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ECOLOGIA ED ECONOMIA DEL RICICLO DEI RIFIUTI

Dicembre 2, 2010

di Michele Boato

Dopo il convegno “Riciclo dei rifiuti speciali–buone pratiche ed esperienze venete”,  organizzato da Rete Ambiente Veneto-Comitati Rifiuti Zero con la Provincia di Venezia, in aprile 2010, il 26 novembre 2010 abbiamo partecipato alla seconda tappa di una svolta culturale, economica ed ecologica, per passare dalla logica di smaltimento (discarica/incenerimento) a quella di prevenzione, riduzione e riciclo totale dei Rifiuti, non solo Urbani, ma anche Speciali.

Si tratta del Convegno “Verso il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali” che Rete Ambiente Veneto – Comitati Rifiuti Zero ha organizzato con Regione Veneto e le Province di Treviso e Venezia venerdì 26 novembre 2010 nella sede di S.Artemio a Treviso.    Ecco la relazione introduttiva che ho svolto a nome dei Comitati Rifiuti Zero di Treviso e Venezia.

Contrariamente allo stereotipo che dipinge tutti i Comitati ambientalisti come un miope “fronte del no”, i Comitati riuniti Rifiuti Zero di Tv e Ve vogliono contribuire alla formulazione di Idee guida per un Piano dei Rifiuti Speciali, che non si limiti a fotografare la situazione esistente e fare una lista degli impianti di smaltimento, ma punti a regolare e indirizzare il mercato, incidendo sui sistemi produttivi e distributivi, per ridurre quantità e pericolosità dei Rifiuti Speciali e aumentare riuso e riciclo dei rifiuti sia nelle  fasi produttive che di “consumo”.

Sfida 3 R – Riduzione, Riuso e Riciclo – anche per i Rifiuti Speciali

Il Veneto è all’avanguardia in Italia e in Europa per raccolta differenziata e riciclo dei Rifiuti Urbani (56,3% nel 2009, con il 71% in provincia di Treviso, e oltre 80% in decine di comuni).

Ora la sfida dei Rifiuti zero-Riciclo totale si deve portare anche nel settore, molto più vasto e complicato, dei Rifiuti speciali: gli urbani nel Veneto sono circa 2,3 milioni di tonnellate/anno, gli speciali, sommano a circa 17 milioni di tonn. (8,2 milioni di R.S. non Pericolosi, un milione di R.S. Pericolosi e 8 di inerti da Costruzioni e Demolizioni).

I dati dell’Osservatorio Regionale Rifiuti ci dicono che, a fronte di una produzione di 8,2 milioni di tonn./a di RS non Pericolosi, in Veneto, nel 2008, se ne sono gestiti addirittura 9 milioni (cioè non c’è carenza di impianti);

di questi ben il 62% come recupero di materia, ovvero riciclo, e solo 0,3% con incenerimento.

E’ già una buona base di partenza, a cui si aggiunge il 90% di riciclo dei 7 milioni di tonn. inerti e il 17% delle 800mila tonn. di Pericolosi, che sono la tipologia su cui concentrarsi, soprattutto per prevenirli e ridurli con le BAT, le migliori tecnologie disponibili., come ci spiega Marco Caldiroli di Medicina Democratica.

In totale in Veneto ci sono oltre 1200 impianti di riciclo, per 12 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

Anche il trend di gestione, dal 2004 al 2008, è positivo: 37% di aumento del riciclo, 25% di riduzione di discarica e diminuzione del 49% dell’incenerimento.

Con il riciclo si riducono nettamente i danni ambientali e sanitari

Puntare su prevenzione, riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti, è una scelta rispettosa delle priorità dettate dalle direttive europee, per ridurre:

-  l’occupazione di suolo,

-  l’estrazione e l’utilizzo di risorse non rinnovabili,

- le emissioni di gas serra

-  i consumi idrici.

Inoltre il riciclo dei materiali, con la loro trasformazione in “materie seconde”, elimina quasi totalmente i danni provocati ad ambiente e salute dallo smaltimento rifiuti. Danni che, in un recente studio, l’Unione Europea si è spinta a quantificare economicamente: i danni eco-sanitari da discarica possono variare (secondo i tipi di impianti e di materiali) da 10 a 13 euro per  tonnellata smaltita; quelli da incenerimento da 4 a 21 euro per tonnellata bruciata.

Riciclo e Green Economy

Il riciclo ha, inoltre, una grandissima valenza economica, anche per le sue ricadute occupazionali e di risparmio energetico; non a caso è uno dei pilastri della cosiddetta Green Economy.

“Il riciclo dei rifiuti è stato considerato per anni un’attività a basso contenuto di valore aggiunto e di innovazione tecnologica”: così inizia Il riciclo ecoefficiente, volume curato da Duccio Bianchi, che presenta i risultati di uno studio molto approfondito, finanziato da Comieco ed altri consorzi di filiera del riciclo, eseguito dall’Istituto Ambiente Italia e presentato nell’ottobre 2008 al Senato.

Ecco alcuni dati dello studio: in Italia e in Europa si è verificata una rivoluzione, l’industria del riciclo è diventata un settore fondamentale dell’economia, caratterizzato da una forte innovazione tecnologica, ed è ora una fonte indispensabile di approvvigionamento per una parte significativa del sistema industriale: per la produzione di alluminio, piombo e di carta, ad esempio, oltre il 50% degli input produttivi è costituito da materie seconde.

Inoltre l’industria del riciclo e delle materie seconde ha grandi margini di ulteriore sviluppo sia nel settore dei rifiuti industriali (pre consumo), che in quelli urbani (post consumo).

Industria del riciclo: una crescita impetuosa della produzione

Il settore del riciclo è cresciuto a ritmi ben superiori a quelli dell’industria nel suo insieme:

in Italia tra il 2000 e il 2007 la produzione industriale si è contratta del 4%, mentre l’attività di riciclo è cresciuta del 17,2%.

In Europa  la produzione industriale è cresciuta del 13%, il riciclo del 50%.

Tra il 2000 e il 2005 le imprese di riciclo sono aumentate del 13% e gli addetti del 47%.

Quanto al valore della produzione del settore riciclo, esso è raddoppiato dal 2000 al 2005 e triplicato in 10 anni: nel 2005 era di 4,2 miliardi di euro, 2 dei quali derivante dal riciclo di metalli, settore in cui opera il 55% delle imprese, col 39% di occupati.

Nei 10 anni che vanno dal 1997 al 2006 il settore cartario è passato da 4,3 milioni di tonnellate di riciclo (con quasi un milione di tonn. di importazione di carta da macero) a 5,6 milioni di tonn. riciclate (con addirittura un’esportazione di quasi mezzo milione di tonn.).

Nello stesso periodo, il settore delle materie plastiche è passato da 840.000 a 1,3 milioni di tonn. di riciclo.

Una grande fonte di nuova occupazione: il riciclo

Secondo il Rapporto naz. sull’Altra Economia, presentato dalla Regione Lazio nell’ottobre scorso:

- le imprese che operano in Italia nel Riuso e Riciclo sono circa 65.000,

- con un valore aggiunto (differenza tra il valore dei fattori di produzione e quello finale del prodotto) di 23 miliardi di euro annui (1,4% del prodotto interno lordo)

- e con 546.000 occupati.

Nel luglio del 2009 il Consorzio nazionale recupero imballaggi, Conai, al Convegno “Il sistema dei rifiuti in Italia” ha reso pubblici i seguenti dati:

- in 10 anni il settore del riciclo ha riciclato 38,8 milioni di tonnellate di materiale (carta, alluminio, plastiche, vetro, legno, ferrosi, ecc.);

- ha così evitato l’apertura di 325 nuove discariche,

- e creato 76.000 nuovi posti di lavoro,

E’ ovvio che puntare invece sullo smaltimento in discarica o in forni ad alta tecnologia comporta una bassissima ricaduta occupazionale, con investimenti concentrati essenzialmente in tecnologia e  non nel fattore lavoro. Perciò non sorprende che il rapporto tra posti di lavoro creati dal riciclo e quelli relativi a discarica o incenerimento sia normalmente valutato nell’ordine di 15 a 1: in altre parole, a parità di rifiuti trattati, ad ogni posto di lavoro creato con discariche o inceneritori ne corrispondono, in media, 15 nel settore del riciclo.

Ma da uno studio che ho personalmente curato, in collaborazione con Roberto Cavallo di Erica Cooperativa di Alba, per stendere l’appello “ Cambiamo aria per non incenerire il futuro”, risultano dati ancora più significativi:

- per servire con la raccolta “porta a porta” i 45 milioni di italiani che ancora ne sono esclusi, servirebbe un investimento di circa un miliardo di euro, che creerebbe circa 200.000 posti di lavoro(nella raccolta e nel riciclo);

- gestire lo stesso numero di utenti, e la stessa quantità di rifiuti con inceneritori (e loro discariche di servizio) costerebbe circa 15 miliardi di euro, che creerebbero circa 3.000 occupati.

La ricaduta occupazionale del riciclo, rispetto all’incenerimento sarebbe di 200.000 occupati contro 200 ogni miliardo di investimento, un rapporto di mille a uno. In tempi di disoccupazione non sono cifre da sottovalutare

Riciclo e risparmio energetico

Da non sottovalutare anche il risparmio energetico derivante dal riciclo dei materiali.

Il prof. Paul Connet, nella sua ultima tournet di conferenze in Italia, illustrava questi dati:

riciclare una tonnellata di plastica di tipo PET (invece che ripartire dal granulo vergine) fa recuperare una quantità di energia pari a 85,16 Giga Joule; la stessa tonnellata bruciata per fare energia elettrica in un inceneritore (o come CDR in una centrale) produce 3,22 GJ.

Il rapporto tra energia recuperata col riciclo e quella prodotta bruciando il PET è 26 a 1.

Se facciamo lo stesso confronto col Polietilene ad alta densità (HDPE) troviamo un rapporto 10,2 a 1 tra riciclarlo e bruciarlo, e 10,9 a 1 è l’equivalente rapporto per altre plastiche.

Per la carta, il rapporto è 4,2 a 1 : se si ricicla una tonnellata, il recupero è di 9,49 GJ, se si brucia si producono 2,25 GJ di energia elettrica.

Ecco perchè l’UE ci sanziona se usiamo il termine “termo-valorizzatori”: bruciando non si valorizza energeticamente il PET ma, al contrario, si sprecano circa 82 GJ a tonn. rispetto al suo riciclo.

La parola “valorizzazione” vale solo nel confronto con la preistorica discarica.

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PUNTI QUALIFICANTI PER IL PIANO RIFIUTI SPECIALI VENETO

Dicembre 1, 2010

di Franco Rigosi

Un Piano Regionale Rifiuti Speciali atteso da anni da fine anni 80 è sul binario di partenza,è un treno un bel po’ in ritardo, ma come Regioni non siamo soli in questi ritardi e chi ha prodotto qualcosa ha fatto per lo più elenco di principi, di buone intenzioni oltre che la foto dell’esistente come quantità, tipologia rifiuti e impianti. Giustamente questo piano non è come PRRUrbani che dà numero di impianti da fare e loro localizzazione, perchè i privati qui hanno libertà di mercato. Il PRRS deve dare allora indirizzi, ma anche  vincoli per far rispettare questi indirizzi con interventi fiscali, limiti ambientali e fondi per premiare i virtuosi e contribuire a dirigere la ricerca, coordinando gli enti del territorio.

Vediamo alcuni punti fermi imprescindibili per un piano che vorremmo

-        Vanno ripresi i principi della comunità europea privilegiando riduzione rifiuti, riuso e riciclo, cioè recupero di materia . La Comunità europea ha posto come obiettivi per gli stati membri la riduzione di rifiuti speciali da smaltire del 20 % entro il 2010 rispetto alle quantità prodotte nel 2000 e del 50 % entro il 2050, mentre per quelli pericolosi gli obiettivi sono riduzione dei volumi dei rifiuti prodotti del 20 % entro il 2010 sempre rispetto ai valori del 2000 e del 50 % entro il 2020. Questi obiettivi vanno posti anche a livello regionale

-        anche per i RS va ribadito il principio di prossimità rispetto a quello di economicità pura. Anche la CE lo indica come principio di fondo in tutti i settori del rifiuto. Infatti per fare confronti corretti nelle scelte per smaltire bisogna tener conto degli aggravi ambientali, sociali, sanitari ( rischi incidente col trasporto, produzione CO2 e inquinanti dell’aria , consumi combustibili,ecc) cioè i costi ora in gran parte esternalizzati scaricati sulla società, bisogna fare un bilancio complessivo corretto. Ma questo della prossimità è una scelta difficilmente imponibile alle aziende e controllabile  ,non rispettarla implica una non conformità nei sistemi di gestione ambientale aziendali, un po’ poco per vincolarli

-        ormai le discariche sono il passato dello smaltimento RS per le tasse imposte per lo smaltimento e i contributi agli enti locali,  nel 95 in Veneto 4760000 t/a di RS andavano in discarica, nel 2008 erano già solo 1500000 . Analogamente bisogna fare con l’altro filone di smaltimento molto  impattante : gli inceneritori. Questi vivono solo per il falso vantaggio dato dai contributi cip6 o certificati verdi presi dalle nostre bollette per le fonti energetiche rinnovabili , basta togliere questo contributo questa droga che falsa la gara in partenza e la regione può fissare una tassa sull’incenerimento, non solo qui ma può farlo anche per RU e impianti a biomasse “non indigene”che trattano olio di palma o di colza o il cippato sloveno , una tassa esattamente pari al contributo previsto dal governo . Visto che su molte cose non si riescono a modificare le leggi nazionali bisogna agire con interventi regionali come esemplificherò anche più oltre, che anticipino le linee europee e nazionali. Così si faranno solo impianti realmente utili e si sfrutteranno tutte le risorse come ad es le acque calde degli inceneritori che ora vengono sprecate, tanto i guadagni coi contributi pubblici sull’energia elettrica sono esorbitanti. La tassazione dell’incenerimento c’è già in molti stati europei, Austria, Danimarca,  Belgio. Sono disincentivi per questo tipo di smaltimento Nessuno invece in Europa dà i contributi per le energie rinnovabili agli incenerritori. Poi l’altra arma su cui lavorare è l’abbassamento dei limiti alle emissioni rispetto ai limiti nazionali, la nostra regione è già in emergenza ambientale per la cattiva qualità dell’aria, per cui aggiungere altri impianti di incenerimento vuol dire aggravare ulteriormente. Per questo giuridicamente e legalmente si possono pretendere limiti regionali più restrittivi e scoraggiare gli impianti di questo tipo. La legge consente limiti più restrittivi di quelli nazionali non più permissivi. Limitando gli inceneritori si potranno così concentrare gli sforzi sul terzo pilastro dello smaltimento riduzione e riciclo dei rifiuti

-        nella valutazione di nuovi impianti va applicata la VIS (Valutazione di impatto sanitario) per i costi sanitari che già la legislazione europea sta inserendo nelle VIA ed anche  la valutazione dei costi delle altre  esternalizzazioni ,oltre a quelle sanitarie per gli  effetti degli impianti ( ambientali per peggioramento qualità del sito, economici  ad es per effetti svalutativi su abitazioni e terreni e culture agricole circostanti,ecc). Anche qui si tratta di dettagliare quanto è trascurato nelle VIA e anticipare quello che verrà codificato a livello nazionale

-        vanno imposte   le BAT nei nuovi impianti e nel rinnovo delle autorizzazioni in scadenza qualsiasi sia la dimensione delle aziende, ovviamente in base a un criterio di scala

-        vanno tappati i buchi , i vuoti normativi che impediscono il riciclo e il riuso. Fintantochè non vi siano norme nazionali non si può star fermi, la sinergia di università locali e Arpav possono produrre norme tecniche attuative dei DM citati da Caldiroli (decreti ministeriali 5 febbraio 1998 e 12 giugno 2002, n. 161 ) dato che spesso mancano anche le norme tecniche UNI .L’arpav ha prodotto quello per la carta da macero, ed è nel cassetto, la troverete negli allegati nel DVD del convegno.L’elaborato definisce linee di indirizzo per l’attività di controllo dell’intera filiera di gestione del macero,per garantire la corretta gestione di tutte le attività di recupero e assicurare uniformità di comportamento da parte degli organi di controllo nel territorio del veneto ( quindi procedure gestionali, requisiti analitici per l’invio del macero alla cartiera, piani di monitoraggio e campionamento, criteri di tracciabilità dei lotti).L ‘EmiliaR ha prodotto quello per il settore demolizioni edili ( demolizioni selettive) e va fatto proprio dal Veneto. Ma ce ne sono molti di settori critici su cui possono poi intervenire organi  di controllo in forme repressive per la non chiarezza delle normative o la loro carenza, per cui gli industriali non osano avventurarsi in terreni che aprono contenziosi a ogni passo ad es il riciclo dei tubi catodici in ceramica, il riciclo del legno per pannelli truciolari, la produzione di plastiche promiscue, e così via

-        va incentivata la riduzione di produzione rifiuti a monte nei cicli produttivi di settore, intervenendo con incentivi fiscali o contributi regionali ai distretti produttivi di piccole e medie industrie che arrivino a riduzioni annue dimostrabili  dei rifiuti, anche qui col supporto di arpav e università che tecnologicamente  diano una mano alle categorie produttive e ai distretti, magari utilizzando i fondi dimenticati della vecchia legge Bassanini per le aree APSEA (aree produttive socialmente e ecologicamente attrezzate) ,che favoriva la sinergia tra le aziende. Ricordo che nel PRRS adottato dalla giunta veneta nel 2000 ma mai approvato in consiglio, c’era stato un tentativo di imporre soluzioni uniformi nei settori più produttori di rifiuti ( concia, galvaniche, lavor marmo, fonderie e centrali termoelettriche) tuttora attuali e vere BAT venete

-         Creazione di un centro studi dei materiali “residui non riciclabili” in collaborazione con Università e Aziende affinché nei processi produttivi venga sostituito materiale non riciclabile e compostabile con materiale esclusivamente riutilizzabile, riciclabile, compostabile.

-        va imposto nelle aziende il waste maneger, come c’è il responsabile della sicurezza o dei temi ambientali o l’energy manager, serve un referente interno che sia responsabile del settore per migliorare le prestazioni aziendali per una riduzione dei rifiuti per unità di prodotto che esce dall’azienda, per un controllo costante su quantità e qualità dei rifiuti prodotti e ottimizzazione della loro destinazione. Per arrivare alla fine anche ad  un risparmio economico aziendale  che in tempo di crisi è l’obiettivo più cercato da tutti

-        Per quanto riguarda i materiali residuali che comunque andranno in discarica bisogna applicare la filosofia che le discariche devono poter diventare miniere del futuro, percio’ va imposto dal piano che vengano gestite tenendo ben separati i prodotti in settori ben identificabili, in modo da poter recuperare questi “depositi” una volta che nel futuro si avranno tecniche che ne permettano il riutilizzo.

-        Va copiato quanto di positivo c’è già negli altri pochi piani regionali ad es .  Dalla EmiliaR che ha dato priorità al tracciabilità dei rifiuti .La tracciabilità può  contribuire attivamente alla programmazione di un sistema sostenibile di gestione dei rifiuti, suscettibile di innovazioni tese a migliorarne l’efficienza Il Sistri va in quest’ottica

-        dal Piemonte che ha puntato a favorire con contributi ad hoc RICERCA e sviluppo di :

* tecnologie di produzione che diano luogo a ridotte quantità di rifiuti e comunque di agevole trattamento, soprattutto in termini di possibilità di recupero di materiali

*  di progettazione, di tecnologie e di materiali che consentano il prolungamento del periodo d’uso dei prodotti e che facilitino, al termine del periodo d’uso, il recupero di materiali

*  incentivazione delle forme di commercio dei materiali quotati nelle borse e nei listini mercuriali e comunque di sottoprodotti di lavorazione che possono trovare un conveniente riutilizzo

* cambiamento “a valle” delle abitudini dei consumatori con la proposta di un consumo consapevole, più sostenibile anche a livello di produzione del bene e di successiva gestione del rifiuto (scelta di prodotti eco-compatibili)

Detti così sembrano slogan ma se ci sono fondi che sostengono questi settori di ricerca e sviluppo poi si riconvertono in risultati ambientali ed economici a favore delle aziende e dell’ambiente.

- Nell’ambito del futuro piano regionale va poi previsto il potenziamento dell’osservatorio regionale rifiuti e va riconvertito a catalizzatore di ricerche per i vari settori produttivi, a raccoglitore di esperienze pilota di comparto a divulgatore e formatore per le varie organizzazioni di categoria, a collegamento internazionale per drenare nuove soluzioni di recupero/riciclo  di rifiuti speciali per applicarle nel Veneto.

L’osservatorio deve essere gestore di fondi regionali per la ricerca su questa tematiche, seguendo i flussi degli investimenti, i risultati raggiunti, la divulgazione delle applicazioni individuate.

-  Un altro strumento sottoutilizzato e di cui vanno sviluppate le potenzialità   sono le borse rifiuti per rimettere in ciclo come materie prime secondarie ciò che per alcuni è scarto e rifiuto, valorizzando tutto quello che è riciclabile. Ci sono ancora ampi margini per organizzare in modo sistematico circuiti virtuosi di riuso.

Concludendo, la crisi attuale è un’opportunità per cambiare cicli dei comparti e dei distretti , le lavorazioni e i  materiali e quindi diminuire i rifiuti, la legge regionale deve dare un aiuto a questa opportunità con supporti tecnico conoscitivi e contributivi

Per finire l’ elaborazione del PRRS va fatta con reale e ampia consultazione anche con associazioni consumatori e ambientaliste e non solo confindustria e sindacati e va previsto il loro inserimento in organi di controllo della attuazione del PRRS. Oggi mi sembra che partire da qui sia un buon inizio, si attiva  la capacità di ascolto di regione e province.Speriamo nella loro ricettività per i nostri suggerimenti

Buon viaggio dunque  a questo piano che parte.

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Verso il piano regionale di smaltimento dei rifiuti speciali

Novembre 28, 2010

Venerdì 26 novembre 2010 abbiamo partecipato ad un convegno di studi organizzato dalla Rete Ambiente Veneto e dai comitati Riuniti Rifiuti Zero e patrocinato dalla Regione Veneto e dagli assessorati all’Ambiente delle provincie di Treviso e Venezia. Tema del convegno era lo smaltimento dei rifiuti speciali. Tale momento era volto alla raccolta e condivisione di informazioni riguardanti le attività svolte e da considerare per la redazione di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti speciali e industriali. I in sala erano presenti molti gruppi, per citarne alcuni: il movimento a 5 stelle, i comitati contro gli inceneritori di Mogliano e Silea, i comitati “rifiuti zero”, ecc., persone che hanno a cuore il rispetto dell’ambiente in cui vivono e che vogliono evitare che interessi commerciali riescano a devastare il nostro territorio, come succede quando il processo produttivo non considera che il cambio di strumenti necessario all’innovazione tecnologica significa produzione di rifiuti.
Il convegno si teneva presso il recuperatissimo e restauratissimo ex-ospedale psichiatrico provinciale; un opera bellissima, dove le strutture esistenti sono state collegate con delle passerelle  metalliche coperte e finestrate, pitturate di verde, che facevano ben risaltare il rosso dei mattoni degli edifici. Un’opera davvero notevole, degna dei piani di recupero che solo in alcune realtà all’avanguardia come Parigi o Chicago abbiamo avuto il piacere di ammirare. Come abitante di Marghera mi piacerebbe contattare l’architetto per conoscere che idee potrebbe avere per il recupero della nostra zona industriale ove si sta vedendo il progressivo abbandono delle fabbriche e che, è dibattito di questi giorni, dovrà essere recuperata.
Nel convegno si sono susseguiti parecchi autorevoli relatori: dagli assessori all’ambiente delle provincie di Treviso e Venezia (Fanton e Dalla Vecchia) che hanno illustrato quello che già viene fatto per il riciclaggio dei rifiuti urbani, all’avvocato Calisse, esperto in legislazione ambientale italiana ed europea, che ha spiegato che il piano regionale dei rifiuti non è un’invenzione geniale ma un obbligo di legge, alla dottoressa Franz dell’ARPAV che ha analizzato i dati di partenza per la formulazione di un Piano Regionale per i Rifiuti speciali.
Da semplice cittadino ho giudicato più interessanti, per contributo di idee, gli interventi di Michele Boato della Rete Ambiente Veneto, dell’Ing. Caldiroli, tecnico della prevenzione della ASL Provinciale di Milano 1 e infine dell’Ing. Franco Rigosi dell’Associazione Medicina Democratica. Il primo ha posto l’accento sul fatto che il riciclaggio dei rifiuti non è solo necessario per il rispetto per l’ambiente, per evitare conseguenze sulla nostra salute, ma rappresenta anche una provata e consistente opportunità economica. L’ing. Caldiroli ha illustrato alcuni metodi di bonifica attualmente disponibili (e sottolineo ATTUALMENTE DISPONIBILI) per la separazione dei materiali inquinanti. Infine l’amico Rigosi  ha praticamente illustrato una bozza di piano di smaltimento rifiuti, evidenziando le criticità e le possibili soluzioni.
Invitato speciale è stato l’assessore all’ambiente della nuova giunta regionale, Maurizio Conte, colui che si troverà ad affrontare i molti aspetti delicati (quando si parla di materiali inquinanti) che si presenteranno quando dovrà gestire un progetto così importante, in grado di cambiare il corso dell’economia: è infatti provato che l’inquinamento, oltre che sottrarre il territorio alle produzioni agricole, è anche responsabile di malattie che devono essere curate nelle strutture sanitarie che sono di competenza della Regione stessa.
L’assessore è stato molto attento, si è annotato molti appunti, e ha concluso la conferenza con un discorso che ha toccato vari punti:
1.    Raccogliendo le idee enunciate durante il pomeriggio si potrebbe redarre il piano regionale rifiuti, ma è necessaria una funzione di mediazione con tutte le forze protagoniste del processo produttivo;
2.    Il piano regionale dovrà prevedere funzioni di controllo, mettendo anche in atto sanzioni che incidano nell’operatività delle ditte;
3.    Si è dichiarato contrario all’autorizzare nuovi impianti: deve essere pensato un riordino che valorizzi l’aspetto produttivo temporale e del rifiuto;
4.     il “Km. Zero” proposto per i rifiuti urbani deve essere imitato anche per i rifiuti industriali, garantendo l’operatività dei nuclei di controllo per il rispetto della legge;
5.    incrementare il recupero degli inerti con incentivi.
L’assessore ha poi voluto porre l’accento sul fatto che, come genitore, c’è necessità di ascoltare voci diverse in un momento così importante ed è suo desiderio creare un piano che pensi alle esigenze future: l’aspetto ambientale riguarda tutti noi, al di là del colore politico. Ha ribadito la presa di posizione del consiglio regionale circa il blocco delle autorizzazioni di nuovi inceneritori fino alla definizione del piano regionale dei rifiuti e ha espresso la contrarietà dell’incenerimento “tal-quale”. Ha altresì riconosciuto l’opera delle associazioni di cittadini che ha contribuito a formare una coscienza. Ha ammesso che ci sono poche risorse da investire per la pianificazione, che a volte anche in Veneto queste risorse sono state spese male e che forse si è in ritardo per cercare di sistemare le cose, ma ha chiuso l’intervento infondendo speranza: che proprio in questo momento si possa cominciare a sviluppare un discorso che tenda ad ottimizzare le risorse, partendo dal fatto che  durante la conferenza abbiamo appreso che il riciclaggio di materiali ha un costo energetico (e quindi commerciale) minore della produzione di materiali nuovi, e quindi far sì che le aziende stesse traggano vantaggio dal riciclaggio dei rifiuti.
E noi, prendendo queste sue parole come una reale presa di coscienza, ci aspettiamo un piano regionale che sia coerente con quanto detto oggi……

CM

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Inceneritore a Venezia

Gennaio 27, 2010
convegno inceneritore venezia

convegno inceneritore venezia

Il giorno Venerdì 29 Gennaio 2010, presso “l’Auditorium Monteverdi” (Piazzale Giovannacci a Marghera),  è indetto dall’Assemblea Permanente Contro il Pericolo Chimico un convegno per far conoscere alla popolazione di Marghera e delle zone limitrofe gli effetti sulla salute dell’inceneritore che “Regione del Veneto” ha in progetto per smaltire i rifiuti provenienti da tutta italia  e le possibili alternative ad un tacito consenso.

Al convegno interverranno

E.Da Villa ex assessore provinciale all’ambiente
La situazione attuale dell’inceneritore SG31 e dei progetti di nuovi stoccaggi rifiuti speciali a Marghera

Prof. G.Tamino docente Biologia Università di Padova
La follia dell’incenerimento rifiuti e le alternative possibili

Dott. Cavasin di Medici perl’Ambiente
Effetti degli inceneritori sulla salute dei cittadini

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