARGHERA DAL MESE DI AGOSTO 1987 AD OGGI, GENNAIO 2011

redatto da: Associazione AMBIENTEVENEZIA, Agenzia d’Informazione COORLACH, Associazione Gabriele Bortolozzo,  Medicina Democratica

PREMESSA

Abbiamo pensato di fare questo diario dopo aver sentito parlare gli avvocati difensori degli imputati al Processo Petrolchimico all’aula bunker di Mestre nel 1997.

Dai loro discorsi sembrava che al petrolchimico non fosse  mai successo niente e che l’ ambiente interno della fabbrica sia quasi paradisiaco! Una vera oasi di pace!

Basta  leggere questi post pagine per rendersi conto che la realtà  era ed è  del tutto differente!.

QUESTO DIARIO E’ FATTO PER NON DIMENTICARE I CRIMINI COMMESSI GIORNO DOPO GIORNO CONTRO L’UOMO E L’AMBIENTE

Le fonti delle notizie riportate in sintesi sono: Gazzettino, Nuova Venezia, il Giornalino interno RESIDUO, Volantini, comunicati RSU, interventi di lavoratori in assemblee generali, informazioni ottenute presso Enti Pubblici.

Questo lavoro é stato reso possibile dal minuzioso lavoro di un gruppo di lavoratori che non ha voluto omologarsi al clima di omertà che sta’ sempre di più dilagando all’ interno della fabbrica; un clima nel quale é “normale” tacere , nascondere o minimizzare i fatti anche più evidenti.

Sicuramente il lavoro è da considerarsi incompleto in quanto, viste le difficoltà di circolazione delle notizie, ci sono diversi “buchi temporali” che non si è riusciti a “colmare”.

Riteniamo questo lavoro estremamente utile non solo come memoria storica ma anche come strumento utile alle Autorità competenti per imporre modifiche e migliorie che rendano sia l’ambiente di lavoro che il territorio veramente sicuro ed ambientalmente compatibile.

Note sparse su impianti del ciclo cloro – CVM –PVC – DCE

Note sparse su impianti del ciclo cloro – CVM –PVC – DCE

18/08/1987    Mercurio in laguna dal Petrolchimico. Incidente tecnico all’impianto che produce cloro soda CS. Per circa un’ora dall’impianto sotto pressione vi è uno sfiato di idrogeno e vapori contenenti mercurio. La perdita di mercurio è stata considerevole; l’impianto si trova a ridosso della laguna e il mercurio, condensandosi, è finito in gran quantità in acqua.

20/04/1988    Un carico di bidoni contenenti residui tossici di cloruro di vinile, prodotti dalla Montedison è stato caricato ieri a Marghera su una nave che oggi dovrebbe salpare con destinazione Nigeria .

16/10/1988    Problematiche ambientali vengono  rilevate nella bozza di Rapporto della società  America Appraisal incaricata  (da Montedison ed ENI) di una valutazione degli impianti nel 1988 in vista della costituzione della Joint Venture Enimont
“…. Relativamente alle emissioni in atmosfera si evidenziano per le alte concentrazioni di inquinanti gli impianti  CV6, CV22, CV23, CV24, ……)
Il rapporto affronta anche altre problematiche ambientali  alle quali però i responsabili degli impianti forniscono  documentazione “insufficiente” , non vengono fornite analisi relative alle acque clorurate inviate  all’impianto CS30 per strippaggio e alle acque di processo inviate al depuratore biologico; vengono rilevati problemi anche nella gestione dei rifiuti  “ i rifiuti solidi vengono inviati in parte a discarica non caratterizzata, in parte all’inceneritore Monteco, in parte vengono stoccati provvisoriamente all’interno dello stabilimento……… si raccomanda un’indagine più approfondita sui terreni interni agli stabilimenti Enichem e Montedison  utilizzati in passato per lo smaltimento dei rifiuti, onde accertare eventuali pericoli di contaminazione delle falde sottostanti……      ( il documento America Appraisal è stato sequestrato dalla GdF nel corso delle indagini (1996 e 1997) che hanno portato al maxiprocesso Petrolchimico di Porto Marghera si accerta inoltre che  nella versione definitiva di questo rapporto alcune parti particolarmente compromettenti vengono censurate e tolte)

11/11/1988    Viene annunciato un aumento di produzione di CVM e un investimento di 10 miliardi; dovrebbero essere eliminate con l’introduzione di nuova tecnologia le 50 tonnellate anno di acido cloridrico e ossido di carbonio che escono dalle due fiaccole del CVM alte 150 e 170 metri.

24/02/1989    Fuoriuscita dal CV6 di 100 kg di CVM.

15/06/1989    Presso la Camera di Commercio di Venezia si tiene un convegno su “Ambiente di lavoro e Salute” promosso da ULSS 36, Ministero dell’Ambiente, Regione Veneto.  Convegno interessantissimo, ma vogliamo riferire la posizione a dir poco spudorata portata avanti da Montedison, nella persona del dott. Giudice, responsabile nazionale e locale del Servizio Sanitario Aziendale, che sul problema dei danni causati dal CVM (noto cancerogeno riconosciuto come tale da tutti gli organismi internazionali e confermato da tutte le relazioni precedenti dello stesso convegno), dirà che tutte le analisi e ricerche del servizio sanitario non rilevano alcun danno e che i lavoratori che sono a contatto con la sostanza hanno una salute media più buona rispetto agli altri che lavorano a contatto con altre sostanze meno nocive; aggiunge che certe normative di legge e restrizioni sono state fatte  in periodi particolari e sotto spinte emozionali e che é tempo di ridimensionare il problema. In conclusione afferma che il CVM non dà alcun problema!!!

22/06/1989    Viene ripetuta la notizia data l’11/11/88 dei nuovi investimenti per aumentare la produzione del CVM e della eliminazione delle emissioni di acido cloridrico e ossido di carbonio (50 ton/anno), evidentemente non avevano fatto assolutamente niente in questi 7 mesi.

01/07/1989    Il CVM può uccidere! Sentenza storica del pretore di Mestre che dà ragione alla vedova di un lavoratore autoclavista del CV14 morto per angiosarcoma al fegato.

18/11/1989   L’agenzia di informazione Coorlach organizza incontro dibattito su “Problemi ambientali delle zone industriali” presso in Municipio di Marghera . ore 15 . Partecipano : Luigi Mara di Medicina Democratica di Castellanza; Ezio da Villa Commissione Ambiente Consiglio di Quartiere Marghera; Stefano Patron Presidente Consiglio Quartiere Malcontenta; il Consigliere Provinciale Mario Santi; il Consigliere Regionale Toniolo; Paolo Cacciari per Lega Ambiente; e altri di Medicina Democratica e  Movimento Consumatori.
Si è parlato di Jolly Rosso,  dei dubbi sull’incenerimento presso il CS28. Viene presentato tra  le altre cose anche  il Dossier intitolato “Il rifiuto selvaggio- il traffico dei rifiuti tossici” dell’agenzia Coorlach, dove si ricostruisce il meccanismo del business esportazioni, recupero e reimportazioni dei rifiuti. Il dossier verrà stampato integralmente sotto il titolo “Mercanti di Veleni nel n° 76 di Medicina Democratica di maggio-giugno 1991. I giornali locali ripresero più volte il dossier e i suoi contenuti più volte dando molta pubblicità all’argomento.
Riportiamo solo parte della vicenda legata al Petrolchimico

Prima parte — L’esportazione:
L’interrogazione parlamentare di Michele Boato (originata da lettera anonima fattagli pervenire da operai Montedison) fa esplodere il caso.
Presso lo stabilimento Montedipe di P.Marghera, stanno succedendo cose strane, lavoratori in tuta bianca a completa protezione biologica , stanno manipolando e caricando misteriosi fusti su containers. A dette degli esperti contengono rifiuti non smaltibili in loco neanche con impianti ad alta tecnologia, si tratterebbe di residui di lavorazione del ciclo di produzione del CVM in fanghi.
Salterà fuori successivamente, che se non fosse scoppiato il caso la Montedison aveva intenzione di inviare in Nigeria  7.000 bidoni.
La ditta che sta procedendo al lavoro di raccolta  ed esportazione dei rifiuti è la ditta PEI (Piattaforma Ecologica Industriale) (il Presidente Jeroncich, è stato fino a pochi anni prima dipendente del petrolchimico e vanta amicizie politiche a tutti i livelli) la PEI si appoggia all’Agenzia Marittima Bonistalli, la quale in Nigeria ha come corrispondente Gianfranco Raffaelli della Iruekpen Construction Company.
I Container raccolti dalla ditta PEI partono da Marghera il 21/4/88 su due treni per Livorno Proto Nuovo dove dovranno essere caricati su una nave danese.
Fioccano le denuncie, il Pretore di Mestre indaga e ordina all’ULSS di raccogliere dati per verificare eventuali reati; le dichiarazioni delle autorità competenti sono tranquillizzanti dicono che tutto è a posto che le autorizzazioni sono in regola.
La nave danese parte con un ritardo di pochi giorni e scarica il suo carico a Port Koko inNigeria. Nello stesso periodo o poco dopo un funzionario della Montedison, il dott.Munerato, amico politico di Jeroncich và in Nigeria per passare un periodo di vacanze! Strana coincidenza!  ( da Dossier il Rifiuto Selvaggio- il traffico dei rifiuti tossici -  Agenzia Coorlach novembre 1989)

Seconda Parte — Il Ritorno dei bidoni:

Maggio 1988 la vicenda del cargo siriano Zanobia  con il suo carico di bidoni tossici fa esplodere a livello internazionale il problema dei rifiuti tossici esportati dall’Italia i siriani rispediscono al mittente dei bidoni che avevano girato per un anno il mondo senza che nessuno li volesse.
Lo scandalo internazionale ha una ripercussione immediata: la Nigeria obbliga il governo italiano a riprendersi i rifiuti tossici scaricati a Port Koko.
I “poveri rifiuti della Montedison di P.Marghera “ non hanno potuto rimanere in africa che un paio di mesi, vengono mescolati assieme a molti altri accumulati li per anni e caricati nelle stive della Karin B, Deep Sea Carrier, Ken Sea e si apprestano al rientro in patria.
La Monteco e l’Eni Ambiente partecipano in Nigeria al recupero dei rifiuti caricati nella Karin B.
Il 14/9/88 Sulle pagine del Tirreno appare intervista del sedicente ing Jeroncich della PEI, sentito come grande esperto del settore. Jeroncich  sponsorizza la soluzione di inviare i bidoni che tornano ai forni inceneritori della Monteco di P.Marghera e Monteco.
Anche il Libano pretende che l’Italia si riprenda indietro 12.000 bidoni scaricati nell’86.
Il Ministero dell’Ambiente incarica la Monteco del recupero, Monteco attraverso un giro di sub appalti incarica: San Giusto Rinascita, PEI, Pulitecnica.
Gli esportatori indirettamente vengono premiati !
I tecnici italiani caricano 9932 didoni e 23 container di terriccio contaminato nella Jolly Rosso. Il 6/1/89  parte dal Libano e arriva a La Spezia il18/1/89.
La nave resta ferma col suo carico sino a marzo
Saltiamo la polemica e le guerre locali contro i bidoni…….., viene sistemato da imprese “amiche” il capannone Cs1 del petrolchimico di Marghera, lavori preventivati in 300 milioni; i costi però lievitano ad 1 miliardo, verrà affittato per 50 milioni al mese.
Il 14/7/89 arriva il primo treno con i bidoni al petrolchimico.
Il 13/6/89 la Regione Veneto affida l’incarico di incenerire i bidoni alla Monteco, nei forni di P.Marghera e Ferrara.
(estratto da Dossier  “Il rifiuto Selvaggio, Il traffico dei rifiuti Tossico Nocivi “ Agenzia Coorlach – Novembre 1989)

Diario incidenti e fatti a Porto Marghera – 1991-1996

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Comunicato stampa e mozione sul laboratorio INCA

Gennaio 28, 2011

COMUNICATO STAMPA DEL 26 GENNAIO 2011

Grandissima soddisfazione per l’approvazione della mozione sul laboratorio INCA di Marghera!

È stata approvata la mozione, primo firmatario Pettenò, con cui il Consiglio impegna la Giunta regionale a raccogliere l’appello del Laboratorio I.N.C.A. di Marghera, delegandolo tramite convenzione pluriennale, ai controlli alimentari e animali del contenuto di diossine e sostanze simili per la Regione del Veneto e per le altre regioni afferenti alle competenze dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, affinché possa risolvere la sua situazione di emergenza finanziaria e continui a rispondere alle molteplici richieste che giungono per i controlli sugli alimenti.

Con questa atto si impegna altresì la Giunta ad approfondire l’ipotesi di un diretto coinvolgimento della Regione del Veneto nella sua gestione, inserendolo fra le strutture di eccellenza per la prevenzione sanitaria, per la sicurezza alimentare e animale del nostro territorio, per il controllo del territoriostesso e delle molteplici attività che possono, tramite la contaminazione da microinquinanti organici, mettere a rischio la qualità delle produzioni alimentari e zootecniche e di conseguenza la salute umana.

La mozione, che fa seguito ad un’interrogazione sullo stesso tema presentata dalla Federazione della Sinistra nelle scorse settimane, è stata sottoscritta da tutti i Capigruppo consiliari e approvata all’unanimità.

La palla ora passa alla Giunta che dovrà dare attuazione concreta a questo atto di indirizzo del Consiglio.

Pietrangelo Pettenò

Consigliere regionale Federazione della Sinistra Veneta PRC Sinistra Europea

Si allega testo della mozione approvata.

______________________________________________________________________________________________________________

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

NONA LEGISLATURA

MOZIONE

ALLARME DIOSSINA NEGLI ALIMENTI: L’UNICO CENTRO SPECIALIZZATO RISCHIA DI CHIUDERE PER MANCANZA DI RISORSE. LA REGIONE DEL VENETO SOSTENGA E SVILUPPI IL LABORATORIO INTERUNIVERSITARIO I.N.C.A. DI MARGHERA.

presentata il 20 gennaio 2011 dai consiglieri Pettenò, Bond, Caner, Puppato, Foggiato, Bortoluzzi, Bottacin

Il Consiglio Regionale del Veneto

premesso che:

-         nell’ottobre del 1993 cinque università italiane – Venezia Ca’ Foscari, Lecce, Milano, Firenze e Viterbo – hanno dato vita al Consorzio Interuniversitario Nazionale “La Chimica per l’Ambiente” (I.N.C.A.), con l’obiettivo principale di riunire le diverse competenze e di generare una rete coordinata di esperti chimici che lavoravano nel campo della protezione dell’ambiente;

-         il Consorzio I.N.C.A. è stato riconosciuto come personalità giuridica dal Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST) con decreto del 6 settembre 1994;

-         la qualità della rete, il numero delle università consorziate è aumentato rapidamente fino a 31 atenei associati e circa 80 Unità di Ricerca, in diverse città italiane;

visto che:

-         l’I.N.C.A. ha attivato nel 1998 presso il Parco Scientifico e Tecnologico di Marghera (VE) un Laboratorio specialistico dedicato esclusivamente all’analisi di microinquinanti organici e in particolar modo di policlorodibenzodiossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF), policlorobifenili (PCB), pesticidi organo clorurati (POC) policloronaftaleni (PCN) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA);

-         il Laboratorio di Marghera svolge attività sia di ricerca scientifica -testimoniata da oltre 70 tra pubblicazioni scientifiche,  libri e comunicazioni a congressi negli ultimi 5 anni- sia di analisi conto terzi nel campo delle determinazioni chimico-analitiche;

-         il Laboratorio partecipa dal 2000 al Circuito Internazionale di Intercalibrazione “Dioxin in Food” organizzato dal Norwegian Institute of Public Healt;

-         I.N.C.A. è promotore del Circuito Italiano Intercalibrazione sulle Diossine (CIND), arrivato alla decima edizione e a cui partecipano mediamente 20 laboratori italiani e 30 laboratori esteri, ed è inserito nell’Albo laboratori di ricerca di cui all’art. 4 della Legge 48/62;

-         dal 2007 I.N.C.A. effettua determinazioni di PCDD/F, PCB e HCB in campioni biologici di siero umano e animale secondo la metodologia POP007 2009 rev. 3 tramite HRGC-HRMS ED è il primo e unico Laboratorio in Italia accreditato Sinal-Accredia per queste matrici. L’accreditamento Sinal-Accredia comporta il riconoscimento della competenza tecnica del Laboratorio, relativamente alle prove accreditate, e la conformità del suo sistema qualità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025;

considerato che:

-         le attività svolte dal Laboratorio sono state indispensabili nel campo della sicurezza alimentare e animale tramite l’ausilio fornito direttamente alla Unità di Progetto Sanità Animale e Igiene alimentare dal 2000 ad oggi e con l’aiuto fornito all’ARPAV dal 1999;

-         nell’ultimo decennio il controllo dei POP’s (diossine e PCB diossina simili) è stato effettuato dal Laboratorio I.N.C.A. e attualmente la Regione del Veneto risulta scoperta in molti settori:

•   controllo degli alimenti e dei mangimi non potendo ottemperare al Regolamento CE 1881/2006 e alla Raccomandazione 6 febbraio 2006;

•   controllo degli animali in quanto l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie non ne ha le capacità. Restano scoperti anche la Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia Autonoma di Bolzano che si avvalgono dello stesso Istituto Zooprofilattico;

•   controllo delle produzioni agricole in un Veneto agricolo/industrializzato ricco di fabbriche, di smaltitori di rifiuti e di discariche che creano una pressione ambientale non trascurabile;

•   controllo sanitario, in quanto l’elevata industrializzazione e, ad esempio, le elevate concentrazioni di diossine riscontrate nel sangue dei veneziani, indicherebbero la necessità di adeguati monitoraggi biologici sulla popolazione per la conoscenza e per la prevenzione. Monitoraggi effettuabili con un modesto investimento economico (circa € 250.000), già proposti e illustrati negli anni scorsi  all’ex Segretario Generale Ruscitti e al Direttore dell’Istituto Zooprofilattico Andrighetto, ma mai presi in considerazione;

•   controllo ambientale, visto che il Laboratorio di ARPAV non è accreditato per l’analisi di diossine e PCB e, in ogni caso, non riesce a soddisfare le richieste di analisi di tutta la Regione del Veneto. ARPAV infatti, anche per il 2010, ha stipulato una convenzione con I.N.C.A. e tutti i Dipartimenti provinciali portano campioni di terreno, emissioni, ed emergenze varie al Laboratorio I.N.C.A.;

preoccupato che:

-         a causa di una ristrutturazione interna del Consorzio I.N.C.A., il Laboratorio Microinquinanti Organici, rischia di essere ceduto ad un società privata, impoverendo di fatto la capacità di controllo e prevenzione da parte della stessa Regione del Veneto;

-         il Veneto, regione di importanti e uniche produzioni agricole e zootecniche si troverebbe a rivolgersi a laboratori commerciali, se non a laboratori pubblici dislocati in altre regioni (Abruzzo – I.Z.S. di Teramo), per attestare la qualità delle proprie produzioni. Senza il Laboratorio I.N.C.A. difficilmente si sarebbe potuto fare, ad esempio, il lavoro di qualificazione delle aree della Laguna di Venezia destinate alla pesca delle vongole, che ha tra l’altro consentito la stesura della delibera della Giunta Regionale sull’utilizzo del materiale seminale e i controlli sulle produzioni alimentari e agricole venete fin dal 2001 (prima regione italiana ad effettuare controlli autonomi);

-         il monitoraggio di diossine e PCB non solo permette di ottemperare ai controlli sanitari/alimentari, ma consente di ottenere informazioni indispensabili per verificare se il livello di contaminazione ambientale abbia aumentato davvero l’esposizione della popolazione e per capire i rischi che ciò può determinare;

-         le risorse finanziarie a disposizione del Consorzio I.N.C.A. e di conseguenza del Laboratorio di Marghera sono negli anni drasticamente diminuite a causa dei tagli ministeriali e dell’interruzione dell’indispensabile attività di caratterizzazione della laguna veneta della stessa Regione del Veneto, realizzata nel 2008 e 2009, e dall’assenza di qualsiasi piano di biomonitoraggio;

rilevato che:

-         il Laboratorio, che è già operativo con personale specializzato in locali attrezzati di proprietà del Consorzio I.N.C.A., potrebbe interessare direttamente quattro assessorati:

•      Politiche Sanitarie e Servizi Veterinari (aspetti sanitari) – Ass. Luca Coletto;

•      Agricoltura, Pesca, Tutela Consumatore, Sicurezza Alimentare, Servizi Veterinari (aspetti agricoli) – Ass. Franco Manzato;

•      Caccia (per il controllo popolazione selvatica) – Ass. Daniele Stival;

•      Ambiente (a supporto del Laboratorio ARPAV) – Ass. Maurizio Conte;

-         in conseguenza dell’emergenza che in queste settimane è scoppiata relativamente al ritrovamento di diossine in alcuni alimenti (uova, carne di maiale, latte, mangimi), molte sono le richieste che giungono al Laboratorio di Marghera da parte di aziende alimentari per controlli;

-         il Laboratorio possiede un proprio “pacchetto clienti” consolidato, che negli ultimi 6 anni (2005-2010) ha consentito di realizzare un fatturato di € 6.900.000, con un utile prima delle imposte di € 980.000, e  sarebbe attualmente in grado di autofinanziare le spese e lo stesso rinnovo del parco strumentazione;

-         il Laboratorio I.N.C.A., oltre a supportare l’attività istituzionale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per le regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e per le Province Autonome di Trento e Bolzano, potrebbe diventare un valido supporto anche per altre realtà regionali sprovviste di tale indispensabile strumento di controllo e prevenzione, in considerazione anche del ruolo di coordinatore nazionale svolto dal Veneto in sede di Conferenza delle Regioni;

-         l’intervento diretto della Regione Veneto, consentirebbe di mantenere questo qualificato Laboratorio al servizio del territorio e delle sue esigenze primarie, come assicurare la qualità delle produzioni agricole e zootecniche,  la salubrità dell’alimentazione, il controllo e  verifica delle conseguenze degli inquinanti sulla popolazione, il monitoraggio della presenza di microinquinanti nell’ambiente e in laguna di Venezia, determinanti anche per le conseguenze dirette sull’attività della pesca;

-         anche recentemente i responsabili del Laboratorio hanno fatto appello alla Giunta Regionale per chiedere un coinvolgimento maggiore da parte dell’Amministrazione regionale, che potrebbe far diventare I.N.C.A. un centro di eccellenza per la sanità e sicurezza alimentare e animale, ricompreso all’interno dell’ampio sistema sanitario e di prevenzione;

impegna la Giunta Regionale:

-         vista l’alta qualità dell’attività svolta dal Laboratorio Microinquinanti I.N.C.A. di Marghera, ad approfondire l’ipotesi di un diretto coinvolgimento della Regione del Veneto nella sua gestione, inserendolo far le strutture di eccellenza per la prevenzione sanitaria, per la sicurezza alimentare e animale del nostro territorio, per il controllo del territorio stesso e delle molteplici attività che possono, tramite la contaminazione da microinquinanti organici, mettere a rischio la qualità delle produzioni alimentari e zootecniche e di conseguenza la salute umana;

-         a raccogliere in tempo l’appello del Laboratorio I.N.C.A. di Marghera, delegandolo tramite convenzione pluriennale, ai controlli alimentari e animali del contenuto di diossine e sostanze simili per la Regione del Veneto e per le altre regioni afferenti alle competenze dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, affinché possa risolvere la sua situazione di emergenza finanziaria e continui a rispondere alle molteplici richieste che giungono per i controlli sugli alimenti.

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Tempo di saldi!!! Si vende il laboratorio diossine dell’INCA.

Gennaio 12, 2011

Per anni il laboratorio di analisi chimiche INCA di Marghera e’ stato un punto di riferimento importante per la popolazione veneziana, e non solo, per valutare il grado di impatto ambientale e sanitario delle produzioni industriali di Porto Marghera.
La serietà e l’onestà professionale dei ricercatori INCA applicate in un campo importantissimo come quello della ricerca del biomonitoraggio della diossina, ove hanno ottenuto risultati importanti sul latte materno delle donne veneziane, hanno contribuito ad espandere una forte azione di prevenzione e controllo della salute pubblica.

Adesso il laboratorio microinquinanti organici, specialista in diossine e affini, dell’Inca è in vendita (leggi articolo).

In un territorio considerato uno dei più inquinati d’Italia per la presenza del polo industriale di Porto Marghera, le ricerche di un centro dello spessore dell’INCA rappresentano una necessità fondamentale per garantire la trasparenza, la conoscenza e la tutela della salute della popolazione.
Analisi sporadiche effettuate dall’INCA hanno evidenziato a Venezia valori di diossine superiori rispetto ai biomonitoraggi effettuati a Taranto, Schio e Bolzano, dove sono operativi acciaierie e inceneritori. E’ evidente che la presenza di produzioni industriali che includono cicli di lavorazione del cloro, di impianti che trattano rifiuti, di centrali termoelettriche che bruciano enormi quantità di carbone nonché i crematori cimiteriali sono fonti indiscusse di diossine e consimili.
Senza i fondi provenienti dalla Regione e dallo Stato per finanziare la ricerca sulle diossine, la popolazione si vedrà ulteriormente esposta al rischio di assumere alimenti inquinati, dalle vongole fino al pollame. Privati  di un’informazione adeguata, i cittadini non potranno orientarsi verso scelte che possano ridurre le esposizioni alle emissioni inquinanti, NON POTRANNO FARE NULLA  PER DIFENDERE LA PROPRIA SALUTE!
La responsabilità di questa situazione ricade anche sulla riforma Gelmini che, impattando negativamente sulla scuola pubblica tagliando i fondi alla ricerca, mette in secondo piano la tutela della salute.
Invitiamo perciò la Regione Veneto, che purtroppo da anni si è orientata verso il taglio dei servizi, specie sanitari, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita dei cittadini, a ripristinare il finanziamento per la ricerca dell’INCA individuando da subito le  strategie migliori per  impedirne la privatizzazione e per rilanciarne la funzione di pubblico servizio.

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Interpellanza del Senatore F. Casson in merito a Vinyls

Marzo 22, 2010

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

AL MINISTRO  DELLO SVILUPPO ECONOMICO
AL MINISTRO DELL’AMBIENTE
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

PREMESSO CHE:

La Vinyls Italia Spa deriva dalla Ineos Vinyls Italia spa, ex EVC Italia Spa, che possedeva impianti italiani per la produzione di cloruro di vinile monomero (CVM) e polimero (PVC) negli stabilimenti di Porto Marghera, Ravenna e Porto Torres, nonchè di PVC Compounds  in altri quattro stabilimenti (Argenta, Marghera, Pavia, Frosinone), oltre ad ulteriori due  stabilimenti di produzione di PVC Film.
Fino al 30 giugno 2005 la società è stata controllata dalla EVC International NV e dalla EVC (UK) Ltd.
In data 1 luglio 2005 la Ineos Vinyls Holdings Ltd ha provveduto a conferire tutte le attività e le passività alla Ineos Vinyls Newco Ltd e a porre in liquidazione la EVC International NV.
Inoltre, sempre in tale data, tutte le società ex EVC hanno cambiato la propria ragione Sociale in Ineos. Conseguentemente, la EVC (Italia) SpA è divenuta Ineos Vinyls Italia SpA, determinando i connessi cambiamenti di proprietà delle azioni e di denominazione.
Si giungeva così al 28 dicembre 2005, data in cui Ineos Vinyls Uk Ltd cedeva le azioni della Ineos Vinyls Italia SpA alla Ineos Vinyls Ltd, che ne è quindi divenuta socio unico; sempre in pari data Ineos Vinyls Ltd ha ceduto, con effetto immediato, l’intero pacchetto azionario detenuto in Ineos Vinyls Italia SpA alla controllata, costituita in data 15 dicembre 2005 e denominata Ineos Vinyls Holdings Italia Srl. Tale Società è quindi divenuta unica detentrice del pacchetto azionario di Ineos Vinyls Italia SpA.
La Società è divenuta  soggetta alla Direzione e coordinamento di INEOS Vinyls Ltd.
A partire dal 1 gennaio 2006, la Società  ha conferito  le attività e passività che facevano capo alle Divisioni Compounds, Rigid Film e Packaging Film  alle Società di nuova costituzione  Ineos Compounds Italia Srl e Ineos Films Italia Srl.
Il 24 gennaio 2006 ha ceduto tali partecipazioni alla sua controllante Ineos Vinyls Holdings Italia Srl.
In data  26/7/2006 la Ineos Vinyls Holdings Italia Srl ha ceduto l’intero pacchetto azionario, detenuto nella INEOS Vinyls Italia Spa, alle  Società di diritto Inglese  Vinyls Italia Ltd e Vinyls Italia 2 Ltd.

CONSIDERATO  CHE:

1.la nuova società Ineos Vinyls Italia spa, ha presentato nei successivi anni, bilanci negativi. Ma nonostante ciò il Consiglio di Amministrazione della Ineos Italia e l’ ”azionista” di riferimento non hanno ritenuto di prendere significative iniziative per una differente gestione delle attività italiane miranti alla riduzione delle perdite e al contenimento dei costi di gestione. Nel 2006 la società Ineos Italia, aveva conferito alla società di gestione aziendale Proudfood uno studio, in seguito al quale alcune cariche aziendali venivano ridimensionate, tra cui quella di un amministratore delegato.

2.In un periodo immediatamente successivo, la stessa funzione veniva riabilitata.   Notizie di stampa parlano di documenti che attesterebbero la decisione da parte di Ineos Vinyls Italia, già nel 2006, di chiudere gli impianti italiani nel gennaio 2009, come poi è avvenuto, e che i costi di uscita “regolare” sarebbero stati stimati bel oltre i 100 ml di euro. (Progetto Phoenix).

3.Nel 2007 è stato ceduto da Ineos Group alla società Vinnolit il business del PVC Emulsione, incluse le produzioni provenienti dall’impianto di Porto Torres, per il quale veniva stipulato un contratto di produzione in conto lavorazione. La stessa società Vinnolit ha poi annullato tale accordo di conto lavorazione nel novembre 2008. Dopo solo un anno così la Ineos Vinyls Italia si è vista tornare indietro un impianto, che era già di sua proprietà, con una minor quota di mercato (meno del 50% del mercato posseduto prima della cessione in conto lavorazione eroso dalla stessa  Vinnolit). In aggiunta l’accordo commerciale prevedeva una serie di vincoli contrattuali che consentivano di vendere il prodotto solo in aree economicamente poco interessanti impedendo la vendita in aree di maggior remunerazione,  quali l’Europa.

4.Contemporaneamente la società ha deciso di appoggiare sulla sua società italiana, la Ineos Vinyls Italia, le cosiddette “vendite a row” della Ineos Group, che erano e sono prevalentemente tese a fornire mercati del Medio Oriente / Oriente che prevede vendite espresse in dollari a prezzi nettamente più bassi del mercato europeo; non è chiaro se le conseguenti perdite siano state ripartite equamente tra le altre società che producono PVC della Ineos Group o se sono state allocate tutte sul bilancio della sola  Ineos Vinyls Italia, aggravandone di conseguenza il bilancio economico.

5.Secondo quanto riportato dalla stampa, almeno una grande parte del debito di circa 80 ml € che Ineos Vinyls Italia aveva, e Vinyls Italia ha con il gruppo ENI,  principalmente Syndial/PolimeriEuropa, è relativo al periodo successivo ad agosto 2008. Quindi tale debito risalirebbe sostanzialmente al periodo successivo alla dichiarazione di Ineos Group di uscire dall’Italia, dichiarazione resa ufficiale  nel periodo aprile-maggio 2008, e quindi di chiudere gli impianti di produzione di CVM/PVC in Italia. E’ evidente che tale aumento significativo del debito ha reso la società molto “meno appetibile” da parte di chi avrebbe potuto essere interessato a rilevarne la proprietà.

6. Il 31 marzo 2009 è avvenuta la vendita della Ineos Vinyls Italia a due Società del   cav. Sartor,  la Sartor Investiment srl e  la Sartor Holding Srl (società con capitale sociale, da quanto apparso sulla stampa, di poche decine di migliaia di euro) che così sono diventate proprietarie degli impianti di produzione di CVM e PVC situati a Porto Marghera, Porto Torres e Ravenna. La nuova società ha preso il nome di Vinyls Italia SpA. Dopo solo 20 giorni dall’acquisizione, la nuova proprietà ed il nuovo CdA hanno prima comunicato ufficiosamente e poi ufficialmente che, a causa di non ben chiare insolvenze contrattuali, la società non poteva continuare ad operare e che quindi era stata presentata richiesta di fallimento in proprio, peraltro poi sfociata nell’Amministrazione Straordinaria.
La strada della richiesta di Amministrazione Straordinaria al Tribunale sarebbe stata suggerita alla Vinyls Italia direttamente dall’Avv. Mauro Pizzigati.

7.In precedenza lo stesso cav. Sartor aveva acquistato sempre da Ineos Vinyls Italia (i giornali hanno riportato  una cifra non particolarmente elevata di 8,5 ml €) anche gli impianti di produzione di PVC Compounds. Ma l’istanza di fallimento in proprio è stata presentata per la sola Vinyls Italia proprietaria degli impianti di produzione PVC resina di P. Marghera, P. Torres e Ravenna.

8.In riferimento ai suddetti impianti Compounds, inoltre la ex Ineos Vinyls  Italia  Spa aveva ereditato, acquisendo la EVC Compounds, un contenzioso fiscale con l’Agenzia delle Entrate per un valore di 25 ml €. Al fine di facilitare la negoziazione tra Ineos Vinyls Italia ed il cav. Sartor, nonostante la vittoria nei giudizi di primo e secondo grado, è stata effettuata una transazione con l’Agenzia delle Entrate per un importo di circa 10 ml €, il cui valore però e’ stato scritto a carico della Ineos Vinyls Italia, peggiorando così ulteriormente il bilancio 2008 e di conseguenza il debito della nuova società Vinyls Italia. Non è chiaro per quale ragione la Ineos Vinyls Italia abbia accettato di farsi carico di tale debito con l’Agenzia delle Entrate di pertinenza di un’altra società.

9.Tra le motivazioni addotte, per quanto riportato dalla stampa, ci sarebbe il mancato rispetto dei contratti di fornitura delle Materie Prime con l’applicazione di prezzi diversi da quelli concordati. Sembra però che negli stessi contratti firmati non fossero stati definiti i prezzi di acquisto e le tempistiche di fornitura delle Materie Prime, come avrebbe dovuto essere fatto per assicurare la consegna delle  stesse a prezzi di acquisto convenienti, in particolare tenuto conto  della  debolezza  economico/finanziaria della società e del  mercato.

10.In merito poi alla nomina degli attuali Commissari giudiziari, quindi  straordinari, è singolare il fatto che uno dei tre commissari nominati (l’avvocato Pizzigati) fosse stato ingaggiato a fine anno 2008, prima da Ineos e poi dal gruppo Sartor, in qualita’ di consulente legale. Un’altra singolarità consiste nel fatto che un altro dei tre Commissari, l’ingegnere Appeddu, si sarebbe licenziato in qualita’ di dirigente di questa Società per essere nominato Commissario.

11.A Luglio 2009 i Commissari giudiziari danno la delega della gestione aziendale all’Amministratore Delegato in carica. Su esplicito suggerimento dello stesso AM,  la manutenzione straordinaria degli impianti,  necessaria a fronte di scadenze di legge prestabilite ed in previsione di una allora imminente ripartenza produttiva, è stata affidata alla  Videa srl, società del gruppo del cav. Sartor.   Affidamento in realtà veramente singolare, in quanto non sarebbe stata bandita alcuna gara d’appalto, ma l’affidamento sarebbe stato disposto d’ufficio ad una società del gruppo del cav. Sartor, la quale ha, a sua volta, appaltato ad altre società gli interventi manutentivi. Tale intervento di manutenzione, pari a ca. 2,5/3 milioni di Euro e’ stato saldato (alcune ultime tranche in questi ultimi mesi) completamente, malgrado la lista di numerosi fornitori ancora in attesa di liquidazione.

12.Tra  ottobre 2008 e novembre 2008 sarebbero state movimentate circa 5.000 tonnellate  di prodotto su Porto Marghera in maniera virtuale, verso una società del gruppo Sartor,  per  aumentare il fatturato e poi essere successivamente stornato.

13.Non ci si spiega perché, a fronte di un grosso indebitamento e l’impossibilità di acquistare le materie prime per far ripartire gli impianti, a settembre 2009 si sarebbe rifiutata una transazione con il Gruppo Sirci, cliente Vinyls debitore per un totale di oltre 4.500 milioni e di cui ne offriva circa 3.8, in conseguenza delle perdite subite dal non ricevimento merci.

14.Dopo 8 mesi di amministrazione straordinaria, il debito della Vinyls è continuato ad aumentare, i fornitori continuano a non essere pagati e le perdite aumentano a fronte di un fatturato aziendale vicino allo zero. Non ci si spiega come mai sia stata rifiutata la proposta di “lavorazione in conto terzi” da parte del gruppo chimico Bertolini di Bologna, che avrebbe quanto meno garantito una ripartita degli impianti. Ad ottobre era stato comunicato che, successivamente alla presentazione del piano industriale al  Ministero, sarebbe stata aperta la gara d’acquisto internazionale, mentre ad oggi, a fronte delle 5 ipotetiche aziende interessate, si tratta unicamente con un gruppo arabo. (RAMCO,  tra l’altro già in affari con Sartor con la Raimondi SPA)

15.   Il decreto legge 270/1999 che disciplina la procedura di amministrazione straordinaria di una società – come Vinyls Italia, sottoposta alla citata procedura dall’estate 2009 – prevede che entro quindici giorni dalla nomina dei commissari straordinari di un’azienda in fallimento, il ministro dello Sviluppo nomini con decreto un Comitato di Sorveglianza, composto da tre o cinque membri.  Nel caso di Vinyls il ministero ha nominato i 5 membri del Comitato che dovrebbero “sorvegliare” i commissari di Vinyls, con un decreto che porta la data del 22 dicembre 2009, ben quattro mesi dopo la nomina dei tre commissari (gli avvocati veneziani Mauro Pizzigati e Giorgio Simeone e l’ingegnere Francesco Appeddu) avvenuta con decreto del tribunale di Venezia il 13 agosto del 2009.  La notifica della nomina è arrivata ai membri del Comitato solo agli inizi del febbraio 2010. Il presidente del Comitato è il commercialista di Portogruaro , Mario Salvador, e gli altri membri sono: il commercialista di Benevento, Carlo Conte; il dottor Attilio Fiore già rappresentante del ministero nell’Osservatorio Nazionale del settore chimico; e due avvocati in rappresentanza delle società di creditori chirografari, Polimeri Europa (Eni) e Del Corona e Scardigli autotrasporti di Livorno. Il primo incontro con i commissari straordinari del Comitato è stato fissato per il 17 marzo, senza che ci sia stata  prima nessuna riunione del   Comitato stesso.

16.Di recente, sarebbe stato presentato un esposto alla procura della Repubblica di Venezia da parte di SYNDIAL, società del gruppo ENI, relativamente alla carenza di manutenzione e alla sicurezza degli impianti gestiti da Vynils.  Poiché, all’interno dello stabilimento petrolchimico di Porto Marghera, esistono diverse situazioni teoricamente a rischio di incidenti rilevanti, (”legge Seveso”), riveste un carattere di interesse pubblico e di urgenza sapere come in realtà stiano i fatti e se i lavoratori e la popolazione corrano veramente dei rischi.
Ciò si sostiene in quanto, soprattutto in una fase di grave crisi economica o addirittura di dismissione degli impianti, invece che assistere ad una diminuzione dei controlli e delle verifiche, nonché degli investimenti, dovremmo assistere ad una maggiore sensibilità e attenzione da parte di tutte le autorità pubbliche preposte.

RITENUTO CHE:

i fatti e le circostanze esposti destino numerose e rilevanti perplessità sotto diversificati profili, di competenza rispettivamente dei Ministri che si intendono interrogare;

SI CHIEDE AI MINISTRI INDICATI IN INTESTAZIONE, nell’ambito delle rispettive competenze, DI SAPERE:

se siano a conoscenza dei fatti e delle circostanze così come esposti e se i medesimi corrispondano a realtà;
quali siano le previsioni di carattere economico-finanziario;
quali siano i motivi dei ritardi segnalati per la nomina del comitato di sorveglianza;
come si intendano tutelare i lavoratori;
se le circostanze relative al segnalato rischio di incidente siano già stati portati a loro conoscenza e se corrisponda al vero una diminuzione del numero del personale e dei vigili interni allo stabilimento addetti alla prevenzione e alla sicurezza;
se sia pendente procedimento penale per ipotesi di violazione di norme sia della “legge fallimentare” sia in materia di tutela dell’ambiente e della sicurezza collettiva;
quale sia lo stato delle eventuali indagini in questione.

Senatore Felice Casson

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