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L’Efsa indaghi sugli inceneritori

Novembre 8, 2011

Il deputato europeo Zanoni lo chiede a Catherine Geslain-Laneelle
Comunicato dell’Associazione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR. Parma

La notizia è clamorosa e sta facendo il giro del web.
In Commissione Ambiente al Parlamento Europeo, il deputato dell’Italia dei Valori Andrea Zanoni ha portato al centro dell’Europa la questione inceneritori, chiedendo all’Authority sulla sicurezza alimentare uno studio sugli effetti degli impianti sulle colture agricole.
Geslain-Lanéelle ha ringraziato Zanoni per aver portato alla sua attenzione la situazione: “E’ importante difendere la salute dei cittadini, per questo l’agenzia monitora costantemente i prodotti alimentari del Paesi membri”. La direttrice Efsa si è dimostrata disponibile a raccogliere e valutare le segnalazioni fatte dall’eurodeputato che promette di “interessare le autorità europee ogni volta che quelle italiane falliscono nel proteggere la nostra salute”.
Un petardo che sta scatenando il putiferio e che porta le dovute conseguenze a Parma, visto che nella richiesta dell’eurodeputato si fa espresso riferimento all’inceneritore di Ugozzolo, citandolo come “impianto in costruzione a fianco di Barilla”.
La notizia viene riportata dai siti web: Parma Today, Gazzetta di Parma on line, Ansa, Qui Brescia, proprio mentre Iren conferma l’investimento parmigiano e l’intenzione di accendere il camino tra un anno. E’ in prima pagina sul sito web dell’eurodeputato: www.andreazanoni.it
Lo studio sugli effetti delle emissioni degli inceneritori sul comparto agricolo non è ancora stato affrontato a livello comunitario ed è la prima volta che viene tirata in ballo direttamente l’Efsa, che ha sede proprio a Parma e che finora non si era interessata alla vicenda, pur avendo come mission la sicurezza degli alimenti e quindi anche il controllo su tutti gli aspetti antropici che potrebbero mettere a rischio le produzioni alimentari.
Non a caso Zanone cita il colosso della pasta che dista circa un km dall’impianto, un camino che a regime emetterà 144mila metri cubi di aria sporca all’ora, ponendo tanti quesiti e preoccupazioni all’importante dirimpettaio.
La richiesta di indagare sugli effetti delle emissioni degli inceneritori era venuta proprio un anno,m era il 5 novembre, al convegno organizzato a Mezzocorona da Nimby Trentino, la nostra associazione (Gcr) e il Comitato Ambiente Salute e Legalità di Verona.
Da Parma era intervenuto Mario Schianchi della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli.
Il guru dei vini Mario Fregoni aveva lanciato un forte allarme sui rischi che corre la viticoltura vicina a questo tipo di impianti. Ora finalmente la svolta al Parlamento Europeo, che siamo sicuri porterà un nuovo importante tassello nella lotta contro gli inceneritori di ogni tipo e latitudine.
Fregoni, docente alla Cattolica di Piacenza, presidente del Comitato Italiano Vini Doc, è considerato il maggior esperto a livello mondiale di viticoltura, avendo pubblicato 300 ricerche e 11 libri sul tema.
Il Gcr ha chiesto durante la serata all’Astra, in cui hanno partecipato Ezio Orzes, Jack Macy e da Napoli Raphael Rossi, una moratoria di 5 anni sull’inceneritore in costruzione a Parma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

-29 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell’inceneritore
+526 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l’inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 180 giorni all’accensione del forno. Se ancora lo si farà.

www.reteambienteparma.org
www.gestionecorrettarifiuti.it

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S.O.S. Naufraghiamo – Dateci una mano a raccogliere 19.000 Euro.

Giugno 23, 2011

Ripubblichiamo l’appello di Michele Boato, il quale ci ha inviato anche i risvolti della vicenda (che potete trovare nel nostro sito).

Il 31.5.2011, gentilmente ha risposto l’avvocato Manderino, con la lettera che riportiamo sotto:

Mestre, 31.5.2011
                                                                                                                A:  MICHELE BOATO
                                                                                                                       Presidente Associazione Ecoistituto del Veneto
                                                                                                                       Direttore Responsabile del trimestrale “Gaia”
                                                                                                                       Viale Venezia, 7    30171         MESTRE
                                                                                                                         Raccomandata a.r. anticipata via email
                                                                                              

                                                                                                          e, p.c.  Gianluca Bortolozzo, Pres. Associazione Gabriele Bortolozzo
                                                                                                                        Beatrice Bortolozzo, Luciano Mazzolin, Franco Rigosi
                                                                                                                        via email                    
                
Hai diffuso in Rete, inserita in “Gaia news – notizie dall’Ecoistituto del Veneto”, una menzogna, con il proposito di diffamare la mia persona.
La bassezza del tuo comportamento non meriterebbe considerazione.
Veniamo ai fatti.
Nell’ estate 2007 tu e Franco Rigosi, a nome delle vostre rispettive associazioni (l’Associazione Airis è del tutto estranea alle vertenze in discussione), avete chiesto il mio patrocinio per promuovere un ricorso al TAR Veneto contro il Ministero dell’Ambiente relativo all’impianto DL 1 / 2 dicloroetano del Petrolchimico di Porto Marghera.                
Ho chiesto all’ Marco Giacomini, che accettò, la disponibilità a darmi il suo aiuto, nei limiti consentiti dal lavoro del suo studio.
Nella primavera 2008 avete nuovamente richiesto la mia opera professionale per un secondo ricorso avanti il TAR contro il Consiglio dei Ministri (e altri) in relazione al cosiddetto “bilanciamento cvm-pvc” degli impianti ex Ineos e poi Vinyls del Petrolchimico di Porto Marghera.
In accordo con Marco Giacomini, vi ho chiesto un contributo iniziale per pagare l’avvio delle vertenze, riservando a tempi successivi la corresponsione del compenso per il lavoro professionale; dopo di che, nei successivi tre anni e mezzo, ho più volte dovuto anticipare io stessa le spese vive occorse, ricevendone la restituzione a distanza di mesi.
Marco Giacomini si è ammalato e a maggio 2009  è mancato.
Ho continuato da sola, affrontando due vicende giudiziarie la cui estrema complessità è stata fondamento della decisione del TAR di compensare le spese di lite.
Ho sollecitato più volte a te e a Rigosi la questione relativa al compenso per il lavoro professionale, senza averne riscontro: questione che ho ribadito nella riunione del 17 gennaio scorso – presenti anche coloro che mi leggono -, alla vigilia della discussione in pubblica udienza delle due vertenze.
A quella stessa riunione si concordò che vi avrei consegnato le notule dell’attività  svolta per i due giudizi una volta conosciute le decisioni del TAR.
Il che è avvenuto il 27 aprile scorso, due settimane dopo il deposito delle sentenze.
I preavvisi di parcella in vostre mani sono la fotografia del lavoro svolto dall’anno 2007 in poi.
Trascorso un mese, rivolgendoti via internet ad un numero indeterminato di persone, tu diffondi la “notizia” che il lavoro – mio, e in parte di Marco Giacomini – non andasse onorato, sostenendo di avere concordato con Giacomini “che le associazioni avrebbero pagato le spese vive (bolli per i ricorsi ecc.) mentre gli avvocati (come successo in decine di altri processi politici e ambientali, con gli avvocati Battain, Scatturin, Caburazzi, Zaffalon, ecc.) davano la loro opera gratuitamente. Questo era stato detto, ma purtroppo mai in forma scritta o in presenza di testimoni, se non i rappresentanti delle associazioni”.
La troppo facile menzogna è smentibile da un fatto elementare: Marco Giacomini non poteva raggiungere accordi di gratuità senza concordarli con me.
La tua bassezza è chiamare in causa una persona che non è più in grado né di darti ragione né di darti una lezione morale, esercizio che vedo applichi anche per altri due avvocati, Battain e Scatturin, anche loro scomparsi.
Cosa ti spinga a compiere questa operazione non può essere che instillare, in chi legge il tuo S.O.S. in rete, il discredito verso la mia persona.
Un discredito presente e futuro, quando scrivi: “mi auguro che prendiate buona nota dei fatti e delle persone per non incorrere negli stessi inconvenienti in caso di iniziative giudiziarie”.
Non pago, ti rivedo nuovamente al lavoro nell’opera di diffamazione con un articolo a sei colonne pubblicato su La Nuova Venezia del 24 maggio scorso dal titolo “I legali “sbancano” due associazioni”, articolo che così conclude: “prendete nota dell’ in questione, per non incorrere nei nostri stessi inconvenienti”.
Come scrive il cronista, chiedi e ottieni che il mio nome non venga indicato; è però evidente che chi è stato raggiunto dal tuo S.O.S. in Rete – quello stesso che il quotidiano in parte riproduce – non ha alcuna difficoltà ad associare me alle affermazioni di cui mi fai bersaglio.               
Da tutto ciò emerge molto chiara la diffamazione a mezzo stampa.
Ti evidenzio che per il versamento della quota spettante alla tua Associazione per l’attività svolta negli anni 2007-2008-2009-2010-2011 nei due procedimenti avanti al TAR Veneto (NN. 2220/07 e 1160/08) attendo entro e non oltre il 15 giugno 2011.
Sei invitato a rendere pubblica questa lettera nei termini e modi previsti dalle leggi sulla stampa, dandomene conoscenza.
                                                                     avv. Silvia Manderino
Michele Boato osserva che nella lettera dell’ ci sono molte offese e inesattezze:
“- si rivolge a me dicendo “hai diffuso una menzogna” riferendosi al punto dove ricordo che avevamo concordato con l’avv.Giacomini “che le associazioni avrebbero pagato solo le spese vive”; più avanti ribadisce che di tratterebbe di una “troppo facile menzogna” e che “la tua bassezza è chiamare in causa una persona che non è più in grado di darti ragione nè di darti una lezione morale”;
ma l’avv.Manderino viene smentita dalle parole della madre dell’avv.Giacomini pubblicate tre giorni prima della sua lettera sulla Nuova Venezia:
“né Marco prima della morte né tantomeno gli eredi in seguito alla tragica scomparsa hanno mai ricevuto e men che meno richiesto alcuna somma di denaro per l’attività professionale svolta dall’avv. Giacomini, che infatti si era impegnato a svolgere la propria opera a titolo assolutamente gratuito attesa la natura della questione.
Si segnala peraltro che l’avv.Giacomini ha altresì sostenuto spese vive di cui non ha mai voluto chiedere alle associazioni di cui sopra nemmeno il rimborso. Nell’articolo si dà atto che, come conferma lo stesso Michele Boato, l’avvocato Giacomini si era impegnato a svolgere la sua attivita professionale a titolo gratuito ma che non vi era un accordo scritto in tal senso. La parola di mio figlio valeva certamente più di ogni scritto”
- più avanti l’avv.Manderino riferisce lo stesso argomento anche ai due purtroppo deceduti dei quattro avvocati da me citati per averci difeso in cause politiche e ambientali senza nulla richiedere; avvocato Battain, avvocato Scatturin, avvocato Caburazzi, avvocato Zaffalon: devo solo aggiungerene almeno altri due: l’avv.Sandro Canestrini e l’avv. Partesotti, che ha patrocinato del tutto gratuitamente una decina di cause sull’incidente all’impianto di fosgene del 2002.
- inoltre l’avv.Manderino ricorda di aver “più volte dovuto anticipare io stessa le spese vive occorse, ricevendone la restituzione a distanza di mesi”; dimentica però che, a conclusione di un precedente processo (relativo all’incendio all’impianto TDI del fosgene del 28.112002), in cui Ecoistituto e Ass.Bortolozzo si sono costituiti parte civile assieme ad altri, la Dow Polimeri è stata condannata molto velocemente (senza quasi dibattimento, nè importanti memorie da parte nostra) alla “rifusione delle spese di costituzione e di rappresentanza nei confronti delle parti civili che liquida in (…) euro 9.000 quanto all’associazione “Gabriele Bortolozzo Onlus” e in “euro 9.000 quanto all’associazione Ecoistituto del Veneto Alex Langer”. Questi 18.000 euro sono andati tutti all’avv.Manderino, che quindi, grazie anche a noi, si era costituito un discreto fondo cassa.
 
Inseriamo, per completezza, anche la lettera della madre dell’avv.Marco Giacomini, pubblicata precedentemente il 28.5.2011 su “La Nuova Venezia”, pagina 27, sezione Altre

“Non abbiamo mai chiesto la parcella”

 Quale madre ed erede dell’avvocato Marco Giacomini da voi citato nell’articolo «I legali sbancano due associazioni» del 24 maggio scorso relativo ai procedimenti instaurati avanti al Tar Veneto dall’Associazione Gabriele Bortolozzo e dall’Ecoistituto Veneto Alexander Langer, intendo precisare quanto segue.
 Le associazioni di cui sopra sono state patrocinate nei giudizi citati da mio figlio Marco Giacomini e da un altro avvocato a partire dall’anno 2007. Mio figlio è purtroppo deceduto nel maggio del 2009. Ebbene, né Marco prima della morte né tantomeno gli eredi in seguito alla tragica scomparsa hanno mai ricevuto e men che meno richiesto alcuna somma di denaro per l’attività professionale svolta dall’avv. Giacomini, che infatti si era impegnato a svolgere la propria opera a titolo assolutamente gratuito attesa la natura della questione.
 Si segnala peraltro che l’avvocato Marco Giacomini ha altresì sostenuto spese vive di cui non ha mai voluto chiedere alle associazioni di cui sopra nemmeno il rimborso. Nell’articolo si dà atto che, come conferma lo stesso Michele Boato, l’avvocato Giacomini si era impegnato a svolgere la sua attività professionale a titolo gratuito ma che non vi era un accordo scritto in tal senso. La parola di mio figlio valeva certamente più di ogni scritto. E così è stato. Qualsiasi richiesta di denaro relativa al contenzioso tra l’Associazione Gabriele Bortolozzo, l’Ecoistituto Veneto Alexander Langer e Syndial, dunque, nulla ha a che vedere né con mio figlio Marco Giacomini, né con gli eredi, né con altri professionisti che proseguono la loro attività nei locali dello studio già di mio figlio. Noi tutti siamo assolutamente estranei a tale spiacevolissima vicenda.

Edda Zampieri Giacomini
Mestre

Link all’articolo

Ricordiamo ancora gli estremi delle associazioni che chiedono al Vostro buon cuore un’aiuto economico per continuare a portare avanti la battaglia del rispetto dell’ambiente. Di tutti.
Finora sono stati raccolti 1800 euro da una ventina di persone.

Estremi per effettuare versamento in favore dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”:
1. col bollettino di Conto Corrente postale n. 29119880
2. con bonifico bancario: IBAN  IT90 S063 4502 0220 7400 0757 60P – CaRiVe Mestre via Piave
entrambi intestati a “Ecoistituto del Veneto – Mestre “ – Causale “Spese legali Chimica”

Estremi per effettuare versamento in favore dell’Associazione G. Bortolozzo
 - con bonifico bancario: IBAN   IT 64 F 05336 02041 000046281977   presso  Friuladria di Mestre – via Pepe

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Acqua avvelenata nei rubinetti di casa

Maggio 14, 2011

Zanoni (Paeseambiente): “Ci sono troppe discariche con rifiuti illegali e cave a falda acquifera affiorante.”

In merito all’allarme lanciato in queste ore dall’USL n.9 relativo al mercurio contenuto nell’acqua dei rubinetti di Treviso, Casier e Preganziol interviene Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente e candidato a consigliere provinciale con Italia dei Valori per Floriana Casellato Presidente.

“Questo avvelenamento – ha dichiarato Zanoni – è la conseguenza dello sfruttamento del territorio da parte di un manipolo di loschi figuri che hanno smaltito illegalmente rifiuti di tutti i tipi guadagnando montagne di danaro e lasciando danni irreparabili all’ambiente con effetti nocivi sulla salute di adulti e soprattutto bambini.

Mancano leggi che tutelino severamente ambiente e salute e ciò è dimostrato dai troppi casi di inquinamento registrati intorno al Comune di  Treviso ormai circondato.

A monte di Treviso troviamo la discarica Tiretta di Padernello che ha contaminato i pozzi di Quinto con il cancerogeno bromacile, poi c’è il percloroetilene, un pericoloso solvente organo clorurato, che ha contaminato le falde tra Paese e Treviso con epicentro la discarica di via Orsenigo, va poi  ricordato il materiale non ancora identificato depositato nel fondo della cava Morganella tra Paese e Ponzano, poi ci sono i rifiuti pericolosi ritrovati dall’ARPAV nella discarica di Istrana a fine 2010,  infine i 700 carichi di rifiuti illegali (ben 30.000 tonnellate) arrivati alla discarica SEV di Padernello.

Bisogna assolutamente prevenire questi inquinamenti, ciò è possibile tramite seri controlli; mi chiedo come sia possibile che a Padernello siano arrivati 700 camion senza che l’assessorato provinciale all’ambiente di quegli anni, retto da Muraro, non si accorgesse di nulla.

Bisogna poi porre fine alle autorizzazioni facili da parte della Provincia di Treviso di nuove discariche e nuovi rifiuti provenienti da ogni dove.

L’altro grosso problema di contaminazione delle falde riguarda le cave sottofalda, ad esempio in merito alla Morganella, cava ubicata tra Ponzano e Paese, ritengo che invece di scavare ancora più sotto come vogliono i titolari si vada a vedere cosa c’è sotto, dato che risulta esserci depositato del materiale non ancora ben identificato.

L’acqua oggi è minacciata da più pericoli, da una parte i gravi inquinamenti, dall’altra la privatizzazione, invito pertanto i cittadini a votare per chi si batte per la sua difesa da ogni inquinamento e a votare i referendum contro la sua privatizzazione”.

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LA LEGGE VIENE CALPESTATA ANCHE IN TRIBUNALE

Aprile 15, 2011

Pubblichiamo questo comunicato dell’Associazione Gabriele Bortolozzo e dell’Ecoistituto del Veneto Alex Langer, condividendo la delusione  per la mancanza di tutela della salute pubblica e la preoccupazione per l’utilizzo arbitrario delle leggi.

Il TAR con le sue due sentenze sulla chimica del cloro a Marghera ha sposato le scelte dello stato e delle aziende.

Così sull’aumento produttivo del cancerogeno dicloroetano (DCE) da 100 a 170 mila tonnellate all’anno non serve la Via : il Ministero dice che non cambiano le emissioni; in realtà non cambiano le concentrazioni a camino, ad esempio i mg/mc di DCE, ma purtroppo cambiano molto, quasi raddoppiano, i metri cubi emessi e quindi le quantità di mg di DCE che ricadono sulle nostre teste.

Si è scelto di essere deboli coi forti e forti coi deboli, il VIA lasciamolo fare con carte e costi e coinvolgimento della popolazione su un nuovo silos di mais a Ceggia, sull’aumento del 25 % di produzione di mangimi per cani a Portogruaro, su 2 km di strada a Jesolo o su una darsena da 50 posti barca a Cavallino, ma chi produce e sparge cancerogeni lasciamoli lavorare senza disturbarli.

Anche se nella nostra provincia abbiamo record nazionali e internazionali di tumori delle vie respiratorie, del fegato, della pelle e delle mammelle, e la gente vede attorno a se esplodere sempre nuovi casi di cancro.

Cosi sul bilanciamento, cioè l’aumento produttivo di CVM e PVC, decide il Consiglio dei Ministri dopo che il Ministero adell’Ambiente ha bocciato il progetto in commissione VIA e un altro ne viene presentato senza seguire le regole della legge. Ma, come ribadisce anche la sentenza del TAR, si è tenuto conto soprattutto “delle ripercussioni negative sull’occupazione, con conseguenti forti tensioni sociali, derivanti da una eventuale mancata autorizzazione del progetto di bilanciamento.”

E’ questo il nodo politico della sentenza: la legge sulla VIA viene superata da volontà politiche e partitiche chiare che, però, poi cozzano contro le valutazioni economiche di mercato, perchè potenziare impianti obsoleti del 1970 è finanziariamente un suicidio;  così non è la tutela dell’ambiente e della salute a fermare questi impianti ma la globalizzazione.

Speriamo che vengano rimossi gli impianti e bonificate le aree e che su quei terreni trovino posto lavorazioni ecocompatibili che diano ai lavoratori e ai nostri figli lavori sicuri e salubri.

NON presenteremo ricorso al Consiglio di Stato perchè :

- è troppo costoso per le nostre casse di associazioni di volontariato, la giustizia è una cosa per ricchi

- crediamo illusorio chiedere che il consiglio di STATO dia torto alle scelte di  chi rappresenta lo Stato (Ministero Ambiente e Consiglio dei Ministri) e dia ragione ad associazioni ambientaliste che chiedono l’applicazione delle leggi.

Ringraziamo gli avvocati Marco Giacomini e Silvia Manderino che ci hanno rappresentato impegnandosi senza risparmiare energie.

La giustizia ingiusta e i giochi del potere  per sottometterla danno anche in questi giorni spettacolo inverecondo e mostrano a quali livelli di stravolgimento delle regole si può arrivare. La mancanza di fiducia nella giustizia porta solo a diventare sudditi- schiavi o a farsi giustizia da soli.

Noi non vogliamo  condividere nessuna delle due strade, continueremo a lottare perchè la gente si ribelli e perchè siano difesi i diritti democratici fondamentali .

Terremo conto di tutto e chiederemo conto di tutto.

Associazione Gabriele Bortolozzo           Ecoistituto del Veneto Alex Langer

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IL PICCO DELLA SALUTE

Aprile 2, 2011

Patrizia Gentilini – Medico Oncologo ed Ematologo, Presidente ISDE Forlì – Forlì 30 marzo 2011

Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici “allarmisti” è che, in barba ai rischi ambientali, la speranza di vita – almeno nei paesi occidentali – non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni…) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto.

Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute ) e scegliete, come indicatore, l’aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at birth) e l’aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di “Italia” e visualizzerete dei grafici dai quali è chiaro per tutti che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell’aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l’altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro, che purtroppo colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini. Questo dato, del resto perfettamente coerente con l’aumento del 60%, nel consumo di farmaci di classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. E’ questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito, analogamente al picco del petrolio, il “picco della salute”. Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più “intelligenti”….
In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro, vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo? Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l’unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto ragione di ciò disse: ”semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione? In U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari nella guerra contro il cancro, ma è sotto gli occhi di tutti che, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi), dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori alla prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi , melanoma, pancreas, fegato… e soprattutto si ammalano sempre più giovani e giovanissimi.
Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di
effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: ”C’è uno straordinario profitto dell’industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o all’orizzonte è uno dei campi più promettenti….[...] La “target therapy” ( terapia mirata o intellligente n.d.r.) come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi”.
Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %…

Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro paese siamo messi meglio? E’ davvero sensato puntare tutta l’attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l’attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l’altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat? E’ ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA … e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo. E’ ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell’ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi ”Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now” troviamo scritte queste parole: ”il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall’acqua e dall’aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani”.
Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da cui certamente – nel 100% dei casi – si guarisce è quello di cui NON ci si ammala! Riscopriamo quindi la Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così potremo sperare di invertire la rotta e risalire la china.

Bibliografia:
http://ec.europa.eu/health/indicators/healthy_life_years/data/index_en.htm
Agenzia nazionale del Farmaco AIFA –Osmed
http://ugobardi.blogspot.c
Danei G.: Causes of cancer in the world: comparative risk assessment of nine behavioural and environmental risk factors Lancet 366: 1784-1793, 2003
Clapp RW et al: Environmental and Occupational Causes of Cancer, Lowell Center for Sustainable Production, 2007
Devra Davis: La Storia Segreta della Guerra al Cancro
Samuel S. Epstein: How to win the war against cancer, 2005 http://www.preventcancer.com/
2008-2009 Annual Report Presidet’s Cancer Panel Reducing Environmental

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Una centrale a biomassa in via Porto di Cavergnago

Marzo 6, 2011

UN ALTRO ATTACCO AL TERRITORIO DELLA GRONDA LAGUNARE

Sta per essere attivata una centrale a biomassa in via Porto di Cavergnago, presso il centro multiraccolta di Veritas della Municipalità di Mestre centro.

Si bruceranno 3000 tonnellate di cippato (legno triturato con umidità fino al 60%) proveniente per due terzi dalle potature locali, preparato a Martellago, e per un terzo dalla provincia di Belluno.

La centrale a biomasse è integrata in un sistema di cogenerazione energetica tra:

  1. l’energia prodottaq da 840 pannelli fotovoltaivi (= 1400 mq di superficie – potenza complessiva annua 210.000 KW)
  2. l’energia prodotta dalla centrale a biomasse stessa (che ha una ciminiera alta 15 metri in un edificio di 14×21 metri) che ha le seguenti caratteristiche tecniche:
  • produzione di energia elettrica fino a 160 kWe
  • produzione di energia termicaq da 40.000 a 580.000 kWe tramite la produzione di acqua calda fino a 90°
  • tipo di combustibile: biomasse con percentuale di umidità fino al 60%. Consumo annuo di biomassa vergine: 3000 tonnellate.

Confrontando la concentrazione massima nei fumi prevista dalla legge con le emissioni previste per una centrale a biomassa di queste dimensioni (con potenza nominale complessiva superiore a 1,5 MW ed inferiore a 3 MW) si rileva che ci sono dei valori di inquinamento vicini ai limiti consentiti (NO2 ossidi di azoto: 400 mg/m3 dell’impianto Veritas rispetto ai 350 mg/m3, valore massimo consentito dal D. Lgs 152/06) ed altri, come le PM10, che andrebbero valutati sommando quanto prodotto dalla centrale con i dati territoriali rilevati da ARPAV (la centralina di Bissuola ha rilevato già in questi giorni il superamento del limite massimo annuo consentito). Inoltre, come dimenticare che via Martiri ha un alto tasso di traffico veicolare e che via Orlanda vedrà un innalzamento del flusso di transito se sarà realizzato il by-pass di Campalto?

Forse questa centrale ridurrà del 30% il costo energetico dell’azienda Veritas, fornirà tramite teleriscaldamento energia termica e refrigerante agli uffici ed alle palazzine annesse, ma quale costo pagheranno i cittadini? Come giustifica Veritas questo piano di “risparmio energetico” con il forte incremento della tassa sui rifiuti che stanno per subire i cittadini e che è stato appena deliberato dal Consiglio Comunale?

CHI ha autorizzato questa centrale? Qualcuno doveva essere informato: sono previsti DIA completa si relazione Legge 10/91, omologazione ISPESL della caldaia, certificato di prevenzione incendi…

CHI ha verificato sul piano urbanistico il reale impatto ambientale? Le centrali a biomassa sono funzionali per le aziende agricole e industriali che utilizzano per la combustione i propri scarti di lavorazione mentre la centrale Veritas importerà materiale legnoso che verrà trasportato con camion: dove sta la convenienza? Come dimenticare che l’emissione di fumi e polveri, per quanto ne sia formalmente garantito l’abbattimento con filtri specifici, va ad abbattersi sulla citta di Mestre che deve già difendersi quotidianamente dagli altissimi valori di PM1′?

CHI tutela la salute dei cittadini? Le prime abitazioni sono a 40 metri!

Quale Comune ha mai consentito di realizzare una centrale a biomassa nel proprio centro urbano? E’ la prima centrale in Europa realizzata in un centro urbano!

Quando si potrà parlare di riqualificazione urbanistica delle aree periferiche di Mestre e di tutela ambientale?

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Non vogliamo il ciclo del cloro a Marghera

Marzo 4, 2011

Lettera inviata alla GITA, società in trattative per l’acquisto (e potenziale riavvio) di Vinyls a Porto Marghera.

Alla GITA HOLDING e a VINYLS GROUP

PERCHE’ NON VOGLIAMO CHE RIPARTA IL CICLO DEL CLORO A MARGHERA

A voi che state per mettere piede nel Petrolchimico di Marghera inviamo questa lettera per informarvi che non siete i benvenuti per tutti . Nel 2006  i cittadini del comune di Venezia hanno indicato chiaramente a grande maggioranza (l’80 % dei votanti di quel sondaggio/referendum tenuto a luglio) che NON vogliono la permanenza del ciclo del cloro a Marghera per la sua pericolosità sanitaria e ambientale.

-        Siamo convinti e ribadiamo fortemente l’obbligo morale, sociale, politico e costituzionale da parte dei datori di lavoro privati e pubblici di salvaguardare i posti di lavoro per i lavoratori di Marghera. Le forze istituzionali, industriali e finanziarie debbono proporre alternative alla situazione attuale partendo dagli investimenti nelle bonifiche, nella logistica, nelle energie rinnovabili, nella chimica verde (plastiche biodegradabili), ecc., e utilizzando ovviamente gli ammortizzatori sociali. Troppo tempo, addirittura decenni,  si è già perso per mantenere l’esistente mentre in altre situazioni nazionali e internazionali si è riusciti a guardare al futuro e cambiare produzioni. Con la chiusura del ciclo del cloro non è in pericolo la chimica italiana e neppure tutti gli impianti chimici di Marghera (non chiuderebbero cracking, raffineria, Crion, ecc) come qualcuno vuol fare apparire. Per Fiat e Alitalia si riesce a  garantire la riconversione di migliaia di esuberi, qui a Marghera sarebbero 200 persone.

-        Per garantire questo lavoro del ciclo del cloro a 200 persone si mette a rischio la sicurezza di un’area circostante con 300.000 persone residenti più migliaia di turisti al giorno da tutto il mondo. Infatti:

* gli impianti sono fermi da un anno e mezzo e la fase di riavvio sarebbe oltremodo pericolosa per il deteriorarsi delle strutture (Bophal insegna)

* senza l’impianto del cloro-soda, ormai smontato, fino all’avvio del nuovo impianto dovrebbero arrivare navi di dicloroetano (infiammabile, esplosivo e cancerogeno) al porto e sarebbe necessaria una VIA e una Valutazione dei rischi di incidente rilevante per le enormi quantità in gioco con il nuovo cloro-soda; ci sarebbe inoltre un serbatoio di 400 tonnellate di cloro esposto ad attentati ed incidenti

* gli impianti del CVM e PVC a valle del cloro soda hanno 40 anni, sono obsoleti, hanno già avuto incidenti rilevanti negli ultimi 10 anni con fughe di gas cancerogeni e tossici e ci sarebbero enormi serbatoi di stoccaggio di CVM (cancerogeno). Continuerebbe poi l’emissione quotidiana di “piccole“ (?) quantità di cancerogeni autorizzati che, sommandosi giorno per giorno, causano effetti gravissimi sulla salute pubblica

-        l’area a bordo laguna è stata destinata dalla pianificazione regionale ad altre attività e tutti sono concordi per una riconversione industriale della zona privilegiando attività ecocompatibili o creando aree verdi, come previsto dal Piano regolatore di Marghera, a destra del ponte della Libertà specularmente al parco di S.Giuliano

-        dal punto di vista economico-commerciale è una follia credere di riavviare qui gli impianti se non dimezzando i lavoratori e riducendo le spese di manutenzione e sicurezza, imponendo un modello “cinese”, perchè :

* se una multinazionale come Ineos ha deciso che è antieconomico produrre qui, se Vinyls Italia non è riuscita a ripartire, se gli arabi di Ramco hanno deciso di ritirarsi, se 2 concorrenti su 3 dell’ultimo bando hanno detto che è impensabile far ripartire Marghera, qualche problema deve esserci!

* esiste una crisi mondiale del mercato del PVC (dato che è anche difficile smaltirlo perchè produce CVM e diossine e si sono diffusi i “comuni depivicizzati” che boicottano questo prodotto) e il suo prezzo è crollato. Inoltre cresce la concorrenza del PVC prodotto in paesi come la Cina e l’India che occupano sempre più spazi nel mercato globale

* dopo la fermata dell’impianto di Marghera sono stati persi i clienti che si sono già ovviamente rivolti ad altri fornitori, come si pensa di recuperare fette di mercato? Abbassare il prezzo sarebbe  impossibile per i costi di produzione a Marghera

* Marghera non ha più una sezione di ricerca che aggiorni i prodotti, le tecniche produttive, le applicazioni del PVC per cui è destinata a morire a breve termine per mancanza di innovazione

* il sogno del business con una centrale turbogas da 400 MW è una chimera perchè a Marghera si produce già molta più energia elettrica del necessario e si alimenta tutto il Veneto. Con la crisi attuale sono fermi perfino gli impianti esistenti. Inoltre l’inquinamento dell’aria nella nostra area per un centinaio di giorni all’anno è fuori limite per le polveri fini causa di malattie polmonari gravissime e una nuova turbogas accrescerebbe ancora l’inquinamento con ossidi di azoto e polveri fini secondarie.

-        esistono molti altri problemi per gli impianti di Marghera :

* qualsiasi intervento anche di piccola miglioria implica costi di bonifiche elevatissimi, il rifacimento del nuovo cloro soda risentirà di questi costi extra

* gli impianti DL1-2 che producono dicloroetano dal cloro e che sono stati in pratica raddoppiati come produzione nel 2007 attendono ancora una sentenza del TAR per un ricorso delle associazioni ambientaliste per l’incomprensibile e illegittimo non assoggettamento a VIA del potenziamento produttivo

* il bilanciamento del CVM e PVC, cioè il potenziamento produttivo di questi reparti, attende ancora una sentenza del TAR per il ricorso delle associazioni ambientaliste per una illegittima e irrituale autorizzazione di VIA concessa dal Consiglio dei Ministri senza parere del Ministero ambiente e senza presentazione al pubblico del nuovo assetto impiantistico

* in ottobre 2005 la delibera del presidente della Regione che autorizzava l’ammodernamento del cloro soda stabiliva il 31.12.2015 come  limite temporale per la presenza della chimica del cloro a Marghera

* continuano purtroppo le cause civili e penali di singoli lavoratori contro le esposizioni ai cancerogeni CVM e DCE  nei reparti di Marghera, un inesorabile stillicidio di malattie e morti dopo il processo tenutosi anni fa a Mestre conclusosi con la condanna delle multinazionali gestrici degli impianti.  Vi consigliamo di leggere “Processo a Marghera” edizioni Nuovedimensioni e “La fabbrica dei veleni“ di F. Casson. Diventando proprietari di quegli impianti rischiate il coinvolgimento in questi processi

* troppi sono stati gli incidenti nel ciclo del cloro negli ultimi 10 anni con fughe di gas (la più consistente addirittura nel luglio 2006), perdite, incendi e ogni volta sono scattati indagini, processi penali, sanzioni, condanne. Su questo sappiamo che Medicina Democratica vi ha già inviato il Diario degli incidenti. Sono tutti segnali che il rischio di incidente rilevante esiste e cresce con l’invecchiamento degli impianti.

Riteniamo che l’acquisizione a scopi speculativi per ricevere contributi pubblici e poi speculare sulle aree sia immorale e ingiustificabile e questa sembra l’ipotesi più plausibile per l’acquisto del ciclo del cloro da parte di una multinazionale come la Gita che è impegnata praticamente solo nel settore delle centrali elettriche. Si sposterebbe in avanti di qualche anno la data di una riconversione che sarà inevitabile per motivi impiantistici, tecnologici, economici e di sicurezza.

Riteniamo folle ambientalmente e per la sicurezza dell’area che qualcuno intenda riavviare il ciclo del cloro per continuare produzioni nocive e cancerogene a ridosso di un’area densamente abitata, sotto il cono di atterraggio di Tessera, sul bordo di una laguna unica al mondo e dove molto si è già dato in termini di morti e malattie (la nostra area ha record nazionali di tumori delle vie respiratorie).

Noi continueremo la nostra battaglia per la riconversione di Marghera che salvaguardi anche l’occupazione perché salute e ambiente e lavoro debbono e possono convivere. Venezia è un patrimonio dell’umanità e non si può metterla a rischio per una speculazione che si fa scudo della presunta  salvaguardia di pochi posti di lavoro.

Assemblea permanente contro il rischio chimico

Associazione Gabriele Bortolozzo

Italia Nostra di Venezia

Ecoistituto A.Langer

Ambiente Venezia

Medicina democratica nazionale

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Le morti invisibili dei bambini malati di cancro

Febbraio 19, 2011

Riflessioni dell’Associazione Minerva PELTI in occasione della IX Giornata Mondiale contro il cancro infantile – Roma 18 febbraio 2011

Ci sono morti di bambini innocenti che fanno agitare l’opinione pubblica, come quelle di Alessia e Livia, le gemelline svizzere probabilmente uccise dal padre.

Ci sono morti di bambini innocenti che fanno mobilitare sindaci, ministri, cardinali, come quelle di Sebastian, Fernando, Patrizia e Raul, i fratellini rom morti nel rogo della loro baracca a Roma qualche giorno fa, e che fanno richiedere con forza interventi urgenti e stanziamenti importanti di fondi finalizzati alla risoluzione alla radice del problema.

Ci sono poi le morti di Flavia, Nicolò, Sara, Francesco, David, Emiliano, Maria Jose e altri cinquecento bambini ogni anno che, sia pur altrettanto innocenti, rimangono “invisibili”. Non se ne vuole parlare forse perché mette troppa paura e il solo pensiero fa inorridire.

Queste morti, pur sconquassando le famiglie di appartenenza e tutti gli affetti, in maniera permanente, non fanno notizia e non sembrano interessare ne i media, ne i decisori politici. Vengono relegate tra gli incidenti di percorso della vita e quindi “normali”, e spesso i dati sono minimizzati dagli stessi addetti ai lavori, “per non creare allarme sociale” continuando a rassicurare tutti che la sconfitta del male incurabile è ormai vicina. Ma la morte di un bambino non è mai normale e il cancro che li colpisce non può essere considerato come una punizione caduta dal cielo.

Ci sono molteplici cause che interagiscono tra loro per far esplodere la malattia, e molte di loro sono note da decenni, ma nessuno le va ad indagare e ricercare se non in occasioni del tutto eccezionali e che raggiungono un risalto mediatico adeguato (vedi i 7 casi di Leucemia a Milano in un mese all’inizio del 2010 o il caso di Radio Vaticana). Non si vuole ancora gettare un raggio di luce nel buio mondo dei bambini italiani che ogni anno si ammalano di cancro, oltre 2000 – in costante drammatico aumento.

In tema di diagnosi e cura, molto si è fatto e si sta facendo, anche con buoni risultati. Ma in tema di prevenzione primaria c’è praticamente il nulla. La tragedia insita in ciò è ancora più beffarda ed ingiusta perché, con nostra grande sorpresa, la letteratura scientifica è ricca di studi che indicano quali siano le cause probabili e quelle certe di queste malattie. Come le origini spesso siano già nel grembo materno, è confermato dall’evidente incremento di queste patologie nel primo anno di vita che implica per forza di cose un’insorgenza a fronte di un danno già in età embrio-fetale.

Ma il sistema e le leggi che vigono oggi in Italia, non consentono di individuare con ragionevole certezza il nesso causale tra i fattori di rischio “noti e presenti” e l’insorgenza della malattia. Per prima cosa manca un Registro Nazionale dei Tumori Pediatrici (solo Piemonte e Marche ne hanno uno) che consenta di individuare in maniera rapida e precisa le aree a maggior insorgenza, i trend specifici e magari catalogare elementi comuni ai singoli casi. Si pensi ad esempio come oggi, in una città come Roma, non ci sia un sistema o un organismo che rilevi tempestivamente come in una certa zona ci siano fino al triplo dei casi di leucemie infantili rispetto ai valori di incidenza standard. Solo la sensibilità di noi genitori ha fatto allertare in questa zona i vari soggetti interessati a vario titolo alla materia (ASL, pediatri, ARPA, ecc.) per approfondire la questione. Al momento e fino a ragionevole certezza dei dati in nostro possesso, non riveleremo la zona in questione, proprio per non essere tacciati di creare l’allarmismo tanto temuto; anche se è da considerare come gli effetti di un falso allarme siano per lo più transitori e limitati, mentre gli effetti negativi che si producono a seguito di false rassicurazioni sono durevoli, certi ed estesi, nonché capaci di diffondersi in forma incontrollata, producendo così danni irreparabili non solo alla salute, ma anche alla tanto cara economia, alla credibilità delle istituzioni e quella dei loro rappresentanti.

Cosa fare allora?

La IX Giornata Mondiale contro il cancro infantile promossa in Italia da FIAGOP e AIEOP ci invita ad una nuova Alleanza Globale per rinnovare, tra le altre cose, il programma di prevenzione e cura dei tumori dell’età pediatrica. Noi auspichiamo che dopo i primi importanti passi fatti tra le maggiori associazioni operanti nel settore (AIEOP, AIRTUM; FIAGOP; ISDE e altre) per fronteggiare quella che a pieno titolo deve essere considerata una vera emergenza, vengano ora strutturati e attuati concretamente, con il supporto dello Stato, adeguati piani di Prevenzione Primaria che vadano ad eliminare alla fonte quanti più possibili fattori di rischio noti.

In attesa della costituzione dell’indispensabile Registro Nazionale dei Tumori Pediatrici, una ulteriore proposta concreta che facciamo, è quella di attivare da subito una rete di pediatri “sentinella” che dovranno avvistare e segnalare ,ad un apposito Centro Nazionale, tutti i casi di patologie tumorali pediatriche con l’intento di avere una mappatura degli stessi in un tempo pressoché coincidente con quello della loro diagnosi. I dati di questo Centro sarebbero quindi messi a disposizione di una apposita task force, anch’essa da costituire contestualmente, di cui facciano parte epidemiologi, tossicologi, pediatri, oncologi, genetisti e rappresentanti delle associazioni di genitori, per le valutazioni e gli interventi del caso.

Per concludere, vogliamo riprendere e far nostre alcune parole pronunciate dal Cardinal Vicario Agostino Vallini in occasione della veglia di preghiera in memoria dei 4 piccoli rom morti a Roma: “dobbiamo lasciarci turbare da questa morti … La morte di Sebastian, Fernando, Patrizia e Raul è come un macigno che ci pesa sul cuore e ci invita ad un grave esame di coscienza, ciascuno per la sua parte di responsabilità. Questo tragico evento deve porre a ciascuno di noi una domanda: potevamo fare qualcosa per scongiurare questa morte ingiusta ?Anche noi genitori di bambini colpiti dal tumore, invitiamo tutti coloro che a qualsiasi titolo siano coinvolti in questo ambito, a porsi questa drammatica domanda !

MINERVA PELTI

Associazione di Genitori di Bambini Oncoematologici per la Prevenzione e la Lotta ai Tumori Infantili

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