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La salute in cenere

Aprile 17, 2010

da Terra -  17/4/2010 – Rossella Anitori - www.terranews.it

INTERVISTA.
Oggi a Parma la manifestazione nazionale contro gli impianti di incenerimento dei rifiuti. Ne parliamo con Patrizia Gentilini, oncoematologo e responsabile Isde dei rapporti con i comitati dei cittadini.
«Le alternative all’incenerimento dei rifiuti esistono e vanno immediatamente attuate». Non ha dubbi Patrizia Gentilini, responsabile dei rapporti con i comitati dei cittadini dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde). Oggi, a Parma, il Comitato per la corretta gestione dei rifiuti ha convocato una manifestazione nazionale contro tutti gli inceneritori. Per ribadire, ancora una volta e in maniera unitaria, che l’ultima cosa che bisogna fare con i nostri rifiuti è bruciarli.

Quali sono i pericoli associati a questa tecnica di smaltimento?
Incenerire i rifiuti significa provocare danni alla salute e all’ambiente. Nessuna tecnologia, neanche le migliori possono evitarli.
Vivere in aree inquinate comporta conseguenze gravi, basti pensare all’aumento dei tumori. Negli Stati Uniti l’incremento è dello 0.6 per cento annuo, in Europa  dell’1.1, in Italia invece è del 2 per cento all’anno. Se poi parliamo dei bambini la situazione peggiora: i linfomi per la fascia di età compresa tra 0 e 14 anni crescono nel nostro Paese del 4 per cento all’anno contro una media europea dello 0,9 per cento.

Uno scenario che non può che suscitare inquietudine.
Non possiamo ancora pensare che il problema del cancro sia un problema dello stile di vita. I bambini non bevono né fumano. Il problema è legato alle sostanze cancerogene con cui ogni giorno entriamo in contatto, sostanze che la madre trasmette al feto. Un rischio che in un Paese corrotto come l’Italia aumenta. Ogni giorno si sente parlare di un nuovo inceneritore sotto inchiesta, di controlli non eseguiti e forni alimentati con materiale pericoloso.

Come invertire la rotta?
Bisogna puntare al riciclo completo della materia. Il tumore che guarisce al centro per cento è quello che non viene: la prevenzione primaria non è la cenerentola della medicina. È necessario quindi smettere di bruciare l’immondizia e implementare tutte le pratiche di riduzione dei rifiuti alla fonte, ridurre gli imballaggi, introdurre il vuoto a rendere e i prodotti alla spina, sistemi che in altri Paesi del mondo si stanno già affermando e che i cittadini sono pronti ad accogliere.

È vero che una parte dei rifiuti selezionati dai cittadini attraverso la raccolta differenziata finisce comunque negli inceneritori?
Assolutamente sì. D’altronde in Italia mancano quegli impianti di riciclaggio che servono per il recupero dei rifiuti. Motivo per cui fare la raccolta differenziata o dire sì ad un sistema porta a porta non basta, i cittadini devono verificare qual è il destino dei materiali selezionati, perché spesso è proprio lì che casca l’asino.

Quale strada bisogna percorrere?
Quella della riduzione dei rifiuti alla fonte, del riuso, del riciclaggio, di impianti per il recupero della frazione secca come quello inaugurato da Carla Poli a Vedelago. Bisogna smetterla anche di parlare di gestione integrata, perché è un sistema che accanto agli impianti di riciclaggio prevede pur sempre quelli di incenerimento. Dobbiamo spezzare con forza questa logica.  Gli inceneritori servono solo a procurare danni all’uomo e all’ambiente.

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“La verità è che l’unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”

Aprile 16, 2010

Dalla ciminiera di un inceneritore escono sostanze come ossidi di azoto, ossidi di zolfo e composti volatili diversi che reagiscono in condizioni di temperatura ed insolazione generando altri inquinati come l’ozono (un ossidante che rende difficile la respirazione) e le polveri sottili. Queste ultime, per le loro caratteristiche fisiche e tossicologiche, sono ritenute essere uno degli inquinanti più impattanti dal punto di vista sanitario e biologico: le polveri di diametro inferiore a 10 micron, le cosiddette PM10, sono in grado di superare la laringe e depositarsi nelle vie aeree; un sottoinsieme delle PM10 è costituito dalle PM2,5, polveri con diametro inferiore a 2,5 micron, in grado di penetrare nei bronchi. Più che un fattore chimico di inquinamento, le polveri sono da considerarsi un vettore fisico in grado di introdurre nell’organismo gli inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo che, sotto forma di nitrati e solfati, si combinano in acidi che attaccano il sistema respiratorio, ed i residui tossico-cancerogeni della combustione, come gli idrocarburi policiclici aromatici.

La provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori, soprattutto nel periodo 1972-1986. Nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che alla intensità dell’esposizione. Il rischio appare particolarmente concentrato nei comuni di Dolo, Stra, Vigonovo e Fiesso d’Artico che vengono interessati da venti prevalenti di Nord Ovest.
Gli inceneritori con più alto livello di emissioni in atmosfera sono stati quelli che bruciavano rifiuti urbani. Nell’ordine sono seguiti quelli per rifiuti ospedalieri e quelli industriali, ricordando però come per quest’ultimi i problemi d’inquinamento storicamente rilevati riguardino in particolare una diversa matrice (acqua).
Tra ubicazione geografica delle fonti inquinanti esaminate in questo studio ed aree di ricaduta della loro emissioni esisteva una grande distanza e di ciò dovrebbero tenere conto le valutazioni di impatto ambientale di questi impianti.
L’indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell’incenerimento, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule bersaglio, sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione. Un fenomeno difficilmente evitabile da misure di prevenzione basate sul solo contenimento di concentrazioni di inquinante ammesse per singole fonti di emissione in atmosfera.
Le politiche ambientali dovrebbero porre al centro delle proprie strategie la riduzione della produzione dei rifiuti come necessario obiettivo di prevenzione primaria. (*)

(…) i sistemi di incenerimento dei rifiuti (così come la loro tumulazione in discarica) vanno respinti perchè intrinsecamente pericolosi per la salute pubblica e l’ambiente e perchè rappresentano gli anelli di una tossica catena che autoperpetua un sistema produttivo e sociale fortemente inquinante. Va demistificato il luogo comune che questi problemi sono risolvibili con il miglioramento tecnologico degli impianti. Sia chiaro, nessuno vuole negare i possibili miglioramenti, ma altro è il problema.
Infatti nessun sistema è in grado di far scomparire i contaminanti, ma solo di trasformarli e trasferirli nell’ambiente, in misura più o meno elevata, con le emissioni. Per non dire dell’inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle falde idriche causato dalle scorie e dalle ceneri originate dai processi di combustione e tumulate in discarica.
(…) l’inaccettabilità della pratica dell’incenerimento dei rifiuti si fonda anche su ragioni socio-economiche in quanto la pratica dell’incenerimento autoperpetua il ciclo dell’inquinamento e dello spreco dei materiali.
Va detto che una delle principali difficoltà per realizzare una efficace politica di riciclaggio dei materiali è costituita dall’opposizione palese ed occulta condotta dalla lobby economica legata direttamente o indirettamente all’incenerimento dei rifiuti . Al riguardo sono di estrema attualità le lucide parole dello studioso americano Barry Commoner : “La verità è che l’unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”. Infatti è facilmente intuibile che ciò che si può bruciare si può anche riciclare (e ciò che – alla fine della sua vita di merce – non potrebbe che essere smaltito rende solo evidente non l’ineluttabilità della pratica dell’incenerimento e delle discariche ma piuttosto la necessità di efficaci interventi sul modo di produzione delle merci). (**)

(*) Da “I quaderni della salute del Comune di Venezia, pubblicazione n° 4/2010, a cura di Nicoletta Benatelli, pagine 40 e 41.
Titolo:”Registro tumori, registro mesoteliomi, ordine dei medici, comune di Venezia ed ARPAV. Dati ed analisi per la prevenzione della salute pubblica.

(**) Da “Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti” (parte IV) di Marco Caldiroli per Medicina Democratica

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Perchè abbiamo presenziato al Consiglio Comunale straordinario

Marzo 25, 2010

In questo video sono spiegati i motivi per i quali, come Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico e come privati cittadini, abbiamo voluto assistere e far sentire la nostra opinione al Consiglio Comunale straordinario tenutosi il giorno 18 marzo scorso.

Nella rassegna stampa (qui e qui) il resoconto della giornata.

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Appello dei pediatri di famiglia di Mestre e Venezia

Marzo 24, 2010

Riportiamo il testo dell’appello firmato dai pediatri del nostro territorio; come professionisti constatano in prima persona gli effetti deleteri dell’avvelenamento dell’aria sui bambini e sono, giustamente, preoccupati sia dall’aumento dell’inquinamento che  dalla  riattivazione dell’inceneritore di rifiuti tossico-nocivi SG31.

“Apprendiamo con preoccupazione la notizia della decisione della Regione Veneto di autorizzare il potenziamento dell’inceneritore SG31 nella zona ­­ industriale di Marghera.
Come pediatri ci permettiamo di porre in evidenza come i bambini siano, per la durata di esposizione, le caratteristiche somatiche, le peculiarità metabolico-nutrizionali, i soggetti che in modo più marcato e duraturo sono esposti agli effetti dannosi dell’inquinamento, sin dal concepimento nel grembo materno.
Tenendo conto dei numerosi studi scientifici che indagano  il possibile collegamento tra l’esposizione ai prodotti dell’incenerimento di rifiuti e lo sviluppo di gravi patologie, sentiamo il dovere di chiedere ai nostri Amministratori di porre in atto una approfondita valutazione scientifica sui rischi che il potenziamento di tale impianto può comportare  per la salute della nostra popolazione prima di avviarne la definitiva messa in funzione.”

Francesco Baldin
Cinzia Cecchinato
Enrico Ferrara
Silvia Girotto
Lucia Magagnato
Gabriella Medico
Enrico Paradiso
Andrea Passarella
Maria Pellosio
Monica Penzo
Gianna Pettenà
Paolo Regini
Andrea Schiavon
Flavio Semenzato
Annarosa Tessari

SOS dei pediatri

Anche i pediatri contro l’inceneritore

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Per i candidati … domanda N.3 – Gestione dell’emergenza PM10

Marzo 15, 2010

Gent. Candidato,

in qualità di candidato Sindaco del Comune di Venezia riteniamo opportuno rivolgerle alcune specifiche domande sulle sue proposte che riguardano la relazione tra la salute ed il critico contesto ambientale del territorio veneziano.

Per quanto riguarda il quadro complessivo delle interazioni salute ambiente con un focus specifico sul nostro Comune la rimandiamo agli approfondimenti di autorevoli esperti medici riportati sui Quaderni della Salute N.1, 4 e 5. Gli aspetti critici di tali interazioni, su scala locale e globale sono riportati nel contributo “La sfida politica. Inquinamento e danni alla salute. Un cambiamento è urgente nel nostro modello di vita”, nel Quaderno N.5; un’analisi puntuale delle fonti di impatto è invece presente nel contributo “La mappa dell’inquinamento veneziano. Dal ciclo del cloro allo smog.”, nel Quaderno N.1.

Di seguito sono riportate le domande che le poniamo. Cordialmente,  Anthony Candiello

Domanda n.3 – Gestione dell’emergenza PM10

L’inquinante più evidente nell’intera Pianura Padana, in Veneto ed in particolare a Venezia, è rappresentato dalle polveri fini. Tra queste, la frazione pm10 è sotto attenzione per via dei gravi impatti sulla popolazione.

Le centraline di Arpav riportano medie annuali di pm10 che oscillano tra 43 e 57 μg/mc, che si sono tradotti nel superamento delle soglie di legge in quasi metà dei giorni negli ultimi anni. Similmente avviene per le centraline di Marghera dell’Ente Zona Industriale, che oscillano tra 31 e 63, con picchi di 123 μg/mc. Valori mediamente elevati sono presenti da tempo nel veneziano: le concentrazioni medie giornaliere di pm10 nel territorio veneziano sono mediamente prossime al valore limite di 50 μg/mc ed associate ad alti valori di ozono.  Non sono solo le medie, ma anche i valori assoluti a preoccupare.

Dati scientifici indicano che agli attuali valori di 50mg/mc si ha un 3% di mortalità generale da attribuirsi alle polveri sottili nel breve termine, ovvero nel giorno stesso o entro qualche giorno dall’esposizione. Studi sistematici di lungo termine hanno invece stimato che i livelli correnti di polveri sottili in aree urbane comporterebbero un aumento della mortalità generale di circa il (!!!) 15%.

Il dato in sé potrebbe suggerire i soliti interventi palliativi quali le (pur meritevoli) domeniche ecologiche, che si traducono in 2-3 giornate l’anno nel quale si fermano i veicoli leggeri in transito urbano, o in interventi leggermente più ampi che coinvolgono i mezzi leggeri meno ecologici. L’analisi del dato fornito da Arpav nel 2007 sulle responsabilità emissive da pm10 nel Comune di Venezia suggerisce però interventi di tutt’altra tipologia: valori residuali, prossimi al 3% del pm10 sono attribuibili ai mezzi leggeri.

Mentre si trascurano percentuali che sfiorano il 50% per quanto riguarda le centrali a carbone, percentuali a due cifre per quanto riguarda gli inceneritori e responsabilità per circa un terzo del totale per le attività industriali. Di qui la proposta: non è che sia il caso, nelle domeniche ecologiche, di fermare invece le centrali a carbone?

D3. Quali sono gli interventi immediati che propone per la futura Amministrazione al fine di incidere con efficacia nel merito delle alte concentrazioni presenti tutto l’anno a Venezia di pm10? Avete in programma interventi a riduzione della produzione di pm10 di centrali elettriche, inceneritori ed attività industriali?

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Per i candidati … domanda N.1 – Misura degli effetti

Marzo 15, 2010

Gent. Candidato,

in qualità di candidato Sindaco del Comune di Venezia riteniamo opportuno rivolgerle alcune specifiche domande sulle sue proposte che riguardano la relazione tra la salute ed il critico contesto ambientale del territorio veneziano.

Per quanto riguarda il quadro complessivo delle interazioni salute ambiente con un focus specifico sul nostro Comune la rimandiamo agli approfondimenti di autorevoli esperti medici riportati sui Quaderni della Salute N.1, 4 e 5. Gli aspetti critici di tali interazioni, su scala locale e globale sono riportati nel contributo “La sfida politica. Inquinamento e danni alla salute. Un cambiamento è urgente nel nostro modello di vita”, nel Quaderno N.5; un’analisi puntuale delle fonti di impatto è invece presente nel contributo “La mappa dell’inquinamento veneziano. Dal ciclo del cloro allo smog.”, nel Quaderno N.1.

Di seguito sono riportate le domande che le poniamo. Cordialmente,  Anthony Candiello

Domanda n.1 – Misura degli effetti

Il contesto veneziano, stanti le innumerevoli fonti di impatto in termini di inquinamento (trasporti e logistica, porto, aeroporto, produzione elettrica, inceneritori, industria chimica, tangenziale e mobilità urbana, inquinamento pregresso) e stanti le caratteristiche territoriali (dei suoli e delle acque, che non consentono di limitare la diffusione degli inquinanti, geografico-morfologiche, che impediscono agli inquinanti in aria di disperdersi efficacemente, dell’ecosistema lagunare nelle sue relazioni pericolose con il ciclo alimentare), dovrebbe richiedere agli Amministratori una particolare attenzione agli effetti sulla salute dei cittadini.

Gli inquinanti cui sono esposti i cittadini veneziani sono pm10, ossidi di azoto e di zolfo, in misura massiva, ma anche diossine, cloroderivati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, ed in definitiva praticamente l’intera tassonomia di inquinanti che le attività umane sono in grado di produrre quale sottoprodotto non desiderato, vista l’ampiezza e la durata delle produzioni di ogni tipo che sono state o sono tuttora insediate a Porto Marghera.

Il paradosso è che, invece, non vi è alcun Osservatorio Epidemiologico Permanente che si occupi di quantificare, qualificare e storicizzare gli effetti sulla salute dei cittadini e dei lavoratori che possa confrontare gli effetti con le informazioni sui percorsi lavorativi, di mobilità, di spostamento di abitazione e con altre informazioni utili per avere una rilevazione oggettiva di quanto nella salute è indotto dai fattori esterni antropogenici – sui quali è pertanto possibile intervenire. Le analisi svolte sul territorio veneziano, pur di valore, sono sporadiche, specifiche, estemporanee e paragonabili in volume a quelle svolte in comuni Italiani collocati in aree prive di fonti di impatto.

Fino ad arrivare al caso-limite dell’incomprensibile black-out informativo che ha oscurato per il quinquennio 2003-2009 i dati sulle patologie degenerative veneziane al Registro Tumori del Veneto.

D1. Quante e quali risorse economiche verranno impegnate per condurre un programma di indagini epidemiologiche in grado di dare misura e correlazione tra gli effetti sulla salute e le fonti di impatto, considerando anche gli aspetti professionali?

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Laggiù in mezzo al Mar(ghera) ci son camin che fumano…

Marzo 14, 2010

…è la mia salute che si consumano!!!

Il nostro territorio, la zona in cui viviamo, paga da decenni un tributo pesantissimo all’inquinamento: tangenziale e passante, grandi navi ed aeroporto, centrali elettriche, polo chimico di Marghera. Porto Marghera, in particolare, è stata la prima zona industriale costruita in Italia nel dopoguerra e la prima a dotarsi di inceneritori di rifiuti industriali (due nel 1960) e urbani (due nel 1962).

Oggi a Porto Marghera sono attivi, oltre agli impianti chimici:

  • 3 centrali elettriche a gas

  • 1 centrale elettrica a nafta

  • 1 centrale elettrica a carbone

  • 1 centrale elettrica a carbone + CDR (combustibile derivato dai rifiuti)

  • 1 inceneritore di sfiati e prodotti gassosi

  • 1 inceneritore per clorurati liquidi

  • 1 inceneritore di RSU (rifiuti solidi urbani)

  • 1 impianto di inertizzazione di RTN (rifiuti tossico nocivi)

  • 1 raffineria (4 milioni di tonnellate di petrolio processati e movimentati ogni anno)

  • 1 impianto per la lavorazione del cloro-soda con stoccaggio di cloro e CVM

  • 1500 camini che emettono sostanze tossiche risultato di sfiati industriali o fumi di combustione.

Alcuni di questi impianti sono attivi fin dagli anni ’60 e nel corso del tempo, a volte per inconsapevolezza a volte per dolo, sono stati riversati in acqua, aria e terra composti chimici altamente tossici con gli immaginabili impatti sull’ambiente e sulla nostra salute.

A fronte di un così desolante scenario ogni cittadino di buon senso si augura che si inizi quanto prima a bonificare il territorio e che si cerchi di sostituire le lavorazioni più impattanti con attività meno nocive: la zona di Porto Marghera, infatti, potrebbe essere sfruttata per fieristica (ci sono spazi enormi), cantieristica, darsene per barche di ogni misura (in laguna c’è carenza di posti), centri per lo studio di energie alternative, come ad esempio la produzione di energie da moto ondoso o flussi di masse acquee, che affianchino il centro per lo studio applicativo dell’idrogeno già presente al Vega, eliminazione del ciclo del cloro e sostituzione con la lavorazione di plastiche senza cloro.

Quando, si può chiedere a buon diritto ogni abitante di Marghera, Mestre, Venezia e tutte le zone limitrofe, cominceranno le bonifiche? Quando si inizierà a dare un volto nuovo a questo territorio? Certo, la strada è lunga e complessa, ma quando si comincerà a percorrerla?

Purtroppo la risposta che giunge dai nostri amministratori va nella direzione opposta. La Giunta Regionale uscente sta “coronando” il proprio mandato con una serie di azioni che sembrano voler istituire proprio in casa nostra una filiera del trattamento del rifiuto industriale tossico nocivo, facendo arrivare rifiuti da tutta Italia (e domani chissà, forse anche da altre parti d’Europa). In pochi mesi sono state infatti concesse autorizzazioni per l’aumento di lavorazioni a diverse aziende che trattano rifiuti industriali: vedi qui

Noi non vogliamo “rifilare” ad altri i nostri rifiuti ma parallelamente non vogliamo diventare la discarica dei rifiuti del resto della nazione: ogni territorio deve gestire gli scarti che produce ed esserne responsabile, anche perché fino a quando sarà possibile portare i propri rifiuti “in un altro posto”, lontano da casa propria, non ci sarà mai la volontà di attivarsi per crearne il meno possibile. L’inceneritore SG31 ha lavorato dal 1972 proprio in quest’ottica: costruito e predisposto per trattare i fanghi di Porto Marghera, è stato in funzione fino a circa un anno fa; è stato poi disattivato perché il nostro polo industriale non produce più sufficiente materiale di scarto per giustificare economicamente il funzionamento dell’inceneritore. I nostri amministratori, la Giunta Regionale presieduta da Galan, anziché cogliere quest’occasione come il primo passo verso una nuova Marghera, hanno ben pensato di incatenare una volta di più questo territorio al ruolo di pattumiera, di fogna chimica, e questa volta a disposizione di chiunque, in Italia, vorrà scaricare da noi i propri scarti industriali tossico-nocivi. Ci ritroveremo quindi ad avere nel nostro territorio, oltre a tutto quello che già c’è, anche l’inquinamento da sostanze non prodotte qui, sostanze per le quali l’inceneritore SG31, è bene ricordarlo, non era stato predisposto.

Oltre al maggior inquinamento da rifiuto tossico si scaricherà nel nostro Comune anche l’aumento di PM10 prodotte dal traffico dei mezzi che porteranno qui i rifiuti dalle altre regioni.

Ognuno di questi fattori (inceneritori, traffico, trattamento rifiuti industriali tossico-nocivi) ha sulla salute effetti devastanti. Le diossine, prodotto dell’incenerimento, non vengono metabolizzate dal nostro organismo e si cumulano nelle nostre cellule; già col latte materno, il primo alimento, le diossine vengono passate al neonato. Sono in aumento costante le patologie infantili: oltre alle problematiche respiratorie (allergia, asma, broncospasmo) sono in costante aumento del 2% annuo i tumori infantili; l’incremento più consistente riguarda proprio i bimbi sotto l’anno di età: + 3,2%. Le polveri sottili, combinandosi con inquinanti quali ossidi di azoto e ossi di zolfo, veicolano all’interno del nostro corpo acidi che attaccano il sistema respiratorio e residui tossico/cancerogeni delle combustioni; questo incide sulla mortalità sia a breve termine (+ 3%) che a lungo termine per cause cardiovascolari, respiratorie e per tumore polmonare. Nel veneziano sono stati rilevati aumenti significativi dell’incidenza delle neoplasie maligne dei tessuti molli e dei sarcomi con sedi viscerali.

I nostri amministratori conoscono questi fatti: la Regione ha pubblicato un documento intitolato “ESPOSIZIONE AMBIENTALE A DIOSSINE EMESSE DAGLI INCENERITORI – STUDIO DEI SARCOMI NELLA PROVINCIA DI VENEZIA”, la stessa Regione che sta ora concedendo le autorizzazioni ad emettere ancora più diossine! I nostri amministratori, che in teoria dovrebbero lavorare per il nostro bene, stanno svendendo la nostra salute per il profitto dei pochi (forse i soliti “amici degli amici”?). Questo gli amministratori di oggi.

E quelli di domani? Brunetta e Zaia (candidati rispettivamente alle cariche di Sindaco di Venezia e Governatore del Veneto) hanno già rilasciato dichiarazioni sulla presunta “vocazione” di Porto Marghera ad ospitare lavorazioni chimiche pericolose, tutto ciò a 6,4 km da piazza Ferretto a Mestre, a 4 km dal parco San Giuliano, a 5 km da piazza Mercato a Marghera, a 6,2 km da piazza San Marco a Venezia.

Sappiano anche, questi amministratori, che noi cittadini di Venezia, Mestre, Marghera, di Malcontenta, della Riviera del Brenta, della provincia tutta vogliamo poter dire

“IL TERRITORIO IN CUI VIVIAMO”

e non

“IL TERRITORIO IN CUI MORIAMO DI TUMORE”.

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Newsletters da n.1 a n.131

Febbraio 19, 2010

In attesa del passaggio tecnico che riporterà online tutte le newsletters che sono un significativo patrimonio non solo storico ma soprattutto informativo, riporto il link al sistema (”domeus”, il sistema di gestione degli invii) presso il quale sono visionabili le newsletters prodotte dal 2003 ad oggi:

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Buona (ri-)lettura! – Anthony

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