Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Michele Boato dell’Ecoistituto Veneto “Alex Langer”, un ambientalista “storico” e conosciutissimo per le battaglie in difesa del territorio.
Confidiamo nel buon cuore dei nostri lettori: basta una piccola donazione per far sopravvivere queste organizzazioni no-profit, che hanno la sola ”pretesa” di tutelare il territorio e la salute pubblica.
Il TAR con due sentenze sulla chimica del cloro a Marghera ha sposato le scelte delle aziende e ha dato torto ad Ecoistituto del Veneto e Associazione Bortolozzo:
1) Sull’aumento produttivo del cancerogeno dicloroetano (DCE) da 100 a 170 mila tonnellate all’anno non serve la Via , il ministero dice che non cambiano le emissioni, in realtà non cambiano le concentrazioni a camino, ma quasi raddoppiano i metri cubi emessi e quindi le quantità di mg di DCE che ricadono sulle nostre teste. Si è scelto di essere deboli coi forti e forti coi deboli, il VIA lasciamolo fare con carte e costi e coinvolgimento della popolazione su un nuovo silos di mais a Ceggia, sull’aumento del 25 % di produzione di mangimi per cani a Portogruaro o su 2 km di strada a Jesolo o su una darsena da 50 posti barca a Cavallino, ma chi produce e sparge cancerogeni lasciamoli lavorare senza disturbarli. Anche se nella nostra provincia abbiamo record di tumori alle vie respiratorie, del fegato, della pelle e delle mammelle, e la gente vede attorno a se esplodere sempre nuovi casi di cancro.
2) Sul “bilanciamento”, cioè aumento produttivo di CVM e PVC, decide il Consiglio dei ministri dopo che il Ministero ambiente ha bocciato il progetto in commissione VIA e ne è stato presentato un altro senza seguire le regole della legge. Ma, come ribadisce la sentenza del TAR, si è tenuto conto soprattutto “delle ripercussioni negative sull’occupazione, con conseguenti forti tensioni sociali, derivanti da una eventuale mancata autorizzazione del progetto di bilanciamento.”
La legge sulla VIA viene calpestata da volontà partitiche chiare, che però poi cozzano contro le valutazioni economiche di mercato perché potenziare impianti obsoleti del 1970 è finanziariamente un suicidio; così non è la tutela dell’ambiente e della salute a fermare questi impianti ma la globalizzazione.
Non presenteremo ricorso al Consiglio di Stato perché è troppo costoso per le nostre casse di associazioni di volontariato, la giustizia è una cosa per ricchi; inoltre è quasi impossibile che il consiglio di Stato dia torto alle scelte di chi rappresenta lo Stato (Min. ambiente e Consiglio dei Ministri) e dia ragione ad associazioni ambientaliste che chiedono l’applicazione delle leggi.
A questo proposito è bene che si sappia cosa ci è costata questa iniziativa:
all’inizio, nel 2007, eravamo tre associazioni: Ecoistituto del Veneto, ass.Bortolozzo e Airis, e due avvocati: Marco Giacomini e Silvia Manderino.
Con Giacomini si era concordato che le associazioni avrebbero pagato le spese vive (bolli per i ricorsi ecc.), mentre gli avvocati (come è successo in decine di altri processi politici e ambientali, con gli avvocati Battain, Scatturin, Caburazzi, Zaffalon, ecc.) avrebbero prestato la loro opera gratuitamente.
Questo era stato detto, ma purtroppo mai in forma scritta o in presenza di testimoni, se non i rappresentanti delle associazioni.
Alla prima richiesta di 1000 euro Airis si è ritirata. Dopo circa un anno, purtroppo, l’avv. Giacomini è stato colpito da grave malattia e ci ha lasciati.
Nei tre anni successivi l’Ecoistituto ha versato 3.000 euro di spese e l’ass. Bortolozzo 4.000.
I due procedimenti hanno richiesto un grande lavoro all’avvocato che, anche grazie alla consulenza tecnica dell’urbanista Carlo Giacomini (che aveva fatto parte per anni della Commissione VIA presso il Ministero Ambiente) e dell’ing. chimico Franco Rigosi (grande conoscitore della tecnologia di Marghera, in qualità di impiantista dell’Arpav), aveva presentato una quindicina di elaborati tra ricorsi e memorie tecniche.
Ci preparavamo perciò, una volta conclusi i processi, ad aggiungere ai 7.000 euro già versati per le spese, circa altrettanto come ringraziamento all’avvocato.
Dopo il deposito delle sentenze, che ci hanno dato torto in entrambi i procedimenti, l’avv. Silvia Manderino invece ci ha presentato la parcella di euro 43.956, di cui circa 7.000 di Iva e diritti di segreteria. Detratte le cifre già versate significa che l’Ecoistituto deve pagare all’avv. Manderino, nei prossimi mesi, altri 19.000 euro e l’ass.Bortolozzo altri 18.000.
Per questo motivo l’ass.Bortolozzo ha già rinunciato di indire nel 2011 il concorso che da 11 anni premiava le migliori tesi di laurea delle università (venete) a carattere ambientalista; inoltre, svuotata la cassa e tirati fuori altri soldi tra i soci per pagare l’avvocato, sta discutendo se chiudere l’attività.
L’Ecoistituto ha in cassa circa 3.000 euro, che dovevano servire per pagare il numero di Gaia uscito a primavera. Ovviamente non abbiamo alcuna intenzione di chiudere baracca per pagare la parcella all’avvocato. Apriamo una sottoscrizione e chiediamo a tutti voi di darci una mano:
1. col bollettino di Conto Corrente postale n. 29119880
2. con bonifico bancario IBAN IT90 S063 4502 0220 7400 0757 60P – CaRiVe Mestre via Piave
entrambi intestati a “Ecoistituto del Veneto – Mestre “ Causale “Spese legali Chimica”
Intanto prosciughiamo il conto dell’Ecoistituto, chiediamo alla tipografia Eurooffset di pazientare alcuni mesi, prosciugo anche il mio conto familiare (rinviando di due anni l’acquisto della Dacia Megan da 7 posti e 11.000 euro, che doveva sostituire la nostra Skoda del 1998, che ormai fatica ad arrivare a Pieve d’Alpago, anche andando a 80 Km l’ora…).
La giustizia ingiusta e i giochi del potere per sottometterla danno anche in questi giorni spettacolo inverecondo e mostrano a quali livelli di stravolgimento delle regole si può arrivare.
La mancanza di fiducia nella giustizia porta solo a diventare sudditi-schiavi o a farsi giustizia da soli.
Non condividiamo nessuna delle due strade: continueremo a lottare perché la gente si ribelli e perché siano difesi i diritti democratici fondamentali.
Terremo conto di tutto e chiederemo conto di tutto. Michele Boato
Inseriamo anche gli estremi dell’Associazione Bortolozzo, che è stata, come è noto, parte fondamentale e catalizzatore della battaglia contro l’Enichem nel processo di Porto Marghera:
ASSOCIAZIONE G. BORTOLOZZO
IBAN IT 64 F 05336 02041 000046281977 presso Friuladria di Mestre via Pepe