“La verità è che l’unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”
Aprile 16, 2010Dalla ciminiera di un inceneritore escono sostanze come ossidi di azoto, ossidi di zolfo e composti volatili diversi che reagiscono in condizioni di temperatura ed insolazione generando altri inquinati come l’ozono (un ossidante che rende difficile la respirazione) e le polveri sottili. Queste ultime, per le loro caratteristiche fisiche e tossicologiche, sono ritenute essere uno degli inquinanti più impattanti dal punto di vista sanitario e biologico: le polveri di diametro inferiore a 10 micron, le cosiddette PM10, sono in grado di superare la laringe e depositarsi nelle vie aeree; un sottoinsieme delle PM10 è costituito dalle PM2,5, polveri con diametro inferiore a 2,5 micron, in grado di penetrare nei bronchi. Più che un fattore chimico di inquinamento, le polveri sono da considerarsi un vettore fisico in grado di introdurre nell’organismo gli inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo che, sotto forma di nitrati e solfati, si combinano in acidi che attaccano il sistema respiratorio, ed i residui tossico-cancerogeni della combustione, come gli idrocarburi policiclici aromatici.
La provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori, soprattutto nel periodo 1972-1986. Nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che alla intensità dell’esposizione. Il rischio appare particolarmente concentrato nei comuni di Dolo, Stra, Vigonovo e Fiesso d’Artico che vengono interessati da venti prevalenti di Nord Ovest.
Gli inceneritori con più alto livello di emissioni in atmosfera sono stati quelli che bruciavano rifiuti urbani. Nell’ordine sono seguiti quelli per rifiuti ospedalieri e quelli industriali, ricordando però come per quest’ultimi i problemi d’inquinamento storicamente rilevati riguardino in particolare una diversa matrice (acqua).
Tra ubicazione geografica delle fonti inquinanti esaminate in questo studio ed aree di ricaduta della loro emissioni esisteva una grande distanza e di ciò dovrebbero tenere conto le valutazioni di impatto ambientale di questi impianti.
L’indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell’incenerimento, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule bersaglio, sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione. Un fenomeno difficilmente evitabile da misure di prevenzione basate sul solo contenimento di concentrazioni di inquinante ammesse per singole fonti di emissione in atmosfera.
Le politiche ambientali dovrebbero porre al centro delle proprie strategie la riduzione della produzione dei rifiuti come necessario obiettivo di prevenzione primaria. (*)
(…) i sistemi di incenerimento dei rifiuti (così come la loro tumulazione in discarica) vanno respinti perchè intrinsecamente pericolosi per la salute pubblica e l’ambiente e perchè rappresentano gli anelli di una tossica catena che autoperpetua un sistema produttivo e sociale fortemente inquinante. Va demistificato il luogo comune che questi problemi sono risolvibili con il miglioramento tecnologico degli impianti. Sia chiaro, nessuno vuole negare i possibili miglioramenti, ma altro è il problema.
Infatti nessun sistema è in grado di far scomparire i contaminanti, ma solo di trasformarli e trasferirli nell’ambiente, in misura più o meno elevata, con le emissioni. Per non dire dell’inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle falde idriche causato dalle scorie e dalle ceneri originate dai processi di combustione e tumulate in discarica.
(…) l’inaccettabilità della pratica dell’incenerimento dei rifiuti si fonda anche su ragioni socio-economiche in quanto la pratica dell’incenerimento autoperpetua il ciclo dell’inquinamento e dello spreco dei materiali.
Va detto che una delle principali difficoltà per realizzare una efficace politica di riciclaggio dei materiali è costituita dall’opposizione palese ed occulta condotta dalla lobby economica legata direttamente o indirettamente all’incenerimento dei rifiuti . Al riguardo sono di estrema attualità le lucide parole dello studioso americano Barry Commoner : “La verità è che l’unico ostacolo insuperabile sulla via del riciclaggio è la costruzione di un inceneritore”. Infatti è facilmente intuibile che ciò che si può bruciare si può anche riciclare (e ciò che – alla fine della sua vita di merce – non potrebbe che essere smaltito rende solo evidente non l’ineluttabilità della pratica dell’incenerimento e delle discariche ma piuttosto la necessità di efficaci interventi sul modo di produzione delle merci). (**)
(*) Da “I quaderni della salute del Comune di Venezia, pubblicazione n° 4/2010, a cura di Nicoletta Benatelli, pagine 40 e 41.
Titolo:”Registro tumori, registro mesoteliomi, ordine dei medici, comune di Venezia ed ARPAV. Dati ed analisi per la prevenzione della salute pubblica.
(**) Da “Impatto Ambientale dei Processi di Incenerimento di Rifiuti” (parte IV) di Marco Caldiroli per Medicina Democratica

