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	<title>MargheraOnline.it &#187; politica</title>
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		<title>Comunicati di commento al PAT</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[piano assetto territorio (PAT)]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo, uno di seguito all’altro, i commenti relativi alla recente approvazione del Piano di Assetto Territoriale che ci sono stati inviati da due gruppi partecipanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo, uno di seguito all’altro, i commenti relativi alla recente approvazione del Piano di Assetto Territoriale che ci sono stati inviati da due gruppi partecipanti al Consiglio del Comune di Venezia.</p>
<p>Condividiamo la posizione di forte dubbio circa la bocciatura di parecchi punti che, a nostro parere, sono invece importanti e, soprattutto, ben motivati. </em> <em></p>
<p>Vogliamo inoltre dare un messaggio ben chiaro: vogliamo porre fine a questa fase di “combutta” e si vada verso un clima di maggiore trasparenza e di consultazione popolare (vedi i recenti fatti successi anche al consiglio comunale di Dolo in occasione dell’approvazione dell’ecomostro Veneto City). Non vogliamo partecipare alle discussioni quando gli accordi sono già presi, in barba ai principi di democrazia partecipata, e combatteremo per raggiungere il nostro obiettivo con tutti i mezzi che avremo a disposizione.</em></p>
<p>Il pensiero ambientalista si sta dimostrando lungimirante e sarebbe un errore continuare a trascurarlo. Le tragedie cui siamo e siamo stati costretti ad assistere nel nostro presente e recente passato (Isola del Giglio &#8211; grandi navi e Fukushima &#8211; nucleare) ci stanno dicendo, ancora una volta, che probabilmente l’uomo sta sopravvalutando le proprie capacità a far fronte ai fenomeni naturali e che la mancanza di rispetto nei confronti della nostra casa Terra ci porterà inesorabilmente alla distruzione.</p>
<p><strong>COMUNICATO &#8220;NOGRANDINAVI A VENEZIA&#8221;</strong></p>
<p>Cari colleghi,</p>
<p>Con il voto di ieri sera sul Pat (Piano di assetto del territorio) il consiglio comunale ha fatto proprio l&#8217;emendamento per l&#8217;estromissione dalla laguna delle navi incompatibili, proposto da questo Comitato No Grandi Navi e accolto dalla giunta. Corollario dell&#8217;emendamento, la cancellazione di Porto Marghera come possibile futuro terminal croceristico.<br />
L&#8217;incompatibilità delle navi verrà definita entro 18 mesi &#8211; ma noi ovviamente speriamo prima &#8211; con una serie di studi sugli aspetti ambientali, sanitari, sulla morfologia lagunare prodotti dal crocerismo e dalla portualità che dovranno venire affidati dal Comune agli enti deputati (Arpav, Ulss 12) o a istituzioni scientifiche o a studiosi indipendenti e di assoluta credibilità. Sul rispetto di questi criteri tutti stiano certi che noi veglieremo con grande attenzione. La giunta ha voluto inserire nel testo del nostro emendamento un passaggio che porta l&#8217;attenzione anche sugli aspetti socio &#8211; economici e occupazionali, e ciò a noi va benissimo. E&#8217; stato proprio il Comitato a suggerire alla Commissione Ambiente del Senato di inserire nel testo della nuova legge speciale un articolo che preveda, come nel Pat, l&#8217;estromissione dalla laguna delle navi incompatibili, con l&#8217;eccezione però di quelle da costruirsi o da sottoporre a manutenzione nei cantieri lagunari (Fincantieri). Il Comitato è dunque attento alle esigenze del lavoro, purchè questo non diventi alibi per attentare alla sicurezza dell&#8217;ambiente e della città e alla salute dei cittadini: una attenta analisi dei costi e dei benefici della portualità è esattamente ciò che anche noi auspichiamo.<br />
Grazie all&#8217;emendamento del Comitato No Grandi Navi, per la prima volta il Comune dovrà anche determinare attraverso idonei studi la soglia massima di sostenibilità turistica giornaliera, assegnandone una quota al crocerismo, e ciò ha una valenza generale &#8211; bisogna fermare la deriva della città verso la trasformazione in un parco tematico &#8211; e una valenza contingente &#8211; il crocerismo non può crescere a dismisura ma essere riportato a livelli di compatibilità -. Ciò è un passaggio fondamentale anche per l&#8217;eventuale identificazione di terminal croceristici alternativi all&#8217;attuale Marittima: come è del tutto evidente, non sarà la stessa cosa trovare collocazione per cento navi all&#8217;anno o per mille.<br />
A giudizio del Comitato, grazie all&#8217;emendamento sul crocerismo la città si trova ora davanti a un passaggio epocale, con la possibilità di avviare la decrescita del turismo e di affrontare un vero riequilibrio morfologico della laguna. Se ciò finora non è avvenuto, nonostante le tante dichiarazioni al riguardo e addirittura nonostante le specifiche prescrizioni di legge, è perchè sul bene comune sono prevalsi gli interessi di parte, e non c&#8217;è ragione di pensare che ciò non avverrà anche in futuro,  come dimostra il piano per estromettere il crocerismo da Bacino San Marco proposto dal presidente dell&#8217;Autorità portuale, Paolo Costa, e accolto dal ministro dell&#8217;Ambiente, Corrado Clini, e dal sindaco, Giorgio Orsoni. L&#8217;idea di portare il Canale dei Petroli nel cuore della città è la reiterazione ossessiva della stessa logica che in cento anni ha devastato la laguna. Dunque, la battaglia del Comitato No Grandi Navi è appena all&#8217;inizio: la tragedia del Giglio ha mostrato i limiti, gli errori, il pressapochismo, i rischi insiti in un modello di turismo che nessuno, crediamo, potrà continuare a proporre come se nulla fosse successo. Soprattutto a Venezia</p>
<p>Silvio Testa, portavoce del Comitato &#8220;No Grandi Navi &#8211; Laguna Bene Comune&#8221;.</p>
<p><strong>PAT..TO COL PARTITO DEL &#8220;FARE, MA FARE MALE&#8221;</strong></p>
<p>Abbiamo assistito in Consiglio Comunale di Venezia ad una infinita serie di votazioni,  durata dalle 16 di lunedì 30 gennaio alle 4 del mattino, in cui un&#8217;aula dominata da una maggioranza di “soldatini&#8221; sordi, ciechi e muti, formata da una trentina scarsa di consiglieri di PD, IDV, PSI e UDC<br />
che aspettavano solo l&#8217;ordine del sergente di giornata su come schiacciare il pulsante.<br />
Sono state respinte, una ad una, tutte (fuorchè due) le decine di proposte, nessuna delle quali campata in aria o &#8220;ostruzionistica&#8221;, presentate dai consiglieri del Movimento 5 stelle, di Federazione della Sinistra, della Lega e del Gruppo Misto (usciti da Pd e IdV), quasi tutte appoggiate e sottolineate dagli applausi del folto pubblico di cittadini e rappresentanti delle 46 associazioni da mesi al lavoro &#8220;per un Altro Pat&#8221;.<br />
Nelle dieci ore di votazioni a raffica, sono stati approvati solo l&#8217;emendamento che esclude, nel futuro di Porto Marghera &#8220;nuovi inceneritori&#8221;, (suggeritomi da Fabio Ragazzo, da me girato ai consiglieri domenica sera e presentato da Gavagnin 5 stelle), e un secondo emendamento che precisa alcune condizioni per non peggiorare ulteriormente la già caotica situazione della stazione di Mestre.<br />
Solo sul tema della sub-lagunare, abbiamo sentito la voce di due consiglieri del PD (Molina e Conte) che ne criticavano pesantemente l&#8217;ipotesi; ma ciò non è bastato a impedire che di nuovo venga bocciata la proposta di precisare che il collegamento, questa volta tra S.Marco e il Lido, venga fatto &#8220;con mezzi di navigazione acquea&#8221;.<br />
L&#8217;ipotesi sub-lagunare, così, lungi da essere stata cancellata,  si è allargata anche ad un&#8217;altro tratto di laguna !!<br />
Ma è su Tessera City, che la maggioranza silenziosa PD-IDV-PSI-UDC ha dato il meglio di sè, allargandosi in questo caso anche al gruppo IN COMUNE di Bettin e Caccia: il maxi-emendamento di Giunta, con Tessera City imbellettata da &#8220;città dello sport&#8221;,  non localizzata e perciò pronta allo scambio di aree che permetteranno alla Save di Marchi di raddoppiare su altri 700 ettari l&#8217;area dell&#8217;aeroporto, è stato concordato con questi 5 gruppi e neppure scalfito dal minimo emendamento<br />
presentato in aula.<br />
L&#8217;odine della seduta è stato mantenuto da decine di vigili, anche armati di manganelli, e poliziotti che, ad un certo punto, hanno avuto l&#8217;ordine dal presidente Turetta di non far più entrare in aula chi era uscito per telefonare o altro, anche se munito di regolare Pass di identificazione. I vigili comunque sono stati utili almeno in una occasione: quella di fermare un energumeno che, sceso dal suo seggio del consiglio, si è scagliato contro un giovane del pubblico aggredendolo e gridandogli &#8221; Testa di ca..o!&#8221;.<br />
Tutto come da copione.<br />
Anche le dichiarazioni del  capogruppo del PD: &#8221; Abbiamo rspettato le promesse elettorali: siamo per il Fare e fare meglio&#8221;.<br />
Restano le due conquiste, già ottenute nei giorni scorsi:<br />
1. la cancellazione della incredibile fermata della TAV all&#8217;aeroporto<br />
2. L&#8217;impegno del comune,nel termine di 18 mesi, di studiare come eliminare la presenza delle Grandi Navi incompatibili con Venezia e la sua laguna.</p>
<p>Michele Boato, Ecoistituto del Veneto (presente in aula, non più a digiuno, ma sempre molto attento).</p>
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		<title>Medicina Democratica  contro il decreto Monti sui depositi di scorie nucleari</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[discariche]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA DI MEDICINA DEMOCRATICA – movimento di lotta per la salute Onlus:
Un piccolo comma, di un articolo del decreto MONTI, contiene anche la possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>COMUNICATO STAMPA DI MEDICINA DEMOCRATICA – movimento di lotta per la salute Onlus:</strong></p>
<p>Un piccolo comma, di un articolo del decreto MONTI, contiene anche la possibilità di instaurare i depositi radioattivi in qualsiasi luogo, senza ottenere le dovute autorizzazioni da parte dei comuni interessati. Ovvero un coinvolgimento della popolazione al seguito di una corretta e diffusa, aperta alla critica e alla discussione di tutti.</p>
<p>Sotterrare rifiuti non ci va bene, e ancora di più se si tratta di rifiuti nucleari che resistono centinaia di anni.</p>
<p>1. Non è accettabile inserire in un testo legislativo onnicomprensivo “piccole” norme che risultano di difficile comprensione ed hanno una vasta portata;</p>
<p>2. E’ inaccettabile, come è stato inaugurato in Val Susa, adottare provvedimenti di extraterritorialità della democrazia.</p>
<p>La salute è un bene assoluto, costituzionalmente garantito, che non può essere messo in discussione per presunte necessità “comuni”.</p>
<p>Sono i soggetti che subiscono o possono subire un attentato certo o presunto alla loro salute che devono avere la possibilità di decidere.</p>
<p>Una decisione che va rivista e sostanzialmente modificata.</p>
<p>Le amministrazioni locali, i movimenti, i cittadini organizzati , i cui territori sono a rischio, devono mobilitarsi.</p>
<p>MEDICINA DEMOCRATICA, che si batte dal suo inizio contro il nucleare e i suoi effetti deleteri non farà mancare il suo apporto sul piano della solidarietà umana, non meno, sul piano scientifico.</p>
<p>IL DIRETTIVO NAZIONALE di Medicina Democratica</p>
<p>Milano, 27 gennaio 2011</p>
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		<title>Nei boschi di Ramats c&#8217;ero anch&#8217;io. Il movimento No Tav non e&#8217; criminale.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina su ordine della Procura di Torino è in corso un&#8217;operazione con arresti in diverse città d&#8217;Italia sulle mobilitazioni No Tav in particolare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa mattina su ordine della Procura di Torino è in corso un&#8217;operazione con arresti in diverse città d&#8217;Italia sulle mobilitazioni No Tav in particolare la giornata di lotta del 3 di luglio in Val Di Susa. 25 fermi e 15 obblighi di dimora e 1 divieto di dimora a Torino sono stati finora notificati ed eseguiti.</em></p>
<p><strong><br />
Comunicato del Consigliere comunale Beppe Caccia</strong></p>
<p>Il consigliere comunale di Venezia, Beppe Caccia, ha così commentato l&#8217;operazione della Procura della Repubblica di Torino che ha portato questa mattina ad arresti e perquisizioni per la manifestazione dello scorso 3 luglio in Val di Susa:</p>
<p>&#8220;Insieme a migliaia di donne e uomini, a cittadini della Valle e arrivati da ogni dove per difendere il territorio come bene comune, il 3 luglio nei boschi di Ramats c&#8217;ero anch&#8217;io. A manifestare contro un&#8217;opera inutile e devastante, che sperpera miliardi di euro di risorse pubbliche, contro un cantiere che è stato imposto con la forza militare, nonostante la volontà, democraticamente espressa, di un&#8217;intera comunità. A raccogliere e soccorrere decine di manifestanti, giovani e meno giovani, feriti nelle cariche e dai lacrimogeni deliberatamente sparati ad altezza d&#8217;uomo e a distanza ravvicinata.&#8221;</p>
<p>&#8220;La Val di Susa siamo tutti noi, tutti noi che nel giugno scorso abbiamo votato per l&#8217;acqua bene comune e contro il nucleare, tutti noi che pensiamo che i beni comuni vengano prima degli affari di pochi. Per questo è folle, oltre che ingiusto, il tentativo in atto di criminalizzare l&#8217;intero movimento No Tav e con esso un&#8217;intera comunità. Tutte le persone oggi arrestate devono al più presto tornare in libertà. Tutte.&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma il mio pensiero va in particolare a Zeno Rocca, giovane e brillante studente di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Padova, generoso attivista strappato questa mattina ai suoi studi di diritto. E a Guido Fissore, consigliere comunale di Villar Focchiardo, un uomo delle istituzioni locali che sa correttamente svolgere il proprio ruolo a difesa del suo territorio e della sua gente, uno che ha molto da insegnare a tanti politicanti di mestiere.&#8221;</p>
<p>&#8220;Questi arresti vorrebbero far paura a chi non piega la testa e difende la democrazia. Dovrebbero servire ad imporre un progetto insostenibile. Come, in queste ore, sta cercando di fare Italferr, società delle Ferrovie, che ha avviato i sondaggi geognostici in tutta la provincia di Venezia per un tracciato di TAV in gronda lagunare e sulla costa, che tutti i Comuni interessati (a partire da Venezia) hanno già rifutato. Loro non riusciranno a fermarci, ma noi li dobbiamo fermare.&#8221;</p>
<p>Venezia, 26 gennaio 2012</p>
<p><a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Nei-boschi-di-Ramats-cero-anchio-Il-movimento-No-Tav-non-e-criminale/10594">Link al sito</a></p>
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		<title>Adesione dell&#8217;Assemblea Permanente alle attività &#8220;NO TAV &#8211; NO TESSERA CITY &#8211; NO GRANDI NAVI&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marghera]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico sta sostenendo in questo periodo una serie di iniziative (come il sit-in di venerdì scorso allo scalo aeroportuale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico sta sostenendo in questo periodo una serie di iniziative (come il sit-in di venerdì scorso allo scalo aeroportuale di Tessera) che hanno come riferimento il documento-appello “<a href="http://margheraonline.it/blog/venezia/ecco-la-citta%E2%80%99-e-il-territorio-che-vogliamo/">Ecco la città il territorio e che vogliamo</a>”, documento sottoscritto sia da molte associazioni conosciute a livello nazionale, come Legambiente, che da organizzazioni non identificabili in ambiti esclusivamente ambientali, come FIOM e FILT-CGIL Trasporti. Tale documento-appello sarà la nostra bandiera anche nella partecipazione alla manifestazione prevista per il 21 gennaio prossimo (<a href="http://margheraonline.it/events/per-la-citta-che-vogliamo-no-tav-no-tessera-city-no-grandi-navi">vedi l&#8217;evento</a>).<br />
Siamo fortemente convinti che grandi progetti come la TAV, la piattaforma logistica del porto e Veneto City determineranno pesanti cambiamenti e indirizzeranno in modo significativo lo sviluppo del nostro territorio. Porto Marghera è oggi un punto di snodo di tutto quello che avviene su scala regionale e nazionale.<br />
I progetti dell’Autorità Portuale sulla piattaforma logistica prevedono un incremento continuo dei volumi commerciali di passeggeri e merci, con attribuzione alla marittima di Venezia della funzione di approdo per le grandi navi passeggeri e spostamento a Fusina delle banchine di attracco per le grandi navi da trasporto ed i traghetti. Ovviamente la modifica ed espansione di queste attività dovrebbero essere supportate da un opportuno adeguamento delle infrastrutture e quindi acquisiscono importanza progetti che si ricollegano a Veneto City: una rete di strade che veicolerebbe chissà quante auto, camion e pullman (senza dimenticare le navi precedentemente citate) portando la concentrazione di PM10 a valori insostenibili.<br />
Questi mega progetti influiscono anche sulle bonifiche visto che i nostri Amministratori preferiscono investire nelle “grandi opere”, mostri di cemento che devastano il territorio come la TAV o la sublagunare, piuttosto che utilizzare le risorse finanziarie per recuperare territori che sono, come noto, tragicamente compromessi.<br />
La lista di progetti che interessano il nostro territorio è lunga ed è necessario avere una visione d’insieme per affrontare la sfida che ci impongono i poteri forti rappresentati dai privati (Italferr, Marchi) ma che passano per il Ministero e la Regione. Siamo convinti che la battaglia vada condotta con ferma determinazione perché si creino le condizioni a livello comunale per chiudere le porte a questi irrispettosi interessi.</p>
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		<title>Commento sullo &#8220;Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento&#8221;</title>
		<link>http://margheraonline.it/blog/documenti/comunicato-stampa-assemblea-permanente-contro-il-rischio-chimico-marghera/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO MARGHERA
L’indagine epidemiologica promossa del Ministero della salute sul sito di Marghera evidenzia, conferendo forma e sostanza, quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>COMUNICATO STAMPA ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO MARGHERA</strong></p>
<p>L’indagine epidemiologica promossa del Ministero della salute sul sito di Marghera evidenzia, conferendo forma e sostanza, quello che si può considerare un “massacro” perpetuato per decenni dalle multinazionali della chimica sulla pelle di migliaia di abitanti di questo territorio.</p>
<p>L’indagine traduce in numeri (impressionanti per la differenza rispetto alla media nazionale) la sofferenza, la precarietà sanitaria, il dolore provato negli anni nei riguardi di amici, parenti e conoscenti che abbiamo visto ammalarsi e morire per essere stati a contatto, per lavoro o perché residenti, con l’inquinamento di Porto Marghera.</p>
<p>L’indagine però conferma che la richiesta formulata da decine di migliaia di cittadini tramite la consultazione popolare sul ciclo del cloro, che chiedeva la chiusura delle produzioni più inquinanti e la riconversione eco-compatibile dell’industria di Porto Marghera, era giusta.</p>
<p>Come abitanti di Marghera-Mestre-Venezia invitiamo perciò gli amministratori locali e nazionali a leggere questa indagine affinchè si rendano conto che l’emergenza sanitaria non è finita, perché la latenza di molte malattie è decennale e perciò, anche per i prossimi anni, dobbiamo prepararci  a fronteggiare quella che può essere definita una emergenza sanitaria.</p>
<p>Oltre a questo problema bisogna cominciare a prendere in considerazione la situazione del territorio perché, anche se molte fabbriche sono state chiuse e il sistema produttivo a Porto Marghera sta radicalmente cambiando, il suolo è ormai compromesso da decenni di sversamenti incontrollati e da discariche, abusive o autorizzate, dentro e fuori il perimetro della penisola della chimica.</p>
<p>Al Ministro dell’Ambiente chiediamo pertanto di accelerare la soluzione della questione delle bonifiche, sapendo che l’aspetto del reperimento delle risorse è fondamentale per mandare avanti i tanti progetti che sono stati elaborati per il recupero delle aree di Porto Marghera.</p>
<p>Alla Regione Veneto, alla Provincia e al Comune di Venezia chiediamo di non considerare la riconversione di Porto Marghera esclusivamente come un’opportunità per l’Autorità Portuale di sviluppare attività legate solo al settore della logistica (non vogliamo infatti che alla mono-cultura della chimica si sostituisca la mono-cultura della logistica), ma di orientare il proprio impegno alla realizzazione di un’area bonificata e produttivamente diversificata, che utilizzi processi più eco-compatibili e nella quale, magari, possano trovare spazio anche strutture per servizi utili alla città.</p>
<p><a href="http://www.epiprev.it/sites/default/files/EP2011Sentieri2_lr_bis.pdf">Link al documento</a></p>
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		<title>ECCO LA CITTA’ E IL TERRITORIO CHE VOGLIAMO</title>
		<link>http://margheraonline.it/blog/venezia/ecco-la-citta%e2%80%99-e-il-territorio-che-vogliamo/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 11:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marghera]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[piano assetto territorio (PAT)]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Inseriamo il comunicato che ci è arrivato dalle associazioni  che stanno presidiando il dibattito sul nuovo piano di assetto territoriale del comune di Venezia.
SINTESI DI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff"><em>Inseriamo il comunicato che ci è arrivato dalle associazioni  che stanno presidiando il dibattito sul nuovo piano di assetto territoriale del comune di Venezia.</em></span></p>
<p>SINTESI DI PROPOSTE PER IL DIBATTITO SUL PIANO DI ASSETTO TERRITORIALE E SULLA  NUOVA LEGGE SPECIALE PER VENEZIA<br />
MODELLI DI SVILUPPO SCELLERATI HANNO PRODOTTO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE E SOCIALE CHE È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI !<br />
SOLO LA PRESA DI COSCIENZA E LA MOBILITAZIONE DEI CITTADINI PUÒ MODIFICARE E MIGLIORARE QUESTA SITUAZIONE.</p>
<p>Le associazioni AmbienteVenezia &#8211; Assemblea Permanente NOMOSE -Coordinamento Cittadino contro le grandi navi &#8211; Medicina Democratica -Associazione Gabriele Bortolozzo  auspicano l’approvazione di un Piano di Assetto Territoriale  e di una nuova una legge  speciale per Venezia in grado di recepire le seguenti proposte:</p>
<p>Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va sottratto alla privatizzazione ed a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare.<br />
Il Parco dell&#8217;intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.</p>
<p>L’attività e lo sviluppo portuale, in un sistema di rete con gli altri porti dell’alto Adriatico  in virtù di una selezione dei traffici e delle carattersiche-dimensioni degli scafi, vanno sempre rapportati con il riequilibrio lagunare.  Navi crociera, petroliere, porta containers, molte delle quali  con stazze già incompatibili con la laguna, diventeranno sempre più grandi e  non possono più attraversarla perché richiedono lo scavo di canali che aumenteranno l’erosione e distruggono la morfologia dei fondali.<br />
In un quadro di differenziazione portuale delle tre bocche ( Lido passeggeri, Malamocco commerciale , traghetti ,Chioggia pescherecci ) è auspicabile la realizzazione di un sistema di strutture a mare con basso impatto ambientale per quelle navi che richiederebbero profondità di canali incompatibile con l’equilibrio lagunare ( un apposito terminal passeggeri in prossimità della bocca di Lido e boe  galleggianti a mare con collegamento pipelines per petroliere e gasiere evitando così attraversamenti lagunari pericolosissimi ).</p>
<p>Il sistema  MoSE è inutile perché esistono efficienti alternative, pericoloso come dimostrano gli studi di “Principia” sul rischio di  tenuta delle paratoie in particolari condizioni di mare, (pericolo di collasso), dannoso e incompatibile con il sistema lagunare e le attività portuali per  le previsioni sul numero delle chiusure e sui danni alle attività portuali e sull’aumento dei livelli di inquinamento delle acque lagunari. Bisogna bloccare i lavori del MoSE, con varianti in corso d’opera, riconvertendo le opere marittime realizzate, attraverso soluzioni progettuali delle bocche sperimentali, graduali e reversibili.  Se il drammatico trend di aumento del livello medio marino risultasse confermato non c’è progetto alle bocche di porto e in laguna che tenga! Bisognerebbe chiudere le paratie quasi tutti i giorni (due volte al giorno d’inverno). Quindi per la riduzione dei livelli di marea in laguna vanno innalzati i fondali alle bocche (che possono ridurre tutte le maree fino a 28 centimetri) e perseguite quelle ricerche sulla iniezione di fluidi negli strati geologici profondi (insufflamento di acqua salata a 700-900 metri di profondità ) volti al sollevamento  di grandi porzioni di territorio. Queste tecniche vengono già utilizzate per immagazzinare ed estrarre gas nei depositi profondi con conseguenti innalzamenti e abbassamenti dei suoli come risulta da una ricerca del dipartimento di Geologia di Padova: con questa tecnica  si può, in 5 anni e in sicurezza, alzare tutta la città fino 35 centimetri.</p>
<p>Il turismo a Venezia da risorsa è divenuto, con i suoi 21 milioni e mezzo di turisti annui (in crescita) una distruzione, anche fisica, della città e l&#8217;espulsione continua degli abitanti. E&#8217; necessario non solo un governo dei flussi ma la costruzione di una politica territoriale conseguente (PAT e nuovi strumenti urbanistici) e una revisione radicale della mobilità. Al fine di velocizzare il traffico locale e di decentrare quello turistico vanno ristrutturati in ragione degli utenti (turisti da un lato, residenti, pendolari per lavoro e studenti dall&#8217;altro) i punti di penetrazione, d&#8217;arrivo e di attraversamento: Fusina, Tessera e Punta Sabbioni per i turisti, metropolitana di superficie (SFRM) e riorganizzazione dei vettori acquei, ove serva con linee veloci con meno fermate, per tutti gli altri. Non é possibile alcuna metropolitana sotto la laguna o la città sia  per la pericolosità distruttiva del fondo (caranto), della morfologia lagunare e delle falde acquee sotterrane. Ma soprattutto perché, di fatto -come dimostrano ormai tutti gli studi- al solo servizio di un aumento turistico incontrollato collegato ad una fermata dell&#8217;alta velocità  a Tessera. Un attraversamento in galleria sotto tutta la gronda lagunare del treno per la TAV, è altrettanto distruttivo della metropolitana subacquea.</p>
<p>Una diversa politica territoriale deve innanzitutto bloccare ed invertire la trasformazione della città in un albergo diffuso (hotel, pensioni bed&amp;breakfast) ripristinando le norme che governano i cambiamenti d&#8217;uso degli immobili. Debbono essere incentivata invece tutta la residenzialità, sociale e studentesca, con un governo del mercato immobiliare ora selvaggio e devono essere garantite le possibilità manutentive degli immobili di residenza locale con opportune agevolazioni.</p>
<p>E&#8217; necessario  un welfare municipale fiscale che garantisca casa, reddito, cultura e servizi a tutti,  all’insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni come il mantenimento e potenziamento delle strutture universitarie legandole alle funzioni della città e incentivandone la distribuzione in ogni sestiere. Venezia deve essere anche città per i giovani ed i bambini con gli opportuni servizi servizi scolastici e culturali: luoghi di aggregazione (non solo di consumo) in spazi (spesso ora dismessi) per il gioco, la musica, il teatro e i concerti e, in genere, le attività autoprodotte.</p>
<p>La democrazia partecipata da esigenza è divenuta una necessità: le decisioni importanti sulle scelte amministrative -soprattutto quelle problematiche- devono prevedere procedure informative fin dall&#8217;inizio e di consultazione popolare prima delle decisioni amministrative.</p>
<p>Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo.</p>
<p>Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera , per insediarvi attività veramente eco-compatibili.  Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:<br />
•    messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,<br />
•    messa al bando dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,<br />
•    Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green Economy<br />
•    Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni, metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e  potenziando al massimo la selezione, recupero e riutilizzo.<br />
•    Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.<br />
•    Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio, della laguna e della città storica.<br />
•    Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno avere massima garanzie sul mantenimento del  reddito fino al loro reinserimento in altre attività dell’area industriale.<br />
L’area industriale di Porto Marghera bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale  per ospitare nuove attività economiche ecocompatibili  e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili come:Veneto City, Marco Polo City, Città della Moda.</p>
<p>AmbienteVenezia -  &#8211; Medicina Democratica -Associazione Gabriele Bortolozzo<br />
Assemblea Permanente NOMOSE -Coordinamento Cittadino contro le grandi navi</p>
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		<title>Anno nuovo, problemi vecchi</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 10:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[piano assetto territorio (PAT)]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo, anche se in ritardo,  un interessante dossier (pubblicato in occasione della trascorsa Mostra del Cinema) sulla situazione del Lido di Venezia, sui progetti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo, anche se in ritardo,  un interessante dossier (pubblicato in occasione della trascorsa Mostra del Cinema) sulla situazione del Lido di Venezia, sui progetti di sfruttamento del territorio, che indica “cosa c’è dietro” alle favole di sviluppo che ci vengono raccontate. Perché è possibile fare sviluppo senza devastare il territorio, basta “accontentarsi” di minori guadagni.</em></p>
<p><strong>Cosa resta del Lido di Venezia e di Venezia: storia di quello che non sarà raccontato nei giorni dei divi in laguna</strong><br />
<span style="color: #0000ff"><em>Da Carta Est Nord, 30 agosto 2011</em></span></p>
<p>Stasera si apre al Lido di Venezia la 68ma Mostra Internazionale di Arte Cinematografica: nelle righe che seguono vorrei brevemente illustrare ai visitatori che cosa si troveranno di fronte, non già per quanto riguarda i film o la mondanità (per quello ci sarà tempo), bensì sul piano meramente topografico. Premetto che non intendo fare il piagnone né l’indignato di professione: penso però che questa sia una storia per vari versi esemplare di come vengano amministrati tanti nostri comuni (di ogni colore politico) e di come vengano talora gestiti il paesaggio e il patrimonio.<br />
Come molti sanno, il Lido è un’isola stretta e lunga (12 km per circa 16000 abitanti), staccata da quelle che compongono il centro storico di Venezia, e allineata con la penisola del Cavallino e l’isola di Pellestrina a chiudere la Laguna verso il mare. Il fatto che sia la più vicina “porta” sull’Adriatico, raggiungibile in pochi minuti di vaporetto da San Marco, l’ha resa da sempre la spiaggia di Venezia per antonomasia; chi ricordi, per via di Thomas Mann o di Visconti, lo sfortunato soggiorno di Aschenbach inLa morte a Venezia, ha in mente il quadro sociale ed economico del Lido Belle Epoque: i grandi alberghi, la clientela internazionale, poi gli stabilimenti, le sale giochi, e nel 1932 la decisione di collocarvi la sede della Mostra del Cinema – decisione presa peraltro da Giuseppe Volpi conte di Misurata, già distintosi per la ferocia in qualità di governatore della sempre attuale Tripolitania dal 1922 al 1925 (a questo losco personaggio, che fu anche un importante ministro del fascismo, e che venne sepolto ai Frari con la benedizione del futuro Giovanni XXIII, sono tuttora intitolate le Coppe per i migliori attori).<br />
La Mostra, nata sulle terrazze dell’Hotel Excelsior, è ospitata dal 1938 in un Palazzo situato non lontano dal centro dell’isola, un edificio storico dalle venerande memorie, ma rivelatosi presto insufficiente rispetto ai bisogni del pubblico (fu ampliato una prima volta nel 1952), e dimostratosi a partire dagli anni ’90, quando pure furono allestite delle ulteriori appendici, del tutto sottodimensionato rispetto al richiamo dell’evento nonché bisognoso di restauro anche in considerazione della capricciosa meteorologia settembrina (rimase memorabile, l’anno scorso, il banale acquazzone che allagò la sala stampa). Di qui l’idea di costruire un nuovo, più adeguato Palazzo del Cinema: dopo un primo tentativo nel 1991 (il concorso indetto dalla Biennale fu vinto dall’architetto spagnolo Rafael Moneo, ma poi al Comune mancarono i soldi e non se ne fece più nulla), nel 2004 la Fondazione di Venezia bandì un concorso internazionale, che fu vinto dallo studio 5+1AA Femia-Peluffo con un progetto che prevedeva una grande sala in superficie (denominata “il Sasso”) e altre tre sotterranee. L’idea venne guardata con particolare favore dal governo Prodi, che nel 2006 inserì il progetto nell’ambito degli interventi per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia.<br />
Per eseguire un progetto di tale ambizione ci vogliono però dei quattrini, oltre 100 milioni di euro. Il governo nazionale si dichiara disposto a metterne 40, demandando agli enti locali il reperimento dei restanti. A quel punto il Comune, guidato dal filosofo Massimo Cacciari, si lancia in un’operazione immobiliare doppiamente vantaggiosa: decide di acquistare dall’ULSS 12 il vecchio Ospedale a mare del Lido, per dismetterlo e venderlo (lasciando in piedi alcune attività di prima necessità o di eccellenza, dai servizi di radiologia ai trattamenti di talassoterapia), facendo in modo che con il ricavato la ULSS finanzi il nuovo grande ospedale di Mestre (cattedrale che meriterebbe un capitolo a parte: chi è interessato a questo luminoso esempio di “project-financing” alla veneta può leggere la recente inchiesta dell’Espresso) e il Comune stesso contribuisca a finanziare il limitrofo Palazzo del Cinema: si parla di «valorizzazione dell’area, rilancio della vocazione culturale e turistico-ricettiva».<br />
Poiché però con l’entrata in ballo dell’Ospedale anche i protocolli d’intesa vanno riformulati e risottoscritti, si crea una momentanea stasi, cui il governo Prodi (siamo nel novembre 2007) pone rimedio nel modo notoriamente più efficace per “semplificare l’attività amministrativa”, “snellire i procedimenti” e scavalcare la torpida prassi burocratica: qualifica il “Palacinema” come “grande evento”, e s’impegna a nominare un commissario straordinario. Questo è il passo-chiave di tutta la vicenda, ed è (torno a dirlo) targato Prodi-Rutelli, non Berlusconi. Pochi mesi dopo, appena rientra in carica il Cavaliere, la fabbrica del Palazzo del Cinema riceve un impulso inatteso: il 28 agosto 2008, dinanzi a un fosso vuoto destinato a contenere le fondamenta, si posa la prima pietra in una solenne cerimonia alla presenza di Cacciari, del presidente della regione Giancarlo Galan e del neo-ministro Sandro Bondi: tutti lieti e sorridenti, per il 2011 sicuramente ce la faremo. Berlusconi emana una serie di ordinanze che scavalcano i Piani regolatori del Comune, il Comune medesimo mostra la buona volontà abbattendo la storica pineta del Lido, dove passeggiarono fior di divi e di cittadini (132 alberi che il progetto del Palacinema non suggeriva in alcun modo di demolire), e dulcis in fundo (marzo 2009) arriva anche il commissario straordinario.<br />
Una persona competente: si tratta infatti del dr. Vincenzo Spaziante, ex-collaboratore di Agazio Loiero alla Sanità calabrese, ma soprattutto uomo di fiducia di Bertolaso alla Protezione Civile, stretto consocio dei più noti Mauro della Giovampaola e Fabio De Santis, pesantemente coinvolti pochi mesi fa nell’inchiesta sull’affaire Maddalena – L’Aquila, e beneficiari all’epoca (a quanto dice l’accusa, ma le intercettazioni lasciano poco spazio ai dubbi) di sapide notti con escort d’alto bordo presso l’hotel Gritti sito proprio in Venezia. Ma nel 2009 tutto questo è ancora al di là da venire, e Spaziante accentra nelle proprie mani poteri cospicui: soprattutto, salva le forme convocando una Conferenza dei Servizi che fa presiedere a un rappresentante della Regione, ma la cui composizione e il cui orientamento di fatto controlla. Tale Conferenza ha poi la facoltà di operare senza dover obbedire alla Conferenza per la Salvaguardia di Venezia (istituita nel lontano 1973): può decidere in piena autonomia per “la realizzazione di ogni altro intervento nella medesima isola del Lido, territorialmente, urbanisticamente, ambientalmente o funzionalmente correlato, anche su proposta di soggetti privati”. Una visione olistica, insomma.<br />
Nel frattempo le acque – è il caso di dirlo – si sono mosse: nel 2007 la società immobiliare EstCapital, proprietà di Gianfranco Mossetto (ex assessore alla cultura della giunta Cacciari, sul quale torneremo tra un attimo), e di fatto – pecuniariamente – legata alle medesime imprese che stanno già lavorando a caro prezzo all’altra grande opera di Venezia, il Mose (una delle cui bocche di porto dista peraltro pochissimo dalla zona in oggetto), acquisisce tramite il fondo “Real Venice” i due grandi alberghi del Lido (l’Excelsior e il Des Bains), il lungomare che li collega (quello sul quale Aschenbach fece la sua prima passeggiata al Lido), nonché il Forte Malamocco, storica piazzaforte ottocentesca degli Austriaci, protetta da un vincolo della soprintendenza.<br />
Nel settembre 2009 la predetta Conferenza dei servizi autorizza EstCapital ad avviare tutti i suoi grandi progetti: un hotel 5stelle lusso (Excelsior) e un residence (Des Bains) negli alberghi storici; un villaggio turistico di 32 villette dentro il pur vincolato Forte Malamocco (piscina nella piazza d’armi? cucine nei depositi di munizioni? la Soprintendenza acconsente benevola). In più, i criteri del bando per l’Ospedale a mare vengono concepiti in modo tale che alla gara si presenta una sola ditta, puta caso EstCapital. In poche settimane Spaziante firma, tutto va a gonfie vele, tranne che per i comitati di residenti che, già deprivati della pineta, temono fortemente per l’avvenire del resto dell’isola. Ne hanno ben donde.<br />
Il 2010 è l’anno delle grane. Prima grana: EstCapital intende tirare su nell’area del Parco della Favorita un centro commerciale e residenziale con torri: ma tale intento cozza irrimediabilmente contro la presenza di un piccolo aeroporto à coté. Seconda grana, più grave: si scopre un profondo quanto prevedibile inquinamento da rifiuti tossici nella zona dell’ex-ospedale (costo della bonifica: 10 milioni); vi chiederete: nessuno aveva verificato? nessun progettista, nessun ufficio del Comune aveva analizzato il terreno di un ospedale prima di venderlo? e a Santa Giulia a Milano, qualcuno aveva guardato? Terza grana: si scopre amianto in quantità nel terreno destinato al nuovo Palacinema. Chi si farà carico di queste costose bonifiche?<br />
EstCapital, che vede i suoi pingui ricavi immobiliari a serio rischio, minaccia di ritirarsi senza pagare un centesimo, a meno che non le si concedano delle compensazioni, e segnatamente: a) una nuova maxi-darsena per yacht di lusso davanti alla spiaggia libera di San Nicolò (1500 posti barca, yacht club, ristoranti, negozi, su una superficie artificiale analoga a quella dell’isola della Giudecca); b) il cambio d’uso definitivo del Monoblocco, che – obliterati i residui padiglioni di radiologia e talassoterapia, peraltro restaurati di recente e quindi tutt’altro che votati a un inevitabile smantellamento – andrà semplicemente abbattuto e diventerà sede di appartamenti turistici e di un centro commerciale e centro benessere. 81 milioni e affare fatto, 32 all’ULSS e 49 al Comune (di questi ultimi ad oggi 37 già spesi per il solo fosso delle fondamenta, parzialmente bonificato).<br />
È una proposta che il Comune non può rifiutare: e infatti il 23 luglio scorso il sindaco Giorgio Orsoni, che in campagna elettorale aveva pubblicamente promesso il contrario, firma. Orsoni si trova con le spalle al muro, perché i milioni di EstCapital sono già messi a bilancio, e rinunciarvi vorrebbe dire far fallire il Comune ed essere commissariati (tanto per far capire di quali cifre stiamo parlando: da un nuovo Palacinema siamo giunti a mettere in discussione l’esistenza stessa del Comune di Venezia). Forse il fallimento e il commissariamento poteva essere un’opzione spettacolare, un segnale forte per denunciare il pasticcio del Lido (la cui responsabilità ricade peraltro interamente sulla giunta del filosofo Cacciari: pensateci, la prossima volta che lo vedete in tv), ma Orsoni sceglie diversamente: il coraggio uno, se non ce l’ha, non se lo può dare. Anche i circostanziati suggerimenti di autorevoli personalità, come il pericoloso bolscevico Francesco Giavazzi che esorta a evitare lo scempio racimolando i denari altrove, rimangono lettera morta.<br />
Ecco perché oggi al Lido gli alberi non ci sono più, il “Des Bains” di Aschenbach è chiuso da anni (e non sarà più un albergo), il vecchio Palazzo del Cinema è stato restaurato in tutta fretta per renderlo minimamente adeguato alla Mostra di quest’anno, e al suo fianco si apre una voragine che ha inghiottito per ora 37 milioni di euro: su di essa, a quanto dice lo stesso Galan (che aveva pomposamente inaugurato il fosso da governatore, e ora garibaldinamente lo richiude da ministro), non sorgerà più nulla, o al più una singola sala (quella in superficie), non certo quel faraonico Palacinema per il quale non ci sono più i soldi né le condizioni. Anche questa scelta di interrompere, se verrà portata in fondo, avrà i suoi prezzi: l’impresa costruttrice (la potente Sacaim), in caso di mancata realizzazione dell’opera sarebbe pronta a chiedere al Comune un risarcimento di 50 milioni di euro, che avrebbe – stando alle apparenze – ogni titolo per esigere.<br />
In conclusione, il progetto di Cacciari, di Galan e di EstCapital ha portato al fallimento dell’obiettivo principale, e alla cementificazione collaterale (in parte ancora da venire, ma già irrevocabilmente dcisa) di buona parte della lingua di terra che si chiama Lido, in nome di uno sviluppo turistico d’alto bordo, completamente immemore non solo delle esigenze degli abitanti, ma anche della minima tutela del paesaggio lagunare. Colpisce in modo particolare – specie ora che si parla di crisi e di tasse sugli yacht – il progetto della darsena per VIP più grande d’Europa, così come la proliferazione di “resorts” turistici del tutto inaccessibili se non ai magnati russi o sauditi.<br />
Il caso in oggetto è istruttivo perché non nasce dal nulla, ma è la spia di un fenomeno più ampio. Il citato Gianfranco Mossetto, che da questa vicenda uscirà ricchissimo giacché l’edificazione e la vendita dei terreni del Lido renderà alla sua EstCapital tre volte l’investimento iniziale (i calcoli sono di Giavazzi), non è stato solo l’assessore alla Cultura di Cacciari dal ’93 al ’97: è stato anche uno stimato docente di Scienze delle Finanze presso l’università Ca’ Foscari, dove si fregia di aver tenuto il primo insegnamento italiano di Scienze del Turismo. Dunque è una persona che sa cosa sta facendo, e persegue un chiaro disegno di sfruttamento turistico della città: “scientifico” oserei dire.<br />
Non è per mera deformazione professionale che insisto sui risvolti accademici, ma perché ritengo che la posizione della classe intellettuale, in questo quadro come in altri, sia decisiva: dall’università Ca’ Foscari (meglio: dalla Facoltà di Economia di Ca’ Foscari) provengono sia Mossetto sia il sindaco Orsoni, mentre allo IUAV (l’Istituto Universitario di Architettura, l’altro prestigioso ateneo veneziano) insegnava Cacciari (e, in tempi più remoti, il ministro Brunetta). Da Ca’ Foscari non è venuto per ora alcun parere ufficiale sulla vicenda del Lido (si dice anzi che la medesima EstCapital potrebbe aggiudicarsi il succulento appalto per la residenza universitaria di Santa Marta), e si levano solo le voci dei singoli, per quanto autorevoli come quella dello storico Gherardo Ortalli, ex presidente di Italia Nostra. Invece Amerigo Restucci, rettore dello IUAV e consigliere di amministrazione della Biennale, si è dichiarato sin dal principio assai perplesso sul progetto del nuovo Palazzo del Cinema, e ora invoca pubblicamente la cessazione del regime di commissariamento. E’ proprio all’interno dello IUAV che si registrano le più forti voci critiche (e consapevolmente critiche) in una intelligentsija altrimenti largamente assuefatta: penso all’urbanista Edoardo Salzano, al cui libro sullo scandalo del Lido queste pagine sono largamente debitrici; penso agli studenti di Pianificazione Urbanistica asserragliati a Ca’ Tron, i quali nell’intento di mantenere aperta la loro bella sede sul Canal Grande (condannata da un’improvvida decisione alla chiusura e alla vendita ai privati) tengono vivo il dibattito su questioni civiche di alto profilo, con incontri settimanali su problemi non solo veneziani; penso a Stefano Boato, a Maria Rosa Vittadini e agli altri docenti che partecipano a dibattiti, incontri, piccoli documentari sui molti progetti che assediano la città.</p>
<p>Perché al di là del Lido, Venezia è a tutti gli effetti una città assediata: dal mega-progetto noto come “Veneto-City”, o “Quadrante di Tessera”, che cementificherebbe con edifici privati e parcheggi (per quali abitanti?) 15 kmq di terra nella zona dell’aeroporto, a detrimento di arie, acque e luoghi, e a tutto beneficio di una speculazione edilizia che nemmeno in Albania. Dall’incombere di una “sublagunare” che sconcerebbe la laguna, le falde acquifere, e intere zone della città per poter creare una inaudita e pericolosa metropolitana sotto l’acqua. Dal progetto demenziale di una TAV che dovrebbe passare in trincea nella gronda lagunare, con i rischi evidenti per la stabilità di tutto il territorio (per ora è tutto fermo solo perché Trenitalia è in difficoltà, ma nessuno sembra chiedersi se non valga la pena di raddoppiare o migliorare le linee esistenti, né quali persone s’intenderebbe far viaggiare sui binari ultramoderni da Kiev a Verona, là dove attualmente il traffico è irrisorio. Dalle enormi navi da crociera che troneggiano verso sera nel Canale della Giudecca fino a sfiorare San Giorgio e Palazzo Ducale (la Venezia terminal passeggeri sta per costruire altre otto banchine, in vista di ulteriori 20-25 mila turisti al giorno). Dal ridicolo di una nuova “Venice Gateway”, mostruosa “porta monumentale” alla città (completa di alberghi e centri commerciali, che pensate) disegnata dall’architetto Gehry e pronta a costare 17 milioni di euro a tutto beneficio della SAVE, la famelica società di gestione dell’aeroporto che è a monte anche di Veneto City. Dallo stesso Mose, che sta compromettendo in modo irreversibile l’intero ecosistema della Laguna di Venezia in nome di un beneficio assolutamente incerto, e in spregio di soluzioni ben più economiche e sostenibili (le paratoie a gravità, per esempio) che però sfuggivano al controllo del potentissimo consorzio Venezia Nuova – il quale non a caso è in società con Mossetto e ha recentemente ricevuto per il Mose dal Comitatone ministeriale qualcosa come 630 milioni di euro (per capire le proporzioni: per la manutenzione ordinaria di Venezia il sindaco Orsoni pare sia riuscito a spuntare, dopo un’epica battaglia, 50 milioni in due anni).<br />
Nonostante (o forse proprio a causa di) molti anni di amministrazione di centrosinistra, ora come non mai la città sembra in mano alle lobbies private dei costruttori, la mano pubblica ha perso voce in capitolo salvo la facoltà di accondiscendere compiacente a una serie di “interventi per la valorizzazione e lo sviluppo” (quasi sempre legati a un facile immobiliarismo) e di “eventi” (parola magica che assessori, rettori e consigliori pronunciano ormai quotidianamente, fiaccando la resistenza di quanti preferirebbero che tanto le strutture cittadine garantissero piuttosto un decoroso funzionamento ordinario). Tutto è volto a monetizzare il capitale di prestigio che Venezia indiscutibilmente possiede sul piano internazionale: e così si fa cassa con i cartelloni pubblicitari che da anni ormai coprono Piazza San Marco e il Ponte dei Sospiri, si manda un elicottero turistico a sorvolare la città per consentire le foto dall’alto (lo stesso avviene sulle cascate del Niagara); e ora anche Benetton – già beneficato dal costosissimo (e oggi pericolante) Ponte di Calatrava – intende realizzare un luccicante megastore nel Fontego dei Tedeschi, là dove fino all’anno scorso c’erano le Poste centrali, e dove 500 anni fa si esibiva un giovane Giorgione (la Marca Trevigiana ha sempre esportato molto, a Venezia).<br />
Il tutto mentre la vera tragedia veneziana latita sullo sfondo: Marghera, dopo la fine della chimica, vive da anni un presente incerto e un futuro grigio, nella neghittosità delle amministrazioni che dovrebbero bonificarla (prospettiva di per sé teoricamente vantaggiosa, visto che il territorio è comunque ben urbanizzato, con strade, fogne e ferrovie, a differenza della campagna di Tessera); e nell’attesa messianica della realizzazione di una piattaforma off-shore per navi petroliere e transoceaniche (sic), di cui proprio l’ex polo chimico sarebbe la base in terraferma (ma non si sa bene dove trovare i 1,5 miliardi per la realizzazione di questo mastodonte, tutti – sembra – a carico dei privati; anzi, nessuno sa nemmeno dove trovare i 100 milioni urgenti per la bonifica urgente). Il tutto mentre la Regione smarrisce perfino i soldi per finanziare il diritto allo studio nelle tre università del Veneto, ma è condannata dai giudici a pagare decine di milioni come risarcimento alle imprese per passati errori di progettazione o di valutazione (il lodo Astaldi; la metropolitana di superficie): tutte graziose eredità di Galan, il quale dopo tanti galloni maturati in Veneto è stato promosso a ministro, addirittura dei Beni culturali.<br />
Di che stupirsi? La Legge speciale per Venezia, destinata a segnare lo sviluppo della città per anni, viene partorita in questi mesi dall’ineffabile veneziano Renato Brunetta, anch’egli professore di economia, e si fonderà sui medesimi principi fin qui illustrati: la sublagunare, il porto offshore, Veneto City, un turismo accanito senza se e senza ma, e per di più una soverchiante centralizzazione a livello nazionale, per la totale mortificazione delle autorità locali. A questo progetto il PD, tanto per non smentirsi, ha presentato non uno ma ben due disegni di legge alternativi, per di più radicalmente diversi tra loro, uno a firma di Andrea Martella e uno di Felice Casson (in molti si chiedono, oggi, cosa sarebbe successo se nelle Comunali del 2005 avesse vinto Casson invece di Cacciari: perse per una manciata di voti). Non conta nulla che perfino il presidente dell’Ente nazionale per il Turismo, Piero Marzotto, abbia definito Venezia “già iper-spremuta”; né tanto meno che l’Unesco, sollecitata da Italia Nostra, stia valutando se rimuovere Venezia dalla lista aurea dei siti “patrimonio dell’umanità” per gravi inadempienze nella tutela. Potranno forse contare qualcosa i comitati, che – unica luce di speranza in questo buio – sorgono vigorosi a far sentire le loro ragioni? Chi vorrà capire di più di tutto questo affare potrà consultare il sito benemerito e sempre battagliero di “Un altro lido” (in occasione della Mostra, si mobilitano già oggi alle 15) e quello di Italia nostra, dove tutti i problemi qui appena accennati sono discussi con dovizia di particolari e continui aggiornamenti.<br />
Ecco: chi verrà a Venezia per vedere la Mostra del Cinema, o seguirà di lungi i fasti delle passerelle e delle dive, tenga in mente che si tratta dello stanco rito di un’isola violata, in una città sempre più affollata e sempre più spopolata, sempre più universale e sempre più impotente, sempre più accerchiata da soldi finti, sempre più chiusa in un futuro da triste attrazione.<br />
<a href="http://www.ilpost.it/2011/08/31/storia-lido-di-venezia/">Link all&#8217;articolo</a></p>
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		<title>Riviera del Brenta &#8211; No a Veneto City</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 08:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il comunicato dei CAT di Dolo dopo la rumorosa contestazione al consiglio comunale di Dolo che vuole avvallare uno scempio ambientale
Comunicato dei Comitati Ambiente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff"><em>Pubblichiamo il comunicato dei CAT di Dolo dopo la rumorosa contestazione al consiglio comunale di Dolo che vuole avvallare uno scempio ambientale</em></span></p>
<p><strong>Comunicato dei Comitati Ambiente e Territorio sulla mobilitazione al consiglio comunale di Dolo</strong></p>
<p>Si è svolta ieri sera presso il Comune di Dolo la manifestazione promossa da CAT per contestare l&#8217;approvazione del progetto Veneto City, una vera e propria città artificiale che dovrebbe sorgere tra Padova e Venezia con effetti ambientali e socio-economici devastanti.</p>
<p>Questi i numeri: 715.000mq di superficie di intervento, un nuovo casello autostradale, una nuova stazione ferroviaria, 30.000 posti auto, 70.000 veicoli in più al giorno, il tutto in un&#8217;area a elevato rischio idraulico.</p>
<p>Cittadini Comitati e Associazioni bloccano Veneto City.</p>
<p>Una contestazione non violenta ma assordante ha reso impossibile l’approvazione dell’accordo di programma per il Polo del Terziario Avanzato. Tutto rinviato alla prossima settimana.</p>
<p>Un grande successo ma anche una lezione democratica a degli amministratori sempre più asseragliati nel “fortino” della politica.</p>
<p>Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione.</p>
<p>I Comitati non si arrendono.</p>
<p>Oltre 300 cittadini, attivisti e simpatizzanti di comitati, hanno “assediato” per ore in modo pacifico e non violento quello che ormai è diventato il simbolo del “fortino” della politica, ripristinando almeno per un po’ di ore il principio costituzionale secondo il quale “la sovranità appartiene al popolo” (Art. 1 Costituzione Italiana). La manifestazione organizzata ha determinato la mancata approvazione dell’Accordo di Programma su Veneto City. Un successo fatto di grande civiltà <em>(visto che non ci sono state reazioni all&#8217;atteggiamento delle forze dell&#8217;ordine, ndr).</em></p>
<p>Lo sgombero coatto degli attivisti presenti all’interno del Consiglio Comunale,imposto dal Sindaco di Dolo dopo 5 ore di assordante contestazione, dimostra una volta di più come la vicenda Veneto City sia diventata una questione di democrazia, e non solo una battaglia per la difesa dell’ambiente e della salute.</p>
<p>Una manciata di Consiglieri e Assessori di due comuni, votati da meno di 8.000 persone, decidono su un progetto che avrà conseguenze pesantissime per un territorio molto più vasto e popoloso (almeno 240.000 abitanti coinvolti).</p>
<p>Una decisione presa non tenendo in minima considerazione migliaia di osservazioni e prese di posizione contrarie di decine di Comuni, Enti autorevoli come ARPAV e USSL 13, Associazioni di Categoria (Confesercenti, ASCOM, Associazione Consumatori, Associazione artigiani), sindacati, rappresentanti della Chiesa, gruppi regionali di opposizione, esponenti politici di Lega e PDL, Sindaci (Orsoni e Zanonato), e ben 11.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare promossa da CAT e associazioni.</p>
<p>Insomma a favore di Veneto City sono rimasti solo i proponenti e i due Sindaci ai quali pure il Presidente Luca Zaia ha addossato ogni responsabilità.</p>
<p>Per di più mancano i presupposti di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell’opera per applicare lo strumento dell’Accordo di Programma, e nemmeno la normativa nazionale ambientale in materia di Valutazione Ambientale Strategica è stata rispettata.</p>
<p>CAT – Comitati Ambiente e Territorio</p>
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		<title>L&#8217;Efsa indaghi sugli inceneritori</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Il deputato europeo Zanoni lo chiede a Catherine Geslain-Laneelle
Comunicato dell&#8217;Associazione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma &#8211; GCR. Parma
La notizia è clamorosa e sta facendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il deputato europeo Zanoni lo chiede a Catherine Geslain-Laneelle<br />
</strong><em><span style="color: #0000ff">Comunicato dell&#8217;Associazione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma &#8211; GCR. Parma</span></em></p>
<p>La notizia è clamorosa e sta facendo il giro del web.<br />
In Commissione Ambiente al Parlamento Europeo, il deputato dell&#8217;Italia dei Valori Andrea Zanoni ha portato al centro dell&#8217;Europa la questione inceneritori, chiedendo all&#8217;Authority sulla sicurezza alimentare uno studio sugli effetti degli impianti sulle colture agricole.<br />
Geslain-Lanéelle ha ringraziato Zanoni per aver portato alla sua attenzione la situazione: “E’ importante difendere la salute dei cittadini, per questo l’agenzia monitora costantemente i prodotti alimentari del Paesi membri”. La direttrice Efsa si è dimostrata disponibile a raccogliere e valutare le segnalazioni fatte dall’eurodeputato che promette di “interessare le autorità europee ogni volta che quelle italiane falliscono nel proteggere la nostra salute”.<br />
Un petardo che sta scatenando il putiferio e che porta le dovute conseguenze a Parma, visto che nella richiesta dell&#8217;eurodeputato si fa espresso riferimento all&#8217;inceneritore di Ugozzolo, citandolo come “impianto in costruzione a fianco di Barilla”.<br />
La notizia viene riportata dai siti web: Parma Today, Gazzetta di Parma on line, Ansa, Qui Brescia, proprio mentre Iren conferma l&#8217;investimento parmigiano e l&#8217;intenzione di accendere il camino tra un anno. E&#8217; in prima pagina sul sito web dell&#8217;eurodeputato: <a href="http://www.andreazanoni.it/">www.andreazanoni.it</a><br />
Lo studio sugli effetti delle emissioni degli inceneritori sul comparto agricolo non è ancora stato affrontato a livello comunitario ed è la prima volta che viene tirata in ballo direttamente l&#8217;Efsa, che ha sede proprio a Parma e che finora non si era interessata alla vicenda, pur avendo come mission la sicurezza degli alimenti e quindi anche il controllo su tutti gli aspetti antropici che potrebbero mettere a rischio le produzioni alimentari.<br />
Non a caso Zanone cita il colosso della pasta che dista circa un km dall&#8217;impianto, un camino che a regime emetterà 144mila metri cubi di aria sporca all&#8217;ora, ponendo tanti quesiti e preoccupazioni all&#8217;importante dirimpettaio.<br />
La richiesta di indagare sugli effetti delle emissioni degli inceneritori era venuta proprio un anno,m era il 5 novembre, al convegno organizzato a Mezzocorona da Nimby Trentino, la nostra associazione (Gcr) e il Comitato Ambiente Salute e Legalità di Verona.<br />
Da Parma era intervenuto Mario Schianchi della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli.<br />
Il guru dei vini Mario Fregoni aveva lanciato un forte allarme sui rischi che corre la viticoltura vicina a questo tipo di impianti. Ora finalmente la svolta al Parlamento Europeo, che siamo sicuri porterà un nuovo importante tassello nella lotta contro gli inceneritori di ogni tipo e latitudine.<br />
Fregoni, docente alla Cattolica di Piacenza, presidente del Comitato Italiano Vini Doc, è considerato il maggior esperto a livello mondiale di viticoltura, avendo pubblicato 300 ricerche e 11 libri sul tema.<br />
Il Gcr ha chiesto durante la serata all&#8217;Astra, in cui hanno partecipato Ezio Orzes, Jack Macy e da Napoli Raphael Rossi, una moratoria di 5 anni sull&#8217;inceneritore in costruzione a Parma.</p>
<p>Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma &#8211; GCR</p>
<p>-29 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell&#8217;inceneritore<br />
+526 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l&#8217;inceneritore costa 315 milioni di euro?</p>
<p>Mancherebbero 180 giorni all&#8217;accensione del forno. Se ancora lo si farà.</p>
<p><a href="http://www.reteambienteparma.org/">www.reteambienteparma.org</a><br />
<a href="http://www.gestionecorrettarifiuti.it/">www.gestionecorrettarifiuti.it</a></p>
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		<title>Mobilitazioni in vista per Porto Marghera</title>
		<link>http://margheraonline.it/blog/manifestazioni/mobilitazioni-in-vista-per-porto-marghera/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clamarck</dc:creator>
				<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marghera]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Roberto Trevisan, dell&#8217;Assemblea permanente conto il rischio chimico
Da Carta, 3 maggio 2011, sezione Nord Est
La fine del ciclo del cloro a Porto Marghera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Roberto Trevisan, dell&#8217;Assemblea permanente conto il rischio chimico</strong><br />
<em><span style="color: #0000ff">Da Carta, 3 maggio 2011, sezione Nord Est</span></em></p>
<p style="text-align: justify">La fine del ciclo del cloro a Porto Marghera era la richiesta di un referendum popolare del 2006 partecipato da 80mila persone. Ora che quella fine sta per diventare realtà non è aria di festeggiamenti. Per settembre è prevista una nuova mobilitazione: un sondaggio di massa attraverso questionari per capire che destino vogliono gli abitanti di Marghera per l’immensa zona industriale.<br />
«Stiamo arrivando al tramonto di quel tipo di produzione così come avevamo previsto – racconta Roberto Trevisan dell’assemblea contro il rischio chimico -, il mercato del pvc è crollato per la crisi, arriviamo a questo punto per inerzia, senza programmazione politica, senza alternative e con le bonifiche al palo».<br />
E’ dal 2009 che la Vinilys, la più grande industria chimica italiana – stabilimenti a Marghera, Ravenna e Porto Torres – è in crisi: nel 2008 l’inglese Ineos, azionista unico della Vinyls, ha abbandonato la produzione in Italia. L’industriale Fiorenzo Sartor, nel 2009, ha comprato la Vilnys, ma dopo meno di un mese ha gettato la spugna. Da qui il commissariamento e lo stop della produzione. Le offerte per l’acquisto non abbondano e, se ci sono, riguardano gli impianti di Ravenna e Porto Torres. Per i 160 operai dello stabilimento di porto Marghera, impegnati in una lotta disperata che gli ha condotti sulla cima della torre del petrolchimico un recente intervento della Regione dovrebbe garantire la copertura totale della cassa integrazione. Questa è l’unica buona notizia per gli operai del ciclo del cloro.<br />
Per gli abitanti di Marghera, reduci da decenni di nocività e lutti, nulla di chiaro e definito: «Porto Marghera oggi è come il far west, immense aree dismesse, un luogo strategico che fa gola a molti, c’è pure la possibilità che il peggio della vecchia gestione dell’area industriale ritorni realtà» sottolinea Trevisan. Come nel caso dell’inceneritore Sg31 che una cordata di discussi imprenditori come Jeroncich e Gaviol, vecchie conoscenze in zona, voleva utilizzare per bruciare rifiuti speciali e tossici da tutta Italia e «rispolverando l’idea di utilizzare Porto Marghera come immondezzaio» denuncia l’esponente ambientalista. Le mobilitazioni dei cittadini e l’azione dell’amministrazione comunale hanno tarpato le ali al progetto delimitando l’utilizzo ai soli rifiuti locali.<br />
La logistica sembra la chiave di volta per la riconversione della zona industriale e l’autorità portuale, guidata da Paolo Costa [il commissario del Dal Molin] sembra l’unico soggetto con le risorse economiche e le idee per intervenire concretamente. Di circa un anno fa l’acquisto dell’ex area Agrimont. «Diventare solo uno scalo per container non è detto che sia il destino migliore possibile per Porto Marghera – racconta Trevisan -, per questo è bene che la parola ritorni agli abitanti di Marghera e che le decisioni non rimangano appannaggio degli opachi poteri forti che si affacciano sulla laguna».</p>
<p style="text-align: justify">
<a href="http://www.carta.org/2011/05/mobilitazioni-in-vista-per-il-futuro-di-porto-marghera/">Link all&#8217;articolo</a></p>
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