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L’Efsa indaghi sugli inceneritori

Novembre 8, 2011

Il deputato europeo Zanoni lo chiede a Catherine Geslain-Laneelle
Comunicato dell’Associazione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR. Parma

La notizia è clamorosa e sta facendo il giro del web.
In Commissione Ambiente al Parlamento Europeo, il deputato dell’Italia dei Valori Andrea Zanoni ha portato al centro dell’Europa la questione inceneritori, chiedendo all’Authority sulla sicurezza alimentare uno studio sugli effetti degli impianti sulle colture agricole.
Geslain-Lanéelle ha ringraziato Zanoni per aver portato alla sua attenzione la situazione: “E’ importante difendere la salute dei cittadini, per questo l’agenzia monitora costantemente i prodotti alimentari del Paesi membri”. La direttrice Efsa si è dimostrata disponibile a raccogliere e valutare le segnalazioni fatte dall’eurodeputato che promette di “interessare le autorità europee ogni volta che quelle italiane falliscono nel proteggere la nostra salute”.
Un petardo che sta scatenando il putiferio e che porta le dovute conseguenze a Parma, visto che nella richiesta dell’eurodeputato si fa espresso riferimento all’inceneritore di Ugozzolo, citandolo come “impianto in costruzione a fianco di Barilla”.
La notizia viene riportata dai siti web: Parma Today, Gazzetta di Parma on line, Ansa, Qui Brescia, proprio mentre Iren conferma l’investimento parmigiano e l’intenzione di accendere il camino tra un anno. E’ in prima pagina sul sito web dell’eurodeputato: www.andreazanoni.it
Lo studio sugli effetti delle emissioni degli inceneritori sul comparto agricolo non è ancora stato affrontato a livello comunitario ed è la prima volta che viene tirata in ballo direttamente l’Efsa, che ha sede proprio a Parma e che finora non si era interessata alla vicenda, pur avendo come mission la sicurezza degli alimenti e quindi anche il controllo su tutti gli aspetti antropici che potrebbero mettere a rischio le produzioni alimentari.
Non a caso Zanone cita il colosso della pasta che dista circa un km dall’impianto, un camino che a regime emetterà 144mila metri cubi di aria sporca all’ora, ponendo tanti quesiti e preoccupazioni all’importante dirimpettaio.
La richiesta di indagare sugli effetti delle emissioni degli inceneritori era venuta proprio un anno,m era il 5 novembre, al convegno organizzato a Mezzocorona da Nimby Trentino, la nostra associazione (Gcr) e il Comitato Ambiente Salute e Legalità di Verona.
Da Parma era intervenuto Mario Schianchi della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli.
Il guru dei vini Mario Fregoni aveva lanciato un forte allarme sui rischi che corre la viticoltura vicina a questo tipo di impianti. Ora finalmente la svolta al Parlamento Europeo, che siamo sicuri porterà un nuovo importante tassello nella lotta contro gli inceneritori di ogni tipo e latitudine.
Fregoni, docente alla Cattolica di Piacenza, presidente del Comitato Italiano Vini Doc, è considerato il maggior esperto a livello mondiale di viticoltura, avendo pubblicato 300 ricerche e 11 libri sul tema.
Il Gcr ha chiesto durante la serata all’Astra, in cui hanno partecipato Ezio Orzes, Jack Macy e da Napoli Raphael Rossi, una moratoria di 5 anni sull’inceneritore in costruzione a Parma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

-29 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell’inceneritore
+526 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l’inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 180 giorni all’accensione del forno. Se ancora lo si farà.

www.reteambienteparma.org
www.gestionecorrettarifiuti.it

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“… i giorni delle NOSTRE VERITA’ … ALTERNATIVE…”

Giugno 10, 2011

Sabato 4 giugno 2011 ha avuto luogo la manifestazione organizzata da ben 32comitati e associazioni di tutto il Veneto (mancavno solo BL e RO) contro  la cementificazione, la moltiplicazione di inutili e dannose infrastrutture, l’uso dei veleni in agricoltura, la combustione dei rifiuti ecc. dal titolo “I giorni delle NOSTRE VERITA’…ALTERNATIVE”
La manifestazione ha avuto due articoli di presentazione su La Nuova Ve su Il Gazzettino.
Rai3 Veneto ha girato un servizio specifico, che può essere visionato cliccando il link:

Servizio RAI3 Veneto
 
Questo è il comunicato conclusivo:
“… i giorni delle NOSTRE VERITA’ … ALTERNATIVE…”
Deliberato  finale dell’Assemblea delle Associazioni di Base  partecipanti alla  Manifestazione Regionale
di sabato 4 Giugno 2011 in Campo San Geremia a Venezia,
 
Sulla base delle proprie sofferte esperienze, osservano che il  numero, l’entità planimetrica e volumetrica e le caratteristiche progettuali complessive delle grandi Opere Pubbliche e Private  annunciate, programmate o in via di esecuzione  in tutte le  Province del Veneto accentuano drammaticamente in tutta la nostra Regione anziché ridurle,  le nefaste tendenze di cui si preoccupa Unione Europea:   Asfalto e cemento mettono a rischio l’ambiente: dati UE: ogni anno in Europa una superficie più grande di Milano o Berlino cede il passo all’espansione urbana e a infrastrutture di trasporto. Questa tendenza rischia di compromettere la disponibilità di terreni fertili e riserve idriche per le generazioni future.  Tra il 1990 e il 2000 nell’UE sono stati cementificati almeno 275 ettari di terreno al giorno, per un equivalente di 1.000 km² all’anno. La metà di questa superficie è impermeabilizzata in via definitiva da edifici, strade e parcheggi.
Ricchissimi speculatori immobiliari  propongono ed avviano NUOVE  “MEGA-CITY”  nel Pentagono Mestre – Padova – Vicenza – Castelfranco -Treviso – Mestre ed analoghi  immensi PROGETTI  COMMERCIALI – DIREZIONALI -  TURISTICI  anche nelle altre province,  invece che investire sul Restauro-Recupero- Razionalizzazione  del vecchio e del nuovo patrimonio residenziale, produttivo ed infrastrutturale esistente.
 Veneto Strade promuove ed avvia a ritmo continuo  una immensa ragnatela di NUOVE AUTOSTRADE – SUPERSTRADE – COMPLANARI –  ROTONDE – CENTRI LOGISTICI – per ulteriori insostenibili trasporti privati  Invece che rettificare, potenziare, migliorare, mettere in sicurezza l’esistente rete viaria e  collegarla razionalmente con i sistemi tramviari, ferroviari, aerei e marittimi  di trasporti persone e merci da incentivare…
 Confindustria, Industrie Energetiche, Cementifici  e Produttori  ed utilizzatori di Rifiuti Tossico-Nocivi  di tutti i tipi propongono ed avviano IMPIANTI DI INCENERIMENTO e trattamenti Chimici in Agricoltura destinati a rendere  in tempi brevi del tutto invivibili le arie e le acque dell’intera Regione.
I puntuali racconti delle Associazioni oggi presenti a Venezia  descrivono  distruzioni di terreni  e di piccole e medie aziende agricole, di irripetibili sistemi naturalistici, di monumenti e  centri storici che si configurano  nel  loro insieme  come il più grande delitto ambientale, economico e sociale della storia del Veneto a memoria d’uomo, contro i principi cardine della SALUTE e della BIO-DIVERSITA’.
 Perciò :
1 – Invitano  formalmente la RAI  e tutti gli organi di informazione  del Veneto ad attivare al più presto  e con la necessaria continuità  spazi iinformativi dedicati a confronti approfonditi sull’USO ECO-COMPATIBILE DI TUTTE LE RISORSE AMBIENTALI  e  sul   merito delle singole Grandi Opere in Atto, su quelle annunciate  e sulle soluzioni ragionevolmente alternaive proposte dagli scriventi  Comitati di Base… riservando alcuni spazi di queste attività a  messaggi completamente autoprodotti dalle Associazioni stesse.
2 – Invitano formalmente il Presidente della Giunta Regionale del Veneto e l’ intero Consiglio Regionale ad aprire subito un approfondito dibattito sugli argomenti indicati,  con specifico riferimento al PTRC  votato dalla Giunta Galan  nel Giugno del 2009 e a tutti gli altri Strumenti Urbanistici e di Pianificazione Economica e Sociale che, di fatto, più di quanto afferma la Comunità Europea, stanno compromettendo tutti i principali BENI COMUNI del Veneto.

Ecoistituto del Veneto, Lipu, Amico Albero, Multimediarecords, Ambiente Venezia, Comitati No Mose e No Grandi Navi in Laguna, Spiazzi Verdi, Movimento dei Consumatori, Rete Ambiente Veneto, Collettivo Studenti IUAV Cà Tron, Venezia Città Aperta, Comitato contro l’incenerimento delle deiezioni Avicole di Motta d’Este, Comitato promotore Referendum sulla Sub-lagunare di Venezia, Movimento Decrescita Felice, Comitatto contro Antenna Selvaggia di Zerman-Mogliano, Ass.Aria Pulita di Marcon, Comitati Viabilità Sostenibile del Trevigiano, Cittadini e cittadine di Montecchio Magg.contro Pedemontana, Sindaco di Villaverla VI, Comitato Alternativa a Autostrada Pedemontana Veneta di Bassano, No Tav Venezia-Trieste, Gruppo Culturale Portogruaro Vive, Amici Parco Bissuola Mestre, Comitati Riuniti per il Riciclo Totale Rifiuti Zero di Tv e Ve, Medicina Democratica, Associazione Gabriele Bortolozzo, Assemblea contro il Rischio Chimico di Marghera, Comitati Naturisti Belluno, Comitato Salute e Ambiente contro l’inceneritore di Padova est, Comitato Alberi Marghera, Italia Nostra di Venezia,

3 sintesi video del nostro… 4 Giugno a Venezia…

I giorni delle NOSTRE VERITA’ ALTERNATIVE N. 1 Inquinamenti

I giorni delle NOSTRE VERITA’ ALTERNATIVE N.2 Trasporti

I giorni delle NOSTRE VERITA’ ALTERNATIVE  N. 3 VENEZIA

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S.O.S. LA LEGGE VIENE CALPESTATA ANCHE IN TRIBUNALE. DATECI UNA MANO A RACCOGLIERE 19MILA EURO

Maggio 31, 2011

Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Michele Boato dell’Ecoistituto Veneto “Alex Langer”, un ambientalista “storico” e conosciutissimo per le battaglie in difesa del territorio.

Confidiamo nel buon cuore dei nostri lettori: basta una piccola donazione per far sopravvivere queste organizzazioni no-profit, che hanno la sola ”pretesa” di tutelare il territorio e la salute pubblica.

Il TAR con due sentenze sulla chimica del cloro a Marghera ha sposato le scelte delle aziende e ha dato torto ad Ecoistituto del Veneto e Associazione Bortolozzo:

1)  Sull’aumento produttivo del cancerogeno dicloroetano (DCE) da 100 a 170 mila tonnellate all’anno non serve la Via , il ministero dice che non cambiano le emissioni, in realtà non cambiano le concentrazioni a camino, ma quasi raddoppiano i metri cubi emessi e quindi le quantità di mg di DCE che ricadono sulle nostre teste. Si è scelto di essere deboli coi forti e forti coi deboli, il VIA lasciamolo fare con carte e costi e coinvolgimento della popolazione su un nuovo silos di mais a Ceggia, sull’aumento del 25 % di produzione di mangimi per cani a Portogruaro o su 2 km di strada a Jesolo o su una darsena da 50 posti barca a Cavallino, ma chi produce e sparge cancerogeni lasciamoli lavorare senza disturbarli. Anche se nella nostra provincia abbiamo record di tumori alle vie respiratorie, del fegato, della pelle e delle mammelle, e la gente vede attorno a se esplodere sempre nuovi casi di cancro.

2)  Sul “bilanciamento”, cioè aumento produttivo di CVM e PVC, decide il Consiglio dei ministri dopo che il Ministero ambiente ha bocciato il progetto in commissione VIA e ne è stato presentato un altro senza seguire le regole della legge. Ma, come ribadisce la sentenza del TAR, si è tenuto conto soprattutto “delle ripercussioni negative sull’occupazione, con conseguenti forti tensioni sociali, derivanti da una eventuale mancata autorizzazione del progetto di bilanciamento.”

La legge sulla VIA viene calpestata da volontà partitiche chiare, che però poi cozzano contro le valutazioni economiche di mercato perché potenziare impianti obsoleti del 1970 è finanziariamente un suicidio; così non è la tutela dell’ambiente e della salute a fermare questi impianti ma la globalizzazione.

Non presenteremo ricorso al Consiglio di Stato perché è troppo costoso per le nostre casse di associazioni di volontariato, la giustizia è una cosa per ricchi; inoltre è quasi impossibile che il consiglio di Stato dia torto alle scelte di chi rappresenta lo Stato (Min. ambiente e Consiglio dei Ministri) e dia ragione ad associazioni ambientaliste che chiedono l’applicazione delle leggi.

A questo proposito è bene che si sappia cosa ci è costata questa iniziativa:

all’inizio, nel 2007, eravamo tre associazioni: Ecoistituto del Veneto, ass.Bortolozzo e Airis, e due avvocati: Marco Giacomini e Silvia Manderino.

Con Giacomini si era concordato che le associazioni avrebbero pagato le spese vive (bolli per i ricorsi ecc.), mentre gli avvocati (come è successo in decine di altri processi politici e ambientali, con gli avvocati Battain, Scatturin, Caburazzi, Zaffalon, ecc.) avrebbero prestato la loro opera gratuitamente.

Questo era stato detto, ma purtroppo mai in forma scritta o in presenza di testimoni, se non i rappresentanti delle associazioni.

Alla prima richiesta di 1000 euro Airis si è ritirata. Dopo circa un anno, purtroppo, l’avv. Giacomini è stato colpito da grave malattia e ci ha lasciati.

Nei tre anni successivi l’Ecoistituto ha versato 3.000 euro di spese e l’ass. Bortolozzo 4.000.

I due procedimenti hanno richiesto un grande lavoro all’avvocato che, anche grazie alla consulenza tecnica dell’urbanista Carlo Giacomini (che aveva fatto parte per anni della Commissione VIA presso il Ministero Ambiente) e dell’ing. chimico Franco Rigosi (grande conoscitore della tecnologia di Marghera, in qualità di impiantista dell’Arpav), aveva presentato una quindicina di elaborati tra ricorsi e memorie tecniche.

Ci preparavamo perciò, una volta conclusi i processi, ad aggiungere ai 7.000 euro già versati per le spese, circa altrettanto come ringraziamento all’avvocato.

Dopo il deposito delle sentenze, che ci hanno dato torto in entrambi i procedimenti, l’avv. Silvia Manderino invece ci ha presentato la parcella di euro 43.956, di cui circa 7.000 di Iva e diritti di segreteria. Detratte le cifre già versate significa che l’Ecoistituto deve pagare all’avv. Manderino, nei prossimi mesi, altri 19.000 euro e l’ass.Bortolozzo altri 18.000.

Per questo motivo l’ass.Bortolozzo ha già rinunciato di indire nel 2011 il concorso che da 11 anni premiava le migliori tesi di laurea delle università (venete) a carattere ambientalista; inoltre, svuotata la cassa e tirati fuori altri soldi tra i soci per pagare l’avvocato, sta discutendo se chiudere l’attività.

L’Ecoistituto ha in cassa circa 3.000 euro, che dovevano servire per pagare il numero di Gaia uscito a primavera. Ovviamente non abbiamo alcuna intenzione di chiudere baracca per pagare la parcella all’avvocato. Apriamo una sottoscrizione e chiediamo a tutti voi di darci una mano:

1. col bollettino di Conto Corrente postale n. 29119880

2. con bonifico bancario IBAN  IT90 S063 4502 0220 7400 0757 60P – CaRiVe Mestre via Piave

entrambi intestati a “Ecoistituto del Veneto – Mestre “            Causale “Spese legali Chimica”

Intanto prosciughiamo il conto dell’Ecoistituto, chiediamo alla tipografia Eurooffset di pazientare alcuni mesi, prosciugo anche il mio conto familiare (rinviando di due anni l’acquisto della Dacia Megan da 7 posti e 11.000 euro, che doveva sostituire la nostra Skoda del 1998, che ormai fatica ad arrivare a Pieve d’Alpago, anche andando a 80 Km l’ora…).

La giustizia ingiusta e i giochi del potere per sottometterla danno anche in questi giorni spettacolo inverecondo e mostrano a quali livelli di stravolgimento delle regole si può arrivare.

La mancanza di fiducia nella giustizia porta solo a diventare sudditi-schiavi o a farsi giustizia da soli.

Non condividiamo nessuna delle due strade: continueremo a lottare perché la gente si ribelli e perché siano difesi i diritti democratici fondamentali.

Terremo conto di tutto e chiederemo conto di tutto. Michele Boato

Inseriamo anche gli estremi dell’Associazione Bortolozzo, che è stata, come è noto, parte fondamentale e catalizzatore della battaglia contro l’Enichem nel processo di Porto Marghera:

ASSOCIAZIONE G. BORTOLOZZO

IBAN   IT 64 F 05336 02041 000046281977   presso  Friuladria di Mestre via Pepe

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Acqua avvelenata nei rubinetti di casa

Maggio 14, 2011

Zanoni (Paeseambiente): “Ci sono troppe discariche con rifiuti illegali e cave a falda acquifera affiorante.”

In merito all’allarme lanciato in queste ore dall’USL n.9 relativo al mercurio contenuto nell’acqua dei rubinetti di Treviso, Casier e Preganziol interviene Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente e candidato a consigliere provinciale con Italia dei Valori per Floriana Casellato Presidente.

“Questo avvelenamento – ha dichiarato Zanoni – è la conseguenza dello sfruttamento del territorio da parte di un manipolo di loschi figuri che hanno smaltito illegalmente rifiuti di tutti i tipi guadagnando montagne di danaro e lasciando danni irreparabili all’ambiente con effetti nocivi sulla salute di adulti e soprattutto bambini.

Mancano leggi che tutelino severamente ambiente e salute e ciò è dimostrato dai troppi casi di inquinamento registrati intorno al Comune di  Treviso ormai circondato.

A monte di Treviso troviamo la discarica Tiretta di Padernello che ha contaminato i pozzi di Quinto con il cancerogeno bromacile, poi c’è il percloroetilene, un pericoloso solvente organo clorurato, che ha contaminato le falde tra Paese e Treviso con epicentro la discarica di via Orsenigo, va poi  ricordato il materiale non ancora identificato depositato nel fondo della cava Morganella tra Paese e Ponzano, poi ci sono i rifiuti pericolosi ritrovati dall’ARPAV nella discarica di Istrana a fine 2010,  infine i 700 carichi di rifiuti illegali (ben 30.000 tonnellate) arrivati alla discarica SEV di Padernello.

Bisogna assolutamente prevenire questi inquinamenti, ciò è possibile tramite seri controlli; mi chiedo come sia possibile che a Padernello siano arrivati 700 camion senza che l’assessorato provinciale all’ambiente di quegli anni, retto da Muraro, non si accorgesse di nulla.

Bisogna poi porre fine alle autorizzazioni facili da parte della Provincia di Treviso di nuove discariche e nuovi rifiuti provenienti da ogni dove.

L’altro grosso problema di contaminazione delle falde riguarda le cave sottofalda, ad esempio in merito alla Morganella, cava ubicata tra Ponzano e Paese, ritengo che invece di scavare ancora più sotto come vogliono i titolari si vada a vedere cosa c’è sotto, dato che risulta esserci depositato del materiale non ancora ben identificato.

L’acqua oggi è minacciata da più pericoli, da una parte i gravi inquinamenti, dall’altra la privatizzazione, invito pertanto i cittadini a votare per chi si batte per la sua difesa da ogni inquinamento e a votare i referendum contro la sua privatizzazione”.

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LA LEGGE VIENE CALPESTATA ANCHE IN TRIBUNALE

Aprile 15, 2011

Pubblichiamo questo comunicato dell’Associazione Gabriele Bortolozzo e dell’Ecoistituto del Veneto Alex Langer, condividendo la delusione  per la mancanza di tutela della salute pubblica e la preoccupazione per l’utilizzo arbitrario delle leggi.

Il TAR con le sue due sentenze sulla chimica del cloro a Marghera ha sposato le scelte dello stato e delle aziende.

Così sull’aumento produttivo del cancerogeno dicloroetano (DCE) da 100 a 170 mila tonnellate all’anno non serve la Via : il Ministero dice che non cambiano le emissioni; in realtà non cambiano le concentrazioni a camino, ad esempio i mg/mc di DCE, ma purtroppo cambiano molto, quasi raddoppiano, i metri cubi emessi e quindi le quantità di mg di DCE che ricadono sulle nostre teste.

Si è scelto di essere deboli coi forti e forti coi deboli, il VIA lasciamolo fare con carte e costi e coinvolgimento della popolazione su un nuovo silos di mais a Ceggia, sull’aumento del 25 % di produzione di mangimi per cani a Portogruaro, su 2 km di strada a Jesolo o su una darsena da 50 posti barca a Cavallino, ma chi produce e sparge cancerogeni lasciamoli lavorare senza disturbarli.

Anche se nella nostra provincia abbiamo record nazionali e internazionali di tumori delle vie respiratorie, del fegato, della pelle e delle mammelle, e la gente vede attorno a se esplodere sempre nuovi casi di cancro.

Cosi sul bilanciamento, cioè l’aumento produttivo di CVM e PVC, decide il Consiglio dei Ministri dopo che il Ministero adell’Ambiente ha bocciato il progetto in commissione VIA e un altro ne viene presentato senza seguire le regole della legge. Ma, come ribadisce anche la sentenza del TAR, si è tenuto conto soprattutto “delle ripercussioni negative sull’occupazione, con conseguenti forti tensioni sociali, derivanti da una eventuale mancata autorizzazione del progetto di bilanciamento.”

E’ questo il nodo politico della sentenza: la legge sulla VIA viene superata da volontà politiche e partitiche chiare che, però, poi cozzano contro le valutazioni economiche di mercato, perchè potenziare impianti obsoleti del 1970 è finanziariamente un suicidio;  così non è la tutela dell’ambiente e della salute a fermare questi impianti ma la globalizzazione.

Speriamo che vengano rimossi gli impianti e bonificate le aree e che su quei terreni trovino posto lavorazioni ecocompatibili che diano ai lavoratori e ai nostri figli lavori sicuri e salubri.

NON presenteremo ricorso al Consiglio di Stato perchè :

- è troppo costoso per le nostre casse di associazioni di volontariato, la giustizia è una cosa per ricchi

- crediamo illusorio chiedere che il consiglio di STATO dia torto alle scelte di  chi rappresenta lo Stato (Ministero Ambiente e Consiglio dei Ministri) e dia ragione ad associazioni ambientaliste che chiedono l’applicazione delle leggi.

Ringraziamo gli avvocati Marco Giacomini e Silvia Manderino che ci hanno rappresentato impegnandosi senza risparmiare energie.

La giustizia ingiusta e i giochi del potere  per sottometterla danno anche in questi giorni spettacolo inverecondo e mostrano a quali livelli di stravolgimento delle regole si può arrivare. La mancanza di fiducia nella giustizia porta solo a diventare sudditi- schiavi o a farsi giustizia da soli.

Noi non vogliamo  condividere nessuna delle due strade, continueremo a lottare perchè la gente si ribelli e perchè siano difesi i diritti democratici fondamentali .

Terremo conto di tutto e chiederemo conto di tutto.

Associazione Gabriele Bortolozzo           Ecoistituto del Veneto Alex Langer

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IL PICCO DELLA SALUTE

Aprile 2, 2011

Patrizia Gentilini – Medico Oncologo ed Ematologo, Presidente ISDE Forlì – Forlì 30 marzo 2011

Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici “allarmisti” è che, in barba ai rischi ambientali, la speranza di vita – almeno nei paesi occidentali – non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni…) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto.

Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute ) e scegliete, come indicatore, l’aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at birth) e l’aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di “Italia” e visualizzerete dei grafici dai quali è chiaro per tutti che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell’aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l’altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro, che purtroppo colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini. Questo dato, del resto perfettamente coerente con l’aumento del 60%, nel consumo di farmaci di classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. E’ questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito, analogamente al picco del petrolio, il “picco della salute”. Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più “intelligenti”….
In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro, vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo? Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l’unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto ragione di ciò disse: ”semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione? In U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari nella guerra contro il cancro, ma è sotto gli occhi di tutti che, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi), dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori alla prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi , melanoma, pancreas, fegato… e soprattutto si ammalano sempre più giovani e giovanissimi.
Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di
effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: ”C’è uno straordinario profitto dell’industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o all’orizzonte è uno dei campi più promettenti….[...] La “target therapy” ( terapia mirata o intellligente n.d.r.) come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi”.
Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %…

Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro paese siamo messi meglio? E’ davvero sensato puntare tutta l’attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l’attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l’altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat? E’ ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA … e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo. E’ ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell’ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi ”Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now” troviamo scritte queste parole: ”il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall’acqua e dall’aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani”.
Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da cui certamente – nel 100% dei casi – si guarisce è quello di cui NON ci si ammala! Riscopriamo quindi la Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così potremo sperare di invertire la rotta e risalire la china.

Bibliografia:
http://ec.europa.eu/health/indicators/healthy_life_years/data/index_en.htm
Agenzia nazionale del Farmaco AIFA –Osmed
http://ugobardi.blogspot.c
Danei G.: Causes of cancer in the world: comparative risk assessment of nine behavioural and environmental risk factors Lancet 366: 1784-1793, 2003
Clapp RW et al: Environmental and Occupational Causes of Cancer, Lowell Center for Sustainable Production, 2007
Devra Davis: La Storia Segreta della Guerra al Cancro
Samuel S. Epstein: How to win the war against cancer, 2005 http://www.preventcancer.com/
2008-2009 Annual Report Presidet’s Cancer Panel Reducing Environmental

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Considerazioni sulle biomasse a uso energetico

Marzo 18, 2011

Pubblichiamo, in anteprima rispetto alla pubblicazione sul periodico Gaia n. 47 (primavera 2011), l’articolo del Dott. Gianni Tamino, docente di Biologia generale e Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova; docente del Corso di specializzazione in Bioetica a Padova.

Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura molto eterogenea: è biomassa tutto ciò che ha una natura organica ottenuta attraverso processi biologici. Sono biomasse quei materiali organici che si riproducono naturalmente, in modo ciclico (rinnovabili). La biomassa rappresenta la principale forma di accumulo dell’energia solare, che consente alle piante di convertire la CO2 atmosferica in materia organica, tramite il processo di fotosintesi.
Le biomasse utilizzabili possono essere costituite da residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale, da piante espressamente coltivate per scopi energetici (produzione di biodiesel o alcol), da residui forestali, da scarti di attività industriali (come i trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o dalla parte organica dei rifiuti urbani.
Per capire quando le biomasse agricole possono essere considerate sostenibili e rinnovabili è bene analizzare i flussi di energia. Le calorie contenute nei vegetali un tempo derivavano quasi esclusivamente dall’energia solare, salvo l’energia umana e animale utilizzata per il lavoro dei campi (comunque garantita dal cibo). Ma dopo la rivoluzione industriale, si cercò non solo di aumentare la superficie coltivata, ma anche di aumentarne la resa produttiva, impiegando altre fonti di energia oltre quella solare.
La Rivoluzione Verde, iniziata negli anni ’60, ha comportato, oltre ad un forte incremento di produttività, anche un notevole aumento di energia impiegata in agricoltura. Questa energia aggiuntiva non proviene da un aumento della luce solare disponibile, ma è fornita dai combustibili fossili sotto forma di fertilizzanti (petrolio e gas naturale, principale materia prima per la produzione di urea), pesticidi (industrie agrochimiche) ed energia fossile per la lavorazione del terreno, per i trasporti, per l’irrigazione, per le trasformazioni, ecc. La Rivoluzione Verde ha aumentato di circa 50 volte il flusso di energia, rispetto all’agricoltura tradizionale e nel sistema alimentare degli Stati Uniti sono necessarie fino a 10 calorie di energia fossile per produrre una caloria di cibo consegnato al consumatore. Considerando solo la produzione dei fertilizzanti, servono circa due tonnellate di petrolio (in energia) per produrre e spargere una tonnellata di concime azotato: gli Stati Uniti in un anno consumano quasi 11 milioni di tonnellate di fertilizzanti e ciò corrisponde a poco meno di cento milioni di barili di petrolio.
Anche in Italia, secondo una ricerca dell’ENEA compiuta nel 1978-79, considerando il rendimento energetico della sola produzione, il rapporto fra l’energia ricavata dal raccolto (output) e l’energia necessaria a produrre il medesimo raccolto (input) era inferiore ad uno ed è ragionevole pensare che tale rapporto sia peggiorato nel corso degli ultimi 25 anni.
Questi dati dimostrano anche che la superficie destinata all’agricoltura industrializzata non è in grado di assorbire la CO2, come potrebbe farlo un bosco o un prato di dimensioni equivalenti, perché la produzione agricola produce più CO2 di quanta possa assorbirne; pertanto la CO2 prodotta dalla combustione delle biomasse non è compensata da quella asoorbita dalle piante.
Inoltre, dato il basso rendimento energetico delle piante (meno dell’1% dell’energia solare è trasformata in calorie nella biomassa vegetale) e i consumi di energia fossile per coltivarle, se si volesse coltivare piante come fonte di energia per gran parte dei nostri consumi, dovremmo avere a disposizione più pianeti Terra trasformati in coltivazioni energetiche (ovviamente distruggendo foreste e non producendo cibo!). A questo proposito Mario Giampietro, in un Convegno tenuto a Padova nel 2006, ha spiegato che per coprire il 10% dei consumi energetici italiani servirebbe una superficie tre volte superiore alla terra attualmente arabile nel nostro paese, che non produce eccedenze di cibo, ma anzi importa cereali dall’estero.
L’utilizzo delle biomasse va poi considerato rinnovabile se quanto è sottratto all’ambiente naturale o agricolo corrisponde a quanto nuovamente verrà riprodotto in quell’area: in un anno si possono togliere all’ambiente tanti quintali di biomassa, quanti in quell’anno l’ambiente riprodurrà o naturalmente o artificialmente (coltivazioni agricole o riforestazioni). Non è rinnovabile la deforestazione del sud del mondo o il disboscamento delle nostre montagne.

Gli utilizzi delle biomasse
Per quanto riguarda gli utilizzi energetici proposti per le biomasse, possiamo riferirci alla combustione di legname, paglia o oli vegetali per produrre calore e/o elettricità, all’impiego di carburanti di origine vegetale come il biodiesel o il bioalcol nei mezzi di trasporto o all’impiego di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in CDR, combustibile da rifiuti) nelle centrali termoelettriche e negli inceneritori. Ma oltre alla combustione possiamo avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici, del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare per qualunque uso (produzione di calore ed elettricità o come carburante da trazione). Questa trasformazione è particolarmente efficace per tutti gli scarti e reflui di origine zootecnica, agricola ed alimentare.
C’è poi un’altra e, forse, più importante utilizzazione delle biomasse: la produzione di compost per l’agricoltura, cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e mescolato alla terra per garantire il ripristino degli elementi nutritivi nei campi agricoli.
L’utilizzo principale delle biomasse dovrebbe essere simile a ciò che si verifica in natura: prima di tutto cibo, poi ripristino della fertilità del suolo e diretto utilizzo dei materiali (fibre tessili, recupero di sostanze utili ecc.). Pertanto risulta utile il recupero della frazione organica dei rifiuti urbani (purché sia stata fatta una adeguata raccolta differenziata), degli scarti delle industrie alimentari, dei mercati ortofrutticoli, delle mense ecc. per produrre compost da impiegare in agricoltura. Va bene anche la produzione dai reflui e dai liquami di biogas e fanghi stabilizzati, analoghi al compost.
Va invece valutata diversamente la coltivazione di piante a fini energetici, per produrre o biomasse da bruciare o combustibili come biodiesel o bioalcol: è infatti molto discutibile la sottrazione di suolo agricolo alla produzione di cibo per produrre prodotti energetici. Ad esempio, alcune ricerche hanno messo in luce che la superficie degli Stati Uniti destinabile alla produzione di biomasse è limitata e che lo sviluppo dell’energia basata sulle biomasse avverrebbe a spese della produzione di cibo. David Pimentel, come abbiamo visto, ha messo in luce che le biomasse hanno una bassissima resa energetica, se si calcola tutto il ciclo produttivo e si fa un adeguato bilancio tra energia spesa ed energia ottenuta.
Può aver senso un uso limitato, soprattutto domestico, del riscaldamento a legna, ottenuta con la normale manutenzione agricola e forestale, senza intaccare il patrimonio boschivo, mentre è privo di senso l’utilizzo del territorio agricolo per ottenere biomasse come surrogati del petrolio. È assurdo pensare che le foreste possano supplire alla richiesta di energia necessaria al funzionamento di centrali termiche.

Impatti di una centrale elettrica a olio vegetale
Molti studi indicano l’impossibilità di approvvigionarsi di oli vegetali da un’area prossima alla centrale, una delle condizioni per valutare la sostenibilità (come chiarisce uno studio della Camera di Commercio di Padova dell’aprile 2007 dal titolo “Produzione di energia da Oli Vegetali”) e pertanto gran parte del combustibile sarà olio di palma, importato da paesi molto lontani, ottenuto da piante pluriennali, che vengono coltivate distruggendo foreste tropicali.
La produzione degli oli da piante oleaginose, come soia, girasole o colza, presentano bilanci energetici negativi, se fatti sull’intero ciclo di vita, dal campo alla centrale (dati di David Pimentel) e pertanto negativo è anche il bilancio della CO2. A queste considerazioni va aggiunto che la coltivazione di palme da olio assorbe circa un decimo dell’anidride carbonica assorbita dalla foresta originaria.
Una centrale a oli vegetali produce energia elettrica per combustione dell’olio in motori tipo diesel, con emissioni non molto dissimili da quelle che si sarebbero ottenute con gasolio. Infatti molti studi indicano che un motore diesel alimentato con oli vegetali ha un calo di prestazioni, un aumento delle concentrazioni di polveri sottili e di PM10, con aumento delle frazioni più pericolose, inferiori a 2 µm, un contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, cancerogeni) di circa 2 volte quello del gasolio e un aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto (studio realizzato nel 2002 dalla Provincia di Bologna).
Ma altre ricerche evidenziano la possibilità che si formino anche altri pericolosi composti che si diffonderanno nell’ambiente, come PCB e diossine, formaldeide e acroleina e infine ozono (tutte sostanze ignorate o sottovalutate delle aziende proponenti). L’ozono è un inquinante secondario che si forma in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto, se le condizioni sono favorevoli, come quelle estive (smog fotochimico). La combustione di biomasse produce significative emissioni di ossidi d’azoto e quindi d’estate aumenterà la concentrazione di ozono, pericoloso per la salute.

Conclusioni
Dovendo far fronte da un lato ad una popolazione mondiale in crescita, che ha bisogno di cibo, e dall’altro a disponibilità sempre minori di fonti fossili, che comunque inquinano e comportano il rischio di cambiamenti climatici, l’agricoltura può contribuire alla domanda di energia se si evolve verso sistemi più sostenibili che:
- migliorino l’efficienza energetica (ad esempio l’agricoltura biologica usa l’energia in modo molto più efficiente e riduce notevolmente le emissioni di CO2);
- utilizzino fertilizzanti di origine organica (l’agricoltura biologica ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall’atmosfera);
- impieghino fonti energetiche rinnovabili e riducano la distanza tra produzione e consumo (filiera corta);
- eventualmente utilizzino come biomasse ad uso energetico, per uso locale, gli scarti dell’attività agricola.

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Una centrale a biomassa in via Porto di Cavergnago

Marzo 6, 2011

UN ALTRO ATTACCO AL TERRITORIO DELLA GRONDA LAGUNARE

Sta per essere attivata una centrale a biomassa in via Porto di Cavergnago, presso il centro multiraccolta di Veritas della Municipalità di Mestre centro.

Si bruceranno 3000 tonnellate di cippato (legno triturato con umidità fino al 60%) proveniente per due terzi dalle potature locali, preparato a Martellago, e per un terzo dalla provincia di Belluno.

La centrale a biomasse è integrata in un sistema di cogenerazione energetica tra:

  1. l’energia prodottaq da 840 pannelli fotovoltaivi (= 1400 mq di superficie – potenza complessiva annua 210.000 KW)
  2. l’energia prodotta dalla centrale a biomasse stessa (che ha una ciminiera alta 15 metri in un edificio di 14×21 metri) che ha le seguenti caratteristiche tecniche:
  • produzione di energia elettrica fino a 160 kWe
  • produzione di energia termicaq da 40.000 a 580.000 kWe tramite la produzione di acqua calda fino a 90°
  • tipo di combustibile: biomasse con percentuale di umidità fino al 60%. Consumo annuo di biomassa vergine: 3000 tonnellate.

Confrontando la concentrazione massima nei fumi prevista dalla legge con le emissioni previste per una centrale a biomassa di queste dimensioni (con potenza nominale complessiva superiore a 1,5 MW ed inferiore a 3 MW) si rileva che ci sono dei valori di inquinamento vicini ai limiti consentiti (NO2 ossidi di azoto: 400 mg/m3 dell’impianto Veritas rispetto ai 350 mg/m3, valore massimo consentito dal D. Lgs 152/06) ed altri, come le PM10, che andrebbero valutati sommando quanto prodotto dalla centrale con i dati territoriali rilevati da ARPAV (la centralina di Bissuola ha rilevato già in questi giorni il superamento del limite massimo annuo consentito). Inoltre, come dimenticare che via Martiri ha un alto tasso di traffico veicolare e che via Orlanda vedrà un innalzamento del flusso di transito se sarà realizzato il by-pass di Campalto?

Forse questa centrale ridurrà del 30% il costo energetico dell’azienda Veritas, fornirà tramite teleriscaldamento energia termica e refrigerante agli uffici ed alle palazzine annesse, ma quale costo pagheranno i cittadini? Come giustifica Veritas questo piano di “risparmio energetico” con il forte incremento della tassa sui rifiuti che stanno per subire i cittadini e che è stato appena deliberato dal Consiglio Comunale?

CHI ha autorizzato questa centrale? Qualcuno doveva essere informato: sono previsti DIA completa si relazione Legge 10/91, omologazione ISPESL della caldaia, certificato di prevenzione incendi…

CHI ha verificato sul piano urbanistico il reale impatto ambientale? Le centrali a biomassa sono funzionali per le aziende agricole e industriali che utilizzano per la combustione i propri scarti di lavorazione mentre la centrale Veritas importerà materiale legnoso che verrà trasportato con camion: dove sta la convenienza? Come dimenticare che l’emissione di fumi e polveri, per quanto ne sia formalmente garantito l’abbattimento con filtri specifici, va ad abbattersi sulla citta di Mestre che deve già difendersi quotidianamente dagli altissimi valori di PM1′?

CHI tutela la salute dei cittadini? Le prime abitazioni sono a 40 metri!

Quale Comune ha mai consentito di realizzare una centrale a biomassa nel proprio centro urbano? E’ la prima centrale in Europa realizzata in un centro urbano!

Quando si potrà parlare di riqualificazione urbanistica delle aree periferiche di Mestre e di tutela ambientale?

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